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martedì 21 aprile 2020

Il popolo cubano è oggetto del blocco più lungo e crudele della storia moderna


MANIFESTO: i cittadini e i popoli del mondo chiedono l’eliminazione del blocco imposto a Cuba dagli Stati Uniti

In questi momenti in cui tutti viviamo sotto la minaccia del CORONAVIRUS, sentiamo la necessità di unirci per garantire il valore supremo della vita. Non possiamo rimanere in silenzio quando un popolo è privato ad opera di altri delle condizioni necessarie per garantire la vita.
Era nascosto e sepolto, ma ora salta in primo piano alla coscienza mondiale l'ingiustizia dell'embargo imposto dagli Stati Uniti a Cuba e la illimitata solidarietà del popolo cubano oltre ogni confine.
Da sessant’anni Cuba vive sotto il peso di un embargo (blocco) imposto dagli Stati Uniti.
La geografia e la storia, e la vicinanza tesse tra i due paesi legami politici, economici e sociali senza per questo che Cuba diventasse mai territorio degli Stati Uniti. E lo mostrò, consapevole della sua sovranità, quando decise di difendere il suo territorio proprio contro gli Stati Uniti attraverso un processo rivoluzionario che illuminò e permeò la coscienza di tanti altri popoli della Terra, specialmente in America Latina.
A partire dall'ottobre del 1960, dopo il Trionfo della Rivoluzione, Cuba subì un blocco che nel 1962 fu quasi totale. Della sua gravità è segno evidente il fatto che il 73% delle esportazioni cubane erano verso gli Stati Uniti e il 70% delle importazioni provenivano da essi.
Successivamente, gli Stati Uniti hanno presero provvedimenti contro la Rivoluzione: l'invasione mercenaria dell'aprile 1961, il congelamento di tutti i beni dell'Isola negli Stati Uniti, il divieto di transazioni commerciali e di esportazione, sanzioni a imprese straniere che effettuano transazioni con proprietà americane nazionalizzate da Cuba, divieto di entrare negli Stati Uniti per le navi che toccano il porto cubano, revoca di qualsiasi tentativo di avvicinamento e nuove restrizioni da parte di Donald Trump nel 2017, azioni legali contro compagnie con attività commerciali a Cuba, divieto di viaggiare a Cuba, divieto di accesso ai medicinali e tecnologie sanitarie, ritiro del personale diplomatico, ecc.
Le perdite e i danni subiti ammontano, secondo calcoli ufficiali, a oltre 922 miliardi di dollari. L'embargo – classificato come il più lungo e crudele nella storia moderna – è stato affrontato dalla maggioranza dei cubani sottoposti a un’aggressione che viola i diritti umani.
L’obiettivo del blocco
La logica alla base del blocco fu ben spiegata il 6 aprile del 1960 da Lester D. Mallory, Vice Segretario di Stato aggiunto per gli Affari Interamericani, in un memorandum segreto del Dipartimento di Stato declassificato nel 1991, incluso a pagina 885 del Volume VI del Rapporto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti dal 1958 al 1960 che, in parole povere, dice:
“La maggior parte dei cubani sostiene Castro... l'unico modo prevedibile per sottrargli il sostegno è attraverso il disincanto e lo scontento che deriverebbero da disordini materiali e difficoltà... tutti i mezzi possibili devono essere rapidamente usati per indebolire la vita economica di Cuba... Una linea di azione che, essendo la più efficace e discreta possibile, realizzerà i maggiori progressi privando Cuba di denaro e forniture, riducendo le sue risorse finanziarie e i salari reali e causando fame, disperazione e conseguente rovesciamento del governo”.
Una dichiarazione raffinata e crudele per il suo duplice obiettivo di provocare fame e miseria al popolo cubano e di scaricare le cause delle sue sventure sull’inefficienza del governo cubano e non sulle "sanzioni" di Washington, e che rivela l'eccezionale eroismo della Rivoluzione e l'arroganza dell'immorale dominio nordamericano.
Le Nazioni Unite e i leader mondiali condannano il blocco
Le Nazioni Unite, con la speranza di non ricadere mai più nella follia di una nuova guerra, nel 1945 approvò: “Scopo delle Nazioni Unite è promuovere relazioni amichevoli tra le nazioni basate sul principio della parità dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli, e di prendere le misure appropriate per rafforzare la pace universale” (Carta delle Nazioni Unite, Cap. I, Art. 1).
“L'Organizzazione si basa sul principio dell'uguaglianza sovrana di tutti i suoi membri”(Carta idelle Nazioni Unite, Cap. 1 articolo 2).
In questo senso, e sulla base dei suoi principi di uguaglianza sovrana degli Stati, nel non intervento e ingerenza negli affari interni, le Nazioni Unite si sono pronunciate 23 volte con un voto schiacciante contro il blocco, con il seguente risultato nel 2019: su 193 paesi, 187 contro il blocco; 2 a favore (Stati Uniti e Israele) e 2 astensioni.
Alla stessa stregua, capi religiosi come Papa Giovanni Paolo II, lo hanno condannato due volte; il patriarca ortodosso Bartolomeo lo ha definito un "errore storico" e altri leader anche degli stessi Stati Uniti hanno espresso opposizione contro di esso.
Di fronte a questa situazione, noi che promuoviamo questo Manifesto, chiediamo ai cittadini di tutto il mondo di firmarlo sollecitando la revoca del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba.
Come fare
Per supportarlo, inviare nome, cognome e nazionalità via e-mail all’indirizzo: camunamdi@gmail.com o tramite whatsapp al numero 0034 618268963;
* Sarà creato un registro aggiornato delle persone che supportano l’appello, ovviamente nel rispetto della riservatezza, dall'editoriale Nueva Utopía in collaborazione con l'ONG Camunamdi. (CIVG/GM- Granma Int




  
Tratto :

martedì 16 aprile 2019

LA LEGGE HELMS – BURTON CHE SOGNA LA DISTRUZIONE DELLA RIVOLUZIONE CUBANA MEDIANTE ASFISSIA ECONOMICA.



La legge Helms – Burton  al momento si eleva  come lo strumento fondamentale del governo della Casa Bianca contro Cuba, e costituisce il principale ostacolo per una relazione normale tra le due nazioni, lo ha dichiarato Carlos Fernandez Cossio, direttore generale della direzione degli USA del Ministero delle relazioni estere di Cuba, davanti ai deputati della Commissione su temi  internazionali dell’Assemblea Nazionale del Poder Popular, che giovedi 11 aprile hanno discusso sull’incremento delle ostilità degli Stati Uniti verso Cuba.
Nella sua spiegazione, il funzionario ha rimarcato che si tratta di un testo legislativo che vorrebbe  convertire Cuba in una dipendenza coloniale sotto il giogo USA, Paese che  oltre ad essere una minaccia reale sul terreno militare con la sua egemonia tecnologica ha la capacità di manipolare i mezzi di comunicazione e imporre un’informazione basata su  menzogne. La legge Helms Burton intende rinforzare il Bloqueo con l’aspirazione di riuscire a che altri Paesi si aggiungano alla sanzioni contro Cuba, causare danni al popolo, danneggiare gli investimenti e disincentivare gli affari  in generale.
Dall’ amministrazione di Donald Trump il prossimo 17 aprile sono attese comunicazioni riguardo all’inasprimento del bloqueo.
Le fondamenta per stabilire la legge del 1996 , si basano su un insieme di bugie che vogliono dimostrare  Cuba come una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti e che le nazionalizzazioni portate avanti dopo il trionfo della rivoluzione furono illegali e illegittime.
In questi giorni a Cuba il governo, le istituzioni,il popolo ricordano la vittoria a Playa de Giron contro l’aggressione USA, il prossimo 1° maggio Trump vedrà con i suoi occhi che il popolo cubano attraverso manifestazioni oceaniche sta con la Rivoluzione, così come sta al fianco del fratello Venezuela bolivariano, al fianco Lula incarcerato ingiustamente per ordine dell’impero , al fianco di Assange che l’impero vuole punire per aver detto che” IL RE ERA NUDO”….


Il segretario di Stato  Mike Pompeo membro del pericoloso staff  dei fuori di testa del governo  (fascista ) degli Stati Uniti guidato dalla follia di Trump, ha girato e gira il Europa come in America Latina per incontrare i soliti squallidi cortigiani disposti a sostenere un’ intervento militare in Venezuela  e allinearsi alla legge Helms – Burton che vorrebbe strangolare Cuba e annientare la rivoluzione Cubana.

lunedì 26 marzo 2018

Trump approva 20 milioni di dollari per i programmi sovversivi contro Cuba / Trump aprueba 20 millones de dólares para los programas subversivos contra Cuba


Il presidente degli USA , Donald Trump, venerdì ha approvato 20 milioni di dollari in fondi per la sovversione di Cuba, come parte del presupposto statunitense per quel che rimane dell'anno fiscale 2018,( fino ad ottobre).

Nel suo suggerimento preventivo presentato in maggio 2017, Trump eliminava le partenze destinate a Cuba. Tuttavia, un mese dopo a Miami annunciò  una nuova politica verso la nazione caraibica che induriva il blocco economico e pronosticava maggiore ostilità ed ingerenza.

Nonostante gli ampi tagli che la Casa Bianca fece ai fondi destinati al Dipartimento di Stato, l'USAID ed i programmi di aiuto esterni per questo anno, non ebbe ripari nel caso di Cuba per sostenere la milionaria cifra che negli ultimi anni le amministrazioni di questo paese hanno destinato a programmi sovversivi in Cuba sotto il manto della "promozione" della democrazia.

I congressisti anticubani si attribuiscono di avere influenzato l'amministrazione Trump affinché non tagliasse il finanziamento ai suoi mercenari in Cuba e per i diversi progetti controrivoluzionari.

Gli Stati Uniti dal 1995 con la *Legge Helms-Burton, procurano fondi pubblici per programmi di ingerenza in Cuba. Dall'anno fiscale 2009 fino al 2016 l'amministrazione Obama suggerì $20 milioni annuali per tali scopi. A ciò vanno sommati i fondi destinati a trasmissioni di radio e tv contro Cuba ed il denaro ai rami dell’intelligencia per lavori di penetrazione ed attività sovversiva.




Testo del post tradotto da :



Trump aprueba 20 millones de dólares para los programas subversivos contra Cuba

El presidente de EEUU, Donald Trump, aprobó el viernes 20 millones de dólares en fondos para la subversión en Cuba, como parte del presupuesto estadounidense para la que resta del año fiscal 2018 (hasta octubre).

En su sugerencia presupuestaria presentada en mayo 2017, Trump eliminaba las partidas destinadas a Cuba. Sin embargo, un mes después anunció en Miami una nueva política hacia la naciòn caribeña, que endurecía el bloqueo económico y auguraba mayor hostilidad e injerencismo.

A pesar de los amplios recortes que la Casa Blanca le hizo a los fondos destinados al Departamento de Estado, la USAID y los programas de ayuda al exterior para este año, no tuvo reparos en el caso de Cuba para sostener la millonaria cifra que en los últimos años las administraciones de ese país han destinado a programas subversivos en Cuba bajo el manto de la “promoción de la democracia”.

Los congresistas anticubanos se atribuyen haber influenciado en la administración Trump para que que no se recortara el financiamiento a sus mercenarios en Cuba y para los diversos proyectos contrarrevolucionarios.

Estados Unidos provee desde 1996, con la Ley Helms-Burton, fondos públicos para programas injerencistas en Cuba. Desde el año fiscal 2009 hasta el 2016 la administración Obama sugirió $ 20 millones anuales para esos fines. A ello se suman los fondos destinados a transmisiones de radio y tv contra Cuba y el dinero de los estamentos de inteligencia en labores de penetración y actividad subversiva.

*LA LEGGE HELMS-BURTON : quella approvata nel 1995 dal Governo USA e entrò in vigore lo stesso anno come ulteriore inasprimento de blocco e ingerenza contro Cuba.





venerdì 9 febbraio 2018

La “nuova” strategia USA nella cyber guerra per sovvertire Cuba.


Se l’apparato del Presidente Donald Trump crede che usando nuove tecnologie possa imporre a Cuba un cambio dell’ordinamento interno, ancora una volta non ha capito  nulla o ha perso la memoria, sviluppare e finanziare progetti in rete internet per cambiare la isla grande è un misero ritorno alla già  fallita guerra fredda.
Quando il 16 giugno del 2017 a Miami Trump si riunì con le forze dell’ultradestra di origine cubana per pagare il suo debito elettorale, annunciò al Mondo quello che a suo tempo aveva promesso appunto alla congrega di gusanos della Florida guidati dal senatore  Marco Rubio  :”  fine delle relazioni USA con Cuba iniziate il 17/12/2014  dall’amministrazione Obama ,continuazione e inasprimento del “Bloqueo economico”….
Aver scelto Internet come terreno per la “nuova” aggressione dimostra chiaramente  quali sono i veri obiettivi di Washington quando reclama “libero accesso” alla rete ai paesi che si oppongono al sistema liberista, mentre in casa sua e nei paesi alleati o meglio servi, mantiene un megasistema di controllo sociale che  accumula dati di cittadini “ignari” che navigano nel web.
Tutto rientra in una nuova dottrina di Guerra non convenzionale senza l’uso diretto di forze militari  come  successo nei fallimentari conflitti in Iraq e Afganistan , una dottrina già usata nella dimenticata “primavera Araba” o in piani più recenti come l’ incentivazione alle proteste in Iran  e in Venezuela Bolivariano nel sostenere i settori violenti della destra fascista…. La strategia imperialista di Washington dimostra apertamente di voler usare le reti sociali e internet per i suoi obiettivi geopolitici di dominazione. Attivare un nuovo  cyber attacco dimostra che non c'è mancanza di liquidità, in un governo paralizzato e senza fondi, quando si tratta di finanziare progetti sovversivi contro Cuba, certamente i nuovi piani di Trump non colgono di sorpresa un governo cubano che alle spalle ha oltre mezzo secolo di esperienza su come affrontare programmi di aggressione di tutti i tipi. Progetti  cyber recenti come ZunZuneo, Piramideo, Commotion, Operacion Surf… sbatterono contro la capacità delle autorità cubane di scoprirli e l'unità della sua popolazione davanti alle aggressioni.


ZUNZUNEO :
Progetto finanziato dall’Agenzia Internacional degli Stati Uniti (USAID), l’obiettivo era lanciare una rete di messaggeria che potesse arrivare a centinaia di migliaia di cubani usando  “contenuto no controverso” : notizie di calcio, musica,  clima, pubblicità. Quando riuscirono nel loro scopo inviarono messaggi di contenuto politico per incitare i cubani a sviluppare convocazioni in rete per manifestazioni di massa atte a destabilizzare il paese.

PIRAMIDEO :
Simile a ZunZuneo questo programma stava in carico all’ufficio di trasmissioni a Cuba (OCB), assoggettata a Radio-TV Martì. Lo stesso  promuoveva  la creazione di una rete di “Amici” offrendo loro la possibilità che una persona inviasse ai membri della sua “Piramide” un SMS  di massa al costo di un solo messaggio. Lo  scopo finale era promuovere una piattaforma sovversiva.

COMMOTION:
Fu un meccanismo sviluppato dall’Istituto di tecnologia abierta (OTI) della New America Foundation, con sede a Washington, in origine per usi militari, sviluppava reti senza fili indipendenti. Benchè non si conosca la sua entrata in funzione a Cuba,  fonti del governo USA dichiararono al quotidiano  New York Times che avevano dato fondi milionari per tale fine.

OPERACION SURF :
Programma smascherato dall’agente Raul della sicurezza di Stato, il tutto consisteva nel far entrare in Cuba equipaggiamento e  software per l’installazione di antenne illegali per l’acceso illegale a internet.


Per il governo cubano se l’amministrazione Trump desidera esclusivamente garantire l’accesso dei cubani a internet intanto potrebbe eliminare le restrizioni del bloqueo che impediscono l’acquisto di tecnologia del settore, facilitando gli acquisti di materiale, questo forse gli sarebbe più economico che finanziare una “Fuerza de tarea” che già è destinata al fallimento prima di cominciare.



lunedì 25 gennaio 2016

OBAMA : “Il tempo sta scadendo" / "Obama: time is running out!" Attilio Boron


Tra meno di un anno ritornerà nell’ombra, correndo la fortuna di tutti i presidenti degli Stati Uniti che, come osserva e mette in evidenza Juan Bosch in il El Pentagonismo, una volta che lasciano la Casa Bianca la loro voce si dilegua completamente fino a tornar inudibile in mezzo all'ingannevole vociferio che fomenta la dittatura mediatica. Come in scarsissime eccezioni non sono statisti ma bensì funzionari sorti dagli imbrogli del macchinario elettorale, una volta che escono rapidamente dal locus del potere formale si convertono in oscuri "sono nessuno”.Le loro promesse ed opinioni contano solo finché abitano nella Casa Bianca. Una volta usciti  non possono fare niente. Ad Obama gli rimane meno di un anno per fare quello che voleva fare:  normalizzare le relazioni con Cuba  dico:  normalizzarle sul serio, senza blocchi né aggressioni finanziarie - ed iniziare una nuova tappa nelle relazioni bilaterali. A lui si oppone un'importante parte del Congresso che nella sua decadenza si è convertito  nel rifugio di una torba impresentabile di ignoranti e reazionari di diversi aspetti,(salvo poche eccezioni, ovviamente), e non pochi settori della sua amministrazione. Ma la maggioranza del paese nordamericano vuole farla finita con quella scandalosa remora della Guerra Fredda e potere viaggiare e conoscere Cuba e le sue genti;  godere della meraviglia della sua cultura, la sua musica, i suoi balli, le sue spiagge ed il sapore di dei suoi rum ed i suoi sigari. Della stessa opinione è buona parte del mondo imprenditoriale che vede alcuni appetibili commerci che gli sono sgocciolati tra le dita per l'intransigente veto di alcune agenzie del governo federale.

Insomma, se Obama volesse indebolire  significativamente il blocco potrebbe farlo. Ma non lo fa. Questa disgiunzione tra parole ed azioni obbliga a domandare se ci sono uno o due Obamas. Uno dice che vuole che "il popolo cubano sia libero." Si  sovrintende  che il paese nordamericano lo è già:  per esempio è libero di avere più afroamericani tra 20 e 24 anni nelle prigioni che nelle università;  libero di avere un 15 percento della popolazione sotto la linea di povertà;  libero affinché la maggioranza dei bambini degli Stati Uniti viva nella povertà;  libero affinché poliziotti bianchi ammazzino circa mille cinquecento afroamericani nell'ultimo anno senza dover rendere conto davanti alla giustizia. Liberi di rnon potere pagare l’imposta universitaria, o comprare le medicine che necessitano. Libera anche di vedere come l’ 1 per cento più ricco si arricchisce ogni giorno di  più mentre il 90 per cento inferiore nella redistribuzione dell'entrate riduce il suo patrimonio rispetto a quello  che possedeva trenta anni fa, nel 1986, mentre oggi il 3 percento più ricco si impadronisce di qualcosa più della metà del totale della ricchezza di questo paese secondo i dati dell'Ufficio del Censimento. L'Obama delle belle dichiarazioni svaniscono una dietro l'altra dato  che persiste in non utilizzare i poteri che ha come presidente degli Stati Uniti per andare a disarmare l'infernale macchinario del blocco. Vuole che i cubani scelgano liberamente il suo futuro? Allora, perché mantiene il blocco informatico all'Isola?  Basta osservare il diagramma dei cavi sottomarini che distribuiscono il traffico di Internet per comprovare come tutti loro scansano accuratamente Cuba. Perché mantiene la criminale politica migratoria, la Legge dell'Accomodamento Cubano, che incentiva la migrazione illegale di cubani negli Stati Uniti e facilita la corruzione delle autorità migratorie nordamericane ed i commerci della mafia dei "pollivendoli" incaricati di introdurli in territorio americano? Perché insiste nel sanzionare ad imprese statunitensi o straniere che mediano con attività economiche di Cuba? Giorni fa l'Ufficio di Controllo di Attivi Stranieri, OFAC, ha applicato una multa di 260.000 dollari a Watg Holdings, che ha base ad Irvine, California, perché aveva partecipato ad un progetto architettonico per l'industria alberghiera cubana. Dopo le discussioni corrispondenti la sanzione  è diminuita  a 140.000 dollari, e lì è rimasta. In altre parole:  quale è il vero Obama? Quello che parla bello o quello che continua ad agire come una fredda  figura (cancerbero) imperiale? la sua doppia personalità svilisce il valore delle sue parole. Se vuole passare alla storia come il presidente che mise fine ad un'ingiustizia tanto enorme come il blocco imposto contro la Cuba rivoluzionaria deve cominciare ad agire già, senza più ritardi. Se lo fa avrà provato che ha pasta di statista,
possessore di una visione che si alza al di sopra delle pressioni e delle strettoie della mafia anticastrista e le sue  poderose lobbies. Se cede davanti a loro la sua fortuna sarà cacciata. Non so se sarà cosciente che il suo unico merito reale concludendo la sua presidenza sarebbe  aver gettato le basi per eliminare il blocco. Dalla lettura del suo recente, e finale, discorso su "Lo Stato dell'Unione" del 13 di Gennaio del corrente anno si  nota che la sua politica migratoria è  fallita , la riforma finanziaria è stata un fiasco, e quasi altrettanto si può dire di quello che ha tentato nel settore salute. L'adempimento economico è appena mediocre e nella sabbia internazionale  ha raccolto uno scivolone dietro un altro. Per via di questi  rari paradossi della storia gli rimane solo Cuba per annotarsi un successo duraturo e superare l'esame.

Ma deve affrettarsi. Gli rimane molto poco tempo.


En menos de un año volverá a las sombras, corriendo la suerte de todos los presidentes de Estados Unidos que, como lo observara con clarividencia Juan Bosch en El Pentagonismo, una vez que dejan la Casa Blanca su voz se desdibuja por completo hasta tornarse inaudible en medio de la engañosa vocinglería que fomenta la dictadura mediática. Como salvo escasísimas excepciones no son estadistas sino apenas funcionarios surgidos de una tramposa maquinaria electoral, una vez que salen del locus del poder formal rápidamente se convierten en oscuros “don nadies”. Sus promesas y opiniones sólo cuentan mientras habiten en la Casa Blanca. Una vez salidos de ella nada pueden hacer.
A Obama le queda menos de un año para hacer lo que dijo que quería hacer: normalizar las relaciones con Cuba –digo: normalizarlas en serio, sin bloqueos ni agresiones financieras– e iniciar una nueva etapa en las relaciones bilaterales. A ello se le opone una importante parte del Congreso, que en su decadencia se convirtió en el refugio de una turba impresentable de ignorantes y reaccionarios de diversos pelajes (salvo unas pocas excepciones, por supuesto) y no pocos sectores de su administración. Pero la mayoría del pueblo norteamericano quiere acabar con esa escandalosa rémora de la Guerra Fría y poder viajar y conocer a Cuba y sus gentes; disfrutar de la maravilla de su cultura, su música, sus bailes, sus playas y el sabor de sus rones y sus puros. De la misma opinión es buena parte del mundo empresarial, que ve cómo algunos jugosos negocios se le escurren entre los dedos por el intransigente veto de algunas agencias del gobierno federal. En suma, si Obama quisiera debilitar significativamente el bloqueo está en él poder hacerlo. Pero no lo hace.
Esta disyunción entre palabras y acciones obliga a preguntar si hay uno o dos Obamas. Uno dice que quiere que “el pueblo cubano sea libre”. Se sobreentiende que el pueblo norteamericano ya lo es: por ejemplo, libre para tener más afroamericanos entre 20 y 24 años en las cárceles que en las universidades; libre para tener un 15 por ciento de la población bajo la línea de pobreza; libre para que la mayoría de los niños de Estados Unidos viva en la pobreza; libre para que policías blancos maten a unos mil quinientos afroamericanos en el último año sin tener que rendir cuentas ante la Justicia. Libres para no poder pagar la matrícula universitaria, o comprar los medicamentos que necesitan. Libres también para ver cómo el 1 por ciento más rico se enriquece cada día más mientras que el 90 por ciento inferior en la distribución del ingreso reduce su patrimonio a lo que poseía hace treinta años, en 1986, mientras que el 3 por ciento más rico hoy se adueña de algo más de la mitad del total de la riqueza de ese país según los datos de la Oficina del Censo. El Obama de las bellas declaraciones se esfuma detrás del otro que persiste en no utilizar las atribuciones que tiene como presidente de Estados Unidos para ir desarmando la infernal maquinaria del bloqueo. ¿Quiere que los cubanos elijan libremente su futuro? Entonces, ¿por qué mantiene el bloqueo informático a la isla? Basta con observar el diagrama de los cables submarinos que distribuyen el tráfico de la Internet para comprobar como todos ellos sortean cuidadosamente a Cuba. ¿Por qué mantiene la criminal política migratoria, la Ley del Ajuste Cubano, que incentiva la migración ilegal de cubanos a Estados Unidos y facilita la corrupción de las autoridades migratorias norteamericanas y los negocios de la mafia de los “polleros” encargados de introducirlos en territorio americano? ¿Por qué insiste en sancionar a empresas estadounidenses o extranjeras que intermedian en actividades económicas de Cuba? Días atrás la Oficina de Control de Activos Extranjeros, OFAC, le aplicó una multa de 260.000 dólares a Watg Holdings, una consultora con base en Irvine, California, porque había participado en un proyecto arquitectónico para la industria hotelera cubana. Luego de las alegaciones correspondientes la sanción se redujo a 140.000 dólares, y ahí se mantuvo firme.
En otras palabras: ¿cuál es el verdadero Obama? ¿El que habla bonito o el que sigue actuando como un frío cancerbero imperial? Su dualidad desvirtúa el valor de sus palabras. Si quiere pasar a la historia como el presidente que puso fin a una injusticia tan enorme como el bloqueo impuesto contra la Cuba revolucionaria tiene que comenzar a actuar ya, sin más demoras. Si lo hace habrá probado que tiene pasta de estadista, poseedor de una visión que se eleva por encima de las presiones y los aprietes de la mafia anticastrista y sus poderosos lobistas. Si cede ante ellos su suerte estará echada. No sé si será consciente que su único mérito real al concluir su presidencia sería el haber sentado las bases para acabar con el bloqueo. De la lectura de su reciente, y final, discurso sobre “El Estado de la Unión” del 13 de enero del corriente año se desprende que su política migratoria fracasó, la reforma financiera fue un fiasco, y casi otro tanto puede decirse de la que intentó en el sector salud. El desempeño económico es apenas mediocre y en la arena internacional cosechó un traspié tras otro. Por una de esas raras paradojas de la historia sólo le queda Cuba para anotarse un éxito duradero y aprobar el examen. Pero tiene que apurarse. Le queda muy poco tiempo.


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Foto  tratta dal web contrainjerencia


mercoledì 10 aprile 2013

Perché preoccupa alla mafia anticubana di Miami il viaggio di Beyonce a Cuba? / ¿Por qué le preocupa a la mafia anticubana de Miami el viaje de Beyonce a Cuba?

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 Perché preoccupa alla mafia anticubana di
Miami il viaggio di Beyonce a Cuba?

8.04.2013 - M. H. Lagarde http://cambiosencuba.blogspot.it/


Perché i rappresentanti della mafia terrorista di Miami nel Congresso degli Stati Uniti protestano e chiedono indagini quando personaggi nordamericani come la cantante Beyoncé e il marito Jay-Z si recano a Cuba?
Secondo
Ileana Ros Lehtinen e Mario Diaz Balart, che hanno appena inviato una lettera di protesta al Dipartimento del Tesoro, la loro preoccupazione si basa sul fatto che numerosi giornalisti sostengono che la coppia di artisti ha fatto un viaggio turistico a Cuba, dove l'industria del turismo è completamente controllata dal governo e quindi tale visita viola le leggi dell'embargo a Cuba al fornire risorse monetarie al regime dell'Avana.
Ma a queste ragioni credono solo i protestatari e i loro accoliti, come nel caso dell'organizzazione terroristica con sede a Miami, la
Fondazione Nazionale Cubano Americana. Secondo un articolo pubblicato nel 2009 sul quotidiano spagnolo El Pais, che come sappiamo non è affatto un sostenitore della Rivoluzione cubana, i veri motivi dei mafiosi di Miami, più che politici, sono di interesse particolare.
Secondo il rapporto di  Public Campaign citato dal quotidiano spagnolo "circa 400 legislatori degli Stati Uniti hanno ricevuto denaro, dal 2004, per seguire la linea dura con Cuba", cioè per mantenere il
blocco contro Cuba. E guarda caso tra i più beneficiati da tale fiorente attività figurano coloro che oggi protestano a Miami contro la visita di Beyonce e suo marito a L'Avana.
Il citato articolo di El País sottolinea: Lincoln Diaz-Balart, secondo Public Campaign, ha ricevuto $ 366964; il fratello Mario, 364176, e Ileana Ros-Lehtinen, 240050. McCain, 183415, e il senatore democratico
Bob Menendez, 165800. (...) I Diaz-Balart si sono stancati di ripetere che non si rischia la revoca dell'embargo, perché "hanno controllata la maggior parte dei legislatori".
Risulta logico allora, in qualche misura, che la Diaz-Balart e Ileana Ros facciano clamore e pongano lettere in ogni cassetta postale per protestare per viaggi, come quello di Beyonce e suo marito, potrebbero significare una breccia nel blocco degli Stati Uniti contro Cuba.
Per mezzo secolo, la mafia senza scrupoli di Miami, non ha esitato - per il bene delle loro casse private -, nel sottoporre ad un blocco omicida il popolo cubano che, presumibilmente, presso il Campidoglio di Washington, sostiene di rappresentare.
La mafia anticubana di Miami  chiede
indagine sulla visita di Beyonce a Cuba
I congressisti della mafia di Miami hanno richiesto un'indagine ufficiale sul viaggio che hanno realizzato, la scorsa settimana, la cantante Beyoncé ed il marito Jay-Z a Cuba.
I  repubblicani della Florida di origine cubana Ileana Ros-Lehtinen e Mario Diaz-Balart vogliono sapere se la coppia ha violato una regola del blocco USA all'isola e se aveva il permesso di visitare la maggiore delle Antille.
La coppia è stata fotografata, la scorsa settimana, a L'Avana e sembra si sia recata nell'isola per festeggiare il loro quinto anniversario di matrimonio.
I congressisti anti-cubani hanno inviato una lettera al Dipartimento del Tesoro nella quale cercano di sapere che tipo di autorizzazione da parte del Dipartimento del Tesoro ha ricevuto la coppia per fare tale viaggio.
Cuba era un posto popolare estivo per gli statunitensi nel 50, ma dopo il trionfo della rivoluzione di Fidel Castro e l'imposizione dell'embargo commerciale degli Stati Uniti, le cose sono cambiate per i nordamericani. I cittadini degli Stati Uniti non possono viaggiare a Cuba, divieto che viola la costituzione USA e mette in discussione lo slogan che gli Stati Uniti sono il paese della libertà.
Nel 2012 l'amministrazione del presidente Barack Obama ha revocato alcune restrizioni di viaggio a Cuba e istituì un programma che richiede un rigoroso percorso ai visitatori.
"Ogni viaggiatore deve avere un programma completo di attività di scambio educativo che comporterà l'interazione tra il viaggiatore e le persone a Cuba" segnala la guida del Dipartimento del Tesoro.
I congressisti anti-cubani, che ricevono grandi profitti dal mantenere il blocco degli Stati Uniti contro Cuba, vogliono sapere che tipo di viaggio ha realizzato la coppia di cantanti.

¿Por qué le preocupa a la mafia anticubana de Miami el viaje de Beyonce a Cuba?
Por M. H. Lagarde
¿Por qué los representantes de la mafia terrorista de
Miami en el Congreso de Estados Unidos protestan y reclaman investigaciones cuando personalidades estadounidenses como la cantante Beyonce y su esposo Jay-Z viajan a Cuba?
Según Ileana Ros Lehtinen y Mario Díaz Balart, quienes acaban de enviar una carta quejándose al Departamento de Tesoro, su preocupación se basa en que numerosos reportes de prensa aseguran que la pareja de artistas realizó un viaje turístico a Cuba, donde la industria turística está totalmente controlada por el gobierno y por tal motivo tal visita viola las leyes del embargo a Cuba al proporcionarle recursos monetarios al régimen de La Habana.
Pero tales razones solo se las creen los protestantes y sus acólitos, como es el caso de la organización terrorista radicada en Miami, la Fundación Nacional Cubano Americana. Según un articulo publicado en 2009 en el diario español El País, que como se sabe no es para nada un defensor de la Revolución cubana, los verdaderos motivos de los mafiosos de Miami, más que políticos, son de interés particular.
De acuerdo con el informe de Public Campaign citado por el diario español “cerca de 400 legisladores estadounidenses han recibido dinero desde 2004 para seguir la línea dura con Cuba”, o sea para mantener el bloqueo contra Cuba. Y casualmente entre los más beneficiados por tan próspero negocio figuran quienes hoy protestan en Miami contra la visita de Beyonce y su esposo a La Habana.
El citado artículo de El País destaca:
Lincoln Diaz-Balart, según Public Campaign, ha recibido 366.964 dólares; su hermano Mario, 364.176, e Ileana Ross-Lehtinen, 240.050. McCain, 183.415, y el senador demócrata de origen cubano Bob Menendez, 165.800. (…) Los Díaz-Balart se han cansado de repetir que no peligra el levantamiento del embargo porque "tienen controlada a la mayoría de legisladores".
Resulta lógico entonces, hasta cierto punto, que los Díaz Balart e Ileana Ros pongan el grito en el cielo y cartas en cualquier buzón para protestar por viajes que, como el de Beyonce y su esposo, podrían significar una brecha en el bloqueo de Estados Unidos contra Cuba.
Durante medio siglo, la inescrupulosa mafia de Miami, no ha vacilado -por el bien de sus arcas particulares-, en someter a un bloqueo homicida al pueblo cubano al que, supuestamente, en el capitolio de Washington, dice representar.


Mafia anticubana de Miami pide investigar visita de Beyonce a Cuba

Congresistas de la mafia de Miami solicitaron una investigación oficial sobre el viaje que realizaron la semana pasada los cantantes Beyonce y su esposo Jay-Z a Cuba.
Los republicanos de Florida de origen cubano Ileana Ros-Lehtinen y Mario Diaz-Balart buscan saber si la pareja violó alguna regla del bloqueo de Estados Unidos a la isla y si tenía permiso para visitar la mayor de las Antillas.
La pareja fue fotografiada la semana pasada en La Habana y al parecer viajó a la isla para celebrar su quinto aniversario de bodas.
Los congresistas anticubanos enviaron una carta al Departamento del Tesoro en la que buscan saber que clase de permiso del Departamento del Tesoro recibió la pareja para realizar ese viaje.
Cuba era un lugar popular de veraneo para los estadunidenses en los 50, pero tras el triunfo de la revolución de Fidel Castro y la imposición del embargo comercial de Estados Unidos las cosas cambiaron para los norteamericanos. Los ciudadanos estadounidenses no pueden viajar a Cuba, prohibición que viola la constitución de ese país y pone en entredicho el eslogan de que Estados Unidos es el país de la libertad.
En 2012 el gobierno del presidente Barack Obama levantó algunas restricciones de viaje a Cuba e instituyó un programa que requiere un itinerario estricto a los visitantes.
"Cada viajero debe tener un programa completo de actividades de intercambio educacional que redundará en la interacción entre el viajero e individuos en Cuba", señala la guía del Departamento del Tesoro.
Los congresistas anticubanos, que reciben grandes ganancia por mantener el bloqueo de Estados Unidos contra Cuba, quieren saber que tipo de viaje realizó la pareja de cantantes.


foto inserite da internet da autore blog

venerdì 4 maggio 2012

Miami: si vedranno orrori?/Miami: ¿Se verán horrores?


Miami: si vedranno orrori?
4.05.2012 - Iroel Sanchez

Mentre l'America Latina sfida in pieno gli Stati Uniti, chiedendo la fine del blocco di Cuba e la presenza dell'isola al Vertice delle Americhe, e d'altra parte, le autorità cubane hanno espresso la loro volontà di ampliare e approfondire i legami con l'emigrazione, a Miami sono determinati ad andare contro la storia.
Tanto in presunti atti legali come in azioni violente, lo stato della Florida é stato scenario, negli ultimi giorni, di tentativi di spingere verso il passato le relazioni economiche di Cuba con il mondo e l'interscambio, con il loro paese di origine, degli emigrati cubani.
Poco dopo che un atto terrorista, a Miami, distruggesse gli uffici della compagnia di voli charter per Cuba, Airline Brokers, riportando in quella città scene comuni quarant'anni fa, il governatore della Florida, Rick Scott, ha firmato una legge che vieta al governo di realizzare contratti con società che realizzano affari con Cuba e la Siria. A mio parere, l'inclusione del paese arabo non cerca che includere un tema congiunturale che connetta la legislazione con la campagna che il Dipartimento di Stato ed i mass media stanno conducendo contro quella nazione, ma nel caso di Cuba, dice molto di più.
Dopo aver firmato la legge, Scott ha dichiarato che "le restrizioni non entreranno in vigore a meno che e finché il Congresso approvi, e il Presidente Obama firmi, una legge che consenta agli Stati di imporre indipendentemente questo tipo di sanzioni", perché le leggi federali sono quelle che decidono in materia di commercio estero, per cui si richiede l'avallo del Congresso e del presidente Barack Obama, che sono stati sollecitati per consentire alla Florida di "andare più in là delle dominanti e troppo permissivi regolamenti federali".
Persino un media, caratterizzato dalla sua ostilità nei confronti del governo cubano, come il quotidiano di Miami 'El Nuevo Herald' ha qualificato come "fallimento" la legislazione di Scott, ricordando che la Camera di Commercio della Florida e i due principali partner commerciali dello stato, Brasile e Canada, hanno avvertito che questa nuova legge scoraggia gli investimenti esteri e rallenta la creazione di nuovi posti di lavoro. Tuttavia, il rocambolesco comportamento del governatore ha scatenato le ire di personaggi dell'estremismo cubano-americani come il congressista David Rivera che ha minacciato di portarlo in tribunale per costringerlo a fare ciò che aveva firmato, mentre da Washington i suoi colleghi Ileana Ros-Lehtinen e Mario Díaz Balart hanno sostenuto la richiesta che, contro tutta la logica legislativa, quanto firmato da Scott entri immediatamente in vigore. A peggiorare le cose, il governatore Rick Scott, ha ritrattato e mercoledì 3 maggio ha confermato che la legge entrerà in vigore dal 1° luglio e si é mostrato disposto a difenderla in tribunale, se necessario, ma non è riuscito a calmare l'irritazione degli estremisti che hanno continuato a minacciarlo.
Per L'Avana sono passati finora, nei mesi di questo anno, i leader dei paesi economicamente più importanti in cerca di rafforzare i legami delle loro nazioni con Cuba: dal Brasile all'Iran, Messico e Vietnam, e tutti hanno condannato il blocco degli Stati Uniti, e così anche Papa Benedetto XVI, durante la sua visita l'isola. E, come mostrano i sondaggi, ogni volta più acquisisce maggiore forza, tra i cubani che vivono negli Stati Uniti, l'interessi che questi paesi facciano passi nella direzione di normalizzare le relazioni con Cuba.
Le recenti dichiarazioni di Jeff Bingaman, presidente del Comitato per l'Energia e Risorse Naturali del Senato, dopo il Vertice delle Americhe, nel senso che gli Stati Uniti é "sfasato nella sua politica estera nei confronti di Cuba" e "abbiamo permesso che la nostra politica verso Cuba sia dettata dalla comunità cubano-americana in questo paese, piuttosto che la dettino gli interessi nazionali del nostro paese" riflettono la contraddizione tra l'estremismo di Miami, ancorata al passato, e ciò che mostrano i fatti.
In un contesto come questo e con Luis Posada Carriles, autore di atti terroristici come l'esplosione di un aereo civile cubano che ha assassinato 73 persone, che riceve tributi a cui partecipano politici come Rivera, è coerente che l'odio che mostri le sue migliori raffinatezze a Miami e nessun migliore obiettivo per questo che la compagnia che ha noleggiato i voli per i pellegrini cattolici cubano americani durante la visita a Cuba di Papa Benedetto XVI.
Ma in un anno elettorale e il corso della storia che sta accelerando contro di loro é molto probabile che la disperazione tra coloro che si vedono sempre più isolati, nonostante il loro potere mediatico ed economico, generi più colpi ciechi come quelli che si sono conosciuti in questi giorni, e come dice il proverbio "si vedranno orrori".
Miami: ¿Se verán horrores?
Iroel Sánchez
Mientras América Latina en pleno planta cara a Estados Unidos, pidiendo el fin del bloqueo a Cuba y la presencia de la Isla en la Cumbre de las Américas, y por otra parte, las autoridades cubanas expresan su voluntad de ampliar y profundizar los lazos con la emigración, en Miami se empeñan en marchar contra la historia.
Tanto en pretendidos actos legales como en acciones violentas, el estado de La Florida ha sido escenario en días recientes de intentos de empujar hacia el pasado la relaciones económicas de Cuba con el mundo y el intercambio con su país de origen de los emigrados cubanos.
Poco después de que un acto terrorista destruyera en Miami las oficinas de la compañía de vuelos chárter a Cuba Airline Brokers, , retrotrayendo a esa ciudad a escenas comunes cuarenta años atrás, el gobernador de La Florida Rick Scott firmó una ley que prohíbe al gobierno de ese estado realizar contratos con empresas que realicen negocios con la mayor de las Antillas y Siria. En mi opinión, la inclusión del país árabe no busca otra cosa que incluir un tema de coyuntura que conecte la legislación con la campaña que el Departamento de Estado y los grandes medios de comunicación libran contra esa nación, pero en el caso de Cuba dice mucho más.
Luego de firmar la ley, Scott declaró que “las restricciones no entrarán en efecto a menos y hasta que el Congreso apruebe, y el presidente Obama firme, una ley que permita a los estados imponer independientemente ese tipo de sanciones”, debido a que las leyes federales son las que deciden en asuntos de comercio exterior, por lo que se requiere el aval del Congreso y el presidente Barack Obama, a los que solicitó permitan a la Florida “ir más allá de las dominantes y demasiado permisivas regulaciones federales”.
Hasta un medio caracterizado por su hostilidad hacia el gobierno cubano como el diario de Miami El Nuevo Herald calificó de “fracaso” la legislación de Scott, recordando que la Cámara de Comercio de Florida y los dos principales socios comerciales del estado, Brasil y Canadá, advirtieron que esta nueva ley ahuyenta la inversión extranjera y frena la generación de nuevos empleos. Sin embargo, el rocambolesco comportamiento del gobernador desató la ira de personajes del extremismo cubanoamericano como el congresista David Rivera que amenazó con llevarlo a las cortes para forzarlo a cumplir lo que había firmado, mientras desde Washington sus colegas Ileana Ros-Lehtineny Mario Díaz Balart respaldaron la exigencia de que contra toda lógica legislativa lo firmado por Scott entre en vigor de inmediato. Para colmo, el gobernador Rick Scott, volvió a desdecirse y el miércoles 3 de mayo ratificó que la ley sí entrará en vigor el 1ro de julio y se mostró dispuesto a defenderla en los tribunales de ser necesario pero no logró calmar la irritación de los extremistas que continuaron amenazándolo.
Por La Habana han pasado en lo que va de año líderes de países económicamente muy importantes en busca de fortalecer los nexos de sus naciones con Cuba; desde Brasil a Irán, México y Viet Nam,y todos han condenado el bloqueo norteamericano, como también lo hizo el Papa Benedicto XVI, durante su visita a la Isla. Y, como demuestran las encuestas, cada vez cobra mayor fuerza entre los cubanos residentes en Estados Unidos el interés porque ese país de pasos en la dirección de normalizar sus relaciones con Cuba.
Las recientes declaraciones de Jeff Bingaman, presidente del Comité de Energía y Recursos Naturales del Senado, con posterioridad a la Cumbre de las Américas, en el sentido de que EE.UU. está “desfasado” en su trato a la Isla y “que hemos permitido que nuestra política hacia Cuba sea dictada por la comunidad cubanoestadounidense en este país, en vez de que la dicten los intereses nacionales de nuestro país”, reflejan la contradicción entre el extremismo de Miami, anclado en el pasado, y lo que muestran los hechos.
Ante un contexto como ese y con Luis Posada Carriles -autor de actos terroristas como la voladura de un avión de pasajeros en que murieron 73 personas- recibiendo homenajes en los que participan políticos como Rivera, es coherente que el odio muestre sus mejores galas en Miami y ningún blanco mejor para ello que la empresa que fletó los vuelos para los peregrinos católicos cubanoamericanos y estadounidenses durante la visita a Cuba del Papa Benedicto XVI
Pero en un año electoral y con el rumbo de la historia acelerándose en su contra es muy posible que la desesperación entre quienes se ven cada vez más solos, a pesar de su poderío mediático y económico, genere más golpes de ciego como los que se han conocido por estos días, y como dice el dicho “se verán horrores”. (Publicado en CubAhora)


la risposta di Cuba il 1° Maggio 2012


domenica 11 marzo 2012

Il Papa a Cuba-El Papa en Cuba


Il Papa a Cuba
marzo 2012 - Frei Betto http://www.freibetto.org/

Per la delusione e fallimento delle pressioni diplomatiche della Casa Bianca, Papa Benedetto XVI arriverà a Cuba il 26 marzo. Rimarrà sull'isola tre giorni, dopo l'ingresso in America Latina dal Messico. Il 28 marzo celebrerà una messa nella Piazza della Rivoluzione a L'Avana.
Benedetto XVI celebrerà a Santiago de Cuba - la storica città della caserma Moncada, dove Fidel Castro iniziò la sua lotta rivoluzionaria nel 1953 - il 400° anniversario dell'apparizione della Vergine della Carità del Cobre.
Nel 1988, dopo che il Papa Giovanni Paolo II concluse la sua visita a Cuba, partecipai ad un pranzo offerto da Fidel ad un gruppo di teologi. Ad un certo punto un teologo italiano manifestò, dall'alto del suo sinistrismo, la sua indignazione per il fatto che il Papa avesse esposto la Vergine della Carità ornata da una corona d'oro.
Fidel non nascose il suo disappunto. E reagì dicendo: "La Vergine del Cobre non è solo la patrona dei cattolici di Cuba. Lei è la patrona della nazione cubana". E raccontò di come sua madre, Lina Ruz, cattolica devota, fece sì che lui e Raul promettessero che se fossero usciti vivi dalla Sierra Maestra, andassero a depositare le loro armi nel santuario, allo scopo di realizzare la promessa che lei aveva fatto. Nel 1983, durante la visita al santuario per la prima volta ho visto lì le armi.
Per queste "cristocoincidenze" che solo la fede spiega e le ricerche chiariscono, la Vergine della Carità e Nostra Signora Aparecida hanno molto in comune, come Cuba e Brasile. Come disse Ignacio de Loyola Brandão: "Cuba è un Bahia fortunata". Entrambe le immagini furono trovate durante la colonizzazione: lì, nel 1612, la spagnola, qui nel 1717, la portoghese: le due in acqua. Le due trovate da tre pescatori. Là nel mare, qui nel fiume Paraiba. Ed entrambe sono negre.
Il Papa arriverà a Cuba nel momento in cui il paese attraversa cambiamenti sostanziali, ma senza abbandonare il suo progetto socialista. Si sta dando un progressivo processo di de statalizzazione, di apertura all'iniziativa privata, e negli ultimi mesi sono stati rilasciati più di duemila prigionieri.
Ora i rapporti tra il governo e la Chiesa cattolica possono essere qualificati come eccellenti. Non rimangono, nell'isola, residui di clero di origine spagnola e formazione franchista, che tanto fomentò l'anticomunismo durante i primi anni della Rivoluzione, in cui un sacerdote promosse l'obbrobriosa Operazione Peter Pan: convinse i genitori di più di 14000 bambini che avrebbero perso la patria potestà e che i loro figli sarebbero passati nelle mani dello Stato... Portò i bambini a Miami, senza padri o madri, e il risultato, come si può immaginare, fu catastrofico. La Rivoluzione non fu sconfitta dalla Baia dei Porci, promossa dall'amministrazione Kennedy, e molti di questi bambini non poterono sfuggire ad un futuro di criminalità, droga ed altri disturbi. Migliaia di loro non poterono mai essere localizzati dalle loro famiglie.
Sia il Vaticano come i vescovi cubani si oppongono al blocco che gli Stati Uniti impongono all'isola. Si potrà essere in disaccordo con molti aspetti del socialismo in quel paese, ma nessuno mai ha visto la foto di un ragazzo cubano che vive per la strada, o famiglie sotto i ponti, o bande di narcotrafficanti. In Havana un manifesto mostra un bambino sorridente con questa frase sotto la foto: "Stasera 200 milioni di bambini dormiranno per le strade del mondo. Nessuno di loro è cubano".
Cuba ha molti difetti ma non di rifiutare ad undici milioni di abitanti i diritti umani fondamentali: cibo, salute, istruzione, alloggio, lavoro e arte (tra cui il cinema e il Buena Vista Social Club). Ciò che ha meritato gli elogi di Giovanni Paolo II durante la sua visita di sette giorni, una delle più prolungate del suo pontificato.
Oggi Cuba riceve, in proporzione, più turisti del Brasile. Che è una vergogna per il nostro paese di dimensioni continentali e con tante attrattive. La differenza è che Cuba promuove non solo il turismo di ristoro (ha spiagge paradisiache), ma anche il turismo scientifico, culturale, artistico e sportivo.
La Rivoluzione cubana resiste da 54 anni, nonostante gli atti terroristici nel paese, descritti in dettaglio nel best-seller di Fernando Morais, 'Gli ultimi cinque soldati della Guerra Fredda' (2011) ed al fatto di dover sopportare sul suo litorale la base USA di Guantanamo, che le ruba parte del suo territorio per usarlo come prigione per presunti terroristi sequestrati in luoghi lontani.
Forse la resistenza cubana è un altro miracolo della Vergine della Carità...


El Papa en Cuba
Frei Betto
Para disgusto y fracaso de las presiones diplomáticas de la Casa Blanca, el papa Benedicto XVI llegará a Cuba el 26 de marzo. Se quedará tres días en la isla, después de entrar en América Latina por México. El 28 de marzo celebrará una misa en la plaza de la Revolución, en La Habana.
Benedicto XVI celebrará en Santiago de Cuba -la histórica ciudad del cuartel Moncada, donde Fidel Castro inició su lucha revolucionaria en 1953- los 400 años de la aparición de la Virgen de la Caridad del Cobre.
En 1988, después que el papa Juan Pablo II terminase su visita a Cuba, participé en un almuerzo ofrecido por Fidel a un grupo de teólogos. En cierto momento un teólogo italiano manifestó, desde lo alto de su izquierdismo, su indignación por el hecho de que el pontífice hubiera expuesto a la Virgen de la Caridad adornada con una corona de oro.
Fidel no escondió su malestar. Y reaccionó diciendo: “La Virgen del Cobre no es sólo la patrona de los católicos de Cuba. Es la patrona de la nación cubana”. Y relató cómo su madre, Lina Ruz, católica devota, hizo que él y Raúl prometieran que si salían vivos de la Sierra Maestra, vendrían a depositar sus armas en el santuario, a fin de pagar la promesa que ella había hecho. En 1983, al visitar el santuario por primera vez, vi allí las armas.
Por esas “cristicoincidencias” que sólo la fe explica y las encuestas aclaran, la Virgen de la Caridad y Nuestra Señora Aparecida tienen tanto en común como Cuba y Brasil. Como dijo Ignacio de Loyola Brandão: “Cuba es una Bahía con suerte”. Ambas imágenes fueron encontradas durante la colonización: allí, en 1612, la española; aquí, en 1717, la portuguesa: Las dos en el agua. Las dos encontradas por tres pescadores. Allá, en el mar; acá, en el río Paraiba. Y ambas son negras.
El papa llegará a Cuba en el momento en que el país pasa por cambios sustanciales, aunque sin abandonar su proyecto socialista. Se está dando un proceso progresivo de desestatización, de apertura a la iniciativa privada, y en los últimos meses fueron liberados más de dos mil presos.
Ahora las relaciones entre el gobierno y la Iglesia Católica pueden ser calificadas de excelentes. Ya no quedan en la isla residuos del clero de origen español y formación franquista, que tanto fomentó el anticomunismo durante los primeros años de la Revolución, en que un sacerdote promovió la oprobiosa Operación Peter Pan: convenció a los padres de 14 mil niños de que iban a perder la patria potestad y de que sus hijos pasarían a manos del Estado… Llevó a los niños para Miami, sin padres ni madres, y el resultado, como se puede imaginar, fue catastrófico. La Revolución no fue derrotada por la invasión de Bahía Cochinos, patrocinada por el gobierno de Kennedy, y muchos de aquellos niños no pudieron escapar de un futuro de delincuencia, drogas y otros trastornos. Miles de ellos nunca pudieron ser localizados por sus familias.
Tanto el Vaticano como los obispos cubanos son contrarios al bloqueo que los EE.UU. imponen a la isla. Se podrá estar en desacuerdo con muchos aspectos del socialismo de aquel país, pero nadie nunca ha visto la foto de un niño cubano viviendo en la calle, o familias bajo los puentes, o mafias de narcotraficantes. En La Habana un cartel exhibe a un niño sonriendo con esta frase bajo la foto: “Esta noche 200 millones de niños dormirán en las calles del mundo. Ninguno de ellos es cubano”.
Cuba tiene muchos defectos, pero no el de negar a once millones de habitantes los derechos humanos fundamentales: alimentación, salud, educación, vivienda, trabajo y arte (incluyendo el cine y el Buena Vista Social Club). Lo cual mereció elogios de Juan Pablo II durante su visita de siete días, una de las más prolongadas de su pontificado.
Hoy Cuba recibe, proporcionalmente, más turistas que el Brasil. Lo que es una vergüenza para nuestro país de dimensiones continentales y con tantos atractivos. La diferencia es que Cuba promueve no sólo el turismo de solaz (tiene playas paradisíacas) sino también el turismo científico, cultural, artístico y deportivo.
La Revolución Cubana resiste desde hace 54 años, a pesar de los actos terroristas con el país, descritos al detalle en el best-seller de Fernando Morais, Los últimos cinco soldados de la guerra fría (2011). Y al hecho de tener que soportar en su litoral la base estadounidense de Guantánamo, que le roba parte de su territorio para usarlo como cárcel de supuestos terroristas secuestrados en lugares lejanos.
A lo mejor la resistencia cubana es otro milagro más de la Virgen de la Caridad…
[Frei Betto es escritor, autor de "Sinfonía universal. La cosmovisión de Teilhard de Chardin”, entre otros libros].

http://www.freibetto.org/ - twitter:@freibetto.

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