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venerdì 11 aprile 2014

La Nato, 65 anni dopo - Le operazioni militari su vasta scala della NATO (galleria fotografica)



Rick Rozoff, Stop Nato | rickrozoff.wordpress.com
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare


Quando gli Stati uniti reclutarono i loro alleati militari europei occidentali e canadesi per creare l'Organizzazione del trattato nord atlantico nel 1949, fu con lo scopo di perpetuare la presenza militare americana sul continente europeo e introdurre per la prima volta le armi nucleari in Europa.

Attualmente, 65 anni dopo, il Pentagono continua a mantenere basi aeree, navali e truppe in Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Germania, Italia, Norvegia, Grecia, Turchia e in altri stati membri della Nato. Per di più, in conseguenza degli ultimi quindici anni di espansione, l'Alleanza atlantica ha acquisito il diretto controllo di nuove basi in Kosovo, Bulgaria, Romania, Polonia, Lituania, Estonia, Ungheria e Repubblica ceca. Queste strutture militari permettono l'utilizzo permanente di basi aeree in Ungheria, Bulgaria, Romania, Lituania, Estonia e Polonia, per le quali negli ultimi dieci anni gli Stati uniti hanno speso milioni di dollari per il loro ammodernamento ed ampliamento.

Washington, che per prima schierò le bombe nucleari in Europa nel 1949, subito dopo la fondazione della Nato e prima che l'Unione sovietica avesse sviluppato la sua bomba atomica, ancora oggi mantiene le bombe nucleari B61 nelle basi aeree di Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Olanda e Turchia, secondo le disposizioni di quello che viene alternativamente chiamato il burden sharing (condivisione degli oneri) della Nato o l'accordo di condivisione nucleare. Le bombe nucleari tattiche in questione sono statunitensi, ma, in base agli accordi Nato, devono essere portate a destinazione dalle forze aeree delle rispettive nazioni ospitanti.

Con l'annuncio da parte di Washington del cosiddetto Approccio adattativo graduale europeo (European Phased Adaptive Approach) per il sistema di missili intercettori nel 2009 e con la sua successiva approvazione da parte della Nato, l'Alleanza atlantica è diventata il meccanismo che fa capo al Pentagono per la diffusione e la copertura dello scudo missilistico "figlio delle Guerre stellari" su tutta l'Europa (ad eccezione di Russia e Bielorussia), sui mari confinanti con il continente, nonché l'elemento costitutivo di un Programma globale (e spaziale) di missili intercettori.

Gli stati membri della Nato spendono complessivamente oltre mille miliardi di dollari l'anno in armi e forze militari.
 
Quando la Turchia invase Cipro del Nord, nel 1974, l'Organizzazione del trattato nord atlantico non agì per impedirlo, né criticò questo atto di aggressione perché la Turchia era membro della Nato mentre Cipro no. Quaranta anni dopo, quando il popolo della Crimea ha votato in massa per lasciare l'Ucraina post-golpe e associarsi alla Federazione russa, un processo del tutto pacifico, la Nato come risposta ha suonato minacciosi tamburi di guerra in relazione a quanto disposto dall'articolo 5, in materia di "difesa collettiva", vale a dire sforzi militari concertati. Nel linguaggio comune, la guerra.

Con la sconfitta di AKEL al governo di Cipro lo scorso anno e con la formazione di un governo filo-Nato, che ha subito dato ai suoi sostenitori statunitensi e occidentali quello che avevano chiesto (cioè di unirsi al programma Nato del Partenariato per la pace, utilizzato per preparare le 12 nazioni dell'Europa orientale che la Nato ha assorbito come membri a pieno titolo nel decennio 1999-2009), ora tutte le 39 nazioni europee (42 includendo i paesi del Caucaso meridionale ed escludendo i mini o micro-stati di Andorra, Liechtenstein, Monaco, San Marino e Città del Vaticano) sono membri a piano titolo della Nato o aderenti ad uno o più dei suoi programmi di partenariato militare: il Partenariato per la Pace, la Carta dell'Adriatico, la categoria di Paesi aspiranti, Piano d'azione di partenariato individuale, Piano d'azione per l'adesione, Programmi nazionali annuali, ecc.

Con altri programmi di partenariato - il Dialogo Mediterraneo (in Nord Africa e Medio Oriente), l'Iniziativa di cooperazione di Istanbul (nel Golfo Persico), la nuova Partners di tutto il mondo (Afghanistan, Australia, Iraq, Giappone, Mongolia, Nuova Zelanda, Pakistan e Corea del Sud per cominciare) e i singoli accordi in continua evoluzione con le nazioni dell'America Latina (ad oggi Colombia ed El Salvador) - i membri e partner della Nato costituiscono ormai più di 70 nazioni, oltre un terzo dei paesi del mondo, in ogni continente abitato.

Inoltre, negli ultimi anni la Nato ha cercato di stabilire partnership con i 10 paesi dell'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN), i 54 dell'Unione africana, l'India, la Cina e altre nazioni di tutto il mondo. La Nato, insomma, in epoca di post-guerra fredda si è trasformata nel più grande e primo nella storia blocco militare globale al mondo. Un blocco che negli ultimi quindici anni ha intrapreso guerre a pieno titolo in tre continenti - Europa (Jugoslavia nel 1999), Asia (Afghanistan fino ai giorni nostri) e Africa (Libia nel 2011) - e che ha successivamente inglobato le nazioni sconfitte e conquistate, o i loro frammenti, nella sua rete internazionale di collaborazioni militari.

Come per molti lavoratori negli Stati uniti e negli altri paesi, i 65 anni dovrebbero essere l'età del pensionamento obbligatorio per questa pericolosa minaccia, la più pericolosa di tutte, alla pace mondiale.
Le operazioni militari su vasta scala della NATO (galleria fotografica)
Il Trattato del Nord Atlantico fu siglato 65 anni fa, il 4 aprile 1949


Itar-Tass | en.itar-tass.com
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare


La Nato è un'alleanza militare che ha come scopo la difesa collettiva. La Nato conduce operazioni militari di due tipi: quelle per il mantenimento della pace (peacekeeping) e quelle per l'applicazione della pace (peace enforcing). La differenza è che le azioni di mantenimento della pace sono realizzate con il comune accordo delle parti coinvolte. Il presupposto per l'ingerenza con operazioni di "peace enforcing" è una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. In realtà, tali operazioni si sono svolte senza l'approvazione dell'Onu: nel 1995, le forze della Nato sono intervenute nel conflitto in Bosnia-Erzegovina, senza l'approvazione dell'Onu, né è stato sanzionato dalle Nazioni unite il bombardamento Nato della Jugoslavia nel 1999. Di seguito, in questa galleria fotografica di ITAR-TASS, le operazioni militari su larga scala più conosciute della Nato
Prima operazione della Nato in Bosnia-Erzegovina nel 1994-1995.

Foto 1 - Cittadini si nascondono dietro un peacekeeper a Sarajevo.
Foto 2 - La Nato bombarda un arsenale serbo a Pale, nei pressi di Sarajevo il 30 Agosto 1995.
Operazione "Allied Force" in Jugoslavia, 1999

Foto 3 - La Nato dirige la missione di peacekeeping Kfor in Kosovo, 14 luglio 1999
Foto 4 - Operazione "Allied Force" in Jugoslavia, 1999
Foto 5 - Centrale elettrica in fiamme a Belgrado, 24 marzo 1999
Foto 6 - Ponte sul Danubio distrutto dai bombardamenti della Nato a Novi Sad
Foto 7 - Ponte sul Danubio distrutto dai bombardamenti della Nato a Novi Sad
Foto 8 - Conseguenze dei bombardamenti Nato sulla città di Surdulica, Jugoslavia
Foto 9 - Conseguenze dei bombardamenti Nato sulla città di Aleksinac
Foto 10 - Serbatoio carburante di un aereo da combattimento della Nato nel villaggio di Aleksandrovac, 80 km da Belgrado

 
Operazione "Active Endeavour" nel Mar Mediterraneo, 2001

Foto 11 - Operazione "Active Endeavour" nel Mediterraneo, 2001
Foto 12 - Operazione "Active Endeavour" nel Mediterraneo, 2001
Foto 13 - Operazione "Active Endeavour" nel Mediterraneo, 2001
La Nato guida la missione di sicurezza internazionale Isaf, in Afghanistan, nel 2003.

Foto 14 - Studenti fermano un camion della Nato durante una protesta contro l'ingresso delle truppe
Foto 15 - Rastrellamento dei soldati Nato in un villaggio
Foto 16 - Soldati della Nato sparano colpi di mortaio nella provincia di Kunar, Afghanistan
Foto 17 - Soldato della Nato perquisisce un bambino nel villaggio di Host, Afghanistan
Missione Nato di addestramento militare in Iraq, iniziata nel 2005.

Foto 18 - Addestramento di una recluta irachena
Foto 19 - Istruttore Nato addestra reclute irachene
La Nato partecipa dal 2008 alle operazioni sulle coste del Corno africano.

Foto 20 - Soldato della Nato perquisisce un lavoratore a Gibuti
Foto 21 - Le navi militari Nato "Hamburg" e "Köln" lasciano una base in Germania nel 2011
La Nato conduce l'operazione "Unified Protector" in Libia.

Foto 22 - Soldato della Nato controlla l'equipaggiamento di un caccia in una base in Sicilia nel 2011
Foto 23 - Jet da combattimento della Nato decolla dalla portaerei francese Charles de Gaulle
Foto 24 - Bombardamenti durante "Unified Protector"
Foto 25 - Funerali di massa delle vittime degli attacchi aerei della Nato
Foto 26 - Rovine in seguito ai bombardamenti Nato
                              

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giovedì 24 gennaio 2013

Le bugie della democrazia e il linguaggio della menzogna


Le bugie della democrazia e il linguaggio della menzogna

Colin Todhunter - Global Research

18/01/2013


In un'epoca sempre più guidata dai media, il linguaggio è tutto ed è spesso usato dalla burocrazia per dominare il significato. Con milioni di morti sulle spalle sin dal 1945, gli Stati Uniti sono diventati lo stato terroristico numero uno al mondo. Dagli anni '80, l'ex agente della CIA John Stockwell, ha accennato alla cifra di sei milioni. Un recente articolo ha indicato come, dal bombardamento di massa nel sud est asiatico all'impiego di squadroni della morte in America del Sud, l'esercito americano e la CIA siano stati direttamente o indirettamente responsabili di un numero aggiornato di circa dieci milioni di morti (1). Ma oggi non è definito assassinio di massa. Ironia della sorte, gli Stati Uniti hanno sequestrato la parola "terrore" per giustificare il loro marchio di tirannia attraverso una guerra al terrore.

È inoltre possibile aggiungere a quei dieci milioni innumerevoli altri, le cui vite sono state sacrificate sull'altare del profitto aziendale, che non si basa sui militari per bombardare popoli e paesi fino alla sottomissione, ma su una certa politica. Non è una vessazione. E' un adeguamento strutturale.

Come risultato, centinaia di migliaia di contadini indiani si sono tolti la vita negli ultimi dieci anni, una gran parte di loro a causa dell'attività agroindustriale statunitense e della manipolazione dei prezzi globali delle materie prime e per gentile concessione delle politiche adottate per loro conto da parte del governo degli Stati Uniti o per il monopolio delle grandi corporazioni o la frontiera tecnologica dei semi terminator che ugualmente riducono in miseria gli agricoltori che contraggono più debiti di quanto possano sopportare (2).

La situazione dei contadini indiani non è unica. Quante vite sono state fatte a pezzi in tutto il mondo a causa della violenza intrinseca strutturale o dell'omicidio silenzioso derivante dal funzionamento quotidiano, apparentemente benigno, del capitalismo predatorio. Le intrinseche disuguaglianze del sistema hanno effettivamente rubato anni alle vite delle persone, la salute dai loro corpi, i mezzi di sostentamento dalle loro mani, l'acqua dai loro rubinetti e il cibo dai loro piatti. Dal Regno Unito all'Africa, le classi subalterne - il materiale economico spesso sacrificabile, la carne da cannone in tempo di guerra o gli eroi reduci gettati a mare dal sistema al loro ritorno a casa, persone manipolate e sfruttate a piacimento tramite fasulli principi di nazionalismo o di interesse nazionale - hanno avuto le loro vite spezzate o private di opportunità a causa delle difficoltà imposte dal pugno di ferro del capitalismo (3).

L'appropriazione della ricchezza attraverso un sistema che la convoglia dal basso in alto per mezzo di un processo di accumulazione per esproprio (4), è celebrata come crescita, prosperità e libertà di scelta nonostante la realtà provi che, dalla Grecia alla Spagna, per la maggioranza sia aumentata la povertà, la privazione di scelta e la miseria.

Non si sa molto di questo però, se si usano solo i principali media di informazione. Certo, ci può essere stato detto di stringere la cinghia perché siamo tutti nella stessa barca e dobbiamo fare qualche sacrificio in questi tempi economicamente difficili.

E ad ogni buon conto, poiché gran parte del paese (qualsiasi paese) è gettato nella discarica in quanto eccedente, ora che i loro posti di lavoro sono stati esternalizzati all'estero, dobbiamo semplicemente attaccare il Mali, la Siria, la Libia, l'Iran (e la lista continua), perché non farlo avrebbe permesso ai malvagi di conquistare il mondo. E allora dove saremmo senza idee così alte? Non è saccheggio delle risorse. E' umanitarismo.

Beh, saremmo proprio dove ci troviamo in questo momento perché i malvagi già controllano e fanno la guerra non solo ai popoli di questi paesi appena citati, ma ai loro rispettivi popoli anche attraverso gli strumenti di sorveglianza, il sistema penale, gli effetti narcotizzanti delle droghe importate dal capo delle spie o dell'industria dell'informazione-spettacolo e la raffica di leggi che servono a spogliare le libertà civili. Il gioco è finito, l'economia occidentale dominante (gli Stati Uniti) è incrinata in modo irreparabile (5). L'imperialismo e il militarismo non la salveranno, ma il dissenso non sarà consentito.

E, come banchieri privati, intrappolano tutti noi ancora di più, con la loro licenza di stampare e prestare moneta ai governi nazionali per poi prestare loro anche gli interessi su di essa, entrando in una spirale indebitatoria che non potrà mai essere rimborsata (6) e sono anche in grado di riempirsi ulteriormente le tasche acquistando beni nazionali a basso prezzo in primo luogo dai paesi in bancarotta. Non è racket. E' austerità.

"E ora vengono per la vostra sicurezza sociale. Vogliono i vostri soldi della pensione. Li rivogliono indietro per darli ai loro amici criminali di Wall Street. E sai una cosa? Li avranno. Otterranno tutto prima o poi, perché possiedono questo posto." Gorge Carlin, scrittore, critico e comico.

E dove sono i principali media di tutto questo? Dove sono i giornalisti la cui pretesa di rispettabilità è la loro rigida professionalità, responsabilità, indipendenza? Se si possono chiamare professionalità, responsabilità e obiettività l'essere nelle mani di pubblicitari, burocrati, lobbisti o think tank aziendali e non volere offenderne gli interessi, allora sono dei modelli di virtù assoluta!

Diffondendo le loro menzogne altamente stipendiate, hanno deluso e continuano a deludere il pubblico. Con la loro fioca luce "investigativa" sulle "procedure parlamentari", le personalità e le insensate macchinazioni delle politiche di partito, non fanno altro che mantenere e perpetuare lo status quo e tenere il pubblico all'oscuro dall'indefinibile ed egoistica potenza e unità di interessi che consentono a Big Oil, Big Banking, Big Pharma, Big Agra e al resto di costoro di continuare a dissanguarci tutti.

Richiamare alla mente la notiza della BBC sul bombardamento NATO della Libia, ci fornisce una visione piuttosto rivelatrice dei media ufficiali. La copertura è stata vergognosamente unilaterale. Il pubblico deve pagare un "servizio pubblico" per venire ingannato e per garantire il nostro rispetto alle politiche statali-aziendali illegali? C'era poca analisi sull'orientamento della "missione" o su dove gli insorti ottenevano le armi, nonostante l'ONU avesse sanzionato l'embargo sulle armi. Molto meno sul diritto morale della NATO di bombardare una strada di Tripoli. Non parliamo di quanto affermato dal professore Chris Landsberg dell'Università di Johannesburg rispetto alla violazione del diritto internazionale da parte della NATO, o delle 200 personalità africane che hanno accusato le nazioni occidentali di sovvertire il diritto internazionale.

Al contrario, quello che ci viene servito, per gentile concessione dei media mainstream di volta in volta che la Gran Bretagna decide di fare la guerra, è un gustoso piatto del sentimento nazionalistico e della mentalità coloniale dei "nostri ragazzi", andati laggù per aiutare a civilizzare i barbari.

Ma questo è il ruolo dei media, ovvero contribuire a rafforzare e riprodurre le condizioni materiali di un sistema di sfruttamento quotidiano e di divisione sociale. Si chiama avere dei media condiscendenti, senza artigli. E' la democrazia liberale. Questo è il ruolo non solo dei media, ma del sistema educativo e del sistema politico.

Ed è per questo che all'ex premier britannico anni fa era stato detto dai suoi padroni finanziari di vendere quello che scherzosamente era considerato "l'oro della nazione" a un prezzo stracciato, a beneficio degli interessi dei banchieri (non della nazione), senza un vero e proprio controllo pubblico. Alcuni dicono che è stato il primo "salvataggio" (7). È per questo che il denaro dei contribuenti, all'insaputa alla maggior parte di loro, viene utilizzato inspiegabilmente e non democraticamente per sostenere le banche e per rovesciare diversi paesi, causando migliaia di morti e distruzioni attraverso le "operazioni segrete". Segrete, cioè nascoste all'opinione pubblica, beatamente inconsapevole di dove i suoi dollari, sterline o euro duramente guadagnati siano effettivamente andati a finire.

Ecco perché i truffatori statali-aziendali, assassini e bugiardi che si ammantano del linguaggio della libertà e della democrazia l'hanno fatta franca per tanto tempo. Purtroppo, è per questo che continuano a farlo.

Note




www.resistenze.org

Foto inserite da internet da autore blog

martedì 2 ottobre 2012

Siria: non c’è nulla che indica una rapida soluzione della crisi


Siria: non c’è nulla che indica una rapida soluzione della crisi 

 

Luis Beaton* 
La recente visita a Damasco dell'inviato dell'ONU e la Lega Araba, Lakhdar Brahimi, e la riunione realizzata ad Il Cairo dai cancellieri egiziano, iraniano e turco, non indica per nulla una rapida soluzione della crisi in Siria. 
 
Nessuno è in disaccordo con la necessità di fermare lo spargimento di sangue e restaurare l'armonia tra la popolazione in questo paese, ha detto al suo arrivo Brahimi, ma è andato via senza anticipare proposte o azioni sulle rotte che seguirà la sua mediazione. 
 
Dopo la sua intervista col presidente Bashar al-Assad, ha dichiarato: Non c'è per adesso un piano, ne svilupperemo uno dopo esserci riuniti con tutti i paesi coinvolti e spero che il piano sia utile per la salvazione della Siria. 
 
Ad Il Cairo, l'assenza dell'Arabia Saudita, uno dei principali nemici del popolo siriano, aprì alcune interroganti, perché Riad, in complicità con Washington, è uno dei principali finanziatori delle armi e dei gruppi mercenari che attaccano in territorio di questa nazione del Medio Oriente. 
 
Questo gruppo, promosso dal presidente egiziano, Mohamed Morsi, nel luglio scorso nell’incontro islamico de La Mecca e confermato dal XVI Vertice dei Paesi Non Alienati a Teheran, è una in più tra le altre iniziative e vederla in modo ottimista è una lettura affrettata. 
 
Tre dei suoi membri chiedono una soluzione con l'uscita dal governo del presidente siriano, un fatto che non può avanzare, oltre a frenare qualunque negoziazione, prima che cominci. 
 
Nella sua visita alla capitale siriana, il cancelliere persiano, Alí Akbar Salehi, ratificato il suo appoggio alle posizioni delle autorità governative siriane per un incontro col presidente al-Assad. 
 
Il mandatario ha manifestato  appoggio a tutte le iniziative presentate per trovare una soluzione alla crisi, riaffermando che la chiave per il successo delle proposte consiste nella sincerità delle intenzioni di aiutare il suo popolo. 
Reiterò che il suo paese è aperto a negoziazioni che rispettino la sovranità, la libertà della decisione del paese ed il rifiuto all'ingerenza esterna. 
 
In altre parole, qualsiasi avvicinamento al problema che insista sulla sua uscita dal potere e sia pieno di ingerenza estera, ignoranza della sovranità nazionale e del diritto dei siriani a decidere il loro stesso destino, sembra avviato al fallimento. 
 
Bisognerà aspettare se un'altra iniziativa o piano che segua questo fracasso di Brahimi escluda le pressioni su quello che deve fare o no il Governo di Damasco. 
 
Il progetto del dialogo, reiterato dalle autorità locali, è stato appoggiato già da più di 24 organizzazioni politiche e personalità oppositrici che hanno convocato ad una conferenza nazionale di tutta l'opposizione ed i partiti dentro e fuori, per risolvere la crisi. 
 
I partecipanti hanno indicato che l’appello tiene in considerazione di ottenere un dialogo tra siriani, senza condizioni previe o preconcetti, e lavorando per fermare lo spargimento di sangue e la preservazione dell'integrità territoriale e l'unità nazionale. 
 
Questa è una delle massime che ha esposto  qua Brahimi, ma bisogna vedere quale sarà la reazione dei fattori esterni che appoggiano con finanziamento, armi ed ogni tipo di aiuti le bande irregolari, che si negano al dialoga. Se gli armati lo faranno, porranno come condizione unica l'uscita di al-Assad dal governo. 
 
D'altra parte, Occidente ha confermato la sua intenzione di continuare a gettare legna al fuoco con l'invio di armi e mercenari, come ha  indicato una fonte russa e recenti notizie divulgate dalla stampa internazionale. 
 
Quelli che appoggiano la violenza si preparano per inviare un importante lotto di attrezzi bellici a gruppi armati siriani, rivelarono mezzi di stampa a Mosca. 
 
Il carico includerebbe sistemi antiaerei, lanciarazzi portatili e mitragliatrici di gran calibro, oltre ad inviare mercenari attraverso paesi vicini come la Turchia, ha assicurato un alto funzionario russo, citato dall'agenzia Rida Novosti. 
 
Al rispetto, il ministro britannico degli Esteri, William Hague, ha avanzato in un intervento davanti al Parlamento che varie nazioni occidentali si preparino per rinforzare le somministrazioni di attrezzi bellici alle bande irregolari in Siria. 
 
Recentemente mezzi di stampa ha divulgato l'arrivo al porto turco di Iskanderun, sulla costa orientale del Mediterraneo, di una merce di contrabbando di 400 tonnellate di somministrazioni belliche provenienti dalla Libia, che sono stati trasportati nella nave Victoria, con gli irregolari siriani come destinatari. 
 
Durante gli ultimi giorni, l’Esercito Arabo Siriano ha distruttp vari trasporti di contenitori con armi, tra questi differenti tipi di razzi, compreso SAM-7, che avevano come destino le bande armate, veri terroristi per le autorità locali. 
 
Sotto questo difficile panorama, il Governo cerca di tagliare le fonti di somministrazioni alle bande, mentre questi ed i loro alleati persistono con la via delle armi. 
 
Per il momento nulla indica una situazione ottimista per la soluzione della crisi siriana e per fermare la violenza, che, come ha detto Mahatma Gandhi, è la paura per gli ideali degli altri. 
 
*corrispondente di Prensa Latina in Siria
 Immagini inserite da internet da autore di questo Blog

venerdì 7 settembre 2012

CONTRO LA GUERRA SEMPRE! GIU' LE MANI DALLA SIRIA


CONTRO LA GUERRA SEMPRE! GIU' LE MANI DALLA SIRIA


GIOVEDI’ 20 SETTEMBRE ore 18
PRESIDIO-MANIFESTAZIONE in Piazza S.BABILA

E’ in atto una grande campagna di disinformazione fondata su menzogne per farci accettare la partecipazione dell’Italia ad una aggressione criminale contro un Paese sovrano come la Siria.

Le potenze della NATO (Italia compresa) alleate alla monarchia dell’ Arabia Saudita e del Qatar, stanno cercando per motivi economici e geopolitici di ridisegnare la mappa del Medio Oriente, questo non ha niente a che fare con la “democratizzazione” come ci insegna la situazione in cui si trovano Afghanistan, Iraq, Libia, dove ora regna povertà e violenza, una grande parte della popolazione è morta o rimasta ferita sotto le bombe, e tutto questo per arricchire alcuni Paesi dell’occidente come durante il vecchio colonialismo.

Lo schema collaudato per raggiungere questi obiettivi prevede la creazione del consenso popolare attraverso la disinformazione in TV e sui giornali, per avvalorare la necessità di un intervento armato dovuto a ragioni “umanitarie”. Il cosiddetto “intervento militare umanitario” ha sempre portato ad imponenti violazioni dei diritti umani e all’azzeramento del fondamentale diritto di autodeterminazione dei popoli.

Si mira ad insediare governi fantoccio, come in Afghanistan o in Iraq, ancora più oppressivi dei precedenti, anche contro le donne e le istanze di progresso, l’importante è che siano leali e subordinati agli interessi occidentali. Per ottenere questo risultato le potenze imperialiste fomentano la violenza finanziando e armando i conflitti interni addirittura inviando consiglieri militari, mercenari e armamenti sofisticati.

Per la guerra all’IRAQ i cui motivi sono stati completamente inventati sono morte centinaia di migliaia di civili iracheni, si sono spesi centinaia di milioni di euro che avrebbero dovuto essere spesi per la sanità, la scuola, i servizi sociali, per garantire il diritto alla casa e una vita più dignitosa per tutti.

NON UN SOLDO PER LA GUERRA !

L’Italia ripudia la guerra come strumento d’offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” questo recita l’Art. 11 della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.

Ci opponiamo fin da ora alla “no fly zone" che è un intervento militare diretto, con distruzioni e massacri di civili, come ben sappiamo. Vogliamo dal Governo Monti, che ha tagliato le pensioni e i diritti dei lavoratori e dei cittadini aumentando invece le spese militari, e dai Partiti che lo sostengono in Parlamento, la cessazione immediata di qualsiasi appoggio esterno ai belligeranti; da subito taglino le spese militari e pongano fine a tutte le missioni all’estero.

Noi organizzazioni e cittadini di diverso orientamento e differenti sensibilità sentiamo il dovere di chiamare alla mobilitazione contro la minaccia di guerra aperta alla Siria e anche all’Iran, con grave pericolo di estensione del conflitto difficile da prevedere.
Comitato contro la guerra Milano
Aderiscono: (è in corso la raccolta adesioni)…

giovedì 12 luglio 2012

Pierre Piccinin e la mostruosa illusione dell'"ingerenza umanitaria"




Pierre Piccinin e la mostruosa illusione dell'"ingerenza umanitaria"

di Silvia Cattori
07/2012
Nel corso dei suoi primi due viaggi in Siria, Piccinin, professore alla Scuola europea di Bruxelles, ha potuto muoversi tra diversi gruppi di "oppositori" radicali, senza sollevare, almeno in apparenza, il minimo sospetto delle autorità siriane. Durante il terzo viaggio, quando, a suo dire, è entrato in Siria attraverso il confine libanese di Masnaa, Pierre Piccinin è stato arrestato, imprigionato, e poi espulso.
Ecco il suo itinerario. Dopo aver soggiornato in Libano, dal 12 al 15 maggio 2012, dove avrebbe visitato, se non mi sbaglio, il campo d'addestramento dell' "esercito siriano libero" (ASL), Pierre Piccinin è entrato in Siria.
Indubbiamente prevedeva, come per i suoi due viaggi precedenti, di eludere l'attenzione delle autorità in modo da potersi dirigere, senza essere ostacolato, verso i luoghi dove la ribellione, raggruppante partigiani militari o civili della lotta armata contro il regime, ha i suoi quartieri generali, e potervi qui incontrare, possibilmente, i suoi capi. Doveva dunque aspettarsi di essere arrestato. Le torture che dice di aver visto in prigione, e l'ottima impressione che dice di aver tratto dai suoi contatti con l'ASL [1] hanno, almeno a prima vista, radicalmente cambiato il suo editoriale sulla situazione in Siria.
Durante i suoi precedenti rientri, Piccinin aveva messo in particolare evidenza come la stampa occidentale si dedicasse ad una massiccia disinformazione sulla Siria, e aveva rivelato le falsità dell' Osservatorio siriano dei diritti dell'uomo a cui tutti i media si affidano, cosa che gli era valsa la simpatia dei lettori che tale disinformazione rifiutano.
Questa volta, quale un novello San Paolo folgorato dalla rivelazione sulla via di Damasco, diventa apertamente apostolo di un intervento militare in Siria e dichiara di essersi "sbagliato" sul carattere minoritario dell'opposizione [2], - modo per dire che il popolo siriano sosterrebbe massicciamente la ribellione violenta nella lotta contro Damasco. Diventato immediatamente l'idolo dei media dell'establishment, Piccinin incarna ormai, con nostro grande rammarico, quello che abbiamo sempre combattuto: l'ingerenza detta "umanitaria".
In un messaggio postato su Facebook il 24 maggio [3] scrive: "...di fronte a tutti gli orrori che ho scoperto (...) mi unisco al loro appello [cioè: l'appello dell' opposizione armata] per un intervento militare in Siria, che possa rovesciare l'abominio del regime baathista, e questo anche se il paese dovesse sprofondare nella guerra civile.."
Se l'etica, e l'esperienza vissuta, giustificano che Piccinin denunci la pratica della tortura nelle prigioni siriane, perchè lui non ha - a nostra conoscenza - denunciato con lo stesso fervore le torture e i massacri abominevoli perpetuati contro migliaia di Siriani dall' "esercito siriano libero" e le sue bande di assassini, e che i media dell'establishment, attribuiscono sistematicamente e senza discernimento alle forze di sicurezza siriana [4]?
Il suo appello all'intervento militare in Siria, gli assicura la presenza nei programmi radiotelevisivi. E non sempre per il meglio. Quello che dice, ovviamente, supporta l'ideologia dell'ingerenza "umanitaria", della quale Bernard-Henry Lévy (BHL) è diventato la punta di diamante, e che François Hollande ha immediatamente sottoscritto: come se BHL fosse il capo dell'esercito !!! Un'ideologia dell'ingerenza che veicola la mostruosa illusione che la soluzione ai conflitti e alle sofferenze dei popoli passi attraverso la guerra, attraverso l'utilizzo del Capitolo VIImo della Charta delle Nazioni unite, che permette di dare carta bianca alla potenze NATO, gettare olio sul fuoco, armare dei ribelli che i popoli non hanno scelto, bombardare e distruggere paesi interi impunemente.
Ironia della sorte, anche se oggi Piccinin dice ciò che le redazioni vogliono ascoltare, motivo per cui se lo contendono, queste stesse non gli perdonano di aver in precedenza buttato sassi nello stagno della disinformazione. Così, Christophe Ayad, "grande reporter, conoscitore del mondo arabo" che in realtà fa parte dei disinformatori - e le cui disanime tendono in genere alla preservazione dell'immagine d'Israele - si è immediatamente schierato in prima linea per demolire Piccinin, definendolo "l''utile idiota" del regime siriano [Le Monde - 6 giugno]. Come giusto ritorno : il quotidiano Le Monde è stato costretto a ritrattare l'articolo astioso, falso e diffamatorio di Ayad.
L'itinerario seguito da Piccinin in Siria non è mai stato quello di un comune viaggiatore : come ieri in Libia, non si è mai troppo interessato alle sofferenze della popolazione esposta alla destabilizzazione criminale e alle violenze dei gruppi "ribelli " : si è soprattutto interessato ad avvicinare quei gruppi e, una volta in loro contatto, a raccogliere informazioni.
Quali elementi giustificano il suo nuovo giudizio sulla portata della rappresentatività dell'opposizione in Siria, e sulla necessità di sostenerla attraverso un intervento straniero che, come ieri in Libia, non ha alcun rispetto della vita umana?
L'opposizione alla guerra non si è mai basata sull'idea che la tortura non si praticava nei paesi attaccati. Il punto è capire se la guerra detta "umanitaria" è la soluzione. Anche perché, dagli anni 90, tutti gli interventi ratificati o meno dall'ONU, per i quali era stato proclamato che dovevano "liberare i popoli", "liberare le donne", "portare la democrazia", "proteggere delle vite", hanno gettato dei popoli interi nell'orrore e distrutto i loro paesi: ex-Jugoslavia, Afghanista, Iraq, Libia.
Come Piccinin spiega il suo "ravvedimento"?
Preoccupata per la sua sorte quando, il 19 maggio, abbiamo appreso che Piccinin era stato arrestato in Siria, e stupita di sentirlo annunciare il suo sostegno alla guerra al suo ritorno, abbiamo chiesto di parlagli. Ci ha gentilmente concesso un'intervista a condizione che non falsassimo le sue parole. Tuttavia, poiché il colloquio del 24 maggio ci aveva lasciato in un profondo malessere, abbiamo informato Piccinin che non era nostra intenzione pubblicare l'articolo. Poi, scioccati sia dai suoi ripetuti appelli a favore di un intervento militare trasmessi dai principali media, sia dalla violenta invettiva di Christophe Ayad - il cui vero obiettivo era quello di colpire, attraverso Piccinin, tutti quelli che, come lui, avevano evidenziato per un anno le derive dell'informazione - abbiamo deciso di rompere il silenzio. Abbiamo quindi informato Piccinin che avremo alla fine pubblicato parte della nostra conversazione.
Le principali domande che gli abbiamo fatto.
Per prima cosa volevamo capire come Piccinin poteva spiegare la necessità d'intervenire militarmente in un paese, partendo dalla sua "scoperta" che la tortura vi era praticata, quando avrebbe dovuto sapere che tutti i servizi di sicurezza della regione la praticano (Egitto, Arabia Saudita, Barhein, Giordania, Israele, ecc...) così come l'Occidente "virtuoso" (Abou Ghraib, Guantanamo). E quando ben doveva sapere che, in un paese dove la popolazione è la vittima principale delle atrocità delle bande armate definite a torto d'"opposizione", i servizi di sicurezza sono più inclini a farci ricorso. Come poteva stabilire un rapporto di causa ed effetto tra la violazione dei diritti dell'Uomo, in un qualsiasi paese, e la necessità di intervenirci militarmente? Perchè se la repressione, la tortura, i massacri dovessero essere sanzionati da guerre "umanitarie" bisognerebbe allora attaccare molti paesi, ad iniziare dagli Stati Uniti ed Israele. Poteva ignorare che la coalizione che finanzia la ribellione in Siria - come ieri quella in Libia - disdegna completamente la democrazia e il rispetto dei diritti dell'uomo? Che mira a tutt'altri obiettivi?
In secondo luogo volevamo capire come poteva affermare che in Siria " non c'è nessun interesse per noi; contrariamente alla Libia ad esempio, questo sarebbe un vero intervento umanitario" [5].
Affermazione che, a nostro parere, è assurda perchè ogni confronto che strumentalizzi e fomenti -come abbiamo visto in Iraq- l'antagonismo tra sunniti e sciiti, serve innanzitutto agli scopi d'Israele. Considerando la posizione geostrategica della Siria, Israele è in effetti il primo interessato alla destabilizzazione e all'eventuale caduta di Bachar el-Assad, avendo nel mirino l'Iran, Hezbollah e Hamas, ultime resistenze ai suoi progetti di predominio nella regione.
Durante il nostro colloquio, il 24 maggio, ansioso di assicurare coerenza al suo discorso e di spazzare le critiche relative al suo "ravvedimento", Piccinin ha iniziato a correggere le sue prime dichiarazioni alla stampa adducendo questo "ravvedimento" [6] al suo nuovo giudizio sul "carattere del regime", e non alla "scoperta" della tortura nelle prigioni siriane. Durante il nostro colloquio abbiamo comunque avuto la sensazione che scaturisse soprattutto dai legami di simpatia annodati con i combattenti e simpatizzanti dell'ASL, di cui era apertamente diventato, dopo Sofia Amara, un difensore dichiarato.
* * *
Riproduciamo qui fedelmente una piccola parte dell'intervista
[l'intervista è durata 147 minuti. Abbiamo rinunciato, in rari casi, di proporla nel suo svolgimento completo laddove sviluppava quello che era stato detto durante l'intervista accordata al giornalista Jonathan Moadab [7].
S.C : Dal ritorno dal suo terzo viaggio in Siria, lei insiste sulla necessità di un "intervento umanitario". Lei motiva il suo appello col fatto di aver scoperto la pratica della "tortura". Era noto che la tortura si praticava nelle prigioni siriane. Abbiamo difficoltà a comprendere come questa scoperta possa spiegare il suo appello ad un intervento militare in sostegno all'ASL. Gli Stati Uniti ed Israele, meno attaccati della Siria, torturano ogni giorno in nome della loro lotta contro i "terroristi". Che cosa risponde?
P.P : "Innanzitutto non è solo la scoperta della tortura in Siria che mi porta oggi a sostenere l'idea di un intervento militare capace di aiutare l'esercito siriano libero a vincere il regime, (...) non tutto si riduce a ciò. E' vero che, durante la prima intervista rilasciata a caldo (...), ho potuto dare quest'impressione". (...) "Per prima cosa, ero terribilmente scioccato, pensavo che le cose fossero cambiate, e non è il caso. Secondariamente, ho incontrato numerosi oppositori politici in tre prigioni. Terzo elemento, ho incontrato a più riprese dei responsabili dell'esercito siriano libero, anche a Damasco. Tutte questi elementi insieme mi fanno dire che il regime non cambia (...)"
S.C : Nel passato, prima di questo viaggio finito male, lei aveva mai dichiarato di essere contro un intervento in Siria?
P.P : "Ho avuto numerosi contatti con l'esercito siriano libero, e con dei responsabili dell'esercito siriano libero per la prima volta durante quest'ultimo viaggio. Non avevo mai avuto da parte loro un'informazione molto chiara su chi realmente erano e su cosa volevano.
In passato, come ho già pubblicato, i miei contatti con l'opposizione si erano limitati ai dimostranti di Hama - a più riprese in luglio e in dicembre - che non fanno parte dell'esercito libero siriano, che manifestavano pacificamente; e con Fatwa Souleiman, e due gruppi di ribelli a Homs che non erano membri dell'esercito siriano libero, che hanno chiaramente detto che erano dei cittadini di Homs che si erano ribellati.
Per la prima volta durante questo viaggio ho incontrato, a Damasco, alcuni responsabili dell'esercito siriano libero che mi hanno spiegato qual era la loro situazione a Damasco e come si preparavano all'insurrezione; e poi a Talbisseh, città nelle mani dell'esercito siriano libero, dove ho potuto incontrare il comando della città e sono rimasto impressionato della loro organizzazione ed anche di incontrare tra gli ufficiali, non dei barbus o dei guerriglieri, ma delle persone assolutamente dignitose; tra di loro degli alauiti e dei cristiani, una maggioranza di sunniti è vero, ma persone né fanatiche né tagliatori di teste. E contrariamente a quanto detto da alcuni, l'esercito siriano libero è molto semplice, e quando ho scritto ho sempre fatto la differenza tra i salafiti che tagliano teste e commettono attentati e l'esercito siriano libero"
S.C : Non è l'ASL che taglia le teste?
P.P : "No, che io sappia. Non ho mai detto che l'esercito siriano libero taglia le teste."
S.C : L'ASL non taglia teste?
P.P : "Non a mia conoscenza. Non ho mai detto che l'esercito siriano libero tagliava le teste e non ho mai incontrato situazioni in cui l'esercito siriano libero tagliava teste."
S.C : Non ha mai incontrato Siriani i cui figli sono tornati tagliati a pezzi dentro un sacco?
P.P : "Se legge le mie interviste, soprattutto l'ultimo resoconto che ho fatto al ritorno dalla Siria in gennaio, ho descritto con precisione, sulla base delle informazioni che avevo, le costituenti dell'eterogeneità dell'opposizione. Ho fatto la distinzione tra i differenti elementi che avevo incontrato e quelli che si suppone essere presenti nel paese come Al Qaida o i salafiti. Contemporaneamente ho anche cercato di redigere una cartografia della ribellione in funzione di questi diversi elementi. Ho spiegato che a Hama c'erano delle manifestazioni pacifiche, a Homs una ribellione di cittadini di cui Fatwa Souleiman è portavoce, che coesisteva con la brigata Farouk che si definiva vicina all'esercito siriano libero; ma l'esercito siriano libero non riconosceva la brigada Farouk, gruppo terrorista anti-sciita che esisteva già prima dei disordini in Siria ed era probabilmente un movimento particolarmente violento. E avevo parlato anche dell'esercito siriano libero; ed infine dei salafiti; avevo parlato di Qusseir dove avevo visto dei corpi tagliati a pezzi, e avevo detto che Qusseir non era sotto l'attacco dell'esercito siriano libero, Qusseir era piuttosto sotto quello del movimento salafita." [8]
S.C : A Baba Amro, c'era l'ASL quando lei vi era presente in dicembre. Tutti i testimoni dicevano cose orribili sugli abusi dei ribelli di Baba Amro. Lei dice "da una parte", "io d'altra parte". Se rimettiamo tutto insieme si capisce che ci sono atrocità da entrambi le parti. [9]
P.P : "Fatwa Souleiman mi ha detto che il suo gruppo non era membro dell'esercito siriano libero; è una cosa chiara e netta che mi ha detto. Se poi questa gente si è unita all'esercito siriano libero dopo che io ero presente a fine dicembre"
(...)
S.C : Non capisco come lei possa fare la distinzione tra questo o quel gruppo di assassini. Io non prendo posizione a favore di una parte. Voglio capire, cercare di vederci chiaro. A quello che mi hanno riferito, questa gente dell'ASL commette delle atrocità.
P.P : "Chi le ha detto ciò?"
S.C : Ho intervistato molte persone a Homs.
P.P : "Io anche, ho pubblicato dei video dei quartieri alauiti dove le persone mi dicevano che l'esercito siriano libero commetteva delle atrocità, che erano attaccati, che non potevano andare a scuola..."
S.C : Non ci crede...?
P.P : "Bfff...io voglio crederci; Pff...diciamo che li ho pubblicati perchè volevo mostrare le due parti..."
S.C : Ho intervistato anche dei sunniti che hanno - come gli alauiti e i cristiani - orrore dell'ASL e altre bande affiliate. Non vogliono sentirne parlare. Quando ora l'ascolto appellarsi ad un intervento, e percepisco la sua empatia verso l'ASL, che lei descrive come persone educate, ineccepibili, ho i brividi. E' grave schierarsi con loro, come lei sta facendo!
P.P : "Io non sono schierato"
S.C : De facto, si...fa appello ad un intervento ( in sostegno all'ASL)
P.P : "...Sia i politici in prigione, che i combattenti dell'esercito siriano libero sul territorio, tutti mi hanno detto: senza intervento straniero il regime vincerà, non abbiamo i mezzi militari che ha il regime" [10]
S.C : Ma non tocca a lei belga, dire, a nome dei Siriani, che l'intervento militare è la soluzione!
P.P : "Mi sono posto questa domanda. Fino ad ora, ho sempre difeso i principi del diritto internazionale della non-ingerenza, dell'intervento. [11] Se Bachar el-Assad, per mantenere la sua autorità, ha bisogno di torturare ogni giorno decine di persone nelle tante prigioni del paese, io ritengo che la sua autorità non è legittima e non posso chiudere gli occhi sulla cosa..."
S.C : In questo momento lei è diventato in qualche modo uno dei portavoce dell'ASL. Lei è di parte. Lei non è credibile. Bisogna chiedere ai Siriani, che sicuramente non sono d' accordo con lei, cosa ne pensano!? Sanno bene che il sistema attuale non è perfetto, ma preferiscono tenerselo piuttosto che vedere vincere la ribellione...
P.P : "Io parlo a nome dei Siriani, queste persone che mi hanno aiutato nelle prigioni, che sono martirizzate dal regime, compresi i cristiani e gli alauiti, mi hanno detto: non ci devi nulla, ma testimonia quello che hai visto, chiedi un' intervento."
S.C : Non è perchè quelle persone l'hanno aiutata che deve diventare il loro portavoce. Lei sta dicendo le stesse cose che Sofia Amara [12] e i suoi compagni - entrati illegalmente e senza essere passati dalla prigione- dicono dopo ogni visita nei campi dell'ASL. Bisogna saper vedere che da entrambi le parti ci sono problemi...
P.P : "L'esercito siriano libero all'inizio non chiedeva un intervento"
S.C : A partire da novembre 2011, l'ASL ha chiesto degli attacchi aerei, un corridoio come in Libia.
P.P : "Hanno capito [l'ASL] velocemente che non potevano combattere con dei kalachnikovs un apparato così ben organizzato"
S.C : L'ASL è un'invenzione esterna. Questo lei lo sa. Lei è confuso. Lei ha visto cose atroci. Ma ci sono cose atroci da entrambi le parti.
P.P : "Mi sta facendo un processo alle intenzioni."
S.C : Il mio obiettivo non è quello di coprire l'ASL.
P.P : "L'importanza della mia testimonianza. Durante i tre viaggi in Siria, ogni volta sono andato da un campo all'altro; ho contatti con entrambi le parti. Ho una visione più equilibrata di Manon Loiseau che è stata solo con l'esercito siriano libero."
S.C : Voglio ritornare sul fatto che ci sono atrocità da una parte come dall'altra. Come può chiedere un intervento militare per aiutare "una parte" [13]?
P.P : "Di quale parte sta parlando? Non ci sono una o due parti; in Siria ci sono 4 parti: ci sono i manifestanti pacifici..."
S.C : I manifestanti pacifici sono contro l'ASL e sostengono il governo Assad; sono contro la "parte" dell'ASL. Ci sono quindi da una parte quelli che vogliono una soluzione pacifica e chiedono una soluzione politica attraverso una negoziazione. E dall'altra parte l'opposizione violenta dell'ASL e di altri gruppi armati che chiedono l'intervento esterno. In questo senso io dico che ci sono due campi.
P.P : "...Il regime non vuole negoziare. Neppure l'esercito siriano libero e il CNS lo volevano......." _ (...)
S.C : Non riesco ancora a capire come lei possa spiegare un intervento militare in sostegno all'ASL, quando L'ASL e l'intervento fanno paura a gran parte della popolazione siriana?
P.P : "L'esercito siriano libero, non l'avevo mai avvicinato; per capire l'esercito siriano libero ed il suo comportamento mi basavo su informazioni che mi giungevano da fonti che non intervistavo direttamente. L'esercito siriano libero, l'ho incontrato direttamente questa volta, ho passato molto tempo con l'esercito siriano libero."
S.C : Ne è tornato "adepto" ...l'hanno sedotta.
P.P : "Lei mi fa un processo alle intenzioni. Non mi hanno sedotto. Mi sono reso conto che non ero di fronte ad una banda di guerriglieri come si potevano vedere in Libia tra i ranghi di Bengasi. Tra di loro ho incontrato dei cristiani, degli alauiti."
S.C : La sua unica obiezione di fronte a chi rifiuta l'intervento armato consiste nel dire che in Siria non è la stessa cosa che in Libia. Lei ha affermato che "non ci sono interessi geostrategici in Siria, al contrario che in Libia"; che in Siria sarebbe "un vero intervento umanitario". Ciò mi sembra un'assurdità, considerando proprio la sua posizione geostrategica. Lei ha anche affermato che Israele e gli Stati Uniti non vogliono che il regime cambi. Ora, Israele e i suoi alleati occidentali hanno interesse a far cadere il governo di Assad piuttosto che a mantenerlo, contrariamente a quello che lei ha affermato. Se ci sarà un intervento in Siria sarà una macelleria peggio che in Libia, sarà un nuovo paese distrutto, e poi arrivederci.
P.P : "Ho l'impressione, ascoltandola, di leggere i commenti fatti su Facebook (...) A proposito della Siria e della sua posizione strategica, credo di aver dimostrato con argomenti concreti e fattuali, che Israele, gli Stati Uniti e l'Europa sono preoccupati per quello che sta avvenendo e non vogliono la destabilizzazione del regime..."
S.C : Questi paesi hanno fatto di tutto per destabilizzare la Siria e poter intervenire militarmente. [Il veto della Russia e della Cina lo hanno fortunatamente impedito, evitando il peggio al popolo siriano]
P.P : "Israele, è uno Stato che ha una pace reale grazie a Bachar el-Assad; ho incontrato dei Palestinesi, nelle prigioni di Assad che mi hanno detto che erano perfettamente consapevoli del sostegno che Bachar el-Assad dava ad Israele. Che in effetti, fa di tutto per avere degli ottimi rapporti..."
S.C : E' il discorso fatto dall'ASL; Sofia Amara lo ha riproposto negli stessi termini durante i suoi incontri... [14]
P.P : "Era la mia analisi e ne ho trovato conferma dai Palestinesi..."
S.C : Come se la Siria avesse i mezzi di combattere militarmente Israele !?
P. P : "I Palestinesi che rimangono fedeli a Bachar el-Assad si rendono perfettamente conto che in realtà egli conduce una politica del tutto a favore d'Israele."
S.C : E' perché la Siria tiene testa a Israele, rifiutando ogni compromesso contrariamente all'Egitto, alla Giordania, al Qatar, ecc...che le potenze che gli sono alleate attaccano il governo siriano con tale ferocia.
P.P : "Ricondurre tutto al mio cambiamento d'opinione, so benissimo che i miei detrattori ci giocano e cercheranno di moltiplicare [qui non capisco e glielo dico ma lui continua imperturbabile...] Ci sono altri elementi e non solo la questione della tortura. E' vero che questo è emotivamente dominante e sul grande pubblico, la mia testimonianza, ha dovuto avere un grand'effetto, ma ci sono altri elementi; (...) Ho potuto appurare questi elementi. Ad esempio quello che mi è stato detto verso la fine del pomeriggio del 15 a Damasco dove ho incontrato dei rappresentanti dell'esercito siriano libero. Sono presenti nella capitale, cosa che ignoravo completamente."
S.C : Quando lei ha detto, mi ricollego all'appello dell'ASL, "per un intervento militare in Siria, anche se il paese dovesse sprofondare nella guerra civile" è carico di conseguenze! 
P.P : "Non dica che l'ho detto, perché non sarebbe vero... che mi mobilito per l'esercito siriano libero. Non ho incontrato solo membri dell'ASL che hanno chiesto l'intervento. Ho incontrato dei semplici cittadini che non erano in prigione, ed anche dei prigionieri politici che non sono membri dell'ASL, ed anche loro chiedono un intervento." [15]
S.C : Che potrebbe voler dire un individuo non ha significato. L'ASL si.
P.P : "Numerosi gruppi, non solo l'ASL. Non è il caso di far sembrare Pierre Piccinin come il portavoce dell'ASL, che chiede un intervento a nome dell'ASL. No no (...)"
S.C : Lei è adesso impegnato a parlare a nome di quelli che dice aver "lasciato dietro di lei". Ma la gran maggioranza dei Siriani che si oppone alle azioni violente dell'ASL e a qualsiasi intervento esterno nel loro paese, non possono che ribellarsi nel sentirla chiedere un intervento per aiutare l'ASL a vincere?
P.P : "Le dirò qualcosa che la scioccherà ancora di più. Io sono convinto che - cosa già successa in passato - stiamo vivendo un conflitto piuttosto manicheo. Da una parte abbiamo un regime dittatoriale spregevole che da 40 anni martirizza la Siria, e dall'altra parte ci sono persone che sicuramente neppure loro sono degli angeli. Lei ha ragione a dire che ci sono stati degli abusi: io non ne ho visti ma dei rapporti degli ispettori ONU pubblicati l'altro ieri hanno mostrato che ci sono stati degli abusi da parte dell'esercito siriano libero. Lei sa che la resistenza francese ho commesso degli abusi [16], ma non credo che l'esercito siriano libero disponga di prigioni dove si torturano persone incatenate"
S.C : Loro eliminano, torturano...
P.P : "Non credo, non l'ho visto, non posso testimoniarne. Penso che siamo all'interno di un conflitto piuttosto manicheo, diversamente dalla Libia, dove c'erano dei clan da una parte, dei clan dall'altra. In Siria credo che esista una parte, sto per dire qualcosa che la farà veramente arrabbiare, da una parte c'è il bene e dall'altra il male."
S.C : Siamo al delirio...lei sta delirando.
P.P : "Sapevo che non l'avrebbe accettato ma io credo...I cristiani, che conosco molto bene in Siria, ho incontrato il patriarca (...) [non scriviamo il loro nomi per proteggerli], dei preti, dei cristiani. Io credo che i cristiani in Siria commettano un errore. Penso che debbano negoziare con delle autorità esistenti; devono negoziare con il CNS, con l'esercito siriano libero, che in questo momento è parzialmente controllato dal CNS, che si è chiaramente smarcato dal regime (...)."
S.C : Non sono solo i cristiani che hanno molta paura dell'ASL, ma anche i sunniti ...
P.P : "Che sostengano la parte di El Assad è comprensibile. Ma che siano così radicali(...) Nei loro discorsi si posizionano chiaramente in favore del regime auto-proponendosi bersagli della rivoluzione. Perchè lei ha ragione, io non sto santificando l'esercito siriano libero, io non credo che l'esercito siriano libero commetta delle atrocità; o quantomeno non sistematicamente. Ci sono delle sbavature, questa è la guerra, ci sono sempre delle sbavature...se non ce ne fossero sarebbe la prima volta. Ma l'esercito siriano libero cerca di comportarsi come un esercito civilizzato, -se vuole capire cosa intendo - che rispetta le regole della guerra, che cerca di (?). All'inizio erano delle bande di disertori..."
S.C : I disertori sono molto pochi.
P.P : "Molto pochi in effetti, non molti disertori, militari; hanno cercato di costituire [ASL] e si costituiscono in un esercito strutturato nel rispetto delle regole di guerra. Questo almeno bisogna dirlo. Probabilmente sono le bande salafite responsabili delle atrocità."
S.C : Non è perché lei ha incontrato il comando dell'ASL, i suoi ufficiali educati, eleganti e "rasati di fresco" come ha detto e ripetuto, che può trarre simili conclusioni?
P.P : "Ci sono degli abusi. Non dico che siano tutti angeli. Non stavo santificando l'esercito libero siriano. E' chiaro che se l'esercito siriano libero aiutato da un appoggio straniero riuscisse a sconfiggere l'esercito siriano regolare, si potrebbero avere delle vendette e ci sarebbe una situazione da guerra civile. E' per questo motivo che, e per gli alauiti questo è certo, se i cristiani persistono nel loro discorso di sostegno al regime, se non si smarcano in tempo, anche loro diventeranno bersagli dei rivoluzionari..."
(...)
Piccinin e i suoi contatti con l'ASL
Se in un primo momento Piccinin ha presentato l'ASL come civilizzato, incapace di tagliare teste, ha comunque qui ammesso che, se giungesse al potere, potrebbe abbandonarsi a massacri contro le minoranze, che per sopravvivere non avrebbero altro ripiego che unirsi al suo diktat. Ora, questa spaventosa prospettiva, che distruggerebbe la Siria, sacrificherebbe delle vite e minerebbe la sua popolazione per generazioni, non sembrava spaventarlo. Quello che sembrava prioritario era di convincere il suo pubblico che l'ASL è un'alternativa credibile e che gli attacchi aerei per consolidarne le posizioni, sono la soluzione.
Ancora, parlando del fatto che l'opposizione dell'ASL ha gettato la Siria nel fuoco e nel sangue, Piccinin si è premurato nelle sue risposte, come nei suoi scritti, salvo smentita, di scagionare l'ASL, e di presentarla sotto un'aspetto positivo; facendo una distinzione tra il comportamento dei "salafiti" - che sarebbero secondo lui quelli che commettono gli abusi- e la condotta dell'ASL.
Ci siamo chiesti: è caduto, come altre persone che avevano incontrato l'ASL prima di lui, nella trappola dell'attaccamento relazionale, diventato incapace di distacco e di capire che, la buona accoglienza a lui riservata, non era motivata dall'amore ma da necessità di propaganda?
L'incontro con l'ASL sarebbe la chiave del suo "ravvedimento"
Se Piccinin nei suoi primi resoconti parlava molto di quella che chiamava "ribellione cittadina", rimaneva stranamente silenzioso sull'"esercito libero" che era invece l'oggetto centrale di tutti i reportages. Il fascino provato da di Pierre Piccinin per la ribellione armata dov'era all'inizio?
Durante la guerra che ha insanguinato la Libia e distrutto questo paese, egli ha dimostrato a più riprese di essere capace di introdursi nei gruppi ribelli e di raggiungere il fronte [17]. Sarebbe stato l'ultimo ad entrare nel "cuore" dell'ASL?
Dalla Libia alla Siria, l'interesse di Piccinin si è apparentemente focalizzato sui gruppi di ribelli armati - appoggiati dall'esterno - con i quali amava essere fotografato e che d'altra parte descriveva con empatia. [18].
Piccinin dice di aver incontrato per caso l'"esercito libero" a Talbiseh, località vicina al Libano. Noi pensiamo che forse non si recava alla cieca nei luoghi dove l'ASL e i suoi gruppi affiliati erano presenti. In Libano, l'ASL ha agenti il cui compito è di accompagnare gli stranieri nei campi della ribellione in Siria. Cosa non sarebbero capaci di fare per farli passare nei bastioni della ribellione e ottenere un ritorno positivo? La cosa non ha prezzo. La propaganda è il ganglio della guerra e l'ASL sa bene come usarla. Al suo arrivo a Damasco, Piccinin ha incontrato dei responsabili dell'ASL. Cosa che farebbe pensare che era atteso e che seguiva un itinerario ben definito. Homs, Talbisseh - dove dice di aver incontrato il comando militare dell'ASL - Rastan, Hama. Arrestato prima di entrare a Tal Kalakh, località nelle mani dei ribelli, doveva proseguire per Qusseir - retroguardia dell'ASL e delle sue unità di assassini secondo dei testimoni - e a Idlid. A cosa doveva quindi servire la "cartografia" dell'opposizione armata che stava per redigere?
Il desiderio di Piccinin non era forse quello di presentare gli "oppositori", con i quali intrecciava dei contatti ad ogni viaggio, come fossero cittadini pacifici, privi di qualsiasi legame con l'ASL, quando invece facevano obiettivamente parte del tutto? Quando i servizi siriani hanno trovato sulla chiavetta USB delle fotografie di Piccinin con dei combattenti dell'ASL non hanno forse avuto ragione di pensare che lui non andava in modo casuale da un'unità all'altra dell'ASL?
Chi vuole muoversi legalmente in Siria, per raggiungere in incognito le zone in rivolta contro il governo di el-Assad, ha interesse a "coprirsi" per non sollevare sospetti sulle sue vere intenzioni. Detto ciò, ben lungi da noi immaginare che Piccinin lavorasse per un qualche servizio. Che sia ben chiaro.
Contrariamente a quello che suggeriscono Armin Arefi e Christophe Ayad [19], noi riteniamo che M. Piccinin non abbia in nessun modo "servito" le autorità siriane, che del resto non aveva mai risparmiate. Il fatto di aver messo in causa la disinformazione dei media occidentali su quello che succedeva in Siria, non faceva di lui, come affermano i due giornalisti per meglio umiliarlo, un "sostegno al governo di el-Assad". Riteniamo invece che i suoi scritti siano piuttosto "serviti" agli agenti che lavorano, in seno ai diversi poteri, per far sprofondare la Siria nel caos e che, contrariamente a un lettore qualsiasi, sanno estrapolare dalle informazioni sensibili raccolte sul territorio da un giornalista o un analista politico ciò che c'è di utile in termini militari.
E' proprio la sua denuncia sulla disinformazione anti-Assad che era valsa a Piccinin la simpatia di tante persone esacerbate dalla manipolazione mediatica e politica che circonda la Siria. Oggi, questa simpatia non è più possibile, a causa del suo chiaro appello ad una mostruosità: l'entrata in guerra contro un paese sovrano, in sostegno a bande di assassini a quanto pare legate all'ASL, di cui nasconde gli abusi.
In conclusione è opportuno notare questa cosa. Quando Piccinin ha proclamato a urbi et orbi il suo sostegno ad un intervento militare, non è stata una completa sorpresa per molti dei nostri lettori che, da diversi mesi, ci dicevano di provare un certo disagio nel leggere i suoi articoli. Due cose in particolare li colpivano.
In primo luogo, il fatto che non si dilungasse sulle manifestazioni massicce, quelle veramente pacifiche, in favore del governo Assad, che da un anno, all'interno della Siria, frenano la volontà delle potenze occidentali e dei suoi alleati d'intervenire militarmente in appoggio alla ribellione armata.
E in secondo luogo, il fatto che non sembrasse emotivamente coinvolto dagli abusi perpetuati dai gruppi di ribelli. Abbiamo quindi cessato di pubblicare gli articoli di Piccinin.
Noi pensiamo che, se Piccinin vuole, come dice, aiutare i Siriani che ha "lasciato dietro di lui", non dovrebbe appellarsi alla mostruosità di un intervento militare in appoggio agli squadroni della morte dell'ASL, che hanno già fatto scorrere tante lacrime e sangue.
I Siriani che vivono nel terrore di essere rapiti, di vedere i loro figli e le loro figlie sgozzati dalle bande dell'ASL, non è di Bachar el-Assad e del suo contingente difensivo che hanno paura, come afferma Piccinin. Quello che temono sopra ogni cosa è un intervento che distruggerà il loro Stato, la loro nazione - che metterà al suo posto, come in Iraq e in Libia, dei seviziatori ancor più terribili. E' questo ciò che fa male. Piccinin si è ben guardato dal dirci chi farà questa guerra "umanitaria". I bombardieri del Pentagono? E quando aggiunge, per rassicurarci, che questo intervento militare non si farà perché nessuno lo vuole, forse dimentica che l'intervento straniero in Siria è già effettivo dall'inizio della destabilizzazione, da 16 mesi, per mano della ribellione finanziata e armata dal Qatar, dalll'Arabia Saudita e dalle potenze occidentali?
I popoli non vogliono la guerra perché ne temono a giusto titolo le terribili conseguenze. E il popolo siriano non fa eccezione. Motivo per cui, di fronte al dilagare della propaganda occidentale, sono oggi infinitamente riconoscenti alla Cina e alla Russia che, ben informati sulla situazione in Siria, forniscono una informazione onesta [20] e rifiutano di autorizzare il ricorso alla forza e di cedere alle pressioni di funesti partigiani dell'ingerenza "umanitaria".
Silvia Cattori
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ARMORIQUE (06.07.2012):

Testo originale in francese (10.06.2012):

[1] "Ho incontrato l'esercito di liberazione che è molto più organizzato di quanto pensassi (...) Con dei computers, dei posti di comando, degli ufficiali appena sbarbati, delle bandiere a tre stelle."
Vedere: "Pierre Piccinin racconta l'orrore delle prigioni siriane" di Christophe Lamfalussy, La libre Belgique, 24 maggio 2012
http://www.lalibre.be/actu/international/article/739660/pierre-piccinin-raconte-l-horreur-des-prisons-syriennes.html
[2] "Penso che attualmente, c'è comunque una parte della popolazione - un tempo avrei detto minoritaria, penso di essermi sbagliato, bisogna sapere, soprattutto in casi come questo, riconoscere i propri errori -, c'è una parte della popolazione che sta combattendo in Siria per provare a cambiare ciò."
Vedere: "Siria, un Belga testimonia: "Quello che ho visto, è l'inferno in Terra" " di Julien Vlassenbroek e Françoise Wallemacq, rtbf.be, 24 maggio 2012
http://www.rtbf.be/info/monde/detail syrie-un-belge-temoigne-ce-que-j-ai-vu-c-est-l-enfer-sur-terre ?id=7775010
[3] Vedere: http://anniebannie.net/2012/05/24/le-chemin-de-damas-de-pierre-piccinin/
[4] Dalla sua creazione nel luglio 2011, l'ASL è stata erroneamente presentata come un esercito composto essenzialmente da soldati che avevano disertato l'esercito siriano regolare. Le sue unità si abbandonano ad atrocità contro i partigiani del regime e i suoi contingenti di difesa: rapimenti, decapitazioni, mutilazioni, esecuzioni sommarie. In gennaio l'ASL dichiarava di avere 40.000 combattenti. Cifra improbabile.
[5] Vedere l'articolo citato in nota (2)
[6] Messaggio postato su Facebook il 24 maggio, vedi nota (3)
[7] Vedere:
http://jmoadab.wordpress.com/2012/05/29/interview-de-pierre-piccinin-apres-ses-6-jours-de-detention-en-syrie/
[8] Come, noi ci chiediamo, Piccinin poteva ignorare la presenza a Homs dell'ASL - all'epoca l'oggetto preferito dei "reporters di guerra", - e le mostruosità che le attribuiscono i testimoni? Gli ufficiali con la barba appena fatta di questa supposta "armata libera", che sembrano aver impressionato Piccinin, non avrebbero certo riconosciuto che gli assassini di Al-Farouk, un'unità che tende agli stessi obiettivi, faceva parte dell'insieme.
[9] Che sia ben chiaro: non mettiamo sullo stesso piano le atrocità e gli attentati contro i civili perpetuati dai gruppi affiliati all'ASL e i morti causati dalla lotta delle forze regolari che li combattono.
[10] Un po' stupita, mi dicevo che Piccinin non poteva ignorare che l'ASL era in possesso da tempo di armamenti pesanti e molto sofisticati, capaci di distruggere i carri armati.
[11] A nostra conoscenza, non ha mai detto pubblicamente che si opponeva ad un intervento.
[12] I reportages di mera propaganda di Sofia Amara sono stati diffusi da Arte, e ritrasmessi da numerose emittenti televisive.
[13] Hussein, un sunnita membro della brigata Farouq, un'unità dell'ASL, ha raccontato (Der Spiegel del 26 marzo) di aver sgozzato a Homs dei soldati caduti nelle mani dell'ASL nell'ottobre 2011.
[14] Io mi chiedo come poteva ignorare che i ribelli sunniti dell'ASL, sostenuti dai Fratelli musulmani nel mondo, finanziati e armati ad esempio dal Qatar, non considerano più Israele un nemico e che fanno ormai fronte comune con Israele, e le potenze della NATO, contro le forze di resistenza sciite/alauite in Libano, in Iran e in Siria?
[15] Dopo verifica, dobbiamo in verità dire che M Piccini non ha fatto il nome dell'ASL nel messaggio della sua pagina Facebook: "mi unisco al "loro" appello per un intervento militare in Siria (...)".
Il 4 giugno tuttavia, su LCP dirà esplicitamente. "Sia l'esercito siriano libero che i prigionieri politici che ho incontrato in prigione attendono questo intervento" Vedere:
http://www.lcp.fr/emissions/ca-vous-regard-le-debat/vod/136195-syrie-la-guerre-est-elle-la-bonne-solution
[16] Paragonare la resistenza contro l'occupazione tedesca con gli attacchi fatti in Siria dagli oppositori armati da una coalizione esterna è scioccante!
[17] "A Bengasi" scrive nel suo blog, " in agosto ho avuto la possibilità di assistere ad una riunione di diplomatici stranieri e di membri del CNT. Era subito prima l'assalto a Tripoli". Ed ancora:
"Sono riuscito, grazie a qualche conoscenza, ad ottenere una camera all'hotel Tibesti, il grand-hotel di Bengasi dove si trova la sede della missione dell'Unione europea e dove soggiornano tutti i giornalisti. Ma, quando si esce da Bengasi sulle tracce dei ribelli, è molto difficile superare i check-points che sbarrano regolarmente la strada che conduce al fronte. Si poteva arrivare fino a Brega, grazie ad un'autorizzazione o un lasciapassare-stampa (...) E' così che sono riuscito a continuare verso la zona di guerra (con i militari), a bordo dei loro pick-up, superando tutti i check-points, fino al fronte".
[18] A proposito dei ribelli libici, che vedevamo commettere atti di barbarie inqualificabili Piccinin scriveva sul suo blog: "Non vedo nessun segnale di ostilità, e non posso che dire del bene di queste persone. Sono persone generose, che condividono tutto quello che hanno, delle persone simpatiche".
[19] Vedere:
"Il ricercatore belga, i cui scritti servivano al regime..." di Armin Arefi, Le Point.fr, 5 giugno 2012.
"Le disavventure di "Tintin" nel paese di Bachar", di Christophe Ayad, Le Monde, 6 giugno 2012.
[20] Russia Today (RT) è considerato oggi tra i nuovi media, un'alternativa alla disinformazione. Un recente rapporto di Nielsen indica che RT è diventato nel 2011 il canale d'informazione straniero più seguito nei primi cinque mercati negli Stati Uniti. RT ha superato France 24, Euronews, Deutsche Welle, al Jazeera, ecc.

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