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venerdì 9 febbraio 2018

La “nuova” strategia USA nella cyber guerra per sovvertire Cuba.


Se l’apparato del Presidente Donald Trump crede che usando nuove tecnologie possa imporre a Cuba un cambio dell’ordinamento interno, ancora una volta non ha capito  nulla o ha perso la memoria, sviluppare e finanziare progetti in rete internet per cambiare la isla grande è un misero ritorno alla già  fallita guerra fredda.
Quando il 16 giugno del 2017 a Miami Trump si riunì con le forze dell’ultradestra di origine cubana per pagare il suo debito elettorale, annunciò al Mondo quello che a suo tempo aveva promesso appunto alla congrega di gusanos della Florida guidati dal senatore  Marco Rubio  :”  fine delle relazioni USA con Cuba iniziate il 17/12/2014  dall’amministrazione Obama ,continuazione e inasprimento del “Bloqueo economico”….
Aver scelto Internet come terreno per la “nuova” aggressione dimostra chiaramente  quali sono i veri obiettivi di Washington quando reclama “libero accesso” alla rete ai paesi che si oppongono al sistema liberista, mentre in casa sua e nei paesi alleati o meglio servi, mantiene un megasistema di controllo sociale che  accumula dati di cittadini “ignari” che navigano nel web.
Tutto rientra in una nuova dottrina di Guerra non convenzionale senza l’uso diretto di forze militari  come  successo nei fallimentari conflitti in Iraq e Afganistan , una dottrina già usata nella dimenticata “primavera Araba” o in piani più recenti come l’ incentivazione alle proteste in Iran  e in Venezuela Bolivariano nel sostenere i settori violenti della destra fascista…. La strategia imperialista di Washington dimostra apertamente di voler usare le reti sociali e internet per i suoi obiettivi geopolitici di dominazione. Attivare un nuovo  cyber attacco dimostra che non c'è mancanza di liquidità, in un governo paralizzato e senza fondi, quando si tratta di finanziare progetti sovversivi contro Cuba, certamente i nuovi piani di Trump non colgono di sorpresa un governo cubano che alle spalle ha oltre mezzo secolo di esperienza su come affrontare programmi di aggressione di tutti i tipi. Progetti  cyber recenti come ZunZuneo, Piramideo, Commotion, Operacion Surf… sbatterono contro la capacità delle autorità cubane di scoprirli e l'unità della sua popolazione davanti alle aggressioni.


ZUNZUNEO :
Progetto finanziato dall’Agenzia Internacional degli Stati Uniti (USAID), l’obiettivo era lanciare una rete di messaggeria che potesse arrivare a centinaia di migliaia di cubani usando  “contenuto no controverso” : notizie di calcio, musica,  clima, pubblicità. Quando riuscirono nel loro scopo inviarono messaggi di contenuto politico per incitare i cubani a sviluppare convocazioni in rete per manifestazioni di massa atte a destabilizzare il paese.

PIRAMIDEO :
Simile a ZunZuneo questo programma stava in carico all’ufficio di trasmissioni a Cuba (OCB), assoggettata a Radio-TV Martì. Lo stesso  promuoveva  la creazione di una rete di “Amici” offrendo loro la possibilità che una persona inviasse ai membri della sua “Piramide” un SMS  di massa al costo di un solo messaggio. Lo  scopo finale era promuovere una piattaforma sovversiva.

COMMOTION:
Fu un meccanismo sviluppato dall’Istituto di tecnologia abierta (OTI) della New America Foundation, con sede a Washington, in origine per usi militari, sviluppava reti senza fili indipendenti. Benchè non si conosca la sua entrata in funzione a Cuba,  fonti del governo USA dichiararono al quotidiano  New York Times che avevano dato fondi milionari per tale fine.

OPERACION SURF :
Programma smascherato dall’agente Raul della sicurezza di Stato, il tutto consisteva nel far entrare in Cuba equipaggiamento e  software per l’installazione di antenne illegali per l’acceso illegale a internet.


Per il governo cubano se l’amministrazione Trump desidera esclusivamente garantire l’accesso dei cubani a internet intanto potrebbe eliminare le restrizioni del bloqueo che impediscono l’acquisto di tecnologia del settore, facilitando gli acquisti di materiale, questo forse gli sarebbe più economico che finanziare una “Fuerza de tarea” che già è destinata al fallimento prima di cominciare.



domenica 6 aprile 2014

Quando rinsaviranno gli americani?


Ucraina e Jugoslavia
 
"A volte ho la sensazione che da qualche parte, nell'enorme palude statunitense, qualcuno in laboratorio conduca esperimenti, come sui ratti, senza realmente comprendere le conseguenze di quello che sta facendo". Vladimir Putin, 4 Marzo 2014. Cinque anni fa, scrissi un articolo per una conferenza di Belgrado in commemorazione del decimo anniversario dall'inizio dei bombardamenti NATO in Jugoslavia. In questo documento ho evidenziato che la disintegrazione della Jugoslavia era un laboratorio sperimentale per perfezionare le varie tecniche che sarebbero poi state utilizzate nelle cosiddette "rivoluzioni colorate" o in altre operazioni di "cambio di regime" contro i leader considerati indesiderabili dal governo degli Stati Uniti. A quel tempo, avevo in particolare sottolineato le analogie tra la regione della Krajina dell'ex Jugoslavia e l'Ucraina. Ecco quanto scrivevo all'epoca:

Dove sono scoppiate più violentemente le guerre che hanno determinato la disintegrazione della Jugoslava? In una regione chiamata Krajina. Krajina significa terra di confine. Così l'Ucraina: una varietà dello stesso ceppo slavo. Sia la Krajina che l'Ucraina sono terre di frontiera tra cristiani cattolici in occidente e cristiani ortodossi in oriente. La popolazione è divisa tra chi a oriente desidera rimanere legato alla Russia e chi a occidente è attratto dalle terre cattoliche. Ma in Ucraina nel suo complesso, i sondaggi mostrano che circa il settanta per cento della popolazione è contraria all'adesione NATO. Eppure gli Stati Uniti e i suoi satelliti continuano a parlare del "diritto" dell'Ucraina di aderire alla NATO. Non si parla mai del diritto di non aderire alla NATO.

Condizione per l'Ucraina di adesione alla NATO è l'estromissione delle basi militari straniere dal territorio ucraino. Ciò implica espellere la Russia dalla sua storica base navale a Sebastopoli, essenziale per la flotta russa nel Mar Nero. Sebastopoli è sulla penisola di Crimea, abitata da russi patriottici e diventata parte amministrativa dell'Ucraina nel 1954 per volere di Nikita Krusciov, un ucraino.

All'incirca quanto aveva fatto Tito, un croato, che assegnò quasi tutta la costa adriatica della Jugoslavia alla Croazia, rafforzandone i confini amministrativi a danno dei serbi.

Siccome le stesse cause possono generare effetti simili, l'insistenza degli Stati Uniti sulla "liberazione" dell'Ucraina dall'influenza russa può generare le stesse conseguenza dell'insistenza occidentale nel "liberare" i croati cattolici dai serbi ortodossi. Ossia la guerra. Ma invece che una piccola guerra contro i serbi, che non disponevano né di mezzi né della volontà a combattere l'Occidente (dal momento che si pensavano maggioritariamente parte di esso), una guerra in Ucraina significherebbe una guerra con la Russia. Una superpotenza nucleare che non resterà passivamente ad osservare gli Stati Uniti muovere la loro flotta e le loro basi aeree ai bordi del territorio russo, sia nel Mar Nero che nel Mar Baltico, per terra, mare e aria.

Ogni giorno, gli Stati Uniti si impegnano nell'espansione della NATO, addestrando forze,
costruendo basi, definendo accordi. Questo va avanti costantemente, ma è scarsamente riportato dai media. I cittadini dei paesi della NATO non hanno idea dell'impresa in cui sono coinvolti. (...) La guerra era facile quando significava la distruzione di una Serbia inerme e innocua, senza vittime fra gli aggressori della NATO. Ma quando il belligerante è una superpotenza con un arsenale nucleare a disposizione, la cosa non è così divertente."

Così, eccoci cinque anni più tardi da quel mio articolo, e io mi accingo a partecipare ad un'altra commemorazione di Belgrado, questa volta del quindicesimo anniversario dall'inizio dei bombardamenti NATO in Jugoslavia. E questa volta, non ho davvero nulla da dire. Altri, più autorevoli, dal professor Stephen Cohen a Paul Craig Roberts, hanno già detto le stesse cose, più e più volte. Molti di noi hanno messo in guardia contro la pericolosa follia di cercare di provocare costantemente la Russia, arruolando suoi vicini in un'alleanza militare in cui il nemico non poteva che essere... la Russia. Di tutte le nazioni vicine alla Russia, nessuna è più organicamente legata alla Russia per lingua, storia, realtà geopolitica, religione e sentimenti. Il sottosegretario di Stato USA per l'Europa e l'Eurasia, Victoria Nuland, ha apertamente vantato che gli Stati Uniti hanno speso cinque miliardi di dollari per guadagnare influenza in Ucraina, più propriamente per allontanare l'Ucraina dalla Russia, in un'alleanza militare con gli Stati Uniti. Non è più un segreto che Nuland abbia intrigato persino contro gli alleati europei, che nutrivano un'ambizione meno brutale, sostituendo il presidente eletto col protetto dagli Stati Uniti: "Yats", come la sottosegretaria chiama Yatsenyuk, in effetti è stato prontamente installato nel governo di estrema destra instauratosi dopo le azioni violente perpetrare da parte di uno dei pochissimi movimenti fascisti violenti che ancora sopravvivono in Europa.

È vero, i media occidentali non riportano tutti i fatti a loro disposizione. Ma sulla rete viaggiano le informazioni. E nonostante questo, i governi europei non protestano, non ci sono manifestazioni di piazza, gran parte dell'opinione pubblica sembra accettare l'idea che il cattivo della storia sia il presidente russo, accusato di impegnarsi in un'aggressione non provocata contro la Crimea, quando in effetti sta rispondendo ad una delle provocazioni più clamorose della storia.

I fatti ci sono. I fatti sono eloquenti. Cosa posso dire che non dicano i fatti?

Quindi, fino ad ora, sono rimasta senza parole davanti a quella che mi pare una totale follia. Tuttavia, alla vigilia del mio viaggio a Belgrado, ho accettato di rispondere alle domande del giornalista Dragan Vukotic per il quotidiano serbo Politika. Ecco l'intervista.
D. Nel suo saggio Fools' Crusade: Yugoslavia, NATO, and Western Delusions, aveva illustrato un atteggiamento diverso sul bombardamento della Jugoslavia da parte della NATO rispetto molti dei suoi colleghi intellettuali in Occidente. Cosa l'ha spinta a trarre una simile conclusione impopolare?

R. Molto tempo fa, come studente dell'area russa, ho trascorso diversi mesi in Jugoslavia, vivendo in un ostello per studenti a Belgrado e ho fatto amicizie. Mi sono rivolta a questi vecchi amici per avere un loro giudizio, in particolare sulle fonti usate dai giornalisti occidentali. Nutro da sempre interesse sulla politica estera statunitense. Ho cominciato la mia inchiesta sui conflitti in Yugoslavia, leggendo documenti fondamentali, come i discorsi di Milosevic, il memorandum dello studioso serbo Alija Izetbegovic, notando l'inesattezza del modo in cui erano rappresentati sui media occidentali. Non ebbi istruzioni dagli editori, e in effetti i miei editori presto rifiutarono di pubblicare i miei articoli. Non sono stata l'unico osservatore esperto a essere esclusa dalla copertura dei media occidentali.
D. Anche se gli eventi successivi hanno confermato che l'operazione di bombardamento illegale di un paese senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza era completamente sbagliata, i media occidentali mainstream e i politici citano ancora il successo del "modello Kosovo". Cosa commenta?

R. Per loro, è stato un successo, dal momento che costituiva un precedente per l'intervento della NATO. Non avrebbero mai ammesso che si sbagliavano.
D. Apprestandosi all'"intervento umanitario" contro la Siria, l'amministrazione Obama ha riferito che stavano studiando "la guerra aerea della NATO in Kosovo come un possibile modello per agire senza un mandato delle Nazioni Unite".

R. Questo non è sorprendente, dal momento che la fissazione di un simile precedente è stato uno dei motivi di quella guerra aerea.
D. In uno dei suoi articoli si interrogava a proposito della Libia sulla posizione della Corte Penale Internazionale (CPI), rammentando il "modello familiare" nel caso del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia. Che cosa pensa di questi strumenti di giustizia internazionale e del loro ruolo nelle relazioni internazionali?

R. Nel contesto dei presenti rapporti di forze mondiali, la CPI come i tribunali ad hoc possono solo servire come strumento di egemonia degli Stati Uniti. Tali tribunali penali sono utilizzati solo per stigmatizzare gli avversari degli Stati Uniti. Il ruolo principale della CPI finora è stato di giustificare il presupposto ideologico che esista una "giustizia internazionale" imparziale che ignora i confini nazionali e serve a far rispettare i diritti umani. Come John Laughland ha sottolineato, un tribunale deve essere l'espressione di una particolare comunità che accetta di giudicare i propri membri. Inoltre, questi tribunali non hanno alcuna polizia propria, ma devono fare affidamento sulla forza armata di Stati Uniti, NATO e i loro stati clienti, con il risultato che sono automaticamente esenti da procedimenti giudiziari da parte di questi presunti tribunali "internazionali".
D. Qual è, a suo parere, lo scopo principale di dichiarare il cosiddetto intervento umanitario? Ha più a che fare con l'opinione pubblica nazionale e con i partner internazionali?

D. L'ideologia dei diritti dell'uomo (un concetto discutibile, per inciso, dal momento che i "diritti" devono essere oggetto di accordi politici concreti, non solo esplicitati in concetti astratti) serve sia a scopi nazionali che mondiali. Per l'Unione europea, suggerisce un nazionalismo europeo "leggero" basato sulla virtù sociale. Per gli Stati Uniti, che sono più schietti dell'Europa di oggi nel proclamare il proprio interesse nazionale, l'ideologia dei diritti dell'uomo serve a investire gli interventi stranieri della dignità di crociata, che fa appello agli alleati europei e soprattutto alla loro opinione nazionale, nonché per il mondo anglofobo in generale (Canada e Australia in particolare). È il tributo che il vizio rende alla virtù, fa eco LaRochefoucauld.
D. Spesso si usa la locuzione "Stati Uniti e i suoi satelliti europei". Cosa si intende?

R. "Satelliti" è il termine utilizzato per i membri del Patto di Varsavia. Oggi i governi degli stati membri della NATO seguono Washington docilmente come quelli del Patto di Varsavia seguivano Mosca, anche quando, come nel caso dell'Ucraina, gli Stati Uniti andranno contro gli interessi europei.
D. Come giudica gli accadimenti tra Ucraina e Crimea, soprattutto in termini di relazioni USA-Russia?

R. Le relazioni USA-Russia sono caratterizzate principalmente da una continua ostilità geostrategica statunitense verso la Russia che è in parte una questione di abitudine o inerzia, in parte un'applicazione della strategia di Brzezinski di dividere l'Eurasia al fine di mantenere l'egemonia mondiale degli Stati Uniti e in parte il riflesso della politica israeliana di dominio in Medio Oriente su Siria e l'Iran. Tra le due maggiori potenze nucleari, vi è chiaramente un aggressore e un aggredito. Spetta all'aggressore cambiare rotta se si vuole normalizzare i rapporti. Basta fare un confronto. Forse la Russia esorta il Quebec alla secessione dal Canada in modo che entri in alleanza militare con Mosca? Evidentemente no. Sarebbe un fatto paragonabile, per quanto meno grave rispetto alla recente mossa statunitense guidata da Victoria Nuland di portare l'Ucraina e anche la base navale russa a Sebastopoli, nell'orbita occidentale. La realtà materiale di questa orbita politica è la NATO, che dopo la fine dell'Unione Sovietica ha sistematicamente ampliato la sua agibilità nei paesi attorno alla Russia, con stazioni missilistiche la cui unica funzione strategica sarebbe quella di fornire agli Stati Uniti un ipotetico primo colpo in caso di attacco nucleare ai danni della Russia, e che tiene regolarmente manovre militari lungo i confini russi. La Russia non ha fatto nulla contro gli Stati Uniti e di recente ha fornito al presidente Obama un modo di

salvare la faccia e evitare di andare sotto al Congresso in materia di azione militare contro la Siria: azione che non era voluta dal Pentagono, ma desiderata da una frazione di politici orientati verso Israele, i cosiddetti "neocons". La Russia professa un'ideologia non ostile e cerca normali relazioni con l'Occidente. Che altro può fare? Aspettare che gli americani rinsaviscano.



23/03/2014

Diana Johnstone | counterpunch.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

 tratto da :


 immagine da internet inserite da amministratore blog


venerdì 15 giugno 2012

Basta con i crimini della NATO guerrafondaia

"Vorrei sapere se tanti "compagni "italiani  favorevoli all' interventismo della NATO in Siria, Iran,....si ricordano  della strategia della tensione in Italia, delle stragi di Stato senza colpevoli, di Gladio superfinanziata per eliminare il comunismo e i comunisti, .....si, la NATO gestiva il tutto e quella che abbiamo davanti  oggi e una NATO/OTAN ancor più criminale e terrorista" (Sandino)


Sulla Siria incombe la minaccia dell'aggressione imperialista

"Avante!", settimanale del Partito Comunista Portoghese
06/2012
Il governo siriano è tornato a smentire il coinvolgimento delle sue forze armate nel massacro di Houla e ha ribadito le sue accuse ai terroristi che operano sul territorio. Mentre prosegue l'inchiesta su quanto è successo, si approfondisce la campagna a favore di un'aggressione imperialista alla Siria, ed emergono informazioni che confermano le manovre preparatorie di una guerra umanitaria sullo stile di quelle scatenate contro la Libia e l'ex Jugoslavia.
In una conferenza stampa svoltasi la settimana scorsa a Damasco, il responsabile della commissione di inchiesta sul massacro, generale Jamal Suleiman, ha sottolineato che le conclusioni preliminari confermano che i gruppi armati sono responsabili dell'attacco che ha ucciso 108 persone a Houla.
Suleiman ha chiarito che "le forze si sicurezza si trovavano lontane dal luogo del massacro" che ha colpito, in maggioranza, "famiglie che rifiutavano di unirsi o appoggiare i ribelli" (EFE, 31.05). Quella zona, ha testimoniato gente del posto ascoltata dalla commissione, si trovava sotto il controllo delle milizie (Prensa Latina, 31.05).
Il responsabile ha precisato che la maggior parte delle vittime è stata massacrata a Taldo, località dove "le truppe del governo non sono entrate né prima né dopo [il massacro]" e che "un grande numero di cadaveri appartiene a terroristi caduti nei combattimenti con le forze dell'ordine scatenati, in seguito, quando dai 600 agli 800 uomini riuniti nelle prossimità di Houla hanno attaccato le truppe governative" (AFP, 31.05). 26 militari siriani sono morti in questi attacchi (Prensa Latina, 31.05), realizzati con mortai, armi anticarro e altro armamento pesante.
Nello stesso tempo, una parte del contingente terrorista abbatteva i civili, usando in particolare armi bianche, ha sostenuto Suleiman (Prensa Latina, 31.05). Gli indizi raccolti fino ad ora rivelano che i cadaveri non presentano segni di qualsiasi bombardamento - fatto del resto constatato anche sul terreno dalla segreteria stampa dell'Alto Rappresentante del Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU (Voce della Russia, 29.05).
Un discorso orientato
Nello stesso incontro con la comunicazione sociale, il portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Siria, Jihad Maqdisi, ha criticato duramente il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, affermando che egli "ha abbandonato la sua missione di mantenere la pace e la sicurezza nel mondo per rappresentare un messaggero di guerre civili" (EFE, 01.06). Ki-moon ha ritenuto che la Siria possa entrare in una spirale di guerra civile, da cui non potrebbe riprendersi (AFP, 31.05).
Le dichiarazioni del massimo responsabile delle Nazioni Unite vanno ad integrare la campagna di intossicazione dell'opinione pubblica, il cui obiettivo è creare le condizioni per un'aggressione imperialista alla Siria.
Poiché è sempre più evidente che la mattanza di Houla non è derivata da alcun bombardamento dell'esercito siriano, il discorso prevalente attribuisce ora la responsabilità a una presunta milizia filo-governativa.
A questo proposito, è tornata a far sentire la sua voce l'Alto Commissario dei Diritti Umani dell'ONU, Navy Pillay, che pur non essendo presente alla sessione speciale del Consiglio, riunito il 1 giugno, su richiesta di Qatar, Turchia, USA, Arabia Saudita, Danimarca e UE, ha inviato una lettera in cui si fa riferimento ai "crimini commessi contro l'umanità" (Reuters, 01.06).
Hillary Clinton, da parte sua, è tornata a parlare di una transizione urgente del potere, ripetendo, inoltre, il discorso relativo alla Libia e a Muammar Gheddafi, che ha avuto le note conseguenze.
La ricetta usata per promuovere le cosiddette guerre umanitarie contro l'ex Jugoslavia, l'Iraq e la Libia è riscontrabile anche nell'intervista di un presunto leader dell'opposizione siriana al giornale israeliano Haaretz.
L'intervistato, che ha parlato mantenendo l'anonimato, ha assicurato che dopo la caduta di Bashar Al-Assad l'opposizione cercherà di garantirsi il controllo delle armi chimiche. Ma più che di una garanzia, riecheggia il motivo delle presunte armi chimiche detenute dal regime che ricorda le armi di distruzione di massa che gli USA affermavano esistere in Iraq.
Per questo, la fonte del giornale israeliano ha alluso anche a un coinvolgimento dell'Iran, affermando che la nazione persiana "ha inviato in Siria aerei senza pilota per collaborare nell'azione di vigilanza" e "ha aperto un fondo di milioni di dollari per aiutare Al Assad a comperare armi dalla Russia"(EuropaPress, 29.05).
Destabilizzazione di tutta la regione
Dopo l'intervista, il governo di Israele ha accusato apertamente l'Iran di coinvolgimento nel massacro di civili a Houla e di comportamento pericoloso nella regione (EuropaPress, 01.06). Nello stesso senso, un gruppo di "oppositori" chiamato Consiglio Rivoluzionario di Aleppo ha rivendicato il sequestro di 11 pellegrini libanesi. Catturati il 22 maggio nel Nord della Siria, molti di loro avrebbero partecipato alla repressione delle proteste in Siria, dice l'autoproclamato gruppo anti-Assad. Per questa ragione, saranno liberati solo quando il religioso sciita e leader di Hezbollah, Hassan Nashrallah (uomo legato a Teheran), si scuserà pubblicamente (EuropaPress, 01.06).
La Turchia e il Libano sono nodali nella scacchiera dell'aggressione. AFP riferiva alcuni giorni fa che il ministro degli Affari esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha ricevuto il capo del Consiglio Nazionale Siriano, Burhan Ghalioun, con l'obiettivo di rafforzare i legami con gli insorti.
I legami erano già stretti. In Turchia il CNS e l'Esercito Siriano Libero si muovono con disinvoltura e con l'appoggio delle autorità, compresi i militari. Alla frontiera con la Siria, le incursioni sono ricorrenti - almeno 20 soldati governativi, sei civili e sei ribelli sono morti il 28 e 29 maggio a Atareb, località della provincia di Aleppo a pochi chilometri dalla frontiera turca, hanno informato fonti della stessa "opposizione" (Reuters, 29.05).
In Libano, gli USA e l'Arabia Saudita scommettono sulla propagazione del conflitto. Ancora il 31 maggio, l'esercito siriano ha sventato un tentativo di incursione da parte di una banda terrorista nelle vicinanze di Ybak, ha riferito l'agenzia Sana.
Recentemente, l'istituto nordamericano Stratfor notava che, oltre alle incursioni a partire dal Libano, l'obiettivo è incrementare il transito delle armi verso la Siria (Prensa Latina, 29.05), il che già oggi è una realtà, secondo quanto ha appurato in interviste a trafficanti la giornalista di Russia Today Maria Finoshina.
Il coinvolgimento del Libano nel conflitto è un dato di fatto, si sottolinea. Vanno ricordati gli scontri di cui hanno riferito agenzie internazionali tra coloro che vengono denominati filo e anti-Assad.
L'esercito libanese ha sequestrato vari carichi di armamento destinato ai mercenari in azione in Siria. In maggio e aprile, una nave battente bandiera italiana e un'altra bandiera della Sierra Leone (proveniente dal porto egiziano di Alessandria) sono state sottoposte a ispezioni a Tripoli, e si è scoperto che contenevano armamento destinato agli insorti siriani. Alcune casse della prima nave portavano il sigillo del Qatari Army, secondo Press TV.
E' in allestimento una macchina mortale
Un'operazione militare condotta da una coalizione internazionale, sotto comando della NATO, come in Libia, è un'ipotesi molto accreditata. La perdita dell'emirato islamico di Baba Amr, a Homs, da parte dei gruppi siriani armati è stata un contrattempo.
Homs non era la Bengasi siriana. Il tiro dei cecchini contro le manifestazioni non ha raggiunto il suo obiettivo incendiario. Anche gli attentati con le bombe contro siti civili, istituzioni dello Stato, vie di comunicazione e infrastrutture non hanno scatenato la reazione indiscriminata delle autorità di Damasco. Sarà che Houla è il bagno di sangue di cui l'imperialismo ha bisogno per aggredire il paese con il pretesto della protezione dei civili? La verità è che le ultime informazioni segnalano manovre che vanno in questa direzione.
Il 30 maggio, l'ambasciatrice nordamericana all'ONU, Susan Rice, ha fatto intendere che un intervento militare della "comunità internazionale" contro "il regime di Bashar Al-Assad" potrebbe avvenire anche senza l'appoggio del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. A tale scopo, si dovrebbe far fallire il piano di pace dell'inviato dell'ONU Kofi Annan e il conflitto dovrebbe andare oltre le frontiere siriane.
Subito dopo, l'Esercito Libero Siriano ha aggiunto che "non si vede obbligato ad alcun impegno del Piano Annan" e che il suo dovere è "difendere i civili".
Le esplosive dichiarazioni della Rice sono state, nel frattempo, smentite dal segretario della Difesa nordamericano. Leon Panetta ha garantito che qualsiasi azione militare contro la Siria presuppone l'appoggio delle Nazioni Unite, dal momento che, ha dichiarato, "gli USA non prevedono di realizzare un'azione militare senza una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU" (Lusa, 01.06).
Contorsionismi diplomatici a parte, già il 23 maggio l'agenzia di notizie israeliana Debka rendeva noto che gli oppositori siriani avevano cominciato a ricevere armi dagli USA. L'invio era stato approvato segretamente dopo che la Casa Bianca aveva concluso che, che dopo 14 mesi di tira e molla, era necessario fare dei passi avanti. E li ha fatti, inviando armi anticarro di ultima generazione e altro materiale di qualità e in quantità, assicura ancora questa fonte.
Queste informazioni acquistano maggiore consistenza con la denuncia fatta dal Washington Post la terza settimana di maggio, Secondo il quotidiano, che garantisce di avere verificato le informazioni pubblicate insieme ad alti responsabili del governo nordamericano e a diplomatici di altre potenze imperialiste, l'amministrazione Obama ha deciso di cambiare il suo livello di coinvolgimento nel conflitto, in particolare in relazione alla carattere sofisticato dell'armamento concesso all' "opposizione". Mantiene, nel frattempo, il contatto e la logistica attraverso i "paesi del Golfo". Il materiale sarà inoltrato a Damasco, Idleb, vicino alla frontiera turca e Zabadani, vicino alla frontiera libanese, sottolinea il Washington Post.
Nei primi giorni di maggio, Daniel Glaser, membro dell'amministrazione Obama con il suggestivo nome di Segretario del Tesoro per il Finanziamento del Terrorismo (Secretary for Terrorist Financing and Financial Crimes, NdT), ha trascorso 12 giorni visitando Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Israele e Emirati Arabi Uniti, incontrandosi con responsabili governativi e imprenditori (Prensa Latina, 03.05).
I preparativi per l'attacco non si fermano qui. Recentemente, attivisti siriani sono stati nel Kosovo per cercare di installarvi campi di addestramento, il che ha motivato la reazione dell'esecutivo di Mosca (Russia Today, 15.05).
L'agenzia israeliana Debka assicura anche che 12.000 militari di 19 nazioni, tra le quali gli USA, l'Arabia Saudita e la Giordania, ma pure "alleati europei" (l'Italia, NdT) hanno partecipato a esercitazioni militari nella regione. Un responsabile giordano ha chiarito che i giochi di guerra non hanno nulla a che vedere con la Siria e che la sovranità del paese viene rispettata, ma la verità è che il generale James Mattis ha chiesto a Barack Obama l'invio di un'altra portaerei nel Medio Oriente. La richiesta è stata soddisfatta (Russia Today, 29.05).
 Ad avvalorare le preoccupazioni di un'azione militare imperialista su larga scala, il 31 maggio Reuters informava che le riserve di petrolio degli USA sono aumentate per la decima settimana consecutiva e hanno raggiunto il maggior livello dal 1990, quando, ricordiamo, George W. Bush padre affilava i denti per la cosiddetta Prima Guerra del Golfo.

Invasione di droni nei cieli della Sicilia
di Antonio Mazzeo
12/06/2012
Droni, droni e ancora droni. Sarà intensissimo, in estate, il via vai di aerei militari senza pilota sui cieli siciliani. Decine di decolli ed atterraggi nella base USA e NATO di Sigonella che faranno impazzire il traffico aereo nel vicino scalo civile di Catania Fontanarossa. Grandi aerei spia del tipo Global Hawk e i Predator e i Reaper carichi di bombe e missili che sorvoleranno l'isola e solcheranno i mari, pregiudicando la sicurezza dei voli e delle popolazioni.
Le notificazioni ai piloti di aeromobili (NOTAM) emesse lo scorso 4 giugno lasciano presagire tragici scenari di guerra in Siria e nell'intero scacchiere mediterraneo e mediorientale. Tre riguardano lo scalo di Fontanarossa e sono distinti dai codici B4048, B4049 e B4050. Impongono la sospensione delle procedure strumentali standard nelle fasi di accesso, partenza e arrivo degli aerei, tutti i giorni sino al prossimo 1 settembre, "causa attività degli Unmanned Aircraft", i famigerati aerei senza pilota in dotazione alle forze armate statunitensi e italiane. "Le restrizioni sopra menzionate verranno applicate su basi tattiche dall'aeroporto di Catania", specificano i NOTAM. Che le operazioni dei droni riguardino la stazione aeronavale di Sigonella, lo si apprende da un altro avviso, codice M3066/12, che ordina la sospensione di tutte le strumentazioni standard al decollo e all'atterraggio nel Sigonella Airport, dal 4 giugno all'1 settembre 2012, "per l'attività di Unmanned Aircraft militari". Il grande scalo delle forze USA e NATO subirà inoltre "restrizioni al traffico aereo", nei giorni 19 e 20 giugno, per una vasta esercitazione aeronavale nel Mediterraneo. Gli ennesimi giochi di guerra alleati che potrebbero annunciare l'attacco finale al regime di Assad.
"Quelle oggetto nei NOTAM relativi all'aeroporto di Catania, sono di aerei militari senza pilota italiani o americani a Sigonella?", chiede l'Associazione Antimafie "Rita Atria" che per prima ha rilevato l'intensissima attività dei droni in Sicilia. "L'Amministrazione Obama usa questi velivoli anche per uccidere presunti terroristi e in queste missioni ci sono sempre i cosiddetti effetti collaterali: uccisioni di bambini, donne e uomini innocenti civili. Conta ancora qualcosa la volontà popolare in Italia? Noi non abbiamo dato mandato a nessuno in Parlamento di autorizzare gli aerei senza pilota a fare quello che vogliono in occasione di guerre come quella in Libia e in Afghanistan, volando nel nostro spazio aereo e ponendo gravi limitazioni al traffico aereo civile. Per questo dobbiamo mobilitarci contro i droni, per smilitarizzare i nostri territori e riprenderci la nostra sovranità che ci hanno dato i Padri Costituenti".
"Con la trasformazione di Sigonella in capitale mondiale degli aerei senza pilota e l'installazione a Niscemi del terminale terrestre del MUOS, il nuovo sistema satellitare della marina militare USA, la Sicilia diviene l'epicentro delle guerre globali e permanenti del XXI secolo", commenta Alfonso Di Stefano della Campagna per la smilitarizzazione. "Attualmente sono schierati a Sigonella due o tre Global Hawk dell'US Air Force. Entro il 2015, però, diverranno operativi l'AGS, il sistema di sorveglianza terrestre della NATO e il Broad Area Maritime Surveillance (BAMS) di US Navy e i grandi aerei-spia saranno più di una ventina. Che ne sarà allora del traffico aereo civile nell'isola che già oggi è pesantemente limitato dalle spericolate operazioni belliche dei droni italiani e stranieri?".
Due anni fa, l'Aeronautica militare e l'ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) siglarono un accordo tecnico per l'attività di aeronavigazione nello spazio aereo italiano dei Global Hawk schierati a Sigonella nell'ambito dell'accordo Italia-Stati Uniti del 2008. Senza attendere una normativa europea che disciplini in via definitiva l'impiego degli aeromobili a pilotaggio remoto nel sistema del traffico aereo generale, l'accordo ha consentito l'impiego dei droni nell'ambito di spazi aerei "determinati" e con l'adozione di procedure di coordinamento tra autorità civili e militari "tese a limitare al massimo l'impatto sulle attività aeree civili". All'Aeronautica militare è stata attribuita la "predisposizione degli spazi aerei necessari all'impiego operativo ed addestrativo dei velivoli militari a pilotaggio remoto", mentre l'Enac dovrebbe curare in coordinamento con l'Enav (ente nazionale per l'assistenza al volo) gli aspetti di gestione e controllo del traffico aereo generale.
Il testo del documento è simile a quello che era stato siglato nel novembre 2008 per le operazioni di volo dei Predator in dotazione al 32° Stormo Ami di Amendola (Foggia), utilizzati nella guerra in Afghanistan e più recentemente in Libia. Secondo gli accordi, i profili delle missioni, le procedure operative, le aree di lavoro e gli equipaggiamenti, dovrebbero essere stabiliti "nel rispetto dei principi della sicurezza del volo", anche se è poi precisato che in caso di "operazioni connesse a situazioni di crisi o di conflitto armato" l'impiego dei droni non può essere sottoposto a limitazioni di alcun genere. E questo nonostante i velivoli telecomandati rappresentino un rischio insostenibile per il traffico civile e le popolazioni che risiedono nelle vicinanze degli scali utilizzati per le manovre di decollo e atterraggio.
"Effettivamente il rateo d'incidenti dei sistemi aerei senza pilota (UAS) non è incoraggiante per poter essere ottimisti sui tempi di integrazione di questi sistemi nello spazio aereo nazionale", ammette il maggiore dell'aeronautica Luigi Caravita in una recente ricerca sui droni pubblicata per il Centro Militare di Studi Strategici (Cemis). "Da fonti ufficiali si apprende che nelle prime 100.000 ore di volo il tasso d'incidente del MQ-1 Predator ammontava a 28, oltre il doppio del cacciabombardiere F16. Altri sistemi a pilotaggio remoto come il Pioneer, l'Hunter e l'RQ-7 Shadow hanno invece un rateo di incidenti di almeno uno-due ordini di grandezza superiore".
"La mancanza di una capacità matura di sense & avoid (senti ed evita) verso altro traffico può diventare ancor più critica se associata alla vulnerabilità o alla perdita del data link tra segmento di terra e segmento di volo: in più di un occasione un Predator è stato perso a seguito d'interruzione del data link", aggiunge il maggiore Caravita. "Ad oggi gli UAS militari non sono autorizzati a volare, se non in spazi aerei segregati, perché non hanno una banda aeronautica protetta, non sono ancora considerati sufficientemente affidabili, non sono dotati di una tecnologia sense & avoid matura, non hanno ancora totalizzato un numero di ore di volo sufficiente da costituire un safety case rappresentativo e convincente, non è stata ancora dimostrata adeguata resistenza da attacchi di cyber warfare".
Analoghe considerazioni sono state fatte dal comando generale di US Air Force nel documento che delinea la visione strategica sull'utilizzo di questi sistemi di guerra(The U.S. Air Force Remotely Piloted Aircraft and Unmanned Aerial Vehicle - Strategic Vision). "I velivoli senza pilota sono sensibili alle condizioni ambientali estreme e vulnerabili alle minacce rappresentate da armi cinetiche e non cinetiche", scrivono i militari USA. "Il rischio d'incidente del Predator e del Global Hawk è d'intensità maggiore di quello dei velivoli con pilota dell'US Air Force, anche se al di sotto dei parametri stabiliti nei documenti di previsione operativa per questi sistemi".
In verità, gli incidenti che vedono protagonisti gli aerei senza pilota stanno crescendo in numero e gravità. In particolare si annoverano due collisioni nei cieli dell'Afghanistan, la prima nel 2004 tra un drone ed un Airbus 320 e più recentemente (agosto 2011) tra un aereo da trasporto militare C130 statunitense ed un RQ-7 Shadow. I Predator e i Reaper sembrano avere una certa predisposizione a perdere il controllo e precipitare rovinosamente al suolo o nei mari. E precipitano pure i Global Hawk: nel marzo 1999 un velivolo dell'US Air Force si è schiantato in California da un'altitudine di 12.500 metri dopo aver ricevuto un segnale spurio di "termine missione" dalla base aerea di Nellis. Ieri 11 giugno, è toccato a un dimostratore BAMS di US Navy ad essere inghiottito dalle acque del Nanticoke River, vicino l'isola di Bloodsworth, Maryland. Il velivolo, una versione modificata del Global Hawk RQ-4 operativo con l'aeronautica militare, era stato schierato nella stazione aeronavale di Patuxent River, nell'ambito del cosiddetto programma di sviluppo Broad Area Maritime Surveillance che prevede il trasferimento a breve di cinque aerei UAV di US Navy nella base di Sigonella.

Massacri attiraNato, Cuba, Miami, il Cns
di Marinella Correggia
09/06/2012
Come in un ritornello ogni giorno da mesi la più grande agenzia stampa del mondo - la Reuters- ritualmente travisa le dichiarazioni dell'Onu, pure non certo favorevoli al regime siriano. Facendo di tutto per indurre l'opinione pubblica mondiale ad accettare o meglio a chiedere un intervento armato in Siria, continua a ripetere che "secondo l'Onu" le forze di Assad hanno ucciso diecimila persone, e che, "secondo il governo di Damasco", sono stati uccisi anche 2.600 fra soldati e altre forze dell'ordine. In realtà la stessa Onu non si è mai espressa in questi termini, parlando sempre di "vittime della violenza in Siria"; dove con tutta evidenza gli scontri non sono fra un regime e manifestanti pacifici ma fra due (o più) parti armate, e a questi si aggiungono attentati e stragi.
Con questo depistamento quotidiano che vede Reuters in prima fila, di fronte a ogni nuovo massacro in Siria - l'ultimo nella località Al Kubeir, villaggio di Mazraf, regione di Hama, non è chiaro il numero dei morti ma fra di loro donne e bambini - nessuno si chiede a chi giovi, nessuno si chiede se non sia espressione di un tragico odio settario, o se ci siano squadroni della morte, e tutti continuano a dare per buona una sola delle due versioni: quella dell'opposizione armata e del Cns (Consiglio nazionale siriano) che continuano a chiedere interventi militari dall'esterno (questo ha ri-chiesto a Obama giorni fa un colonnello delle forze "ribelli" siriane, parlando da località non precisata all'Independent e ribadendo di aver rotto il cessate il fuoco. Del resto Qatar e Arabia Saudita, e gli occidentali, che sostengono l'opposizione anche armata, non hanno mai sostenuto davvero il piano di Annan).
I "ribelli" fanno davvero di tutto per attirare le bombe, o almeno ancora più aiuti. Il giornalista britannico Alex Thomson che è a capo dei corrispondenti di Channel 4 (non certo amica del regime: qualcuna ricorda il video fabbricato sui "medici siriani che torturano manifestanti feriti"?) sostiene che durante il suo viaggio in Siria i ribelli siriani lo hanno lasciato in una zona considerata terra di nessuno vicino al confine libanese, sperando che le forze del governo gli sparassero. Thomson ha scritto su un blog che una scorta ribelle ha guidato lui, il suo autista e il suo traduttore in un vicolo cieco in una "free-fire zone" vicino alla città di Qusair. Thomson sostiene che era "piuttosto chiaro che i ribelli ci avessero deliberatamente messo in posizione per essere bersagliati dall'esercito siriano", aggiungendo che se lui e i suoi colleghi fossero stati colpiti tale episodio si sarebbe rivelato uno strumento di propaganda per i ribelli. In una e-mail, Thomson ha scritto che "in alcun modo" è possibile scambiare i fatti di oggi per un incidente (LaPresse News, riportato da http://economia.virgilio.it/notizie/economia/siria_giornalista_gb_ribelli_volevano_farci_sparare_da_esercito,35227622.html
Forse occorrerebbero ascoltare i consigli di Cuba. L'isola ha una certa esperienza di lotta al terrorismo (del quale è stata vittima) e di opposizione alle guerre occidentali (nel 1990 fu l'unico paese, membro di turno del Consiglio di Sicurezza, a votare contro l'ultimatum all'Iraq). E il suo rappresentante permanente all'Onu, ambasciatore Rodolfo Reyes Rodriguez, il primo giugno durante la 19ma sessione speciale del Consiglio dei diritti umani (Cuba è membro di turno) ha parlato chiaro www.granma.cu/italiano/esteri/4-junio-intervento.html
. Ecco le sue parole: "Cuba condivide la preoccupazione per la perdita di vite innocenti in qualsiasi parte del mondo. In accordo con la posizione cubana di condanna del terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni, abbiamo condannato gli attentati terroristici perpetrati contro il popolo della Siria, che hanno provocato decine di morti e centinaia di feriti, ma sui quali questo Consiglio per i diritti umani non ha detto una sola parola. (…) Cuba esprime la sua solidarietà con le vittime e i loro familiari per i fatti di El-Houlah (l'ultimo massacro non era ancora avvenuto, ndr), ma il più elementare senso di giustizia deve impedire che si attribuiscano responsabilità a partire da semplici insinuazioni di parti interessate a promuovere la destabilizzazione e l'intervento militare straniero in Siria, per i quali i paesi della Nato dedicano notevoli risorse, finanziando e armando un'opposizione che soddisfi le loro ansie di cambio di regime in questo paese. (…) Una guerra civile in Siria o un intervento di forze straniere seminerebbero una maggior distruzione e moltiplicherebbero i morti, destabilizzerebbero tutta la regione e avrebbero gravi conseguenze per i popoli del Medio Oriente. (…) Sono allarmanti i richiami di coloro che vogliono l'uso della forza, la violenza e l'intervento militare straniero in Siria e sono necessari più dialogo e una maggior volontà di negoziato. (…) La condotta di alcuni membri della NATO nella regione dell'Africa del nord e del Medio Oriente, i loro ingiustificabili bombardamenti, i crimini contro i civili indifesi e il silenzio complice di fronte alle azioni d'Israele contro il popolo palestinese, sostengono le tesi che non è precisamente la promozione e la protezione dei diritti umani la legittima motivazione del dibattito che oggi ci occupa. (…) Per questo la nostra più ferma posizione è che l'investigazione che si deve realizzare sul massacro di El-Houlah dovrà essere seria, credibile, trasparente e senza pregiudizi e non dovrà essere inquinata da motivazioni politiche: questa sarà l'unica forma per conoscere la verità. (…) Il ruolo della comunità internazionale è appoggiare ogni sforzo che contribuisca alla salvaguardia della pace e della stabilità in Siria".
Va in ben altra direzione il patto stretto fra opposizione cubana e quella siriana, con un seminario al Biltmore Hotel di Coral Gables dell'1 all'8 maggio, scrive Jean Guy Allard (riportato su http://www.peacelink.it/sociale/a/36322.html
: "La Cia ha messo in atto un dispositivo di sabotaggio contro il piano di Annan e qualsiasi altro tentativo di pace in Siria. (…) Ricorrendo alla comunità cubano-americana che controlla a Miami, e agli oppositori siriani che vivono nello stesso territorio, i servizi di intelligence degli Stati Uniti hanno tentato di collegare Cuba ai disordini in corso in Siria, come "rivela" un dispaccio da Miami dell'agenzia di stampa spagnola Efe sui "dissidenti siriani e cubani che stanno creando un fronte per combattere Castro e El-Assad".
L'ultimo massacro a al Kubeir è un fatto. Ma dovrebbe essere considerato un fatto importante anche chi l'ha fatto, alla vigilia di una riunione all'Onu e a due settimane da quando un altro massacro è stato attribuito dal coro mondiale all'esercito e a forze paramilitari. Il poligono (di tiro) dei buoni ha già emesso il verdetto. Le tivù internazionali trasmettono video e interventi di "testimoni" del massacro e ne chiamano altri al telefono: questi accusano esercito e shabiha (gli ormai famosi "miliziani pro-Assad") di bombardamenti ed esecuzioni. Un uomo curiosamente precisa che nel villaggio "non c'erano mai state manifestazioni contro il regime". E proprio il regime ne avrebbe ordinato la morte…
Però la tivù privata siriana Addunia ha intervistato http://www.youtube.com/user/SyriaTruthNetworkEN?feature=watch
il medico legale che esaminando i corpi degli uccisi ha stabilito il momento probabile del decesso: quattro o cinque ore prima che le forze armate arrivassero sul luogo e ingaggiassero scontri con i gruppi armati, dopo essere state chiamate dagli stessi abitanti. Alla tivù siriana alcuni degli abitanti della fattoria al Qubeyr e del villaggio di Maarzaaf hanno detto: "i terroristi armati hanno attaccato il villaggio alle dieci di mattina di mercoledi (6 giugno) sgozzando i bambini e le donne, il che ci ha spinti a fuggire al di fuori del villaggio". Un'altra testimone ha affermato che gli uomini armati hanno terrorizzato gli abitanti del villaggio e li hanno scacciati dalle loro terre, distruggendo i loro raccolti agricoli, saccheggiandoli, e sgozzando i bambini e le donne.
Quanto al massacro di al Houla (due settimane fa), un giornalista russo della Anna News che si trovava nella zona durante il massacro ha raccontato quanto segue: "alle due di notte fra il 25 e il 26 maggio un grosso gruppo di armati catturano la cittadina di al Houla dopo averla attaccata da nordest. Vengono da Ar-Rastan, da Farlaha, da Akraba e da al Houla e sono aiutati da gangster locali. Una volta presi i checkpoint nel centro della cittadina, uccidono membri di famiglie non schierate con l'opposizione e fra queste molte del gruppo Al-Sayed, fra i quali 20 bambini; e la famiglia degli Abdul Razzak, usando coltelli e pistole. Poi l'opposizione accusa l'esercito. Durante l'attacco, gli armati perdono 25 uomini"

  Se la guerra è alle porte di casa
di Sergio Cararo 12/06/2012
Prosegue la campagna "Mediterraneo mare di guerra" della Rete dei Comunisti per comprendere e combattere il nesso tra crisi e guerra. L'escalation in Siria, la minaccia di guerra nucleare all'Iran, gli esiti non positivi della stagione delle rivolte arabe, scuotono quello che l'Europa considera "il cortile di casa" e gli Usa un'area di interesse strategico.
Mercoledì ad Aversa e venerdi a Bologna, si terranno altre due iniziative della campagna "Mediterraneo mare di guerra" che la Rete dei Comunisti sta promuovendo in questi mesi nel tentativo di rimettere al centro dell'agenda politica le conseguenze del nesso tra crisi e guerra, in particolare nell'area mediterranea-mediorientale. La campagna ha inteso e intende coinvolgere altre realtà politiche o personalità che in questi anni - e soprattutto in questi mesi - non hanno esitato a schierarsi contro l'escalation della guerra umanitaria con cui l'alleanza tra potenze della Nato e petromonarchie del Golfo, stanno cercando di ridisegnare la mappa del Medio Oriente e del Mediterraneo Sud. Interessi convergenti e prospettive divergenti convivono dentro questa alleanza tra le maggiori potenze imperialiste dell'occidente e le potenze che paiono governare l'islam politico.
"Una sorta di compromesso storico" lo definì in modo lungimirante due anni un comunista libanese. E' difficile non vedere il nesso tra l'invasione/disgregazione della Libia, l'escalation in Siria, la repressione saudita in Barhein e Yemen e i tentativi di normalizzazione delle rivolte arabe lì dove sono state più impetuose (Tunisia, Egitto). "Evolution but not revolution" aveva decretato il Dipartimento di Stato Usa come sbocco obbligato della Primavera Araba. Ma da queste responsabilità è impossibile tenere fuori l'imperialismo europeo, in particolare di Francia, Gran Bretagna e Italia, che hanno condiviso l'aggressione alla Libia ed oggi condividono lo stessa prospettiva per la Siria.
I movimenti che si oppongono alla guerra in questi mesi hanno dovuto fare i conti con due difficoltà. La prima è stata la rimozione della questione guerra dall'agenda politica dei movimenti o, peggio ancora, una complice inerzia verso le aggressioni militari come quella in Libia e la subordinazione nella lettura della crisi e della guerra civile in Siria. Le iniziative che ci sono state, seppur minoritarie, hanno però ostacolato l'arruolamento attivo di alcuni settori pacifisti nella guerra umanitaria creando una polarizzazione che in qualche modo ha esercitato un punto di tenuta di fronte alla capitolazione politica, culturale e internazionalista.
La seconda difficoltà è stata quella di una lettura superficiale del nesso tra la crisi che attanaglia le maggiori economie capitaliste del mondo (Stati Uniti ed Unione Europea) e il ricorso alla guerra come strumento naturale della concertazione/competizione tra le varie potenze e i loro interessi strategici. Concertazione quando si tratta di attaccare e disgregare gli stati deboli, competizione quando si tratta di capitalizzare a proprio favore i risultati delle aggressioni militari. L'alleanza - non certo inedita - tra potenze occidentali e potenze dell'Islam politico ha rimesso in discussione molti schemi, a conferma che il processo storico è in continua mutazione e che limitarsi a fotografare la realtà senza coglierne le tendenze è un errore che rischia di paralizzare l'analisi e l'azione politica.
La campagna "Mediterraneo mare di guerra" in qualche modo intende socializzare alla discussione (e ad una azione politica conseguente) l'elaborazione che la Rete dei Comunisti ha costruito in questi anni sul versante di una analisi aggiornata dell'imperialismo del XXI° Secolo e del suo agire concreto dentro le contraddizioni deflagranti e ormai evidenti del mondo in cui abbiamo vissuto fino ad oggi. L'Europa, nella sua dimensione di Unione Europea come polo imperialista, ha perso la sua innocenza e sta ben dentro una partita tragica che ha avuto come prime vittime i popoli del Maghreb e del Medio Oriente e adesso si sta scatenando sulle classi popolari dell'Europa mediterranea, quella che i grandi gruppi capitalisti definiscono non senza manifesto disprezzo i Piigs. La guerra dentro questo scenario ormai ci sta tutta sia come distruzione di capitali in eccesso, sia come guerra valutaria ed infine come guerra guerreggiata. C'è urgenza di discutere tutto questo.
 
Occidente cerca risposta contro appoggio russo a Siria  
Damasco, 12 giu (Prensa Latina) L'attacco mediatico contro il popolo siriano pianificato dalle potenze occidentali per il venerdì 15 è una risposta alle posizioni della Russia di raggiungere un accordo pacifico della crisi in Siria, considerano oggi gli analisti.
Mezzi di stampa siriani ed internazionali hanno denunciato una presunta trama pianificata dagli Stati Uniti ed i loro alleati per provocare azioni violente ed il rovesciamento del governo del presidente siriano, Bashar al-Assad, attraverso la manipolazione mediatica.
Secondo gli attori occidentali, nella crisi bisogna fare un cambiamento della storia, o in altre parole, il processo di destabilizzazione che doveva aprire la strada ad un intervento militare della NATO appoggiato dall'ONU è terminato in un fallimento.
Il canale Addounia divulgò che gli organizzatori della campagna mediatica contro Siria scelsero il prossimo 15 giugno per occultare i mezzi televisivi locali negli spazi che occupano con le loro trasmissioni via satellite con altri prefabbricati.
In realtà, la gerarchia della Lega Araba, dominata dalla petrol-monarchia del Golfo Persico, oggi acerrima nemica di Damasco, ha proposto di occultare le trasmissioni dei canali siriani dai satelliti Nilesat ed Arabsat, precisamente il 15 giugno.
Quando questo succederà, secondo la fonte, invece dei canali siriani si vedranno trasmissioni pirata, mostrando il popolo attaccando le installazioni del governo ed elementi virtuali della caduta del presidente Al-Assad.
Se succedesse quello che si annuncia per il prossimo venerdì, giorno della preghiera musulmana, questo dimostrerebbe che Washington disattese avvertenze lanciate da Mosca, e che presumibilmente hanno l’appoggio della Cina, sulle implicazioni della crisi nello scatenamento di un conflitto mondiale.
In realtà, è un'intensificazione della guerra mediatica fino ad estremi mai visti prima. Il presidente Vladimir Putin ha assicurato che Siria è la linea rossa che Occidente non deve oltrepassare e non è stato casuale l'ampio spiegamento del potere militare russo osservato nei giorni recenti in atti pubblici e la prova di proiettili balistici per confermare una superiorità in questo terreno, definitivo di qualunque conflitto tra le grandi potenze.
Il giornalista ed investigatore francese, Thierry Meyssan, segnala che Mosca ha appena proposto la creazione di un Gruppo di Contatto con Siria che riunirebbe nel suo seno tutti gli Stati implicati, cioè, tanto i paesi vicini come le potenze regionali ed internazionali.
Si tenta di creare un forum di dialogo invece dell'attuale dispositivo bellico instaurato dagli occidentali sotto la denominazione della Conferenza degli Amici della Siria”, ha affermato.
Per alcuni commentatori politici, se la Casa Bianca e suoi alleati occidentali proseguono cercando risposte all'iniziativa di Mosca per una sistemazione pacifica della crisi, potrebbero dover affrontare decisioni che i russi sembrano disposti ad assumere, perfino al prezzo di un conflitto maggiore.
Ig/lb


documenti tratti da 

Immagini tratte da Internet

lunedì 28 maggio 2012

La NATO minaccia la Pace mondiale !!Risoluzione comune dei Partiti Comunisti e Operai in occasione del vertice NATO/¡OTAN, amenaza a la paz mundial! Resolucion conjunta de los partidos comunista y obreros por la cumbre de la OTAN.



La NATO minaccia la Pace
  Risoluzione comune dei Partiti Comunisti e Operai in occasione del vertice NATO tenutosi a Chicago, USA
.......Nel quadro di profonda crisi del capitalismo, l'imperialismo si lancia in una escalation militare e interventista. Dopo aver rinnovato il proprio Concetto strategico nel 2010, concetto che ha rappresentato un nuovo e pericoloso salto di qualità nelle sue ambizioni interventiste - di cui l'aggressione alla Libia è stato un esempio - gli Stati Uniti e la NATO, che ha il suo pilastro europeo nell'UE, cercano di ampliare le proprie sfere d'influenza, promuovere la corsa agli armamenti e alle spese militari, investimenti in nuove armi e nella propria rete globale di basi militari.
L'imperialismo militarizza le relazioni internazionali, procede con occupazioni, minaccia nuove aggressioni, promuove complotti e manovre di disturbo nei confronti dei paesi di tutti i continenti e attraverso una corsa agli armamenti viola gli attuali accordi internazionali per il disarmo. I principi della Carta delle Nazioni Unite sono seriamente compromessi, con una sempre maggiore strumentalizzazione dell'ONU al fine di mascherare la violenza imperialista. Il processo di distruzione del Diritto Internazionale, la cui nascita è frutto della sconfitta del nazifascismo nella Seconda Guerra Mondiale, apre le porte ai propositi imperialisti di controllo delle risorse e di dominio del pianeta sul piano militare e geo-strategico.
La NATO, essendo il principale strumento dell'imperialismo nell'obiettivo di dominazione del mondo, costituisce un'enorme minaccia per la pace e la sicurezza mondiale. Ma, come la realtà sta dimostrando, la risposta di forza dell'imperialismo alla crisi del capitalismo si trova a dover affrontare la lotta progressista e rivoluzionaria dei popoli, che in varie parti del mondo sta prendendo nelle sue mani la difesa dei propri diritti, la sovranità e l'indipendenza del proprio paese, resistendo nei modi più diversificati e imponendo battute d'arresto alla strategia di dominazione imperialista.
Ribadendo l'impegno nella lotta per la pace, per il diritto di ogni popolo a scegliere liberamente il proprio destino, per il progresso sociale e il Socialismo, i Partiti Comunisti e Operai firmatari di questa dichiarazione:
- Chiedono il ritiro immediato di tutte le truppe straniere dall'Afghanistan, così come quelle in tutti gli altri interventi imperialisti nel mondo.
- Rifiutano l'escalation della guerra in Medio Oriente, in particolare contro la Siria e l'Iran.
- Chiedono lo scioglimento della NATO e appoggiano il diritto sovrano dei popoli a decidere per il disimpegno dei loro paesi da questa alleanza aggressiva.
- Rifiutano l'installazione del nuovo sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti e della NATO in Europa e reclamano la chiusura delle basi militari straniere.
- Chiedono la fine della corsa agli armamenti, il disarmo nucleare, a cominciare dalle grandi potenze nucleari del mondo - come gli Stati Uniti - e la totale distruzione delle armi chimiche e biologiche.
- Esprimono la loro solidarietà con i popoli che resistono all'occupazione, all'aggressione e alle ingerenze dell'imperialismo, in particolare in Medio Oriente, Asia, America Latina e Africa.

Maggio 2012

1. Partito Comunista Sudafricano
2. Partito Comunista d'Argentina
3. Partito Comunista d'Azerbaijan
4. Partito Comunista d'Australia
5. Partito del Lavoro del Belgio
6. Partito Comunista di Bielorussia
7. Partito Comunista del Brasile
8. Partito Comunista Spagnolo
9. Partito Comunista dei Popoli di Spagna
10. Partito Comunista degli USA
11. Partito Comunista della Finlandia
12. Partito Comunista Francese
13. Partito Comunista Unificato della Georgia
14. Partito Comunista di Grecia
15. Nuovo Partito Comunista d'Olanda
16. Partito del Popolo d'Iran
17. Partito Comunista d'India
18. Partito Comunista d'India (Marxista)
19. Partito Comunista d'Irlanda
20. Partito dei Lavoratori d'Irlanda
21. Partito dei Comunisti Italiani
22. Partito Comunista Libanese
23. Partito Comunista del Lussemburgo
24. Partito Comunista di Malta
25. Partito Comunista del Messico
26. Partito Comunista Palestinese
27. Partito Comunista Peruviano
28. Partito Comunista di Polonia
29. Partito Comunista Portoghese
30. Partito Comunista Britannico
31. Partito Comunista di Boemia e Moravia
32. Partito Comunista della Federazione Russa
33. PC Operaio Russo - Partito Rivoluzionario dei Comunisti
34. Partito Comunista Siriano (Unificato)
35. Partito Comunista d'Ucraina
Inoltre appoggiano questa dichiarazione comune:
Partito dei Comunisti di Transnistria


¡OTAN, amenaza a la paz mundial!
Resolucion conjunta de los partidos comunista y obreros por la cumbre de la OTAN en Chicago, EEUU
......En el cuadro de profundización de la crisis del capitalismo, el imperialismo se lanza en una escalada militarista e intervencionista.Después de haber renovado su concepto estratégico en 2010, que representó un nuevo y peligrosos salto cualitativo en su ambición intervencionista –de la que la agresión a Libia fue ejemplo-, los EEUU y la OTAN, que tienen a la UE como su pilar europeo, procuran ampliar sus zonas de influencia, promueven la carrera armamentista y los gastos militares, la inversión en nuevas armas y su red mundial de bases militares.
El imperialismo militariza las relaciones internacionales, prosigue la ocupación, lanza amenazas de agresión, promueve conspiraciones y maniobras de injerencia contra países de todos los continentes y a través de una escalada armamentista permanente, viola los acuerdos internacionales de desarme existentes. Los principios de la Carta de la ONU son cuestionados, se acentúa la instrumentalización de la ONU para dar cobertura a la violencia imperialista. El proceso de destrucción del Derecho Internacional resultante de la derrota del nazi-fascismo en la Segunda Guerra Mundial abre las puertas a los propósitos imperialistas de control de recursos y de dominar el planeta en el plano militar y geoestratégico.
La OTAN como principal instrumento del imperialismo en su objetivo de dominio mundial, constituye una enorme amenaza a la paz y la seguridad mundiales.Más, como la realidad está por comprobar, la respuesta a la fuerza de imperialismo a la crisis del capitalismo se confronta con la lucha progresista y revolucionaria de los pueblos que, en varios puntos del mundo, toman en sus manos la defensa de sus derechos y de la soberanía e independencia de sus países, resistiendo de las más variadas formas e imponiendo reveses a la estrategia de dominación imperialista.
Reafirmando su empeño en la lucha por la paz, por el derecho de cada pueblo a decidir libremente su destino, por el progreso social y el Socialismo, los Partidos Comunistas y Obreros signatarios de ésta declaración:
- Exigen la retirada inmediata de todas las tropas extranjeras de Afganistán, así como de todas las intervenciones imperialistas en el Mundo.
- Rechazan la escalada de guerra en el Medio Oriente, destacadamente contra Siria e Irán.
- Exigen la disolución de la OTAN y apoyan el derecho soberano de los pueblos de decidir la desvinculación de sus países de ésta alianza agresiva.
- Rechazan la instalación del nuevo sistema antimisil de los EEUU y de la OTAN en Europa y reclaman el fin de las bases militares extranjeras.
-Exigen el fin de la carrera armamentista, el desarme nuclear comenzando por las mayores potencias nucleares del Mundo
-como los EEUU- y la completa destrucción de las armas químicas y biológicas.
-Expresan su solidaridad a los pueblos que resisten a las ocupaciones, agresiones e injerencias del imperialismo, destacadamente en Medio Oriente, en Asía, en América Latina y en África

Mayo del 2012

1. Partido Comunista Sudafricano
2. Partido Comunista de Argentina
3. Partido Comunista de Azerbaiyán
4. Partido Comunista de Australia
5. Partido del Trabajo de Bélgica
6. Partido Comunista de Bielorusia
7. Partido Comunista de Brasil
8. Partido Comunista de España
9. Partido Comunista de los Pueblos de España
10. Partido Comunista de los EEUU
11. Partido Comunista de Finlancia
12. Partido Comunista Francés
13. Partido Comunista Unificado de Georgia
14. Partido Comunista de Grecia
15. Nuevo Partido Comunista de Holanda
16. Partido del Pueblo de Irán
17. Partido Comunista de India
18. Partido Comunista de India (Marxista)
19. Partido Comunista de Irlanda
20. Partido de los Trabajadores de Irlanda
21. Partido de los Comunistas Italianos
22. Partido Comunista Libanés
23. Partido Comunista de Luxemburgo
24. Partido Comunista de Malta
25. Partido Comunista de México
26. Partido Comunista Palestino
27. Partido Comunista Peruano
28. Partido Comunista de Polonia
29. Partido Comunista Portugués
30. Partido Comunista Británico
31. Partido Comunista de Bohemia y Moravia
32. Partido Comunista de la Federación Rusa
33. PC Obrero Ruso – Partido Revolucionario de los Comunistas
34. Partido Comunista Sirio ( Unificado)
35. Partido Comunista de Ucrania
También apoyan esta posición común
Partido de los Comunistas de Transdnistria

Documentazione tratta da