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lunedì 5 ottobre 2015

Appello adesioni staffetta ciclistica Camp Darby-Guantanamo

Cuba è da sempre in prima linea per la costruzione di un mondo più giusto e in cui i popoli vivano in pace e nella reciproca cooperazione solidale. Dal 22 al 25 novembre del 2015, si terrà a Guantanamo il IV Convegno Internazionale per la Pace e la chiusura di tutte le basi militari collocate in Paesi esteri. Vi hanno aderito il coordinamento toscano dell’associazione di amicizia Italia-Cuba e i circoli di Roma e Tuscia, organizzando una staffetta ciclistica che dalla base USA di Camp Darby, in Toscana, raggiungerà Guantanamo all’apertura dei lavori congressuali. La staffetta partirà venerdì 23 ottobre, alle ore 10:30, davanti ai cancelli di Camp Darby e giungerà, domenica 25 ottobre, a Roma pronta per volare a Cuba e riprendere con le tappe isolane fino alla destinazione, Guantanamo. Troviamo doveroso allargare il fronte di adesione alla staffetta ciclistica, proprio per supporto a tutto quello che Cuba è e fa per i popoli del mondo.
Cuba: per l’addio alle armi nucleari. Il 26 settembre 2013, su richiesta di Cuba, si è tenuta l’Assemblea ONU per discutere la risoluzione presentata dall’isola per il disarmo nucleare. La richiesta era stata largamente appoggiata, con nessun voto contrario e con l’astensione degli Stati Uniti, Israele, Francia e Regno Unito. Nonostante le difficoltà, la risoluzione è stata adottata e largamente condivisa da 165 Paesi in tutto il mondo.  Informazioni varie sono reperibili all’indirizzo http://www.5av.it/le-storie-quotidiane/90-cubadossier/3219-cuba-e-per-laddio-alle-armi-nucleari.html e recentemente un’ulteriore esortazione al disarmo nucleare http://it.granma.cu/mundo/2015-10-01/bruno-rodriguez-incita-nella-onualleliminazione-dell-armi-nucleari 
Cuba prosegue la Rivoluzione Bolivariana. Nella Carta della CELAC (Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi) i principi fondamentali dell’accordo ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) sono in pieno ripresi. Cuba promuove la risoluzione pacifica per le controversie fra gli stati, come auspicato da Simon Bolivar a metà dell’800. Si trova così una piena continuità con la Rivoluzione Bolivariana e col suo spirito di cooperazione fra i popoli. Per approfondire le risoluzioni approvate durante il II summit della CELAC, tenutosi all’Avana il 28-29 gennaio 2014 http://www.sinistra.ch/?p=3323
e per i più temerari ecco il documento conclusivo dell’incontro 


Cuba promuove attivamente la Pace in America Latina. Dopo 40 anni e 200.000 morti, grazie a Cuba si sono svolti all’Avana, dal 2012 in poi, incontri guidati da Raul Castro per avviare un percorso di pacificazione della storica battaglia sostenuta dai guerriglieri delle FARC, in difesa delle classi subalterne colombiane e il Governo di Juan Manuel Santos. A breve dovrebbe giungere la firma congiunta degli accordi, che risolverebbe una lunga e sanguinosa controversia che ha ampiamente afflitto il popolo colombiano e tutto questo grazie all’impegno concreto cubano.  Informazioni nell’articolo: 


Cuba e gli interventi umanitari. A differenza di quello che ormai la NATO ci ha abituato a credere dopo la Libia e l’ex Jugoslavia, Cuba ridefinisce il significato di intervento umanitario. Infatti l’Isola ha inviato più di 50.000 operatori sanitari cubani che sono in servizio in 68 nazioni e più di 325 mila cooperanti hanno lavorato in 158 paesi. Non solo nel campo sanitario, ma anche nel campo della cultura e della diffusione dei saperi, grazie al programma “Yes, I can”, 9 milioni e 376 mila persone si sono alfabetizzate in 30 stati e più di 68 mila studenti stranieri, provenienti da 157 paesi, possono vantare di aver studiato e conseguito la laurea nell’università cubana, senza sostenere alcuna spesa. Per portare un esempio concreto dei numeri sopra riportati vi invitiamo a leggere http://it.granma.cu/mundo/2015-09-25/il-presidente-correa-ringrazia-per-la-cooperazione-de-medicicubani e 


Proprio la Brigata medica cubana Henry Reeve è stata proposta dai sindacati norvegesi per l’assegnazione del premio Nobel per la pace, visto il recente impegno in Sierra Leone, Guinea e Liberia nella battaglia contro l’Ebola.


Cuba è per il rispetto e la difesa dei diritti umani. Sull’isola cubana si violano i diritti umani, si pratica la tortura e si continuano a perpetrare abusi e violenze. Tutto questo accade, ma all’interno della ormai tristemente famosa base statunitense di Guantanamo.  Proprio per questo, una delle condizioni sine qua non per l’avanzamento delle trattative di normalizzazione dei rapporti tra USA e Cuba è la richiesta dell’immediata chiusura del centro di tortura di Guantanamo e la restituzione dell’area al popolo cubano.  Alcune testimonianze di detenuti della prigione guantanamera.





Cuba e l’autodeterminazione dei popoli. La chiusura delle basi militari straniere all’estero è fondamentale per liberare i Paesi da condizionamenti armati esterni. Cuba lotta contro l’ingiusto blocco statunitense che ha provocato solo dramma e dolore al popolo cubano, per l’autodeterminazione di tutti i popoli e per la libertà di tutti i prigionieri politici detenuti nelle carceri dell’ultimo impero del mondo. Lotte condotte non solo per il popolo cubano ma per l’intera Umanità.







Per aderire e/o patrocinare la staffetta ciclistica contattare Roberto via mail all’indirizzo aroberto.nannetti@libero.it o al numero di telefono 3311327944


                                                      

giovedì 16 aprile 2015

Raul Castro :Cuba continuerà a difendere le idee per le quali il nostro popolo ha sopportato i maggiori rischi e sacrifici





Discorso del Generale d'Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, nel VII Vertice delle Americhe, Panama, 11 aprile del 2015


Raúl Castro Ruz | granma.cu

13/04/2015

Era ora che io parlassi qui a nome di Cuba.
Mi hanno informato al principio che potevo fare un discorso di otto minuti; anche se ho fatto un grande sforzo con il mio ministro degli Esteri per ridurlo a otto minuti e dato che mi devono sei Vertici dai quali ci avevano escluso, 6 per 8 fa 48 (risate e applausi). Ho chiesto il permesso al presidente Varela, poco prima di entrare in questo magnifico salone perchè mi concedessero qualche minuto di più, soprattutto dopo tanti discorsi interessanti che stiamo ascoltando e non mi riferisco solo al presidente Obama, ma anche al presidente ecuadoriano, Rafael Correa, alla Presidentessa Dilma Rousseff e ad altri.
Senza altri preamboli comincerò.

Eccellentissimo Signor Juan Carlos Varela, Presidente della Repubblica dei Panama;
Presidentesse e Presidentii:
Prime e Primi Ministri;
Distinti invitati:

Prima di tutto esprimo la nostra solidarietà con la Presidentessa Bachelet e il popolo del Cile, per i disastri naturali che hanno sofferto.

Ringrazio per la solidarietà di tutti i paesi dell'America Latina e dei Caraibi che hanno reso possibile che Cuba partecipasse in assoluta uguaglianza a questo Forum emisferico e il presidente della Repubblica di Panama per l'invito che ci fatto tanto amabilmente. Porto un abbraccio fraterno al popolo panamense e a quelli di tutte le nazioni qui rappresentate.

Quando il 2 e 3 dicembre del 2011 si creò la Comunità degli Stati Latinoamericani e Cariabici (CELAC), a Caracas, s' inaugurò una nuova tappa nella storia di Nuestra América, che ha fissato il loro ben guadagnato diritto a vivere in pace e a svilupparsi come decidono liberamente i loro popoli, ed è stato tracciato per il futuro un cammino di sviluppo e integrazione basato nella cooperazione, la solidarietà e la volontà comuni di preservare l'indipendenza, la sovranità e l'identità.

L'ideale di Simón Bolívar di creare una "grande Patria Americana" ha ispirato vere epopee indipendentiste.

Nel 1800 si pensò di aggregare Cuba all'Unione del Nord come limite sud dell' esteso impero. Nel XIX secolo si crearono la Dottrina del Destino Manifesto con il proposito di dominare le Americhe e il mondo, e l'idea della Frutta Matura per la gravitazione inevitabile di Cuba verso l'Unione nordamericana, che disdegnava la nascita e lo sviluppo di un pensiero proprio ed emancipatore.

Poi, con guerre, conquiste e interventi, questa forza espansionista ed egemonica spogliò territori di Nuestra América e si estese sino al Río Bravo.

Dopo lunghe lotte che si frustrarono, José Martí organizzò la "guerra necessaria" del 1895 - la Grande Guerra, come inoltre fu chiamata , cominciò nel 1868 - e creò il Partito Rivoluzionario Cubano per condurla e fondare una Repubblica "con tutti e per il bene di tutti" che si propose di conquistare "la dignità piena dell'uomo".

Definendo con certezza e anticipando le caratteristiche della sua epoca, Martí si consacrò al dovere "d'impedire a tempo con l' indipendenza di Cuba che gli Stati Uniti si estendano per le Antille e ricadano, con questa maggiore forza, sulle nostre terre d' America"  - furono le sue parole testuali.

Nuestra América era per lui quella del cubano,dell'indio, del negro e del mulatto, l'America meticcia e lavoratrice che doveva fare causa comune con gli oppressi e i saccheggiati.

Ora, al di là della geografia, questo è un ideale che comincia a diventare una realtà, ha detto Raúl, aggiungendo che 117 anni fa l'11 aprile del 1898, l'allora presidente degli USA chiese al Congresso l'autorizzazione per intervenire militarmente nella guerra d'indipendenza già vinta con fiumi di sangue cubano e questi scrisse la sua ingannatrice Risoluzione Congiunta, che riconosce l'indipendenza dell'isola di fatto e di diritto.

Entrarono come alleati e s'impadronirono del paese come occupanti.

A Cuba fu imposta come un'appendice della sua Costituzione l'Emendamento Platt, che la spogliò della sovranità e che autorizzava il poderoso vicino ad intervenire nei temi interni e diede origine alla Base Navale di Guantánamo, che usurpa ancora parte del nostro territorio. In quel periodo s'incrementò l'invasione del capitale del nord e ci furono due interventi militari e l'appoggio a crudeli dittature.

Quando i cubani, all'inizio del ventesimo secolo, realizzarono il progetto della Costituzione e la presentarono al governatore, auto-nominato dal suo paese, un generale nordamericano, lui rispose loro che mancava qualcosa, e quando i cubani delegati alla Costituzione chiesero che cosa , lui rispose: "Questo emendamento che ha presentato il senatore Platt, che ci dà il diritto d'intervenire in Cuba ogni volta che gli Stati Uniti lo considereranno necessario".

Fecero uso di questo diritto; ovviamente i cubani lo respinsero e la risposta fu: Molto bene, ci fermeremo qui! Questo si mantenne sino al 1934. Ci furono inoltre due interventi militari e l'appoggio a crudeli dittature nel periodo citato.

Predominò verso l'America Latina la "politica delle cannoniere" e poi quella del "Buon Vicino". Successivi interventi fecero cadere i governi democratici e istallarono terribili dittature in 20 paesi, dodici in forma simultanea. Chi di noi non ricorda questa tappa abbastanza recente di dittature da tutte le parti, sopratutto in Sudamerica, che assassinarono centinaia di migliaia di persone? Il Presidente Salvador Allende ci ha lasciato come legato un esempio immortale.

Esattamente 13 anni fa avvenne il colpo di Stato contro l'indimenticabile Presidente Hugo Chávez Frías, ma il popolo lo fece fallire. Poi venne, quasi d'immediato, il costoso colpo petrolifero.

Il 1º gennaio de 1959, 60 anni dopo l'entrata dei soldati nordamericani a l'Avana, trionfò la Rivoluzione cubana, e l'Esercito Ribelle comandato da Fidel Castro Ruz giunse nella capitale nello stesso giorno, esattamente sessanta anni dopo.

Queste sono le incomprensibili ironie della storia.

Il popolo cubano, ad alto prezzo, iniziava il pieno esercizio della sua sovranità. Furono sei decenni di assoluto dominio.

Il 6 aprile del 1960, un anno dopo il trionfo della Rivoluzione, il vice segretario di Stato Léster Mallory scrisse in un perverso memorandum reso pubblico decine di anni dopo. "La maggioranza dei cubani appoggia Castro. Non c'è un'opposizione politica effettiva. L'unico mezzo prevedibile per costruire un appoggio interno è attraverso la delusione e la frustrazione basate nell'insoddisfazione e le penurie economiche (..) debilitare la vita economica (... ) privare Cuba di denaro e rifornimenti con il fine di ridurre i salari nominali e reali, provocare fame, disperazione e la caduta del governo",. Fine della citazione.

Il 77% della popolazione cubana è nato sotto i rigori che impone il blocco, più terribile di quello che si immaginano anche molti cubani, ma le nostre convinzioni patriottiche hanno prevalso, l'aggressione ha aumentato la resistenza e accelerato il processo rivoluzionario. Questo succede quando si attacca il processo rivoluzionario naturale dei popoli. L'aggressione apporta più rivoluzione, la storia lo dimostra e non solo nel caso del nostro continente o di Cuba.

Il blocco non comincio quando lo firmò il Presidente Kennedy nel 1962 - dopo farò un breve riferimento a lui per l'iniziativa positiva di porsi in contatto con il capo della nostra Rivoluzione, per cominciare quello che adesso stiamo cominciando il Presidente Obana ed io - ma quasi simultaneamente giunse la notizia del suo assassinio, proprio quando giunse un suo messaggio.

Cioè l'aggressione aumentò. L'aggressione a Playa Girón fu nel 1961, un'invasione mercenaria voluta e organizzata dagli Stati Uniti.

Sei anni di guerra contro gruppi armati che in due occasioni erano dispersi per tutto il paese. Non avevamo neanche un radar, e l'aviazione clandestina – non si sa da dove veniva – lanciava armi con i paracadute. Quel processo ci costò migliaia di vite e il costo economico non siamo ancora riusciti a calcolarlo esattamente.

Fu nel gennaio del 1965 quando concluse e avevano cominciato ad appoggiarlo alla fine del 1959, dieci o undici messi dopo il trionfo della Rivoluzione, quando non era ancora stato dichiarato il socialismo, fatto che avvenne nel 1961 con i funerali delle vittime dei bombardamenti agli aeroporti, il giorno prima dell'invasione.

Il giorno dopo, il nostro allora piccolo esercito e tutto il nostro popolo furono a combattere l'aggressione, compiendo l'ordine del Capo della Rivoluzione di farla fallire prima di 72 ore. Perchè se riuscivano a consolidarsi li, nel luogo dello sbarco protetto dalla più grande palude dei Caraibi insulari, avrebbero trasferito un governo già costituito con un primo ministro e la nomina di altri ministri, che si trovava in una base militare nordamericana nella Florida.

Se riuscivano a consolidare la posizione occupata inizialmente, trasferire quel governo a Playa Girón era facile. E immediatamente la OSA che ci aveva già sanzionato per aver proclamato idee estranee al continente, gli avrebbe dato il suo avallo. Quel governo costituito in Cuba, ubicato in un pezzettino di terra, avrebbe chiesto aiuto alla OSA e questo aiuto si trovava sulle navi da guerra statunitensi a 3 miglia dalla costa, che era il limite che esisteva allora per le acque territoriali, che adesso è a 12 miglia.

E la Rivoluzione continuo a rinforzarsi, più radicale. Altrimenti era la rinuncia.

Cosa sarebbe successo? Che cosa sarebbe avvenuto in Cuba? Quante centinaia di migliaia di cubani sarebbero morti? Perchè avevamo già centinaia di migliaia di armi leggere, e avevamo ricevuto i primi carri armati, ma non sapevamo usarli bene.

Con l'artiglieria sapevamo tirare cannonate, ma non sapevamo dove colpivano, per cui alcuni miliziani imparavano di mattina e dovevano insegnarlo agli altri nel pomeriggio. Ma ci fu molto coraggio.

Si poteva seguire un solo itinerario perchè era una palude dove le truppe non potevano avanzare e non potevano transitarvi i carri armati o i veicoli pesanti. Abbiamo contato più morti e feriti degli attaccanti, ma compimmo l'ordine di Fidel: liquidarli prima delle 72 ore. 

E fu la stessa flotta americana quella che accompagnò la spedizione dall'America Centrale, ed era li, e dalla costa si vedevano, a sole tre miglia, alcune delle loro navi.

Quanto costò al Guatemala la famosa invasione del 1954? La ricordo bene perché ero recluso nel carcere dell'Isola della Gioventù – allora de Pinos – per l'attacco alla Caserma Moncada di un anno prima. Quante centinaia di migliaia di indios maya, aborigeni e altri cittadini guatemaltechi morirono in un lungo processo da recuperare in molti anni? Quello fu l'inizio. Quando avevamo già proclamato il socialismo e il popolo aveva combattuto a Playa Girón per difenderlo, il Presidente John F. Kennedy - che ho citato un istante fa - fu assassinato precisamente nello stesso momento, nello stesso giorno in cui il leader dellaRivoluzione cubana Fidel Castro, riceveva un suo messaggio – di John Kennedy – cercando di iniziare il dialogo.

Dopo l'Alleanza per il Progresso e dopo aver pagato varie volte il debito estero senza evitarne la moltiplicazione, c'imposero un neo liberismo selvaggio e globalizzante, come espressione dell'imperialismo in quell'epoca, che fece perdere un decennio alla regione.

"La proposta allora di una "Associazione Matura" fu il tentativo di imporci l'Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA), associata all'inizio di questi Vertici, che avrebbe distrutto l'economia, la sovranità e il destino comune delle nostre nazioni, se non l'avessero fatta naufragare nel 2005, a Mar del Plata, con la guida dei Presidenti Chávez, Kichner e Lula.

Un anno prima Chàvez e Fidel avevano creato l'Alternativa Bolivariana, oggi Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra América.

Eccellenze:

Abbiamo espresso e lo ripeto adesso, al Presidente Barack Obama, la nostra disposizione al dialogo rispettoso e alla convivenza civile tra i due Stati, con le nostre profonde differenze.

Apprezzo come un passo positivo la sua recente dichiarazione che deciderà rapidamente sulla presenza di Cuba in una lista di paesi patrocinatori del terrorismo, nella quale non avrebbe mai dovuto stare, imposta durante il governo del Presidente Reagan.

Noi, un paese terrorista! Sì, abbiamo realizzato alcune azioni di solidarietà con altri popoli che si possono considerare di terrorismo, quando eravamo accerchiati, isolati e aggrediti all'infinito, ed esisteva una sola alternativa: arrendersi o lottare.

Voi sapete cosa abbiamo scelto con l'appoggio del nostro popolo.

Chi può pensare che si possa obbligare tutto un popolo a fare il sacrificio che ha fatto il popolo cubano per sussistere, per aiutare altre nazioni? (Applausi).

Ma la "dittatura dei Castro li aveva obbligati," così come obbligò i cubani a votare per il socialismo, con l'appoggio del 97,5% della popolazione.

Ripeto che apprezzo come un passo positivo la recente dichiarazione del Presidente Obama che deciderà rapidamente sulla presenza di Cuba in una lista di paesi patrocinatori del terrorismo nella quale non avrebbe mai dovuto stare, dicevo, perchè quando ci è stato imposto questo, risulta che come terroristi noi eravamo quelli che mettevano i morti – non mi ricordo il numero preciso – ma solo per il terrorismo in Cuba e in alcuni casi di diplomatici cubani che furono assassinati in altre parti del mondo – mi portano adesso il dato – in quella tappa contammo 3478 morti e 2099 invalidi, oltre a tutti i feriti.

I terroristi erano quelli che mettevano i morti. Da dove veniva allora il terrore?

Chi lo provocava? Alcuni di coloro che erano qui a Panama in questi giorni, come l'agente della CIA, Rodríguez, quello che assassinò il Che e prese le sue mani mozzate per mostrarne le impronte digitali, non so dove, e dimostrare che si trattava del cadavere del Che, che recuperammo poi con la gestione di un governo amico in Bolivia. Però, "bueno", da allora siamo terroristi!

Realmente chiedo scusa al Presidente Obama e agli altri presenti in questo incontro per aver parlato così. Ho detto anche a lui che la passione mi esce da tutti i pori quando si tratta della Rivoluzione. Chiedo scusa, perchè il presidente Obama non ha alcuna responsabilità con tutto questo. Quanti Presidenti abbiamo avuto? Dieci prima di lui, e tutti hanno dei debiti con noi, meno il Presidente Obama.

Dopo aver detto tante cose dure di un sistema è giusto che chieda scusa, perchè io sono uno di quelli che pensano – e lo ho detto a diversi capi di Stato e di governo che vedo qui durante le riunioni private che ho avuto con loro, ricevendoli nel mio paese – che secondo il mio criterio, il Presidente Obama è un uomo onesto.

Ho letto qualcosa della sua biografia in due libri pubblicati, non completi, e lo farò con più calma. Ammiro la sua origine umile e penso che il suo modo d'essere obbedisce a questa origine umile (Applausi prolungati).

Ho meditato molto prima di dirle, le ho scritte e le ho cancellate. Le ho messe di nuovo e alla fine le ho dette e sono soddisfatto.

Sino ad oggi il blocco economico, commerciale e finanziario si applica in tutta la sua intensità contro l'Isola, provoca danni e carenze al popolo ed è l'ostacolo essenziale allo sviluppo della nostra economia. Costituisce una violazione del diritto internazionale e la portata extraterritoriale danneggia gli interessi di tutti gli Stati. 

Non è casuale il voto quasi unanime meno Israele e gli stessi Stati Uniti nella ONU, per tanti anni continuati. E finche esisterà il blocco, che non è responsabilità del presidente e che per accordi e leggi successive è stato codificato con una legge nel Congresso, che il presidente non può modificare, dobbiamo continuare a lottare, appoggiando il presidente Obama nelle sue intenzioni di liquidare il blocco (Applausi).

Una questione è stabilire relazioni diplomatiche e una questione è il blocco. Per questo chiedo a tutti, e la vita li obbliga inoltre, di continuare ad appoggiare questa lotta contro il blocco.

Eccellenze :

abbiamo espresso pubblicamente al Presidente Obama, nato anche lui sotto la politica del blocco a Cuba, il nostro riconoscimento per la sua coraggiosa decisione di coinvolgersi in un dibattito con il Congresso del suo paese, per mettergli fine.

Questi ed altri elementi si potranno risolvere nel processo verso la futura normalità delle relazioni bilaterali.

Da parte nostra continueremo immersi nel processo d'aggiornamento del modello economico cubano, con l'obiettivo di perfezionare il nostro socialismo e avanzare verso lo sviluppo, consolidare le conquiste di una Rivoluzione che si è proposta di conquistare tutta la giustizia per il nostro popolo.

Quello che faremo a compreso in un programma del 2011, approvato nel Congresso del Partito e nel prossimo Congresso, l'anno prossimo, lo amplieremo, rivedremo quello che abbiamo fatto e quello che manca per realizzare l'impegno.

Stimati colleghi devo avvisarvi che sto alla metà e se volete taglio, ma se v'interessa continuo (Risate).

Il Venezuela non è nè può essere una minaccia per la sicurezza nazionale di una super potenza come gli Stati Uniti (Applausi).

È positivo che il Presidente Obama lo abbia riconosciuto.

Devo riaffermare tutto il nostro appoggio in maniera risoluta e leale alla fraterna Repubblica Bolivariana del Venezuela, al governo legittimo e all'Unione Civico Militare guidata dal Presidente Nicolás Maduro, al popolo bolivariano e chavista, che lotta per seguire il proprio cammino e affronta tentativi di destabilizzazione e sanzioni unilaterali che devono essere cancellate, e lo reclamiamo, così come l'ordine esecutivo dev'essere derogato, anche se è difficile per la legge, ma sarebbe apprezzato dalla nostra comunità come un contributo al dialogo e all'intesa emisferica.

Noi ci conosciamo. Credo che io posso essere tra tutti quelli che stiamo qui riuniti, uno dei pochi che conosce bene il processo del Venezuela, non perchè stavamo lì e potevamo influire e loro ci raccontavano tutto. Lo sappiamo perchè stanno percorrendo lo stesso nostro cammino e stanno soffrendo le stesse aggressioni che abbiamo sofferto noi, o una parte.

Manterremo il nostro apporto agli sforzi della Repubblica Argentina per recuperare le isole Malvine, leGeorge del Sud e le Sandwich del Sud, e continueremo a sostenere la sua legittima lotta in difesa della sovranità finanziaria.

Continueremo ad appoggiare le azioni della Repubblica dell'Ecuador nei confronti delle imprese multi nazionali che provocano danni ecologici al sui territorio y pretendono d'imporre le condizioni abusive.

Desidero riconoscere il contributo del Brasile, e della Presidentessa Dilma Rousseff, il rafforzamento dell'integrazione regionale e lo sviluppo di politiche sociali che hanno apportato passi avanti e beneficio di ampli settori popolari, che con un'offensiva contro diversi governi di si sinistra della regione si vogliono rovesciare.

Sarà invariabile il nostro appoggio al popolo latinoamericano e caraibico di Puerto Rico nel suo impegno per conquistare l'autodeterminazione e l'indipendenza, come ha dichiarato decine di volte il Comitato di Decolonizzazione delle Nazioni Unite.

Inoltre continueremo a dare il nostro contributo al processo di pace in Colombia sino alla sua felice conclusione.

Dovremmo tutti moltiplicare gli aiuti ad Haiti, non solo con l'assistenza umanitaria, ma con risorse che permettano il suo sviluppo e far sì che i paesi dei Caraibi ricevano un trattamento giusto e differenziato nelle loro relazioni economiche nella riparazione per i danni provocati dalla schiavitù e dal colonialismo.

Viviamo sotto la minaccia di enormi arsenali nucleari che si dovrebbero eliminare e del cambio climatico che ci lascia senza tempo.

S'incrementano le minacce alla pace e proliferano i conflitti.

Come disse allora il Presidente Fidel Castro, "le cause fondamentali si torvazo nella povertà e nel sottosviluppo, nell'ingiusta distribuzione delle ricchezze e delle conoscenze che imperano nel mondo

Non si può dimenticare che il sottosviluppo e la povertà attuali sono una conseguenza delle conquiste della colonizzazione, della schiavitù e del saccheggio della maggior parte della terra da parte delle potenze coloniali, del sorgere dell'imperialismo e delle sanguinose guerre in nuovi luoghi del mondo.

"L'umanità deve prendere coscienza di quello che siamo stati e che non possiamo continuare ad essere. Oggi - continuava Fidel - la nostra specie ha acquisito conoscenze, valori etici e risorse scientifiche sufficienti per marciare verso una tappa storica di vera giustizia e umanesimo Niente di quello che esiste oggi in ordine economico e politico serve agli interessi dell'umanità, Non si può sostenere. Va cambiato", aveva concluso Fidel.

Cuba continuerà a difendere le idee per le quali il nostro popolo ha sopportato i maggiori sacrifici ed ha lottato, assieme ai poveri, ai malati senza assistenza, ai disoccupati, ai bambini e le bambine abbandonati alla loro sorte o obbligati a prostituirsi, agli affamati, ai discriminati, gli oppressi e gli sfruttati, che costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. 

La speculazione finanziaria, i privilegi di Bretton Woods e la rimozione unilaterale della conversione in orodel dollaro sono sempre più asfissianti.

Necessitiamo un sistema finanziario trasparente ed equo.

Non è accettabile che meno di una decina di empori soprattutto nordamericani - quattro o cinque di sette o otto - determinino quello che si legge, si vede o si ascolta nel pianeta.

Internet dev'essere governato internazionalmente, democráticamente e in modo partecipativo, soprattutto nella generazione dei contenuti

È inaccettabile la militarizzazione del ciber spazio e l'uso segreto e illegale dei sistemi informatici per aggredire altri Stati. Non permetteremo che ci accechino o ci colonizzino di nuovo, su Internet, una delle invenzioni favolose e tra le più importanti degli ultimi anni potremmo dire cose ricordando l'esempio della lingua nella favola di Esopo che Internet serve per il meglio, ed è molto utile, ma serve anche per il peggio. 

Signor Presidente:

le relazioni emisferiche secondo me devono cambiare profondamente, e in particolare negli ambiti politico, economico e culturale perchè, basate nel Diritto Internazionale e nell'esercizio dell'autodeterminazione e l'uguaglianza sovrana, si centrino nello sviluppo di vincoli mutuamente vantaggiosi, nella cooperazione per servire gli interessi di tutte le nostre nazioni e i loro obiettivi proclamati.

L'approvazione nel gennaio del 2014, nel Secondo Vertice della CELAC, a L'Avana, della Proclamazione dell' America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, è stata un trascendente apporto a questo proposito, marcato dall'unità latinoamericana e caraibica nella sua diversità.

Lo dimostra il fatto che avanziamo verso processi d'integrazione genuinamente latinoamericani e caraibici attraverso la CELAC, UNASUR, CARICOM, MERCOSUR, ALBA-TCP, ilSICA e l'Associazione degli Stati dei Caraibi, che sottolineano la crescente coscienza della necessità di unirci, per garantire il nostro sviluppo.

Questa proclamazione ci impegna a far sì che "le differenze tra le nazioni si risolvano in forma pacifica per la via del dialogo e il negoziato, o altre forme di soluzione e in piena consonanza con il Diritto Internazionale".

Vivere in pace, cooperando gli uni con gli altri per affrontare le sfide e dare soluzioni ai problemi che alla fine dei conti ci danneggiano e danneggiano tutti, è oggi una necessità imperiosa.

Va rispettato, come dice la Proclamazione dell'America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, firmata da tutti i capi di Stato e di Governo di Nuestra America, il diritto inalienabile di ogni Stato di scegliere il suo sistema politico, economico, sociale e culturale come condizione essenziale per assicurare la convivenza pacifica tra le nazioni.

Con questo ci impegniamo a rispettare i nostri obblighi "di non intervenire direttamente o indirettamente nei temi interni di qualsiasi altro Stato e osservare i principi di sovranità nazionale, l'uguaglianza dei diritti, la libera determinazione dei popoli e a rispettare i principi e le norme del Diritto Internazionale (...) e i principi e i propositi della carta delle Nazioni Unite.   

Questo storico documento invita "tutti gli Stati membri della Comunità Internazionale a rispettare pienamente questa dichiarazione nelle sue relazioni con gli Stati membri della CELAC"

Ora abbiamo l'opportunità per tutti coloro che sono qui di apprendere, come dice la proclamazione, a praticare la tolleranza e convivere in pace, come buoni vicini.

Esistono discrepanze sostanziali sì, ma anche punti in comune nei quali possiamo cooperare per rendere possibile la vita in un mondo pieno di minacce alla pace e alla sopravvivenza umana.

Che cosa impedisce a livello emisferico – come hanno già riferito alcuni presidenti che mi hanno preceduto nei loro discorsi – di cooperare per affrontare il cambio climatico?

Perchè non possiamo – i paesi delle due Americhe, quella del nord e quella del sud – lottare uniti contro il terrorismo, il narcotraffico e il crimine organizzato senza posizioni politicamente oblique?

Perchè non cercare insieme le risorse necessarie per dotare l'emisfero di scuole, ospedali- anche se non lussuosi – piccoli ospedali modesti nei luoghi in cui la gente muore perchè non ci sono medici – offrire lavoro e avanzare nello sradicamento della povertà?

Non si potrebbe diminuire l'iniquità nella distribuzione della ricchezza, ridurre la mortalità infantile, eliminare la fame, sradicare le malattie prevenibili ed eliminare l'analfabetismo?

L'anno scorso abbiamo stabilito una cooperazione emisferica nello scontro e la prevenzione dell'Ebola e i paesi delle due Americhe lavoriamo insieme e questo deve servirci da stimolo per impegni maggiori.

Cuba, un paese piccolo e sprovvisto di risorse naturali, che si è barcamenato in un contesto molto ostile, ha realizzato la piena partecipazione dei suoi cittadini nella vita poltica e sociale della nazione; una copertura dell'educazione e della salute universali e in forma gratuita; un sistema di sicurezza sociale che garantisce che nessun cubano resta abbandonato; significativi progressi verso l'uguaglianza di opportunità e nella lotta contro ogni forma di discriminazione; il pieno esercizio dei diritti dell' infanzia e della donna; l'accesso allo sport, alla cultura, e il diritto alla vita e alla sicurezza cittadina.

Nonostante le carenze e le difficoltà, continuiamo a condividere quello che abbiamo. Attualmente 65.000 cooperatori cubani lavorano in 89 paesi, soprattutto nelle sfere della medicina e l'educazione. Si sono laureati a Cuba 68.000 professionisti e tecnici, tra loro 3000 in medicina, di 157 paesi.

Se con risorse molto scarse Cuba ha potuto, cosa potrebbe fare l'emisfero con la volontà politica di riunire gli sforzi per contribuire con i paesi con maggiori necessità?

Grazie a Fidel e all'eroico popolo cubano siamo venuti a questo Vertice a compiere il mandato di Martì con la libertà conquistata con le nostre stesse mani.

"Orgogliosi di Nuestra Amrica per servirla e onorarla... con la determinazione e la capacità di contribuire a che la si stimi per i suoi meriti e la si rispetti per i suoi sacrifici", come segnalò Martí.

Signor Presidente:
Chiedo scusa, a tutti voi per il tempo preso.
Molte grazie a tutti (Applausi).

(Versione stenografica - Consiglio di Stato /Traduzione Gioia Minuti)


www.resistenze.org


Foto Tratta da  :




martedì 24 marzo 2015

72 paesi invasi ma è il Venezuela la minaccia




Il vile e criminale decreto contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, emanato dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nel quale si dichiara il Venezuela una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti, dimostra l'intenzione della potenza mondiale yankee di voler intervenire nella nostra nazione e rovesciare l'attuale governo presieduto da Nicolàs Maduro.
Le dichiarazioni dell'UNASUR, e l'appoggio totale dei membri componenti questa organizzazione, stabiliscono la nuova situazione mondiale sotto il profilo geopolitico nel quale il Venezuela si trova, appoggiata da una significativo numero di capi di stato che superano i novanta paesi.
Le nazioni dell'ALBA e della CELAC, hanno elaborato un documento in solidarietà con il nostro paese, che oggi è sottoposto ai più duri attacchi dall'esterno, soprattutto da parte dei paesi alleati del governo statunitense.
Non è certamente nuova la linea politica adottata dal presidente “gringo”, come non lo era quella dei suoi predecessori Clinton, Bush e ora Obama, il quale continua una linea politica dal carattere imperialista che ha avuto come conseguenza l'invasione di 72 stati da parte degli Stati Uniti d'America portandoli a espandersi e a controllare le risorse energetiche di ogni stato, così da mantenere il proprio sistema sociale; caratterizzato da un gran consumo di energia elettrica che supera il consumo di tutta la popolazione del pianeta. Ma questi non cercano solo di impossessarsi di tutte le risorse naturali; la minaccia di intervenire militarmente in Venezuela ha a che vedere con l'influenza che ha il nostro paese nel mondo e i cambiamenti creati nelle relazioni internazionali, che hanno indebolito l'influenza della potenza gringa.

Il progetto di sovranità nazionale come un azione antimperialista. Tutto ciò che significhi la liberazione dei nostri popoli, il suo sviluppo indipendente e la costruzione di società più giuste orientate verso la ricerca di un nuovo sistema economico e sociale che rompa gli schemi del gran capitale, sono oggetto di accuse e cospirazioni per fermare l'ampliamento di questo processo, nascente, trasformatore, diretto verso la rottura del sistema neo coloniale.
Si tratta nell'attualità di un avvenire civilizzatore, un cambio d'epoca, definito dentro le lotte contro la cultura del dominio che mira verso alla nascita di un mondo multipolare, che si approccia verso modi di produzione dal carattere sociale, indebolendo la logica del gran capitale, che produce ogni volta maggiori disuguaglianze oltre a togliere alla gran maggioranza delle persone i diritti fondamentali per la vita.
Il movimento per la sovranità e l'indipendenza agli albori del XXI secolo, iniziato dal Comandante Chavez da presidente della Repubblica ebbe risonanza nel contesto latinoamericano.
Sfidare il gigante del mondo, fu un azzardo
che ha avuto il merito di aver acceso l'idea di libertà nell'ambito globale ed è diventato un concetto di riferimento a livello planetario.
In diversi continenti, emergono esigenze considerate una novità nei movimenti sociali; si esige maggiore giustizia e democrazia in ogni paese, sulla base del pensiero di Chavez. Al presidente Obama rimangono due opzioni: o continuare con il progetto di invadere il Venezuela, mettendo a rischio la pace mondiale o rettificare e derogare il decreto dove si considera il nostro paese una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti.


Traduzione da Correo de Orinoco di Bryan

venerdì 27 febbraio 2015

Basta con le menzogne sul Venezuela del Corriere della sera, RAI,.....comunicato Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la Repubblica Italiana


       

VENEZUELA DENUNCIA COLPO DI STATO E INGERENZA IMPERIALISTA  

L’11 e 12 febbraio 2015 è stato sventato e smontato un nuovo ATTENTATO GOLPISTA CONTRO LA DEMOCRAZIA E LA STABILITÀ GENERALE DELLA PATRIA. Hanno cercato di utilizzare un gruppo di militari attivi e in pensione dell’Aviazione militare e altri componenti della Forza Armata Nazionale Bolivariana per bombardare e attentare contro  obbiettivi strategici, anche civili, quali le sedi del Potere Esecutivo, Legislativo e Giudiziale e di alcuni mezzi di comunicazione. I golpisti hanno chiamato questo piano “Operazione Gericò”. Esso rappresenta una derivazione o rimanenza di un azione simile anche sventata a marzo del 2014.  
Ancora una volta, grazie all’intervento congiunto dei giovani militari della Patria, della gioventù dei barrios, degli organi d’intelligence, controspionaggio e sicurezza, si è riusciti a seguire le tracce di quest’attentato golpista e a smontarlo per tempo.  
Tra la sera dell’11 febbraio e il mattino del 12 febbraio, sono stati arrestati alcuni importanti implicati. Le ricerche  continuano per individuare il resto delle persone coinvolte, anche la volta scorsa. 

  
VENEZUELA SOTTO ASSEDIO  

La Repubblica Bolivariana del Venezuela,  già nel 2014, ha denunciato un attacco incostituzionale da parte della destra venezuelana e di attori esteri che cercano di rovesciare il Governo costituzionale e democraticamente eletto nel paese. Le violente aggressioni contro la democrazia venezuelana provengono da alcuni settori della destra radicale e violenta che ha per obbiettivo minacciare e rovesciare la stabilità del sistema democratico, cercando di imporre piani di destabilizzazione volti a disconoscere la volontà della maggioranza popolare, ratificata a favore del processo Bolivariano nelle diverse elezioni degli ultimi 15 anni. 

"L’Uscita" -  23 gennaio 2014  

Il 31 ottobre 2013 Leopoldo López, assieme ai terroristi José Colina Pulido e Germán Valera López, pianificava attentati contro  le sedi diplomatiche della Colombia e della Spagna. Durante il cosiddetto ”Arepazo”, da Miami dichiarava che era necessario “anticipare l’uscita del governo....e che Nicolás Maduro deve lasciare il prima possibile la Presidenza del Venezuela…come possiamo aspettare altri sei anni, come possiamo aspettare altri sei anni....non possiamo avere un comportamento in linea con un sistema democratico”. 

Dal 23 gennaio 2014 è stato avviato il piano oppositore denominato “L’uscita”, espressione che si riferisce alle dimissioni forzate del Presidente Nicolás Maduro e al rovesciamento del suo Governo attraverso l’organizzazione di manifestazioni “pacifiche” che, diventate di fatto violente, con un saldo doloroso di morti e feriti, hanno generato un ambiente di paura e tensione costante tra la popolazione di alcune regioni e municipi del paese, soprattutto quelli controllati da governatori e autorità locali contrarie al Governo Bolivariano. Uno dei leader che ha promosso il piano “Uscita” è stato proprio Leopoldo López, dirigente del partito Volontà Popolare, che attraverso i social network ha dichiarato: “Consideriamo la necessità di un’uscita dal disastro, un’uscita che richiede la costruzione di una forza popolare  attiva nelle piazze. Ci vediamo nelle piazze del Venezuela”  aggiungendo “il paese si avvicina all’Uscita e al cambiamento”. 
 Le basi del piano si evincono dalle alcune dichiarazioni degli oppositori López e Machado.  

I venezuelani sono tenuti ad esigere l’uscita di un governo corrotto”.  

“...lotteremo con forza e fede per far sì che il Venezuela possa realizzare il cambiamento che i venezuelani meritano”. 

  Questi appelli sono stati raccolti da diversi dirigenti, settori politici della destra venezuelana e movimenti studenteschi delle Università private, i quali il 12 febbraio 2014 hanno avviato un piano di destabilizzazione e azione violenta denominato “La Guarimba”, proprio in occasione della ricorrenza del Bicentenario della Battaglia della Vittoria e la Giornata della Gioventù.  
Il saldo tragico di tale azione, realizzata da diversi gruppi violenti, è stato di 43 morti, centinaia di feriti e  incalcolabili danni materiali al patrimonio pubblico e privato.  
I fatti violenti propiziati da questi settori dell’opposizione ultraradicale sono stati distorti e manipolati dalle grandi corporazioni private dei media nazionali ed internazionali, che li hanno presentanti come manifestazioni “pacifiche” ingiustamente represse dal governo venezuelano, i cui legittimi interventi, attraverso gli ufficiali dell’ordine pubblico, volti a tutelare la proprietà, la vita della maggioranza della popolazione e la pace del paese, non si realizzarono attraverso un uso proporzionale della forza ma per mezzo di atti di presunta violazione massiva dei diritti umani di manifestanti presumibilmente pacifici.   
Prima, durante e dopo la fallita escalation di violenza,  il presidente Nicolás Maduro ha fatto appello, in modo permanente e sincero, al dialogo, alla pace e alla comprensione, promuovendo anche la partecipazione dell’UNASUR nella organizzazione di un tavolo di dialogo cui furono convocati tutti gli attori coinvolti, incontro che fu trasmesso per radio e televisione a livello nazionale. 

Tuttavia a tale impegno di dialogo vennero imposte delle condizioni e mostrato un disinteresse nel perseguimento degli accordi presi. Questo richiamo al dialogo è stato disprezzato dalla opposizione venezuelana, che ha agito su propria iniziativa per non seguire il quadro della Costituzione Nazionale e delle leggi. L’opposizione politica in generale preferì proseguire con le sue azioni di destabilizzazione e di colpo di stato continuato, promuovendo il disconoscimento delle autorità legittimamente costituite  con il sostegno del Governo degli Stati Uniti e di alcuni alleati europei, con l’obiettivo di rovesciare il governo venezuelano. 


  Guerra Economica  


A fronte del fallimento della violenza delle Guarimbas, l’opposizione e alcune componenti della borghesia industriale e commerciale hanno scatenato una guerra economica contro il popolo venezuelano, per cercare di creare un clima di insoddisfazione che provocasse, nei settori popolari, il ripudio al Governo del Presidente Nicolás Maduro e, allo stesso tempo, una rivolta sociale; le principali armi usate sono state l’ accaparramento, la speculazione, il contrabbando e l’uso delle grandi corporazioni dei media, privando il popolo venezuelano dei principali prodotti alimentari e igienici. Tale azione, ancora in corso, è stata sventata dal Governo Bolivariano, il quale ha impiegato ingenti sforzi per frenare una guerra contro l’economia che vuole colpire direttamente il popolo venezuelano nella sua coscienza, nel suo spirito e a livello morale.   Durante questi mesi,  il Governo Bolivariano è riuscito a disattivare numerose azioni di violenza, sproviggionamento, usura, accaparramento;  tuttavia, le azioni di colpo di stato sussistono.  

 Operazione Gericó  

 Questa operazione è stata concepita sul piano militare, attraverso il coinvolgimento di un gruppo di ufficiali della Forza Armata Nazionale Bolivariana con vincoli politici anche a governi esteri,  per provocare un fatto violento contro il Presidente della Repubblica, contro alcune delle principali istituzioni dello Stato e contro la popolazione civile disarmata. Il nuovo piano golpista, denominato dagli autori “Operazione Gerico” è stato ideato da alcuni settori della destra radicale venezuelana, i quali hanno offerto soldi e una serie di benefici ai militari che avrebbero partecipato nell’azione, tra cui un visto per entrare negli Stati Uniti, svelando così il sostegno di questa nazione ai golpisti (civili e militari).    In particolare, l’ 11 e 12 febbraio 2015, proprio a un anno dalla cosiddetta “Uscita”,  diversi leader dell’opposizione hanno sottoscritto un documento denominato “APELLO AI VENEZUELANI A UN ACCORDO NAZIONALE PER LA TRANSIZIONE”. Il documento è stato firmato dai portavoce dell’opposizione politica della destra radicale venezuelana María Corina Machado, Antonio Ledezma e Leopoldo López, come possibili membri di una Giunta di Governo che rivela l’intenzione di rovesciare il Governo del presidente Nicolás Maduro Moros.
   
Da dove viene il golpe continuato: l’Ufficio delle Iniziative per la Transizione (UIT) degli USA in Venezuela.  

 Nel mese di agosto 2004 (mese del referendum per la revoca del Presidente Chávez) il governo degli Stati Uniti nominò William Brownfield come  Ambasciatore in Venezuela. Secondo il sito web Wikileaks, l’Ambasciatore Brownfield aveva la missione di elaborare un piano a lungo termine per rovesciare il chavismo. In una comunicazione datata 09 novembre 2006, l’Ambasciatore Brownfield ricorda a Washington le linee guida stabilite due anni prima (nel 2004):  

 Un piano di cinque punti contro il Governo Bolivariano:  
1. Rafforzare le istituzioni democratiche
 2. Infiltrarsi nelle basi della politica di Chávez
 3. Dividere il Chavismo 
4. Proteggere gli affari di vitale importanza per gli Stati Uniti 
5. Isolare  Chávez a livello internazionale.  

L’ UIT in Venezuela è stato “chiuso” nel 2010,  ma le sue funzioni sono state trasferite all’Ufficio per l’America Latina e i Caraibi dell’USAID. Quindi l’ UIT, creato per promuovere una transizione in Venezuela,  continua a lavorare per rovesciare il Governo Bolivariano.  

 Numerose dichiarazioni di politici dell’opposizione al Governo venezuelano riflettono una chiara posizione a favore di un cambio di governo, al margine della normativa costituzionale vigente, incluso chiedendo alla Forza Armata Nazionale Bolivariana di alterare il filo costituzionale nel paese; lo stesso si evince anche nel comunicato di un’organizzazione di venezuelani negli Stati Uniti che ha chiesto di “essere liberata dal giogo della mafia totalitaria che esercita il potere e ha portato il Venezuela alla rovina”, o nelle dichiarazioni rilasciate da un socio maggioritario del giornale “El Nacional”, pubblicate lo stesso giorno in cui era previsto l’attentato golpista: “In Venezuela si andrà al voto nel 2018, ma la situazione è cosi catastrofica, il malcontento è cosi grande in tutti i settori, incluso nel chavismo e nelle Forze Armate, che può succedere qualsiasi cosa”.  
       
Denuncia dell’Alto Comando Politico-Militare della Rivoluzione contro il tentativo di assassinio del Presidente Nicolás Maduro 

  Il 27 maggio 2014, l’Alto Comando Politico-Militare della Rivoluzione ha presentato una serie di prove consistenti in messaggi di posta elettronica scambiati tra la Sig.ra Maria Corina Machado e il Sig. Gustavo Tarre, ex deputato di COPEI, in cui si evidenzia che l’Ambasciatore statunitense in Colombia, Kevin Witaker, ha confermato il proprio sostegno alla cospirazione e ha indicato i lineamenti per continuare il piano. La Sig.ra Maria Corina Machado scrive: “Ho deciso che questa lotta durerà fino a quando il regime se ne andrà e potremo fare felici i nostri amici sparsi nel mondo. Sono andata a San Cristobal e mi sono esposta davanti all’OEA: non ho paura di nessuno; anche Kevin Witakermi ha riconfermato il suo sostegno e indicato le prossime azioni. Abbiamo dei sostegni più forti di quelli del regime  per rompere gli anelli di sicurezza”.  
A prova di questo fatto, è stato scoperto che il 27 gennaio 2015 il Capitano di Corvetta Leamsy  Salazar, che faceva parte anche di uno degli anelli di sicurezza del Presidente Chávez, ha disertato dalle FANB e ha dichiarato, davanti ad un tribunale degli Stati Uniti, in qualità di testimone protetto,  che il Governo Bolivariano è un Narco-Stato, accusando il presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, di essere il capo del Cartello della Droga. Tale denuncia acquista notevole rilevanza nel piano cospirativo se si considera  che l’Ambasciatore William Brownfield,  nell’anno 2004, aveva elaborato il “piano dei Cinque” per rovesciare il Chavismo, oltre ad essere Ambasciatore in Colombia durante il periodo (2007-2010), e  oggi  Segretario Aggiunto degli Stati Uniti nel settore Narcotici e Sicurezza Internazionale.   Nelle altre mail presentate come prova dall’Alto Comando Politico-Militare della Rivoluzione, si evidenziano le relazioni tra l’opposizione venezuelana il governo statunitense per la promozione e applicazione delle Sanzioni contro il Venezuela. Pedro Burelli scrive una email a Diego Arria in cui afferma: “mi hai chiesto un’opinione sulla risoluzione di Maria Corina Machado e credo sia quella la posizione. Vogliamo tutto e andiamo contro tutti. Abbiamo il dipartimento e l’Ambasciata,  e adesso arrivano le sanzioni dal senato”.  
E’ importante evidenziare la stretta relazione dell’opposizione venezuelana con i parlamentari cubano-americani Marco Rubio, Ilian Ros Lethinen e Mario Diaz Balart, che hanno promosso le sanzioni contro il Venezuela. Ad esempio, il giorno in cui Ilian Ros Lethinen e Mario Diaz Balart hanno annunciato ufficialmente che avrebbero introdotto questo progetto di legge, sono stati accompagnati da Gisela Parra, rappresentante della MUO a Miami e da Luigi Baria, Sindaco della città Doral al sud della Florida, grande oppositore del Governo venezuelano.

Tutti questi elementi, sono una chiara evidenza di un piano di golpe continuo in Venezuela da parte dei settori destabilizzatori, che hanno come fermo obbiettivo violare l’ordine costituzionale del paese.   
Oltre alla situazione creata nel paese da questi gruppi di destra, si osserva una marcata partecipazione e un constante intervento del Governo degli Stati Uniti d’America negli affari interni del paese. I principali rappresentanti governativi statunitensi, infatti, hanno il compito di emettere giudizi sproporzionati ed errati sulla situazione del Governo del presidente Nicolás Maduro Moros, con l’obiettivo di creare una matrice d’opinione internazionale che giustifichi il Colpo di Stato, l’intervento straniero e la cosiddetta “transizione pacifica” verso la democrazia.   
Il Governo degli USA, ostentando la sua presunta egemonia, ha sistematicamente infranto l'obbligo internazionale di non - ingererenza negli affari interni del Venezuela, sviluppando una linea d’ azione dichiarativa e legislativa finalizzata a screditare e minare il governo bolivariano del presidente Nicolas Maduro e le istituzioni democratiche venezuelane, e quindi sovvertire il sistema partecipativo e protagonistico costituzionalmente   In effetti, il Governo statunitense, attraverso dichiarazioni ufficiali, ha portato avanti, dal 2014,un comportamento perverso volto a screditare pubblicamente le politiche sviluppate dal governo venezuelano per affrontare la crisi promossa dall’ultra destra politica venezuelana.  
Lo stesso presidente Barack Obama ha riconfermato la strada intervenzionista lo scorso  5 maggio 2014 attraverso una  dichiarazione sulla rete televisiva Univisión:  
“Non è il Venezuela che preoccupa gli Stati Uniti. L’emisfero intero ha osservato la violenza, le manifestazioni, la situazione con l’opposizione. La nostra percezione  generale è che la scelta dei propri leader attraverso elezioni legittime spetti al popolo venezuelano. Il nostro approccio in tutto l’emisfero non è ideologico.  Non fa capo alla guerra fredda. Si basa su alcuni principi fondamentali come i diritti umani, la democrazia, la libertà di stampa e la libertà di associazione. Tutto questo avviene? Viene rispettato? Alcune segnalazioni dimostrano che questi principi non sono stati rispettati dopo  le elezioni. E credo che il nostro unico interesse in questo momento sia assicurarci che il popolo del Venezuela possa determinare il proprio destino, libero dalle pratiche da cui  l’emisfero intero si è allontanato. In Centro e Sudamerica abbiamo assistito ad una delle più grandi storie di sviluppo, ed essa è radicata in quel grande cambiamento verso la democrazia e la libertà. Lo vediamo qui, in Messico, dove si è verificata una transizione pacifica da un partito all’altro dopo le elezioni;  l’abbiamo visto in Colombia, Cile, Peru. Credo che il popolo venezuelano voglia lo stesso”. 

Il Segretario di Stato, Jhon Kerry, il 21 maggio 2014 travisa situazioni specifiche di violenza accadute in Venezuela definendole manifestazioni pacifiche, insistendo sulla falsa violazione dei diritti politici nel nostro paese e chiedendo persino la liberazione di personaggi che hanno promosso atti vandalici e criminali, giustificandoli con il fatto che "volevano solo esercitare il proprio diritto democratico di esprimere dissenso".  
Allo stesso modo, il vicepresidente americano, Joe Biden, in occasione di una visita in Brasile [16 e 17/06/2014] ha dichiarato apertamente che il governo USA crede si stia verificando un indebolimento delle istituzioni democratiche del Venezuela, che sta portando alla mancanza di democrazia e di garanzia dei diritti umani.   Il 30 luglio 2014 il Dipartimento di Stato ha imposto delle restrizioni alla concessione di visti per alcuni funzionari venezuelani, con il pretesto dell’esistenza di un’ intimidazione giudiziaria del dissenso politico venezuelano e di un uso eccessivo della forza nel controllo delle situazioni di violenza che, all’epoca, si stavano verificando in modo isolato in alcune zone urbane, e venivano definite come proteste pacifiche: l’obiettivo era garantire che i violatori dei diritti umani si rendessero responsabili.  
l Dipartimento di Stato, attraverso la sua portavoce, Jen Psaki, ha fornito e ribadito dichiarazioni a sostegno di false matrici di opinione sulla situazione economica nel nostro Paese, costruendo un’ipotesi di presunta criminalizzazione del dissenso politico venezuelano ed ovviando gli atti criminali e vandalici che alcuni leader politici della destra venezuelana hanno caldeggiato o promosso, direttamente e pubblicamente, essendo questa la vera ragione dei loro processi in corso.   Il 3 febbraio 2015, il Tenente Generale Vincent Stewart, Direttore dell’Agenzia d’Intelligence per la Difesa, ha dichiarato, in occasione di una Conferenza sulle Minacce nel Mondo che “il Presidente venezuelano Nicolás Maduro non ha risolto i fattori che hanno portato alle proteste contro il governo nel 2014, includendo un’economia insufficiente, la carenza  di   prodotti di prima necessità, il  mancato controllo dei crimini violenti e le tattiche autoritarie del governo contro l’opposizione politica. Anticipiamo che alcune organizzazioni studentesche e dell’opposizione politica realizzeranno proteste durante i mesi precedenti alle elezioni legislative del 2015. I dirigenti militari sono rimasti fedeli e continueranno a soffocare le proteste contro il governo. Anticipiamo che le forze di sicurezza utilizzeranno ancora tattiche di repressione per ristabilire l’ordine”.   E' inoltre importante ricordare che il governo degli Stati Uniti, nella sua Strategia per la sicurezza nazionale 2015, mantiene una linea d’opinione distorta sulla violazione dei diritti umani, la criminalizzazione del dissenso politico e il divieto 
alla libertà di espressione in Venezuela: ciò con l’aggravante di promuovere, come linea d’azione, il sostegno all'opposizione politica venezuelana per un cambiamento di regime costituzionale democratico,  partecipativo e protagonistico nel paese.   
In tal senso, il governo degli Stati Uniti non ha mai perso l’opportunità di mettere in discussione l'integrità del sistema di giustizia venezuelano, con particolare riferimento al processo giudiziario di Leopoldo López, uno dei principali promotori del piano “Uscita”.  
E’ opportuno ricordare che il governo statunitense ha mantenuto una linea di opinione travisata sui diritti umani in Venezuela e sulla presunta criminalizzazione della dissidenza politica. Le dichiarazioni del governo degli Stati Uniti appena riportate, oltre a quelle previamente indicate,  si  evidenziano in diversi comunicati e dichiarazioni del Dipartimento di Stato (30 luglio 2014 e 30 gennaio 2015) così come nelle dichiarazioni rilasciate dallo stesso presidente Barack Obama il 23 settembre 2014, a sostegno del Sig. Leopoldo López. Tutto questo viene fissato dal governo statunitense come espressione di una linea d’azione per il sostegno dell’opposizione politica venezuelana nella promozione di un cambiamento del  governo costituzionale, democratico, partecipativo e protagonico in Venezuela.  

STATI UNITI E  FINANZIAMENTO ALLA OPPOSIZIONE
Un altro elemento chiave che mostra l'ingerenza del governo statunitense è il costante sovvenzionamento dell’opposizione venezuelana. Sin dall'inizio della Rivoluzione Bolivariana, il governo degli Stati Uniti ha stanziato fondi del proprio bilancio per finanziare gruppi oppositori e ONG venezuelane, con il fine di destabilizzare e far cadere il governo bolivariano.  
In linea con il primo obiettivo del Piano dei cinque punti preparato dall’ambasciatore William Brownfield nel 2004, il governo degli Stati Uniti ha continuato a destinare risorse per "difendere e rafforzare le pratiche democratiche, le istituzioni e i valori che promuovono i diritti umani e la partecipazione della società civile ": ciò si traduce in una continua assistenza monetaria alle ONG  e alle fondazioni venezuelane.  
L'attuale bilancio degli Stati Uniti (ottobre 2014-ottobre 2015) destina un importo di $ 5 milioni di dollari all’azione in Venezuela, mentre nel bilancio per il prossimo anno (ottobre 2015-ottobre 2016) la dotazione è stata aumentata a 5 millioni e 500 mila  dollari.  
Tuttavia, per non  essere scoperti così facilmente, come accadde nel 2002, gli Stati Uniti al momento sembrano molto più discreti nel finanziamento di tali gruppi. Il nuovo metodo è quello di registrare le ONG dell'opposizione 
venezuelana come imprese negli Stati Uniti. Così, tali gruppi ricevono, senza problemi, fondi da alcune agenzie degli Stati Uniti e, a causa del loro carattere aziendale, posso anche essere subcontrattate da altre società statunitensi, facilitando cosi i trasferimenti monetari dalle Società degli Stati Uniti alle ONG.  
Tra le associazioni civili, fondazioni e ONG venezuelane registrate come aziende negli Stati Uniti, ci sono:  

1. Nueva Conciencia Nacional, 
 2. Fundación Futuro Presente, 
3. Humano y Libre, 
 4. Súmate,
  5. Asociación Civil Espacio Civil, 
6. Operación Libertad (registrata in Costa Rica), 
7. Mujer y Ciudadanía, 
 8. Ventana por la libertad y  
9. Asociación Civil Consorcio Desarrollo y Justicia. 

Molte di queste ONG hanno vincoli diretti con i piani di destabilizzazione  e di golpe nel paese. Ad esempio, Sumate e l’ Associazione civile Consorcio Desarrollo y Justicia, sono strettamente legate a Maria Corina Machado, direttamente coinvolta nell’attentato golpista del 12 febbraio 2015.  
Allo stesso modo, la fondazione Humano y Libre è guidata da Gustavo Tovar Arroyo, che organizzó nel 2010 l’incontro conosciuto come la Festa Messicana, che aveva come finalità addestrare alla destabilizzazione studenti leader di estrema destra venezuelana. Inoltre, la Fundación Humano y Libre  è quella che ha promosso la campagna SOS Venezuela sulle reti sociali.   Infone, la presidente dell’ ONG Nueva Conciencia Nacional, Tamara Sujú, è anche membro del Foro Penale Venezuelano. Secondo le denunce dell’ ex Ministro degli Interni, la Giustizia e la Pace, Rodríguez Torrez, la signora Sujú ha partecipato ad un incontro di ONG ad aprile 2012, in cui sarebbero state pianificate le operazioni di piazza volte a rovesciare il Governo del presidente Hugo Chávez.  
Un’altro elemento importante da considerare, e che in qualche modo lascia allo scoperto l’ intenzionalità del Governo degli Stati Uniti nel suo stanziamento di risorse nei vari paesi del mondo come parte del suo “aiuto internazionale”, è che secondo il Presidente Barak Obama l’utilizzo di queste risorse in diversi paesi evita che gli USA debbano fare uso delle proprie forze militari.  
Obama, durante un’intervista rilasciata lo scorso 9 febbraio 2015 al portale web di notizie statunitense Vox.com, ha dichiarato : (http://www.vox.com/2015/2/9/8008567/sentences-interview-obama)  
“Credo che la domanda piú interessante è se lei osserva o meno la nostra assistenza a livello internazionale come strumento per la nostra sicurezza nazionale, e non semplicemente come azione di carità.Se lei abbina il nostro budget per la difesa con quello diplomatico e il nostro budget di aiuti internazionali, in quella combinazione esistono tante altre cose che dovremmo fare. Per esempio, si tratterebbe di aiutare Honduras e Guatemala a ricostruire effettivamente il loro sistema di giustizia penale, le forze di polizia così come i sistemi economici per la creazione effettiva di posti di lavoro”.  

LA GUERRA MEDIATICA CONTRO IL VENEZUELA  

Da quando Hugo Chávez annunció, nel 1998, la sua candidatura alla presidenza associata ad un programma di discontinuità con il passato, la cui bandiera era la lotta contro la povertà (stimata allora al 49% della popolazione), la giustizia sociale e l’inclusione, da subito ebbe inizio una campagna politico- mediatica a livello internazionale, orientata a creare la “paura di Chávez”  nella popolazione venezuelana.  
Quest’operazione psicologica, avviata su un popolo che appena nove anni prima aveva vissuto  la ribellione popolare nota come il Caracazo, si basava sull’idea che una scelta “sbagliata” avrebbe potuto portare il paese a una fase di auto-punizione, in cui si sarebbero violate le libertà politiche, sociali ed economiche, al punto di presagire la scomparsa di beni personali quali case e automobili. Tale operazione venne sconfitta dal popolo attraverso le elezioni del 1998.   Tuttavia, nonostante la perdita del suo leader principale, 16 anni dopo la prima vittoria elettorale della Rivoluzione il processo bolivariano mantiene la legittimità del potere politico. L’insieme di bugie e distorsioni continua, anzi, negli ultimi mesi (2014 - 2015) alla già tradizionale campagna di vessazione mediatica è stato aggiunta anche una dura guerra economica, oltre alle azioni politiche e alle minacce dirette da parte del governo degli Stati Uniti.  
Traendo vantaggio dall’abitudine che tradizionalmente gli inventari nella distribuzione di alimenti sono inferiori nei primi giorni dell'anno, i media privati, venezuelani e di tutto il mondo, hanno mostrato ogni giorno lunghe code nei supermercati che, secondo loro, preannunciavano la fine del modello Chavista e del socialismo in Venezuela, dando colpa alla  Rivoluzione per avere provocato una carestia nel paese con le maggiori riserve di petrolio al mondo. Gli stessi media sono rimasti in attesa di immagini di violenza, saccheggi e repressione, offerte anteriormente da rappresentanti politici dell’opposizione e pronosticate dall’ agenzia Stratfor, con l’approvazione degli Stati Uniti.

Il 26 gennaio, il New York Times, quotidiano influente, dedica il suo editoriale al Venezuela. Nel documento, intitolato "Maduro nel suo Labirinto", sviluppa le matrici di persecuzione, incompetenza e mancanza di libertà di espressione tanto ripetute in tutto il  mondo e sulle quali il Congresso degli Stati Uniti ha sollevato il caso Venezuela. L’articolo descrive il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela come “l'uomo alla guida della nazione con le più grandi riserve di petrolio, che ha girato il mondo per pregare di ricevere aiuti economici”.  

L’ editoriale del New York Times non trascura i suoi complici all'interno del paese e mette in risalto la figura del signor Leopoldo López. Definisce, inoltre, come assurde e infondate, le accuse contro la signora María Corina Machado, legittimamente accusata dal Governo di essere parte di un complotto per uccidere il presidente Maduro.  

Il giorno dopo, con una classica mossa di inoculazione velenosa, il giornale spagnolo ABC, (per mano del suo corrispondente a Washington Emili J.Blasco), rivive l’ apatica  campagna mediatica che coinvolge funzionari venezuelani nel traffico di droga. Questa matrice di scredito, ripetutamente smentita, all’inizio coinvolse anche  il Comandante Chávez (nell’ aprile 2012) come strategia per arrestare il sostegno internazionale ricevuto dalla Rivoluzione Bolivariana.  

Questa volta il giornale ABC agisce come riattivatore delle matrici d’opinione contro il Venezuela, accusando il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Deputato Diosdado Cabello, di narcotreffico. La finalità reale non è altro che quella di distruggere la relazione politica Maduro-Cabello.  
Anche se a gennaio il Colpo di Stato "annunciato" da Stratfor non si è verificato, il tentativo di destabilizzazione continua. L'urgenza che hanno i media oppositori di propinare nuovi “golpes” mediatici e ottenere dichiarazioni da portavoci internazionali, soprattutto negli Stati Uniti, è continuo e vergognoso.  

Come dimostrato, nella politica americana e nell’opinione pubblica vengono create le condizioni per mostrare il governo venezuelano come un violatore dei diritti umani, sulla base della bugia, ripetuta mille volte sui media, secondo cui negli episodi di violenza del 2014, dei quali fu protagonista la destra venezuelana, denominati "L’Uscita” e che provocarono distruzione e morte nel paese, la vittima sarebbe la "dissidenza politica" e il carnefice il governo democratico del Venezuela.  

L’INGERENZA GIURIDICA: LEGGE PER LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI E DELLA SOCIETÀ CIVILE IN VENEZUELA  

E’ doveroso fare riferimento anche alla famosa"Legge per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e della società civile in Venezuela ", approvata dal Congresso e promulgata dal presidente Barack Obama nel mese di dicembre 
2014. Tale "legge", di natura eminentemente interventista, trova sostegno nella convinzione del governo statunitense che il governo bolivariano stia violando i diritti umani per far rispettare la legge e mantenere la pace e la sicurezza di tutti i venezuelani, anche quando questo significhi impedire che fazioni violente pagate dalla destra venezuelana commettano atti di vandalismo e azioni criminali.  
Durante l’ iter parlamentare di tale legge, il governo degli Stati Uniti d'America ha dichiarato, davanti al Congresso, che le sanzioni previste all’interno di essa favoriscono le richieste dell’opposizione politica venezuelana.   
La legge impone, contro gli interessi del Venezuela, sanzioni unilaterali non autorizzate dal diritto internazionale che, secondo la dottrina internazionalistica contemporanea, basata sulla recente giurisprudenza della Corte Internazionale di Giustizia e degli organi del sistema delle Nazioni Unite, costituiscono una violazione del principio fondamentale di non ingerenza negli affari interni di un altro stato, sancito come obbligo universale di diritto internazionale che disciplina le relazioni internazionali tra gli Stati, al fine di garantire la pace e la sicurezza internazionale.  
Inoltre, tale legge vuole costringere il governo bolivariano del Venezuela, attraverso un "attacco mirato"agli interessi patrimoniali di cittadini venezuelani sommariamente e segretamente segnalati dal Dipartimento di Stato (organo del potere esecutivo),a realizzare azioni di confisca in violazione dei diritti fondamentali riconosciuti dal mondo civilizzato. 

CONDANNA INTERNAZIONALE CONTRO L’INGERENZA DEGLI STATI UNITI  

Le azioni ingerensiste del governo degli Stati Uniti d'America sono state riconosciute e fortemente condannate dal G77 e dalla Cina, dal Movimento dei Paesi Non Allineati(MNOAL), dagli Stati dell'America Latina e dei Caraibi ragruppati nel MERCOSUR, ALBA-TCP e UNASUR, così come da diversi governi nazionali, personalità e movimenti sociali, e numerosi sono stati gli appelli al Governo degli Stati Uniti a rispettare, nel suo rapporto con i paesi dell'America Latina e dei Caraibi, l'impegno di non intervenire, direttamente o indirettamente, negli affari interni di un altro Stato e di osservare i principi di sovranità nazionale, parità di diritti e libera determinazione dei popoli (CELAC), evitando di imporre sanzioni unilaterali che vanno contro il principio di non intervento negli affari interni di altri Stati (UNASUR e MERCOSUR).  
Tuttavia, il governo degli Stati Uniti ha ignorato gli appelli degli organismi internazionali e di almeno altri 134 Stati membri delle Nazioni Unite, che hanno più volte ricordato e ribadito l‘osservanza del diritto internazionale, il rifiuto di misure punitive contro funzionari del governo venezuelano, evidenziati ancora una volta dalle organizzazioni regionali di cui sopra, mettendo in evidenza il 
pronunciamento della comunità internazionale attraverso il MNOAL, che ha invitato "ad abrogare tali misure  coercitive ed illegali che danneggiano lo spirito di dialogo e di comprensione politica tra il Venezuela e gli Stati Uniti d'America”.
  
NORMATIVA INTERNAZIONALE SULLA NON INGERENZA NEGLI AFFARI INTERNI DEGLI STATI VIOLATA DAL GOVERNO DEGLI STATI UNITI. 

 Il comma 7 dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite stabilisce come principio fondamentale, che regola l’operato sia dell’Organizzazione che dei suoi paesi membri, l’obbligo di non intervenire negli affari che appartengono sostanzialmente alla giurisdizione interna degli Stati. Tale principio viene ripreso in pieno nella “Dichiarazione sui Principi di Diritto Internazionale relativi alle Relazioni di Amicizia e Cooperazione tra gli Stati, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite” (Risoluzione dell’Assemblea  Generale dell’ ONU N° 2625 (XXV) del 24 ottobre 1970), che stabilisce quanto segue:  

“Nessuno Stato o gruppo di Stati ha il diritto di intervenire, direttamente o indirettamente, per qualunque ragione, nelle questioni interne o esterne di un altro Stato. Di conseguenza, non solo l’intervento armato, ma anche ogni altra forma di ingerenza o di minaccia, diretta contro la personalità di uno Stato o contro le sue strutture politiche, economiche e culturali, sono contrarie al diritto internazionale”.

  Allo stesso modo, l’articolo 3 (e) della Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani stabilisce, come dovere di tutti i membri dell’organizzazione, “l’obbligo di non intervenire negli affari di altri Stati”, e nell’articolo 19 della stessa Carta dispone espressamente che:

  
“Nessuno Stato o gruppo di Stati ha il diritto di intervenire, direttamente o indirettamente, per qualunque ragione, nelle questioni interne o esterne di un altro Stato. Di conseguenza, non solo l’intervento armato, ma anche ogni altra forma di ingerenza o di minaccia, diretta contro la personalità di uno Stato o contro le sue strutture politiche, economiche e culturali, sono contrarie al diritto internazionale”. 

 La codifica normativa di tale principio rende indubitabile la sua applicazione in tutti i paesi della regione, con il fine di mantenere delle buone relazioni necessarie a garantire la pace e la sicurezza .  

 Un’altra manifestazione del fatto che tale principio universale costituisce una consuetudine emisferica, praticata con pieno obbligo da tutti i paesi della regione Americana, può essere rinvenuta al paragrafo 23 della Dichiarazione di Caracas del 2 e 3 dicembre 2011, sottoscritta dal Vertice della Comunità degli Stati dell'America Latina e dei Caraibi(CELAC) , in cui tale organismo politico e di integrazione riconosce come propri valori e principi guida il rispetto della sovranità, il rispetto dell'integrità territoriale e la non interferenza negli affari interni dei paesi.

  
 Tale posizione è stata successivamente confermata anche nella Dichiarazione Speciale sulla Democrazia e l’Ordine Costituzionale nella Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) del 3 dicembre 2011, che riporta quanto segue:  
"Ratifichiamo che la vigenza dello stato di diritto, il rispetto alle autorità legittimamente costituite come espressione della volontà sovrana dei popoli, la non ingerenza negli affari interni e la difesa delle istituzioni democratiche costituiscono elementi indispensabili per garantire la pace, la stabilità, la prosperità economica e la giustizia sociale ... " 

• Allo stesso modo, a livello regionale, l' Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), ha ribadito in più occasioni la convinzione degli Stati membri in relazione all'obbligo dell'intera comunità internazionale di rispettare il principio di non ingerenza negli affari interni e la sovranità degli Stati. Questo, al fine di mantenere la sicurezza regionale e la pace internazionale.  


 Nella Decisione per l’istituzione del Consiglio di Difesa sudamericano di UNASUR, del 16 dicembre 2008, l' Unione ha posto enfasi, all'articolo 3, su alcuni principi guida per la difesa sudamericana:  

̵ «(a)  Il rispetto incondizionato della sovranità, l'integrità territoriale, l'inviolabilità degli Stati, il non intervento negli affari interni e l'autodeterminazione dei popoli».  

̵ «(e) [...]La tutela della piena vigenza del Diritto Internazionale, oltre ai principi e le norme contenuti nella Carta delle Nazioni Unite, nella Carta dell'Organizzazione degli Stati Americani e nel Trattato Istituitivo dell’ UNASUR». 
̵ « (m)[...]La riaffermazione della convivenza pacifica dei popoli, il rispetto dei sistemi democratici di governo e la loro tutela, in materia di difesa, contro minacce o azioni esterne o interne, nel quadro della legislazione nazionale ... » 
La Dichiarazione Congiunta a seguito della Riunione Speciale del Consiglio dei Capi di Stato dell'Unione delle Nazioni Sudamericane, del 28 Agosto 2009, ha posto nuovamente enfasi sul fatto che "Il pieno rispetto della sovranità, dell'integrità territoriale, dell'inviolabilità degli Stati, della non- interferenza negli affari interni e l'autodeterminazione costituiscono elementi essenziali per rafforzare l'integrazione regionale”, 
 e, in tale ottica, ha espresso "La volontà di consolidare in Sud America una zona di pace, come base per lo sviluppo integrale dei nostri popoli e per la conservazione delle risorse naturali, attraverso la prevenzione dei conflitti, la risoluzione pacifica delle controversie e l’astensione dalla minaccia o dall'uso della forza".  

PETIZIONE AI PAESI E ORGANISMI DEL MONDO 

Sulla base di quanto precede, il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela esorta la comunità internazionale a rifiutare e condannare fortemente l'ingerenza sistematica e continuata che il governo degli Stati Uniti d'America mette in atto nei nostri affari interni, in quanto essa viola i valori fondamentali della convivenza pacifica tra gli Stati, contravvenendo ad un diritto internazionale universale stabilito nella Carta delle Nazioni Unite. 

ANTONIO LEDEZMA

̵ Il 19 febbraio 2015 la Procura Generale del Venezuela ha chiesto al Tribunale penale la misura di custodia cautelare per Antonio Ledezma, Sindaco di Caracas, per il suo coinvolgimento nel tentato colpo di stato contro il governo costituzionale e democratico della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

̵ Gli ufficiali detenuti in occasione del tento golpe dello scorso febbraio lo indicano come punto di contatto tra alcuni funzionari dell’Ambasciata degli USA e altri militari che hanno partecipato al piano.

̵ Al tempo stesso, è stato segnalato dagli stessi ufficiali come ideatore del piano di bombardamenti che avrebbe dovuto colpire, da un aereo Tucano armato, il Palazzo del governo Nazionale, l’Assemblea Nazionale, il Consiglio Nazionale Elettorale, il canale televisivo Telesur e altre istituzioni rilevanti con sede nella città di Caracas.

̵ A questa indagine, aperta dalla Procura già nel primo trimestre 2014, si aggiungono gli indizi su di lui apportati da Lorenz Saleb, indagato per i fatti violenti accaduti in Venezuela tra febbraio e aprile 2014,  che causarono la morte di 43 persone.

̵ Va inoltre ricordato che Lorenz Saleb è stato consegnato alla giustizia venezuelana dal governo colombiano affinchè venisse giudicato per i medesimi fatti.

̵ A questo, la Procura venezuelana ha sommato la recente firma, da parte di  Antonio Ledezma, di un manifesto che incita alla ribellione e in cui si annuncia un governo di transizione. Il manifesto sarebbe stato firmato anche da  Leopoldo López e María Corina Machado, entrambi imputati dalla Procura come responsabili dei fatti violenti finalizzati a destabilizzare il governo democratico.

̵ Antonio Ledezma, al momento della detenzione, svolgeva l’incarico di Sindaco di Caracas.

̵ Ha partecipato attivamente al piano sovversivo chiamato “L’Uscita”, ideato da Leopoldo López e María Corina Machado, che prevedeva azioni di piazza violente e che ha provocato la morte di 43 venezuelani.

̵ Infine, è stato indicato come co-autore e co-organizzatore del piano ideato per assassinare di Leopoldo López, con la volontà di attribuire tale crimine al governo venezuelano per la caduta dello stesso.

Basta con le menzogne sul Venezuela del Corriere della sera RAI, ……comunicato  Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la Repubblica Italiana



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