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domenica 13 ottobre 2019

Trump e il suo cortile in profonda crisi: controrivoluzione, ciclo breve e pericoloso

Clodovaldo Hernández, Laiguana TVHistoire et Societé,

Trump, Ecuador, Argentina, Perù e l’opposizione venezuelana soffrono di crisi simultanee: un momento di grande pericolo
Donald Trump deve affrontare l’impeachment. Ivan Duque è stato ridicolizzato col suo dossier contro il Venezuela. Jair Bolsonaro ha dato il peggior discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite (anche se aveva seri concorrenti dai due che lo precedevano). L’élite politica del Perù, sede del gruppo infuriato di Lima, continua a collassare. Macri (Argentina neoliberista) è al conto alla rovescia con una crisi economica monumentale. Il presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernández, è stato smascherato come narcos. Il cileno Sebastien Piñera è screditato. E, per completare, l’Ecuador del rinnegato Lenin Moreno è entrato nel vortice del conflitto economico, sociale e politico e ha deciso di affrontare questa situazione con la risposta classica dei governi di destra: dichiarare lo stato d’emergenza. In sintesi, tutto ciò dà l’impressione che Trump e l’appendice della sua politica contro il Venezuela, cioè il gruppo di Lima, attraversano crisi simultanee, alcune più intense di altre, ma tutte legate ai loro scenari interni, di quelli di cui parlano così raramente quanto persistono nel dimostrare che l’unica questione urgente del continente è rovesciare Nicolas Maduro. La crisi è anche quella subita dall’opposizione venezuelana, in particolare la parte che cercava di assumere il controllo da mesi contro la volontà del popolo e prima di tutto la giustizia. Ciò configura un momento di grande pericolo per i popoli dei Paesi citati e anche per il Venezuela, perché è sempre stato il sotterfugio di tali capi distogliere l’attenzione e cercare di sfuggirvi incolumi. Nella trance in cui si trovano, non sarebbe strano che essi provino a riutilizzarlo come distrazione.
Opposizione in rotta completa
Il settore dell’opposizione più direttamente collegato agli Stati Uniti e al gruppo di Lima ha appena subito sconfitte consecutive e devastanti, come la trasmissione delle foto di Juan Guaidó coi capi dei gruppi narcoparamilitari e la confessione di Lilian Tintori su tali relazioni vergognose. In precedenza, c’erano state le insolite dichiarazioni dello pseudoambasciatrice nel Regno Unito, Vanessa Neumann, in cui raccomandava di rinunciare al territorio esequibo in cambio del sostegno politico internazionale al “presidente ad interim”. Durante la sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, i risultati furono disastrosi per il campo antichavista, perché ancora una volta creavano aspettative tutt’altro che soddisfatte. Loro, che vantano così tanto il controllo della scena internazionale, uscivano dai forum diplomatici con la coda tra le gambe. La crisi interna fu espressa anche da sintomi come le dimissioni (non a Guaidó, ma al suo capo politico Leopoldo Lopez) del presunto rappresentante della Banca interamericana di sviluppo Ricardo Hausmann che, secondo alcuni analisti, doveva dimostrare fino a che punto Guaido è riconosciuto a livello internazionale secondo la borghesia venezuelana. Le crisi di Centro imperiale, suoi satelliti e classe politica dell’opposizione venezuelana sono simultanee, anche se è forse la stessa crisi espressa in sintomi specifici in ciascun caso.
Trump nelle corde
L’apertura dell’impeachment di Trump avveniva subito dopo il suo famigerato discorso all’ONU in cui, ancora una volta, cercava di attribuire tutti i mali del pianeta ai Paesi che definisce nemici, un elenco in cui c’erano superpotenze come Cina e Russia e nazioni più piccole ma ribelli al suo comando, come Iran, Corea democratica, Cuba e Venezuela. Messo personalmente alle corde, la pericolosità di tale personaggio aumenta esponenzialmente.
Macri in spirale
Il governo di Mauricio Macri, in Argentina, era sopravanzato sin dalle ultime elezioni, in cui chiaramente affermava lo status di minoranza contro l’opzione Alberto Fernández e Cristina Fernández. Questo fatto politico scatenava la peggiore crisi economica ed perciò l’Argentina arriverà alle elezioni presidenziali in un quadro che ricorda alcuni dei suoi periodi peggiori, prima della leadership dei Kirchner.
Il ridicolo Duque
La crisi colpiva l’élite al potere della Colombia da mesi, a causa delle politiche dannose del governo di Ivan Duque. Da lì, i suoi grandi sforzi per distogliere lo sguardo sul Venezuela. Ma i suoi tentativi erano anche molto goffi, specialmente quello di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, usando foto che non corrispondevano alle accuse che avrebbero dovuto supportare. Tale scandalo causava gravi danni alla sua immagine già fortemente oscurata e ciò mentre si trovava all’antivigilia delle elezioni regionali e municipali. Questa situazione, come nel caso di Trump, rende la Colombia un avversario particolarmente pericoloso per il Venezuela.
Lima decapitata di nuovo
Se qualcosa mostra la crisi del gruppo di Lima (che la diplomazia venezuelana chiama “manifesto di Lima”) è l’instabilità del Paese assediato. Questa caratteristica fu già stata evidenziata quando fu licenziato, per corruzione, il presidente Pedro Pablo Kuzcinski, persona particolarmente ligia agli ordini di Washington. Al suo posto fu chiamato Martin Voyer, che mantenne la linea antichavista e la subordinazione agli Stati Uniti. I problemi interni esplosero e Voyer scelse di sciogliere il Parlamento, provocando la lotta di potere che la stampa globale, al servizio del capitalismo egemonico, cerca di mascherare a tutti i costi.
Narcopolítica a fior di pelle
Il discorso degli Stati Uniti e dei suoi sostenitori contro l’influenza del traffico di droga nei governi latinoamericani andava a benedirsi nei giorni scorsi. Alle accuse diffamatorie di Duque (smentite dalla stessa stampa colombiana) si aggiungono le vere foto di Guaidó coi capi del narcoparamilitarismo. Inoltre, è ormai chiaro il rapporto di Juan Orlando Hernández, imposto dagli Stati Uniti all’Honduras, col maggior narcotrafficante dell’emisfero negli ultimi tempi, il messicano Joaquín “El chapo” Guzman. È ovvio che chi insulta costantemente il governo venezuelano con la falsa pretesa che sia una narcodictadura sono proprio quelli che hanno più spiegazioni da dare sui loro legami coi grandi capi del traffico di droga.
Ecuador, cambia rotta
Nelle ultime ore, un altro allarme si accedeva per la destra dell’emisfero. L’Ecuador, il cui popolo si ribella al governo sempre più neoliberista di Lenin Moreno. Le ultime misure economiche, chiaramente ispirate dal Fondo Monetario Internazionale, esaurivano la pazienza delle masse, in particolare di chi aveva votato Moreno nella convinzione che continuasse, in linea generale, le politiche economiche di Rafael Correa. Di fronte alle manifestazioni popolari, Moreno reagiva nel migliore stile dei regimi di destra dell’America Latina nella storia, decretando lo stato di eccezione e ordinando l’escalation della repressione. Questa è una risposta che, in Venezuela, fu nota in tutta la sua drammatica intensità nel febbraio 1989, col secondo governo di Carlos Andrés Pérez. Ancora una volta, ci si chiede quale sarebbe stato l’atteggiamento degli altri governi nella regione se Maduro avesse dichiarato uno stato di emergenza o la sospensione delle garanzie costituzionali, in circostanze in cui molte persone lo raccomandavano, come nel caso dei quattro mesi di violenze terroristiche nel 2017 o dopo l’attentato del 2018.
Traduzione di Alessandro Lattanzio

lunedì 4 dicembre 2017

COMUNICATO PRC CONTRO IL GOLPE ELETTORALE IN HONDURAS: SOLIDARIETA’ AL POPOLO HONDUREGNO ED AI MEMBRI DELL’ALLEANZA D’OPPOSIZIONE CONTRO LA DITTATURA



L’Honduras vive dal 2009 un regime instaurato da un golpe di Stato appoggiato dagli Stati Uniti, contro il legittimo presidente costituzionale Mel Zelaya. Un regime da subito riconosciuto dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, spietatamente neo-liberale, oligarchico, corrotto e violento. L’Honduras non è un Paese qualsiasi del Centro America. Sin dai tempi della United Fruit, fino agli anni delle basi paramilitari della “contra” antisandinista nicaraguense, il Paese è sempre servito da piattaforma di sostegno alle violente politiche militariste degli Stati Uniti nella regione con la presenza di importanti basi militari di Washington.  
Dopo il primo governo golpista guidato da Roberto Micheletti (di origini bergamasche), i suoi degni successori sono stati Porfirio Lobo e l’attuale presidente Juan Orlando Hernández. Si sono moltiplicati gli omicidi di studenti, giornalisti, dirigenti sociali e politici (uno per tutti quello dell’ambientalista Berta Cáceres), la repressione, il carcere e le minacce verso chi protesta. Nelle recenti elezioni del 26 novembre scorso, il Tribunale Supremo Elettorale (TSE) nel suo primo bollettino aveva annunciato il chiaro vantaggio (del 5%), del candidato Salvador Nasralla, della “Alianza de Oposición contra la Dictadura” su Juan Orlando Hernandez candidato conservatore del Partido Nacional, partito di governo coinvolto nel golpe del 2009.   Col passare delle ore e dei giorni, nonostante il vantaggio di Nasralla, il TSE (controllato dal governo) non ha voluto emettere altri bollettini parziali mantenendo l’incertezza sul risultato e contribuendo così all’aggravarsi del clima di tensione.  A quasi una settimana dal voto, non esiste un risultato definitivo, mentre il TSE aggiudica al Presidente uscente un vantaggio di poco più dell’1%. Ma in questa settimana, ci sono state denunce nei mezzi di comunicazione internazionali e nelle reti sociali relative ai brogli avvenuti per favorire il candidato del Partido Nacional. Tra le altre, l’opposizione ha denunciato il “buco” informatica del TSE misteriosamente inservibile per diverse ore, oltre alla “sospensione” di più di 300.000 voti messi sotto osservazione dal tribunale.  Per questo, l’opposizione ha chiesto di ricontare i voti di diverse regioni, ma il Tribunale Elettorale si è rifiutato di farlo.  Viceversa, il governo ha risposto alla crescente domanda di trasparenza, e democrazia nel Paese, con lo “stato d’assedio”, il coprifuoco e la repressione violenta delle manifestazioni di piazza che, sino a questo momento, ha provocato 11 morti accertati, decine di feriti e centinaia di arresti. Cresce la repressione anche contro la stampa e i giornalisti non allineati. In linea con Washington, tace la missione dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) guidata dal golpista boliviano Jorge “Tuto” Quiroga. Da parte sua, la missione dell’Unione Europea ha chiesto di non dare altri risultati fino a ricontare tutti i voti alla presenza di tutti i partiti. 
                 
NO AL GOLPE ELETTORALE
IN HONDURAS !

NO ALLA DITTATURA !

RISPETTATE IL VOTO POPOLARE !

FUERA JOH !

BERTA VIVE !




giovedì 31 maggio 2012

L'intervento criminale degli Stati Uniti in Honduras, Messico ed America Centrale-La intervención criminal de Estados Unidos en Honduras, México y América Central




L'intervento criminale degli Stati Uniti in Honduras, Messico ed America Centrale

Mopassol
 Maggio 2012
Appello urgente del Movimento per la Pace, la Sovranità e la Solidarietà tra i Popoli
Il recente massacro di membri della comunità miskita sul Rio Patuca, in Honduras, l'11 maggio scorso, quando due elicotteri dell'agenzia antidroga degli Stati Uniti (sigla inglese DEA) spararono su una canoa in cui viaggiavano dei contadini, ammazzando due donne incinte, due uomini e ferendo gravemente altre quattro persone, evidenzia non solo la continuità del terrorismo di Stato imposto dal golpe militare del giugno 2009 contro il presidente Manuel Zelaya, ma anche la tragica occupazione militare nordamericana in quel paese.
Sullo sfondo di questo attacco su cui, secondo quanto viene riportato, "si indaga" a Washington, non soltanto si percepisce la militarizzazione statunitense dell'Honduras, con 5 basi militari e centri operativi oltre a quella di Palmerola, strategica per la IV Flotta, ma si evidenzia un'aggressione contro i miskitos, per facilitare l'occupazione della zona e l'imposizione del corridoio mesoamericano di agrocombustibili.
Le uccisioni quotidiane di contadini, dirigenti sindacali e politici, maestri, studenti e giornalisti (in quest'ultimo caso sono 25 gli assassinati dall'inizio del 2010) sono la dimostrazione che l'attuale governo di Porfirio Lobo, sorto da elezioni convocate e dirette dai militari golpisti del giugno 2009, è solo la continuità di quella dittatura. Gli assassini commessi dalle forze d'occupazione in questo paese sono quotidiani e mettono in risalto che proprio questo è il progetto-copione degli Stati Uniti per l'America Latina, se li lasciamo progredire. Il tasso di crimini raggiunge l'86,5 % ogni 100.000 abitanti. Si stimano circa 700 omicidi al mese e circa 20 vittime al giorno. Il 55 % degli omicidi è avvenuto nella zona settentrionale del paese, Atlantide, Cortés e Francisco Morazán. L'84,6 % degli omicidi con armi da fuoco e quasi il 28 % per mano di sicari.
Si sa che vi sono consulenti israeliani, paramilitari e sicari colombiani, in seguito ad un accordo dei golpisti con l'ex presidente della Colombia Álvaro Uribe, ex militari argentini e della Fondazione Uno America, che partecipò attivamente al golpe. Centinaia di persone sono state arrestate e torturate. Ma non potendo piegare la resistenza e capendo che non hanno possibilità di vincere nuove elezioni, la repressione aumenta ogni giorno. Non possiamo lasciare solo il popolo honduregno. È nostro dovere pronunciarci in modo solidale di fronte alle energiche denunce delle organizzazioni popolari dell'Honduras, denunce che la grande stampa tace in maniera sistematica.
La cosa più grave, nel caso dei miskitos, è stato il tentativo di giustificare quegli assassini da parte del Direttore della Polizia Nazionale, Ricardo Ramírez Cid, il quale ha dichiarato che "sulla scena vi fu una sparatoria con scambio di colpi". Persino quando venne determinato che le vittime erano disarmate ed i sopravvissuti ricoverati a La Ceiba avevano riferito che era stato sparato loro a tutt'andare con mitragliatrici e granate. La stessa cosa succede coi crimini e le minacce contro i contadini dell'Aguán. Il popolo miskito è uno dei più colpiti dalla tragedia dell'occupazione della nazione centroamericana, così come dalla corruzione di polizia e militari relazionata al narcotraffico, oltre che dal feudalesimo imperante in quella zona del paese, sprofondata in una povertà immensa. Ci sono oltre 1700 invalidi e decine di morti nella comunità miskita.
Il quotidiano New York Times, nella sua edizione del 5 maggio scorso, in apertura d'un articolo segnala che l'"Armata degli Stati Uniti, usando lezioni del conflitto del decennio scorso (Iraq) nella guerra in corso nella selva miskita, ha costruito un accampamento (centro operativo) di scarsa notorietà pubblica, ma appoggiato dal governo honduregno". Il citato articolo rivela l'installazione di tre "basi come avamposti operativi" ubicate in Mocorón, Puerto Castillia, El Aguacate".
Il Comando Sud del Pentagono sta auspicando per tutta l'America Centrale quelli che vengono definiti gli "stati falliti", per giustificare gli interventi in nome della sicurezza nazionale, ovvero il vecchio schema con cui seminarono dittature in tutto il continente durante il XX secolo. In tale direzione puntano gli "accordi di sicurezza" che gli Stati Uniti stanno stabilendo coi paesi della regione.
Alla situazione dell'Honduras, che si aggrava ogni giorno contando già migliaia di morti, si aggiunge la tragedia messicana, sulla quale si estende un silenzio complice. Da quando il Messico firmò con gli Stati Uniti il Plan Merida nell'anno 2006 (una replica del Plan Colombia) e Washington inviò armi e consulenti per una presunta guerra contro il narcotraffico, più di 55.000 persone sono state sequestrate ed assassinate in maniera atroce, seminando il terrore nel nord del paese. Vi sono circa 10.000 desaparecidos. Le Forze Armate intervengono direttamente nel conflitto e nessuno ignora, a questo punto degli avvenimenti, che la maggioranza di quei morti non ha nulla a che vedere col narcotraffico e che gli Stati Uniti hanno fornito armi ai gruppi paramilitari quali gli Zeta, come si è scoperto investigando con l'Operazione Castaway (Operazione Naufrago) o Rapido e Furioso.
Si trattava di una presunta operazione segreta della DEA per consegnare armi e "scoprire" le vie del contrabbando. Ma quelle armi andarono a finire in mano ai paramilitari messicani, che si sono addestrati nella tortura con la popolazione civile e con gli emigranti verso gli Stati Uniti, che vengono assassinati e trasferiti altrove, come s'è visto dalla comparsa di cadaveri in luoghi svariati.
Il Messico è stato fatto diventare uno stato fallito e caotico, che secondo politici repubblicani minaccia ora "la sicurezza degli Stati Uniti", e pertanto potrebbe essere passibile d'intervento, specie se alle prossime elezioni non vinceranno i loro "eletti" come governanti. Le armi USA sono state destinate anche alle "maras", bande create in quella nazione e quindi rispedite ai rispettivi paesi d'origine, El Salvador, Honduras e Guatemala, con lo scopo di farvi regnare il crimine ed il caos.
L'Honduras sotto un celato terrorismo di Stato e il Guatemala, dove il femminicidio e la violenza del vecchio militarismo e paramilitarismo controinsurrezionale si consolida con l'avvento alla presidenza di un ufficiale dei "Kaibiles", la forza speciale più brutale di tutti i tempi, preparata negli Stati Uniti ed autrice di crimini di lesa umanità e di scomparsa d'interi villaggi, i cui abitanti furono eliminati.
Essi vanno ad integrare il numero degli oltre 90.000 desaparecidos durante le dittature militari guatemalteche, il più alto dell'America Latina considerando che la popolazione supera di poco i 10 milioni d'abitanti.
Tutto ciò fa parte della realtà centroamericana, cui aggiungere il governo conservatore di Panama che ha già compiuto massacri di indigeni, persecuzione di lavoratori e firmato con gli Stati Uniti l'installazione di 12 basi militari e centri operativi, accerchiando così tutto il paese che era riuscito a liberarsi dal Comando Sud alla fine del 1999.
La tragedia illimitata in America Centrale si protende con la virtuale occupazione della Colombia, con almeno 8 basi militari straniere ed un terrorismo di Stato occultato da anni. Occultato attualmente con una presunta "Democrazia di Sicurezza", nella quale giorno per giorno continuano i massacri ad opera di militari e paramilitari, nella quale si ostacola qualunque processo di pace che implichi un vero cambiamento nel paese. La Colombia è la nazione dell'America Latina, insieme al Guatemala, col maggior numero di persone morte e scomparse del continente nel corso del XX secolo e finora del XXI.
Di fronte a questa realtà, cui aggiungere i trattati di libero commercio firmati con vari governi della regione, l'invasione delle agenzie degli Stati Uniti nel continente e la crescente militarizzazione della regione stessa, con le conseguenze sociali e politiche di cui siamo testimoni, il Movimento per la Pace, la Sovranità e la Solidarietà tra i Popoli (Mopassol), esorta le organizzazioni popolari ad estendere la solidarietà, a realizzare atti e petizioni per fermare il massacro di popoli fratelli, a denunciare i gravi pericoli di un inasprimento dell'intervento straniero che inevitabilmente si estenderebbe verso tutto il continente.
È ora di dire basta al crimine e fermare la guerra di bassa intensità, l'invasione silenziosa delle fondazioni del potere imperiale e la militarizzazione che tenta una ricolonizzazione regionale nel secolo XXI.

La intervención criminal de Estados Unidos en Honduras, México y América Central

Mopassol
Llamamiento urgente del Movimiento por la Paz, la Soberanía y la Solidaridad entre los Pueblos
La reciente masacre de integrantes de la comunidad miskita en el Río Patuca, en Honduras, el pasado 11 de mayo cuando dos helicópteros de la agencia antidrogas de Estados Unidos (DEA en sus siglas en ingles), dispararon sobre una canoa en la que viajaban los campesinos matando a dos mujeres embarazadas, dos hombres e hiriendo gravemente a otros cuatro, evidencia no sólo la continuidad del terrorismo de Estado impuesto por el golpe militar de junio de 2009 contra el presidente Manuel Zelaya, sino también la trágica ocupación militar norteamericana en ese país.
Detrás de este ataque que “se investiga” en Washington -según se informa- no sólo se advierte la militarización estadounidense de Honduras, con cinco bases y centros de operaciones además de Palmerola (estratégica para la IV Flota) sino que se trata de un ataque directo contra los miskitos, para facilitar la ocupación de la zona y la imposición del corredor mesoamericano de agrocombustibles.
Los asesinatos cotidianos de campesinos, dirigentes sindicales y políticos, maestros, estudiantes y periodistas – en este caso suman 25 asesinados desde principios de 2010- permiten comprobar que el actual gobierno de Porfirio Lobo, surgido de elecciones convocadas y digitadas por los militares golpistas de junio de 2009, es sólo una continuidad de esa dictadura. Los asesinatos cometidos por la fuerzas de ocupación en este país son cotidianos y evidencian que ése es el proyecto-guión de Estados Unidos para América Latina, si los dejamos avanzar. La tasa de crímenes alcanza al 86,5 por ciento por cada cien mil habitantes. Se estiman alrededor de 700 homicidios mensuales y unas 20 víctimas diarias. El 55 por ciento de los homicidios ocurrieron en la zona norte del país (Atlántida, Cortés y Francisco Morazán). El 84,6 por ciento con armas de fuego, Y en casi el 28 por ciento de los asesinatos participaron sicarios.
Se conoce que hay asesores israelíes, paramilitares y sicarios colombianos, después de un acuerdo de los golpistas con el ex presidente de Colombia Alvaro Uribe, así como ex militares argentinos y de la Fundación Uno América, que participó activamente en el golpe. Centenares de personas han sido detenidas y torturadas. Pero al no poder doblegar la resistencia y al entender que no tienen posibilidad de ganar en nuevas elecciones, la represión aumenta cada día. No podemos dejar solo al pueblo hondureño. Es nuestro deber pronunciarnos solidariamente ante las enérgicas denuncias que realizan las organizaciones populares de Honduras, denuncias que la gran prensa silencia de manera sistemática.
Lo más grave, en el caso de los miskitos fue el intento de justificación de esos asesinatos por parte del Director de la Policía Nacional, Ricardo Ramírez Cid, quien dijo que ”hubo un intercambio de disparos en la escena”. Aún cuando se observó que las víctimas estaban desarmadas y los sobrevivientes hospitalizados en La Ceiba relataron que les dispararon a mansalva con ametralladoras y granadas. Lo mismo sucede con los crímenes y amenazas contra los campesinos del Aguán. El pueblo miskito es uno de los más golpeados por la tragedia de la ocupación de ese país centroamericano, así como por la corrupción policial y militar en el tema del narcotráfico, además del feudalismo imperante en esa zona del país, sumida en una enorme pobreza. Hay más de 1700 lisiados y decenas de muertos en la comunidad miskita.
El diario New York Times en su edición del pasado 5 de mayo encabeza un artículo señalando que la “Armada de los Estados Unidos, usando lecciones del conflicto de la década pasada (Irak) en la guerra que está siendo peleada en la selva miskita, ha construido un campamento (centro operativo) con poca notoriedad pública pero con apoyo del gobierno hondureño”. El citado artículo reconoce la instalación de tres “bases de operaciones de avanzada” ubicadas en Mocorón, Puerto Castilla y El Aguacate”.
El Comando Sur del Pentágono está auspiciando en toda Centroamérica lo que llaman “estados fallidos” para justificar las intervenciones en nombre de la seguridad nacional, el viejo esquema con que sembraron dictaduras en todo el continente en el siglo XX. En esa dirección apuntan los “acuerdos de seguridad” que Estados Unidos viene estableciendo con los países de la región.
A la situación de Honduras que se agrava cada día sumando ya miles de muertos, se suma la tragedia mexicana, sobre la que se extiende un silencio cómplice. Desde que México firmó con Estados Unidos el Plan Mérida en el año 2006 (una réplica del Plan Colombia) y Washington envió armas y asesores para una supuesta guerra contra el narcotráfico, más de 55 mil personas han sido secuestradas y asesinadas en forma atroz, sembrando el terror en el norte de ese país. Existen unos diez mil desaparecidos. Las Fuerzas Armadas intervienen directamente en el conflicto y nadie ignora a esta altura de los acontecimientos que la mayoría de esos muertos nada tienen que ver con el narcotráfico y que Estados Unidos entregó armas a los grupos paramilitares como los Zetas, como se ha descubierto investigando la Operación Castaway (Operación Náufrago ) o Rápido y Furioso.
Supuestamente, se trataba de una operación encubierta de la DEA para entregar armas y “conocer” las vías del contrabando. Pero esas armas fueron a parar a manos de los paramilitares mexicanos, que se entrenan en tortura con la población civil, y con inmigrantes que van hacia Estados Unidos y son asesinados y despedazados, como se ha visto en la aparición de cadáveres en distintos lugares.
México ha sido convertido en un estado fallido, y caótico que según políticos republicanos amenaza ahora “la seguridad de Estados Unidos”, y por lo tanto podría ser pasible de una intervención, especialmente si en las elecciones próximas no ganan sus “elegidos” como gobernantes. Las armas de EE.UU también fueron para las “maras” creadas en ese país y luego enviadas a sus países de origen, tanto El Salvador como Honduras y Guatemala, con la finalidad de mantener el crimen y el caos.
Honduras bajo terrorismo de Estado encubierto y Guatemala, donde el feminicidio y la violencia del viejo militarismo y paramilitarismo contrainsurgente se potencia con la llegada a la presidencia de un oficial de los “Kaibiles” la fuerza especial más brutal de todos los tiempos, preparada en Estados Unidos y autora de crímenes de lesa humanidad y de desaparición de aldeas enteras, cuyos pobladores fueron eliminados.
Estos integran la cifra de más de 90 mil desaparecidos durante las dictaduras militares guatemaltecas, la más alta de América Latina considerando además la población de poco más de diez millones de habitantes.
Esta es parte de la realidad centroamericana, a lo que se añade el gobierno derechista de Panamá, que ya ha producido matanzas indígenas, persecución de trabajadores y firmado con Estados Unidos la instalación de doce bases militares y centros operativos rodeando todo el país, que había logrado liberarse del Comando Sur a fines de 1999.
La tragedia ilimitada en Centroamérica se continúa con la virtual ocupación de Colombia con por lo menos ocho bases militares extranjeras y un terrorismo de Estado encubierto desde hace años y ahora en una supuesta “Democracia de Seguridad”, donde continúan las matanzas militares y paramilitares día por día y se impide cualquier proceso de paz que signifique producir un verdadero cambio en ese país. Colombia es el país de América Latina que junto con Guatemala, tiene la mayor cifra de muertos y desaparecidos del continente a lo largo del siglo XX y lo que va del XXI.
Ante esta realidad, a lo que se unen los tratados de libre comercio firmados con varios gobiernos de la región, la invasión de las agencias de Estados Unidos en el continente y la militarización de la región en ascenso, con las consecuencias sociales y políticas que estamos viendo, el Movimiento por la Paz, la Soberanía y la Solidaridad entre los Pueblos (Mopassol), llama a organizaciones populares a extender su solidaridad y realizar actos y demandas para detener la masacre de pueblos hermanos y denunciar los graves peligros de una profundización de la intervención extranjera, que inevitablemente se extendería hacia todo el continente.
Es hora de decir basta al crimen y detener la guerra de baja intensidad, la invasión silenciosa de las fundaciones del poder imperial y la militarización que intenta una recolonización regional en el siglo XXI.



sabato 14 aprile 2012

Il Pentagono rafforza la sua presenza in America Latina e Caraibi, gli investimenti continuano a crescere/El Pentágono refuerza presencia en Latinoamérica y el Caribe, inversiones no dejan de crecer


Il Pentagono rafforza la sua presenza in America Latina e Caraibi, gli investimenti continuano a crescere

di John Lindsay - Boletín Entorno
Aprile 2012
Nonostante le continue notizie relative a casi di corruzione ed abuso dei diritti umani commessi dall'esercito e dalla polizia, il Pentagono ha incrementato le spese militari in Honduras a 53 milioni di dollari nell'anno fiscale 2011, il che corrisponde ad un aumento del 71 % rispetto all'anno precedente. Inoltre il Presidente Obama propone di accrescere l'assistenza verso i militari honduregni nel bilancio di aiuti esteri amministrato dal Dipartimento di Stato.
Nel 2011 gran parte del budget del Pentagono per l'Honduras (circa 24 milioni di dollari), fu investito nella base aerea di Soto Cano, conosciuta come Palmerola, secondo i dati pubblicati da usaspending.gov e raccolti da Fellowship of Reconciliation (FOR). Lo scorso agosto l'impresa di costruzioni Contracting Consulting Engineering (CCE) con sede ad Annapolis, in Maryland, fu responsabile della costruzione di nuove caserme nella base di Palmerola, per un importo di 15 milioni di dollari. Anteriormente la CCE aveva ricevuto un contratto da 26 milioni di dollari dal Dipartimento di Stato per la lotta contro la droga in Colombia durante l'anno fiscale 2011.
L'esercito degli Stati Uniti utilizza denaro in esercitazioni periodiche che si presume destinate all'addestramento di forze ospiti di quel paese. Queste spese non sono comprese nel totale degli aiuti all'estero, ma sono state utilizzate per fornire addestramento ed agevolazioni all'esercito honduregno. Inoltre tali esercitazioni possono essere usate a beneficio delle elite locali, comprese quelle coinvolte nel colpo di stato in Honduras. Un esempio è l'esercitazione di quattro mesi denominata "Oltre l'Orizzonte" il cui inizio è previsto per il 12 marzo.
Oltre l'Orizzonte comprenderà esercitazioni relazionate con la formazione del battaglione honduregno di fanteria situato a Naco, Cortés, in accordo ad una richiesta di contratto pubblicato dall'esercito del sud degli USA. Contratti precedenti mostrano costruzioni nordamericane di basi a Caratasca (sulla costa atlantica) e Guanaja (nei Caraibi) oltre all'ingente presenza a Soto Cano.
La richiesta indica che le unità d'ingegneria dell'esercito USA si sposteranno da e per la "Nuova Costruzione di Micheletti" per lavorare alla base di Naco. Roberto Micheletti fu nominato presidente nel 2009 durante il colpo di stato, quando le forze militari honduregne rovesciarono il presidente Manuel Zelaya, buttandolo fuori dal paese dopo averlo trattenuto nella base aerea di Soto Cano.
Un'unità della Guardia Nazionale d'Ingegneria con base a Cape Girardeau, parteciperà a "Oltre l'Orizzonte", permanendovi fino al 15 luglio.
Il 14 febbraio L'Agenzia Logistica di Difesa pubblicò un bando di concorso per la consegna di combustibile alle unità della forza aerea USA, ubicate in tre zone dell'Honduras: Naco, Mocoron e Aguacate. Il combustibile sarà recapitato a Naco ogni 7 - 10 giorni, il che indica la continuità di qualunque operazione militare USA o il sostegno alle unità honduregne. Mocoron è localizzato al sud dell'Honduras, vicino alla frontiera col Nicaragua, è un luogo di test ai tropici, nella base di un battaglione honduregno di Fanteria.
Tendenze regionali
I contratti del Pentagono nella regione dell'America Latina e dei Caraibi aumentarono nell'insieme da 31.5 milioni di dollari nel 2011 (8.7 %) a 417 milioni di dollari, contratti per combustibili esclusi. I contratti nelle Bahamas fuori dall'isola di Andros ammontarono a 93 milioni di dollari, regione in cui la Marina statunitense opera col Centro Sottomarino di Valutazione e Prove AUTEC (sigla inglese). AUTEC include una gamma di armi d'acque profonde, ed è inoltre collegata alla sede in West Palm Beach, a 283.2 chilometri verso nordovest.
L'anno scorso l'esercito firmò contratti stimati in 163 milioni di dollari per lavori a Cuba, dove nella base navale di Guantanamo continua ad operare una prigione per sospetti terroristi incarcerati senza giudizio. Similmente, la spesa per Guantanamo comprende 2.9 milioni di dollari per riparare il centro di lancio.
Le prove sottomarine della marina statunitense vicino alle Bahamas e a Guantánamo possono avere obiettivi politici relazionati coi Caraibi e l'America Latina, ma sono orientati principalmente verso altri luoghi. Inoltre, se si eliminassero le spese del Pentagono per Cuba e Bahamas, i contratti militari nella regione diminuirebbero di un 13.7 % nel 2011.
Le cifre dei contratti del Pentagono non includono le spese pagate negli Stati Uniti, relative al personale usato dal Governo Federale, come le migliaia di marinai dell'armata dispiegati nella regione. Né includono la vendita di armi o gli aiuti militari degli Stati Uniti mediante i tradizionali programmi di aiuti all'estero amministrati dal Dipartimento di Stato. I fatti pubblicati in un'analisi della richiesta di stanziamento del presidente Obama per l'aiuto militare ed economico verso l'America Latina nel 2013, mostrano un aumento degli aiuti militari all'estero degli USA in Honduras ed una diminuzione in Colombia.
I contratti del Dipartimento della Difesa ad Haiti salirono a oltre 50 milioni di dollari nell'anno 2010, quando il Pentagono condusse operazioni di riscatto dopo il terremoto, in seguito dette spese scesero a 36 milioni di dollari, quantunque ancora maggiori che nella decade precedente, quando i contratti del Pentagono si aggiravano intorno ad una media di un milione di dollari annuali.
I contratti del Pentagono in Messico e Colombia diminuirono rispettivamente di 24 milioni e 12 milioni di dollari. La Colombia continua ancora ad essere dominata dai contratti del Pentagono in America del Sud, con 77 dei 99 milioni di dollari investiti nel continente.
I contratti militari in Guatemala includono: fondi per il progetto e la costruzione nel 2012 del "Centro di Operazioni di Lotta contro il Narcoterrorismo", situato a Champerico, mantenimento delle installazioni di lotta contro il narcotraffico e del molo del porto San José e delle installazioni per l'addestramento e la protezione delle forze a Cobán.
Presenza militare e di armi in Messico
Durante l'anno 2010 il contratto militare d'investimenti in Messico crebbe enormemente fino a 57.8 milioni di dollari, dopo che nella decade anteriore aveva avuto una media di soli 1.7 milioni di dollari. I contratti del 2011, stimati in 33 milioni di dollari, rappresentano un grado di presenza del Pentagono in Messico, ancora maggiore rispetto a prima dell'avvio dell'Iniziativa Merida nel 2008.
Uno dei maggiori contratti del Pentagono in Messico negli ultimi due anni fu assegnato alla Blackwater nel settembre del 2010, per un ammontare di 13.5 milioni di dollari, per installare radio, internet, e centri di comunicazione tramite microonde in dieci punti situati lungo la frontiera Messico-Stati Uniti. FOR ha ottenuto una copia della dichiarazione d'adempimento del lavoro del contratto della Blackwater, rilasciato dall'Ufficio del Programma Contro il Narcoterrorismo CNTPO (sigla inglese). Il CNTPO attirò una certa attenzione nel novembre del 2011, per la richiesta di un contratto pluriennale vicino al miliardo di dollari, per la guerra contro la droga in molti paesi, inclusi Colombia e Messico. Molti di questi fondi pare siano utilizzati in aree fuori dall'America Latina, come l'Afghanistan.
Il Messico inoltre, ottiene armi da parte degli Stati Uniti attraverso vendite commerciali tramite il Ministero Messicano della Difesa. Secondo l'ufficio del Censimento della Divisione del Commercio Estero, nel 2010 le suddette vendite ammontarono a più di 15 milioni di dollari, corrispondenti ad oltre 34.000 carabine d'assalto e mitragliatrici. Ciò rappresentò un cospicuo aumento in confronto al periodo 2002-2007, in cui tali vendite non superarono mai i 3.6 milioni di dollari. 

El Pentágono refuerza presencia en Latinoamérica y el Caribe, inversiones no dejan de crecer

A pesar de los persistentes reportes sobre casos de corrupción y abuso de los derechos humanos cometidos por el ejército y la policía, el Pentágono aumentó su gasto militar en Honduras
A pesar de los persistentes reportes sobre casos de corrupción y abuso de los derechos humanos cometidos por el ejército y la policía, el Pentágono aumentó su gasto militar en Honduras a $ 53 millones de dólares durante el año fiscal 2011, lo que corresponde un aumento del 71% con respecto al año anterior. Además, el Presidente Obama propone aumentar la asistencia hacia los militares hondureños en el presupuesto de ayuda exterior administrado por el Departamento de Estado.
En el 2011, gran parte del presupuesto del Pentágono para Honduras (cerca de $ 24 millones) fue invertido en la base aérea Soto Cano conocida como Palmerola, de acuerdo a los datos publicados en usaspending.gov y compilado por Fellowship of Reconciliation (FOR). El pasado Agosto la empresa de construcción Contracting Consulting Engineering (CCE) ubicada en Annapolis, Maryland fue responsable de construir nuevos cuarteles en la base de Palmerola por un monto de $15 millones. Anteriormente CCE recibió un contrato de $26 millones del Departamento de Estado para la lucha contra las drogas en Colombia durante el año fiscal 2011.
El ejército de Estados Unidos utiliza dinero en ejercicios periódicos que supuestamente son para el entrenamiento de fuerzas visitantes de ese país. Estos gastos no son incluidos en el total de ayuda exterior, pero han sido usados para brindar entrenamiento y construir facilidades para el ejército Hondureño. Además, estos ejercicios pueden ser usados para el beneficio de las élites locales incluyendo los involucrados en el golpe de estado de Honduras. Un ejemplo es el ejercicio de cuatro meses llamado “Mas Allá del Horizonte” previsto para iniciar el 12 de marzo.
Más Allá del Horizonte incluirá ejercicios relacionados con la construcción en el batallón hondureño de infantería ubicado en Naco, Cortés, de acuerdo con una solicitud de contrato publicado por el ejército del sur de EE.UU. Contratos anteriores muestran construcciones norteamericanas de bases en Caratasca (ubicado en la costa atlántica) y Guanaja (en el Caribe) además, de la gran presencia en Soto Cano.
La solicitud muestra que las unidades de ingeniería del ejército de EE.UU. se trasladarán desde y hacia la “Nueva Construcción de Micheletti” para el trabajo en la base de Naco. Roberto Micheletti fue nombrado presidente en 2009 durante el golpe de estado cuando las fuerzas militares hondureñas derrocaron al presidente Manuel Zelaya, sacándolo del país después de detenerse en la base aérea Soto Cano.
Una unidad de la Guardia Nacional de Ingeniería con base en Cape Girardeau, participará en “Mas Allá de los Horizontes”, la cual permanecerá hasta el 15 de Julio.
El 14 de Febrero La Agencia Logística de Defensa publicó una convocatoria para entrega de combustibles a las unidades de la fuerza aérea de EE.UU., localizadas en tres áreas de Honduras: Naco, Mocoron y Aguacate. El combustible será entregado a Naco de cada 7 a 10 días, lo que indica la continuidad de cualquier operación militar de EE.UU. o el apoyo a las unidades Hondureñas. Mocoron está localizada en el sur de Honduras cerca de la frontera con Nicaragua y es un sitio de pruebas en el trópico con base en un batallón Hondureño de Infantería.
TENDENCIAS REGIONALES
Los contratos del Pentágono en la región de Latinoamérica y el Caribe en su conjunto aumentaron de $31.5 millones en 2011 (8.7%) a $417 millones, excluyendo los contratos por combustibles. Los contratos en las Bahamas fuera de la isla Andros sumaron $93 millones, región en que la Marina estadounidense opera el Centro Submarino de Evaluación y Pruebas AUTEC (por sus siglas en inglés). AUTEC incluye una gama de armas de aguas profundas, además, está ligada a la sede en West Palm Beach 283.2 kilómetros al noroeste.
El año pasado el ejército firmó contratos valorados en $163 millones para trabajos en Cuba, donde la base naval de Guantamo continua operando una prisión para sospechosos de terrorismo encarcelados sin juicio. Asimismo, el gasto en Guantamo incluye $ 2.9 millones para reparar el centro de lanzamiento.
Las pruebas submarinas de la marina estadounidense cerca de las Bahamas y Guantánamo pueden tener objetivos políticos relacionados con el Caribe y Latinoamérica, pero están orientados principalmente a otros lugares. Además, si se eliminan los gastos del Pentágono en Cuba y Bahamas los contratos militares en la región se reducirían en un 13.7% en 2011.
Las cifras de los contratos del Pentágono no incluyen los gastos pagados en Estados Unidos que incluyen el personal empleado por el Gobierno Federal así como los miles de marineros de la armada desplegados en la región. Tampoco incluyen venta de armas o la ayuda militar de Estados Unidos a través de los tradicionales programas de ayuda exterior administrados por el Departamento de Estado. Los hechos publicados en un análisis de la solicitud de presupuesto del presidente Obama para la ayuda militar y económica hacia Latinoamérica en 2013 mostraron un aumento de la ayuda militar exterior de EE.UU. en Honduras y una disminución en Colombia.
Los contratos del Departamento de Defensa en Haití se dispararon más de $50 millones en el año 2010 cuando el Pentágono condujo operaciones de rescate después del terremoto, posteriormente dichos gastos cayeron a $36 millones aunque todavía más que en la década anterior, cuando los contratos del Pentágono promediaban menos de un millón de dólares anuales.
Los contratos del Pentágono en México y Colombia disminuyeron en $24 millones y $12 millones respectivamente. Colombia todavía sigue dominada por los contratos del Pentágono en América del Sur con $77 millones de los $99 millones invertidos en el continente.
Los contratos militares en Guatemala incluyen: fondos para el diseño y construcción en 2012 del “Centro de Operaciones de Lucha contra el Narcoterrorismo” ubicado en Champerico, mantenimiento de las instalaciones de lucha contra el narcotráfico y el muelle de puerto San José y las instalaciones para el entrenamiento y protección de las fuerzas en Cobán.
PRESENCIA MILITAR Y DE ARMAS EN MÉXICO
Durante el año 2010 el contrato militar invertido en México creció enormemente a $ 57.8 millones, después de haber tenido un promedio de solo $1.7 millones en la década anterior, los contratos del 2011 valorados en $33 millones aún representan una categoría mayor de la presencia del Pentágono en México que antes del inicio de la Iniciativa Mérida en el 2008.
Uno de los mayores contratos del Pentágono en México en los últimos dos años fue adjudicado a Blackwater en Septiembre de 2010 por un monto de $ 13.5 millones para instalar radio, internet, y centros de comunicación de microondas en diez puntos a lo largo de la frontera México-Estados Unidos. FOR obtuvo una copia de la declaración de desempeño para el trabajo del contrato de Blackwater, el cual fue emitido por la Oficina del Programa Contra el Narcoterrorismo CNTPO (por sus siglas en inglés). CNTPO atrajo cierta atención en Noviembre de 2011 por la solicitud de un contrato por varios años cercano al billón de dólares para la guerra contra las drogas en muchos países incluyendo Colombia y México. Muchos de esos fondos aparentemente son utilizados en áreas fuera de Latinoamérica, como Afganistán.
Además, México obtiene armas por parte de Estados Unidos a través de ventas comerciales con el Ministerio mexicano de Defensa. De acuerdo con la oficina del Censo de la División de Comercio Exterior en el 2010 dichas ventas sumaron más de $15 millones correspondientes a más de 34, 000 rifles de asalto y ametralladoras. Esto representó un amplio aumento comparado con el periodo 2002-2007 en donde dichas ventas nunca superaron los $3.6 millones.

Immagini da internet

mercoledì 11 aprile 2012

Ida Garberi, giornalista italiana:"Cuba è parte di me, o per meglio dire,sono già parte del suo popolo"


Mi fa oltremodo piacere diffondere questa intervista a Ida Garberi, giornalista di Prensa Latina e Cubadebate che ritengo un'amica e soprattutto una compagna vera, se a Cuba la conoscerete capirete subito la dignità e i grandi valori che possiede, un giorno seduti in un bar della Rampa all'Avana, davanti ad una cerveza Bucanero,
non lesinò giuste critiche alla sinistra Italiana,... mi disse che sarebbe tornata in Italia solo se ci fosse stata una lotta vera per cambiare lo stato delle cose, ...vista l'Italia di adesso, visto la gente, o meglio le pecore che vi abitano, credo che un suo rientro sarà molto difficile a breve scadenza... (By "Sandino" del gruppo amici Cuba "Italo Calvino Piombino e CSIAM)

Ida Garberi, giornalista italiana:"Cuba è parte di me, o per meglio dire,sono già parte del suo popolo"

Ida Garberi è un’amica di Boltxe*, di quelle amiche affettuose che Boltxe ha in tutto il pianeta. È una cittadina italiana molto speciale che vive da anni a Cuba e che lavora per Prensa Latina e Cubadebate. Infaticabile rivoluzionaria, viaggiatrice ed internazionalista, dà risposta a varie domande che gli abbiamo fatto.
- Ida, per incominciare, affinché i lettori conoscano la tua traiettoria, commentaci perché hai deciso di abbandonare l’Italia europea e suppostamente prospera per stabilirti nella Cuba rivoluzionaria?
-Bhé, per i miei ideali di sinistra e comunisti. Io non ho paura di dichiararmi così, al contrario di molti europei che conosco; credo che determinati ideali sono sempre validi, non crollano coi muri, sono gli uomini o le donne quelli e quelle che falliscono nell’applicarli alla realtà… Nel 1999 decisi che l’Europa era troppo soffocante per me, che il capitalismo stava giustiziando il mio popolo e volli vivere il socialismo di Cuba, l’unico mondo migliore possibile.
Ora per me sarebbe impossibile ritornare a vivere in Italia, già Cuba è parte di me, sta dentro me… o per meglio dire, sono già parte del suo popolo.
- 53 anni sono trascorsi dal trionfo della rivoluzione… dicci, che radiografa faresti dell’attuale stato della stessa?
-Guarda, mi piacciono le misure che Raul Castro ed il Partito Comunista di Cuba hanno deciso nel Congresso e nella Conferenza. La tensione che abbiamo nel paese è tra le necessarie trasformazioni economiche, d’accordo con i tempi, e le resistenze interne di determinati spazi di potere intermedio. È un binomio classico, corrispondente alla lotta tra coloro che, lealmente, desiderano migliorare il processo socialista e certe caste burocratiche che vedono menomare, coi cambiamenti, le loro piccole e medie quote di potere.
Come lavoratrice della stampa, per esempio, credo che siano fondamentali le parole di Raul Castro al termine della Conferenza del Partito:
È necessario incentivare un maggiore professionismo tra i lavoratori della stampa, compito nel quale siamo sicuri conteremo con l’appoggio dell’Unione dei Giornalisti di Cuba (UPEC), dei mezzi di comunicazione e degli organismi e delle istituzioni che devono tributare informazioni fedeli ed opportune per, tra tutti, con pazienza ed unità di criterio, perfezionare ed elevare continuamente l’effettività dei messaggi e l’orientazione ai compatrioti”.
Allo stesso tempo, la conformazione di una società più democratica contribuirà anche a superare atteggiamenti simulanti ed opportunisti sorti, sotto la protezione della falsa unanimità e del formalismo nel trattamento di differenti situazioni della vita nazionale”.
È necessario abituarci tutti a dire la verità di fronte, guardandoci negli occhi, divergere e discutere, divergere perfino con quello che dicono i capi, quando consideriamo che abbiamo ragione, come è logico, nel posto adeguato, nel momento opportuno ed in forma corretta, cioè, nelle riunioni, non nei corridoi. Bisogna essere disposti a provocarci dei problemi difendendo le nostre idee ed affrontando con fermezza quanto fatto male.”
-Le nuove misure economiche proposte dal governo di Raul, che livello di successo stanno avendo dalla tua prospettiva e che livello di accettazione hanno nella popolazione?
-Io credo che il popolo sia molto contento dei cambiamenti, ogni giorno aumentano i lavoratori autonomi, i cubani e le cubane aderiscono ai prestiti delle banche per riparare le case… Raul ha esperienza di un’economia di guerra, per questo motivo continua a lavorare senza fretta ma senza pausa, per continuare a costruire, dal momento che si è fatto molto… però anche, manca ancora molto da fare.
-Che rotta consideri che sta seguendo il processo rivoluzionario? Credi che Cuba tenta di imitare qualche modello straniero come il cinese od il vietnamita…?
-Io credo che Cuba, mentre alcuni fanno resistenza al cambiamento ed altri superano gli ostacoli per proseguire, il paese continua ad incontrare strade proprie per uscire dal pantano burocratico. Io credo come Galeano che sarà più presto che tardi, “perché la burocrazia si riproduce ripetendosi, ma le rivoluzioni, quando sono vere, si moltiplicano trasformandosi.”
- Inevitabilmente Fidel per ragioni di età decederà… Come vedi la Cuba post-Fidel?
- Bhé, stiamo già nella Cuba post Fidel e mi sembra che il paese stia dimostrando che possa proseguire grazie alla strada che lo stesso Comandante in Capo tracciò.
E’ stato lo stesso comunista Fidel che ci ha avvisato alla fine del 2005: segnalò che la Rivoluzione può arrivare ad essere reversibile per i nostri errori… per questo le nuove relazioni di produzione dovranno crearsi con una nuova coscienza nella misura in cui i lavoratori si riconoscano come attori, direttori e padroni della produzione materiale, perché il socialismo di oggi non è solo distribuzione, è una rinnovatrice forma di produrre. E sempre ricordando Fidel, sono convinta che prima trionferà una rivoluzione socialista negli USA che una controrivoluzione in Cuba.
-Sei stata in Honduras dopo il golpe di stato del 2009… dicci come stanno ora le cose nel paese centroamericano e se credi che i golpisti hanno raggiunto i loro obiettivi.?
-Sinceramente io credo che il ritorno di Mel Zelaya nel maggio del 2011, negoziata poco prima dallo stesso ex presidente nell’accordo di Cartagena de Indias, abbia avuto una contropartita polemica dentro il Fronte: il riconoscimento della legittimità del Governo di Porfirio Lobo, sbloccando il reingresso dell’Honduras nell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA). Dopo il ritorno di Zelaya, nel Fronte di Resistenza si crearono due spazi: quello che scommette sulla via elettorale, e lo spazio rifondazionale, che mantiene la Costituente come primo obiettivo e considera che non ci sono le condizioni per presentarsi a nessuna elezione.
Chi opta per continuare a lottare per una Costituente bisogna segnalare che non appoggia per niente l’uso delle armi, vuole fermare il paese con un’occupazione pacifica. Presentando un partito nelle prossime elezioni ci si sta muovendo coi tempi dei golpisti. Sono convinta che sia un errore, perché il potere popolare non si costruisce dai governi, si costruisce dalle basi. La mia paura è che la riforma costituente, la reclamata Rifondazione del paese, rimanga sempre di più in un secondo piano.
Come pensare di andare alle elezioni finché continua l’impunità totale e l’oligarchia golpista controlla la Corte Suprema di Giustizia, la Procura, il Congresso ed il Tribunale Elettorale?…
Ho fede che il popolo honduregno non è più lo stesso, che crebbe enormemente che non può fermarsi nel suo cammino rivoluzionario… che come diceva il Che Guevara: “Perché questa gran umanità ha detto ‘Basta! ‘ ed ha cominciato a camminare. E la sua marcia, di gigante, non si fermerà oramai fino a conquistare la vera indipendenza, per la quale sono morti già inutilmente più di una volta. Ora, in ogni caso, quelli che muoiano, morranno come quelli di Cuba, quelli di Playa Giron, morranno per la loro unica, vera ed irrinunciabile indipendenza.”
-Consideri che l’evoluzione di altri processi come quello dell’Ecuador o del Venezuela, sono verso il socialismo o pensi che possano rimanere a metà strada?
-Io penso che il socialismo in un solo paese non può sopravvivere, è indispensabile che le rivoluzioni che abbiamo ora in America Latina si approfondiscano completamente fino al socialismo o tutti perderemo. Non possiamo cedere né un tantino così all’imperialismo, è indispensabile, per me, non cedere al fascismo riformista, bisogna seguire l’esempio di Fidel che ruppe definitivamente con l’imperialismo. Affinché il popolo oppresso sia il vero padrone del suo futuro deve ascoltare Martì: fa molto danno in questo mondo la vigliaccheria; fa molto danno la lirica governativa e la politica importata.
-In generale e per la tua esperienza in Prensa Latina, tra gli altri mezzi di comunicazione, come vedi la prospettiva di lotta dei popoli d’America?
Voglio dirti che l’ultimo Vertice dell’ALBA mi ha fatto sentire molto ottimista, anche la creazione della CELAC è un evento molto importante per camminare fino ad un’unità dei popoli dell’America Latina, senza gringo imperialisti infiltrati tra noi. Ora è importante che i popoli, dal basso ed a sinistra, facciano ascoltare le loro voci, non hanno mai avuto un’opportunità come quella di oggi, non possiamo permettere che ci strappino i sogni, mai. Bisogna agire, perché credo che America Latina, in questo mondo di pazzi disposti a tirare la “bomba finale del mondo”, ha la responsabilità di dimostrare che l’unico mondo possibile è il socialismo. Se fallisce… non credo che ci sia una seconda possibilità.
- Ida, sei comunista come noi ed abbiamo un capitalismo che ogni giorno si assomiglia sempre più alle barbarie che ha narrato Rosa Luxemburgo… Pensi che tutto questo condurrà al socialismo o al contrario i popoli sono stati sufficientemente anestetizzati dal capitale?
-Non credo che i popoli siano anestetizzati, al contrario, perfino Internet è diventato più rosso…altrimenti perché cercare una “SOPA” per farci tacere???? Il punto sarà non permettere che gli infiltrati, gli opportunisti, i corrotti possano interrompere questa voglia di gridare e ribellarsi dei popoli, dobbiamo fare un’integrazione rivoluzionaria contando moltissimo solo sui rivoluzionari veri. Non dobbiamo chiedere permesso, dobbiamo agire ed esigere che i governi abbiano posizioni interne più radicali a beneficio dei loro popoli per potere ottenere la tanto rimpianta integrazione.
-Un’ultima domanda, sappiamo che sei sempre molto occupata…Da Cuba, come vedi il processo per la sovranità e per il socialismo di Euskal Herria?
-Come tutti i popoli oppressi, il popolo basco ha perso la sua sovranità e la sua identità a causa della divisione che hanno deciso due potenze colonialiste. Sappiamo che il capitalismo cercherà sempre la forma di incolpare gli innocenti e gli oppressi, di nascondere la realtà dietro bugie comode.
Spero che il popolo basco possa reclamare la sua sovranità perché la sua indipendenza è il primo passo per un vero socialismo, dove i valori che si generano possano proporzionare risultati sociali ed ecologici più efficaci e, simultaneamente, i frutti dei miglioramenti economici siano ripartiti nella forma più equilibrata possibile. Per terminare, ti cito alcune frasi del Che Guevara, dal suo scritto “Il socialismo e l’uomo in Cuba”, sono del 1965, ma dopo 47 anni continuano ad essere più che vigenti: “Per costruire il comunismo, simultaneamente con la base materiale bisogna fare l’uomo nuovo. Da lì deve essere molto importante scegliere correttamente lo strumento di mobilitazione delle masse. Questo strumento deve essere di indole morale, fondamentalmente, senza dimenticare un corretto utilizzo dello stimolo materiale, soprattutto di natura sociale… La strada è lunga e piena di difficoltà. A volte, per perdere la rotta, bisogna retrocedere; altre volte, per camminare troppo rapidamente, ci separiamo dalle masse; in altre occasioni per farlo lentamente, sentiamo l’alito di quello che ci sta pestando i talloni. Nella nostra ambizione di rivoluzionari, tentiamo di camminare tanto rapidamente quanto sia possibile, facendo un cammino, ma sappiamo che dobbiamo nutrirci della massa e che questa potrà avanzare più rapido solo se l’incoraggiamo col nostro esempio.”
-Bhé grazie per la tua gentilezza, sai che per Boltxe sei una persona molto speciale e che questa sarà sempre la tua casa. Ti salutiamo molto affettuosamente e come ha detto il nostro Che… Hasta la victoria sempre.

*Boltxe è una pubblicazione basca

tratto da Post n°216 pubblicato il  Marzo 2012 da tigrilla37