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giovedì 5 marzo 2015

Insabbiato il rapporto dell'Oms sui crimini statunitensi in Iraq (Immagini forti)



Mohsen Abdelmoumen

E' uno scandalo planetario che si potrebbe denominare "Oms-gate". Dal novembre 2012, l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) blocca la pubblicazione del rapporto sugli effetti devastanti dei bombardamenti all'uranio impoverito (Du: scorie radioattive risultanti dall'arricchimento di uranio per i reattori civili e militari) sulla salute della popolazione irachena.

In effetti, a seguito della pubblicazione a fine 2014 della graduatoria "Censored 2015", programma universitario che elenca le 25 notizie più importanti a livello mondiale censurate dalla stampa, sembra che l'OMS abbia censurato la propria relazione realizzata con l'assistenza del ministero della sanità iracheno inerente all'indagine sanitaria effettuata in Iraq sulle conseguenze dei bombardamenti statunitensi e britannici sulla popolazione. Questa indagine è stata condotta su 10.800 famiglie in 18 distretti, in ragione di 600 famiglie per distretto.

Vorremmo sapere come il dottor Ala Alwan, che ha scalato tutti i livelli dell'Oms dal 1992 arrivando a ricoprire la carica di direttore regionale nel 2012, passando dai ministeri dell'istruzione e della sanità in Iraq tra il 2003 e il 2005, può giustificare l'omertà, tacendo i risultati dell'indagine nel proprio paese. Ovviamente, non ci si può stupire visto che i fondi dell'Oms provengono, oltre che dalla Fondazione dell'Onu, anche dall'Usaid (United States Agency for International Development - Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale) e dall'inglese Dfid (Department for International Development - Dipartimento per lo sviluppo internazionale).

L'Usaid è soggetto alle direttive del presidente degli Stati Uniti, del segretario di Stato e del Consiglio di sicurezza nazionale, così come il Dfid inglese è diretto dal segretario di Stato per lo sviluppo internazionale, Justine Greening, e dal ministro Alan James Carter Duncan che ha fatto carriera nell'industria petrolifera della Royal Dutch Shell e che è anche membro del gruppo "Conservative Way Forward" presieduto dalla criminale Margaret Thatcher, mentre il sottosegretario di Stato è Lynne Featherstone Choona, della ricca famiglia proprietaria della catena di negozi Ryness, ripresa di recente per aver sperperato 22.000 sterline in un mese per costi di cancelleria nel suo ufficio presso il ministero.

Secondo numerosi medici iracheni, la contaminazione da munizioni all'uranio impoverito sta causando un'impennata di deformazioni alla nascita, tumori e altre malattie in gran parte dell'Iraq. La dottoressa dottor Mozhgan Savabieasfahani, tossicologa presso la Scuola di medicina dell'Università del Michigan, ha dichiarato che "l'Iraq è avvelenato e tale indagine approfondita sulla salute pubblica deve essere pubblicata e ampiamente diffusa per richiamare il supporto e l'esperienza internazionale". Secondo lei, "dovrebbero essere convocati con urgenza medici esperti, tossicologi, epidemiologi, igienisti ed esperti ambientali per risolvere questa crisi e salvare vite umane".

Già nel marzo 2013, la Bbc aveva trasmesso un reportage in cui un alto funzionario del ministero iracheno della sanità a Baghdad dichiarava che "tutti gli studi eseguiti dal ministero della sanità mostrano con dati schiaccianti che c'è stato un aumento delle malformazioni alla nascita e di tumori in Iraq". In questo documentario, intitolato "Born under a bad sign" (Nati sotto una cattiva stella), altri due ricercatori del ministero della salute iracheno affermavano che "i tumori e le malformazioni alla nascita costituiscono un grave problema per la prossima generazione di bambini", confermando gli aumenti simultanei di tumori e difetti di nascita nei tre governatorati di Ninive, Anbar e Najaf, e collegando tale fenomeno alle munizioni utilizzate dagli eserciti americani e britannici.

Molti medici iracheni, da anni stanno cercando di allertare la comunità internazionale per ottenere aiuto, attraverso figure di spicco a livello internazionale. Invano. A seguito del blocco del rapporto dell'Oms, 58 esperti del mondo scientifico, intellettuali, operatori sanitari e difensori dei diritti umani hanno scritto nel maggio 2013 all'Oms e al ministero della sanità iracheno per chiedere la pubblicazione immediata del rapporto. Nessuna reazione a questo appello firmato da studiosi provenienti da tutto il mondo, tra cui Noam Chomsky, Ken Loach, John Tirman, la dottoressa Mozhgan Savabieasfahani e organizzazioni come Human Rights Now Giappone, Health Alliance International e molte altre persone eminenti del mondo scientifico e intellettuale. Davanti questo deliberato ostruzionismo, Hans von Sponeck, ex vice segretario generale delle Nazioni Unite e membro del Tribunale Brussels ha dichiarato: "Il governo degli Stati Uniti ha fatto di tutto per evitare che l'Oms indagasse nelle zone del sud dell'Iraq, dove è stato utilizzato l'uranio impoverito che ha causato gravi danni alla salute e rischi ambientali".

Le autorità statunitensi ammettono di aver utilizzato 320 tonnellate di uranio impoverito, cifre contestate dalla fondazione LAKA di Amsterdam che stima la quantità reale più vicina alle 800 tonnellate, lanciate in Iraq durante la guerra del 1991, e 1.200 tonnellate durante l'invasione del 2003. Nel 1991, l'esercito statunitense ha lanciato quasi un milione di ordigni all'uranio impoverito in tre giorni su migliaia di profughi e soldati iracheni in ritirata sulla strada per Bassora. Molto rapidamente, alcune zone del sud dell'Iraq hanno visto un incremento annuo del 350% dei casi di leucemia, deficienze immunitarie, cataratta e disfunzioni renali. Le statistiche ufficiali del governo iracheno mostrano che prima dello scoppio della prima guerra del Golfo, nel 1991, il tasso dei casi di cancro era di 40 su 100.000. Nel 1995 era salito a 800 su 100.000, e nel 2005 era raddoppiato ad almeno 1.600 persone su 100.000.

Le stime più recenti indicano un innalzamento regolare continuo. "Il mondo deve sapere che gli iracheni sono stati vittime di aggressioni inflitte con l'uso di munizioni all'uranio impoverito da parte delle truppe statunitensi e inglesi durante la guerra. Questo è un genocidio", ha detto il dottor Jawad al-Ali, oncologo del Cancer Treatment Centre di Bassora. Egli stima che vi siano 300 siti in tutto l'Iraq contaminati da radiazioni da munizioni all'uranio impoverito. "Prima della guerra del Golfo, avevamo due o tre casi di pazienti affetti da tumore al mese, ora 30-35 persone muoiono ogni mese. I nostri studi indicano che una percentuale compresa tra il 40 e il 48% della popolazione avrà un cancro entro cinque anni". Considerando che l'OMS quantificava la popolazione irachena attorno ai 33.765.000 abitanti nel 2013, si può stimare che circa 15 milioni di persone riceverà una diagnosi di cancro nei prossimi anni.

Inoltre, mai prima era stato rilevato un tasso così alto di spina bifida nei bambini, per esempio a Bassora e il tasso continua ad aumentare. Il numero di idrocefali (acqua nel cervello) nei neonati è sei volte superiore a Bassora che negli Stati Uniti e si riscontrano malformazioni note solamente nei manuali di medicina riscontrate nei bambini nati nei pressi dei siti dei test nucleari nel Pacifico: bambini con monconi al posto degli arti, intestini fuori dell'addome, tumori enormi, occhi fuori dalle orbite o con un solo occhio come ciclopi, o senza occhi, senza arti, bambini anencefalici (assenza di una gran parte del cervello e del cranio), o con gravi problemi respiratori, con tumori maligni molto aggressivi che implicano amputazioni. Questi sono solo alcuni esempi tra i tanti. Una specialista in pediatria presso il Fallujah General Hospital, la dottoressa Samira Alani, ha condotto un'indagine a seguito della proliferazione dei difetti di nascita a seguito dei bombardamenti degli Stati Uniti dal 2005.

La sua ricerca l'ha portata in Giappone dove ha incontrato i medici giapponesi che studiano il tasso di malformazioni nei neonati a causa delle radiazioni dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki. Il tasso di incidenza delle malformazioni a Hiroshima e Nagasaki è attualmente tra l'1 e il 2%. La dottoressa Alani ha rilevato che i casi di malformazioni congenite è pari al 14,7% sui bambini nati a Fallujah, vale a dire più di 14 volte la frequenza delle zone colpite in Giappone. I medici iracheni ritengono che i difetti di nascita siano aumentati in un range compreso tra le 2 e le 6 volte, e tra le 3 e 12 volte la probabilità per un bambino di sviluppare un cancro o la leucemia dal 1991. Un rapporto pubblicato su The Lancet nel 1998 dichiarava all'epoca che circa 500 bambini morivano ogni giorno a causa della guerra e delle sanzioni e che il tasso di mortalità dei bambini iracheni sotto i 5 anni di età era aumentato dal 23 per mille nel 1989 al 166 per mille nel 1993. Che dire nel 2015, sapendo che questa tendenza è in crescita?

Complessivamente, i casi di leucemia linfoblastica acuta sono più che quadruplicati, con altri tumori che stanno aumentando ad un ritmo allarmante. Negli uomini, i tumori del polmone, della vescica, dei bronchi, della pelle e dello stomaco hanno segnato il maggiore incremento. Nelle donne, le incidenze maggiori riguardano il cancro al seno e il cancro della vescica oltre i linfomi non-Hodgkin. Si devono anche ricordare le migliaia di feti non portati a termine. Si è osservato un drammatico aumento degli aborti e delle nascite premature tra le donne irachene, in particolare nelle zone in cui si sono verificati forti operazioni militari degli Stati Uniti, come a Bassora nel 1991 e a Fallujah nel 2004. Inoltre, uno studio epidemiologico condotto da Chris Busby, un chimico britannico di fama internazionale, titolato "Il cancro, la mortalità infantile a Fallujah, Iraq 2005-2009", condotto su una popolazione di 700 famiglie a Fallujah, mostra che la crisi sanitaria rappresenta "il più alto tasso di danni genetici mai rilevato".

In aggiunta a questo disastro sanitario che colpisce il popolo iracheno, nel corso di due guerre contro l'Iraq è stata completamente distrutta la struttura medica del paese, che possedeva gli ospedali più moderni della regione e professionisti di altissimo livello. Il potenziale medico, in termini di equipaggiamento e infrastrutture, è stato praticamente distrutto durante l'embargo criminale durato tredici anni e non permette di curare la popolazione che con mezzi approssimativi. Inoltre, migliaia di medici sono stati uccisi e molti altri sono fuggiti dal paese per sfuggire alla morte e mettere le loro famiglie in sicurezza.

Le migliaia di tonnellate di bombe all'uranio impoverito, per non parlare del napalm, del plasma e del fosforo che gli americani e gli inglesi hanno rovesciato senza tregua sull'Iraq, sono dispersi in miliardi di particelle pestifere nell'aria, propagata dal vento in tutta la regione, ma anche nel mondo. La polvere all'uranio impoverito è ancora nell'aria, nel suolo e nelle acque sotterranee, è diffusa nelle culture, nella fauna, nella flora e avvelena l'intero ambiente. Si trova nel cibo, negli abiti, nel materiale da costruzione, nei metalli e persino nei giocattoli dei bambini. La radioattività persisterà per circa 4,5 miliardi di anni, continuando a uccidere milioni di iracheni di tutte le età, per secoli. Inoltre, i geni degli individui sono danneggiati per sempre. Questo è un crimine contro l'umanità che può essere classificato tra le peggiori atrocità di tutti i tempi.

Per contrastare qualsiasi tentativo di negare questa situazione apocalittica in Iraq, è rilevante notare che alcune malattie osservate nei veterani di guerra dell'Iraq esposti a polvere di uranio impoverito sono simili a quelle degli iracheni. Infatti, i soldati che hanno partecipato alla guerra del Golfo hanno generato figli affetti da anoftalmia (senza occhi) e in un gruppo di otto soldati, i cui bambini sono nati con questa grave malformazione, sette sono noti per essere stati direttamente esposti ad uranio impoverito. Altri hanno generato figli con braccia rachitiche e altre anomalie rare associate alle radiazioni radioattive. Sembrano ugualmente soggetti al cancro e alla leucemia. Un altro fatto rivelatore è il tasso di leucemia tra i soldati europei che hanno servito come peacekeepers nei Balcani, dove è stato anche lì utilizzato un quantitativo molto alto di uranio impoverito.

Nel 1997, citando esperimenti in cui l'84% dei cani esposti a uranio inalato erano morti a causa di cancro ai polmoni, il dottor Asaf Durakovic, professore di radiologia e medicina nucleare presso la Georgetown University di Washington ha dichiarato: "L'Amministrazione dei Veterani dipendente dal governo degli Stati Uniti mi ha chiesto di mentire circa i rischi di assorbire uranio impoverito nel corpo umano. L'uranio provoca il cancro, l'uranio provoca una mutazione, l'uranio uccide. Se continuiamo con la contaminazione irresponsabile della biosfera e la negazione del fatto che la vita umana è minacciata dall'isotopo dell'uranio, facciamo un cattivo servizio a noi stessi, facciamo un cattivo servizio alla verità, a Dio e a tutte le generazioni che seguiranno". A seguito di questa affermazione, le autorità statunitensi hanno immediatamente bloccato le sue ricerche.

Più di 3,3 milioni di iracheni, uomini, donne e bambini, sono morti a causa della criminale aggressione degli Stati Uniti e del Regno Unito tra il 1991 e il 2011: 200.000 morti nella prima guerra del Golfo, 1.700.000 morti a causa delle sanzioni, e 1.400.000 persone massacrate durante l'invasione illegale del 2003. Il Tribunale BRussels, una rete internazionale dedicata principalmente all'Iraq composta da intellettuali, avvocati, artisti e attivisti di tutto il mondo, sostenendo la pace, vuole essere un ponte tra la resistenza intellettuale nel mondo arabo e i movimenti pacifisti occidentali. Organizza regolarmente incontri internazionali in cui sono studiate diverse strategie per assicurare alla giustizia i responsabili del genocidio commesso dagli Stati Uniti e dal Regno Unito in Iraq.

Alla luce di questa tragedia oscurata dalle organizzazioni internazionali, ci sorge una domanda: qual è il ruolo preciso dell'Oms? La funzione di questa organizzazione che alimenta il pianeta con le sue campagne fasulle contro la polio, la lebbra, ecc. e impartisce lezioni a destra e a manca, è quella di nascondere un rapporto che incrimini un qualche governo? Lo sterminio del popolo iracheno mediante l'uso di uranio su larga scala da parte degli eserciti americani e britannici è un argomento che non rientra nelle norme dell'Oms e delle Ong dei "diritti", facciate che l'Impero ha usato per radere al suolo l'Iraq e molti altri paesi e i cui effetti devastanti continueranno a colpire per secoli? Cos'è un'organizzazione che osa nascondere un rapporto che coinvolge i mostri che gestiscono Washington e Londra e nascondono i crimini efferati commessi contro le famiglie irachene, la natura e gli animali? Come può uno scienziato tollerare tali mostruosità?

I medici che compongono l'Oms tradiscono tutti il giuramento di Ippocrate e dimostrano di essere servi e vili, protesi ai privilegi, tutori degli interessi dell'imperialismo Usa e del suo braccio militare israeliano, che non offre all'umanità che morte e desolazione. Per fortuna ci sono molti scienziati che mantengono intatta la loro integrità, altrimenti che sarebbe dell'umanità se avessero venduto la loro anime come hanno fatto gli scienziati dell'Oms? In ogni caso, che l'Oms pubblichi o meno il suo rapporto, che lo nasconda sotto il tavolo o il tappeto, la verità finirà per essere manifesta a tutti, e noi, attraverso i nostri contatti e le nostre fonti conosciamo i dettagli di questo rapporto di condanna che rivela il volto mostruoso delle guerre contro il popolo iracheno martoriato e contro quelle mamme che danno alla luce bambini deformi. I funzionari dell'Oms possono aver venduto la loro anima al diavolo per un po' di quattrini, ma ci saranno sempre voci che riveleranno ciò che è nascosto e noi saremmo lì a tracciare il non detto e la menzogna, soprattutto quando è in gioco la vita di oltre un milione di bambini iracheni. Gli statunitensi-sionisti che hanno dichiarato guerra non solo al popolo iracheno, ma a tutta l'umanità, ci troveranno sempre sulla loro strada.

Vigliacchi! Criminali! Nascondendo il rapporto, diventate complici della sofferenza di questi bambini! Nessuna parola è adeguata per descrivere il martirio di questi bambini e quello delle loro madri. Se i figli degli assassini e dei loro complici vengono protetti e viziati, i bambini iracheni, i bambini di Afghanistan, Siria, Gaza, i bambini jugoslavi e tanti altri bambini di tutto il mondo, nascono deformi, malati, sofferenti e lacerati nella carne, a causa delle schifezze che i manovratori dell'Impero hanno rovesciato sul mondo per ingrassare le pance dei macellai. Devono cadere delle teste, bisogna giudicare chi ha mutilato e massacrato l'innocenza. Oggi in Iraq, le madri non chiedono se nel loro grembo cresce un maschio o una femmina, ma se il loro bambino è normale! Coloro che hanno commesso questi crimini contro il popolo iracheno sono esseri umani? Si può vivere normalmente dopo aver commesso questi crimini?

    


                                    




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Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Immagine principale inserita da amministratore Blog


venerdì 27 febbraio 2015

Basta con le menzogne sul Venezuela del Corriere della sera, RAI,.....comunicato Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la Repubblica Italiana


       

VENEZUELA DENUNCIA COLPO DI STATO E INGERENZA IMPERIALISTA  

L’11 e 12 febbraio 2015 è stato sventato e smontato un nuovo ATTENTATO GOLPISTA CONTRO LA DEMOCRAZIA E LA STABILITÀ GENERALE DELLA PATRIA. Hanno cercato di utilizzare un gruppo di militari attivi e in pensione dell’Aviazione militare e altri componenti della Forza Armata Nazionale Bolivariana per bombardare e attentare contro  obbiettivi strategici, anche civili, quali le sedi del Potere Esecutivo, Legislativo e Giudiziale e di alcuni mezzi di comunicazione. I golpisti hanno chiamato questo piano “Operazione Gericò”. Esso rappresenta una derivazione o rimanenza di un azione simile anche sventata a marzo del 2014.  
Ancora una volta, grazie all’intervento congiunto dei giovani militari della Patria, della gioventù dei barrios, degli organi d’intelligence, controspionaggio e sicurezza, si è riusciti a seguire le tracce di quest’attentato golpista e a smontarlo per tempo.  
Tra la sera dell’11 febbraio e il mattino del 12 febbraio, sono stati arrestati alcuni importanti implicati. Le ricerche  continuano per individuare il resto delle persone coinvolte, anche la volta scorsa. 

  
VENEZUELA SOTTO ASSEDIO  

La Repubblica Bolivariana del Venezuela,  già nel 2014, ha denunciato un attacco incostituzionale da parte della destra venezuelana e di attori esteri che cercano di rovesciare il Governo costituzionale e democraticamente eletto nel paese. Le violente aggressioni contro la democrazia venezuelana provengono da alcuni settori della destra radicale e violenta che ha per obbiettivo minacciare e rovesciare la stabilità del sistema democratico, cercando di imporre piani di destabilizzazione volti a disconoscere la volontà della maggioranza popolare, ratificata a favore del processo Bolivariano nelle diverse elezioni degli ultimi 15 anni. 

"L’Uscita" -  23 gennaio 2014  

Il 31 ottobre 2013 Leopoldo López, assieme ai terroristi José Colina Pulido e Germán Valera López, pianificava attentati contro  le sedi diplomatiche della Colombia e della Spagna. Durante il cosiddetto ”Arepazo”, da Miami dichiarava che era necessario “anticipare l’uscita del governo....e che Nicolás Maduro deve lasciare il prima possibile la Presidenza del Venezuela…come possiamo aspettare altri sei anni, come possiamo aspettare altri sei anni....non possiamo avere un comportamento in linea con un sistema democratico”. 

Dal 23 gennaio 2014 è stato avviato il piano oppositore denominato “L’uscita”, espressione che si riferisce alle dimissioni forzate del Presidente Nicolás Maduro e al rovesciamento del suo Governo attraverso l’organizzazione di manifestazioni “pacifiche” che, diventate di fatto violente, con un saldo doloroso di morti e feriti, hanno generato un ambiente di paura e tensione costante tra la popolazione di alcune regioni e municipi del paese, soprattutto quelli controllati da governatori e autorità locali contrarie al Governo Bolivariano. Uno dei leader che ha promosso il piano “Uscita” è stato proprio Leopoldo López, dirigente del partito Volontà Popolare, che attraverso i social network ha dichiarato: “Consideriamo la necessità di un’uscita dal disastro, un’uscita che richiede la costruzione di una forza popolare  attiva nelle piazze. Ci vediamo nelle piazze del Venezuela”  aggiungendo “il paese si avvicina all’Uscita e al cambiamento”. 
 Le basi del piano si evincono dalle alcune dichiarazioni degli oppositori López e Machado.  

I venezuelani sono tenuti ad esigere l’uscita di un governo corrotto”.  

“...lotteremo con forza e fede per far sì che il Venezuela possa realizzare il cambiamento che i venezuelani meritano”. 

  Questi appelli sono stati raccolti da diversi dirigenti, settori politici della destra venezuelana e movimenti studenteschi delle Università private, i quali il 12 febbraio 2014 hanno avviato un piano di destabilizzazione e azione violenta denominato “La Guarimba”, proprio in occasione della ricorrenza del Bicentenario della Battaglia della Vittoria e la Giornata della Gioventù.  
Il saldo tragico di tale azione, realizzata da diversi gruppi violenti, è stato di 43 morti, centinaia di feriti e  incalcolabili danni materiali al patrimonio pubblico e privato.  
I fatti violenti propiziati da questi settori dell’opposizione ultraradicale sono stati distorti e manipolati dalle grandi corporazioni private dei media nazionali ed internazionali, che li hanno presentanti come manifestazioni “pacifiche” ingiustamente represse dal governo venezuelano, i cui legittimi interventi, attraverso gli ufficiali dell’ordine pubblico, volti a tutelare la proprietà, la vita della maggioranza della popolazione e la pace del paese, non si realizzarono attraverso un uso proporzionale della forza ma per mezzo di atti di presunta violazione massiva dei diritti umani di manifestanti presumibilmente pacifici.   
Prima, durante e dopo la fallita escalation di violenza,  il presidente Nicolás Maduro ha fatto appello, in modo permanente e sincero, al dialogo, alla pace e alla comprensione, promuovendo anche la partecipazione dell’UNASUR nella organizzazione di un tavolo di dialogo cui furono convocati tutti gli attori coinvolti, incontro che fu trasmesso per radio e televisione a livello nazionale. 

Tuttavia a tale impegno di dialogo vennero imposte delle condizioni e mostrato un disinteresse nel perseguimento degli accordi presi. Questo richiamo al dialogo è stato disprezzato dalla opposizione venezuelana, che ha agito su propria iniziativa per non seguire il quadro della Costituzione Nazionale e delle leggi. L’opposizione politica in generale preferì proseguire con le sue azioni di destabilizzazione e di colpo di stato continuato, promuovendo il disconoscimento delle autorità legittimamente costituite  con il sostegno del Governo degli Stati Uniti e di alcuni alleati europei, con l’obiettivo di rovesciare il governo venezuelano. 


  Guerra Economica  


A fronte del fallimento della violenza delle Guarimbas, l’opposizione e alcune componenti della borghesia industriale e commerciale hanno scatenato una guerra economica contro il popolo venezuelano, per cercare di creare un clima di insoddisfazione che provocasse, nei settori popolari, il ripudio al Governo del Presidente Nicolás Maduro e, allo stesso tempo, una rivolta sociale; le principali armi usate sono state l’ accaparramento, la speculazione, il contrabbando e l’uso delle grandi corporazioni dei media, privando il popolo venezuelano dei principali prodotti alimentari e igienici. Tale azione, ancora in corso, è stata sventata dal Governo Bolivariano, il quale ha impiegato ingenti sforzi per frenare una guerra contro l’economia che vuole colpire direttamente il popolo venezuelano nella sua coscienza, nel suo spirito e a livello morale.   Durante questi mesi,  il Governo Bolivariano è riuscito a disattivare numerose azioni di violenza, sproviggionamento, usura, accaparramento;  tuttavia, le azioni di colpo di stato sussistono.  

 Operazione Gericó  

 Questa operazione è stata concepita sul piano militare, attraverso il coinvolgimento di un gruppo di ufficiali della Forza Armata Nazionale Bolivariana con vincoli politici anche a governi esteri,  per provocare un fatto violento contro il Presidente della Repubblica, contro alcune delle principali istituzioni dello Stato e contro la popolazione civile disarmata. Il nuovo piano golpista, denominato dagli autori “Operazione Gerico” è stato ideato da alcuni settori della destra radicale venezuelana, i quali hanno offerto soldi e una serie di benefici ai militari che avrebbero partecipato nell’azione, tra cui un visto per entrare negli Stati Uniti, svelando così il sostegno di questa nazione ai golpisti (civili e militari).    In particolare, l’ 11 e 12 febbraio 2015, proprio a un anno dalla cosiddetta “Uscita”,  diversi leader dell’opposizione hanno sottoscritto un documento denominato “APELLO AI VENEZUELANI A UN ACCORDO NAZIONALE PER LA TRANSIZIONE”. Il documento è stato firmato dai portavoce dell’opposizione politica della destra radicale venezuelana María Corina Machado, Antonio Ledezma e Leopoldo López, come possibili membri di una Giunta di Governo che rivela l’intenzione di rovesciare il Governo del presidente Nicolás Maduro Moros.
   
Da dove viene il golpe continuato: l’Ufficio delle Iniziative per la Transizione (UIT) degli USA in Venezuela.  

 Nel mese di agosto 2004 (mese del referendum per la revoca del Presidente Chávez) il governo degli Stati Uniti nominò William Brownfield come  Ambasciatore in Venezuela. Secondo il sito web Wikileaks, l’Ambasciatore Brownfield aveva la missione di elaborare un piano a lungo termine per rovesciare il chavismo. In una comunicazione datata 09 novembre 2006, l’Ambasciatore Brownfield ricorda a Washington le linee guida stabilite due anni prima (nel 2004):  

 Un piano di cinque punti contro il Governo Bolivariano:  
1. Rafforzare le istituzioni democratiche
 2. Infiltrarsi nelle basi della politica di Chávez
 3. Dividere il Chavismo 
4. Proteggere gli affari di vitale importanza per gli Stati Uniti 
5. Isolare  Chávez a livello internazionale.  

L’ UIT in Venezuela è stato “chiuso” nel 2010,  ma le sue funzioni sono state trasferite all’Ufficio per l’America Latina e i Caraibi dell’USAID. Quindi l’ UIT, creato per promuovere una transizione in Venezuela,  continua a lavorare per rovesciare il Governo Bolivariano.  

 Numerose dichiarazioni di politici dell’opposizione al Governo venezuelano riflettono una chiara posizione a favore di un cambio di governo, al margine della normativa costituzionale vigente, incluso chiedendo alla Forza Armata Nazionale Bolivariana di alterare il filo costituzionale nel paese; lo stesso si evince anche nel comunicato di un’organizzazione di venezuelani negli Stati Uniti che ha chiesto di “essere liberata dal giogo della mafia totalitaria che esercita il potere e ha portato il Venezuela alla rovina”, o nelle dichiarazioni rilasciate da un socio maggioritario del giornale “El Nacional”, pubblicate lo stesso giorno in cui era previsto l’attentato golpista: “In Venezuela si andrà al voto nel 2018, ma la situazione è cosi catastrofica, il malcontento è cosi grande in tutti i settori, incluso nel chavismo e nelle Forze Armate, che può succedere qualsiasi cosa”.  
       
Denuncia dell’Alto Comando Politico-Militare della Rivoluzione contro il tentativo di assassinio del Presidente Nicolás Maduro 

  Il 27 maggio 2014, l’Alto Comando Politico-Militare della Rivoluzione ha presentato una serie di prove consistenti in messaggi di posta elettronica scambiati tra la Sig.ra Maria Corina Machado e il Sig. Gustavo Tarre, ex deputato di COPEI, in cui si evidenzia che l’Ambasciatore statunitense in Colombia, Kevin Witaker, ha confermato il proprio sostegno alla cospirazione e ha indicato i lineamenti per continuare il piano. La Sig.ra Maria Corina Machado scrive: “Ho deciso che questa lotta durerà fino a quando il regime se ne andrà e potremo fare felici i nostri amici sparsi nel mondo. Sono andata a San Cristobal e mi sono esposta davanti all’OEA: non ho paura di nessuno; anche Kevin Witakermi ha riconfermato il suo sostegno e indicato le prossime azioni. Abbiamo dei sostegni più forti di quelli del regime  per rompere gli anelli di sicurezza”.  
A prova di questo fatto, è stato scoperto che il 27 gennaio 2015 il Capitano di Corvetta Leamsy  Salazar, che faceva parte anche di uno degli anelli di sicurezza del Presidente Chávez, ha disertato dalle FANB e ha dichiarato, davanti ad un tribunale degli Stati Uniti, in qualità di testimone protetto,  che il Governo Bolivariano è un Narco-Stato, accusando il presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, di essere il capo del Cartello della Droga. Tale denuncia acquista notevole rilevanza nel piano cospirativo se si considera  che l’Ambasciatore William Brownfield,  nell’anno 2004, aveva elaborato il “piano dei Cinque” per rovesciare il Chavismo, oltre ad essere Ambasciatore in Colombia durante il periodo (2007-2010), e  oggi  Segretario Aggiunto degli Stati Uniti nel settore Narcotici e Sicurezza Internazionale.   Nelle altre mail presentate come prova dall’Alto Comando Politico-Militare della Rivoluzione, si evidenziano le relazioni tra l’opposizione venezuelana il governo statunitense per la promozione e applicazione delle Sanzioni contro il Venezuela. Pedro Burelli scrive una email a Diego Arria in cui afferma: “mi hai chiesto un’opinione sulla risoluzione di Maria Corina Machado e credo sia quella la posizione. Vogliamo tutto e andiamo contro tutti. Abbiamo il dipartimento e l’Ambasciata,  e adesso arrivano le sanzioni dal senato”.  
E’ importante evidenziare la stretta relazione dell’opposizione venezuelana con i parlamentari cubano-americani Marco Rubio, Ilian Ros Lethinen e Mario Diaz Balart, che hanno promosso le sanzioni contro il Venezuela. Ad esempio, il giorno in cui Ilian Ros Lethinen e Mario Diaz Balart hanno annunciato ufficialmente che avrebbero introdotto questo progetto di legge, sono stati accompagnati da Gisela Parra, rappresentante della MUO a Miami e da Luigi Baria, Sindaco della città Doral al sud della Florida, grande oppositore del Governo venezuelano.

Tutti questi elementi, sono una chiara evidenza di un piano di golpe continuo in Venezuela da parte dei settori destabilizzatori, che hanno come fermo obbiettivo violare l’ordine costituzionale del paese.   
Oltre alla situazione creata nel paese da questi gruppi di destra, si osserva una marcata partecipazione e un constante intervento del Governo degli Stati Uniti d’America negli affari interni del paese. I principali rappresentanti governativi statunitensi, infatti, hanno il compito di emettere giudizi sproporzionati ed errati sulla situazione del Governo del presidente Nicolás Maduro Moros, con l’obiettivo di creare una matrice d’opinione internazionale che giustifichi il Colpo di Stato, l’intervento straniero e la cosiddetta “transizione pacifica” verso la democrazia.   
Il Governo degli USA, ostentando la sua presunta egemonia, ha sistematicamente infranto l'obbligo internazionale di non - ingererenza negli affari interni del Venezuela, sviluppando una linea d’ azione dichiarativa e legislativa finalizzata a screditare e minare il governo bolivariano del presidente Nicolas Maduro e le istituzioni democratiche venezuelane, e quindi sovvertire il sistema partecipativo e protagonistico costituzionalmente   In effetti, il Governo statunitense, attraverso dichiarazioni ufficiali, ha portato avanti, dal 2014,un comportamento perverso volto a screditare pubblicamente le politiche sviluppate dal governo venezuelano per affrontare la crisi promossa dall’ultra destra politica venezuelana.  
Lo stesso presidente Barack Obama ha riconfermato la strada intervenzionista lo scorso  5 maggio 2014 attraverso una  dichiarazione sulla rete televisiva Univisión:  
“Non è il Venezuela che preoccupa gli Stati Uniti. L’emisfero intero ha osservato la violenza, le manifestazioni, la situazione con l’opposizione. La nostra percezione  generale è che la scelta dei propri leader attraverso elezioni legittime spetti al popolo venezuelano. Il nostro approccio in tutto l’emisfero non è ideologico.  Non fa capo alla guerra fredda. Si basa su alcuni principi fondamentali come i diritti umani, la democrazia, la libertà di stampa e la libertà di associazione. Tutto questo avviene? Viene rispettato? Alcune segnalazioni dimostrano che questi principi non sono stati rispettati dopo  le elezioni. E credo che il nostro unico interesse in questo momento sia assicurarci che il popolo del Venezuela possa determinare il proprio destino, libero dalle pratiche da cui  l’emisfero intero si è allontanato. In Centro e Sudamerica abbiamo assistito ad una delle più grandi storie di sviluppo, ed essa è radicata in quel grande cambiamento verso la democrazia e la libertà. Lo vediamo qui, in Messico, dove si è verificata una transizione pacifica da un partito all’altro dopo le elezioni;  l’abbiamo visto in Colombia, Cile, Peru. Credo che il popolo venezuelano voglia lo stesso”. 

Il Segretario di Stato, Jhon Kerry, il 21 maggio 2014 travisa situazioni specifiche di violenza accadute in Venezuela definendole manifestazioni pacifiche, insistendo sulla falsa violazione dei diritti politici nel nostro paese e chiedendo persino la liberazione di personaggi che hanno promosso atti vandalici e criminali, giustificandoli con il fatto che "volevano solo esercitare il proprio diritto democratico di esprimere dissenso".  
Allo stesso modo, il vicepresidente americano, Joe Biden, in occasione di una visita in Brasile [16 e 17/06/2014] ha dichiarato apertamente che il governo USA crede si stia verificando un indebolimento delle istituzioni democratiche del Venezuela, che sta portando alla mancanza di democrazia e di garanzia dei diritti umani.   Il 30 luglio 2014 il Dipartimento di Stato ha imposto delle restrizioni alla concessione di visti per alcuni funzionari venezuelani, con il pretesto dell’esistenza di un’ intimidazione giudiziaria del dissenso politico venezuelano e di un uso eccessivo della forza nel controllo delle situazioni di violenza che, all’epoca, si stavano verificando in modo isolato in alcune zone urbane, e venivano definite come proteste pacifiche: l’obiettivo era garantire che i violatori dei diritti umani si rendessero responsabili.  
l Dipartimento di Stato, attraverso la sua portavoce, Jen Psaki, ha fornito e ribadito dichiarazioni a sostegno di false matrici di opinione sulla situazione economica nel nostro Paese, costruendo un’ipotesi di presunta criminalizzazione del dissenso politico venezuelano ed ovviando gli atti criminali e vandalici che alcuni leader politici della destra venezuelana hanno caldeggiato o promosso, direttamente e pubblicamente, essendo questa la vera ragione dei loro processi in corso.   Il 3 febbraio 2015, il Tenente Generale Vincent Stewart, Direttore dell’Agenzia d’Intelligence per la Difesa, ha dichiarato, in occasione di una Conferenza sulle Minacce nel Mondo che “il Presidente venezuelano Nicolás Maduro non ha risolto i fattori che hanno portato alle proteste contro il governo nel 2014, includendo un’economia insufficiente, la carenza  di   prodotti di prima necessità, il  mancato controllo dei crimini violenti e le tattiche autoritarie del governo contro l’opposizione politica. Anticipiamo che alcune organizzazioni studentesche e dell’opposizione politica realizzeranno proteste durante i mesi precedenti alle elezioni legislative del 2015. I dirigenti militari sono rimasti fedeli e continueranno a soffocare le proteste contro il governo. Anticipiamo che le forze di sicurezza utilizzeranno ancora tattiche di repressione per ristabilire l’ordine”.   E' inoltre importante ricordare che il governo degli Stati Uniti, nella sua Strategia per la sicurezza nazionale 2015, mantiene una linea d’opinione distorta sulla violazione dei diritti umani, la criminalizzazione del dissenso politico e il divieto 
alla libertà di espressione in Venezuela: ciò con l’aggravante di promuovere, come linea d’azione, il sostegno all'opposizione politica venezuelana per un cambiamento di regime costituzionale democratico,  partecipativo e protagonistico nel paese.   
In tal senso, il governo degli Stati Uniti non ha mai perso l’opportunità di mettere in discussione l'integrità del sistema di giustizia venezuelano, con particolare riferimento al processo giudiziario di Leopoldo López, uno dei principali promotori del piano “Uscita”.  
E’ opportuno ricordare che il governo statunitense ha mantenuto una linea di opinione travisata sui diritti umani in Venezuela e sulla presunta criminalizzazione della dissidenza politica. Le dichiarazioni del governo degli Stati Uniti appena riportate, oltre a quelle previamente indicate,  si  evidenziano in diversi comunicati e dichiarazioni del Dipartimento di Stato (30 luglio 2014 e 30 gennaio 2015) così come nelle dichiarazioni rilasciate dallo stesso presidente Barack Obama il 23 settembre 2014, a sostegno del Sig. Leopoldo López. Tutto questo viene fissato dal governo statunitense come espressione di una linea d’azione per il sostegno dell’opposizione politica venezuelana nella promozione di un cambiamento del  governo costituzionale, democratico, partecipativo e protagonico in Venezuela.  

STATI UNITI E  FINANZIAMENTO ALLA OPPOSIZIONE
Un altro elemento chiave che mostra l'ingerenza del governo statunitense è il costante sovvenzionamento dell’opposizione venezuelana. Sin dall'inizio della Rivoluzione Bolivariana, il governo degli Stati Uniti ha stanziato fondi del proprio bilancio per finanziare gruppi oppositori e ONG venezuelane, con il fine di destabilizzare e far cadere il governo bolivariano.  
In linea con il primo obiettivo del Piano dei cinque punti preparato dall’ambasciatore William Brownfield nel 2004, il governo degli Stati Uniti ha continuato a destinare risorse per "difendere e rafforzare le pratiche democratiche, le istituzioni e i valori che promuovono i diritti umani e la partecipazione della società civile ": ciò si traduce in una continua assistenza monetaria alle ONG  e alle fondazioni venezuelane.  
L'attuale bilancio degli Stati Uniti (ottobre 2014-ottobre 2015) destina un importo di $ 5 milioni di dollari all’azione in Venezuela, mentre nel bilancio per il prossimo anno (ottobre 2015-ottobre 2016) la dotazione è stata aumentata a 5 millioni e 500 mila  dollari.  
Tuttavia, per non  essere scoperti così facilmente, come accadde nel 2002, gli Stati Uniti al momento sembrano molto più discreti nel finanziamento di tali gruppi. Il nuovo metodo è quello di registrare le ONG dell'opposizione 
venezuelana come imprese negli Stati Uniti. Così, tali gruppi ricevono, senza problemi, fondi da alcune agenzie degli Stati Uniti e, a causa del loro carattere aziendale, posso anche essere subcontrattate da altre società statunitensi, facilitando cosi i trasferimenti monetari dalle Società degli Stati Uniti alle ONG.  
Tra le associazioni civili, fondazioni e ONG venezuelane registrate come aziende negli Stati Uniti, ci sono:  

1. Nueva Conciencia Nacional, 
 2. Fundación Futuro Presente, 
3. Humano y Libre, 
 4. Súmate,
  5. Asociación Civil Espacio Civil, 
6. Operación Libertad (registrata in Costa Rica), 
7. Mujer y Ciudadanía, 
 8. Ventana por la libertad y  
9. Asociación Civil Consorcio Desarrollo y Justicia. 

Molte di queste ONG hanno vincoli diretti con i piani di destabilizzazione  e di golpe nel paese. Ad esempio, Sumate e l’ Associazione civile Consorcio Desarrollo y Justicia, sono strettamente legate a Maria Corina Machado, direttamente coinvolta nell’attentato golpista del 12 febbraio 2015.  
Allo stesso modo, la fondazione Humano y Libre è guidata da Gustavo Tovar Arroyo, che organizzó nel 2010 l’incontro conosciuto come la Festa Messicana, che aveva come finalità addestrare alla destabilizzazione studenti leader di estrema destra venezuelana. Inoltre, la Fundación Humano y Libre  è quella che ha promosso la campagna SOS Venezuela sulle reti sociali.   Infone, la presidente dell’ ONG Nueva Conciencia Nacional, Tamara Sujú, è anche membro del Foro Penale Venezuelano. Secondo le denunce dell’ ex Ministro degli Interni, la Giustizia e la Pace, Rodríguez Torrez, la signora Sujú ha partecipato ad un incontro di ONG ad aprile 2012, in cui sarebbero state pianificate le operazioni di piazza volte a rovesciare il Governo del presidente Hugo Chávez.  
Un’altro elemento importante da considerare, e che in qualche modo lascia allo scoperto l’ intenzionalità del Governo degli Stati Uniti nel suo stanziamento di risorse nei vari paesi del mondo come parte del suo “aiuto internazionale”, è che secondo il Presidente Barak Obama l’utilizzo di queste risorse in diversi paesi evita che gli USA debbano fare uso delle proprie forze militari.  
Obama, durante un’intervista rilasciata lo scorso 9 febbraio 2015 al portale web di notizie statunitense Vox.com, ha dichiarato : (http://www.vox.com/2015/2/9/8008567/sentences-interview-obama)  
“Credo che la domanda piú interessante è se lei osserva o meno la nostra assistenza a livello internazionale come strumento per la nostra sicurezza nazionale, e non semplicemente come azione di carità.Se lei abbina il nostro budget per la difesa con quello diplomatico e il nostro budget di aiuti internazionali, in quella combinazione esistono tante altre cose che dovremmo fare. Per esempio, si tratterebbe di aiutare Honduras e Guatemala a ricostruire effettivamente il loro sistema di giustizia penale, le forze di polizia così come i sistemi economici per la creazione effettiva di posti di lavoro”.  

LA GUERRA MEDIATICA CONTRO IL VENEZUELA  

Da quando Hugo Chávez annunció, nel 1998, la sua candidatura alla presidenza associata ad un programma di discontinuità con il passato, la cui bandiera era la lotta contro la povertà (stimata allora al 49% della popolazione), la giustizia sociale e l’inclusione, da subito ebbe inizio una campagna politico- mediatica a livello internazionale, orientata a creare la “paura di Chávez”  nella popolazione venezuelana.  
Quest’operazione psicologica, avviata su un popolo che appena nove anni prima aveva vissuto  la ribellione popolare nota come il Caracazo, si basava sull’idea che una scelta “sbagliata” avrebbe potuto portare il paese a una fase di auto-punizione, in cui si sarebbero violate le libertà politiche, sociali ed economiche, al punto di presagire la scomparsa di beni personali quali case e automobili. Tale operazione venne sconfitta dal popolo attraverso le elezioni del 1998.   Tuttavia, nonostante la perdita del suo leader principale, 16 anni dopo la prima vittoria elettorale della Rivoluzione il processo bolivariano mantiene la legittimità del potere politico. L’insieme di bugie e distorsioni continua, anzi, negli ultimi mesi (2014 - 2015) alla già tradizionale campagna di vessazione mediatica è stato aggiunta anche una dura guerra economica, oltre alle azioni politiche e alle minacce dirette da parte del governo degli Stati Uniti.  
Traendo vantaggio dall’abitudine che tradizionalmente gli inventari nella distribuzione di alimenti sono inferiori nei primi giorni dell'anno, i media privati, venezuelani e di tutto il mondo, hanno mostrato ogni giorno lunghe code nei supermercati che, secondo loro, preannunciavano la fine del modello Chavista e del socialismo in Venezuela, dando colpa alla  Rivoluzione per avere provocato una carestia nel paese con le maggiori riserve di petrolio al mondo. Gli stessi media sono rimasti in attesa di immagini di violenza, saccheggi e repressione, offerte anteriormente da rappresentanti politici dell’opposizione e pronosticate dall’ agenzia Stratfor, con l’approvazione degli Stati Uniti.

Il 26 gennaio, il New York Times, quotidiano influente, dedica il suo editoriale al Venezuela. Nel documento, intitolato "Maduro nel suo Labirinto", sviluppa le matrici di persecuzione, incompetenza e mancanza di libertà di espressione tanto ripetute in tutto il  mondo e sulle quali il Congresso degli Stati Uniti ha sollevato il caso Venezuela. L’articolo descrive il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela come “l'uomo alla guida della nazione con le più grandi riserve di petrolio, che ha girato il mondo per pregare di ricevere aiuti economici”.  

L’ editoriale del New York Times non trascura i suoi complici all'interno del paese e mette in risalto la figura del signor Leopoldo López. Definisce, inoltre, come assurde e infondate, le accuse contro la signora María Corina Machado, legittimamente accusata dal Governo di essere parte di un complotto per uccidere il presidente Maduro.  

Il giorno dopo, con una classica mossa di inoculazione velenosa, il giornale spagnolo ABC, (per mano del suo corrispondente a Washington Emili J.Blasco), rivive l’ apatica  campagna mediatica che coinvolge funzionari venezuelani nel traffico di droga. Questa matrice di scredito, ripetutamente smentita, all’inizio coinvolse anche  il Comandante Chávez (nell’ aprile 2012) come strategia per arrestare il sostegno internazionale ricevuto dalla Rivoluzione Bolivariana.  

Questa volta il giornale ABC agisce come riattivatore delle matrici d’opinione contro il Venezuela, accusando il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Deputato Diosdado Cabello, di narcotreffico. La finalità reale non è altro che quella di distruggere la relazione politica Maduro-Cabello.  
Anche se a gennaio il Colpo di Stato "annunciato" da Stratfor non si è verificato, il tentativo di destabilizzazione continua. L'urgenza che hanno i media oppositori di propinare nuovi “golpes” mediatici e ottenere dichiarazioni da portavoci internazionali, soprattutto negli Stati Uniti, è continuo e vergognoso.  

Come dimostrato, nella politica americana e nell’opinione pubblica vengono create le condizioni per mostrare il governo venezuelano come un violatore dei diritti umani, sulla base della bugia, ripetuta mille volte sui media, secondo cui negli episodi di violenza del 2014, dei quali fu protagonista la destra venezuelana, denominati "L’Uscita” e che provocarono distruzione e morte nel paese, la vittima sarebbe la "dissidenza politica" e il carnefice il governo democratico del Venezuela.  

L’INGERENZA GIURIDICA: LEGGE PER LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI E DELLA SOCIETÀ CIVILE IN VENEZUELA  

E’ doveroso fare riferimento anche alla famosa"Legge per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e della società civile in Venezuela ", approvata dal Congresso e promulgata dal presidente Barack Obama nel mese di dicembre 
2014. Tale "legge", di natura eminentemente interventista, trova sostegno nella convinzione del governo statunitense che il governo bolivariano stia violando i diritti umani per far rispettare la legge e mantenere la pace e la sicurezza di tutti i venezuelani, anche quando questo significhi impedire che fazioni violente pagate dalla destra venezuelana commettano atti di vandalismo e azioni criminali.  
Durante l’ iter parlamentare di tale legge, il governo degli Stati Uniti d'America ha dichiarato, davanti al Congresso, che le sanzioni previste all’interno di essa favoriscono le richieste dell’opposizione politica venezuelana.   
La legge impone, contro gli interessi del Venezuela, sanzioni unilaterali non autorizzate dal diritto internazionale che, secondo la dottrina internazionalistica contemporanea, basata sulla recente giurisprudenza della Corte Internazionale di Giustizia e degli organi del sistema delle Nazioni Unite, costituiscono una violazione del principio fondamentale di non ingerenza negli affari interni di un altro stato, sancito come obbligo universale di diritto internazionale che disciplina le relazioni internazionali tra gli Stati, al fine di garantire la pace e la sicurezza internazionale.  
Inoltre, tale legge vuole costringere il governo bolivariano del Venezuela, attraverso un "attacco mirato"agli interessi patrimoniali di cittadini venezuelani sommariamente e segretamente segnalati dal Dipartimento di Stato (organo del potere esecutivo),a realizzare azioni di confisca in violazione dei diritti fondamentali riconosciuti dal mondo civilizzato. 

CONDANNA INTERNAZIONALE CONTRO L’INGERENZA DEGLI STATI UNITI  

Le azioni ingerensiste del governo degli Stati Uniti d'America sono state riconosciute e fortemente condannate dal G77 e dalla Cina, dal Movimento dei Paesi Non Allineati(MNOAL), dagli Stati dell'America Latina e dei Caraibi ragruppati nel MERCOSUR, ALBA-TCP e UNASUR, così come da diversi governi nazionali, personalità e movimenti sociali, e numerosi sono stati gli appelli al Governo degli Stati Uniti a rispettare, nel suo rapporto con i paesi dell'America Latina e dei Caraibi, l'impegno di non intervenire, direttamente o indirettamente, negli affari interni di un altro Stato e di osservare i principi di sovranità nazionale, parità di diritti e libera determinazione dei popoli (CELAC), evitando di imporre sanzioni unilaterali che vanno contro il principio di non intervento negli affari interni di altri Stati (UNASUR e MERCOSUR).  
Tuttavia, il governo degli Stati Uniti ha ignorato gli appelli degli organismi internazionali e di almeno altri 134 Stati membri delle Nazioni Unite, che hanno più volte ricordato e ribadito l‘osservanza del diritto internazionale, il rifiuto di misure punitive contro funzionari del governo venezuelano, evidenziati ancora una volta dalle organizzazioni regionali di cui sopra, mettendo in evidenza il 
pronunciamento della comunità internazionale attraverso il MNOAL, che ha invitato "ad abrogare tali misure  coercitive ed illegali che danneggiano lo spirito di dialogo e di comprensione politica tra il Venezuela e gli Stati Uniti d'America”.
  
NORMATIVA INTERNAZIONALE SULLA NON INGERENZA NEGLI AFFARI INTERNI DEGLI STATI VIOLATA DAL GOVERNO DEGLI STATI UNITI. 

 Il comma 7 dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite stabilisce come principio fondamentale, che regola l’operato sia dell’Organizzazione che dei suoi paesi membri, l’obbligo di non intervenire negli affari che appartengono sostanzialmente alla giurisdizione interna degli Stati. Tale principio viene ripreso in pieno nella “Dichiarazione sui Principi di Diritto Internazionale relativi alle Relazioni di Amicizia e Cooperazione tra gli Stati, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite” (Risoluzione dell’Assemblea  Generale dell’ ONU N° 2625 (XXV) del 24 ottobre 1970), che stabilisce quanto segue:  

“Nessuno Stato o gruppo di Stati ha il diritto di intervenire, direttamente o indirettamente, per qualunque ragione, nelle questioni interne o esterne di un altro Stato. Di conseguenza, non solo l’intervento armato, ma anche ogni altra forma di ingerenza o di minaccia, diretta contro la personalità di uno Stato o contro le sue strutture politiche, economiche e culturali, sono contrarie al diritto internazionale”.

  Allo stesso modo, l’articolo 3 (e) della Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani stabilisce, come dovere di tutti i membri dell’organizzazione, “l’obbligo di non intervenire negli affari di altri Stati”, e nell’articolo 19 della stessa Carta dispone espressamente che:

  
“Nessuno Stato o gruppo di Stati ha il diritto di intervenire, direttamente o indirettamente, per qualunque ragione, nelle questioni interne o esterne di un altro Stato. Di conseguenza, non solo l’intervento armato, ma anche ogni altra forma di ingerenza o di minaccia, diretta contro la personalità di uno Stato o contro le sue strutture politiche, economiche e culturali, sono contrarie al diritto internazionale”. 

 La codifica normativa di tale principio rende indubitabile la sua applicazione in tutti i paesi della regione, con il fine di mantenere delle buone relazioni necessarie a garantire la pace e la sicurezza .  

 Un’altra manifestazione del fatto che tale principio universale costituisce una consuetudine emisferica, praticata con pieno obbligo da tutti i paesi della regione Americana, può essere rinvenuta al paragrafo 23 della Dichiarazione di Caracas del 2 e 3 dicembre 2011, sottoscritta dal Vertice della Comunità degli Stati dell'America Latina e dei Caraibi(CELAC) , in cui tale organismo politico e di integrazione riconosce come propri valori e principi guida il rispetto della sovranità, il rispetto dell'integrità territoriale e la non interferenza negli affari interni dei paesi.

  
 Tale posizione è stata successivamente confermata anche nella Dichiarazione Speciale sulla Democrazia e l’Ordine Costituzionale nella Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) del 3 dicembre 2011, che riporta quanto segue:  
"Ratifichiamo che la vigenza dello stato di diritto, il rispetto alle autorità legittimamente costituite come espressione della volontà sovrana dei popoli, la non ingerenza negli affari interni e la difesa delle istituzioni democratiche costituiscono elementi indispensabili per garantire la pace, la stabilità, la prosperità economica e la giustizia sociale ... " 

• Allo stesso modo, a livello regionale, l' Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), ha ribadito in più occasioni la convinzione degli Stati membri in relazione all'obbligo dell'intera comunità internazionale di rispettare il principio di non ingerenza negli affari interni e la sovranità degli Stati. Questo, al fine di mantenere la sicurezza regionale e la pace internazionale.  


 Nella Decisione per l’istituzione del Consiglio di Difesa sudamericano di UNASUR, del 16 dicembre 2008, l' Unione ha posto enfasi, all'articolo 3, su alcuni principi guida per la difesa sudamericana:  

̵ «(a)  Il rispetto incondizionato della sovranità, l'integrità territoriale, l'inviolabilità degli Stati, il non intervento negli affari interni e l'autodeterminazione dei popoli».  

̵ «(e) [...]La tutela della piena vigenza del Diritto Internazionale, oltre ai principi e le norme contenuti nella Carta delle Nazioni Unite, nella Carta dell'Organizzazione degli Stati Americani e nel Trattato Istituitivo dell’ UNASUR». 
̵ « (m)[...]La riaffermazione della convivenza pacifica dei popoli, il rispetto dei sistemi democratici di governo e la loro tutela, in materia di difesa, contro minacce o azioni esterne o interne, nel quadro della legislazione nazionale ... » 
La Dichiarazione Congiunta a seguito della Riunione Speciale del Consiglio dei Capi di Stato dell'Unione delle Nazioni Sudamericane, del 28 Agosto 2009, ha posto nuovamente enfasi sul fatto che "Il pieno rispetto della sovranità, dell'integrità territoriale, dell'inviolabilità degli Stati, della non- interferenza negli affari interni e l'autodeterminazione costituiscono elementi essenziali per rafforzare l'integrazione regionale”, 
 e, in tale ottica, ha espresso "La volontà di consolidare in Sud America una zona di pace, come base per lo sviluppo integrale dei nostri popoli e per la conservazione delle risorse naturali, attraverso la prevenzione dei conflitti, la risoluzione pacifica delle controversie e l’astensione dalla minaccia o dall'uso della forza".  

PETIZIONE AI PAESI E ORGANISMI DEL MONDO 

Sulla base di quanto precede, il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela esorta la comunità internazionale a rifiutare e condannare fortemente l'ingerenza sistematica e continuata che il governo degli Stati Uniti d'America mette in atto nei nostri affari interni, in quanto essa viola i valori fondamentali della convivenza pacifica tra gli Stati, contravvenendo ad un diritto internazionale universale stabilito nella Carta delle Nazioni Unite. 

ANTONIO LEDEZMA

̵ Il 19 febbraio 2015 la Procura Generale del Venezuela ha chiesto al Tribunale penale la misura di custodia cautelare per Antonio Ledezma, Sindaco di Caracas, per il suo coinvolgimento nel tentato colpo di stato contro il governo costituzionale e democratico della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

̵ Gli ufficiali detenuti in occasione del tento golpe dello scorso febbraio lo indicano come punto di contatto tra alcuni funzionari dell’Ambasciata degli USA e altri militari che hanno partecipato al piano.

̵ Al tempo stesso, è stato segnalato dagli stessi ufficiali come ideatore del piano di bombardamenti che avrebbe dovuto colpire, da un aereo Tucano armato, il Palazzo del governo Nazionale, l’Assemblea Nazionale, il Consiglio Nazionale Elettorale, il canale televisivo Telesur e altre istituzioni rilevanti con sede nella città di Caracas.

̵ A questa indagine, aperta dalla Procura già nel primo trimestre 2014, si aggiungono gli indizi su di lui apportati da Lorenz Saleb, indagato per i fatti violenti accaduti in Venezuela tra febbraio e aprile 2014,  che causarono la morte di 43 persone.

̵ Va inoltre ricordato che Lorenz Saleb è stato consegnato alla giustizia venezuelana dal governo colombiano affinchè venisse giudicato per i medesimi fatti.

̵ A questo, la Procura venezuelana ha sommato la recente firma, da parte di  Antonio Ledezma, di un manifesto che incita alla ribellione e in cui si annuncia un governo di transizione. Il manifesto sarebbe stato firmato anche da  Leopoldo López e María Corina Machado, entrambi imputati dalla Procura come responsabili dei fatti violenti finalizzati a destabilizzare il governo democratico.

̵ Antonio Ledezma, al momento della detenzione, svolgeva l’incarico di Sindaco di Caracas.

̵ Ha partecipato attivamente al piano sovversivo chiamato “L’Uscita”, ideato da Leopoldo López e María Corina Machado, che prevedeva azioni di piazza violente e che ha provocato la morte di 43 venezuelani.

̵ Infine, è stato indicato come co-autore e co-organizzatore del piano ideato per assassinare di Leopoldo López, con la volontà di attribuire tale crimine al governo venezuelano per la caduta dello stesso.

Basta con le menzogne sul Venezuela del Corriere della sera RAI, ……comunicato  Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la Repubblica Italiana



Via Nicolò Tartaglia N° 11, 00197 Roma - Italia - Tel: (0039) 06-807-9797/9464 / Fax: (0039) 06-808-4410  Web: http://italia.embajada.gob.ve/ - e-mail: embve.itrom@mppre.gob.ve



domenica 15 febbraio 2015

"I MARTEDÌ SANGUINANTI DI BARACK OBAMA" /“LOS MARTES SANGRIENTOS DE BARACK OBAMA”



“Ormai tutto il Mondo lo sa  ma ricordare fa bene “

Tutti i martedì, dopo colazione, che possiamo supporre sia una  religiosa scodella di cereali con rondelle croccanti di lardo, il Premio Nobel della Pace Barack Obama si riunisce nel suo ufficio della casa Bianca con il  suo circolo di consulenti in materia di sicurezza internazionale, per decidere quali devono essere i leader terroristi da sterminare nella settimana ,dal cielo con le bombe dei droni nordamericani - aeroplani teleguidati, il feticcio militare indiscusso dell'era Obama - che sorvolano vari paesi del Medio Oriente. Roberto Montoya, editorialista di Sguardi al Sud in Spagna, racconta con molti dettagli questo  rituale che sintetizza lo spirito liquido delle guerre pulite ed intelligenti dislocate da Washington nel suo recente libro edito Droni, i sicari robot di Barack Obama : "La meccanica di quelle riunioni consiste che i principali responsabili dell' Intelligenza degli Stati Uniti apportano alla riunione la loro 'kill list', una serie di dossiers con la scheda individuale di distinti personaggi considerati i più pericolosi per la sicurezza nazionale. E con questi dati, il Presidente  emette il suo verdetto. O da la luce verde per l’esecuzione  o posticipa o  scarta. Una routine che è così  già da anni." Però, molte volte, come documentò l'organizzazione WikiLeaks nelle  sue  prime  grandi decodificazioni (quello che valse l'esilio forzato dell'attivista Julián Assange nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra,) la guerra pulita di Obama si sporca le mani. La guerra pulita di Obama si sporca le mani. Le bombe, o il fuoco di mitragliatrice aperto da un elicottero di assalto, cadono nel lato sbagliato e finiscono bagnando  di sangue un matrimonio nell’'interno dell'Afghanistan, polverizzano un'officina di auto  nelle strade del centro di Bagdad o liquidano un bambino siriano che non  ha potuto  correre il sufficientemente rapido. Danni colaterali, loro così li chiamano

“Ya todo el Mundo lo sabe pero recordar hace bien”


“LOS MARTES SANGRIENTOS DE BARACK OBAMA” 

Todos los martes, luego de desayunar, podemos suponer, su religioso tazón de cereales con rodajas crocantes de tocino, el Premio Nobel de la Paz Barack Obama reúne en su despacho de la Casa Blanca a su círculo áulico de asesores en materia de seguridad internacional para determinar cuáles deben ser los líderes terroristas a exterminar esa semana desde el cielo con las bombas de los drones norteamericanos –aviones teledirigidos, el fetiche militar indiscutido de la era Obama– que sobrevuelan varios países de Medio Oriente. Roberto Montoya, columnista de Miradas al Sur en España, cuenta con muchos detalles ese ritual que sintetiza el espíritu líquido de las guerras limpias e inteligentes desplegadas por Washington en su reciente libro publicado Drones, los sicarios robóticos de Barack Obama: “La mecánica de esas reuniones consiste en que los principales responsables de Inteligencia de Estados Unidos aportan a esa reunión su ‘kill list’, una serie de dossiers con la ficha individual de distintos personajes considerados de los más peligrosos para la seguridad nacional. Y con esos datos, el presidente emite su veredicto. Se da luz verde a su ejecución o se posterga o se descarta. Una rutina que ya lleva años”. Pero, muchas veces, como documentó la organización WikiLeaks en sus primeras grandes filtraciones (lo que valió el exilio forzado del activista Julian Assange en la embajada de Ecuador en Londres), la guerra limpia de Obama se ensucia las manos. Las bombas, o el fuego de ametralladora abierto desde un helicóptero de asalto, caen en el lado equivocado y terminan bañando de sangre un casamiento en el interior de Afganistán, pulverizan un taller de autos en las calles céntricas de Bagdad o liquidan a un niño sirio que no pudo correr lo suficientemente rápido. Daños colaterales, como le llaman.



Traduzione di Sandino scusare eventuali errori