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martedì 6 marzo 2018

I Movimenti di solidarietà dall'italia rendono omaggio al Comandante Eterno Hugo Chávez /Movimientos de solidaridad de Italia rinden tributo al Comandante eterno Hugo Chávez



Press Embaveneit 05.03.2018.- Gli amici della Rivoluzione Bolivariana attivi nella Repubblica italiana, hanno reso omaggio alla memoria del Comandante Hugo Rafael Chávez Frías, in occasione del quinto anniversario della sua eredità, attraverso messaggi, foto e video provenienti da diverse regioni del paese europeo.
I cittadini italiani e da diverse parti del mondo, hanno ricordato il leader latino-americano che ha sempre sostenuto la giustizia, la salvaguardia di donne e bambini, la pace e la solidarietà tra i popoli del mondo.
A questa significativa giornata hanno partecipato personalità legate alla vita accademica, politica, culturale e sociale dell'Italia, paese in cui nel 1805 il Libertador Simón Bolívar ha giurato di liberare la Nostra America. Uomini e donne hanno ricordato il Comandante affermando che la sua scomparsa fisica è stata un duro colpo per il movimento rivoluzionario internazionale, ma allo stesso tempo, Hugo Chávez ne è diventato la forza ispiratrice. "Il Comandante ha seminato un'eredità di speranza trasmettendo il concetto che, nonostante le difficoltà e gli errori, è possibile continuare a costruire il socialismo del XXI secolo".
Sempre in riferimento a questo tributo, giovedì 08 marzo, in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale della Donna, sarà proiettato a Roma il documentario "Los sueños llegan como la lluvia", come un preludio all'incontro dedicato al Comandante Chávez, ispirato al libro "Chávez en Tinta de Mujer", durante il quale saranno letti una selezione di alcuni testi scritti dal Comandante da donne, in onore delle sue parole "senza il femminismo non c'è socialismo" e come affermato nel 2009 nel libro Las Líneas de Chávez: "Senza la vera liberazione della donna, la piena liberazione dei popoli sarebbe impossibile e sono convinto che un vero socialista debba anche essere un vero femminista".


Prensa Embaveneit


Los amigos de la Revolución Bolivariana que hacen vida en la República Italiana, han rendido tributo a la memoria del Comandante Eterno, Hugo Rafael Chávez Frías, en ocasión del quinto aniversario de su siembra, a través de mensajes, fotos y videos provenientes de distintas regiones del país europeo. (Versión en Italiano)
De esta manera, ciudadanos y ciudadanas de Italia y de distintas partes del mundo, han querido recordar al líder latinoamericano que desde siempre abogó por la justicia social, la protección del medio ambiente, la integración latinoamericana, la defensa de las mujeres y niños y la paz y solidaridad entre los pueblos del mundo.
A esta significativa jornada, se sumaron personalidades vinculadas a la vida académica, política, cultural y social de Italia, país donde en 1805 el Libertador Simón Bolívar juró libertar a Nuestra América. Hombres y mujeres recordaron al Comandante expresando que su partida física ha representado un duro golpe al movimiento revolucionario internacional, pero que al mismo tiempo, Hugo Chávez se ha convertido en esa fuerza inspiradora. "Es un legado de esperanza que el Comandante sembró, al concebir que, a pesar de las dificultades y tropiezos que puedan encontrarse, es posible seguir construyendo el socialismo del siglo XXI".
En el ámbito de este homenaje, el jueves 08 de marzo, en ocasión de la celebración del Día Internacional de la Mujer, será proyectado en Roma el documental "Los sueños llegan como la lluvia" como antesala al conversatorio dedicado al Comandante Chávez, inspirado en el libro "Chávez en Tinta de Mujer", cuya selección de textos serán leídos por mujeres, en honor a sus palabras "sin feminismo no hay socialismo" y tal como refería en 2009 en Las Líneas de Chávez: "Sin la verdadera liberación de la mujer, sería imposible la liberación plena de los pueblos y soy un convencido de que un auténtico socialista debe ser también un auténtico feminista".



Post tratto da :


lunedì 8 febbraio 2016

“TRE EROI”, di Josè Martì ,favola per bambini che dovrebbero leggere gli adulti.

Nei primi anni “90 nei banchetti dell’associazione Italia Cuba si potevano trovare mini libri di favole per bambini scritte dall’eroe nazionale di Cuba Josè Martì… tante storie stupende capaci di far crescere e capire la vita ai più giovani. La favola “TRE EROI” credo che  dovrebbero leggerla anche gli adulti, oggi come oggi più che mai in modo che capiscano che solo vivendo con dignità, onestà e lottando contro soprusi e ingiustizie è possibile arrivare ad  un mondo migliore.. Martì iniziò la favola  così : ”.. In America non si poteva essere onesti ne pensare né parlare. Un uomo che nasconde ciò che pensa o che non osa dire ciò che pensa non è un uomo onesto. Un uomo che ubbidisce a un malgoverno, senza operare affinchè il governo sia buono non è un uomo onesto. Un uomo che si sottomette all’ubbidienza di leggi ingiuste e permette che gli uomini che lo maltrattano calpestino il paese in cui nacque, non è un uomo onesto..”

                                                                        Sandino



Raccontano che un viaggiatore arrivò un giorno a Caracas verso l’imbrunire e , senza scuotersi di dosso la polvere del cammino, non domandò dove potesse mangiare o dormire, ma  la strada per raggiungere la strada di Bolivar. E si racconta che il viaggiatore, tutto solo tra gli alberi alti e  profumati della piazza, piangesse di fronte alla statua, che sembrava muoversi come un padre. Bolivar e tutti coloro  che lottarono come lui perché l’America potesse appartenere all’uomo americano. Tutti : l’eroe famoso e ultimo soldato, che è un eroe ignoto. Gli uomini che lottano per vedere libera la propria patria diventano persino formosi di corpo.
Libertà è il diritto che ogni uomo ha di essere onesto, e a pensare e a parlare senza ipocrisia. In America non si poteva essere onesti ne pensare né parlare. Un uomo che nasconde ciò che pensa o che non osa dire ciò che pensa non è un uomo onesto. Un uomo che ubbidisce a un malgoverno, senza operare affinchè il governo sia buono non è un uomo onesto. Un uomo che si sottomette all’ubbidienza di leggi ingiuste e permette che gli uomini che lo maltrattano calpestino il paese in cui nacque, non è un uomo onesto. Il bambino, fin dal momento in cui è capace di pensare, deve pensare a tutto ciò che vede, deve rattristarsi per tutti coloro che non possono vivere onestamente, deve lavorare affinchè tutti gli uomini possano essere onesti, e deve essere un uomo onesto. Il bambino che non pensa a ciò che gli succede attorno e si accontenta di vivere soltanto, senza  sapere se vive onestamente, è come un uomo che vive del lavoro di un furfante ed è, quindi,  sulla strada  di diventarlo. Ci sono uomini peggiori delle bestie , perché le bestie hanno bisogno di essere libere per vivere felici : l’elefante non vuole avere figli quando è prigioniero ; il lama del Perù si butta a terra e muore quando l’indigeno gli parla duramente o lo carica più di quanto possa sopportare. L’uomo de essere  perlomeno tanto dignitoso quanto l’elefante  e il lama. In America, prima della libertà, si viveva come il lama che ha molto carico addosso. Bisognava togliersi il carico  o morire.
Ci sono uomini che vivono contenti anche se vivono senza dignità. Ce ne sono altri  che soffrono come in agonia quando vedono che intorno a loro gli uomini vivono senza dignità. Nel mondo ci deve essere un certa quantità di dignità, come deve esserci una certa quantità di luce. Quando ci sono molti uomini senza dignità, ce ne sono sempre altri che hanno in se la dignità di molti uomini. Sono coloro che si ribellano con forza terribile contro quelli che rubano ai popoli la propria libertà, che equivale rubare agli uomini la loro dignità. In quegli uomini vanno mille uomini, va un popolo intero, va la dignità umana. Quegli uomini sono sacri. Questi tre uomini sacri : Bolivar del Venezuela; San Martin del Rio della Plata; Hidalgo del Messico. Si devono perdonare loro gli errori, perchè il bene che fecero fu superiore degli errori stessi. Gli uomini non possono essere più perfetti del sole. Il sole brucia con la stessa luce con cui scalda. Il sole ha delle macchie. Gli ingrati non parlano che delle macchie. I riconoscenti parlano della luce.
Bolivar aveva un corpo piccolo. Gli occhi mandavano lampi e le parole gli spuntavano dalle labbra. Sembrava che stesse sempre aspettando l’ora di montare a cavallo. Era il suo paese, il suo paese oppresso, che pesava sul cuore e non lo lasciava vivere in pace! L’America intera sembrava svegliarsi . Un uomo solo non vale più di un popolo intero; ma ci sono uomini che non si stancano quando si stanca il suo popolo, e che si decidono alla guerra prima dei popoli, perché non devono consultare nessuno fuorchè se stessi, e i popoli hanno molti uomini e perciò non possono consultarsi tanto in fretta. Questo fu il merito di Bolivar : non si stancò di lottare per la libertà del Venezuela, quando sembrava che il Venezuela si stancasse. Gli spagnoli lo avevano sconfitto ; lo avevano cacciato dal paese. Egli se ne andò in un’isola, per vedere la sua terra da vicino e pensare alla sua terra.
Un negro generoso lo aiutò quando nessuno non lo volle aiutare. Un giorno ritornò per combattere, con trecento eroi, con trecento liberatori, liberò il Venezuela, liberò la Nueva Grenada (Colombia), liberò  l’Equador, liberò il Perù. Fondo una nuova nazione, la nazione di Bolivia. Vinse battaglie sublimi con soldati scalzi e mezzi nudi. Tutt’intorno a lui rabbrividiva, e si colmava di luce. I generali combattevano al suo fianco con coraggio soprannaturale. Era un esercito di giovani. Nel mondo mai si lottò tanto né meglio, per la libertà. Bolivar non difese con tanto fuoco il diritto degli uomini di governarsi da soli, quanto il diritto dell’America di essere libera. Gli invidiosi esagerarono i suoi difetti. Bolivar morì di crepacuore più che di malattia, nella casa di uno spagnolo, a  Santa Marta. Morì povero, e lascio una famiglia di popoli.
Il Messico aveva uomini e donne valorosi che non erano molti, ma che valevano per molti : mezza dozzina di uomini e una donna si accingevano a liberare il paese. Erano alcuni giovani coraggiosi, il marito di una donna generosa e un prete di campagna che amava molto gli indigeni, un prete do sessanta anni. Il prete Hidalgo, fin da bimbo, fu della razza buona, di quelli che vogliono sapere. Coloro che non vogliono sapere sono della razza cattiva. Hidalgo sapeva il francese, che a quei tempi era un gran pregio, perché lo sapevano in pochi. Lesse i libri dei filosofi del secolo diciottesimo, che spiegavano il diritto dell’uomo ad essere onesto, e a parlare senza ipocrisia. Vide schiavi negri, e si colmò di orrore. Vide maltrattare indigeni, che sono tanto docili e generosi, e si sedette in mezzo a loro come un vecchio fratello, ad insegnare le arti raffinate, che l’indigeno impara bene:  la musica, che consola; l’allevamento del baco, che da la seta e quello dell’ape che da il miele. Aveva il fuoco dentro di se e gli piaceva costruire;  creò forni per cuocere mattoni. Ogni tanto gli si vedevano brillare intensamente gli occhi verdi!! Il signor curato di Dolores parlava molto bene, sapeva tante cose nuove, faceva elemosina, e qualche volta andava  a Queretaro a parlare con alcuni coraggiosi e con il marito  della buona signora : lo dicevano tutti!!E un traditore fece la spia a un comandante spagnolo che gli amici di Queretaro volevano  liberare il Messico. Il prete monto a cavallo, con tutto il suo popolo, che lo amava come il proprio cuore ; gli si aggregarono i caporali e gli inservienti delle tenute, che erano la cavalleria; gli indigeni andavano a piedi, con frecce e bastoni, o con fionde o lance. Gli si unì un reggimento ed attaccò e vinse un convoglio di polvere da sparo diretto agli spagnoli. Entrò trionfante a Celaya, con musiche e battimani. Il giorno dopo si riunì il Consiglio Comunale; lo fecero Generale, e un popolo cominciò a nascere. Fabbricò bombe a mano. Pronunciò discorsi che, come diceva un caporale, accalorano e fanno scintille. Dichiarò liberi i negri. Restituì agli indigeni le loro terre. Pubblico un giornale che chiamò  El Dispertador Americano. Vinse e perse battaglie. Un giorno gli si univano settemila indigeni armati di frecce, e un altro lo lasciavano solo. La gente cattiva voleva andare con lui soltanto per rubare e  per vendicarsi  degli spagnoli.  Ma lui avvisava i capi spagnoli che se li avesse vinti in combattimento li avrebbe ricevuti da amico, a casa sua. Questo è essere grande !! Ebbe il coraggio di essere magnanimo, senza paura che lo abbandonasse la truppa, che lo voleva crudele. Il suo compagno Allende fu geloso di lui, e lui gli cedette il comando. Erano insieme, alla ricerca di asilo, durante una sconfitta, quando gli spagnoli gli caddero addosso. Spogliarono Hidalgo delle sue vesti di sacerdote, per offenderlo. Lo condussero dietro un muro e gli spararono in testa. Cadde vivo, rotolando nel sangue, ed in terra finirono di ucciderlo. Gli tagliarono la testa e lo appesero in una gabbia, nello stesso deposito Pubblico di Granaditas, dove ebbe il suo governo. Seppellirono i cadaveri decapitati. Ma il Messico è libero.
San Martin fu il liberatore del Sud, il padre della repubblica Argentina, il padre del Cile. I suoi genitori erano spagnoli e lo mandarono in Spagna perché fosse militare del re. Quando Napoleone invase la Spagna con il suo esercito per togliere agli spagnoli la libertà, tutti gli spagnoli combatterono contro Napoleone : i vecchi, le donne, i bambini ; un bimbo coraggioso, un piccolo catalano, una notte mise in fuga una intera compagnia, sparandole con furia da un angolo della montagna. Il bimbo fu poi trovato morto, di fame e di freddo, ma aveva sul viso come una luce e sorrideva, come se fosse contento. San Martin combattè valorosamente nella battaglia di Bailèn  e lo promossero tenente colonnello. Parlava poco : sembrava di acciaio; guardava come un’aquila; nessuno lo disobbediva; sul campo di battaglia, il suo cavallo andava e veniva come un fulmine nell’aria. Quando seppe che l’America  lottava per liberarsi, venne in America. Non gli importava di perdere la sua carriera  pur di compiere il suo dovere !!Arrivò  a Buenos Aires : non pronunciò discorsi; formò uno squadrone di cavalleria ; San Lorenzo fu la sua prima battaglia ; con la spada sguainata incalzo gli spagnoli che marciavano molto sicuri, suonando il tamburo, e che poi rimasero senza tamburo; senza cannoni, e senza bandiera. Negli altri paesi americani gli spagnoli stavano vincendo :Bolivar era stato cacciato dal Venezuela, da Morillo il crudele ; Hidalgo era morto, O’ Higgins era fuggito dal Cile, ma dove c’era San Martin l’America continuava a essere libera. Esistono degli uomini così, che non possono vedere la schiavitù . San martin non poteva; e, per questo, andò a liberare il Cile ed il Perù. In diciotto giorni, con il suo esercito, attraverso le Ande, altissime e fredde : pareva che gli uomini camminassero per il cielo, assetati, affamati; in basso, molto in basso gli alberi sembravano erba , i torrenti ruggivano  come leoni. San Martin affronta e scompiglia l’esercito spagnolo nella battaglia di Maipù e lo sconfigge per sempre nella battaglia di Chacabuco. Libera il Cile. S’imbarca con la sua truppa e va a  liberare il Perù. Ma in Perù c’era Bolivar, e San Martin gli cede la gloria. Fece ritorno in Europa, triste morì tra le braccia della figlia Mercedes. Scrisse il suo testamento, come fosse il bollettino di una battaglia , Gli avevano regalato lo stendardo che il conquistatore Pizzarro aveva portato 4 secoli prima di lui, e lui, nel testamento,  lo regalò al Perù. Il cuore si riempe di tenerezza, pensando a quei giganteschi fondatori. Quelli  sono eroi!!Quelli che combattono per fare popoli liberi, o  quelli che soffrono in povertà e disgrazia per difendere una grande verità. Coloro che lottano per ambizione, per fare schiavi altri popoli, per avere maggior potere di comando, per togliere ad altri popoli le loro terre, non sono degli eroi, ma dei criminali.

Tratto da :
Collezione per bambini   “l’età d’oro”
Instituto Cubano del libro
Editorial Josè Martì
Publicacione en lengua Extranjeras
Apartado 4208 La Habana

Pubblicato da Synergon SRL  1993
Bologna

lunedì 2 settembre 2013

Nasce il circolo Bolivariano alta Maremma "Alessio Martelli"

Nasce il circolo Bolivariano alta Maremma “Alessio Martelli”

Durante la 17° festa internazionalista è stata annunciata la nascita del circolo Bolivariano alta Maremma ”Alessio Martelli”. Per il gruppo promotore la rivoluzione Bolivariana portata avanti da Hugo Chavez Frias e proseguita dal Presidente Nicolas Maduro, fa del Venezuela un esempio per quei paesi del mondo che sono alla ricerca di una rivoluzione socialista che li porti alla definitiva indipendenza dal giogo imperialista.
In questa Italia allo sbando con una destra feroce e una sinistra che non c’è bisogna lavorare duro per la costruzione di un nuovo modello di società basato sull’uguaglianza, l’equità e la giustizia sociale, quindi è importante realizzare un movimento
internazionale che difenda e diffonda il Socialismo Bolivariano che, in questi anni, ha portato alla crescita altri paesi latino americani come :Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Cuba (faro che ha illuminato la strada di Chavez), … ma che ha influenzato positivamente quasi tutto il contenente latino americano. La nascita dell’ALBA, del CELAC, le conquiste sociali dei popoli, hanno inferocito gli Stati Uniti e i suoi paesi satelliti che cercano di
abbattere la svolta Bolivariana che ha fatto capire chiaramente che un altro mondo è possibile.
Il Circolo “Bolivariano “Alessio Martelli” sarà
presente nel territorio dell’alta Maremma Toscana dove ancora esistono gruppi e movimenti di sinistra che credono nella Rivoluzione Bolivariana , nella sua lotta per la costruzione del Socialismo del XXI secolo.


Il circolo è dedicato a Alessio Martelli vedi Link


C.lo Bolivariano alta Maremma “Alessio Martelli "
 C/O Rifondazione Comunista Piombino – isola Elba
Via M.Polo 4, 57025 Piombino(LI) italia tel/fax0565221429 maremmabolivariana@gmail.com



lunedì 7 gennaio 2013

Hugo Chavez, un grande rivoluzionario




Inviato da Alfredo Viloria
Hugo Chavez, un grande rivoluzionario

di Fabio Marcelli | 7 gennaio 2013


Avevo diciassette anni quando ci fu il golpe in Cile. La mia generazione rimane fortemente segnata da quell’evento sanguinoso, che mostrò a tutto il mondo la ferocia e il cinismo del potere imperiale. Allende era stato un grande dirigente, ma aveva avuto un grande limite, quello di essere un profeta disarmato. Il grande movimento popolare che lo sosteneva, il suo governo e il Parlamento democraticamente eletto vennero spazzati via in pochi giorni dalla congiura della cupola militare guidata da Pinochet e sostenuta dagli Stati Uniti. Questa è oramai verità storica accertata anche se in questo caso, al contrario che in quello del Guatemala, devono ancora pervenire le scuse di Hillary Clinton.


Girava all’epoca un film che ebbi occasione di vedere varie volte. Si chiamava “Cuando se despierta el pueblo” (Quando il popolo si risveglia) e raccontava le mobilitazioni popolari precedenti al colpo di Stato. Trentatré anni dopo, in Venezuela, ho avuto occasione di vedere da vicino un popolo che si era risvegliato e continuava a risvegliarsi. Un popolo che, pochi anni prima, era sceso in piazza compatto e coraggioso per sventare un complotto golpista analogo a quello che aveva rovesciato Allende l’11 settembre del 1973. Ottenendo il ritorno del suo presidente democraticamente eletto, Hugo Chavez, che i golpisti, ancora una volta ispirati e sostenuti dagli Stati Uniti, avevano sequestrato e trasferito in un’isoletta. Ma stavolta non erano riusciti nel loro intento.
Nei suoi finora cinquantotto anni di brillante esistenza Hugo Chavez è stato molte cose. Il presidente più volte democraticamente eletto dalla grande maggioranza del popolo venezolano. L’erede di Simon Bolivar e del suo sogno di unificazione latinoamericana che ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni. Ha impersonato la nemesi storica dei movimenti democratici soffocati nel sangue dalle dittature e dagli interventi imperialisti durante tutta la storia dell’America Latina. Uno degli esponenti più importanti e significativi della stagione del rinascimento latinoamericano dopo gli anni bui delle dittatura e quelli rovinosi del neoliberismo. Il tribuno combattivo che, nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha saputo trattare come meritava George W. Bush. Il leader rivoluzionario che, nel momento del pensiero unico imperante ha avviato politiche esemplari di redistribuzione del reddito e del potere, dando voce e dignità a classi sociali da sempre escluse e tornando a far vivere nella realtà l’esempio di un diverso ordinamento sociale e politico ispirato a principi di giustizia sociale e democrazia effettive.
Coloro che, per ignoranza, superficialità e malafede, continuano a raccontare la favoletta insulsa del petrocaudillo, volendo far apparire questo grande leader rivoluzionario come una sorta di Achille Lauro in salsa latinoamericana, ovvero abusano dell’etichetta priva di significato di ‘populista’, non hanno capito in fin dei conti assolutamente nulla. Eppure la storia si incarica di ricordare loro la verità, da ultimo con le elezioni presidenziali e quelle regionali, che hanno confermato la fiducia nei confronti del partito di Chavez, il PSUV, da parte della grande maggioranza del popolo venezolano.
Oggi, che il comandante Chavez sta combattendo una difficile battaglia con la malattia, essi sperano che, senza la sua guida, il PSUV si frantumi e il popolo si scoraggi. Ma credo che si sbaglino ancora una volta. Se infatti è fondamentale il ruolo delle grandi personalità, la storia, in ultima analisi, la fanno i popoli. E non sarà facile far tornare indietro un popolo come quello venezolano che ha saputo godere di diritti e poteri da cui era stato a lungo escluso. Ciò non toglie che ci proveranno con tutti i mezzi possibili. Come ci hanno provato, in tutti questi anni, con tentativi di golpe e di assassinio, i peggiori arnesi della destra reazionaria, da Bush ad Aznar a Sarkozy, che dovrebbero essere chiamati a rispondere di questi ed altri loro crimini.
Quanto alle norme applicabili nell’attuale frangente, la Costituzione venezolana, una delle migliori del mondo dal punto di vista della promozione e della garanzia dei diritti, parla chiaro. Ci troviamo nell’ipotesi prevista dall’art. 234, che prevede, nel caso di temporanea impossibilità del presidente di esercitare le sue funzioni, la supplenza da parte del vicepresidente, per una durata massima di novanta giorni prorogabili per altri novanta da parte dell’Assemblea nazionale. Nell’ipotesi di impossibilità definitiva, chiaramente dettagliate dall’art. 233, si prevede invece lo svolgimento di nuove elezioni entro trenta giorni.
Hugo Chavez chiede oggi unità al popolo venezolano. E non c’è motivo di dubitare che tale popolo risponda ancora una volta in modo affermativo al suo leader. Per difendere e continuare l’opera intrapresa contro ogni privilegio e potere oligarchico e imperiale. Questioni che non riguardano solo l’America Latina ma sempre di più il mondo intero. Parole come rivoluzione tornano d’attualità anche in Europa, dove solo un deciso mutamento di rotta permetterà di uscire dall’attuale impasse.
Una parola che definisce, in modo significativo, la lista capeggiata dal magistrato Antonio Ingroia, a favore della quale ho avuto già modo di esprimermi. Se un pensiero critico è sopravvissuto al neoliberismo si deve a leader come Hugo Chavez. Per questo, a novembre, ho parlato di significato universale della vittoria di Chavez. Concetto che oggi più che mai riaffermo, abbracciando idealmente il grande leader ed esprimendogli l’affetto e la stima profonda delle persone oneste. Camarada Hugo Chavez, te deseamos una pronta recuperacion, per tornare a svolgere a pieno il tuo ruolo fondamentale per il Venezuela e per il mondo. E che crepino gli avvoltoi e gli uccellacci del malaugurio!

"Rompa el aislamiento. Vuelva a sentir la satisfacción moral de un acto de libertad... Haga circular esta información"        
 Rodolfo Walsh
"Ser internacionalista es saldar nuestra propia deuda con la humanidad. Quien no sea capaz de luchar por otros, no será nunca suficientemente capaz de luchar por sí mismo"     
 Fidel Castro

Immagine tratte da internet inserite da l'autore di questo blog