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venerdì 11 maggio 2018

Siempre con FIDEL - "Discorso pronunciato da Fidel all’ ONU il 22 ottobre 1995 nella solenne sessione commemorativa del cinquantenario."

Fidel in una quadro all'interno salone  ICAP di Santa Clara


Signor Presidente
Signor Segretario Generale
Eccellenze

Mezzo secolo fa si costituirono le Nazioni Unite dopo una terribile guerra nella quale in media,nella quale andarono perdute in media, ogni anno, nelle fasi più intense, 10 milioni di vite. Oggi, 20 milioni di uomini, donne e bambini muoiono ogni hanno di fame e di malattie curabili.

Alcuni popoli ricchi hanno prospettive di vita fino ad 80 anni. Altri raggiungono appena i 40.

Sono miliardi ai quali si tronca la vita. Fino a quando dovremo attendere perche cessi questa strage?
Ha avuto termine la guerra fredda, ma continua la corsa agli armamenti e si mantiene l’egemonismo militare e nucleare.

Fino a quando si dovrà attendere per la messa al bando totale di tutte le armi di sterminio di massa per il disarmo universale e l’eliminazione dell’uso della forza, della prepotenza e delle pressioni nelle relazioni internazionali?

L’anacronismo privilegio del veto e l’uso abusivo del Consiglio di Sicurezza da parte dei potenti che instaurano un nuovo colonialismo nelle stesse Nazioni Unite.
L’America Latina e l’Africa non hanno un solo membro permanente nel Consiglio di Sicurezza. L’India in Asia, con quasi un miliardo di abitanti non vanta responsabilità.

Fino a quando si dovrà attendere prima che divengano realtà la democratizzazione delle nazioni Unite, l’indipendenza e parità sovrana degli stati, il non intervento nei loro affari interni e la vera cooperazione internazionale???

discorso all'ONU
I prodigiosi avanzamenti della scienza e della tecnologia si moltiplicano giorno per giorno, ma i loro benefici non giungono alla maggioranza dell’umanità, rimangono fondamentalmente al servizio del consumismo irrazionale de dilapida risorse limitate e minaccia gravemente il pianeta.
Fino a quando si dovrà attendere perché si abbia razionalità, equità e giustizia nel mondo??
Si riducono i boschi, si avvelena l’aria, si inquinano i fiumi. Innumerevoli specie di piante e animali si estinguono, i terreni si impoveriscono, antiche e nuove epidemie si estendono mentre la popolazione cresce e si moltiplicano le legioni degli espropriati.

Le prossime generazioni raggiungeranno la terra promessa mezzo secolo fa??

Quante centinaia di milioni di persone sono già morte senza contemplarla??

Quante vittime dell’oppressione e del blocco, della povertà, della fame, e della insularità ?

Quanti ancora dovranno cadere?

Vogliamo un Mondo
Senza egemonismo,
Senza armi nucleari,
Senza interventismi,
Senza razzismo,
Senza odi nazionali o religiosi,
Senza oltraggi alla sovranità di nessun paese, con il rispetto dell’indipendenza e dell’autodeterminazione dei popoli,
Senza modelli universali che non tengano in considerazione le tradizioni e la cultura di tutte le componenti dell’umanità, 
Senza crudeli embarghi che uccidono uomini donne e bambini, giovani e anziani come silenziose bombe atomiche.

Vogliamo un mondo di pace, giustizia e dignità in cui tutti, senza alcuna eccezione abbiano diritto al benessere e alla vita.



venerdì 27 ottobre 2017

58 °anniversario dalla morte di Camilo Cienfuegos: la forza e la passione del suo pensiero rivoluzionario

Il Signore dell’Avanguardia fu molto più che un capo militare che si distingueva nei combattimenti. Fidel, i suoi fratelli di lotta e il popolo cubano sapevano che assieme al suo coraggio di guerrigliero e al suo carisma personale c’erano la maturità e la forza delle sue idee.
Nacque il 6 febbraio 1932, all’Avanamorì il 28 ottobre 1959



L’immagine del leggendario Comandante Camilo Cienfuegos Gorriarán è ben conosciuta tra il popolo cubano. La sua vita e la sua opera si studiano nei testi scolatici, nella Storia di Cuba, e in questi  s’insiste sulla sua condizione di  partecipante alla spedizione del Granma, sulle sue missioni all’avanguardia delle prime forze dell’Esercito Ribelle, sul suo ruolo,  quando divenne uno dei primi a combattere nel piano, sui suoi compiti nella vittoria strategica contro l’offensiva nemica, nell’estate del 1958, e sulla sua guida al comando della colonna Antonio Maceo nell’Invasione a Occidente e, ovviamente, delle azioni per prendere  Yaguajay nei giorni finali della guerra.
Il Comandante Ernesto Che Guevara, evocando Camilo nel quinto anniversario della sua scomparsa disse: “ Quello che per noi -  quelli che ricordiamo Camilo come una cosa,  come un essere vivo – fu sempre maggiormente attraente, fu quello che attraeva anche tutto il popolo di Cuba, era il suo modo d’essere, il suo carattere, la sua allegria, la sua franchezza, la sua disposizione in ogni momento d’offrire la sua vita, correre i pericoli più grandi con una totale naturalezza, con una completa semplicità, senza la minima ostentazione del valore, della sapienza, essendo sempre il compagno di tutti, e anche se era già terminata la guerra, era indiscutibilmente il più brillante di tutti i guerriglieri”.
E reiterando la sua ammirazione per il compagno scomparso, il Che aggiunse: “Quel ‘vado bene?’ di Fidel, quando lo chiese a Camilo  nella Citta Militare, nei primi giorni  o il primo giorno del suo arrivo a L’Avana, non significa che Camilo era casualmente al suo fianco, non significa che fu una domanda casuale, ma era la domanda fatta ad un uomo che meritava la totale fiducia di Fidel, per il quale provava come forse nessuno di noi, una fiducia e una fede assolute”.
Più che un capo militare che spiccava, il Signore dell’Avanguardia -come lo chiamò il Che - fu molto più di un capo militare che si distingueva nei combattimenti.
Fidel, i suoi fratelli di lotta e il popolo cubano sapevano che, unito al suo valore come guerrigliero e al suo carisma personale, c’erano la maturità e la forza di un pensiero genuinamente rivoluzionario.
Camilo Cienfuegos  visse solo 301 giorni dopo il 1º  del 1959, ma la sua passione rivoluzionaria fu così grande che in questi 55 anni è stato ispirazione e forza dell’opera della Rivoluzione.
Dopo il trionfo rivoluzionario, l’attività di Camilo fu decisiva per rinforzare l’Esercito Ribelle, unire le volontà del popolo, unire le forze in appoggio alle leggi e alle misure della Rivoluzione, appoggiando il suo leader e per riaffermare definitivamente la presa del potere politico. Il suo continuo combattere nel breve tempo che visse nella patria liberata, ha marcato i cubani.
Nei primi giorni del trionfo, Camilo confessò:
“ Sono andato alla Rivoluzione perchè sapevo, ero molto cosciente che Cuba necessitava una Rivoluzione come questa, che Cuba necessitava non solamente la caduta del dittatore, ma che Cuba necessitava questa Rivoluzione che abbiamo oggi, perchè in Cuba un giorno ci sia giustizia sociale e perchè un giorno, che è questo che oggi stiamo vivendo, il popolo di Cuba viva con pieni diritti, e i cittadini di questa terra nostra non siano gli  uomini abusati, gli uomini sempre sfruttati”.

IL POPOLO IN UNIFORME

Le sue idee per la preparazione dell’esercito della Rivoluzione si scoprono quando afferma: “ La morale che ci ha portato al trionfo, la volontà che non ci è mancata nella lotta, l’ottimismo che ci ha stimolato nei momenti più difficili e gli ideali che hanno alimentato la guerra, sono elementi che useremo nella preparazione del nostro esercito, che è già tecnicamente ristrutturato, per garantire la sicurezza del popolo, e la sua preparazione influirà nella vita nazionale”.
Camilo sviluppò un intenso lavoro di chiarimento sull’Esercito Ribelle e la Rivoluzione cubana. Lui pronosticò il ruolo delle forze armate. Per questo stimolò la preparazione dei suoi membri e seppe prendere una scorciatoia con risposte sicure a determinate forze reazionarie che tentavano di confondere il popolo:
“Coloro che sperano che noi ci si dedichi alle caserme, sappiano che noi, gli uomini che vestiamo l’uniforme verde olivo della Rivoluzione, intendiamo che i lavori e i sacrifici non sono terminati il 1º gennaio, ma al contrario, che i sacrifici e i lavori per noi sono cominciati il Primo Gennaio”.
Il Signore dell’Vanguardia espose chiaramente il vero carattere delle Forze Armate  Rivoluzionarie e le funzioni che questa istituzione avrebbe seguito, differenziandola dagli eserciti precedenti.
“Questo –disse - è un esercito politico, e che s’intenda bene la parola politica, non la politica miserabile, la politica sporca, la politica meschina fatta in Cuba per più di 50 anni. Questo è un esercito idealista (di ideali),  che veglierà sugli interessi del popolo, che si metterà dove  si dovrà mettere, per evitare che l’immoralità, la scostumatezza, l’insolenza e il disonore cadano su tutti”.
Reiterando la sua convinzione che l’Esercito Ribelle era formato da uomini in uniforme usciti dal popolo, definì la vera essenza di questo esercito, capace di cambiare i suoi fucili con zappe per lavorare la terra.
“Siamo disposti, con la stessa uniforme, ad arare se sarà necessario, perchè Cuba cresca, perchè Cuba fiorisca, per far sì che la Riforma Agraria sia un fatto positivo, un esempio per i paesi fratelli, per uscire dalla miseria che abbiamo vissuto per più di cinquant’anni”.

L’UNITÀ, IL CAMMINO PER LE NUOVE VITTORIE

Lo studio del pensiero di Camilo permette  di confermare che i suoi maggiori sforzi erano incamminati a rinforzare l’unità di tutte le forze rivoluzionarie, soprattutto tra i membri dell’Esercito Ribelle e il popolo, con il fine d’assicurare la vittoria.
E lo espresse quando disse: “Gia non esistono  gruppi nell’Esercito Rivoluzionario, dobbiamo dimenticarci che apparteniamo a differenti fronti di battaglia, a distinte colonne e sotto il comando di distinti comandanti. Attualmente apparteniamo all’Esercito della Repubblica con un solo fronte, Cuba, e con una sola bandiera, la cubana”.
“(…) Tutti gli operai, tutti i lavoratori , tutte le diverse parti del popolo devono unirsi ogni giorno di più. È l’unità il trionfo. Nell’unità c’è il vero consolidamento della Rivoluzione e della libertà che oggi godiamo”.
Con le sue parole convocava sempre ad appoggiare la Rivoluzione e a unirsi in questo impegno, con la convinzione che questo popolo non si può dividere (…)
Come un fedele seguace di José Martí, chiamò  tutti i cubani a farsi guidare dal pensiero martiano:“Questo pensiero e queste idee martiane,  che sono quelle che hanno tracciato il cammino  per lanciarci in armi, queste idee che sono quelle che stanno dettando le leggi rivoluzionarie a favore del popolo”.

FRATELLI IN UNA CAUSA COMUNE

Camilo definì molto chiaramente che ci sono solo due campi in queste nostre terre, ci sono solamente due posizioni, ci sono solamente due strade: “Stiamo con la Rivoluzione o stiamo contro la Rivoluzione. E sappiamo che il popolo cubano sta con la Rivoluzione”.
I suoi concetti sulla difesa armata della Rivoluzione coincidevano pienamente con quelli di Fidel e Raúl. Per questo Camilo dedicò grandi sforzi all’idea di armare il popolo, e quel  pensiero si rivela con queste parole: “Il lavoratore vuole armi e noi, l’Esercito, daremo queste armi ai lavoratori. Armi contro i nemici di Cuba”.
“Gli operai vogliono istruzione militare e noi daremo a questi operai l’istruzione militare.  La daremo perchè il popolo e i lavoratori sono uguali ai soldati del nostro esercito. Perchè tutti siamo qui per difendere la causa comune”.
Inoltre intuì la disposizione del popolo di difendere la Rivoluzione, prevedendo che sarebbe accaduto il giorno in cui i nemici tentassero d’invadere Cuba.
“Noi sappiamo che questo giorno arriverà, e tutto il popolo con noi difenderà la Rivoluzione. Sapremo scavare nella stessa sabbia in cui sbarcheranno, le tombe dei mercenari che cercheranno di strapparci questa bella libertà che oggi vive la Repubblica libera di Cuba”.

VINCERE O MORIRE

Quando il traditore Huber Matos, come parte della campagna controrivoluzionaria, comminò la direzione della Rivoluzione, perchè dicesse sin dove sarebbe arrivata, Camilo nel suo discorso del 21 ottobre a Camagüey, accentuando il vero carattere del processo trionfante e qual’era la sua meta, s’incaricò di rispondergli:
“Non è necessario dire qui sin dove  Fidel Castro farà arrivare la Rivoluzione Cubana. Questa Rivoluzione andrà sino ai suoi limiti finali, questa Rivoluzione andrà sino alla sua meta tracciata, questa Rivoluzione come nei giorni della guerra ha sue sole strade, vincere o morire.  Perchè è bene che tutti i compagni sappiano che questa Rivoluzione non si fermerà di fronte a niente e  a nessuno. Sino a dove arriveremo, ci si chiede, e noi diciamo che con questa Rivoluzione arriveremo sino al finale  Andiamo a realizzare una vera giustizia sociale. Andiamo a togliere  i contadini e gli operai dalla miseria che li tiene sottomessi agli interessi mossi oggi dalle corde della controrivoluzione. La Rivoluzione cubana non si fermerà davanti a niente. Se dovremo arrivare alla luna con un nostro missile, la Rivoluzione Cubana andrà sino alla luna anche in un missile”.
Segnalando che la Riforma Agraria non si sarebbe fermata anche se avessero mobilitato grandi interessi dentro e fuori dal paese, Camilo riafferma la sua fiducia nel capo rivoluzionario, quando segnala:
“Ci sono uomini come Fidel Castro, che rappresenta l’Esercito Ribelle, che rappresenta il popolo e che è seguito da tutti noi, che non faranno un passo indietro  in nessuna legge rivoluzionaria che significhi un passo avanti e il progresso per il popolo”.
Il 26 ottobre del 1959, due giorni prima della sua scomparsa fisica, Camilo Cienfuegos fissò la forza delle sue idee quando nelle sue ultime parole dichiarò:
“ E che i nemici della Rivoluzione non pensino che ci fermeremo; che i nemici della Rivoluzione non pensino che questo popolo si fermerà, che quelli che inviano gli aerei non pensino, che quelli che conducono gli aerei non pensino che ci metteremo in ginocchio e che abbasseremo le fronti. Ci metteremo in ginocchio una volta e una volta chineremo la fronte e sarà il giorno in cui giungeremo alla terra cubana che custodisce 20.000 cubani per dire loro :“Fratelli, la Rivoluzione è fatta, il vostro  sangue non è stato sparso invano!”
Al termine, come desiderasse accomiatarsi dal suo capo, disse: “Avanti Fidel, che l’Esercito Ribelle sta con te!”
(Traduzione Gioia Minuti).


original :




domenica 7 maggio 2017

Rafael Correa ultimo viaggio a Cuba prima delle consegne a Lenin Moreno il 24 Maggio.



Santa Clara – Cuba  7 maggio 2017  Barrio Condado Nord


Nei giorni scorsi mi trovavo in Santiago di Cuba e non volendo mi sono ritrovato  a seguire Rafael Correa, Presidente dell’Ecuador fino al prossimo 24 di maggio, giorno in cui Lenin Moreno riceverà il passaggio delle consegne, sono arrivato poco dopo di lui alla tomba di Fidel,  così come a quella di Josè Martì,..sono arrivato dopo anche alla casema Moncada, però lo ho anticipato al Santuario della Virgen del Cobre, …il compagno Adolfo Rosales (incredibile la sua somiglianza con il compagno cubano Raul Capote) che con la sua Plimouth verde del ’56 mi ha accompagnato in un itinerario che avevo posto avanti a tutto  dopo che è venuto a mancare FIDEL, un punto di riferimento della mia vita, ….. mi ha informato appunto che al Cobre stavano aspettando l’arrivo di Correa,………

Rafael Correa nei suoi interventi durante la visita in terra cubana, ha dichiarato :”E’ la mia ultima visita come Presidente dell’Ecuador in questa fraterna terra, in questa terra graziosa e terra amica.
Ho vissuto 10 anni molto intensi, sono stati anni molto felici, e il miglior modo di terminare il mio mandato è visitando la mia cara Cuba, se qualcosa ho potuto realizzare in questi 10 anni, usando l’ anologia che scrisse Newton : se sono arrivato lontano è perché mi appoggiai  alle spalle dei giganti; ..si giganti come Bolivar, giganti come i CHE, giganti come Eloy Alfaro Delgado  e il suo amico Josè Martì , e giganti che  la vita mi ha dato la opportunità di conoscere, di essere suo amico e di ascoltare direttamente i loro consigli come Nestor Kirchner, come Hugo Chavez, come Fidel….tutta la vita sono stato Martiano, credo che fu un uomo straordinario,  avanti per la sua epoca, primo nella riflessione, primo nella azione, un latinoamericano che fa parte  della storia regionale così come di quella universale…. Durante la conferenza all’Università dell’Avana, entrando nel merito del suo Paese Rafael Correa ha affermato inoltre :L’Ecuador oggi è una Repubblica di opportunità dove comanda il popolo” ed ha continuato dicendo che quando arrivò al potere incontro un paese paralizzato, senza speranze, invece dopo 10 anni di Rivoluzione Ciudadana il 24 maggio consegnerà al suo successore  Lenin Moreno una realtà con una economia in crescita e stabile, ciò grazie a fattori importanti come le tre misure che furono prese all’inizio del suo primo mandato : ricomprare il debito estero, i rinnovi dei contratti petroliferi, la lotta contro l’evasione tributaria,……..Nell’aula magna dell’università dell’Havana Rafael Correa ha ricevuto il titolo di DOCTOR HONORIS CAUSA IN SCIENZE ECONOMICHE, il rettore Gustavo Cobreiro nella consegna del titolo ha messo in risalto il lavoro svolto dal Presidente Ecuadoriano che ha posto l’essere umano avanti al capitalismo e difeso un sistema internazionale più giusto e equo,…Correa da parte sua ha dichiarato di essere orgoglioso di ricevere tale onorificenza nella Patria di Fidel, Paese la cui Rivoluzione ha ispirato movimenti progressisti del Mondo Intero……Nel palazzo  della Rivoluzione, Correa ha terminato il suo intervento prendendo come suo il pensiero del vecchio lottatore general Eloy Alfaro : Nulla sono, nulla valgo , nulla pretendo, nulla cerco per me, tutto è per voi, popolo, que si è fatto degno di essere libero.
Moltissime grazie , Cuba.
Hasta la vittoria Siempre Companeros!!


Il Documento sopra redatto è un sunto tratto da articoli tratti dal quotidiano Granma (organo del Partito comunista Cubano) del 6 maggio 2017 .
Il Granma  quando sono in Cuba mi arriva in casa direttamente da sotto la porta, o addirittura dalla finestra volando.

 Maurizio Cerboneschi (Sandino)

giovedì 16 marzo 2017

Al popolo di Cuba: Washington sta preparando un "golpe morbido"? La cooptazione degli intellettuali cubani.




Michel Chossudovsky | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

06/03/2017

La Rivoluzione Cubana costituisce una fondamentale pietra miliare nella storia dell'umanità che sfida la legittimazione del capitalismo globale. In tutte le maggiori regioni del mondo la Rivoluzione Cubana è stata una fonte di ispirazione nell'inarrestabile lotta contro la dominazione neocoloniale e l'imperialismo USA.

Il mondo è giunto ad un critico crocevia. In questo frangente della nostra storia, molti "reali" movimenti progressisti verso il socialismo sono stati distrutti e sconfitti attraverso le guerre guidate da USA e NATO, gli interventi militari, le campagne di destabilizzazione, i cambi di regime, i colpi di stato e i golpe "morbidi".

Altri movimenti progressisti, come le sinistre in Europa occidentale e negli USA, sono stati largamente cooptati, spesso finanziati dalle fondazioni delle multinazionali.

Il progetto socialista a Cuba ha tuttavia ancora la meglio nonostante il blocco economico degli USA, le operazioni di intelligence e la politica sporca della CIA.

Mentre l'eredità di Fidel Castro continua a vivere, cerchiamo di non farci illusioni perché il fine di Washington non è solo quello di distruggere la Rivoluzione Cubana, ma quello di cancellare la storia del socialismo.

Il progetto diabolico di Washington

Ci sono indicazioni che un "cambio di regime" a Cuba è attualmente contemplato dai responsabili politici di Washington. L'amministrazione Trump è stata categorica a riguardo. Le ripercussioni si percepiranno in tutta l'America Latina.

Durante la campagna elettorale "egli si è impegnato nel ribaltare le direttive della politica presidenziale di Obama denominate Normalizzazione tra USA e Cuba" (una direttiva di 12 pagine - conosciuta ufficialmente come "PPD-43"). (
The Nation, October 2017).  Nessuna dichiarazione successiva all'insediamento di Trump è per ora disponibile.

Significativa è la nomina di Trump del dr. Judy Shelton a capo del Fondo Nazionale per la Democrazia (National Endowment for Democracy NED), una fondazione e think-thank pensata per un cambio di regime. Come ex presidente della NED, Shelton fu "direttamente coinvolto nel fornire legittimazione ai piani sovversivi sostenuti dagli USA a Cuba come parte di un tentativo decennale di rovesciare il Governo de L'Avana ed espandere l'egemonia USA nei Caraibi".

Quale che sia la "normalizzazione" USA-Cuba contemplata dall'amministrazione Trump, essa è stata pensata per la restaurazione del capitalismo attraverso atti di sedizione, infiltrazione ecc. combinati con l'imposizione di riforme economiche neoliberiste, inclusa la "cura economica radicale" del FMI. La questione fondamentale è come Cuba e il popolo cubano risponderanno, nel contesto attuale, a queste ininterrotte minacce.

In quale modo Washington ha progettato di portare avanti questo piano? Fondamentalmente attraverso:
1. misure che contribuiscono a destabilizzare l'economia cubana ed il suo sistema monetario;
2. procedure che siano prodromiche all'eventuale integrazione dell'economia cubana nel circuito del FMI-WTO-Banca Mondiale, inclusa l'imposizione di condizionali economiche disegnate apposta per smantellare i programmi sociali di Cuba, la sua programmazione distributiva di beni di consumo essenziali, ecc.;
3. per raggiungere i suoi obiettivi, Washington ed i suoi alleati europei hanno concepito negli anni varie operazioni coperte di infiltrazione e cooptazione con l'ottica di influenzare i responsabili politici del governo, i direttori delle imprese pubbliche così come gli intellettuali. A questo riguardo Washington si è anche affidata ai suoi partners europei che hanno stabilito relazioni bilaterali con Cuba.

Questo articolo si concentrerà particolarmente sulle attività delle fondazioni europee legate alla destra coinvolte nel finanziamento di think-thanks e centri di ricerca cubani.

L'obiettivo è quello di cooptare ricercatori, studenti ed intellettuali. Lo scopo è quello di costruire una "nuova normalità" che spianerà la strada per l'inserimento del socialismo cubano nella logica del capitalismo mondiale. Mentre conserva la narrativa socialista, questo processo è da ultimo inteso a distruggere le basi della Rivoluzione Cubana, aprendo le porte alla deregolamentazione economica, agli investimenti stranieri e alla privatizzazione. L'"accettazione" da parte degli intellettuali cubani di questa "nuova normalità" è essenziale per raggiungere lo scopo della restaurazione del capitalismo.

Retroterra: l'interventismo USA
Negli anni recenti, le modalità dell'interventismo USA sono drammaticamente cambiate: la spinta della politica estera USA consiste in gran parte nel destabilizzare paesi sovrani attraverso un processo di "cambio di regime" (rivoluzioni colorate). Ultimamente consiste nel destabilizzare l'economia nazionale, nel manipolare le elezioni nazionali, nel cooptare gli intellettuali di sinistra, corrompere i politici, finanziare i partiti di opposizione, costruire la violenza e i movimenti di protesta.


Nell'America Latina, le dittature filoamericane sono state in gran parte rimpiazzate da "democrazie" filoamericane. In cambio, le riforme neoliberiste sotto la guida i FMI-Banca Mondiale sono servite ad impoverire la popolazione, in tal modo creando condizioni che favoriscono le proteste così come i conflitti sociali e politici.

La manipolazione delle elezioni in America Latina è di solito affiancata a proteste costruite ed alla cooptazione di intellettuali di sinistra finanziati dagli USA, dalle fondazioni europee e da organizzazioni non governative aventi legami con l'intelligence USA.

Il Fondo Nazionale per la Democrazia (National Endowment for Democracy, NED) creato nel 1983 attraverso un certo numero di fondazioni con sede in USA ha preso la guida. La missione del NED è quella di promuovere la democrazia e i diritti umani nei paesi in via di sviluppo.

Il NED è un'arma ufficiosa della CIA. Secondo l'ex presidente del NED Carl Gershman: "Sarebbe terribile per i gruppi democratici attorno al mondo venire visti come finanziati dalla CIA… Non abbiamo avuto la possibilità di far questo ed è per questo che il Fondo è stato creato."

Nelle parole del primo presidente del NED Alan Weinstein: "Molto di ciò che facciamo oggi è stato fatto in modo coperto 25 anni fa dalla CIA" (Washington Post, 22 settembre 1991).

Il progetto del NED a Cuba. Entrare attraverso la porta di servizio

Sebbene il NED sia bandito da Cuba, esso tuttavia finanzia indirettamente - attraverso fondazioni associate e vicine, ONG con sede in Florida - un grande numero di cosiddetti "progetti per la democrazia". Molte di queste organizzazioni associate (con sede in USA), incluso il Cuban Democratic Directorate (Directorio), l'Instituto Cubano por la Libertad de Expresion y Prensa, l'Observatorio Cubano de Derechos Humanos, hanno legami con l'intelligence USA. Storicamente, il NED ha sempre lavorato con associati nell'Unione Europea che avevano formali legami bilaterali con Cuba.

Per quanto riguarda la Germania, il Friedrich Ebert Stiftung (legato al Partito Socialdemocratico), l'Hans Böll Stiftung (legato ai Verdi) e l'Hanns Seidel Stiftung (legato all'ala destra del  Partito Cristianosociale Bavarese, CSU) hanno accordi con Cuba.

Alleati dell'America: La Hanns Seidel Foundation, strumento dell'ala destra della CSU bavarese
Mi soffermerò primariamente sul ruolo della Hanns Seidel Foundation, con specifico riferimento al suo ruolo a Cuba ed in Venezuela.

La Hanns Seidel Stiftung (HSS), attraverso l'ala destra del Partito Cristianodemocratico Bavarese, ha una relazione diretta col governo di Angela Merkel, la quale, per molti versi è considerata un'alleata degli Stati Uniti. Storicamente, le attività dell'HSS hanno sempre supportato l'interventismo politico dell'ala destra.

Molte delle attività dell'HSS nei paesi in via di sviluppo e nell'Est Europeo sono portate avanti in associazione con fondazioni USA, compresa la NED, e la Open Society Foundation. la HSS ha anche legami con diversi serbatoi di pensiero come la Chatam House (Royal Institute of International Affairs) e l'American Enterprise Institute. Ospita conferenze ed eventi formativi in collaborazione con la NATO, l'UE e il governo tedesco.

La Hanns Seidel Stiftung (NSS) è intervenuta in molti paesi, spesso in unione con la NED e il Dipartimento di Stato USA. Nei primi anni 90 fu coinvolta nella cosiddetta "rivoluzione arancione" in Ucraina, che finì con una povertà di massa e con la destabilizzazione dell'economia ucraina.

Più di recente, la Hanns Seidel (HSS) ha mantenuto legami con l'attuale regime di Kiev, principalmente con un'ottica antirussa e per destabilizzare il Donbass. La HSS, attraverso il suo ufficio di Washington ha regolari consultazioni con il governo USA, con il Congresso, con serbatoi di pensiero, incluse le maggiori fondazioni associate.

La HSS è anche in collegamento con fondazioni aventi sede negli USA, compresa la NED, la Fondazione Ford e la Open Society Foundation.

La HSS continua a mantenere stretti legami col regime di Kiev, il quale governa col supporto di due partiti neonazisti. La CSU (Cristianosociali) e la HSS hanno legami informali con i servizi segreti tedeschi, il Bundes Nachrichtendienst (BND).

Una delle principali attività della Hanns Seidel Foundation è consistita nella cooptazione di intellettuali di sinistra e di studenti. Ciò è stato realizzato attraverso il finanziamento di think-thanks  e istituti di ricerca chiave politicamente orientati.

Hanns Seidel in Venezuela
In modo significativo, la Hanns Seidel Foundation (HSS) è attivamente coinvolta nel finanziamento del candidato di opposizione Henrique Capriles Radonski,
 in Venezuela nelle elezioni del 2012. Le sue attività si sono estese ben oltre l'endorsement della candidatura di Capriles. Nel suo rapporto trimestrale, la HSS ha apertamente ammesso la propria avversione nei confronti del processo Boliviano. A questo riguardo, la HSS è stata coinvolta nell'organizzazione di diverse conferenze antigovernative, principalmente con l'ottica di sostenere il libero mercato capitalista (neoliberismo) e diffamare il governo di Chavez. La HSS fu altresì utilizzata per creare legami con i partiti di destra inclusi il Copei e Primera Justicia.

Val la pena di notare che più di quarant'anni fa, i partiti cristiano democratici e cristiano sociali (CSU e CDU, ai quali la fondazione Hanns Seidel è collegata) furono coinvolti nel provvedere al supporto finanziario dei protagonisti del golpe militare contro il Presidente Salvador Allende. E all'inizio del golpe, prestarono aiuto economico al governo militare di Augusto Pinochet.

La HSS è ancora coinvolta in Venezuela nel finanziamento di un certo numero di progetti. Il loro obiettivo non detto è la destabilizzazione del governo Bolivariano.

La Hanns Seidel, come rappresentante della CSU bavarese è anche coinvolta nella politica di diversi paesi latinoamericani come l'Ecuador, la Colombia, l'argentina e la Bolivia. In Ecuador, la CSU, attraverso Hanns Seidel coopera attualmente con la Corporación Autogobierno y Democracia, la Fundación Acción y Desarrollo Comunitario (ACDECOM) e varie altre organizzazioni.

La Hanns Seidel Foundation a Cuba

Ora lasciatemi concentrare l'attenzione su Cuba, in particolare su di una specifica attività della Hanns Seidel Foundation nella quale sono stato personalmente coinvolto.

Nell'ottobre del 2015, fui invitato a partecipare ad un convegno internazionale del Centro de Investigaciones de Politica Internacional (CIPI), un centro di ricerca e serbatoio di pensiero affiliato al Ministero degli Affari Esteri. Il tema della conferenza era l'analisi del processo di transizione geopolitica dischiuso dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti.

Transizione geopolitica del potere globale: tra la cooperazione e il conflitto

L'evento è stato finanziato dalla Hanns Seidel Stiftung. Furono invitati studenti dall'Europa Occidentale, dall'America Latina, dall'Africa, dagli USA e dal Canada.

Poche settimane dopo la mia accettazione a partecipare al convegno indirizzata al CIPI, ricevetti un messaggio dalla Hanns Seidel Stiftung che mi informava che l'evento era sostenuto da loro e che la HSS avrebbe finanziato tutte le mie spese, incluso un onorario. Il messaggio dichiarava che si sarebbero messi in contatto con me a proposito di questioni riguardanti un contratto. Essi richiedevano inoltre sottoscrivessi una cosiddetta "propuesta de servicios" (offerta di servizi).

Ero assolutamente consapevole del curriculum della HSS, specificatamente di come erano intervenuti nelle elezioni presidenziali del 2012 in Venezuela a supporto di Capriles Radonski, in sostanza con l'ottica di danneggiare Hugo Chavez.

Ero scioccato dal fatto che il CIPI avesse richiesto i finanziamenti della HSS. L'intento della HSS (che agiva per conto dei cristiano sociali di Baviera, un partito di destra) in collegamento con le sue organizzazioni associate a Washington era di minare il socialismo a Cuba. Ciò si estrinsecava anche nel cooptare studenti ed intellettuali cubani anticipando un più ampio processo di cambiamento politico.

Risposi all'invito della HSS indicando a loro e per conoscenza anche agli organizzatori del CIPI che avrei provveduto autonomamente per le mie spese di viaggio e soggiorno e che non vedevo la necessità di ricevere fondi dall'HSS. Questa decisione creò scompiglio nella procedura per la mia partecipazione alla conferenza.

La conferenza dell'ottobre 2015

Cos'è successo: alcuni contributi molto buoni da parte di eccellenti studenti e ricercatori cubani e latinoamericani su una varietà di importanti argomenti. Ma ci sono stati diversi buchi neri nel programma, senza dubbio dovuti al fatto che la HSS legata ai Cristianosociali di Baviera finanziava il convegno e imponeva le sue condizioni.

1. Una sessione chiave della conferenza fu sul Venezuela, concentrandosi sul futuro del governo Bolivariano e sulle sue storiche relazioni con Cuba.

Non un singolo partecipante del Venezuela è stato invitato alla Conferenza, così impedendo dall'inizio ogni dialogo e discussione tra intellettuali cubani e venezuelani.

Tutte le presentazioni sul Venezuela erano di studenti cubani.

Non c'è dubbio che la HSS abbia impedito l'invito degli intellettuali progressisti venezuelani allineati con la rivoluzione Bolivariana. L'argomento della conferenza (ad esempio transizione e normalizzazione con gli USA) rivestiva significato cruciale sia per Cuba che per il Venezuela.

Dovrebbe essere compreso che nel presente contesto, il futuro del socialismo cubano  dipende largamente dal mantenimento e dalla costruzione di relazioni tra Cuba e Venezuela all'interno del contesto della Rivoluzione Bolivariana. Ironicamente, nessuno tra i partecipanti e gli organizzatori cubani era al corrente delle politiche sporche di Hann Seidel in Venezuela.

Per contro, la sessione sul Messico includeva quattro eminenti allievi dal Messico. C'era una larga delegazione di messicani così come di cittadini degli altri paesi latinoamericani. Ma non un singolo venezuelano era stato invitato.

2. Una sessione sulla politica estera USA includeva l'accademico israeliano Yossi Mekelberg associato della Chatham House, Royal Institute of International Affairs (UK), un serbatoio di pensiero arcireazionario britannico provvisto di legami col Council on Foreign Relations, avente sede a Washington.

La presentazione del'accademico israeliano fornì una faziosa interpretazione di cosa stava avvenendo in Palestina e Siria. La rivolta terroristica guidata dagli USA in Siria fu non a caso descritta come "guerra civile". I Palestinesi venivano additati come terroristi, e il Presidente Bashar Al Assad fu accusato di massacrare il suo stesso popolo, quasi nello stesso modo dei media di regime degli USA e del Regno Unito.

Secondo Mekelberg, citato da  Newsweek, l'Isis "emulava" i Palestinesi (http://europe.newsweek.com/netanyahu-ramming-atttacks-isis-palestinians-inspired-541097?rm=eu). Gli studenti cubani che parteciparono a quest'evento non si presero la briga di reagire o esprimere il loro sdegno.

La questione però è chi mai inviterebbe un simile individuo (affiliato alla Chatham House che sostiene il regime sionista di Tel Aviv) nella Cuba socialista presso un centro di ricerca affiliato al Ministero Cubano degli Affari Esteri?

Cuba ha sempre storicamente espresso la sua solidarietà con la Palestina così come con la lotta dei popoli di Siria ed Iraq, che sono attualmente oggetto di aggressione militare da parte degli USA e della NATO.

Perché non hanno invitato uno studente allineato con il socialismo dalla Palestina per dibattere la politica estera USA? Era una condizione imposta dal partito di destra della CSU di Baviera per mezzo della Hanns Seidel Foundation (HSS)?

3. Un'altra sezione era dedicata all'Ucraina, Tra i partecipanti c'era il Presidente dell'International Institute for Peace con sede a Vienna  Prof. Hannes Swoboda, che è un ex membro del Parlamento Europeo. Swoboda delineò il proprio sostegno per le operazioni USA-NATO nell'Est Europa dirette contro la Russia così come espresse il suo appoggio al regime ucraino di Kiev-Maidan (che è integrato da due partiti neonazisti). Nessuna reazione da parte degli intellettuali cubani partecipanti al convegno fu estrinsecata.

Prima che ce lo dimentichiamo, il Governo cubano ha espresso la sua solidarietà col popolo del Donbass e della Crimea. In cambio, il popolo del Donbass riconobbe la propria solidarietà con Cuba e con gli insegnamenti di Fidel Castro. Ma questa non fu una questione da discutere alla conferenza del CIPI.

Nelle parole di Fidel Castro: Cuba, che si è sempre stretta solidalmente al popolo dell'Ucraina, e che nei difficili giorni di Chernobyl fornì assistenza medica ai molti bambini colpiti dalla perniciosa fuga di radiazioni, e che continuerà sempre a prestarla, non può esimersi dall'esprimere il suo ripudio delle azioni antirusse, antiucraine e filo imperialiste del governo [di Kiev]" (14 luglio 2014).

Hannes Swoboda, invitato a Cuba dal CIPI (per citare Fidel Castro)  era "anti-russo, anti-ucraino e filo-imperialista". Come deputato al Parlamento dell'UE ha intrapreso la procedura  parlamentare (insieme a diversi altri deputati) anti-russa e filo-NATO per chiedere supporto in favore del regime illegittimo di Kiev, il cui governo è integrato da due partiti neonazisti.

Fidel Castro Ruz and Michel Chossudovsky, October 2010
Note conclusive: L'eredità di Fidel Castro

E' una mia sincera speranza che ciò che ho esposto in questo articolo sia oggetto di discussione e dibattito a Cuba.

Il Governo cubano è impegnato a proteggere le conquiste della Rivoluzione Cubana. Nel presente contesto, non è un compito facile. Come delineato nell'introduzione, l'intento di Washington non è solo volto a distruggere la Rivoluzione Cubana, ma anche a cancellare la storia del socialismo.

Lo scopo delle fondazioni occidentali - direttamente o indirettamente operative per conto di Washington - è quello di instillare divisioni all'interno della società cubana, attraverso l'infiltrazione, la cooptazione, il cui vero obiettivo è la restaurazione del capitalismo.

Questi meccanismi di cooptazione sono anche facilitati dal doppio sistema di valuta a Cuba, che ha consentito ad Hanns Seidel e alle altre fondazioni occidentali di inviare pagamenti agli istituti di ricerca e ai think-tank cubani in moneta convertibile (CUC).

L'incremento della "dollarizzazione" dei prezzi del consumo al dettaglio (espressi in CUC) conduce all'impoverimento e alle diseguaglianze sociali.

I cubani sono ben consci dell'evolvere di tale crisi: le persone che guadagnano il proprio reddito in pesos convertibili CUC hanno acquisito potere di acquisto. Per contro, quelli i cui redditi sono in gran parte composti da pesos cubani non convertibili sono esclusi dall'economia di consumo a base CUC.

L'intento ulteriore di Washington è quello di implementare le misure che contribuiscono alla destabilizzazione dell'economia cubana e del suo sistema monetario, vale a dire che reintegrano Cuba in una economia mondiale basata sul dollaro.

Sono anche previste procedure da parte di Washington per reintegrare eventualmente  l'economia cubana nel circuito del FMI-WTO-Banca Mondiale, inclusa l'imposizione di condizioni politiche disegnate per smantellare i programmi sociali cubani, la sua programmazione distributiva di beni essenziali di consumo, ecc.

E' essenziale bloccare queste iniziative. Il dibattito e la discussione sui meccanismi della "normalizzazione capitalista" sono cruciali, sia all'interno di Cuba che a livello internazionale.

La sola narrativa rivoluzionaria di per sé non sosterrà l'eredità di Fidel, se non è accompagnata da concrete azioni e politiche disegnate con attenzione.

La meccanica della restaurazione capitalista e i vari modi di interferenza politica ed ingegneria sociale devono essere riconosciuti ed avversati con vigore.

La lotta contro la guerra e il neoliberismo vince
Per l'unitario abbandono del neoliberismo e della militarizzazione che distrugge le vite dei popoli
Per l'aperta denuncia delle guerre imperiali dell'America
Per un mondo di Giustizia Sociale che sia veramente responsabile per la tutela dei nostri fratelli esseri umani

Lunga Vita a Fidel Castro Ruz


original in English :



mercoledì 16 marzo 2016

La Rivoluzione cubana e il processo emancipatore d’ America Latina ...(Simposio Internazionale Cuba nella Storia, Lima febbraio 2016)


abbiamo assolutamente chiaro che questo “cambio” degli Stati Uniti
ha come fine ultimo promuovere la ricostruzione del capitalismo a Cuba

 Basilio Gutiérrez García,  dipartimento internazionale Comitato Centrale Partito Comunista di Cuba

Il Partito Comunista di Cuba è profondamente grato agli organizzatori di questo evento internazionale dedicato al 57° anniversario della vittoria della Rivoluzione Cubana ed al suo contributo alla conquista della seconda e definitiva indipendenza della Nostra America, come l’ha chiamata José Martí. (…)
La realtà dell’isola è sistematicamente deformata, nel miglior caso silenziata dai grandi media che influenzano l’opinione pubblica mondiale. Oggi si cerca di spogliare i popoli della loro memoria storica: è la strategia imperialista per stabilire un governo globale.
Nella sua relazione al Primo Congresso del PCC, Fidel Castro sottolineò: “Cuba fu l’ultima colonia della Spagna in America Latina ed oggi è il primo Paese socialista di questo emisfero. Per costruire questo singolare destino la nostra patria ha dovuto saltare ostacoli che fino ad allora erano parsi invincibili”.
Per più di trenta anni la nascente nazione cubana ha combattuto e vinto militarmente l’esercito coloniale spagnolo, ben più forte in armi e risorse per la guerra (…).  
José Martí fu la figura più alta di quell’impresa. Ha lasciato insegnamenti fondamentali per le presenti e future generazioni di cubani: la necessità dell’unione nella lotta, la necessità di conquistare tutta la giustizia, il pericolo che per Cuba e l’America Latina rappresenta l’impero del Nord.
Martí si rese conto che l’unico modo di garantire la sovranità, non solo di Cuba ma del resto dell’America Latina, era: “impedire per tempo, con l’indipendenza di Cuba che gli Stati Uniti si allarghino sulle Antille e calino con maggior forza sulle nostre terre d’America”.
Quando noi cubani eravamo sul punto di raggiungere l’indipendenza dalla Spagna, a prezzo di tanto dolore, il Presidente nordamericano dell’epoca fu autorizzato dal suo Congresso ad intervenire militarmente nel nostro Paese, frustrando la nostra ricerca di libertà e imponendo con il ricatto militare il cosiddetto “Emendamento Platt”, che legalizzò nella sostanza la perdita della nostra sovranità, fondamento illegittimo dell’attuale Base Navale di Guantánamo.
Ci venne imposta una Repubblica fantoccio ed un capitalismo sottosviluppato, mono- produttore e dipendente dall’economia nordamericana. (…)
Esattamente 60 anni dopo che l’esercito interventista yankee impedì l’ingresso a Santiago de Cuba delle truppe mambisas(NdT-combattenti indipendentisti cubani), Fidel Castro e los barbudos entrarono in quella stessa città, il 1° gennaio 1959, per cambiare definitivamente la storia di Cuba ed in buona parte quella dell’America Latina.
La Rivoluzione trasformò la vita del nostro popolo in modo radicale. Cuba non solo recuperò la sua sovranità, ma raggiunse in breve tempo, sotto le bandiere del socialismo, impressionanti risultati economici e sociali. Il Paese è riuscito a collocarsi fra quelli con un alto indice di sviluppo umano, la speranza di vita ha superato i 78 anni, la mortalità infantile si è ridotta a meno di 5 su mille nati vivi, sono riconosciuti internazionalmente i successi della medicina e della scienza cubana, l’educazione, lo sport e la cultura sono alla portata di tutti.
Nonostante le nostre risorse limitate, la Rivoluzione è sempre stata coerente con la sua politica solidale e internazionalista. Migliaia dei suoi migliori figli hanno combattuto e sono morti per la causa libertaria di altri popoli d’Africa e America Latina. Oggi migliaia di collaboratori della sanità e dell’educazione prestano servizio in più di 60 Paesi.  
Cuba ed il suo eroico popolo hanno superato il terribile colpo rappresentato dalla caduta dell’Unione Sovietica, che ha significato un crollo del PIL del 35% e la perdita in pochi mesi del 70% del suo commercio estero.
Cuba non ha ammainato le sue bandiere socialiste né i suoi principi, mentre l’imperialismo nordamericano ha rafforzato il suo criminale blocco economico, finanziario e commerciale con la Legge Torricelli e la Legge Helms-Burton.
Però la resistenza di Cuba è stata possibile anche grazie alla solidarietà internazionale, che ha scritto la sua pagina più recente e brillante per la liberazione dei nostri Cinque Eroi, combattenti antiterroristi. (…)
Il Governo degli USA ha usato il suo ampio arsenale nel tentativo ossessivo di distruggere la Rivoluzione cubana ed il suo esempio. Ricordiamo solo la Baia dei Porci, l’imposizione del blocco nel 1962, la minaccia di sterminio nucleare nella crisi dell’ottobre 1962, la guerra imposta con bande controrivoluzionarie, sradicate dopo 10 anni di dura battaglia, il terrorismo che ha lasciato 3.478 morti e 2.099 disabili, oltre a enormi danni materiali.
La storia è nota. Cuba è arrivata fin qua in piedi. Gli USA hanno fallito e lo stesso Presidente Obama lo ha riconosciuto il 17 dicembre 2014, all’inizio dell’attuale processo fra i due Paesi.
Il ristabilirsi delle relazioni diplomatiche, l’attuale fase di apertura delle Ambasciate, non comporta la normalizzazione delle relazioni stesse.
La normalizzazione è un processo lungo e complesso che comporta, fra l’altro, l’eliminazione del blocco economico, commerciale e finanziario, la restituzione del territorio occupato dalla base di Guantánamo, il risarcimento dei danni provocati dalle politiche aggressive, la sospensione delle trasmissioni illegali radio e TV del Governo nordamericano contro Cuba, in violazione di accordi internazionali e, in generale, la cessazione dei programmi sovversivi.
Questi aspetti spiegano perché Cuba non ha motivi per fare concessioni ad un Paese che non ha mai aggredito, e di cui mai ha provato a modificare il regime socio-económico e politico, e ancor meno ad abbatterne il Governo.
Ci confrontiamo da pari a pari, secondo il diritto internazionale. Abbiamo espresso la nostra determinazione ad avanzare su tutto ciò che sia di interesse comune, siamo mossi da volontà collaborativa e lavoriamo per raggiungere relazioni civili fra i nostri Paesi.  
Molti amici, giustamente preoccupati, ci avvertono sui rischi che la Rivoluzione si trova davanti. A loro chiediamo di aver fiducia: alla fin fine abbiamo una vasta esperienza dopo aver affrontato negli ultimi 100 anni l’ostilità del nord, “agitato e brutale, che ci disprezza”, come diceva José Martí.
In questo senso è opportuno ribadire che abbiamo assolutamente chiaro che questo “cambio” degli Stati Uniti ha come fine ultimo promuovere la ricostruzione del capitalismo a CubaNoi, è importante tornare a dirlo, andiamo nella direzione contraria.
La rivoluzione cubana vive un momento cruciale, il cui dato essenziale è la determinazione a continuare a costruire il socialismo, secondo le condizioni e le necessità che conformano il mondo reale in cui siamo immersi, e secondo le esigenze imposte dal nostro processo rivoluzionario.
Tutto quel che stiamo facendo nel nostro Paese è assolutamente coerente con il proposito strategico di sviluppare un socialismo prospero e sostenibile.
Nel quadro di quel che abbiamo chiamato processo di attualizzazione del modello economico e sociale, concentriamo i nostri sforzi nel dare impulso a tutte le potenzialità che il Paese può dispiegare con le sue scarse risorse naturali: per esempio, lo sviluppo scientifico, educazionale e culturale accumulalo grazie alla Rivoluzione e lo sfruttamento più efficiente delle risorse economiche.
Nel VI Congresso del Partito Comunista di Cuba, dell’aprile 2011, abbiamo approvato un documento, discusso in modo massivo con la popolazione, che offre totale chiarezza sui fondamenti della nostra politica economica, ed afferma: “La politica economica del Partito si conformerà al principio secondo cui solo il socialismo è capace di vincere le difficoltà e preservare le conquiste della Rivoluzione, e che nell’attualizzazione del modello economico primeggerà la panificazione, considerando le tendenze del mercato”.
I fondamenti del nostro socialismo prevedono di garantire l’uguaglianza delle opportunità, la maggior giustizia sociale possibile ed il predominio della democrazia popolare e partecipativa nell’ordinamento del sistema politico.
Nel prossimo aprile abbiamo programmato il VII Congresso del Partito, dove verificheremo quanto già attuato e tracceremo una strategia di sviluppo fino al 2030, approvando una concettualizzazione teorica del socialismo a Cuba.
Dobbiamo ribadire che le trasformazioni di ordine economico hanno come ultima istanza il fine che abbiamo saputo sostenere anche in tempi difficili: la salute pubblica e l’educazione, gratuite ed universali, che costituiscono diritti umani inalienabili, in definitiva: principi della Rivoluzione.
Il Governo a Cuba è stato e continuerà ad essere dei lavoratori. Tutto quel che si è fatto e si farà sarà in funzione della grande maggioranza. 
Nel contesto attuale al Partito Comunista di Cuba tocca assumere il compito di fortificare il lavoro politico e ideologico per chiarire in seno al nostro popolo quanto necessario, lo star attenti a tendenze negative che possono formarsi in gruppi sociali, come la gioventù, o nel settore della gestione non statale dell’economia, che sembra siano gliobiettivi scelti dal lavorio sovversivo.
I problemi che arriveranno non ci troveranno impreparati. Contiamo sulla forza che spiega come siamo arrivati fino qui: l’unità del popolo, agglutinato nelle sue organizzazioni sociali, il nostro partito e la coesione politica nella militanza.
La nostra dignità davanti alla prepotenza dell’impero, questa è la questione; prima di tutto la nostra capacità di resistere come abbiamo fatto finora, insieme alla convinzione che sta dalla nostra parte la verità e la ragione.
D’altro lato non è negoziabile l’amicizia che la Rivoluzione cubana ha prodotto in questi duri anni di resistenza. Gli amici storici di Cuba possono contare sulla nostra lealtà.
Manterremo il più deciso appoggio alle cause giuste dell’umanità. Lo sa la rivoluzione bolivariana in Venezuela; non dimentichiamo il diritto di Puerto Rico alla piena indipendenza, né il sofferente popolo palestinese nella sua titanica lotta, tanto per citare solo alcuni casi che palesemente e irreparabilmente ci differenziano dalla politica estera statunitense. 
La controffensiva dell’imperialismo e le destre locali acquisiscono una singolare dimensione nella Nuestra América. Con diversi strumenti di sovversione si cerca di invertire i processi rivoluzionari e progressisti in Venezuela, Brasile, Ecuador, Bolivia, fra gli altri.
Com’è stato già denunciato, si tratta di un elaborato programma di destabilizzazione, combinato con azioni di guerra economica ed attacchi mediatici, che vittimizzano prima di tutto la verità, mirando a quel che chiamano il cambio di regime in modo diretto o in sua vece, una strategia di indebolimento di lungo periodo, per imporre soluzioni elettorali che passano sopra alla vera volontà democratica dei popoli.
Molto ci siamo domandati cosa fare per affrontare queste sfide. E giustamente è nella nostra storia  che può stare la risposta, quando dall’inizio i nostri padri fondatori ci chiamarono all’unità e all’integrazione.
Bolívar lo affermò: “L’unità dei nostri popoli non è semplice chimera, ma inesorabile decreto del destino. Uniamoci e saremo invincibili”… Oggi sappiamo che è urgente necessità lavorare per la piena integrazione come obbiettivo strategico per garantirci un futuro sicuro.
Non partiamo da zero. Non è inutile insistere che nella nostra regione abbondano gli effetti negativi dei TLC, però abbiamo anche accumulato esperienze organizzative e di lotta (…).
Possiamo sentirci orgogliosi della nascita dell’ALBA, che come suggerisce il suo nome, vuole essere il mattino di una forma più elevata d’integrazione basata sulla cooperazione; del CARICOM e della UNASUR con una formidabile capacità di coordinare volontà e sciogliere conflitti fra sudamericani; del MERCOSUR, piattaforma di articolazione commerciale più datata, ed infine, al punto più alto, la CELAC.
Alla fondazione della Comunità di Stati Latinoamericani e Caraibici, CELAC, nel dicembre 2011, il Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, compañero Raúl Castro, disse: “Abbiamo il privilegio di assistere ad un atto fondativo trascendentale… rivendichiamo più di due secoli di lotte e speranze. Arrivare fin qui è costato sforzi en anche sangue e sacrificio. I colonizzatori di un tempo e le potenze imperiali di oggi sono stati i nemici di questo obbiettivo. La CELAC è la nostra opera più preziosa. Simbolicamente, consolida l’idea di una regione unita e sovrana, impegnata su un destino comune”. (…)
L’unità e la solidarietà saranno decisive per avanzare nell’ottenimento della seconda e definitiva Indipendenza dell’America Latina e dei Caraibi. Le recenti sconfitte elettorali della sinistra sono temporanee e non devono generare smobilitazione o demoralizzazione (…). Riprendiamo l’iniziativa con la convinzione della vittoria delle nostre giuste idee.
Infine, compañeros, Cuba continuerà nel suo cammino verso il socialismo, con la normalizzazione dei rapporti con gli USA, che indubbiamente può facilitare molto questo processo, però anche senza, così com’è stato finora. Questo significa che cammineremo senza abbandonare i principi che ci hanno permesso di fare una rivoluzione come la nostra. Come la provata vocazione solidale verso altri popoli, valore intrinseco all’idea universale del socialismo.
Il leader storico della Rivoluzione Fidel Castro, in una lettera al Presidente de la Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, dello scorso dicembre, riaffermò la determinazione irremovibile del nostro popolo, dicendo: “I rivoluzionari cubani, a poche miglia dagli Stati Uniti, che sempre hanno sognato di appropriarsi di Cuba per convertirla in casinò e postribolo…, non rinunceranno mai alla piena indipendenza e al rispetto totale della loro dignità”…
(Simposio Internazionale Cuba nella Storia, Lima – 4/ 6 febbraio 2016, tratto da Rebelión)

traduzione e sottolineature a cura di AsiCubaUmbria –asicubaumbria@libero.it
fatti parte dell’esercito difensore della verità contro il sistema di disinformazione di massa