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domenica 4 aprile 2021

Ecuador: Lenin Moreno e la CIA contro Andres Arauz / Ecuador: Lenin Moreno and the CIA against Andres Arauz


 Ecuador: Lenin Moreno e la CIA contro Andres Arauz

Si avvicina il secondo turno delle elezioni ecuadoriane tra il candidato della rivoluzione cittadina pro-Correa Arauz e il banchiere Lasso, e le cose accelerano sull’asse formato da Lenin Moreno e gli Stati Uniti, coi servizi di intelligence in prima linea. Recentemente si è svolto un incontro segreto nelle Isole Galapagos tra il governo ecuadoriano e quello statunitense. Da parte ecuadoriana partecipavano il presidente Lenin Moreno, la vicepresidente María Alejandra Muñoz e il segretario generale del gabinetto di presidenza Jorge Wated; da parte degli Stati Uniti, il loro ambasciatore Michael Fitzpatrick e alti ufficiali statunitensi. In tale incontro, Moreno ringraziava gli Stati Uniti per il sostegno dato dall’ambasciata degli Stati Uniti a Quito, per sottoporre al poligrafo tutti i funzionari governativi e diplomatici ecuadoriani a Washington che potrebbero aver fatto trapelare le informazioni rese pubbliche il 4 febbraio sui piani di destabilizzazione per impedire la vittoria dei sostenitori di Andrés Arauz e Correa. Allo stesso modo, il segretario di gabinetto Jorge Wated fu incaricato di monitorare le e-mail e gli account sui social media di tutti i funzionari del Carondelet, il palazzo del governo ecuadoriano. Da parte sua, l’ambasciatore Fitzpatrick consegnava a Lenin Moreno un rapporto segreto che dà ad Andrés Arauz un vantaggio di 20 punti sul banchiere Lasso, sulla base dell’analisi delle agenzie di intelligence statunitensi. Fu anche deciso di rimuovere il ministro degli Esteri Luis Gallegos dal gabinetto, poiché si opponeva agli ordini di Moreno-Fitzpatrick di intensificare il conflitto diplomatico con Buenos Aires. Gallegos avrebbe dovuto redigere una nota di protesta all’omologo argentino per le dichiarazioni di Alberto Fernández su Lenin Moreno. Ma il vero obiettivo era mettere a dura prova i rapporti tra Ecuador e Argentina, per le simpatie che Rafael Correa e Andrés Arauz hanno per Alberto e Cristina Fernández. Inoltre, su sollecitazione di diversi senatori statunitensi, a Lenin Moreno fu chiesto di sbarazzarsi dell’ex Segretario della Presidenza Juan Sebastián Roldan per aver consentito la vittoria di Arauz al primo turno e non aver attuato le misure concordate col governo colombiano per collegare Correa ai Guerriglieri del ELN.
Da parte sua, l’ex-ministro del governo María Paula Romo insisteva per preparare la partenza di Moreno, utilizzando una presunta condizione cardiaca come giustificazione, per poi annunciarne dagli Stati Uniti le dimissioni. Da settimane ormai, nelle prime ore del mattino, è in atto al Carondelet l’evacuazione di informazioni riservate e denaro di Moreno e famiglia, nonché la distruzione di informazioni sensibili dai funzionari di fiducia dell’attuale governo. È nella stessa Carondelet che l’ambasciatore nordamericano Fitzpatrick ha un ufficio permanente, molto vicino all’ufficio presidenziale. Ed è proprio in questi corridoi che, visto l’imminente deterioramento della situazione nazionale, si pensa che a guidare il Paese sia un Comitato di crisi composto da María Paula Romo, vicepresidente María Alejandra Vicuña, OAS e ambasciatore Fitzpatrick. Continuano anche gli incontri tramite Zoom guidati da Romo per analizzare la situazione nel Paese. Partecipano Lenin Moreno, i senatori degli Stati Uniti Marco Rubio e Robert “Bob” Menendez e la funzionaria del dipartimento di Stato Martha Constanza Youth.
Sempre a marzo si ebbero incontri con dirigenti dei media pubblici e privati e membri della Segreteria per la Comunicazione (SECOM). L’obiettivo era elaborare una strategia mediatica per il secondo turno elettorale, con istruzioni per creare una campagna mediatica nazionale che riduca l’accesso ai sostenitori di Correa. Le accuse principali sono che Arauz trasformerà l’Ecuador in un nuovo Venezuela, il finanziamento della campagna di Correa da parte dei guerriglieri colombiani e sua presunta corruzione. A tal fine, arruolavano 250000 falsi account twitter. In modo complementare, Lenin Moreno analizzava con Drug Enforcement Agency (DEA) e Polizia Nazionale come collegare le attività di traffico aereo e marittimo della droga, recentemente rilevate ai confini dell’Ecuador con la Colombia, con la campagna di Arauz. Questo coll’obiettivo di contestare le elezioni e impedire che si svolgano l’11 aprile. Un’altra strada esplorata in questi giorni da Lenin Moreno, in collaborazione con la coordinatrice nazionale del movimento Pachakutik, Cecilia Velázquez, è utilizzare manifestazioni e richiesta presentata al Tribunale delle controversie elettorali per impedire la vittoria del Correismo. Fu anche fatto un appello affinché questo movimento voti nullo al secondo turno l’11 aprile, sebbene nel Pachakutik ci siano membri che non condividono le posizioni da mercenario di Yaku Pérez, rifiutando l’alleanza Yaku Pérez-Lasso-Moreno, e in particolare tra Yaku e l’ambasciata degli Stati Uniti, e preferiscono sostenere Andrés Arauz. Nelle scorse ore la nazionalità shuar (provincia di Sucumbíos) decise di sostenere la lista guidata da Arauz.
L’11 aprile è in gioco il futuro dell’Ecuador: da una parte, il banchiere Lasso, sostenuto da Lenin Moreno, ambasciata nordamericana e burocrazia di destra; dall’altra Andrés Arauz e un progetto di giustizia sociale basato sulla rivoluzione cittadina promossa da Rafael Correa. Una volta sconfitto il golpe in Bolivia, è tempo che l’Ecuador si unisca alla nuova fase di cambiamento epocale e al nuovo ciclo progressista guidato dall’Argentina di Alberto e Cristina Fernández de Kirchner e dal Messico di López Obrador.

 Traduzione di Alessandro Lattanzio

Tratto da :

http://aurorasito.altervista.org/?p=16301

 


Ecuador: Lenin Moreno and the CIA against Andres Arauz

 The second round of the Ecuadorian election between the candidate of the pro-Correa citizen revolution Arauz and the banker Lasso is approaching, and things are accelerating in the axis formed by Lenin Moreno and the United States, with its intelligence services at the forefront.

Recently, a secret meeting took place in the Galapagos Islands between the Ecuadorian and US governments. On the Ecuadorian side, President Lenin Moreno, Vice President María Alejandra Muñoz, and the Secretary-General of the Cabinet of the Presidency Jorge Wated took part; on the US side, its Ambassador Michael Fitzpatrick and senior US military commanders.

In this meeting, Moreno thanked the United States for the support given by the US Embassy in Quito, to submit to polygraph all his government officials and Ecuadorian diplomats in Washington who may have leaked the information we made public on February 4 about the destabilizing plans to prevent the victory of Andrés Arauz and Correa’s supporters.

Likewise, Cabinet Secretary Jorge Wated was instructed to monitor the email and social media accounts of all officials in the Carondelet, the Ecuadorian government palace.

RELATED CONTENT: How a Colombian Smear Campaign Rocked Ecuador’s Presidential Election

For his part, Ambassador Fitzpatrick gave Lenin Moreno a secret report that gives Andrés Arauz a 20-point lead over banker Lasso, based on analysis by US intelligence agencies.

It was also agreed to remove Foreign Minister Luis Gallegos from the Cabinet, as he opposed Moreno-Fitzpatrick’s orders to escalate the diplomatic conflict with Buenos Aires. Gallegos was supposed to draft a note of protest to his Argentine counterpart over Alberto Fernández’s statements about Lenin Moreno. But the real objective was to strain relations between Ecuador and Argentina, due to the sympathies that both Rafael Correa and Andrés Arauz have for Alberto and Cristina Fernández.

Also, at the urging of several US senators, Lenin Moreno was asked to get rid of former Secretary of the Presidency Juan Sebastián Roldan for allowing Arauz’s victory in the first round and not implementing all the measures agreed with the Colombian government to link Correa with the ELN guerrillas.

For her part, former Minister of Government María Paula Romo insists on preparing Moreno’s departure, using an alleged heart condition as a justification, in order to later announce from the US, Moreno’s resignation.

For weeks now, in the early hours of the morning, the evacuation of classified information and money belonging to Moreno and his family has been taking place in the Carondelet, as well as the destruction of sensitive information by trusted officials of the current government.

It is in the Carondelet itself where US Ambassador Fitzpatrick has a permanent office, very close to the presidential office. And it is in these corridors where, given the imminent deterioration of the national situation, a Crisis Committee is being considered to lead the country, made up of María Paula Romo herself, Vice President María Alejandra Vicuña, the OAS, and Ambassador Fitzpatrick.

RELATED CONTENT: Ecuador: Maneuvering by the Electoral Council and Tribunal Jeopardizes the Elections

Meetings also continue to be held via Zoom led by Romo to analyze the situation in the country. Lenin Moreno, US Senators Marco Rubio, and Robert “Bob” Menendez, and State Department official Martha Constanza Youth are taking part.

Also in March, meetings were held with public and private media executives and members of the Communications Secretariat (SECOM). The objective was to draw up a media strategy for the second round of elections, with instructions to create a national media campaign that would reduce the chances of Correa’s supporters. The main accusations are that Arauz will turn Ecuador into a new Venezuela, the financing of the Correa campaign by Colombian guerrillas, and the alleged corruption of the Correa campaign. To this end, they hired 250,000 fake Twitter accounts.

In a complementary manner, Lenin Moreno analyzed with the Drug Enforcement Agency (DEA) and the National Police how to link aerial and maritime drug trafficking activities, recently detected on Ecuador’s borders with Colombia, with Arauz’s campaign. This with the aim of challenging the elections and preventing the April 11 election to take place.

Another avenue explored these days by Lenin Moreno, in conjunction with the national coordinator of the Pachakutik movement, Cecilia Velázquez, is to use the demonstrations and the request presented to the Electoral Disputes Tribunal to prevent the victory of Correism.

A call was also made for this movement to vote null and void in the second round on April 11, although within Pachakutik there are members who do not share Yaku Pérez’s mercenary positions, reject the Yaku Pérez-Lasso-Moreno alliance, especially the alliance between Yaku and the US Embassy, and prefer to support Andrés Arauz. In recent hours the Shuar nationality (Sucumbíos province) has decided to support list 1 headed by Arauz.

On April 11, the future of Ecuador is at stake: on one side, the banker Lasso, supported by Lenin Moreno, the US Embassy, and the right-wing indigenous bureaucracy; on the other, Andrés Arauz and a project of social justice based on the citizens’ revolution promoted by Rafael Correa.

Once the coup d’état in Bolivia has been defeated, it is time for Ecuador to rejoin this new phase of epochal change, and the new progressive cycle led by the Argentina of Alberto and Cristina Fernández de Kirchner, and the Mexico of López Obrador.

https://orinocotribune.com/ecuador-lenin-moreno-and-the-cia-against-andres-arauz/

venerdì 29 maggio 2020

TRIBUNALE INGLESE RINVIA AL 22 GIUGNO LA DECISIONE SULLE 31 TONNELLATE D' ORO DEL VENEZUELA CUSTODITE NEL BANK OF ENGLAND....(CHE PERO' DA BUON SERVITORE USA LE HA BLOCCATE DA TEMPO.)


Tribunale inglese ha rinviato al 22 giugno l'udienza per decidere sulle 31 tonnellate d'oro -del valore di 1 miliardo e 700 milioni di dollari- richiesti dal Banco Centrale del Venezuela (BCV) dopo la reiterata negativa del Banco d'Inghilterra a restituire i lingotti d'oro. Qesti sono presenti nei suoi forzieri a titolo di “custodia”.
Il Venezuela ne chiede la restituzione dall'ottobre del 2018, quando le sue riserve ammontavano a 31 tonnellate, ma il Banco d'Inghilterra si barrica dietro argomentazioni di tipo “politico” -non riconosce la “legittimita'” del governo bolivariano-per rifiutare la restituzione di quel che non gli appartiene.

Le autorita' del paese sudamericano hanno concordato con l'ONU un programma che prevede l'utilizzazione parziale (1 miliardo) della somma illecitamente trattenuta, per l'acquisto di medicine, attrezzature mediche e alimenti per poter affrontare la pandemia in condizione adeguata.

“«Siamo d'accordo con il Programa delle Nazioni Unite (PNUD) che siano loro a ricevere direttamente i fondi -dice Calixto Ortega, presidente del BCV- Sono le Nazioni Unite a coinvolgersi ufficialmente, con la loro neutralita' e indipendenza, pertanto non vi e' pericolo di nessuna trama oscura”.

Il presidente della banca centrale ha sottolineato con fervore “Continueremo a batterci per la restituzione dell'oro ..speriamo di ottenere giustizia e salvare la vita dei venezuelani durante questa pandemia”.
La vicepresidenta del paese caraibico Delcy Rodríguez, si e' detta soddisfatta per la continuazione del processo, evidenziando che “l'oro e' un patrimonio del Paese, non dell'organizzazione criminale diretta dal deputato golpista Juan Guaidó...”

Quest'ultimo non ha mai partecipato ad un'elezione presidenziale, ma e' stato designato da Donald Trump ad occupare fittiziamente la prima carica. Ma Trump non ha titoli per designare le autorita' della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ne' il Bank of England puo' stornare riserve auree a vantaggio di una fazione piu' convienente ai suoi interessi.

Tratto da http://selvasorg.blogspot.com/

martedì 21 aprile 2020

Il popolo cubano è oggetto del blocco più lungo e crudele della storia moderna


MANIFESTO: i cittadini e i popoli del mondo chiedono l’eliminazione del blocco imposto a Cuba dagli Stati Uniti

In questi momenti in cui tutti viviamo sotto la minaccia del CORONAVIRUS, sentiamo la necessità di unirci per garantire il valore supremo della vita. Non possiamo rimanere in silenzio quando un popolo è privato ad opera di altri delle condizioni necessarie per garantire la vita.
Era nascosto e sepolto, ma ora salta in primo piano alla coscienza mondiale l'ingiustizia dell'embargo imposto dagli Stati Uniti a Cuba e la illimitata solidarietà del popolo cubano oltre ogni confine.
Da sessant’anni Cuba vive sotto il peso di un embargo (blocco) imposto dagli Stati Uniti.
La geografia e la storia, e la vicinanza tesse tra i due paesi legami politici, economici e sociali senza per questo che Cuba diventasse mai territorio degli Stati Uniti. E lo mostrò, consapevole della sua sovranità, quando decise di difendere il suo territorio proprio contro gli Stati Uniti attraverso un processo rivoluzionario che illuminò e permeò la coscienza di tanti altri popoli della Terra, specialmente in America Latina.
A partire dall'ottobre del 1960, dopo il Trionfo della Rivoluzione, Cuba subì un blocco che nel 1962 fu quasi totale. Della sua gravità è segno evidente il fatto che il 73% delle esportazioni cubane erano verso gli Stati Uniti e il 70% delle importazioni provenivano da essi.
Successivamente, gli Stati Uniti hanno presero provvedimenti contro la Rivoluzione: l'invasione mercenaria dell'aprile 1961, il congelamento di tutti i beni dell'Isola negli Stati Uniti, il divieto di transazioni commerciali e di esportazione, sanzioni a imprese straniere che effettuano transazioni con proprietà americane nazionalizzate da Cuba, divieto di entrare negli Stati Uniti per le navi che toccano il porto cubano, revoca di qualsiasi tentativo di avvicinamento e nuove restrizioni da parte di Donald Trump nel 2017, azioni legali contro compagnie con attività commerciali a Cuba, divieto di viaggiare a Cuba, divieto di accesso ai medicinali e tecnologie sanitarie, ritiro del personale diplomatico, ecc.
Le perdite e i danni subiti ammontano, secondo calcoli ufficiali, a oltre 922 miliardi di dollari. L'embargo – classificato come il più lungo e crudele nella storia moderna – è stato affrontato dalla maggioranza dei cubani sottoposti a un’aggressione che viola i diritti umani.
L’obiettivo del blocco
La logica alla base del blocco fu ben spiegata il 6 aprile del 1960 da Lester D. Mallory, Vice Segretario di Stato aggiunto per gli Affari Interamericani, in un memorandum segreto del Dipartimento di Stato declassificato nel 1991, incluso a pagina 885 del Volume VI del Rapporto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti dal 1958 al 1960 che, in parole povere, dice:
“La maggior parte dei cubani sostiene Castro... l'unico modo prevedibile per sottrargli il sostegno è attraverso il disincanto e lo scontento che deriverebbero da disordini materiali e difficoltà... tutti i mezzi possibili devono essere rapidamente usati per indebolire la vita economica di Cuba... Una linea di azione che, essendo la più efficace e discreta possibile, realizzerà i maggiori progressi privando Cuba di denaro e forniture, riducendo le sue risorse finanziarie e i salari reali e causando fame, disperazione e conseguente rovesciamento del governo”.
Una dichiarazione raffinata e crudele per il suo duplice obiettivo di provocare fame e miseria al popolo cubano e di scaricare le cause delle sue sventure sull’inefficienza del governo cubano e non sulle "sanzioni" di Washington, e che rivela l'eccezionale eroismo della Rivoluzione e l'arroganza dell'immorale dominio nordamericano.
Le Nazioni Unite e i leader mondiali condannano il blocco
Le Nazioni Unite, con la speranza di non ricadere mai più nella follia di una nuova guerra, nel 1945 approvò: “Scopo delle Nazioni Unite è promuovere relazioni amichevoli tra le nazioni basate sul principio della parità dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli, e di prendere le misure appropriate per rafforzare la pace universale” (Carta delle Nazioni Unite, Cap. I, Art. 1).
“L'Organizzazione si basa sul principio dell'uguaglianza sovrana di tutti i suoi membri”(Carta idelle Nazioni Unite, Cap. 1 articolo 2).
In questo senso, e sulla base dei suoi principi di uguaglianza sovrana degli Stati, nel non intervento e ingerenza negli affari interni, le Nazioni Unite si sono pronunciate 23 volte con un voto schiacciante contro il blocco, con il seguente risultato nel 2019: su 193 paesi, 187 contro il blocco; 2 a favore (Stati Uniti e Israele) e 2 astensioni.
Alla stessa stregua, capi religiosi come Papa Giovanni Paolo II, lo hanno condannato due volte; il patriarca ortodosso Bartolomeo lo ha definito un "errore storico" e altri leader anche degli stessi Stati Uniti hanno espresso opposizione contro di esso.
Di fronte a questa situazione, noi che promuoviamo questo Manifesto, chiediamo ai cittadini di tutto il mondo di firmarlo sollecitando la revoca del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba.
Come fare
Per supportarlo, inviare nome, cognome e nazionalità via e-mail all’indirizzo: camunamdi@gmail.com o tramite whatsapp al numero 0034 618268963;
* Sarà creato un registro aggiornato delle persone che supportano l’appello, ovviamente nel rispetto della riservatezza, dall'editoriale Nueva Utopía in collaborazione con l'ONG Camunamdi. (CIVG/GM- Granma Int




  
Tratto :

domenica 19 aprile 2020

Come e' la guerra contro il Venezuela?


Il governo degli Stati Uniti rivendica apertamente il diritto ad aggredire il Venezuela. Tuttavia, tale finalità confessa, non rivela tutti i dettagli dell'aggressione, alcuni dei quali si pubblicano a contagocce nei bollettini militari. Ed altri...non saranno più classificati come segreti negli anni che verranno.
Com'e' la gestazione dell'assedio contro il Venezuela? Il Maggiore Generale Pascualino Angiolillo Fernández, da tempo sistematizza l'insieme delle teorie e dottrine di guerra non convenzionale che il governo degli Stati Uniti conduce in forma semplice o come combinazione, provvisoria o permanente, per giustificare le aggressioni contro il nostro paese. Riveliamo dunque le 10 teorie di guerra non convenzionale che stanno applicando contro la nazione venezuelana.

1-   La Teoria della Intelligenza Strategica per la Politica Estera

nordamericana, sviluppata nel testo dallo stesso nome dal teorico e agente della CIA Sherman Kent, nel 1949. Questa teoria fomenta l'uso di armi non convenzionali nelle guerre future, sottolineando due cose: “debilitare la volontaà e la capacità di resistenza del nemico e consolidare la propria volontà e capacità per vincere”

2.- La Teoría degli Stati Cattivi, Fuorilegge o Canaglia

Cerca la demonizzazione dei governi “ostili”, etichettandoli come regimi autoritari, inclini al caos, violatori dei diritti umani, che minacciano la pace mondiale, propiziano il terrorismo o producono armi di distruzione massiva. E' stato il filosofo nordamericano John Rawls, che nella sua “Teoría della Giustizia”, stabilì i postulati di questa tesi, poi propagandata da Reagan, e che Bush banalizzo' nel 2002 con il concetto di Asse del Male per designare all'Iraq, Irán e Corea del Nord.

3.- La Teoría della Legìttima Difesa

Gli Stati Uniti hanno convertito questa dottrina in una giustificazione per i suoi interventi militari, specialmente dopo gli attacchi dell'11 di settembre, con l'accusa ad Al Qaeda e al regime afgano di essere responsabili di quell'attentato, e cosi' scatenare l'operazione Libertà  Duratura.

Ma che cosa succede quando si tratta di “meri sospetti”?

Il governo nordamericano ridefinì il concetto e passò ad adottare la dottrina della “Guerra Preventiva”, per attaccare prima di essere “attaccato”, anche se la minaccia fosse falsa, come poi accadde con le famose armi di distruzione di massa, mai rinvenute in Iraq.

A questo proposito, il 9 gennaio del 2015 l'ex presidente Obama firmò un Decreto Esecutivo di emergenza, in cui catalogò il Venezuela come una “minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”

4.- La dottrina della “Guerra giusta”

Nasce nei tempi medioevali dell'egemonismo ecclesiastico europeo. Era come sciacquarsi la faccia e cambiar l'apparenza delle aggressioni piu' ingiuste. Con questa teoria, gli imperi sono soliti giustificare le guerre e i modi di eseguirle.

Nel 1977, nel contesto della Guerra del Vietnam, Michael Walzer pubblicó il libro “Guerre giuste e ingiuste”, in cui forniva mezzi morali e giuridici per rinnovare la categoria, e dotare i suoi adepti piu' capacita' di giustificazione

5.- La Teoría della “Responsabilità  di Proteggere”

Conosciuta con la sigla R2P, e' un altro espediente giuridico del sistema internazionale, diventato come un sotterfugio per la legittimazione del diritto di ingerenza delle potenze militari. Giustificato con l'argomento di voler impedire una sofferenza maggiore della popolazione d'altri territori.

Teoricamente solo il Consiglio di Sicurezza e' autorizzato a farne uso, quando si tratta di situazioni (reali...non "sensazioni") di genocidio, pulizia razziale, crimini di guerra o crimini di lesa umanità.

La Libia, attaccata nel 2011 con il pretesto di proteggere la popolazione, al costo di piu' di 50 mila morti, e la Siria investita da bombardamenti “umanitari” sulla popolazione civile, sono esempi di questa dottrina.

6.- Teoría del “Potere Duro, Morbido e Intelligente”

Secondo il teorico fondamentale Joseph Nye, il potere duro può essere assimilato a una “spinta”, associato all'uso della forza e al denaro: applica sanzioni, blocchi e boicottaggi per strangolare e generare danni alla popolazione del paese-obiettivo.

Invece il potere morbido, può essere assimilato ad “attrazione” o alla “cooptazione” attraverso risorse intangibili come le istituzioni, le idee, i valori, la cultura e la diplomazia. Nye chiarisce che “Non e' necessariamente torcere le menti che torcere il braccio”. Ricordate Obama?

Tuttavia gli Stati Uniti cerca di conservare la supremazia riguardo i suoi obiettivi, servendosi del Potere Intelligente, inteso come “abilità per combinare le risorse del potere duro e il potere morbido in strategie efficaci”

7.- La Teoria del “Caos costruttivo”

Disegnato dal consigliere in politica estera degli Stati Uniti Zbigniew Brzezinski, sostiene la necessità  di incoraggiare ed appoggiare conflitti violenti, crisi economiche e/o sociali interne all'obiettivo, incorporando varianti perturbative, con il fine di stimolare la dissidia e la caduta di un governo, o come ripiego, favorire la frammentazione di quel territorio, allo scopo di istallare “governi alleati” negli spazi geografici sorti dalle azioni secessioniste.

8.- La Teoría dello “Stato fallito”

Questa dottrina si prefigge di far perdere il prestigio e la frammentazione istituzionale del paese-obiettivo, la sua diffamazione, onde spezzarne l'appoggio popolare e innescare cosi' un'esplosione sociale. Nel 2015 il vicepresidente nordamericano Joe Biden, catalogó il Venezuela como uno Stato Fallito, incapace di mantenere l'ordine  interno, e come uno Stato Fuorilegge, diventato un pericolo per i suoi vicini.

9.- Teoría delle Ninfee

Nella “Décima Conferenza dei Ministri della Difesa delle Americhe”, realizzata nell'ottobre del 2012, in Uruguay, la delegazione degli Stati Uniti, partecipo' mostrando una particolare preoccupazione (tra virgolette) per i “disastri naturali, protezione della natura e la biodiversita'”. In quel contesto sottoposero all'attenzione la necessita' istallare “Basi avanzate di osservazione rapida per le catastrofi naturali” nello spazio sudamericano e caraibico, di gran rilevanza geostrategica. Queste strutture d'intervento sono denominate “ninfee”, come quelle piante acquatiche da cui la rana salta verso la sua preda.

Ricordate la tragedia di Vargas del lontano 15 dicembre del 1999?

Gli Stati Uniti offrì “aiuti” al governo venezuelano, per far fronte alla tragedia da una portaerei militare USA. Hugo Chávez si oppose.

10.- Teoría della “Guerra Ibrida”

Adottata dall'Esercito USA, venne sviluppata dal marine Frank Hoffman, e' concepita per intervenire nelle grandi città' o in terreni complessi.

“Puo' essere condotta dagli Stati, cosi' come da una varietà di forze non statali. Includono una varietà di modalità di guerra differenti, incluso le capacià' convenzionali, tattiche e formazioni irregolari, azioni terroriste, come la coercizione, la violenza indiscriminata e i disordini criminali”.

“Le guerre non convenzionali sono come un cancro, non se ne vedono i sintomi fino a quando e' gia' in grado avanzato, sembrano non essere tali perche' non ci sono soldati, carri armati ne' aerei, però e' l'espressione piu' avanzata della lotta di classe.

Molte volte l'aggressione militare non arriva a concretizzarsi. Con differenti metodi di far pressione contro i governi, si puo' cedere sovranita' e farli vacillare di fronte alle mete del capitalismo, al libero mercato e all'egemonia dei gruppi transnazionali.


Fonti Consultate

Arantxa Tirado. Venezuela: crisis humanitaria y responsabilidad de proteger

Ana Cristina Bracho – La Responsabilidad de Proteger: ¿salvar de la asfixia estrangulando?.

Angela María Arbeláez Herrera – La noción de la guerra justa. Algunos planteamientos actuales.

Daniel Añorve – Más allá del poder suave, del poder duro y del poder inteligente: la resiliencia ecológica y humana como fundamentos del poder.

Germán Gorráiz López – La estrategia kentiana de EEUU en América Latina.

John Sebastián Zapata Callejas – La teoría del Estado Fallido: entre aproximaciones y disensos.

Juan E. Romero J. – Venezuela y la tesis del caos constructivo.

Juan E. Romero J. – Venezuela: ¿un Estado Forajido?.

Andrew Korybko – GUERRAS HÍBRIDAS De las revoluciones de colores a los golpes.

Pascualino Angiolillo Fernández – Teorías de guerra que se están aplicando contra Venezuela

Pascualino Angiolillo Fernández – Una teoría Bolivariana para la emancipación y la Integración latinoamericana y caribeña

*Tatuy Tv: Juan Lenzo, Rukleman Palacios, María Alejandra Reyes. Narración: Karen Torres

Tratto da :
http://selvasorg.blogspot.com/2020/04/le-10-teorie-per-laggressione.html

venerdì 15 novembre 2019

CONTRO IL COLPO DI STATO MILITARE IN #BOLIVIA. RISPARMIATECI LE VOSTRE ‘CRITICHE’



Sarebbe difficile indicare un paese il cui presidente abbia più legittimità democratica di Evo Morales. Nessuno può seriamente contendere che egli abbia vinto a valanga la prima tornata delle elezioni presidenziali il 20 ottobre. Ha controllato il 47 per cento dei voti in un’elezione con un’affluenza dell’88 per cento, come aveva previsto la maggioranza dei sondaggi. Ciò raddoppia la percentuale dei voti idonei ricevuti generalmente dai presidenti statunitensi. Dirò più avanti qualcosa di più al riguardo, ma è cruciale notare che è stato eletto al suo presente mandato (che non scade fino a gennaio) con il 61 per cento dei voti in un’elezione con circa la stessa affluenza.
Le recenti “dimissioni” di Morales sono avvenute con il fucile puntato. E’ fuggito in Messico, il cui governo gli ha offerto asilo. L’esercito e la polizia non eletti lo hanno costretto ad andarsene. I generali hanno “suggerito” apertamente che si dimettesse e sia la polizia sia l’esercito hanno chiarito che non lo avrebbero difeso da avversari armati. La maggior parte dei membri democraticamente eletti del Congresso sono ora in clandestinità. Come in tutti i colpi di stato militari, la cosa è avvenuto con un blackout mediatico per aiutare le forze di polizia a reprimere brutalmente le proteste.
Se sostenete la democrazia, allora chiedete alle forze di polizia della Bolivia di consentire a Morales di tornare a completare il suo mandato. Chiedete loro di fare il loro lavoro, che consiste nel proteggere tutti i rappresentanti eletti e il diritto di tutti alla libertà di espressione e alla protesta pacifica. Questa è la loro funzione legittima. Dovreste anche chiedere al vostro governo di rifiutarsi di riconoscere qualsiasi “autorità” in Bolivia che ostacoli il ritorno di Morales e che cerchi di criminalizzare il suo movimento politico.
Indipendentemente da quanto un presidente sia popolare, ci sarà un segmento della popolazione che non lo ama e un segmento di duri disposto a linciare il presidente se la polizia e l’esercito glielo consentono. Se pensate che i presidenti statunitensi siano protetti da questo scenario da incubo perché hanno più legittimità di Morales allora non capite il vostro paese. Il fatto che persone di spicco tanto apparentemente diverse quali Trump, il comitato editoriale del New York Times e Human Rights Watch (con vari gradi di franchezza) abbiano contribuito ad appoggiare il colpo di stato in Bolivia è un’indicazione di quanto vuoto sia realmente il sostegno alla democrazia nella cultura politica statunitense. Alan McLeod ha segnalato su FAIR che i media occidentali hanno fatto la loro parte nell’appoggiare il colpo di stato rifiutandosi di chiamarlo quello che è. Qui c’è una petizione al New York Times con la richiesta di ritirare un editoriale che ha avallato il colpo di stato.
Ma Morales non ha fatto ‘mosse sbagliate’?
Nel 2016 Morales ha tentato di abolire i limiti di mandato mediante un referendum, ma l’ha perso per due punti percentuali. Un anno dopo la Corte Suprema eletta della Bolivia (che è letta con un mandato di sei anni) ha deciso che i limiti di mandato sono incostituzionali e perciò ha annullato i risultati del referendum. La decisione è stata discutibile, ma non scandalosa come sono state molte decisioni di Corti Supreme in tutto il mondo. Viene in mente la sentenza Citizen United. La sentenza della Corte Suprema che ha consegnato la presidenza degli Stati Uniti a George W. Bush nel 2000. La sentenza della Corte Suprema honduregna del 2009 che ha in effetti messo fuorilegge un sondaggio d’opinione non vincolante e in tal modo ha innescato un colpo di stato militare da cui l’Honduras deve ancora riprendersi.
Inoltre i boliviani in disaccordo con quella sentenza avevano molti modi democratici e costituzionali per cancellarla. Potevano votare una nuova Corte Suprema (i cittadini statunitensi non possono farlo) o semplicemente votare contro Morales e contro i suoi alleati al governo; cosa che non hanno fatto.
Principi a parte, è stato tatticamente stupido da parte di Morales candidarsi di nuovo? Forse, ma è più facile sollevare altre questioni tattiche che sono molto più importanti.
Perché ha consentito ai burocrati dell’OAS, che sono finanziati al 60 per cento dagli Stati Uniti, di aver un ruolo nel controllo dell’elezione? Un’analisi del Center for Economic and Policy Research (CEPR) ha mostrato che l’OAS non ha nessuna base per impugnare i risultati. Kevin Cashman ha approfondito il perché l’”audit preliminare” diffuso dall’OAS settimane dopo è stato analogamente privo di basi.
Non è la prima volta che i burocrati dell’OAS hanno impugnato un’elezione pulita con effetti devastanti, come ha segnalato Mark Weisbrot su Nation. Nel 2000 ha contribuito a screditare ingiustamente elezioni legislative ad Haiti. Ciò ha contribuito a giustificare pesanti sanzioni statunitensi cui ha fatto alla fine seguito un colpo di stato militare perpetrato dagli USA nel 2004. Da allora Haiti non ha mai avuto elezioni libere ed eque come quelli che aveva avuto nel 2000. Nel 2011 l’OAS ha colpito di nuovo e inescusabilmente cambiato i risultati elettorali a Haiti.
Perché Morales ha consentito loro di avvicinarsi all’elezione? Se non l’avesse fatto ciò avrebbe fornito motivi ai suoi nemici – con l’appoggio di Washington – di affermare che voleva manipolare l’elezione. Sanzioni statunitensi – che non hanno bisogno di pretesti credibili o di rispetto della legge internazionale – sarebbero probabilmente seguite. Può ben aver calcolato che la sua popolarità e i suoi risultati in carica sarebbero stati più che sufficienti per compensare la corruzione dell’OAS. In tal caso, si è sbagliato.
Perché non ha fatto meglio nel mettere sotto controllo l’esercito? Ovviamente avrebbe dovuto far meglio su quel fronte, ma merita di essere ricordato che tali mosse sono demonizzate nei media occidentali e dagli avversari locali. Ciò sarebbe stato particolarmente vero se avesse fatto usa della competenza cubana, ad esempio. E se avesse armato i suoi sostenitori in milizie? Stesso problema.
Il problema siamo noi
Citate un presidente democraticamente eletto rovesciato da un colpo di stato appoggiato dagli Stati Uniti che non abbia avuto qualche difetto o i cui avversari, anche se chiaramente una minoranza, non siano stati in grado di portare in piazza un mucchio di dimostranti. Quella lista potrebbe ovviamente non includere Goulart, Allende, Aristide, Arbenz, Chavez, Zelaya o chiunque non sia riuscito a camminare sull’acqua.
Uno sguardo onesto ai dilemma tattici di Morales mostra che la cultura politica degli Stati Uniti e dei loro alleati di vertice sono il grande problema che affronta ogni democrazia del Sud Globale. La Legittimità democratica fa molto poco per proteggervi quando gli USA e il loro apparato di propaganda vi prende di mira per distruggervi. Il colpo di stato contro Morales dovrebbe essere incredibilmente facile da contrastare senza riserve da parte di qualsiasi “progressista” e con contrastare io intendo pretendere che Morales completi il suo mandato. Le persone ansiose di sottolineare le loro “critiche” di Morales sono parte del problema.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
OriginaleCounterpunch
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.