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domenica 4 aprile 2021

Ecuador: Lenin Moreno e la CIA contro Andres Arauz / Ecuador: Lenin Moreno and the CIA against Andres Arauz


 Ecuador: Lenin Moreno e la CIA contro Andres Arauz

Si avvicina il secondo turno delle elezioni ecuadoriane tra il candidato della rivoluzione cittadina pro-Correa Arauz e il banchiere Lasso, e le cose accelerano sull’asse formato da Lenin Moreno e gli Stati Uniti, coi servizi di intelligence in prima linea. Recentemente si è svolto un incontro segreto nelle Isole Galapagos tra il governo ecuadoriano e quello statunitense. Da parte ecuadoriana partecipavano il presidente Lenin Moreno, la vicepresidente María Alejandra Muñoz e il segretario generale del gabinetto di presidenza Jorge Wated; da parte degli Stati Uniti, il loro ambasciatore Michael Fitzpatrick e alti ufficiali statunitensi. In tale incontro, Moreno ringraziava gli Stati Uniti per il sostegno dato dall’ambasciata degli Stati Uniti a Quito, per sottoporre al poligrafo tutti i funzionari governativi e diplomatici ecuadoriani a Washington che potrebbero aver fatto trapelare le informazioni rese pubbliche il 4 febbraio sui piani di destabilizzazione per impedire la vittoria dei sostenitori di Andrés Arauz e Correa. Allo stesso modo, il segretario di gabinetto Jorge Wated fu incaricato di monitorare le e-mail e gli account sui social media di tutti i funzionari del Carondelet, il palazzo del governo ecuadoriano. Da parte sua, l’ambasciatore Fitzpatrick consegnava a Lenin Moreno un rapporto segreto che dà ad Andrés Arauz un vantaggio di 20 punti sul banchiere Lasso, sulla base dell’analisi delle agenzie di intelligence statunitensi. Fu anche deciso di rimuovere il ministro degli Esteri Luis Gallegos dal gabinetto, poiché si opponeva agli ordini di Moreno-Fitzpatrick di intensificare il conflitto diplomatico con Buenos Aires. Gallegos avrebbe dovuto redigere una nota di protesta all’omologo argentino per le dichiarazioni di Alberto Fernández su Lenin Moreno. Ma il vero obiettivo era mettere a dura prova i rapporti tra Ecuador e Argentina, per le simpatie che Rafael Correa e Andrés Arauz hanno per Alberto e Cristina Fernández. Inoltre, su sollecitazione di diversi senatori statunitensi, a Lenin Moreno fu chiesto di sbarazzarsi dell’ex Segretario della Presidenza Juan Sebastián Roldan per aver consentito la vittoria di Arauz al primo turno e non aver attuato le misure concordate col governo colombiano per collegare Correa ai Guerriglieri del ELN.
Da parte sua, l’ex-ministro del governo María Paula Romo insisteva per preparare la partenza di Moreno, utilizzando una presunta condizione cardiaca come giustificazione, per poi annunciarne dagli Stati Uniti le dimissioni. Da settimane ormai, nelle prime ore del mattino, è in atto al Carondelet l’evacuazione di informazioni riservate e denaro di Moreno e famiglia, nonché la distruzione di informazioni sensibili dai funzionari di fiducia dell’attuale governo. È nella stessa Carondelet che l’ambasciatore nordamericano Fitzpatrick ha un ufficio permanente, molto vicino all’ufficio presidenziale. Ed è proprio in questi corridoi che, visto l’imminente deterioramento della situazione nazionale, si pensa che a guidare il Paese sia un Comitato di crisi composto da María Paula Romo, vicepresidente María Alejandra Vicuña, OAS e ambasciatore Fitzpatrick. Continuano anche gli incontri tramite Zoom guidati da Romo per analizzare la situazione nel Paese. Partecipano Lenin Moreno, i senatori degli Stati Uniti Marco Rubio e Robert “Bob” Menendez e la funzionaria del dipartimento di Stato Martha Constanza Youth.
Sempre a marzo si ebbero incontri con dirigenti dei media pubblici e privati e membri della Segreteria per la Comunicazione (SECOM). L’obiettivo era elaborare una strategia mediatica per il secondo turno elettorale, con istruzioni per creare una campagna mediatica nazionale che riduca l’accesso ai sostenitori di Correa. Le accuse principali sono che Arauz trasformerà l’Ecuador in un nuovo Venezuela, il finanziamento della campagna di Correa da parte dei guerriglieri colombiani e sua presunta corruzione. A tal fine, arruolavano 250000 falsi account twitter. In modo complementare, Lenin Moreno analizzava con Drug Enforcement Agency (DEA) e Polizia Nazionale come collegare le attività di traffico aereo e marittimo della droga, recentemente rilevate ai confini dell’Ecuador con la Colombia, con la campagna di Arauz. Questo coll’obiettivo di contestare le elezioni e impedire che si svolgano l’11 aprile. Un’altra strada esplorata in questi giorni da Lenin Moreno, in collaborazione con la coordinatrice nazionale del movimento Pachakutik, Cecilia Velázquez, è utilizzare manifestazioni e richiesta presentata al Tribunale delle controversie elettorali per impedire la vittoria del Correismo. Fu anche fatto un appello affinché questo movimento voti nullo al secondo turno l’11 aprile, sebbene nel Pachakutik ci siano membri che non condividono le posizioni da mercenario di Yaku Pérez, rifiutando l’alleanza Yaku Pérez-Lasso-Moreno, e in particolare tra Yaku e l’ambasciata degli Stati Uniti, e preferiscono sostenere Andrés Arauz. Nelle scorse ore la nazionalità shuar (provincia di Sucumbíos) decise di sostenere la lista guidata da Arauz.
L’11 aprile è in gioco il futuro dell’Ecuador: da una parte, il banchiere Lasso, sostenuto da Lenin Moreno, ambasciata nordamericana e burocrazia di destra; dall’altra Andrés Arauz e un progetto di giustizia sociale basato sulla rivoluzione cittadina promossa da Rafael Correa. Una volta sconfitto il golpe in Bolivia, è tempo che l’Ecuador si unisca alla nuova fase di cambiamento epocale e al nuovo ciclo progressista guidato dall’Argentina di Alberto e Cristina Fernández de Kirchner e dal Messico di López Obrador.

 Traduzione di Alessandro Lattanzio

Tratto da :

http://aurorasito.altervista.org/?p=16301

 


Ecuador: Lenin Moreno and the CIA against Andres Arauz

 The second round of the Ecuadorian election between the candidate of the pro-Correa citizen revolution Arauz and the banker Lasso is approaching, and things are accelerating in the axis formed by Lenin Moreno and the United States, with its intelligence services at the forefront.

Recently, a secret meeting took place in the Galapagos Islands between the Ecuadorian and US governments. On the Ecuadorian side, President Lenin Moreno, Vice President María Alejandra Muñoz, and the Secretary-General of the Cabinet of the Presidency Jorge Wated took part; on the US side, its Ambassador Michael Fitzpatrick and senior US military commanders.

In this meeting, Moreno thanked the United States for the support given by the US Embassy in Quito, to submit to polygraph all his government officials and Ecuadorian diplomats in Washington who may have leaked the information we made public on February 4 about the destabilizing plans to prevent the victory of Andrés Arauz and Correa’s supporters.

Likewise, Cabinet Secretary Jorge Wated was instructed to monitor the email and social media accounts of all officials in the Carondelet, the Ecuadorian government palace.

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For his part, Ambassador Fitzpatrick gave Lenin Moreno a secret report that gives Andrés Arauz a 20-point lead over banker Lasso, based on analysis by US intelligence agencies.

It was also agreed to remove Foreign Minister Luis Gallegos from the Cabinet, as he opposed Moreno-Fitzpatrick’s orders to escalate the diplomatic conflict with Buenos Aires. Gallegos was supposed to draft a note of protest to his Argentine counterpart over Alberto Fernández’s statements about Lenin Moreno. But the real objective was to strain relations between Ecuador and Argentina, due to the sympathies that both Rafael Correa and Andrés Arauz have for Alberto and Cristina Fernández.

Also, at the urging of several US senators, Lenin Moreno was asked to get rid of former Secretary of the Presidency Juan Sebastián Roldan for allowing Arauz’s victory in the first round and not implementing all the measures agreed with the Colombian government to link Correa with the ELN guerrillas.

For her part, former Minister of Government María Paula Romo insists on preparing Moreno’s departure, using an alleged heart condition as a justification, in order to later announce from the US, Moreno’s resignation.

For weeks now, in the early hours of the morning, the evacuation of classified information and money belonging to Moreno and his family has been taking place in the Carondelet, as well as the destruction of sensitive information by trusted officials of the current government.

It is in the Carondelet itself where US Ambassador Fitzpatrick has a permanent office, very close to the presidential office. And it is in these corridors where, given the imminent deterioration of the national situation, a Crisis Committee is being considered to lead the country, made up of María Paula Romo herself, Vice President María Alejandra Vicuña, the OAS, and Ambassador Fitzpatrick.

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Meetings also continue to be held via Zoom led by Romo to analyze the situation in the country. Lenin Moreno, US Senators Marco Rubio, and Robert “Bob” Menendez, and State Department official Martha Constanza Youth are taking part.

Also in March, meetings were held with public and private media executives and members of the Communications Secretariat (SECOM). The objective was to draw up a media strategy for the second round of elections, with instructions to create a national media campaign that would reduce the chances of Correa’s supporters. The main accusations are that Arauz will turn Ecuador into a new Venezuela, the financing of the Correa campaign by Colombian guerrillas, and the alleged corruption of the Correa campaign. To this end, they hired 250,000 fake Twitter accounts.

In a complementary manner, Lenin Moreno analyzed with the Drug Enforcement Agency (DEA) and the National Police how to link aerial and maritime drug trafficking activities, recently detected on Ecuador’s borders with Colombia, with Arauz’s campaign. This with the aim of challenging the elections and preventing the April 11 election to take place.

Another avenue explored these days by Lenin Moreno, in conjunction with the national coordinator of the Pachakutik movement, Cecilia Velázquez, is to use the demonstrations and the request presented to the Electoral Disputes Tribunal to prevent the victory of Correism.

A call was also made for this movement to vote null and void in the second round on April 11, although within Pachakutik there are members who do not share Yaku Pérez’s mercenary positions, reject the Yaku Pérez-Lasso-Moreno alliance, especially the alliance between Yaku and the US Embassy, and prefer to support Andrés Arauz. In recent hours the Shuar nationality (Sucumbíos province) has decided to support list 1 headed by Arauz.

On April 11, the future of Ecuador is at stake: on one side, the banker Lasso, supported by Lenin Moreno, the US Embassy, and the right-wing indigenous bureaucracy; on the other, Andrés Arauz and a project of social justice based on the citizens’ revolution promoted by Rafael Correa.

Once the coup d’état in Bolivia has been defeated, it is time for Ecuador to rejoin this new phase of epochal change, and the new progressive cycle led by the Argentina of Alberto and Cristina Fernández de Kirchner, and the Mexico of López Obrador.

https://orinocotribune.com/ecuador-lenin-moreno-and-the-cia-against-andres-arauz/

lunedì 25 marzo 2019

#Cuba è il paese più salutare dell' #AmericaLatina: non era un modello fallito? VIDEO / Cuba, país más saludable de América Latina: ¿no era un modelo fracasado?



CubainformaciónTV Basato su un testo di Cubadebate.- L'agenzia statunitense Bloomberg ha appena pubblicato la lista dei paesi più salutari del mondo.

Presi in conto le variabili come la speranza di vita, l'accesso all'acqua potabile e l'attenzione medica, partendo di dati apportati da organizzazioni come l'OMS o la Banca Mondiale.
In tale lista, sapete quale è il paese più salutare dell'America Latina? Cuba la cui economia è bloccata dalla maggiore potenza del pianeta. Gli USA, che ricordiamo ricordiamo attaccano senza pietà le sue fonti di entrate: il turismo, i servizi medici esterni e l'investimento straniero.
Incredibilmente, Cuba si colloca cinque posizioni al di sopra degli USA ed solo una posizione sotto al Canada. Il suo successo, dice la relazione, si deve all'enfasi delle autorità sulla prevenzione della salute, mentre gli USA si incentrano nella diagnosi ed i trattamenti.
Cuba è l'unico paese con alta classificazione secondo Bloomberg che non è considerato di "alte entrate" per la Banca Mundial.
Ma non leggiamo nei giornali, nei mezzi corporativi, che Cuba è un modello fallito ed incondizionato, generatore di povertà? Non vi sembra che qua ci sia qualcuno che ci mente?



 Cuba, país más saludable de América Latina: ¿no era un modelo fracasado?

Cubainformación TV – Basado en un texto de Cubadebate.- La agencia estadounidense Bloomberg acaba de publicar la lista de los países más saludables del mundo.
Toma en cuenta variables como la esperanza de vida, el acceso al agua potable y la atención médica, partiendo de datos aportados por organizaciones como la OMS o el Banco Mundial.
Y en dicha lista, ¿saben cuál es el país más saludable de América Latina? Cuba, cuya economía está bloqueada por la mayor potencia del planeta. EEUU –recordemos- ataca ahora sin piedad a sus fuentes de ingresos: el turismo, los servicios médicos externos y la inversión extranjera.
Increíblemente, Cuba se ubica cinco posiciones por encima de EEUU y solo una por debajo de Canadá. Su éxito, dice el informe, se debe al énfasis de las autoridades en la prevención de salud, mientras EEUU se centra en el diagnóstico y los tratamientos.
Cuba es el único país con alta clasificación –según Bloomberg- que no está considerado como de “altos ingresos” por el Banco Mundial.
Pero ¿no leemos a diario, en los medios corporativos, que Cuba es un modelo fracasado e inviable, generador de pobreza? ¿No les parece que aquí hay alguien que nos miente?

Edición: Ana Gil. Presentación: Lázaro Oramas.



venerdì 25 maggio 2018

Piano golpista contro il Nicaragua Sandinista/Plan golpista contra el Nicaragua Sandinista



La persistenza della violenza in Nicaragua, le dilazioni nel Dialogo di Pace ed i condizionamenti dell’ ultima ora nelle negoziazioni da parte della chiamata opposizione e la "mediatrice" Conferenza Episcopale Nazionale (CEN), fanno sospettare che è in sviluppo un piano golpista contro il governo Sandinista del presidente Daniel Ortega in quella nazione centroamericana.

Dallo scatenamento dei fatti vandalici in Nicaragua il 18 aprile passato che hanno causato morti e considerevoli danni economici , poco o niente si è avanzati nella ricerca di una soluzione al conflitto in un paese che , risalta per la sua prosperità e la sua vocazione pacifica.

Analisti politici coincidono in che la debole destra nazionale e vescovi della CEN sono perfino complici di un piano coperto orchestrato negli Stati Uniti, in collusione con l'oligarchia, diretto a detronizzare la Rivoluzione Sandinista.

Benché la CEN occupi la posizione di "mediatrice" nel dialogo tra il governo ed i suoi avversari, e si sia pronunciato per una via negoziata alla controversia, la cosa certa è che nella pratica non sembra assumere quella condotta.

Gli avvenimenti, le condizioni dell’ ultima ora esposte all ‘esecutivo di Ortega e la sospensione mercoledì dei negoziati tra le parti, mettono in discussione la CEN che secondo gli osservatori sta cercando di trasformarsi in una forza politica di opposizione del Nicaragua .

La CEN, in un comunicato, ha condizionato la sua permanenza nel Dialogo di Pace con la presenza del Segretario Generale dell'Organizzazione di Stati Americani (OEA), Luis Almagro, poco dopo l’interruzione delle conversazioni, ha presentato un'agenda di quasi 40 punti che tra numerose domande, esige l'anticipo di comizi presidenziali, no la rielezione, ed una riforma alla Costituzione.

Il cancelliere nicaraguense, Denis Moncada, ha denunciato che la riferita agenda è il desegno di una rotta mascherata per un Colpo di Stato, una rotta per cambiare il Governo di Riconciliazione ed Unità Nazionale, al margine dell'ordinamento giuridico, e violando la Costituzione e la democrazia che vige nel paese.

Continua Moncada ad avere ragione perché più che sospetti ci sono chiare evidenze che il Nicaragua è oggi obiettivo di un'altra operazione contro i processi progressisti nella Patria Grande, a giudicare dallo stesso modus operandi applicato in varie nazioni di questo emisfero.

Mentre il governo Sandinista e la maggioranza del paese insiste nella pace, l'unità e la ricerca di un'uscita negoziata alla violenza, la malconcia destra nicaraguense incoraggia ai gruppi vandalici, Washington li finanzia, ed altri subdoli tentano di guadagnare tempo per ottenere vantaggi politici.

 Plan golpista contra Nicaragua Sandinista

La persistencia de la violencia en Nicaragua, las dilaciones en el Diálogo de Paz y los condicionamientos de última hora en las negociaciones por parte de la llamada oposición y la “mediadora” Conferencia Episcopal Nacional (CEN), hacen sospechar que está en desarrollo un plan golpista contra el gobierno Sandinista del presidente Daniel Ortega en esa nación centroamericana.

Desde el desencadenamiento de los hechos vandálicos en Nicaragua el 18 de abril pasado, que han causado muertes y daños económicos de consideración, poco o nada se ha avanzado en la búsqueda de una solución al conflicto en un país que ha resaltado por su prosperidad y su vocación pacífica.

Analistas políticos coinciden en que la débil derecha nacional y obispos de la CEN son incluso cómplices de un plan encubierto orquestado en Estados Unidos, en contubernio con la oligarquía, dirigido a destronar a la Revolución Sandinista.

Aunque la CEN ocupe la posición de “mediadora” en el diálogo entre el gobierno y sus contrincantes, y se haya pronunciado por una vía negociada al diferendo, lo cierto es que en la práctica no parece asumir esa conducta.

Los acontecimientos, específicamente condiciones de última hora expuestas al ejecutivo de Ortega y la suspensión este miércoles de las negociaciones entre las partes, ponen en tela de juicio a la CEN, que según observadores puede estar apostando a convertirse en una fuerza política de oposición en Nicaragua.

La CEN, en un comunicado, condicionó su permanencia en el Diálogo de Paz a la presencia del Secretario General de la Organización de Estados Americanos (OEA), Luis Almagro, poco después de interrumpirse las conversaciones, y tras presentarse una agenda de casi 40 puntos que exige, entre numerosas demandas, el adelanto de comicios presidenciales, la no reelección, y una reforma a la Constitución.

Precisamente, el canciller nicaragüense, Denis Moncada, denunció que la referida agenda es el diseño de una ruta camuflada para un Golpe de Estado, la ruta para cambiar el Gobierno de Reconciliación y Unidad Nacional, al margen del ordenamiento jurídico, y violando la Constitución y la democracia que rige en el país.

Y no deja de tener razón Moncada porque más que sospechas hay claras evidencias de que Nicaragua es hoy blanco de otra operación contra los procesos progresistas en la Patria Grande, a juzgar por el mismo modus operandi aplicado en varias naciones de este hemisferio.

Mientras el gobierno Sandinista y la mayoría del pueblo insiste en la paz, la unidad y la búsqueda de una salida negociada a la violencia, la maltrecha derecha nicaragüense alienta a los grupos vandálicos, Washington los financia, y otros ladinos tratan de ganar tiempo para obtener réditos político



Tratto da
http://www.pensandoamericas.com/plan-golpista-contra-la-nicaragua-sandinista

giovedì 10 maggio 2018

Voci di rivolta :"Public Enemy, antagonismo e rabbia della musica nera" di Maurizio Cerboneschi




Ho visto gli statisti dibattere all’ONU
la questione del Sudafrica, urlando per
denunciarne  i metodi inumani,
e poi tornare ai loro alberghi e vedere negri
massacrati di botte dalla polizia, azzannati
dai cani e coi vestiti strappati dal getto degli
idranti proprio qui dove le Nazioni Unite
hanno sede per poi tornare il giorno dopo
all’ONU e non dire niente di tutto ciò.
Non venite a raccontarmi niente di quello
Che succede in Sudafrica, Mozambico o
Altrove:
non crederò alla vostra sincerità finchè
rimarrete indifferenti a quello che gli
Stati Uniti ci stanno facendo nella nostra
Nazione”

                                                 Malcom X

Nei primi anni del XVI secolo milioni di africani vennero strappati con violenza dalla propria terra, incatenati  e deportati sulle coste del “nuovo mondo”, dove i negrieri li vendevano ai conquistadores, a latifondisti bianchi e venivano trattati come bestie da soma o da cortile.
Con il passare degli anni, dei secoli, l’evoluzione e la trasformazione della società nordamericana, vede ancora milioni di afroamericani, privi di una reale rappresentanza nel contesto politico sociale, subalterni alla dominazione bianca.
La minoranza di colore non ha mai accettato passivamente la considerazione di razza inferiore; la prima rivolta degli schiavi è del 1687, da quel momento i neri non hanno mai cessato di ribellarsi al segregazionismo della “Razza padrona”.
Negli anni ’60 la radicalità delle nuove generazioni di colore si riconobbe in Black Panthers-Party For Self-Defense ",
scioperi, disubbidienza civile, boicottaggi, guerriglia civile, manifestazioni pacifiste,… fecero tremare l’ordine costituito.
Il braccio lungo della “Casa Bianca” (C.I.A. e F.B.I.) spianò la via della restaurazione e le avanguardie rivoluzionarie del “Black Power” furono assassinate ( Malcom X, M.Luter King,
 Geoge Jackson, Bobby Hutton, ....Bobby Seale, fu incarcerato, altri come Eldridge Cleaver  espatriarono ( a Cuba dove fu ben accolto da Fidel , poi andò in Algeria..) Per numerosi aderenti del “ Potere nero” si aprirono le porte delle prigioni, mentre la diffusione dell’eroina nei ghetti grazie anche agli infiltrati dell’ F.B.I, finì per annullare ogni forma di rivolta.
Alla fine dei ’70, disgregazione, alcolismo, droga e criminalità diffusa hanno generato un “Quarto Mondo”, che sopravvive all’interno della disumanità e delle contraddizioni del “primo”.
Nel deserto politico degli  ’80 i portavoce della rabbia e delle speranze dei neri sono stati i rappers.
Il rap uno stile musicale che rientra nel movimento  culturale “ hip hop” nato sul finire dei ’70  nelle comunità afroamericane e latine del Bronx di New York, per contrapporsi alla dilagante“disco music” che per Julie Burckell era un soul meccanico, asettico, idiota, l’oppio dei proletari, l’agente dell’ordine sociale.
Come detto, Il rap : insieme ai graffiti metropolitani e vari tipi di ballo è parte integrante della cultura hip hop, una forma di autorappresentazione come il soul, il jazz, blues, il rhythmn blues,.. che le generazioni nere hanno diffuso negli ultimi 50 anni.
Per Cuck D., voce de Public Enemy  : “in Africa la musica è comunicazione quotidiana. Per fortuna lo strapotere dei bianchi non è riuscito a fregarci questo trucchetto.”
I giovani niggers vedono nei rappers dei coetanei che, sono stati capaci di sfuggire alla disperazione. Questi “musicisti , tenuti sotto controllo dall’F.B.I., provengono dalla stessa realtà suburbana, conoscono i loro desideri e i loro sogni che  sono  anche i propri. Sono gli unici a conoscerli e sono gli unici di cui si “fidano di parlare”. Sono gli unici che stanno ad ascoltare, gli unici con i quali parlare, che hanno qualcosa di “vero” da insegnare. Investiti di questa profonda responsabilità sociale, i rappers si giostrano in strategie differenti e ineguali risultati, tutti convinti, però, della propria importante funzione extra – musicale” (1)

Tra  i rappers  in circolazione negli USA  i “PUBLIC ENEMY” sono uno degli aspetti più corrosivi; censurati, calunniati, quotidianamente dai media dell’impero, costantemente   al centro dell’interessi dell’F.B.I., sono la continuazione del viaggio contro l’emarginazione; il loro radicalismo è improntato su quello tracciato da Malcom  X, “Black Panther e risentono del pensiero di Louis Farrakan (leader dei Mussulmani neri americani). Usano il rap per diffondere un’altra informazione, per urlare tutto il disagio razziale nel mondo.
Con la rabbia infuocata  dei ritmi metropolitani e le rime esplosive, il Professor Griff, Cuck D., Flavor Flav, Terminator  X (hanno preso nomi che vengono dalla storia o dalla cronaca e cancellato quelli di “Schiavi”), tentano di scardinare l’immobilismo culturale che attanaglia la parte più in basso del pianeta statunitense.
I dischi dei “Public Enemy”,  come già accaduto nel punk inglese con i primi “Clash” “Crass”,”Conflict”, Redskins,…con la reggae/poesia di Linton Kewsi Johnson o nell’Hardcore californiano con  gruppi intorno alle etichette indipendenti Alternative Tentacles  e SST : i “Dead Kennedy”, “DOA”,  Black Flag”,” Bad Brians”,…tendono a far prendere coscienza per cercare di  far saltare in aria l’estalishiment e nello stesso tempo gettare le basi di una nuova coscienza afroamericana.
In merito Cuck D. afferma : “C’è chi dice che la presa di coscienza dei giovani attraverso l’hip hop sia solo moda. E’ vero è una moda, ma questa è una moda destinata a  durare. Deve essere moda. Non c’è  altro modo di agire. La nostra cultura deve essere venduta come un prodotto  alla nostra gente perché ci sono altri migliaia di prodotti che la bombardano quotidianamente. Storicamente i neri sono dei consumatori, non hanno mai imparato a vendere. Il nostro scopo, quali rappers , è di contrattaccare questo sistema. I neri in questo paese non detengono alcuna forma di controllo sui mezzi  di comunicazione di massa. L’unica forma a nostra disposizione sono i dischi”(2).

I brani dei P.E. entrano di prepotenza nel malessere dei ghetti attraverso radio pirata o indipendenti,discoteche…I B-boys sanno a memoria i ritmi, i riff  e i testi di rottura degli album della  band “yo! bum rush the show”, “rebel without a pause” “”it takes a nation of millions to hold us back(”che contiene brani   di impegno politico come :” Bring the Noise” e “Don't Believe the Hype”.

I Public Enemy non si accontentano di un successo circoscritto alle pareti del ghetto, vogliono far uscire l’Hip Hop  dallo spazio settario in cui orbita. Partono per un tour europeo, dove annientano il gruppo “ RUN DMC dei quali sono spalla. Ottengono  ovunque consensi e aumenta a dismisura il numero dei loro sostenitori extra States e non solo neri.
Per la formazione di Long Island, ormai una delle voci del disadattamento planetario, tutto sembra andare per il verso giusto fino all’estate dell'’89 quando il Professor Griff “ministro dell’informazione”vicino al pensiero “Black Power” in un’intervista rilasciata al “The Washington Times” attacca la comunità ebrea statunitense, accusandola di finanziare il regime razzista Sudafricano.
La reazione di Babilonia è violentissima. In USA “esempio di democrazia planetaria” non si può attaccare il sionismo, pilastro dell’impero economico, i media si gettano in una crociata denigratoria contro Cuck D. e gli altri ,che vengono accusati di antisemitismo, con l’F.B.I. costantemente tra i piedi, la casa discografica CBS prende subito le distanze da loro, poi torna sulle proprie decisioni e detta condizioni autoritarie: o il gruppo produce autocritica e allontana il professor Griff , oppure parte l’embargo dell’industria discografica.
I  P.E.  , musicalmente e politicamente capaci di sviluppare una trasformazione collettiva vanno allo sbando, prima Cuck D. difende la libertà di pensiero e di parola di Griff, successivamente lo espelle dal nucleo insieme ai “Security…” a distanza di poche ore nel corso di una conferenza stampa alla MTV, annuncia lo scioglimento del gruppo.
Non passa molto tempo che la formazione  anche se tacciata di razzismo  torna sulla scena; il meccanismo degli “orologi” è però inceppato, la storia prosegue in un clima di divisione e controversie interne fino all’ostentata uscita  dell’album  “Fear of black” un successo contraddittorio che vede Griff definitivamente allontanato.
I gendarmi dell’impero sono ancora una volta riusciti a distruggere una situazione eversiva che stava diventando pericolosa “Nell’attaccoa ai Public Enemy si cela il medesimo meccanismo che impedisce ai neri americani di avere  ad es. una  classe politica degna dei suoi problemi e delle sue rivendicazioni, la cattiva coscienza USA nulla perdona ai neri che sanno imporsi”(3)

Le “democrazie totalitarie”  hanno represso, reprimono e continueranno a reprimere le individualità, le comunità di ribelli, ma i desideri di libertà e giustizia non potranno mai essere soppressi e i rivoluzionari continueranno a nascere e lottare “con ogni mezzo necessario”

1 Cuck D.”Public Enemy : Mucchio selvaggio giugno '90 pag 75
2 Guido Chiesa :Rockerilla n.112 dicembre 1989 pag.60
3 Guido Chiesa :Rockerilla n.115 marzo 90 pag. 10

Maurizio Cerboneschi

Articolo pubblicato sulla rivista Tracce inverno 1990-91 anno IX n° 21