Visualizzazione post con etichetta internazionalismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta internazionalismo. Mostra tutti i post

martedì 21 aprile 2020

Il popolo cubano è oggetto del blocco più lungo e crudele della storia moderna


MANIFESTO: i cittadini e i popoli del mondo chiedono l’eliminazione del blocco imposto a Cuba dagli Stati Uniti

In questi momenti in cui tutti viviamo sotto la minaccia del CORONAVIRUS, sentiamo la necessità di unirci per garantire il valore supremo della vita. Non possiamo rimanere in silenzio quando un popolo è privato ad opera di altri delle condizioni necessarie per garantire la vita.
Era nascosto e sepolto, ma ora salta in primo piano alla coscienza mondiale l'ingiustizia dell'embargo imposto dagli Stati Uniti a Cuba e la illimitata solidarietà del popolo cubano oltre ogni confine.
Da sessant’anni Cuba vive sotto il peso di un embargo (blocco) imposto dagli Stati Uniti.
La geografia e la storia, e la vicinanza tesse tra i due paesi legami politici, economici e sociali senza per questo che Cuba diventasse mai territorio degli Stati Uniti. E lo mostrò, consapevole della sua sovranità, quando decise di difendere il suo territorio proprio contro gli Stati Uniti attraverso un processo rivoluzionario che illuminò e permeò la coscienza di tanti altri popoli della Terra, specialmente in America Latina.
A partire dall'ottobre del 1960, dopo il Trionfo della Rivoluzione, Cuba subì un blocco che nel 1962 fu quasi totale. Della sua gravità è segno evidente il fatto che il 73% delle esportazioni cubane erano verso gli Stati Uniti e il 70% delle importazioni provenivano da essi.
Successivamente, gli Stati Uniti hanno presero provvedimenti contro la Rivoluzione: l'invasione mercenaria dell'aprile 1961, il congelamento di tutti i beni dell'Isola negli Stati Uniti, il divieto di transazioni commerciali e di esportazione, sanzioni a imprese straniere che effettuano transazioni con proprietà americane nazionalizzate da Cuba, divieto di entrare negli Stati Uniti per le navi che toccano il porto cubano, revoca di qualsiasi tentativo di avvicinamento e nuove restrizioni da parte di Donald Trump nel 2017, azioni legali contro compagnie con attività commerciali a Cuba, divieto di viaggiare a Cuba, divieto di accesso ai medicinali e tecnologie sanitarie, ritiro del personale diplomatico, ecc.
Le perdite e i danni subiti ammontano, secondo calcoli ufficiali, a oltre 922 miliardi di dollari. L'embargo – classificato come il più lungo e crudele nella storia moderna – è stato affrontato dalla maggioranza dei cubani sottoposti a un’aggressione che viola i diritti umani.
L’obiettivo del blocco
La logica alla base del blocco fu ben spiegata il 6 aprile del 1960 da Lester D. Mallory, Vice Segretario di Stato aggiunto per gli Affari Interamericani, in un memorandum segreto del Dipartimento di Stato declassificato nel 1991, incluso a pagina 885 del Volume VI del Rapporto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti dal 1958 al 1960 che, in parole povere, dice:
“La maggior parte dei cubani sostiene Castro... l'unico modo prevedibile per sottrargli il sostegno è attraverso il disincanto e lo scontento che deriverebbero da disordini materiali e difficoltà... tutti i mezzi possibili devono essere rapidamente usati per indebolire la vita economica di Cuba... Una linea di azione che, essendo la più efficace e discreta possibile, realizzerà i maggiori progressi privando Cuba di denaro e forniture, riducendo le sue risorse finanziarie e i salari reali e causando fame, disperazione e conseguente rovesciamento del governo”.
Una dichiarazione raffinata e crudele per il suo duplice obiettivo di provocare fame e miseria al popolo cubano e di scaricare le cause delle sue sventure sull’inefficienza del governo cubano e non sulle "sanzioni" di Washington, e che rivela l'eccezionale eroismo della Rivoluzione e l'arroganza dell'immorale dominio nordamericano.
Le Nazioni Unite e i leader mondiali condannano il blocco
Le Nazioni Unite, con la speranza di non ricadere mai più nella follia di una nuova guerra, nel 1945 approvò: “Scopo delle Nazioni Unite è promuovere relazioni amichevoli tra le nazioni basate sul principio della parità dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli, e di prendere le misure appropriate per rafforzare la pace universale” (Carta delle Nazioni Unite, Cap. I, Art. 1).
“L'Organizzazione si basa sul principio dell'uguaglianza sovrana di tutti i suoi membri”(Carta idelle Nazioni Unite, Cap. 1 articolo 2).
In questo senso, e sulla base dei suoi principi di uguaglianza sovrana degli Stati, nel non intervento e ingerenza negli affari interni, le Nazioni Unite si sono pronunciate 23 volte con un voto schiacciante contro il blocco, con il seguente risultato nel 2019: su 193 paesi, 187 contro il blocco; 2 a favore (Stati Uniti e Israele) e 2 astensioni.
Alla stessa stregua, capi religiosi come Papa Giovanni Paolo II, lo hanno condannato due volte; il patriarca ortodosso Bartolomeo lo ha definito un "errore storico" e altri leader anche degli stessi Stati Uniti hanno espresso opposizione contro di esso.
Di fronte a questa situazione, noi che promuoviamo questo Manifesto, chiediamo ai cittadini di tutto il mondo di firmarlo sollecitando la revoca del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba.
Come fare
Per supportarlo, inviare nome, cognome e nazionalità via e-mail all’indirizzo: camunamdi@gmail.com o tramite whatsapp al numero 0034 618268963;
* Sarà creato un registro aggiornato delle persone che supportano l’appello, ovviamente nel rispetto della riservatezza, dall'editoriale Nueva Utopía in collaborazione con l'ONG Camunamdi. (CIVG/GM- Granma Int




  
Tratto :

domenica 13 ottobre 2019

Trump e il suo cortile in profonda crisi: controrivoluzione, ciclo breve e pericoloso

Clodovaldo Hernández, Laiguana TVHistoire et Societé,

Trump, Ecuador, Argentina, Perù e l’opposizione venezuelana soffrono di crisi simultanee: un momento di grande pericolo
Donald Trump deve affrontare l’impeachment. Ivan Duque è stato ridicolizzato col suo dossier contro il Venezuela. Jair Bolsonaro ha dato il peggior discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite (anche se aveva seri concorrenti dai due che lo precedevano). L’élite politica del Perù, sede del gruppo infuriato di Lima, continua a collassare. Macri (Argentina neoliberista) è al conto alla rovescia con una crisi economica monumentale. Il presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernández, è stato smascherato come narcos. Il cileno Sebastien Piñera è screditato. E, per completare, l’Ecuador del rinnegato Lenin Moreno è entrato nel vortice del conflitto economico, sociale e politico e ha deciso di affrontare questa situazione con la risposta classica dei governi di destra: dichiarare lo stato d’emergenza. In sintesi, tutto ciò dà l’impressione che Trump e l’appendice della sua politica contro il Venezuela, cioè il gruppo di Lima, attraversano crisi simultanee, alcune più intense di altre, ma tutte legate ai loro scenari interni, di quelli di cui parlano così raramente quanto persistono nel dimostrare che l’unica questione urgente del continente è rovesciare Nicolas Maduro. La crisi è anche quella subita dall’opposizione venezuelana, in particolare la parte che cercava di assumere il controllo da mesi contro la volontà del popolo e prima di tutto la giustizia. Ciò configura un momento di grande pericolo per i popoli dei Paesi citati e anche per il Venezuela, perché è sempre stato il sotterfugio di tali capi distogliere l’attenzione e cercare di sfuggirvi incolumi. Nella trance in cui si trovano, non sarebbe strano che essi provino a riutilizzarlo come distrazione.
Opposizione in rotta completa
Il settore dell’opposizione più direttamente collegato agli Stati Uniti e al gruppo di Lima ha appena subito sconfitte consecutive e devastanti, come la trasmissione delle foto di Juan Guaidó coi capi dei gruppi narcoparamilitari e la confessione di Lilian Tintori su tali relazioni vergognose. In precedenza, c’erano state le insolite dichiarazioni dello pseudoambasciatrice nel Regno Unito, Vanessa Neumann, in cui raccomandava di rinunciare al territorio esequibo in cambio del sostegno politico internazionale al “presidente ad interim”. Durante la sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, i risultati furono disastrosi per il campo antichavista, perché ancora una volta creavano aspettative tutt’altro che soddisfatte. Loro, che vantano così tanto il controllo della scena internazionale, uscivano dai forum diplomatici con la coda tra le gambe. La crisi interna fu espressa anche da sintomi come le dimissioni (non a Guaidó, ma al suo capo politico Leopoldo Lopez) del presunto rappresentante della Banca interamericana di sviluppo Ricardo Hausmann che, secondo alcuni analisti, doveva dimostrare fino a che punto Guaido è riconosciuto a livello internazionale secondo la borghesia venezuelana. Le crisi di Centro imperiale, suoi satelliti e classe politica dell’opposizione venezuelana sono simultanee, anche se è forse la stessa crisi espressa in sintomi specifici in ciascun caso.
Trump nelle corde
L’apertura dell’impeachment di Trump avveniva subito dopo il suo famigerato discorso all’ONU in cui, ancora una volta, cercava di attribuire tutti i mali del pianeta ai Paesi che definisce nemici, un elenco in cui c’erano superpotenze come Cina e Russia e nazioni più piccole ma ribelli al suo comando, come Iran, Corea democratica, Cuba e Venezuela. Messo personalmente alle corde, la pericolosità di tale personaggio aumenta esponenzialmente.
Macri in spirale
Il governo di Mauricio Macri, in Argentina, era sopravanzato sin dalle ultime elezioni, in cui chiaramente affermava lo status di minoranza contro l’opzione Alberto Fernández e Cristina Fernández. Questo fatto politico scatenava la peggiore crisi economica ed perciò l’Argentina arriverà alle elezioni presidenziali in un quadro che ricorda alcuni dei suoi periodi peggiori, prima della leadership dei Kirchner.
Il ridicolo Duque
La crisi colpiva l’élite al potere della Colombia da mesi, a causa delle politiche dannose del governo di Ivan Duque. Da lì, i suoi grandi sforzi per distogliere lo sguardo sul Venezuela. Ma i suoi tentativi erano anche molto goffi, specialmente quello di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, usando foto che non corrispondevano alle accuse che avrebbero dovuto supportare. Tale scandalo causava gravi danni alla sua immagine già fortemente oscurata e ciò mentre si trovava all’antivigilia delle elezioni regionali e municipali. Questa situazione, come nel caso di Trump, rende la Colombia un avversario particolarmente pericoloso per il Venezuela.
Lima decapitata di nuovo
Se qualcosa mostra la crisi del gruppo di Lima (che la diplomazia venezuelana chiama “manifesto di Lima”) è l’instabilità del Paese assediato. Questa caratteristica fu già stata evidenziata quando fu licenziato, per corruzione, il presidente Pedro Pablo Kuzcinski, persona particolarmente ligia agli ordini di Washington. Al suo posto fu chiamato Martin Voyer, che mantenne la linea antichavista e la subordinazione agli Stati Uniti. I problemi interni esplosero e Voyer scelse di sciogliere il Parlamento, provocando la lotta di potere che la stampa globale, al servizio del capitalismo egemonico, cerca di mascherare a tutti i costi.
Narcopolítica a fior di pelle
Il discorso degli Stati Uniti e dei suoi sostenitori contro l’influenza del traffico di droga nei governi latinoamericani andava a benedirsi nei giorni scorsi. Alle accuse diffamatorie di Duque (smentite dalla stessa stampa colombiana) si aggiungono le vere foto di Guaidó coi capi del narcoparamilitarismo. Inoltre, è ormai chiaro il rapporto di Juan Orlando Hernández, imposto dagli Stati Uniti all’Honduras, col maggior narcotrafficante dell’emisfero negli ultimi tempi, il messicano Joaquín “El chapo” Guzman. È ovvio che chi insulta costantemente il governo venezuelano con la falsa pretesa che sia una narcodictadura sono proprio quelli che hanno più spiegazioni da dare sui loro legami coi grandi capi del traffico di droga.
Ecuador, cambia rotta
Nelle ultime ore, un altro allarme si accedeva per la destra dell’emisfero. L’Ecuador, il cui popolo si ribella al governo sempre più neoliberista di Lenin Moreno. Le ultime misure economiche, chiaramente ispirate dal Fondo Monetario Internazionale, esaurivano la pazienza delle masse, in particolare di chi aveva votato Moreno nella convinzione che continuasse, in linea generale, le politiche economiche di Rafael Correa. Di fronte alle manifestazioni popolari, Moreno reagiva nel migliore stile dei regimi di destra dell’America Latina nella storia, decretando lo stato di eccezione e ordinando l’escalation della repressione. Questa è una risposta che, in Venezuela, fu nota in tutta la sua drammatica intensità nel febbraio 1989, col secondo governo di Carlos Andrés Pérez. Ancora una volta, ci si chiede quale sarebbe stato l’atteggiamento degli altri governi nella regione se Maduro avesse dichiarato uno stato di emergenza o la sospensione delle garanzie costituzionali, in circostanze in cui molte persone lo raccomandavano, come nel caso dei quattro mesi di violenze terroristiche nel 2017 o dopo l’attentato del 2018.
Traduzione di Alessandro Lattanzio

martedì 27 novembre 2018

Vocazione umanista dei medici cubani illumina decine di paesi



L'umanesimo e la solidarietà dei medici di Cuba permettono che decine di paesi si avvantaggino coi risultati dell'isola in materia di salute. 
                            
In questo scenario -guidato dal principio di condividere con altri paesi quello che si ha - il ministro di Salute Pubblica di Cuba, Josè Angel Portal, ha definito doloroso ma necessario la decisione di non continuare a partecipare al programma Più Medici del Brasile.

Lo scorso 14 novembre, il Ministero di Salute Pubblica (Minsap) ha annunciato che non continuerà a fare parte dell'iniziativa attivata nel 2013 dall’allora presidentessa Dilma Rousseff per garantire copertura sanitaria ai settori più poveri della nazione sud-americana.

La posizione cubana risponde ai condizionamenti ed alle minacce del presidente eletto, Jair Bolsonaro, che ha definito i medici dell'isola come “schiavi moderni”.

Inoltre, ha criticato la preparazione dei cooperanti della maggiore delle Antille ed ha annunciato l'intenzione di condizionare la loro permanenza nel programma alla convalida del titolo, usando come unica via la contrattazione individuale.

“Abbiamo preso una decisione dolorosa, ma necessaria, in difesa della dignità professionale ed umana dei nostri collaboratori e della loro sicurezza. Da mesi stiamo attenti ai pronunciamenti minaccianti e provocatori del presidente eletto”, ha detto Portal in dichiarazioni al sito web Cubadebate.

Durante gli ultimi cinque anni, circa 20 mila collaboratori cubani hanno curato 113.359.000 pazienti, in circa 3600 municipi.

In un momento, i medici dell'isola sono stati l’ 80% di tutti i partecipanti nel programma che ha come obbiettivo garantire la presenza di medici locali e stranieri in zone povere ed appartate del paese sud-americano.

Il lavoro dei professionisti cubani nei luoghi di povertà estrema, in favelas di Rio de Janeiro, Sao Paulo, Salvador de Baia, nei 34 Distretti Speciali Indigeni, soprattutto nell'Amazzonia, è stato ampiamente riconosciuto dai governi federali, statali e municipali, e dalla loro popolazione.

Dirigenti, attivisti ed il popolo brasiliano hanno respinto le posizioni di Bolsonaro ed allertato sulle possibili conseguenze.

“Non abbiamo mai avuto un medico, poi ne è arrivato uno cubano che ha irradiato felicità proporzionando salute ed oggi ci tolgono la vita con la fine della partecipazione dei professionisti dell'isola nel programma Più Medici del Brasile”, ha detto a Prensa Latina il capo tribù indiano Ismael Martin, del villaggio indigeno Tekohà Karumbey, nello stato meridionale del Paranà.

Mentre, l'ex presidentessa Rousseff ha qualificato come una perdita irreparabile la fine dell'accordo tra Cuba e l'Organizzazione Panamericana della Salute (OPS) che garantiva la partecipazione di professionisti cubani in Più Medici.

Tale progetto “creato durante il mio governo, ha offerto fino al 2016 attenzione medica a 63 milioni di brasiliani e brasiliane, molti dei quali non avevano avuto mai accesso ad un professionista della salute”, ha spiegato in un esteso articolo pubblicato nella sua pagina personale in Internet.

D’accordo con la Rete Internazionale di Intellettuali, Artisti e Movimenti Sociali in Difesa dell'Umanità-capitolo Brasile, circa 44 milioni di brasiliani di umili entrate rimarranno senza attenzione medica a partire dal 2019, in più di due mila municipi dell'interno del paese.

LE MENZOGNE DI BOLSONARO

Cuba ha smascherato le menzogne propagate da Bolsonaro sulla presenza di medici dell'isola nel programma Più Medici.

In questo senso, il Minsap ha manifestato che i collaboratori cubani ricevono il cento percento dei loro salari, e benché non si trovino nel loro paese, mantengono i loro posti di lavoro e garanzie lavorative e sociali.

In Brasile, i membri di Più Medici non ricevono salari, perché non sono usati dal sistema di salute locale, bensì borsisti che prestano servizi primari, in sintonia con la Legge Federale per il programma.

Il governo del paese sud-americano non paga salari all'Organizzazione Panamericana della Salute, ma paga per i servizi che questo ha contrattato al Minsap.

Rispetto a questo denaro, i funzionari hanno precisato che i cooperanti che prendono la decisione personale di incorporarsi a Più Medici, firmano un contratto col citato Ministero e volontariamente condividono parte delle entrate per fortificare il sistema di salute universale e gratuito cubano.

Questa posizione solidale e ben lontana dell'egoismo ed individualismo non solo viene dimostrata in Brasile, ma anche in altre nazioni che pagano per i loro servizi, hanno sottolineato.

Un'altra delle menzogne di Bolsonaro, molto criticato per l'impatto della sua ostilità nei brasiliani più poveri (alcuni parlano di un blackout di salute per decine di milioni di persone), è che Cuba proibisce ai collaboratori di parlare coi loro parenti.

In realtà, la maggioranza hanno ricevuto visite dei loro cari e mantengono comunicazione permanente con loro; le regole del programma stabilite dal governo del Brasile regolano l'accesso e la convivenza di persone esterne all'iniziativa, hanno commentato le autorità del settore.

In relazione con la preparazione dei medici cubani, nell'isola il ripudio alle menzogne del mandatario eletto è categorico, la loro formazione è riconosciuta a livello mondiale, per gli indicatori di salute ottenuti nella maggiore delle Antille e per l'appoggio dato ad un centinaio di paesi affinché migliorino i suoi.

Cosset Lazo e Waldo Mendiluza, giornalisti di Prensa Latina Vocazione umanista dei medici cubani illumina decine di paesi
   

Tratto da :

mercoledì 1 agosto 2018

Info #Cuba : Il #PPG cubano estende il suo uso per varie malattie



...Nel maggio 2017, in un Seminario nazionale realizzato in occasione  dei 25 anni d’esperienza con il prodotto naturale Policosanol, conosciuto comunemente come PPG, gli specialisti di tutto il paese hanno mostrato i risultati di questo medicinale cubano creato dal Centro Nazionale delle
Investigazioni Scientifiche che si utilizza per diverse malattie con notevoli risultati. 
Il Dottore in Scienze Rafael Gámez, direttore generale dei Laboratori Dalmer, che appartengono al gruppo di imprese BioCubaFarma, ha spiegato all’Agenzia Cubana de Notizie che oltre a dimostrare la sua efficacia negli ictus ischemici e nelle malattie cardiovascolari, esistono altre prove cliniche che consigliano il suo utilizzo. 
«Nel Seminario sono stati mostrati i risultati della sua azione che è anti aggregante per le piastrine, che riduce il colesterolo, che dà sicurezza per la tolleranza del prodotto», ha precisato l’esperto. 
Gli studi garantiscono l’incremento del miglioramento e della qualità della vita degli anziani che lo usano, che non solo stanno meglio per il calo del colesterolo, ma anche per lo stato della percezione della  salute. 
Il dottor  Gámez  ha detto che l’uso di altre sostanze potrebbe essere complicato se si considera che il metabolismo delle persone anziane è più complesso e possono avere reazioni ai medicinali.
In genere, tra l’altro, questi pazienti  prendono vari medicinali. 
La speranza di vita in Cuba è aumentata: il 19.8 % della popolazione supera i 60 anni e questo fa sì che s’incrementano le malattie croniche non trasmissibili, come l’ipertensione e il diabete, tra le altre e questo significa l’uso di farmaci. Generalmente la poli medicazione è un problema serio per la terza età e il Policosanol ha dimostrato di non interferire con gli altri medicinali,  non provoca reazioni avverse e quindi è d’elezione per gli anziani che lo possono prendere non solo  per cura, ma anche come prevenzione delle malattie, tra le quali le cardiovascolari, le cerebrovascolari, le complicazioni arterio- trombotiche. 
Nella maggioranza degli studi si riflette un incremento nella percezione della salute dei pazienti di età media e avanzata che usano in maniera prolungata il PPG, ha sottolineato ancora. (Traduzione GM – Granma Int.)
Tratto da :




venerdì 25 maggio 2018

Piano golpista contro il Nicaragua Sandinista/Plan golpista contra el Nicaragua Sandinista



La persistenza della violenza in Nicaragua, le dilazioni nel Dialogo di Pace ed i condizionamenti dell’ ultima ora nelle negoziazioni da parte della chiamata opposizione e la "mediatrice" Conferenza Episcopale Nazionale (CEN), fanno sospettare che è in sviluppo un piano golpista contro il governo Sandinista del presidente Daniel Ortega in quella nazione centroamericana.

Dallo scatenamento dei fatti vandalici in Nicaragua il 18 aprile passato che hanno causato morti e considerevoli danni economici , poco o niente si è avanzati nella ricerca di una soluzione al conflitto in un paese che , risalta per la sua prosperità e la sua vocazione pacifica.

Analisti politici coincidono in che la debole destra nazionale e vescovi della CEN sono perfino complici di un piano coperto orchestrato negli Stati Uniti, in collusione con l'oligarchia, diretto a detronizzare la Rivoluzione Sandinista.

Benché la CEN occupi la posizione di "mediatrice" nel dialogo tra il governo ed i suoi avversari, e si sia pronunciato per una via negoziata alla controversia, la cosa certa è che nella pratica non sembra assumere quella condotta.

Gli avvenimenti, le condizioni dell’ ultima ora esposte all ‘esecutivo di Ortega e la sospensione mercoledì dei negoziati tra le parti, mettono in discussione la CEN che secondo gli osservatori sta cercando di trasformarsi in una forza politica di opposizione del Nicaragua .

La CEN, in un comunicato, ha condizionato la sua permanenza nel Dialogo di Pace con la presenza del Segretario Generale dell'Organizzazione di Stati Americani (OEA), Luis Almagro, poco dopo l’interruzione delle conversazioni, ha presentato un'agenda di quasi 40 punti che tra numerose domande, esige l'anticipo di comizi presidenziali, no la rielezione, ed una riforma alla Costituzione.

Il cancelliere nicaraguense, Denis Moncada, ha denunciato che la riferita agenda è il desegno di una rotta mascherata per un Colpo di Stato, una rotta per cambiare il Governo di Riconciliazione ed Unità Nazionale, al margine dell'ordinamento giuridico, e violando la Costituzione e la democrazia che vige nel paese.

Continua Moncada ad avere ragione perché più che sospetti ci sono chiare evidenze che il Nicaragua è oggi obiettivo di un'altra operazione contro i processi progressisti nella Patria Grande, a giudicare dallo stesso modus operandi applicato in varie nazioni di questo emisfero.

Mentre il governo Sandinista e la maggioranza del paese insiste nella pace, l'unità e la ricerca di un'uscita negoziata alla violenza, la malconcia destra nicaraguense incoraggia ai gruppi vandalici, Washington li finanzia, ed altri subdoli tentano di guadagnare tempo per ottenere vantaggi politici.

 Plan golpista contra Nicaragua Sandinista

La persistencia de la violencia en Nicaragua, las dilaciones en el Diálogo de Paz y los condicionamientos de última hora en las negociaciones por parte de la llamada oposición y la “mediadora” Conferencia Episcopal Nacional (CEN), hacen sospechar que está en desarrollo un plan golpista contra el gobierno Sandinista del presidente Daniel Ortega en esa nación centroamericana.

Desde el desencadenamiento de los hechos vandálicos en Nicaragua el 18 de abril pasado, que han causado muertes y daños económicos de consideración, poco o nada se ha avanzado en la búsqueda de una solución al conflicto en un país que ha resaltado por su prosperidad y su vocación pacífica.

Analistas políticos coinciden en que la débil derecha nacional y obispos de la CEN son incluso cómplices de un plan encubierto orquestado en Estados Unidos, en contubernio con la oligarquía, dirigido a destronar a la Revolución Sandinista.

Aunque la CEN ocupe la posición de “mediadora” en el diálogo entre el gobierno y sus contrincantes, y se haya pronunciado por una vía negociada al diferendo, lo cierto es que en la práctica no parece asumir esa conducta.

Los acontecimientos, específicamente condiciones de última hora expuestas al ejecutivo de Ortega y la suspensión este miércoles de las negociaciones entre las partes, ponen en tela de juicio a la CEN, que según observadores puede estar apostando a convertirse en una fuerza política de oposición en Nicaragua.

La CEN, en un comunicado, condicionó su permanencia en el Diálogo de Paz a la presencia del Secretario General de la Organización de Estados Americanos (OEA), Luis Almagro, poco después de interrumpirse las conversaciones, y tras presentarse una agenda de casi 40 puntos que exige, entre numerosas demandas, el adelanto de comicios presidenciales, la no reelección, y una reforma a la Constitución.

Precisamente, el canciller nicaragüense, Denis Moncada, denunció que la referida agenda es el diseño de una ruta camuflada para un Golpe de Estado, la ruta para cambiar el Gobierno de Reconciliación y Unidad Nacional, al margen del ordenamiento jurídico, y violando la Constitución y la democracia que rige en el país.

Y no deja de tener razón Moncada porque más que sospechas hay claras evidencias de que Nicaragua es hoy blanco de otra operación contra los procesos progresistas en la Patria Grande, a juzgar por el mismo modus operandi aplicado en varias naciones de este hemisferio.

Mientras el gobierno Sandinista y la mayoría del pueblo insiste en la paz, la unidad y la búsqueda de una salida negociada a la violencia, la maltrecha derecha nicaragüense alienta a los grupos vandálicos, Washington los financia, y otros ladinos tratan de ganar tiempo para obtener réditos político



Tratto da
http://www.pensandoamericas.com/plan-golpista-contra-la-nicaragua-sandinista

venerdì 11 maggio 2018

Siempre con FIDEL - "Discorso pronunciato da Fidel all’ ONU il 22 ottobre 1995 nella solenne sessione commemorativa del cinquantenario."

Fidel in una quadro all'interno salone  ICAP di Santa Clara


Signor Presidente
Signor Segretario Generale
Eccellenze

Mezzo secolo fa si costituirono le Nazioni Unite dopo una terribile guerra nella quale in media,nella quale andarono perdute in media, ogni anno, nelle fasi più intense, 10 milioni di vite. Oggi, 20 milioni di uomini, donne e bambini muoiono ogni hanno di fame e di malattie curabili.

Alcuni popoli ricchi hanno prospettive di vita fino ad 80 anni. Altri raggiungono appena i 40.

Sono miliardi ai quali si tronca la vita. Fino a quando dovremo attendere perche cessi questa strage?
Ha avuto termine la guerra fredda, ma continua la corsa agli armamenti e si mantiene l’egemonismo militare e nucleare.

Fino a quando si dovrà attendere per la messa al bando totale di tutte le armi di sterminio di massa per il disarmo universale e l’eliminazione dell’uso della forza, della prepotenza e delle pressioni nelle relazioni internazionali?

L’anacronismo privilegio del veto e l’uso abusivo del Consiglio di Sicurezza da parte dei potenti che instaurano un nuovo colonialismo nelle stesse Nazioni Unite.
L’America Latina e l’Africa non hanno un solo membro permanente nel Consiglio di Sicurezza. L’India in Asia, con quasi un miliardo di abitanti non vanta responsabilità.

Fino a quando si dovrà attendere prima che divengano realtà la democratizzazione delle nazioni Unite, l’indipendenza e parità sovrana degli stati, il non intervento nei loro affari interni e la vera cooperazione internazionale???

discorso all'ONU
I prodigiosi avanzamenti della scienza e della tecnologia si moltiplicano giorno per giorno, ma i loro benefici non giungono alla maggioranza dell’umanità, rimangono fondamentalmente al servizio del consumismo irrazionale de dilapida risorse limitate e minaccia gravemente il pianeta.
Fino a quando si dovrà attendere perché si abbia razionalità, equità e giustizia nel mondo??
Si riducono i boschi, si avvelena l’aria, si inquinano i fiumi. Innumerevoli specie di piante e animali si estinguono, i terreni si impoveriscono, antiche e nuove epidemie si estendono mentre la popolazione cresce e si moltiplicano le legioni degli espropriati.

Le prossime generazioni raggiungeranno la terra promessa mezzo secolo fa??

Quante centinaia di milioni di persone sono già morte senza contemplarla??

Quante vittime dell’oppressione e del blocco, della povertà, della fame, e della insularità ?

Quanti ancora dovranno cadere?

Vogliamo un Mondo
Senza egemonismo,
Senza armi nucleari,
Senza interventismi,
Senza razzismo,
Senza odi nazionali o religiosi,
Senza oltraggi alla sovranità di nessun paese, con il rispetto dell’indipendenza e dell’autodeterminazione dei popoli,
Senza modelli universali che non tengano in considerazione le tradizioni e la cultura di tutte le componenti dell’umanità, 
Senza crudeli embarghi che uccidono uomini donne e bambini, giovani e anziani come silenziose bombe atomiche.

Vogliamo un mondo di pace, giustizia e dignità in cui tutti, senza alcuna eccezione abbiano diritto al benessere e alla vita.



martedì 6 marzo 2018

I Movimenti di solidarietà dall'italia rendono omaggio al Comandante Eterno Hugo Chávez /Movimientos de solidaridad de Italia rinden tributo al Comandante eterno Hugo Chávez



Press Embaveneit 05.03.2018.- Gli amici della Rivoluzione Bolivariana attivi nella Repubblica italiana, hanno reso omaggio alla memoria del Comandante Hugo Rafael Chávez Frías, in occasione del quinto anniversario della sua eredità, attraverso messaggi, foto e video provenienti da diverse regioni del paese europeo.
I cittadini italiani e da diverse parti del mondo, hanno ricordato il leader latino-americano che ha sempre sostenuto la giustizia, la salvaguardia di donne e bambini, la pace e la solidarietà tra i popoli del mondo.
A questa significativa giornata hanno partecipato personalità legate alla vita accademica, politica, culturale e sociale dell'Italia, paese in cui nel 1805 il Libertador Simón Bolívar ha giurato di liberare la Nostra America. Uomini e donne hanno ricordato il Comandante affermando che la sua scomparsa fisica è stata un duro colpo per il movimento rivoluzionario internazionale, ma allo stesso tempo, Hugo Chávez ne è diventato la forza ispiratrice. "Il Comandante ha seminato un'eredità di speranza trasmettendo il concetto che, nonostante le difficoltà e gli errori, è possibile continuare a costruire il socialismo del XXI secolo".
Sempre in riferimento a questo tributo, giovedì 08 marzo, in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale della Donna, sarà proiettato a Roma il documentario "Los sueños llegan como la lluvia", come un preludio all'incontro dedicato al Comandante Chávez, ispirato al libro "Chávez en Tinta de Mujer", durante il quale saranno letti una selezione di alcuni testi scritti dal Comandante da donne, in onore delle sue parole "senza il femminismo non c'è socialismo" e come affermato nel 2009 nel libro Las Líneas de Chávez: "Senza la vera liberazione della donna, la piena liberazione dei popoli sarebbe impossibile e sono convinto che un vero socialista debba anche essere un vero femminista".


Prensa Embaveneit


Los amigos de la Revolución Bolivariana que hacen vida en la República Italiana, han rendido tributo a la memoria del Comandante Eterno, Hugo Rafael Chávez Frías, en ocasión del quinto aniversario de su siembra, a través de mensajes, fotos y videos provenientes de distintas regiones del país europeo. (Versión en Italiano)
De esta manera, ciudadanos y ciudadanas de Italia y de distintas partes del mundo, han querido recordar al líder latinoamericano que desde siempre abogó por la justicia social, la protección del medio ambiente, la integración latinoamericana, la defensa de las mujeres y niños y la paz y solidaridad entre los pueblos del mundo.
A esta significativa jornada, se sumaron personalidades vinculadas a la vida académica, política, cultural y social de Italia, país donde en 1805 el Libertador Simón Bolívar juró libertar a Nuestra América. Hombres y mujeres recordaron al Comandante expresando que su partida física ha representado un duro golpe al movimiento revolucionario internacional, pero que al mismo tiempo, Hugo Chávez se ha convertido en esa fuerza inspiradora. "Es un legado de esperanza que el Comandante sembró, al concebir que, a pesar de las dificultades y tropiezos que puedan encontrarse, es posible seguir construyendo el socialismo del siglo XXI".
En el ámbito de este homenaje, el jueves 08 de marzo, en ocasión de la celebración del Día Internacional de la Mujer, será proyectado en Roma el documental "Los sueños llegan como la lluvia" como antesala al conversatorio dedicado al Comandante Chávez, inspirado en el libro "Chávez en Tinta de Mujer", cuya selección de textos serán leídos por mujeres, en honor a sus palabras "sin feminismo no hay socialismo" y tal como refería en 2009 en Las Líneas de Chávez: "Sin la verdadera liberación de la mujer, sería imposible la liberación plena de los pueblos y soy un convencido de que un auténtico socialista debe ser también un auténtico feminista".



Post tratto da :


giovedì 22 febbraio 2018

Sabotaggio alla democrazia in Venezuela/ Sabotaje a la democracia en Venezuela- Atilio Boron


Dando ancora una volta compimento alla propria funesta missione, gli Stati Uniti hanno appena sabotato un accordo laboriosamente raggiunto tra il governo e l'opposizione.

Era nei dialoghi di Santo Domingo. La lettera che è stata pubblicata in data 7 febbraio dall'ex presidente del governo spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, ha rivelato la sua sorpresa e - in modo più sottile, la sua indignazione - per la dimissione "inattesa" da parte dei rappresentanti dell'opposizione a firmare l'accordo quando tutto era pronto per la cerimonia del protocollo durante la quale sarebbe stata annunciata pubblicamente la buona nuova. Come rivelato nella lettera RZ dice che dopo due anni di dialoghi e discussioni si è raggiunto un accordo per dare il via a "un processo elettorale con garanzie e consenso sulla data delle elezioni, sulla posizione in merito alle sanzioni contro il Venezuela, sulle condizioni della Commissione di Verità, sulla cooperazione di fronte alle sfide sociali ed economiche, sul compromesso per una normalizzazione istituzionale e le garanzie per il rispetto dell'accordo e sull'impegno per un funzionamento e uno sviluppo pienamente normalizzato della politica democratica". (Https://www.aporrea.org/oposicion/n320777.html)

Questo accordo, se fosse stato firmato dall'opposizione, avrebbe posto fine alla crisi politica che, con le sue ripercussioni economiche e sociali, aveva scatenato una delle più gravi crisi del Venezuela nella sua storia. Sarebbe stato anche un gigantesco passo verso la normalizzazione di una situazione regionale sempre più accentuata dalle risonanze del conflitto venezuelano. Il pretesto sorprendentemente utilizzato dall'imbarazzata opposizione è stato la rinnovata esigenza che le elezioni presidenziali fossero monitorate dal Grupo de Lima, una coalizione di paesi (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico , Panama, Paraguay, Perù, Santa Lucia) i cui governi competono per vedere chi mostra il più grande servilismo quando si tratta di obbedire agli ordini emessi dalla Casa Bianca di attaccare il Venezuela. Il Grupo de Lima non è un'istituzione come UNASUR, l'OAS o altre simili.

Il documento prodotto nella Repubblica Dominicana ha messo nelle mani del Segretariato generale delle Nazioni Unite l'organizzazione delle elezioni presidenziali, un'istituzione infinitamente più seria e prestigiosa che il Grupo de Lima, dove abbondano narcopresidenti, golpisti benedetti dagli Stati Uniti come i leader di Brasile e Honduras, governi come il Messico che hanno fatto dei brogli elettorali un'arte di efficienza incomparabile o il Cile, il cui più grande successo democratico è quello di aver deluso così tanto il suo popolo che meno della metà degli elettori è andato alle urne alle ultime elezioni presidenziali. Tuttavia, l'esigenza che questo gruppo indecoroso di governi fosse stato responsabile di garantire "la trasparenza e l'onestà" delle elezioni presidenziali in Venezuela è stata il pretesto utilizzato per boicottare un accordo che tanto lavoro era costato per essere raggiunto.

Come spiegare questo improvviso e inaspettato cambiamento nell'opinione dell'opposizione venezuelana?

Per rispondere a questa domanda bisogna andare a Washington. Come era prevedibile per la Casa Bianca, l'unica soluzione accettabile era la destituzione di Nicolás Maduro e un "cambio di regime", anche se questa opzione avrebbe comportato il pericolo di una guerra civile e di enormi costi umani ed economici. In altre parole, il modello è la Libia o l'Iraq e in nessun modo un patto di transizione tra il governo e l'opposizione, o anche meno, accetterebbe la sopravvivenza del governo bolivariano in cambio di alcuni gesti di moderazione da parte di Caracas. Dal punto di vista geopolitico che testimonia tutte le azioni della Casa Bianca, nessun scrupolo morale può interferire con il progetto di sottomettere il Venezuela al giogo statunitense, afferma l'ossessione malsana dell'impero di trasformare in un protettorato nordamericano un paese che ha le maggiori riserve di petrolio del pianeta e un territorio dotato di immense risorse naturali.

Per i falchi di Washington qualunque opzione diversa da questa è intollerabile e se i politici dell'opposizione venezuelana credevano che questi negoziati sarebbero stati, se non garantiti, almeno tollerati dalla Casa Bianca, cadono in un'infantile illusione. E' un'illusione credere che agli Stati Uniti importi la democrazia o quella che chiamano "crisi umanitaria" o lo stato di diritto in Venezuela. Per l'impero queste domande sono completamente irrilevanti quando si tratta della stragrande maggioranza dei "paesi di merda" che costituiscono la periferia del sistema capitalista mondiale. Per questo non è stato un caso che l'ordine di astenersi dal firmare accordi coincida con la visita di Rex Tillerson in Colombia e che sia stato il Presidente Juan M. Santos ad avere il compito di trasmettere il dictat imperiale ai rappresentanti dell'opposizione riuniti a Santo Domingo.

Come continuerà questa storia?

Washington sta stringendo la corda per rendere inevitabile una "soluzione militare" in Venezuela. Ecco perché Tillerson ha girato 5 paesi dell'America Latina e dei Caraibi, nel tentativo di coordinare a livello continentale le azioni di quello che potrebbe essere l'inizio dell'assalto finale contro la patria di Bolivar e Chávez. Il Comando Sur sta arruolando personale dell'Aviazione statunitense a Panama senza altro scopo credibile che attaccare il Venezuela. Nel frattempo, l'offensiva diplomatica e dei media si sta diffondendo in tutto il mondo. Il Parlamento europeo ha dato nuovi esempi del suo processo di putrefazione e raddoppia le sanzioni contro il Venezuela, mentre i servitori latinoamericani e caraibici di Washington sono vergognosamente piegati all'aggressione. L'8 febbraio, il governo cileno ha annunciato la sospensione indefinita della sua partecipazione al dialogo venezuelano perché, secondo La Moneda, "non sono state concordate condizioni minime per un'elezione presidenziale democratica e una normalizzazione istituzionale".

Sembrerebbe che, come disse una volta José Martí, in Venezuela "E' l'ora dei forni e non si vedrà altro che luce".



Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Sabotaje a la democracia en Venezuela-

Dando una vez más cumplimiento a su funesta misión EEUU acaba de sabotear un acuerdo laboriosamente alcanzado entre el gobierno y la oposición


Fue en los diálogos de Santo Domingo. La carta que el 7 de Febrero hizo pública el ex presidente del gobierno español José Luis Rodríguez Zapatero revela su sorpresa -y, de modo más sutil, su indignación- ante la "inesperada" renuncia por parte de los representantes de la oposición a suscribir el acuerdo cuando estaba todo listo para la ceremonia protocolar en la cual se anunciaría públicamente la buena nueva . Como revela en dicha carta RZ dice que luego de dos años de diálogos y discusiones se había llegado a un acuerdo para poner en marcha "un proceso electoral con garantías y consenso en la fecha de los comicios, la posición sobre las sanciones contra Venezuela, las condiciones de la Comisión de la Verdad, la cooperación ante los desafíos sociales y económicos, el compromiso por una normalización institucional y las garantías para el cumplimiento del acuerdo, y el compromiso para un funcionamiento y desarrollo plenamente normalizado de la política democrática." (https://www.aporrea.org/oposicion/n320777.html)


Este acuerdo, de haber sido firmado por la oposición, ponía fin a la crisis política que, con sus repercusiones económicas y sociales, había desatado una de las más graves crisis de Venezuela en su historia. Era también un paso gigantesco hacia la normalización de una situación regional cada vez más crispada por las resonancias del conflicto venezolano. El pretexto sorpresivamente utilizado por la avergonzada oposición fue la renovada exigencia de que las elecciones presidenciales fuesen monitoreadas por el Grupo de Lima, una colección de países (Argentina, Brasil, Canadá, Chile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guayana, Honduras, México, Panamá, Paraguay, Perú, Santa Lucía) cuyos gobiernos compiten para ver quien hace gala del mayor servilismo a la hora de obedecer las órdenes emitidas por la Casa Blanca para atacar a Venezuela. El Grupo de Lima no es una institución como la UNASUR, la OEA u otras por el estilo


El documento elaborado en la República Dominicana ponía en manos de la Secretaría General de la ONU organizar la fiscalización del comicio presidencial, una institución infinitamente más seria y prestigiada que el Grupo limeño en donde abundan los narcopresidentes, los golpistas bendecidos por EEUU como los mandatarios de Brasil y Honduras, gobiernos como el de México que hicieron del fraude electoral un arte de incomparable eficacia, o el de Chile, cuyo mayor logro democrático es haber decepcionado tanto a su pueblo que menos de la mitad del electorado concurrió a votar en las últimas elecciones presidenciales. Sin embargo, la exigencia de que este impresentable grupo de gobiernos fuese el encargado de garantizar la "transparencia y honestidad" de las elecciones presidenciales en Venezuela fue el pretexto utilizado para boicotear un acuerdo que tanto trabajo había costado sellar.


¿Cómo explicar este súbito e inesperado cambio en la opinión de la oposición venezolana?


Para responder a esta interrogante hay que viajar a Washington. Tal como era previsible para la Casa Blanca la única solución aceptable pasa por la destitución de Nicolás Maduro y un "cambio de régimen", aún si esta opción entraña el peligro de una guerra civil e ingentes costos humanos y económicos. En otras palabras, el modelo es Libia, o Irak, y de ninguna manera una transición pactada entre el gobierno y la oposición, o menos todavía, aceptar la supervivencia del gobierno bolivariano a cambio de algunos gestos de moderación por parte de Caracas. Desde la perspectiva geopolítica que informa todas las acciones de la Casa Blanca ningún escrúpulo moral puede interferir en el proyecto de someter Venezuela al yugo estadounidense, esa enfermiza obsesión del imperio para convertir en un protectorado norteamericano a un país que cuenta con las mayores reservas petroleras del planeta y un territorio dotado de inmensos recursos naturales.


Para los halcones de Washington cualquier opción distinta a esa es pura sensiblería, y si los políticos de la oposición venezolana creyeron que estas negociaciones serían si no avaladas al menos toleradas por la Casa Blanca cayeron en una infantil ilusión: creer que a EEUU le importa la democracia, o lo que ellos llaman "crisis humanitaria", o la vigencia del Estado de Derecho en Venezuela. Al imperio estas cuestiones le son completamente irrelevantes cuando se habla de la inmensa mayoría de los "países de mierda" que constituyen la periferia del sistema capitalista mundial. Por eso no fue casual que la orden de abstenerse de firmar los acuerdos coincidiera con la visita de Rex Tillerson a Colombia, y que fuese el presidente Juan M. Santos quien tuviera la deshonrosa tarea de transmitir el úkase imperial a los representantes de la oposición reunidos en Santo Domingo.


¿Cómo seguirá esta historia?


Washington está tensando la cuerda para tornar inevitable una "solución militar" en Venezuela. Fue por eso que Tillerson recorrió 5 países latinoamericanos y caribeños, en un esfuerzo para coordinar a nivel continental las acciones de lo que bien podría ser el comienzo de un asalto final contra la patria de Bolívar y Chávez. El Comando Sur está alistando personal de la Fuerza Aérea de EEUU en Panamá sin otro verosímil propósito que el de atacar a Venezuela. Mientras, la ofensiva diplomática y mediática se extiende por todo el mundo. El Parlamento Europeo ha dado nuevas muestras de su proceso de putrefacción y redobla las sanciones contra Venezuela, al paso que los sirvientes latinoamericanos y caribeños de Washington se pliegan oprobiosamente a la agresión. Este 8 de Febrero el gobierno de Chile anunció la suspensión de manera indefinida de su participación en el diálogo venezolano porque, según La Moneda, "no se han acordado condiciones mínimas para una elección presidencial democrática y una normalización institucional."


Parece que, como una vez dijera José Martí, en Venezuela está llegando "la hora de los hornos y no se ha de ver más que la luz."


La Haine