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giovedì 7 dicembre 2017

USA:" L'istruzione, un contratto per servi della gleba"

info dal ventre del mostro :



Nel capitalismo tutto è merce, compresi i diritti fondamentali come l'educazione e la salute. Negli Stati Uniti, coloro che vogliono proseguire gli studi superiori e non sono (molto) ricchi devono contrarre prestiti esorbitanti: il costo di una laurea è di circa 80.000 dollari. Ne deriva, tra l'altro, un indebitamento che molti finiscono per non restituire, cadendo così, come i servi della gleba feudale, nelle mani dei loro creditori.

I prestiti contratti per l'istruzione superiore rappresentano, dopo i mutui per la casa, la maggior parte del debito degli statunitensi. Complessivamente 1,4 miliardi di dollari sono versati alle banche, un valore superiore al debito di tutte le carte di credito degli Stati Uniti e con più zeri rispetto al totale dei prestiti per automobili nel paese. Per decenni, la speculazione finanziaria ha scommesso sul debito degli studenti come se giocasse alla roulette: solo dal 2007 a questa parte, il "credito all'istruzione" è passato dall'1 al 5% del PIL degli Stati Uniti.

E così continua a crescere, insaziabile, insostenibile, incontrollato, come sempre cresce il capitalismo, anche se, ogni giorno, tremila statunitensi vanno in fallimento perché non possono pagare il debito accademico.

Ricordiamo che il costo di una laurea negli Stati Uniti è di circa 80.000 dollari e che, in media, gli ex studenti impiegano 20 anni per saldare questo debito. Nel contempo, incapace di fermare la crescita dei debiti dei lavoratori e il dimagrimento dei salari che permettono di pagare questi debiti, il capitalismo è stato incapace di risolvere ciò che, più che una crisi, è l'essenza della sua stessa natura.

In 19 Stati è stata riscoperta una sorta di oppressione feudale: ai debitori delle banche è vietato lavorare. In questi stati, l'insolvenza di un debito può comportare la revoca definitiva di ogni licenza professionale e persino della patente. Secondo il New York Times, infermieri e insegnanti sono tra i lavoratori più colpiti da queste leggi.
In alcuni di questi stati, come il Tennessee, i debitori devono persino pagare dando in mano agli istituti di credito la loro licenza professionale e prestarsi in modo permanente ad essi, in una edizione moderna della servitù della gleba. In tutti i casi, ai lavoratori che a causa di bassi salari, malattia, disoccupazione o della furbizia di qualche speculatore diventano inadempienti, può essere vietato di vendere la propria forza lavoro, trovandosi quindi impossibilitati a pagare il debito. Un difetto dei modi e delle condizioni imposte dai creditori.
È la trasformazione del sistema educativo in uno strumento di oppressione.

Inutile dire che non si pone una così tremenda spada di Damocle su tutti gli studenti dell'istruzione superiore, senza obiettivi politici più ampi.

 * Questo articolo è stato pubblicato su "Avante!" nº 2296, 30.11.2017


venerdì 1 dicembre 2017

Il socialismo è possibile


Riappropriarsi delle analisi di Marx, Lenin, Gramsci per liberarsi dallo sfruttamento
Il mese di novembre si è caratterizzato per l'anniversario dei 100 anni della Rivoluzione russa, la prima che ha capovolto i rapporti di forza e dimostrato che il capitalismo si può abbattere e che il proletariato può prendere e gestire il potere senza sfruttamento. Una rivoluzione che ha contribuito a fare grandi passi avanti al movimento operaio in tutti i paesi del mondo, anche in quelli che del perché non staremo qui ad analizzare, non hanno fatto la rivoluzione.
Oggi, a distanza di 100 anni, il movimento operaio e la classe lavoratrice sono ritornati ad una moderna forma di schiavitù. Ricatti e repressione hanno instaurato sui luoghi di lavoro il terrore di perdere l'occupazione, l'enorme esercito dei disoccupati offre la propria manodopera al maggiore ribasso. L'esempio più eclatante è quello di Almaviva. Un anno fa 1600 lavoratori che non accettavano un'ulteriore riduzione del salario sono stati licenziati, il più grande licenziamento collettivo, insieme alla comunicazione della chiusura della sede di Roma. Falso. La sede di Roma non solo non è stata chiusa, ma ha sempre funzionato con lavoratori pagati con contratti Co.co.co. Di fronte alla recente decisione del Tribunale del lavoro del reintegro di 150 lavoratori la risposta è stata: fra 5 giorni assunti a Catania!
E poi ci sono le delocalizzazioni. Gli industriali prendono contributi dal governo - sempre solerto a sostenere questa categoria - e poi se ne vanno all'estero; le imprese straniere - tanto apprezzate dai nostri governi per gli "investimenti" in Italia - per poi finire come la Bonetti di Garbagnate acquistata dagli indiani che la chiudono, nonostante sia un polo di eccellenza per la produzione di qualità ed economicamente in attivo - comprano e spostano o chiudono, lasciando i lavoratori italiani sulla strada, altro che "prima gli italiani" famoso slogan di Lega e dei fascisti, rivolto contro gli immigrati ma mai contro le svendite delle industrie alle multinazionali!
È notizia di questi giorni l'ennesima delocalizzazione, quella della Honeywell da Lanciano (Abruzzo) alla Slovacchia (dove gli incentivi pubblici sono ancora più alti e dove maggiore è la possibilità di sfruttamento): altri 420 operai più 100 dell'indotto a casa.
I vari governi non si sono mai occupati di questo sistema di trasferimento persino di quelle imprese che avevano ricevuto sovvenzioni statali, ma è più grave il fatto che l'argomento non sia mai stato oggetto di lotta da parte dei sindacati. I confederali, ovviamente per la loro politica di sostegno ai governi e di non disturbo ai padroni, ma non c'è stata neppure opposizione da parte dei sindacati di base né un lavoro per il rafforzamento di una rete a livello internazionale che garantisse i lavoratori sottopagati di quei paesi a loro volta sfruttati e messi in condizione di concorrenza con gli italiani.
Ma i lavoratori chiusi nella difesa del proprio piccolo spazio, presi dalle difficoltà economiche della quotidianità, delusi e amareggiati non riescono ad aprire il loro orizzonte politico, ad avere la consapevolezza - tantomeno la coscienza - che si può lavorare e vivere senza padroni e che il loro sfruttamento mira solo ad aumentare i loro profitti. È la conseguenza di anni e anni di una politica opportunista e revisionista, e quindi devastante sotto tutti gli aspetti, portata avanti dalla cosiddetta sinistra.
Borghesia, revisionisti, opportunisti di ogni specie sono terrorizzati dall'opportunità che si ritorni agli anni in cui lo slogan dei lavoratori era "facciamo come in Russia". E insistono nelle provocazioni e nelle campagne per diffamare il socialismo ed equiparare il comunismo alle bestialità del fascismo e del nazismo, peraltro distrutti proprio dalle forze comuniste. A questo riguardo si distingue l'Unione europea che da anni, dal memorandum anticomunista del 2005 insiste con risoluzioni del Parlamento europeo - tra le quali quella denominata "Coscienza europea e totalitarismo" - sulle quali si sono mossi paesi come Ungheria, Lettonia, Polonia, Lituania, Estonia, Ucraina per imporre misure anticomuniste con persecuzioni, bandi sulle attività dei partiti comunisti, divieto dell'uso dei simboli, azioni penali e condanne.
In quest'area la Nato ha creato 8 eserciti e si rafforza in seguito alle pericolose decisioni del 27° Vertice di Varsavia dello scorso anno, richiedendo un ulteriore incremento della spesa, fino al 2% del Pil, a tutti gli Stati membri. Anche l'UE rafforza la sua militarizzazione, stabilisce l'Esercito Europeo, il Quartier Generale Europeo, Forze d'Emergenza, l'Unione della Difesa Europea e il Fondo Europeo per la difesa.
È la società fatta a misura per i capitalisti, gestita dai loro governi e leader attraverso misure antipopolari che hanno l'unico obiettivo quello di aumentare sempre più i propri profitti e per farlo calpestano qualsiasi diritto dei lavoratori, a partire da quello di sciopero, e non disdegnano di scatenare guerre imperialiste - i cui costi in continuo aumento (come il debito pubblico) sono scaricati sui lavoratori - per il controllo dei mercati, la rapina delle fonti energetiche e persino dell'acqua, delle rotte commerciali, di distruzione e impoverimento, imponenendo la dittatura della minoranza sulla maggioranza della popolazione. Un sistema economico-sociale che non è vincente.
Il movimento operaio deve collegare la sua lotta per la difesa del salario, dell'occupazione, della difesa dei diritti, con la lotta contro il capitalismo, l'imperialismo e i suoi piani di guerra.  Sono lontani i tempi in cui gli operai studiavano i testi classici di Marx, Lenin, Gramsci, eppure è doveroso riappropriarsene perché oggi, sebbene a distanza di 150 anni dalla pubblicazione del "Capitale", l'analisi di Marx che ha scritto per rafforzare la lotta politica della classe operaia e per il socialismo è pienamente attuale. È un'arma per conoscere la teoria del valore, del lavoro salariato, del plusvalore - e quindi dello sfruttamento -, l'organizzazione, il partito comunista e per potersi proiettare nella lotta di classe fino al rovesciamento del capitalismo.
Non si cambiano le condizioni aspettando l'arrivo di nuovi investitori, né facendosi attirare dalle promesse elettoraliste di partiti vecchi o "nuovi", e neppure credendo che nuove leggi elettorali garantiscano la "stabilità" per lo sviluppo. Nessun rinnovamento programmatico è in grado di eliminare le sofferenze della classe lavoratrice e delle masse popolari nell'ambito del capitalismo. Rimangono sempre la barbarie e la distruzione.

Tratto da




venerdì 27 ottobre 2017

58 °anniversario dalla morte di Camilo Cienfuegos: la forza e la passione del suo pensiero rivoluzionario

Il Signore dell’Avanguardia fu molto più che un capo militare che si distingueva nei combattimenti. Fidel, i suoi fratelli di lotta e il popolo cubano sapevano che assieme al suo coraggio di guerrigliero e al suo carisma personale c’erano la maturità e la forza delle sue idee.
Nacque il 6 febbraio 1932, all’Avanamorì il 28 ottobre 1959



L’immagine del leggendario Comandante Camilo Cienfuegos Gorriarán è ben conosciuta tra il popolo cubano. La sua vita e la sua opera si studiano nei testi scolatici, nella Storia di Cuba, e in questi  s’insiste sulla sua condizione di  partecipante alla spedizione del Granma, sulle sue missioni all’avanguardia delle prime forze dell’Esercito Ribelle, sul suo ruolo,  quando divenne uno dei primi a combattere nel piano, sui suoi compiti nella vittoria strategica contro l’offensiva nemica, nell’estate del 1958, e sulla sua guida al comando della colonna Antonio Maceo nell’Invasione a Occidente e, ovviamente, delle azioni per prendere  Yaguajay nei giorni finali della guerra.
Il Comandante Ernesto Che Guevara, evocando Camilo nel quinto anniversario della sua scomparsa disse: “ Quello che per noi -  quelli che ricordiamo Camilo come una cosa,  come un essere vivo – fu sempre maggiormente attraente, fu quello che attraeva anche tutto il popolo di Cuba, era il suo modo d’essere, il suo carattere, la sua allegria, la sua franchezza, la sua disposizione in ogni momento d’offrire la sua vita, correre i pericoli più grandi con una totale naturalezza, con una completa semplicità, senza la minima ostentazione del valore, della sapienza, essendo sempre il compagno di tutti, e anche se era già terminata la guerra, era indiscutibilmente il più brillante di tutti i guerriglieri”.
E reiterando la sua ammirazione per il compagno scomparso, il Che aggiunse: “Quel ‘vado bene?’ di Fidel, quando lo chiese a Camilo  nella Citta Militare, nei primi giorni  o il primo giorno del suo arrivo a L’Avana, non significa che Camilo era casualmente al suo fianco, non significa che fu una domanda casuale, ma era la domanda fatta ad un uomo che meritava la totale fiducia di Fidel, per il quale provava come forse nessuno di noi, una fiducia e una fede assolute”.
Più che un capo militare che spiccava, il Signore dell’Avanguardia -come lo chiamò il Che - fu molto più di un capo militare che si distingueva nei combattimenti.
Fidel, i suoi fratelli di lotta e il popolo cubano sapevano che, unito al suo valore come guerrigliero e al suo carisma personale, c’erano la maturità e la forza di un pensiero genuinamente rivoluzionario.
Camilo Cienfuegos  visse solo 301 giorni dopo il 1º  del 1959, ma la sua passione rivoluzionaria fu così grande che in questi 55 anni è stato ispirazione e forza dell’opera della Rivoluzione.
Dopo il trionfo rivoluzionario, l’attività di Camilo fu decisiva per rinforzare l’Esercito Ribelle, unire le volontà del popolo, unire le forze in appoggio alle leggi e alle misure della Rivoluzione, appoggiando il suo leader e per riaffermare definitivamente la presa del potere politico. Il suo continuo combattere nel breve tempo che visse nella patria liberata, ha marcato i cubani.
Nei primi giorni del trionfo, Camilo confessò:
“ Sono andato alla Rivoluzione perchè sapevo, ero molto cosciente che Cuba necessitava una Rivoluzione come questa, che Cuba necessitava non solamente la caduta del dittatore, ma che Cuba necessitava questa Rivoluzione che abbiamo oggi, perchè in Cuba un giorno ci sia giustizia sociale e perchè un giorno, che è questo che oggi stiamo vivendo, il popolo di Cuba viva con pieni diritti, e i cittadini di questa terra nostra non siano gli  uomini abusati, gli uomini sempre sfruttati”.

IL POPOLO IN UNIFORME

Le sue idee per la preparazione dell’esercito della Rivoluzione si scoprono quando afferma: “ La morale che ci ha portato al trionfo, la volontà che non ci è mancata nella lotta, l’ottimismo che ci ha stimolato nei momenti più difficili e gli ideali che hanno alimentato la guerra, sono elementi che useremo nella preparazione del nostro esercito, che è già tecnicamente ristrutturato, per garantire la sicurezza del popolo, e la sua preparazione influirà nella vita nazionale”.
Camilo sviluppò un intenso lavoro di chiarimento sull’Esercito Ribelle e la Rivoluzione cubana. Lui pronosticò il ruolo delle forze armate. Per questo stimolò la preparazione dei suoi membri e seppe prendere una scorciatoia con risposte sicure a determinate forze reazionarie che tentavano di confondere il popolo:
“Coloro che sperano che noi ci si dedichi alle caserme, sappiano che noi, gli uomini che vestiamo l’uniforme verde olivo della Rivoluzione, intendiamo che i lavori e i sacrifici non sono terminati il 1º gennaio, ma al contrario, che i sacrifici e i lavori per noi sono cominciati il Primo Gennaio”.
Il Signore dell’Vanguardia espose chiaramente il vero carattere delle Forze Armate  Rivoluzionarie e le funzioni che questa istituzione avrebbe seguito, differenziandola dagli eserciti precedenti.
“Questo –disse - è un esercito politico, e che s’intenda bene la parola politica, non la politica miserabile, la politica sporca, la politica meschina fatta in Cuba per più di 50 anni. Questo è un esercito idealista (di ideali),  che veglierà sugli interessi del popolo, che si metterà dove  si dovrà mettere, per evitare che l’immoralità, la scostumatezza, l’insolenza e il disonore cadano su tutti”.
Reiterando la sua convinzione che l’Esercito Ribelle era formato da uomini in uniforme usciti dal popolo, definì la vera essenza di questo esercito, capace di cambiare i suoi fucili con zappe per lavorare la terra.
“Siamo disposti, con la stessa uniforme, ad arare se sarà necessario, perchè Cuba cresca, perchè Cuba fiorisca, per far sì che la Riforma Agraria sia un fatto positivo, un esempio per i paesi fratelli, per uscire dalla miseria che abbiamo vissuto per più di cinquant’anni”.

L’UNITÀ, IL CAMMINO PER LE NUOVE VITTORIE

Lo studio del pensiero di Camilo permette  di confermare che i suoi maggiori sforzi erano incamminati a rinforzare l’unità di tutte le forze rivoluzionarie, soprattutto tra i membri dell’Esercito Ribelle e il popolo, con il fine d’assicurare la vittoria.
E lo espresse quando disse: “Gia non esistono  gruppi nell’Esercito Rivoluzionario, dobbiamo dimenticarci che apparteniamo a differenti fronti di battaglia, a distinte colonne e sotto il comando di distinti comandanti. Attualmente apparteniamo all’Esercito della Repubblica con un solo fronte, Cuba, e con una sola bandiera, la cubana”.
“(…) Tutti gli operai, tutti i lavoratori , tutte le diverse parti del popolo devono unirsi ogni giorno di più. È l’unità il trionfo. Nell’unità c’è il vero consolidamento della Rivoluzione e della libertà che oggi godiamo”.
Con le sue parole convocava sempre ad appoggiare la Rivoluzione e a unirsi in questo impegno, con la convinzione che questo popolo non si può dividere (…)
Come un fedele seguace di José Martí, chiamò  tutti i cubani a farsi guidare dal pensiero martiano:“Questo pensiero e queste idee martiane,  che sono quelle che hanno tracciato il cammino  per lanciarci in armi, queste idee che sono quelle che stanno dettando le leggi rivoluzionarie a favore del popolo”.

FRATELLI IN UNA CAUSA COMUNE

Camilo definì molto chiaramente che ci sono solo due campi in queste nostre terre, ci sono solamente due posizioni, ci sono solamente due strade: “Stiamo con la Rivoluzione o stiamo contro la Rivoluzione. E sappiamo che il popolo cubano sta con la Rivoluzione”.
I suoi concetti sulla difesa armata della Rivoluzione coincidevano pienamente con quelli di Fidel e Raúl. Per questo Camilo dedicò grandi sforzi all’idea di armare il popolo, e quel  pensiero si rivela con queste parole: “Il lavoratore vuole armi e noi, l’Esercito, daremo queste armi ai lavoratori. Armi contro i nemici di Cuba”.
“Gli operai vogliono istruzione militare e noi daremo a questi operai l’istruzione militare.  La daremo perchè il popolo e i lavoratori sono uguali ai soldati del nostro esercito. Perchè tutti siamo qui per difendere la causa comune”.
Inoltre intuì la disposizione del popolo di difendere la Rivoluzione, prevedendo che sarebbe accaduto il giorno in cui i nemici tentassero d’invadere Cuba.
“Noi sappiamo che questo giorno arriverà, e tutto il popolo con noi difenderà la Rivoluzione. Sapremo scavare nella stessa sabbia in cui sbarcheranno, le tombe dei mercenari che cercheranno di strapparci questa bella libertà che oggi vive la Repubblica libera di Cuba”.

VINCERE O MORIRE

Quando il traditore Huber Matos, come parte della campagna controrivoluzionaria, comminò la direzione della Rivoluzione, perchè dicesse sin dove sarebbe arrivata, Camilo nel suo discorso del 21 ottobre a Camagüey, accentuando il vero carattere del processo trionfante e qual’era la sua meta, s’incaricò di rispondergli:
“Non è necessario dire qui sin dove  Fidel Castro farà arrivare la Rivoluzione Cubana. Questa Rivoluzione andrà sino ai suoi limiti finali, questa Rivoluzione andrà sino alla sua meta tracciata, questa Rivoluzione come nei giorni della guerra ha sue sole strade, vincere o morire.  Perchè è bene che tutti i compagni sappiano che questa Rivoluzione non si fermerà di fronte a niente e  a nessuno. Sino a dove arriveremo, ci si chiede, e noi diciamo che con questa Rivoluzione arriveremo sino al finale  Andiamo a realizzare una vera giustizia sociale. Andiamo a togliere  i contadini e gli operai dalla miseria che li tiene sottomessi agli interessi mossi oggi dalle corde della controrivoluzione. La Rivoluzione cubana non si fermerà davanti a niente. Se dovremo arrivare alla luna con un nostro missile, la Rivoluzione Cubana andrà sino alla luna anche in un missile”.
Segnalando che la Riforma Agraria non si sarebbe fermata anche se avessero mobilitato grandi interessi dentro e fuori dal paese, Camilo riafferma la sua fiducia nel capo rivoluzionario, quando segnala:
“Ci sono uomini come Fidel Castro, che rappresenta l’Esercito Ribelle, che rappresenta il popolo e che è seguito da tutti noi, che non faranno un passo indietro  in nessuna legge rivoluzionaria che significhi un passo avanti e il progresso per il popolo”.
Il 26 ottobre del 1959, due giorni prima della sua scomparsa fisica, Camilo Cienfuegos fissò la forza delle sue idee quando nelle sue ultime parole dichiarò:
“ E che i nemici della Rivoluzione non pensino che ci fermeremo; che i nemici della Rivoluzione non pensino che questo popolo si fermerà, che quelli che inviano gli aerei non pensino, che quelli che conducono gli aerei non pensino che ci metteremo in ginocchio e che abbasseremo le fronti. Ci metteremo in ginocchio una volta e una volta chineremo la fronte e sarà il giorno in cui giungeremo alla terra cubana che custodisce 20.000 cubani per dire loro :“Fratelli, la Rivoluzione è fatta, il vostro  sangue non è stato sparso invano!”
Al termine, come desiderasse accomiatarsi dal suo capo, disse: “Avanti Fidel, che l’Esercito Ribelle sta con te!”
(Traduzione Gioia Minuti).


original :




giovedì 13 aprile 2017

Il Pentagono ha addestrato i "ribelli" di Al Qaeda in Siria all'uso di armi chimiche



Michel Chossudovsky | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

07/04/2017
I media occidentali confutano le loro stesse bugie

Non solo confermano che il Pentagono ha sinora addestrato i terroristi nell'uso di armi chimiche, ma riconoscono anche l'esistenza di un neppure così segreto piano sostenuto dagli USA per lanciare un attacco con armi chimiche in Siria e addebitarlo al regime di Assad.

Il London Daily Mail in un articolo del 2013 confemava l'esistenza di un progetto anglo-americano, appoggiato dalla Casa Bianca (con il sostegno del Qatar) per lanciare un attacco con armi chimiche sulla Siria ed addossare la colpa su Bashar al-Assad.

Aggiornamento; 8 aprile 2017. La decisione di Trump di bombardare la base aerea siriana come rappresaglia all'asserito uso di armi chimiche da parte di Assad sul suo stesso popolo conferma che lo scenario d'operazione sotto falsa bandiera dell'attacco con armi chimiche è ancora "sul tavolo".

La nostra analisi (che include una grande mole di pezzi investigativi di Global research) conferma inequivocabilmente che Trump sta mentendo, i media occidentali stanno mentendo e molti degli alleati americani stanno mentendo.

Il seguente articolo del Mail Online è stato pubblicato e successivamente rimosso. Notate il discorso contraddittorio:

"Obama ha inviato un avvertimento al Presidente siriano Bashar al-Assad, La Casa Bianca ha dato luce verde all'attacco con armi chimiche".

Questo pezzo del Mail Online, pubblicato nel gennaio 2013 è stato successivamente rimosso da Mail Online. Per ulteriori dettagli vai a questo link.


L'addestramento dei "ribelli" (alias i terroristi di Al Qaeda) da parte del Pentagono nell'uso delle armi chimiche. 

La CNN accusa Bashar al-Assad di uccidere il suo stesso popolo mentre riconosce anche che i "ribelli" non solo sono in possesso di armi chimiche, ma che questi "terroristi moderati" affiliati ad Al Nusra sono addestrati nell'uso delle armi chimiche da esperti sotto contratto del Pentagono.

In una logica contorta, il mandato del Pentagono era quello di assicurare che i ribelli allineati con Al Qaeda non acquisissero od usassero armi di distruzione di massa, addestrandoli attualmente all'uso di armi chimiche (suona contraddittorio):

"L'addestramento [nell'uso di armi chimiche] che ha luogo in Giordania e Turchia, riguarda il modo di monitorare e mettere in sicurezza scorte nonché maneggiare armi, siti e materiali, secondo le fonti. Alcuni dei contractors sono sul terreno siriano che lavorano con i ribelli per monitorare alcuni siti, secondo uno dei funzionari. La nazionalità degli addestratori non è stata rivelata, sebbene gli ufficiali si guardavano dal dare per scontato che fossero tutti americani.(CNN, 9 dicembre 2012)





L'articolo qui sopra della giornalista Elise Labott (relegata alla status di blog CNN), vincitrice del Premio CNN confuta le numerose accuse della CNN dirette contro Bashar al-Assad.

Chi sta portando avanti l'addestramento dei terroristi nell'uso delle armi chimiche? Direttamente dalla fonte: la CNN



Fonti: l'aiuto coperto degli USA nell'addestramento dei ribelli nel mettere in sicurezza le armi chimiche.

E questi sono gli stessi terroristi (addestrati dal Pentagono) che sono l'asserito bersaglio della campagna di bombardamenti finalizzati al controterrorismo di Washington iniziata da Obama nell'Agosto 2014:

"Lo schema del Pentagono stabilito nel 2012 consiste nell'equipaggiare ed addestrare ribelli di Al Qaeda nell'uso di armi chimiche, col supporto di contractors militari ingaggiati dal Pentagono, e quindi nel ritenere il governo siriano responsabile per l'uso di armi di distruzione di massa contro il popolo siriano.

Quello che si sta rivelando è uno scenario diabolico - che è parte integrale della pianificazione militare - vale a dire una situazione dove i terroristi dell'opposizione supportati dai contractors occidentali della difesa sono attualmente in possesso di armi chimiche.

Questo non è un addestramento dei ribelli nella non proliferazione. Mentre il Presidente Obama dice che "sarete ritenuti responsabili", se userete (intendendo il governo siriano) armi chimiche, ciò che è contemplato come parte dell'operazione coperta è il possesso di armi chimiche da parte dei terroristi supportati da USA e NATO, vale a dire "dai nostri" operativi affiliati di Al Qaeda, incluso il Fronte di Al Nusra che costituisce il più attivo gruppo di combattimento finanziato ed addestrato dall'Occidente, largamente integrato da mercenari stranieri. In un amaro risvolto, Jabat al Nusra, una risorsa dell'intelligence, supportato dagli USA, è stato recentemente messo sull'elenco delle organizzazioni terroristiche del Dipartimento di Stato.

L'Occidente afferma che viene in soccorso del popolo siriano, le cui vite sono presumibilmente minacciate da Bashar al-Assad.

La verità della questione sta nel fatto che l'alleanza militare occidentale non solo sta supportando i terroristi, incluso il fronte di Al Nusra, ma sta anche rendendo disponibili armi chimiche alle sue vicine forze ribelli "di opposizione".

La fase successiva di questo diabolico scenario è che le armi chimiche nelle mani degli operativi di Al Qaeda saranno usate sui civili, il che potrebbe portare un'intera nazione dentro un disastro umanitario. La questione ulteriore è: chi è una minaccia per il popolo siriano? Il governo siriano di Bashar al-Assad o l'alleanza militare tra USA, NATO e Israele che sta reclutando forze terroristiche "di opposizione" che vengono attualmente addestrate nell'uso di armi chimiche?" (Michel Chossudovsky, 8 maggio 2013, minor edit)





lunedì 10 aprile 2017

Decreto Minniti: dietro la “sicurezza” ci sono le misure antioperaie


Il decreto legge n. 14, febbraio 2017, sulla sicurezza e il decoro urbano a firma del Ministro dell’Interno Minniti (PD), è in queste settimane fortemente criticato perché razzista e mirante a colpire in generale il disagio sociale. Esso ha però anche un carattere più squisitamente antioperaio, comprendendo in particolare misure repressive e di limitazione delle lotte e degli scioperi.
Si prevede infatti la sanzione amministrativa pecuniaria contro chi limita il libero accesso e fruizione delle infrastrutture ferroviarie, aeroportuali, e di trasporto pubblico, in violazione dei divieti di stazionamento o di occupazione di spazi (in sostanza i blocchi durante gli scioperi) con ordine di allontanamento entro 48 ore, e in caso di reiterazione, il divieto di accesso all’area interessata per un periodo da 6 mesi ai 2 anni.
Soprattutto si prevede la possibilità di arresto in "flagranza differita" (per i soli reati in cui l’arresto è obbligatorio) in caso di reati e violenze commessi alle persone o alle cose durante manifestazioni pubbliche riprese da telecamere o foto (l’identificazione deve avvenire entro 48 ore dal fatto, permettendo così un largo periodo di isolamento), e si rafforza la repressione contro l’occupazione di immobili.
Ancora una volta il governo e le istituzioni borghesi dietro il pretesto della lotta alla criminalità e al degrado, per il diritto alla sicurezza (che per primi negano) criminalizzano e colpiscono le lotte operaie e delle masse impoverite.
La sicurezza e il decoro delle nostre città non possono essere tutelate da chi ha fino ad oggi garantito solo miseria e massacro sociale, condizioni di vita penose per milioni di persone, degrado e malaffare, e in particolare ha assicurato l’impunità ai banditi antisociali. Costoro sono i rappresentanti di un sistema marcio e criminale, sempre più autore di furti antipopolari, guerre di rapina e corruzione dilagante.
Noi comunisti sosteniamo che solo nel socialismo le grandi masse potranno avere un’esistenza dignitosa e sicura, a partire dal diritto al lavoro.
Nell’immediato occorre una vasta agitazione per la difesa delle agibilità democratiche, del diritto di sciopero e di manifestazione.

Da Scintilla n. 79, aprile 2017

Link foto :

lunedì 27 marzo 2017

#Eurostop sulla manifestazione del 25 marzo. Un successo politico. Solidarietà con i fermati


Eurostop esprime soddisfazione per l’ottima riuscita della manifestazione del 25 marzo contro il vertice dell’Unione Europea, manifestazione promossa a movimenti territoriali e studenti in lotta. Per la prima volta nel paese è emersa chiara e forte la posizione di chi ritiene ormai irriformabile e regressiva la gabbia costituita da Unione Europea, moneta unica e Nato. Se c’è una possibilità di cambiamento politico, sociale, democratico, essa non può che darsi fuori da questa gabbia.
La manifestazione è riuscita nei numeri (più degli ottomila accreditatici in precedenza dai media) e nei contenuti nonostante un apparato mediatico e poliziesco che hanno cercato di fargli il vuoto intorno.
La demonizzazione preventiva della manifestazione non ha impedito a migliaia di lavoratori e lavoratrici, attivisti politici e sociali, occupanti di case e gente dei territori di scendere in piazza evitando tutte le trappole allestite per poter procedere alla criminalizzazione di una opzione politica che sgombra il campo dalle illusioni “unioniste” nella sinistra e alle strumentalizzazioni della destra. La manifestazione è riuscita nei suoi obiettivi,  a tal punto da aver innescato una campagna di occultamento – costringendo i mass media a correre ai ripari – successivo a quella della demonizzazione preventiva che in qualche modo aveva dovuto dare visibilità agli obiettivi di Eurostop. Nei servizi del giorno dopo è stata cancellata ogni immagine o riferimento ad Eurostop. Nei prossimi giorni torneremo nel quartiere di Testaccio con una assemblea popolare che denunci il clima intimidatorio costruito sabato e renda esplicite agli abitanti del quartiere gli obiettivi di una manifestazione che si è voluta criminalizzare.
Eurostop intende esprimere pubblicamente e incondizionatamente solidarietà con gli attivisti fermati nella mattinata del 25 marzo mentre cercavano di raggiungere in pullman la manifestazione. Con motivi pretestuosi sono stati rinchiusi tutto il giorno nel centro stranieri della polizia a Tor Cervara e poi espulsi con fogli di via. Una dimostrazione in più della incostituzionalità dei provvedimenti di polizia preventiva, oggi utilizzati a piene mani contro attivisti politici e sociali, e sistematizzati da un decreto incostituzionale come il decreto Minniti.
La lotta contro il decreto Minniti, le misure preventiva di polizia e la repressione  entra a far pienamente parte del programma di azione di Eurostop dei prossimi mesi. I mass media cantano le lodi alla capacità di gestione del ministro Minniti, ma sabato in piazza in almeno due momenti (in Piazza Bocca della Verità e su Lungotevere Aventino) abbiamo assistito a decisioni degli apparati di ordine pubblico che avrebbero potuto scatenare – e del tutto gratuitamente – incidenti gravissimi. Solo la maturità dei manifestanti è riuscita ad evitare il peggio.
Infine, ma non certo per importanza, il vertice dei capi di stato dell’Unione Europea a Roma ha confermato le peggiori previsioni che Eurostop aveva anticipato già alla vigilia. La ratifica dell’aumento delle spese militari in nome della Difesa comune e di una Unione Europea a più velocità, conferma il progetto di fare intorno al nucleo duro delle principali potenze europee un nuovo polo imperialista dentro la competizione globale in corso. Il governo italiano vuole portare il paese dentro questo nucleo duro costringendo i lavoratori, i settori popolari, i disoccupati a nuove lacrime e sangue per rispettare i diktat europei – e della Germania soprattutto – e destinare maggiori risorse alle spese militari, alle banche e alle multinazionali. Una prospettiva inaccettabile che conferma le ragioni dell’Ital/Exit e di Eurostop ed esplicita il contrasto insanabile tra i Trattati europei e l’assetto Costituzionale del nostro paese come abbiamo chiaramente denunciato con l’assemblea del 23 marzo, alla vigilia della manifestazione.
Con la proposta di Eurostop  i lavoratori e i disoccupati, i pensionati e i piccoli esercenti, i settori sociali impoveriti dalla crisi e dalle misure antipopolari imposte dalla Ue, potranno vedere in campo una prospettiva politica di cambiamento, di conflitto, di resistenza e di rappresentanza fino ad oggi inesistente.
Ringraziamo tutte e tutti i partecipanti e tutte le organizzazioni e i movimenti che hanno contribuito la riuscita della manifestazione. 
















Sandino e Cremaschi
Foto di Maurizio Sandino, blogger presente alla manifestazione perquisito insieme ad altri compagni dalla polizia in borghese appena arrivati a Piazza porta San Paolo.


domenica 5 marzo 2017

Cuba potenzia l'uso di fonti di energia rinnovabile /Cuba potencia uso de fuentes renovables de energía


Guantánamo, Cuba 4 marzo.- L'Unione Elettrica di Cuba, (UNE), priorizza oggi la costruzione in tale provincia dell'oriente cubano di almeno quattro dei 17 parchi fotovoltaici previsti sul finire di questo anno in tutto il paese.
Si prevede che si finiscano i parchi solari di Los Ciguatos nel 2018 e quello della comunità di Jesús Lores, nei municipi costieri di San Antonio del Sud ed Imías rispettivamente, e quelli di Montesano e San Pedro, nella testata provinciale, secondo fonti ufficiali.
Con una potenza unita di 15,2 MWp, la messa in funzione degli stessi permetterà alla provincia di aumentare tre volte la capacità installata attualmente.

Prossimamente entreranno in funzionamento la quarta tappa del parco Santa Teresa, ubicato nella città di Guantánamo, con 1,4 megawatts-picco (MWp) e quello di Punta di Maisí con 1,2,costruzioni che incominciarono l’anno passato, hanno spiegato alla stampa gli specialisti dell'Impresa Elettrica nel territorio.
Tutte le opere, sono a  carico dei lavoratori di una brigata dell'Impresa Costruttrice Guantánamo, appartenente al Ministero della Costruzione, permetteranno la massima utilizzazione della luce solare come fonte rinnovabile di energia in una regione considerata come quella di maggiore irradiazione solare in Cuba.
Il direttore di Fonti Rinnovabili di Energia della UNE Jovel Concepción Díaz, ha spiegato alla stampa  la sincronizzazione prima di luglio dei 17 parchi solari fotovoltaici impegnati apporterà 50MWp di produzione di elettricità pulita.

Le fonti rinnovabili apportano il 4 percento dell'energia prodotta in Cuba e si aspira che per il 2030 si aumenti fino ad un 24 percento, mediante l'incremento di 700 MW alla capacità di generazione nazionale utilizzando la tecnologia fotovoltaica.

Secondo esperti
l'arcipelago cubano riceve una media di radiazione solare di più di 1,800 kilowatts per metro quadrato all'anno, ciò lo trasforma in una nazione con potenziale energetico, partendo dall'uso delle fonti rinnovabili.


Guantánamo, Cuba 4 mar.- La Unión Eléctrica de Cuba (UNE) prioriza hoy la construcción en esta provincia del oriente cubano de al menos cuatro de los 17 parques fotovoltaicos previstos a concluir este año en todo el país.
Se prevé que en este 2018 se concluyan los parques solares de Los Ciguatos y el de la comunidad de Jesús Lores, en los municipios costeros de San Antonio del Sur e Imías respectivamente, y los de Montesano y San Pedro, en la cabecera provincial, según fuentes oficiales.
Con una potencia conjunta de 15,2 MWp, la puesta en funcionamiento de los mismos permitirá a la provincia aumentar tres veces la capacidad instalada en la actualidad.
Próximamente entrarán en funcionamiento la cuarta etapa del parque Santa Teresa, ubicado en la ciudad de Guantánamo, con 1,4 megawatts-pico (MWp) y el de Punta de Maisí con 1,2, construcciones que se iniciaron el pasado año, explicaron a la prensa especialistas de la Empresa Eléctrica en el territorio.
Todas las obras, a cargo de trabajadores de una brigada de la Empresa Constructora Guantánamo, perteneciente al Ministerio de la Construcción, permitirán el máximo aprovechamiento de la luz solar como fuente renovable de energía en una región considerada como la de mayor irradiación solar en Cuba.
El director de Fuentes Renovables de Energía de la UNE, Jovel Concepción Díaz, explicó a la prensa que la sincronización antes de julio de los 17 parques solares fotovoltaicos comprometidos aportarán 50MWp de producción limpia de electricidad.
Las fuentes renovables aportan el 4 % de la energía producida en Cuba y se aspira que para el 2030 se aumente hasta un 24 por ciento, mediante el incremento de 700 MW a la capacidad de generación nacional utilizando la tecnología fotovoltaica.
Según expertos el archipiélago cubano recibe un promedio de radiación solar de más de 1,800 kilowatts por metro cuadrado al año, lo que lo convierte en una nación con potencial energético a partir del uso de las fuentes renovables.


Tratto da


Prego scusare eventuali errori di traduzione




lunedì 2 maggio 2016

PERCHE' IL TTIP CI RENDERÀ PIÙ POVERI Manifestazione il 7 maggio a Roma


Una ventina di anni fa ci raccontavano la favola della globalizzazione, ci dicevano che era necessario liberalizzare l’economia, che i servizi in mano ai privati sarebbero stati più efficienti e meno cari di quelli pubblici.
In molti ci hanno creduto e hanno votato governi che favorivano la liberalizzazione economica, le privatizzazioni, le industrie multinazionali e naturalmente le grandi banche che avevano il compito di raccogliere i risparmi della famiglie per investirli nei “nuovi mercati”.
La globalizzazione però non ha portato benessere, ma al contrario la crisi economica più grave degli ultimi cento anni.

Le fabbriche sono fallite, è aumentata la disoccupazione, sono stati tagliati i salari e le pensioniAnche le banche sono andate in crisi, ma sono stati colpiti solo i risparmi delle famiglie, mentre i banchieri sono stati salvati dai soldi pubblici.
I servizi privatizzati si sono dimostrati più cari e meno efficienti di quelli pubblici.
I ricchi sono diventati sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Oggi il sogno di un “mercato globale” si è trasformato nell’incubo di uno “scontro globale” di tutti contro tutti. La crisi si è trasformata in guerra, in una cintura di fuoco che ha circondato l’Europa, dalla Libia, alla Siria, all’Iraq, all’Ucraina.
È sempre più difficile sostenere che la globalizzazione, le liberalizzazioni, le privatizzazioni portino dei benefici.
È più facile dire “lo vuole l’Europa” oppure “siamo costretti a farlo dai Trattati che abbiamo firmato”.
Da un paio d’anni rappresentanti delle multinazionali europee e nordamericane, assieme agli euro-oligarchi della Commissione Europea e a quelli del governo USA, stanno discutendo il testo del Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti  (TTIP).
Lo fanno in gran segreto: quasi nessuno può accedere al testo del TTIP e quelli a cui è permesso farlo (pochi parlamentari europei) sono obbligati e non rivelarne i contenuti.
Il motivo di questo segreto è presto detto: il TTIP è un trattato che difende solo gli interessi delle grandi multinazionali, che ad esempio potranno produrre e distribuire molti dei generi alimentari che oggi sono protetti dalla denominazione d’origine, potranno distruggere i piccoli produttori con politiche di dumping (cioè vendendo sottoprezzo), potranno ottenere risarcimenti enormi dagli Stati che tentassero di limitare i loro profitti (ad esempio con le scritte dissuasive sui pacchetti di sigarette), potranno perfino ottenere risarcimenti nel caso di modifiche non gradite alle leggi sul lavoro.

Il TTIP arricchirà le multinazionali e porterà alla miseria chi vive del proprio lavoro
Per questo è necessario mobilitarsi contro questo trattato.

Sabato 7 maggio manifestazione nazionale contro il TTIP a Roma.
Ross@ – Eurostop Padova



Tratto da :




Movimento Politico Anticapitalista