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domenica 29 luglio 2018

IL #NICARAGUA E LA LOTTA ANTIMPERIALISTA




..Al fine di fare chiarezza sulla storia recente del Nicaragua, da qualche mese colpito da una nuova “rivoluzione colorata” organizzata dall'imperialismo. Gramsci diceva che “la Storia insegna ma non ha scolari”. Spero che queste pagine possano mostrare che qualche scolaro ce l'ha ancora, aiutando anzitutto il movimento comunista a cogliere il nesso tra quanto sta accadendo oggi in Nicaragua e la storia recente non soltanto sua, ma più in generale dell'America Latina e dell'intero “Terzo Mondo” posto sotto costante attacco da parte dell'Imperialismo Statunitense. ..




Estratto da Alessandro Pascale (a cura di), “A Cent'anni dalla Rivoluzione d'Ottobre. In Difesa del Socialismo Reale e del Marxismo-Leninismo”, Volume II, dicembre 2017, pp. 450-460; il libro è scaricabile gratuitamente su www.intellettualecollettivo.it.
 Il testo viene messo a disposizione dell'Associazione Politico-Culturale “Marx21” al fine di fare chiarezza sulla storia recente del Nicaragua, da qualche mese colpito da una nuova “rivoluzione colorata” organizzata dall'imperialismo. Gramsci diceva che “la Storia insegna ma non ha scolari”. Spero che queste pagine possano mostrare che qualche scolaro ce l'ha ancora, aiutando anzitutto il movimento comunista a cogliere il nesso tra quanto sta accadendo oggi in Nicaragua e la storia recente non soltanto sua, ma più in generale dell'America Latina e dell'intero “Terzo Mondo” posto sotto costante attacco da parte dell'Imperialismo Statunitense.
Su questi temi ricordo che nel libro sono presenti ampi materiali, concentrati soprattutto nel secondo volume. Alessandro Pascale 20 luglio 2018

5. IL NICARAGUA E LA GUERRIGLIA ANTIMPERIALISTA DI SANDINO.

“Quando accetta la riunione con Sacasa, Sandino nomina Ramón Raudales come capo del distaccamento di Wiwilí e si dirige verso Managua in compagnia di suo fratello Socrate e dei generali Estrada ed Umanzor, (16 febbraio). Dichiara che la Guardia Nazionale è incostituzionale (17 febbraio). Si riunisce infine con Sacasa e Somoza nella casa Casa Presidenziale (18 febbraio). Il quotidiano La Prensa afferma che Sandino deve consegnare le armi senza condizioni (18 febbraio). Sacasa nomina il generale Horacio Portocarrero delegato presidenziale nei dipartimenti del nord, con l'aperta opposizione di Somoza (20 febbraio). Dopo una conversazione telefonica, Arthur Bliss Lane e Somoza concedono un'intervista (21 febbraio). Successivamente Lane pranza con Moncada. Alle sei del pomeriggio dello stesso giorno, Somoza si riunisce con sedici ufficiali della guardia nazionale per concludere il piano criminale. Dopo una cena con Sacasa Sandino, scendendo dalla Casa Presidenziale, viene rapito e portato al campo di aviazione a nordest di Managua dove viene assassinato in compagnia del generale Francisco Estrada e Juan Pablo Umanzor (21 febbraio); pochi istanti prima la stessa sorte toccò a suo fratello Sócrates. La Guardia Nazionale attacca la cooperativa agricola di Sandino a Wiwilí. Molti sandinisti vengono assassinati e il generale Abraham Rivera si arrende (3 marzo). Il Congresso Nazionale approva un decreto di amnistia per coloro che commisero qualsiasi delitto dal 16 di febbraio del 1933 in avanti (25 di agosto).” (cronistoria della morte di Sandino) (1) “Andremo verso il sole della libertà o verso la morte; se moriamo, la nostra causa continuerà a vivere.” (Augusto Cesar Sandino)2 Nell'agosto del 1925 i marines statunitensi lasciavano il Nicaragua dopo 13 anni di occupazione ma per mantenere alla presidenza Adolfo Dìaz, ex impiegato di una compagnia mineraria yankee e uomo di fiducia del Dipartimento di Stato, tornò con 2000 soldati per pacificare gli animi di ribellione nello stesso Esercito. Uno dei capi liberali, Augusto Nicolás Calderón Sandino (Niquinohomo, 18 maggio 1895 – Managua, 21 febbraio 1934), guadagnò la via delle montagne e da lì guidò la resistenza rivoluzionaria alla presenza militare statunitense dal 1927 al 1933, diventando uno precursori della guerriglia contro gli eserciti professionali e tenendo in scacco le truppe invasori che nel frattempo si davano ai saccheggi e bombardavano campagne e villaggi: “Lotto per espellere dalla mia patria l'invasione straniero. Il solo modo di mettere fine a questa lotta è che le forze che hanno invaso il territorio nazionale si ritirino immediatamente”. Di fronte all'impossibilità di una vittoria militare, gli USA di Roosevelt capitolarono, accettando il cambio di governo e ritirando le forze armate statunitensi. Ma l'autentico uomo forte, il capo della Guardia nazionale Anastasio Somoza, ex giocatore di poker e falsario, era devoto agli yankee e fu lui, il 21 febbraio 1934, a far rapire e assassinare Sandino, aprendosi le porte per il potere sotto il buon auspicio di Washington, che poté imporlo come presidente senza ulteriori resistenze nel 1936. Riportiamo quanto scrive Paco Pena: “Fedele agli interessi imperialistici, il suo governo fu una

1 - Aporrea.org, “Si compiono 76 anni dall'assassinio di Augusto César Sandino, Generale degli Uomini Liberi”, 22 febbraio 2010, disponibile su http://www.resistenze.org/sito/te/po/ni/poniab22-006395.htm.
 2 - Citato in Cubainformazione, “Sandino, un esempio di resistenza”, 18 maggio 2017, disponibile su http://www.cubainformazione.it/?p=23484.

successione di crimini e corruttele. Rimase al potere fino al 1956, quando venne crivellato di pallottole dal poeta Rigoberto Perez. Il presidente Franklin D. Roosevelt disse di Somoza, l'uomo degli USA: “Somoza sarà pure un figlio di puttana, ma è un figlio di puttana che sta dalla nostra parte”.” (Paco Pena) (3) Su Sandino ha scritto Bianca Braccitorsi (4 ): “Cesar Sandino ragazzo e adolescente, assisté alla caduta del presidente Zelaya, liberale blandamente progressista ma geloso dell'indipendenza del suo paese, al primo sbarco dei marines Usa a sostegno del colpo di stato del partito conservatore, alla ribellione del generale indio Zeledon, schiacciata nel sangue. Giovane e già esperto meccanico nel 1920 fu coinvolto in una rissa e costretto ad espatriare in Honduras, in Guatemala, e infine in Messico a Tampico, città operaia con una vivace presenza sindacale, dove ebbe la possibilità di dare uno sbocco politico alle sue confuse idee di giustizia sociale e indipendenza nazionale, scoprendo il legame fra i discorsi di Simon Bolivar, letti nella biblioteca paterna, e le miserabili condizioni di vita di sua madre. Individuò anche il nemico da battere, l'imperialismo USA. Con questo bagaglio, più qualche risparmio ed una pistola, nel 1926 tornerà nel Nicaragua ancora una volta invaso dai marines accorsi a sostenere i conservatori minacciati da una rivolta liberale. Cesar Sandino fu accolto con diffidenza da patrioti sinceri che volevano l'indipendenza nazionale, ma mantenendo ben ferme le distinzioni di classe: “Terra ai contadini” è una parola d'ordine “bolscevica” e i bolscevichi non hanno buona fama nella borghesia latino americana. Rispondono invece con slancio, contadini operai e ragazze di vita di Puerto Cabezas, con l'aiuto dei quali vengono recuperati fucili e munizioni gettati in mare per ordine degli statunitensi. Di queste armi e di trecento uomini è fatto il nucleo iniziale dell'esercito sandinista che ha nel suo programma politico, oltre alla fine di ogni intromissione militare, politica e economica degli Usa in Nicaragua, la riforma agraria, il controllo del lavoro di donne e minori, l'istruzione e la sanità pubbliche e gratuite. Aderiscono i vecchi militanti delusi dai vecchi capi nazionalisti, uomini e donne dei villaggi indios depredati, operai, studenti e anche rivoluzionari provenienti da tutta l'area latinoamericana, tra i quali il salvadoregno Farabundo Martì, più tardi fondatore del partito comunista del suo paese e fucilato dal dittatore Martinez. “Avremo in Nicaragua il nostro trionfo definitivo” scrive Sandino “con cui si accenderà la miccia dell'esplosione proletaria contro gli imperialisti della terra”.”
Ha scritto righe altrettanto intense Dante Liano (5 ): “Forse la magia di Augusto César Sandino sta nel

3 - P. Pena, “Gli interventi statunitensi in America Latina”, cit., pp. 344-345.
4 - B. Braccitorsi, “Il generale degli uomini liberi”, 23 febbraio 2004, disponibile su http://www.resistenze.org/sito/te/po/ni/poni4b23.htm.
 5 Dalla prefazione di M. Campisi, “Sandino. Il generale degli uomini liberi”, Fratelli Frilli editori, 2003.

fatto che non rappresenta l’eroe tipico, lontano e irraggiungibile. Nei murales, il volto meticcio deve essere colorato di marrone, non di arancione come si fa coi bianchi, e i suoi tratti regolari non denunciano nessuna bellezza cinematografica. Ha il volto segnato di qualunque contadino centroamericano. Il cappello, poi, bianco alato con una striscia alla base, è quello di tutti i lavoratori che si recano al lavoro, sotto le stelle mattutine. Sandino è un eroe, non un mito, e per questo lo troviamo molto più vicino a noi. Non una vita stupenda né cinematografica, ma l’eterna esistenza degli umili. La sua grandezza è la sua ribellione. Sandino imparò a dire di no agli americani in Messico, coi rivoluzionari di quel paese, e vide che si poteva mantenere la dignità e la vita contemporaneamente. Forse, il gesto più significativo della sua vita fu dire di no al padre. Volano via in questo episodio terribile tutti i trattati di psicoanalisi e di sociologia prodotti dai nostri scienziati. Il padre, uomo semplice e tranquillo, che segue gli ordini del governo senza riflettere, va dal figlio a dirgli: “Arrenditi”. La frase deve essere stata ancora più comica, dato il nome di Sandino: “Augusto César, arrenditi!”. E Sandino, che è sicuro dei suoi ideali, manda a quel paese suo padre e i generali che gliel’hanno mandato. Sandino è uomo libero, è “il generale degli uomini liberi”, e gli uomini liberi sono un esercito di straccioni, donne e bambini, che lo seguono per le montagne del Nicaragua. “Qui non si arrende nessuno!” gridano con le bandiere sandiniste sporche del fango e rotte dalle intemperie. Sopra di loro, il cielo stellato di Kant e del Nicaragua. Sandino abbraccia gli uomini, non gli dà la mano. Fa parte delle sue credenze spiritiste. Sandino porta con sé l’aura della dignità. A un certo punto, per sempre, Sandino diventa la dignità dei centroamericani. Un uomo buono e deciso, testardo e tutto d’un pezzo come può indovinare il tradimento di uno dei più malvagi uomini politici dell’America Centrale, il servo Anastasio Somoza? Avvolto nella sua dignità, Augusto César Sandino va incontro alla morte. […] Conoscere la storia di questo eroe semplice è imparare cosa è il Centroamerica e dove scorrono le sue arterie più nascoste, le sue “vene profonde”, là dove la gente ricorda e recupera il suo statuto di umanità. Augusto César Sandino, la storia del nostro orgoglio e la nostra libertà.
5.1. I SANDINISTI AL POTERE IN NICARAGUA
Il 19 luglio 1979 il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale riesce ad entrare a Managua, capitale, e a porre fine alla dittatura della famiglia dei Somoza, istruita e armata dagli americani, di cui era fedele ed ubbidiente alleata. Il Frente Sandinista de Liberacion Nacional (FSLN), era stato fondato nel 1961 e aveva aggiunto nel 1963 la denominazione sandinista in onore al comandante guerrigliero Augusto César Sandino. Il Fronte gode di un vastissimo appoggio popolare, soprattutto tra i contadini (che più scontavano la repressione degli sgherri di Somoza e il durissimo sfruttamento a cui erano sottoposti dalle multinazionali nordamericane), tra gli studenti, gli intellettuali, e molti cristiani della chiesa povera, convinti assertori della teologia di liberazione. L'esasperazione creata dai Somoza, che avevano creato una dittatura che basata sul massacro e sul terrore, sullo sfruttamento dei territori e sull'abbandono della popolazione (più del 75% di analfabeti e due terzi della popolazione che guadagnava meno di 300 dollari all'anno, mentre Somoza, in esilio di Miami, aveva cumulato secondo l'intelligence statunitense circa 900 milioni di dollari), ha negli anni spesso portato a gesti individuali estremi e azioni di rivolta, susseguitesi per i decenni successivi, e creano sempre più consenso nei confronti dell'organizzazione sandinista: tanto per fare degli esempi, la liquidazione dell'odiato generale Perez Vega, caduto nella trappola tesagli dall'avvocatessa militante Nora Astorga o la spettacolare operazione di occupazione del Palazzo Nazionale, con il sequestro di 76 membri del congresso. Il 10 gennaio 1978 Pedro Joaquin Chamorro, editore di uno dei giornali di opposizione al regime, La Prensa, viene assassinato da sicari di Somoza, di fatto facendo crescere l'indignazione popolare e preparando il terreno per l'offensiva finale. A seguito di questo omicidio la rivolta popolare dilaga in tutte le città del Paese, mentre l'offensiva sandinista parte alla conquista delle campagne. Il presidente USA Carter non riesce nell'intento di promuovere dal nulla un'alternativa “moderata” ai sandinisti, facendo promuovere all'ultimo momento dalla stampa e dai sindacati controllati dalla CIA la necessità di un nuovo movimento politico: in poco più di un anno la dittatura è rovesciata e il FSLN sale al potere. A questo punto Carter “autorizzò la CIA a offrire un sostegno finanziario e di altro genere agli oppositori” e iniziarono a far “pressioni sui sandinisti affinché includessero nel nuovo governo alcuni personaggi”. Si continuò il finanziamento “a organizzazioni non governative e al settore privato, compreso l'American Institute for Free Labor Development, da lungo tempo avamposto della CIA”, con l'obiettivo evidente di rinsaldare le posizioni per “rafforzare gli uomini della cosiddetta opposizione moderata e indebolire l'influenza dei paesi socialisti in Nicaragua”. Ogni aiuto militare venne rifiutato, mentre nel frattempo i sostenitori di Somoza si organizzarono come contras, nell'attuare azioni terroristiche contro il governo che nel frattempo attuò una politica da subito incentrata sull'alfabetizzazione di massa, sul miglioramento del sistema sanitario nazionale e in genere nel miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Il nuovo governo espropriò naturalmente i beni di Somoza (le sole proprietà agricole corrispondevano a un quarto dell'arativo totale) e le aree non coltivate, ridistribuendo le terre confiscate a circa 60.000 famiglie contadine; nazionalizzò le banche private, le compagnie di assicurazione, i settori minerario, forestale e ittico, istituì una serie di enti pubblici, come l'ENAL (Empresa Nicaragüense del Algodón), la BANANIC (Empresa Nicaragüense del Banano), l'ANAZUCAR (Empresa Nicaragüense del Azúcar), l'ENMAR (Empresa Nicaragüense de Productos del Mar) ecc., per incrementare le principali produzioni e controllare il relativo commercio.
Un rapporto di Amnesty International riguardante i primi tre anni della Giunta al potere (1979-1981) giudicò la situazione dei diritti dell'uomo in Nicaragua notevolmente migliorata. Nell'agosto 1979 venne emanato lo Statuto dei diritti e garanzia dei nicaraguensi e abolita la pena di morte e fu promulgato lo Statuto Fondamentale della Repubblica di Nicaragua; quest'ultimo abolì la costituzione, la presidenza, il congresso e tutte le corti; garantì il pieno rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, del Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e del Patto Internazionale sui diritti civili e politici dell’ONU e della Dichiarazione Diritti e Doveri dell’Uomo dell’Organizzazione degli Stati Americani, sancì l'uguaglianza incondizionata di tutti i nicaraguensi, la libertà di coscienza e di religione, di unione e organizzazione politica, sciolse la Guardia Nazionale e gli organi di spionaggio, istituì un Esercito Nazionale composto dai combattenti del FSLN e dagli ufficiali della disciolta Guardia Nazionale che si erano uniti alla lotta per il rovesciamento di Somoza. Lo Statuto precisava, inoltre, che l'Esercito assumeva temporaneamente le funzioni di polizia in tutto il paese. Chiaramente iniziava il boicottaggio economico da parte statunitense con le strategie che ormai ben già conosciamo, e quando salì al potere Reagan, condannò “la scalata al potere del Nicaragua dei marxisti-leninisti” e si affrettò a trovare ogni mezzo, legale o illegale, per finanziare i Contras nella guerriglia.(6)

6 -  W. Blum, “Il libro nero degli Stati Uniti”, cit., pp. 432-452. 5.2. L'AIUTO DEL BLOCCO SOCIALISTA CONTRO I CONTRAS DELLA CIA.

5.2. L'AIUTO DEL BLOCCO SOCIALISTA CONTRO I CONTRAS DELLA CIA.

A questo punto diamo la parola a Andrew e Gordievskij7 per mostrare l'atteggiamento del blocco socialista: “Malgrado l'appoggio cubano […] Mosca non si precipitò a soccorrere i sandinisti. Apprezzava il loro sostegno morale” riguardo all'azione sovietica “dell'Afghanistan, e trovava di suo gusto il loro inno nazionale che stigmatizzava gli yankees come “nemici dell'umanità”. Tuttavia il Cremlino continuò per due anni a nutrire la speranza che il conformista partito comunista nicaraguense potesse prendere il posto dei meno ortodossi sandinisti come forza dominante del nuovo regime. Alla fine del 1981 Castro e i rapporti del KGB avevano convinto Mosca della genuinità dello spirito rivoluzionario dei sandinisti […]. Con l'assistenza dei cubani e dei sovietici, i sandinisti potenziarono l'esercito del Nicaragua portandone gli effettivi da 5.000 a 119.000, facendone pertanto la maggiore forza militare nella storia dell'America centrale. (Malgrado il sostegno americano, gli inetti guerriglieri antisandinisti Contras non superarono mai, neppure nelle stime più ottimistiche, la forza complessiva di 20.000 unità) Il Centro di Mosca fu svelto a concludere un accordo con i servizi d'informazione di Managua e mandare alcuni ufficiali del Ventesimo Dipartimento a stabilire il contatto con “i nostri amici nicaraguensi” […] il direttore del servizio [di intelligence del Nicaragua, ndr] era un ufficiale della DGI cubana che usava lo pseudonimo di Renan Montero. Il Centro mandò settanta consiglieri e istituì in Nicaragua una scuola per la sicurezza dello Stato. […] il Nicaragua permise ai sovietici di installare sul suo territorio quattro basi per la sigint.” Manovre ingiustificate? Forse no, visto “l'aiuto degli USA ai Contras (guerriglieri antisandinisti) e la rivelazione, nel 1984, che la CIA aveva collaborato a minare i porti nicaraguensi e alla distruzione dei serbatoi di petrolio nel porto di Corinto sulla costa del Pacifico. […] Nell'America latina, e anche altrove, si alzò un'ondata di sdegno contro gli Stati Uniti, facendo convergere la solidarietà internazionale sulla lotta antisandinista contro l'imperialismo americano. Malgrado la popolarità personale di Reagan, i suoi appelli per maggiori finanziamenti ai Contras non convinsero né il Congresso né l'opinione pubblica americana. Gli aiuti ai Contras cessarono ufficialmente nel 1984. I tentativi di continuarli in forma ufficiosa invischiarono la Casa Bianca […].” Dunque il supporto offerto dall'URSS e da Cuba, e pienamente accettato dal governo nicaraguense, è stato determinante per proteggere il Nicaragua dai tentativi golpisti degli USA, che in questo caso persero per il resto del periodo della guerra fredda un tassello del puzzle del Centro America. I supporti sovietici proseguirono anche dopo, così come la guerra sotterranea degli USA (solo nel 1986 il Congresso degli Stati Uniti approvò lo stanziamento di cento milioni di dollari per

7- C. Andrew & O. Gordievskij, “La storia segreta del KGB”, cit., pp. 593-594.

finanziare i Contras) proseguì finché non riuscì a vincerla ottenendo la vittoria delle elezioni nella prima tornata elettorale pluripartitica del 1990 (nella quale vinse l'Unione Nazionale di Opposizione, ampiamente finanziata con milioni di dollari dagli USA). Nel frattempo però, nel 1987, il leader sovietico Michail Gorbaciov aveva proposto di sospendere gli aiuti militari sovietici al Nicaragua se gli USA avessero interrotto l'appoggio militare ai contras: “non esistono indicazioni di sorta che il presidente abbia dato alcun seguito alla proposta”. Per spiegare la sconfitta alle elezioni del 1990, i sandinisti ritennero che “i dieci anni di guerra su tutti i fronti avevano logorato la popolazione. Temevano che, finché i sandinisti fossero restati al potere, i contras e gli Stati Uniti non avrebbero mai moderato la campagna per rovesciarli. La gente votò per la pace. (Come la popolazione della Repubblica Dominicana aveva votato nel 1966 per il candidato appoggiato dagli Stati Uniti per prevenire un ulteriore intervento militare americano). […] Aquì no se rinde nadie. Per dieci anni la gente del Nicaragua aveva gridato questo slogan: “Qui nessuno si arrende”. Ma nel febbraio 1990, fecero esattamente questo.” Si apriva così per il Paese un periodo di transizione e di assestamento della vita politica, caratterizzato dal contrasto fra gli orientamenti del potere governativo e quelli di istituzioni a predominante composizione sandinista (esercito, sindacati, ecc.), e si dava avvio a una politica economica neoliberista. Profondi dissidi si verificavano ben presto sia all'interno della coalizione di maggioranza, sia nel Fronte di Liberazione Nazionale Sandinista (FLNS), che si scisse. La corrente sandinista moderata, capeggiata da Sergio Ramírez, infatti si separava nel 1994, dando origine nel 1995 a un nuovo gruppo politico, il Movimento Rinnovato Sandinista (MRS). Anche le elezioni del 1996 vedevano la sconfitta del leader sandinista Daniel Ortega e l'avvento del candidato della destra, il neosomozista Arnoldo Alemán Lacayo, rappresentante della grande proprietà terriera, guardato con simpatia dalle gerarchie ecclesiastiche locali. Assunta la carica nel gennaio 1997, Alemán confermava la politica economica delle privatizzazioni adottata dall'amministrazione precedente e cercava di trovare una soluzione legale alle richieste di quanti, primi fra tutti la famiglia Somoza, si erano visti confiscare le proprietà durante il periodo della rivoluzione sandinista. Trovato un accordo fra la maggioranza e l'opposizione sandinista per la restituzione delle terre espropriate e arresosi l'ultimo movimento di guerriglia attivo nel Paese, il Fronte unito Andrès Castro, il processo di pacificazione nazionale si concludeva nel 1997. La politica neoliberista di Alemán e la drastica riduzione del deficit del Paese, attuata per realizzare il rigido programma strutturale imposto dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, facevano però precipitare il Nicaragua in uno stato di grave recessione economica. Bisogna aspettare il novembre 2006 per veder tornare i sandinisti, molto moderatisi nel tempo, al potere: nelle elezioni presidenziali vince Daniel Ortega con il 38,07% dei voti; il candidato “liberale” Eduardo Montealegre, appoggiato da Washington, si ferma al 29%. Nel 2011 Ortega viene rieletto con il 62,6% dei consensi. Nel 2014 il Parlamento approvava una modifica alla Costituzione che rafforza il potere legislativo del presidente, permettendogli di ricandidarsi per un terzo mandato nel 2016 stravinto addirittura con il 72,44% dei voti. Nonostante alcune critiche giunte da sinistra (8 ), analisti sostengono che i motivi della larga riconferma ottenuta da Ortega sono da ricercarsi nelle politiche sociali portate avanti in favore dei meno abbienti, oltre che negli investimenti pubblici nelle infrastrutture, per l’elettrificazione del paese, per la salute e l’educazione. Politiche di sostegno alla cultura e allo sport sono state implementate con forza e convinzione. Da non dimenticare lo sviluppo e il rafforzamento della cooperazione con la Cina, come si evince dai lavori per la realizzazione del canale del Nicaragua che sta attraendo numerosi investimenti nel paese. Tra i messaggi di congratulazioni per questa nuova vittoria ottenuta dal Comandante Ortega, vi sono quello del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro che parla di “vittoria della Patria Grande in Nicaragua”; così come il leader cubano Raul Castro che afferma come con questa schiacciante vittoria “Nuestra America potrà continuare a contare sul Nicaragua per avanzare verso la giustizia e la prosperità per i nostri popoli”.(9)

8 - Ad esempio M. Urbano Rodrigues, “Daniel Ortega ha tradito la Rivoluzione sandinista”, 12 novembre 2016, disponibile su http://www.resistenze.org/sito/te/po/ni/ponigm14-018557.htm.
 9 - Fonti ulteriori usate per il capitolo: W. Blum, “Il libro nero degli Stati Uniti”, cit., pp. 431-452; Enciclopedia DeAgostini-Sapere.it, “Nicaragua”, disponibile su http://www.sapere.it/enciclopedia/Nicar %C3%A0gua.html#id_dfffb -8043-36e9-b406-343c721fab91; Infoaut, “19 luglio 1979 come i sandinisti rovesciarono la dittatura di Somoza”, 19 luglio 2017, disponibile su https://www.infoaut.org/storia-di-classe/19-luglio-1979-isandinisti-rovesciano-la-dittatura-di-somoza
; Autore Ignoto, “Nicaragua: nuovo trionfo elettorale per Daniel Ortega e il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale”, 7 novembre 2016, disponibile su http://www.lantidiplomatico.it/dettnewsnicaragua_nuovo_trionfo_elettorale_per_daniel_ortega_e_il_fronte_sandinista_di_liberazione_nazionale/5694_177 67/.

5.3. IL RUOLO DESTABILIZZATORE DELLE ONG

“Né il governo degli Stati Uniti né i suoi alleati europei vedono bene il modello di commercio e cooperazione inspirato dal socialismo che si sviluppa nei paesi dall'Alba. Appoggiano la campagna di destabilizzazione dell'opposizione nicaraguense come appoggiarono quelle che ebbero luogo in Venezuela e Bolivia. Tutte questi campagne fanno parte dello sforzo dei governi degli Stati Uniti e dei suoi alleati di ostacolare i tentativi dei paesi dell'America Latina di avanzare verso un'integrazione progressista e sovrana al di fuori della logica capitalista della globalizzazione corporativa.” (Associazione Amicizia e Solidarietà Italia-Nicaragua, 2008)10 In un articolo uscito su Misiòn Verdad nel 201611, si accusa gli USA di aver attuato per anni, con la fine della guerriglia dei Contras, una nuova tipologia di operazione clandestina. Leggiamo: “Le ONG sono le facciate “indipendenti” che beneficiano dell’aiuto finanziario, e che operano con obiettivi chiari, nel contesto della guerra con risorse asimmetriche. Ma anche partiti politici sono attenti al portafoglio dei dollari. Non è per pura speculazione che Misión Verdad ha riportato i casi che si riferiscono al contesto venezuelano […]. E il caso nicaraguense, come quello venezuelano, non è esente dai finanziamenti di enti governativi statunitensi. […] I dati forniti dal giornalista svedese Dick Emanuelsson confermano il finanziamento da parte del Dipartimento di Stato (via NED e USAID) e del National Democratic Institute (IND, del partito di Hillary Clinton), per citarne solo due, ai partiti principali di quella che è definita “Coalizione Democratica” e alle ONG in Nicaragua. La ONG “Movimento per il Nicaragua”, che si dice difensora dei diritti della “società civile” contro la “dittatura sandinista” e che riunisce più i mascalzoni dei media che la gente nelle strade, ha come finanziatore, oltre la NED, la USAID e l’IND, come già si è detto, anche l’ambasciata degli Stati Uniti a Managua (città capitale del Nicaragua), la Open Society Foundation di George Soros, attraverso la rete “Probidad”, l’Istituto Repubblicano Internazionale (IRI) e l’ambasciata del Giappone, paese rivale – geopoliticamente parlando – della Repubblica Popolare Cinese. Anche la ONG “Comisión Permanente de Derechos Humanos”, rappresentata dal suo direttore esecutivo Marcos Carmona, ha ricevuto un buon mazzo di bigliettoni (20.000 dollari, non di più nel 2008, ma Emanuelsson fa notare che tale somma equivale a 25.671 salari minimi al mese) da parte della USAID. Un’altra ONG, l’“Istituto di Studi Strategici e Politiche Pubbliche”, ha

10 -Associazione Amicizia e Solidarietà Italia-Nicaragua, “Le chiavi per capire il conflitto sandinista”, 2 luglio 2008, disponibile su http://www.resistenze.org/sito/te/po/ni/poni8g14-003462.htm.
 11 - Misiòn Verdad, “Il ruolo di istituzioni statunitensi e ONG nella destabilizzazione del Nicaragua”, 31 agosto 2016, traduzione a cura di Marx21 e disponibile su http://www.marx21.it/index.php/internazionale/america-latina-ecaraibi/27139-il-ruolo-di-istituzioni-statunitensi-e-ong-nella-destabilizzazione-del-nicaragua.

ricevuto dalla NED più di 50.000 dollari dal 2005, e ha contato sull’appoggio del NDI, della Banca Interamericana di Sviluppo (BID) e dell’IRI per l’organizzazione di manifestazioni. Tanto il Partito Liberale quanto il Movimento di Rinnovamento Sandinista (MRS) si sono impantanati nella stessa cloaca finanziaria, e gli stessi dirigenti del MRS hanno dichiarato pubblicamente che ci sono state marce e riunioni sotto l’auspicio dell’IRI. Gli interessi di diversi repubblicani nella storia del Nicaragua sono stati rivelati fin dal decennio del 1980. Riassume il giornalista svedese: “Questo organismo (IRI) è stato diretto fino alla sua morte (7 dicembre 2006) dalla fervente anticomunista Jean Jordan Kirkpatrick. Questa signora era l’ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU nel 1983 quando il suo capo, il presidente Ronald Reagan, aveva disseminato di mine il golfo di Fonseca e impedito alle navi di entrare nel principale porto del Nicaragua sulla costa pacifica, il porto di Corinto. […] I repubblicani e Reagan&Kirkpatrick cercavano con le mine di soffocare il piccolo paese centramericano. Il popolo nicaraguense fu vittima di innumerevoli massacri da parte dei “Contras”, diretti da un altro repubblicano, l’ambasciatore John Negroponte, dalla capitale honduregna. Più di 50.000 nicaraguensi furono vilmente assassinati dalla guerra di Reagan e dei repubblicani durante il decennio del 1980”. La lista delle organizzazioni finanziate da differenti organismi del governo di Wall Street, scusate, dalla Casa Bianca, è lunga, ma non per questo meno pericolosa.”

5.4. PREGI E LIMITI DELL'ESPERIENZA SANDINISTA

“Nei momenti di gioia e nel momenti di dolore ho invocato sempre Dio e ho ringraziato Dio. Le nostre radici sono il cristianesimo, di lì vengono i nostri valori: dal cristianesimo”. “Per arrivare a Sandino sono prima dovuto arrivare a Cristo, per arrivare alla Rivoluzione Cubana prima sono arrivato a Cristo, per arrivare a Marx, a Lenin, ad Engels, prima sono arrivato a Cristo, per arrivare al popolo, prima sono arrivato a Cristo.” (Daniel Ortega, 2014)(12) Di seguito un giudizio politico fatto nel 2009 da Gilberto López y Rivas(13) sull'importanza e sui

12 -  RedGlobe, “Celebrati a Managua i 35 anni della Rivoluzione Sandinista”, 20 luglio 2014, traduzione in italiano del Centro di Cultura e Documentazione Popolare e pubblicazione su http://www.resistenze.org/sito/te/po/ni/ponieg21- 014847.htm.
 13 - G. López y Rivas, “Il significato attuale della Rivoluzione Popolare Sandinista in America Latina”, 19 luglio 2009, disponibile su http://www.resistenze.org/sito/te/po/ni/poni9g21-005408.htm.

limiti che ha avuto il sandinismo. Manca un giudizio adeguato sugli anni del ritorno al potere di Ortega, su cui al momento è difficile esprimersi con un occhio storico: “La Rivoluzione Popolare Sandinista (RPS), che ha trionfato il 19 luglio del 1979, è stato il primo movimento armato rivoluzionario vincente dopo la rivoluzione cubana. Si è trattato di una rottura del cordone sanitario statunitense sui processi rivoluzionari in America Latina, seguito alla sconfitta politico militare della Baia dei Porci e al brutale golpe contro il governo costituzionale di Unità Popolare in Cile. In Nicaragua avvenne una rivoluzione contro la dittatura e con chiari contenuti sociali, in un paese strategico per il controllo economico, politico e militare degli USA sul continente. Fu questo il motivo che scatenò l’imperialismo, il quale reagì alla vittoria rivoluzionaria con tutta la sua violenza, organizzando una sanguinosa guerra d’aggressione durata per tutti gli anni '80, con un tragico bilancio di morti e feriti. Sul piano strettamente militare, la Rivoluzione riuscì ad organizzare una difesa basata sulla partecipazione popolare, una guerra di tutto il popolo che impedì la presa del potere da parte dei controrivoluzionari in ogni porzione del territorio nazionale. Nonostante le risorse fornite dagli Stati Uniti, i sabotaggi all’economia e all’infrastruttura, le frequenti imboscate a miliziani, soldati e funzionari del governo rivoluzionario, gli USA in Nicaragua non hanno vinto militarmente. La Rivoluzione Popolare Sandinista, nonostante questa pressione, riuscì a riscattare la dignità nazionale nicaraguese, cambiando radicalmente le condizioni economiche, sociali, culturali e politiche del paese. Concependo la nazione non soltanto come la somma di territorio, lingua, economia e cultura o carattere nazionale, ma come un fenomeno dinamico in cui classi, frammenti di classe e gruppi socio-etnici lottano per l’egemonia. La vittoria rese possibile un processo formativo e di consolidamento della nazione che era stato visibilmente sospeso e deformato durante il somozismo. Alla base di queste trasformazioni vi fu l’eliminazione dal potere politico della famiglia Somoza e il passaggio a una democrazia di maggioranze popolari, che rigenerò la natura stessa della nazione e dei suoi elementi costitutivi. Il rapporto fra Stato nazionale e la sua base, il popolo e il territorio, cambiò qualitativamente. Il somozismo manteneva solo una sovranità formale sulle sue frontiere, mentre la Rivoluzione nazionalizzò il territorio e le sue risorse naturali, aprendo una profonda presa di coscienza della sua identità, riconoscendo le varie realtà etnico-culturali, le diverse confluenze linguistiche e, per la prima volta, s’identificò come una nazione multietnica e multiculturale. Il Nicaragua fu una scuola di quadri per tutto il continente. La presenza internazionalista di latinoamericani prima, durante l’insurrezione e nei dieci anni di governo rivoluzionario, costituì un importante contributo ai processi di cambiamento in America Latina.
Persino l’EZLN non lo si potrebbe capire senza l’esperienza nicaraguese. Il Nicaragua provocò un movimento di solidarietà popolare di proporzioni mai viste e pure l’aiuto di governi (in modo aperto o discreto) fra cui si distinsero Cuba e Messico. La vittoria sandinista stimolò anche la propagazione dell’erronea teoria del “domino rivoluzionario”, con effetti negativi nelle lotte armate di El Salvador e Guatemala, con un trionfalismo senza fondamento. La Repubblica Popolare Sandinista ruppe con molti schemi dominanti nel movimento rivoluzionario latinoamericano: a) la presenza importante del settore cristiano; b) la direzione collettiva, anche se si ebbe la deriva dell’orteguismo dentro il FSLN; c) le elezioni del 1984 e il mantenimento della pluralità politica in un contesto di costruzione del potere popolare; d) gli sforzi (falliti) di non allineamento; e) l’irriverenza di forme e contenuti; f) le radici nazionali (Sandino, la storia di resistenza antisomozista, ecc.). La RPS affrontò il problema etnico-nazionale dopo quattro anni di sconfitte, con una prospettiva interculturale e autonomista che ruppe con gli schemi del marxismo schematico basato sul riduzionismo classista e proletarizzante. Il Nicaragua divenne così un esempio d’autonomia per molti dei movimenti indigenisti in formazione. Tanto che, di nuovo, non si potrebbe capire il processo d’autonomie in America Latina, senza tenere conto dell’importante progresso realizzato su questo terreno durante la rivoluzione sandinista. La sconfitta elettorale nel 1990 e la perdita del potere fu per i sandinisti un duro colpo, ma lo fu anche per tutti i processi rivoluzionari armati in corso (El Salvador, Guatemala, Colombia) e influì nelle prospettive di altri movimenti politici non armati che assunsero le strategie elettorali come la loro ragion d’essere (PRD, in Messico, PT, in Brasile, ecc). Ciò che seguì la sconfitta elettorale colpì anche i partiti e i movimenti in America Latina. Si trattò di una fase di corruzione che nella rivoluzione cubana non era avvenuta; in questa fase vennero coinvolti importanti quadri del sandinismo, che si appropriarono di beni e risorse pubbliche gettando via l’eredità di riferimento etico che la RPS aveva conservato durante i dieci anni di guerra.” Nel 2014 Ortega ha celebrato il 35° anniversario della rivoluzione sandinista affrontando una serie di questioni politiche importanti. Ha “ringraziato il presidente del Venezuela Nicolás Maduro per la presenza […] e ha assicurato che quest'ultimo ha in atto una sfida gigantesca tanto con il popolo venezuelano, quanto con gli altri popoli dell'America. “Egli sta di fronte ad una rivoluzione che oggi è l'avanguardia nella lotta dei popoli dell'America Latina e dei Caraibi. È una forza determinante per continuare a fortificare l'integrazione, l'unità dei popoli dell'America Latina e dei Caraibi, la lotta per la sovranità dei popoli dell'America Latina e dei Caraibi. L'unità dei popoli dell'America latina e dei Caraibi è una forza determinante per continuare a rinforzare l'integrazione e la lotta per la sovranità di questi popoli”, ha sottolineato. Ha dichiarato inoltre che ciò spiega l'odio dell'impero e dei suoi sodali contro Nicolás. […] Il comandante Daniel ha anche approfittato del suo discorso per chiedere la sospensione dell'occupazione della Palestina da parte delle forze militari dell'esercito di Israele […]. Daniel ha affermato che benché in questi ultimi anni della seconda tappa della Rivoluzione si siano fatti grandi progressi, restano ancora molte sfide davanti”. Pur avendo fatto “progressi nella lotta alla povertà, nella lotta alla povertà estrema, nella lotta alla denutrizione, nella sanità e nell'istruzione, nella costruzione di strade e di vie di comunicazione, nelle politiche produttive, nei diritti della gioventù, nel protagonismo del popolo” e “nella pratica della solidarietà" indicava come obiettivi la lotta all'analfabetismo e alla povertà nelle zone rurali sostenendo la necessità di portare avanti lo sviluppo delle forze produttive del Paese.(14)

14 - RedGlobe, “Celebrati a Managua i 35 anni della Rivoluzione Sandinista”, cit

Tratto da :






giovedì 16 marzo 2017

Al popolo di Cuba: Washington sta preparando un "golpe morbido"? La cooptazione degli intellettuali cubani.




Michel Chossudovsky | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

06/03/2017

La Rivoluzione Cubana costituisce una fondamentale pietra miliare nella storia dell'umanità che sfida la legittimazione del capitalismo globale. In tutte le maggiori regioni del mondo la Rivoluzione Cubana è stata una fonte di ispirazione nell'inarrestabile lotta contro la dominazione neocoloniale e l'imperialismo USA.

Il mondo è giunto ad un critico crocevia. In questo frangente della nostra storia, molti "reali" movimenti progressisti verso il socialismo sono stati distrutti e sconfitti attraverso le guerre guidate da USA e NATO, gli interventi militari, le campagne di destabilizzazione, i cambi di regime, i colpi di stato e i golpe "morbidi".

Altri movimenti progressisti, come le sinistre in Europa occidentale e negli USA, sono stati largamente cooptati, spesso finanziati dalle fondazioni delle multinazionali.

Il progetto socialista a Cuba ha tuttavia ancora la meglio nonostante il blocco economico degli USA, le operazioni di intelligence e la politica sporca della CIA.

Mentre l'eredità di Fidel Castro continua a vivere, cerchiamo di non farci illusioni perché il fine di Washington non è solo quello di distruggere la Rivoluzione Cubana, ma quello di cancellare la storia del socialismo.

Il progetto diabolico di Washington

Ci sono indicazioni che un "cambio di regime" a Cuba è attualmente contemplato dai responsabili politici di Washington. L'amministrazione Trump è stata categorica a riguardo. Le ripercussioni si percepiranno in tutta l'America Latina.

Durante la campagna elettorale "egli si è impegnato nel ribaltare le direttive della politica presidenziale di Obama denominate Normalizzazione tra USA e Cuba" (una direttiva di 12 pagine - conosciuta ufficialmente come "PPD-43"). (
The Nation, October 2017).  Nessuna dichiarazione successiva all'insediamento di Trump è per ora disponibile.

Significativa è la nomina di Trump del dr. Judy Shelton a capo del Fondo Nazionale per la Democrazia (National Endowment for Democracy NED), una fondazione e think-thank pensata per un cambio di regime. Come ex presidente della NED, Shelton fu "direttamente coinvolto nel fornire legittimazione ai piani sovversivi sostenuti dagli USA a Cuba come parte di un tentativo decennale di rovesciare il Governo de L'Avana ed espandere l'egemonia USA nei Caraibi".

Quale che sia la "normalizzazione" USA-Cuba contemplata dall'amministrazione Trump, essa è stata pensata per la restaurazione del capitalismo attraverso atti di sedizione, infiltrazione ecc. combinati con l'imposizione di riforme economiche neoliberiste, inclusa la "cura economica radicale" del FMI. La questione fondamentale è come Cuba e il popolo cubano risponderanno, nel contesto attuale, a queste ininterrotte minacce.

In quale modo Washington ha progettato di portare avanti questo piano? Fondamentalmente attraverso:
1. misure che contribuiscono a destabilizzare l'economia cubana ed il suo sistema monetario;
2. procedure che siano prodromiche all'eventuale integrazione dell'economia cubana nel circuito del FMI-WTO-Banca Mondiale, inclusa l'imposizione di condizionali economiche disegnate apposta per smantellare i programmi sociali di Cuba, la sua programmazione distributiva di beni di consumo essenziali, ecc.;
3. per raggiungere i suoi obiettivi, Washington ed i suoi alleati europei hanno concepito negli anni varie operazioni coperte di infiltrazione e cooptazione con l'ottica di influenzare i responsabili politici del governo, i direttori delle imprese pubbliche così come gli intellettuali. A questo riguardo Washington si è anche affidata ai suoi partners europei che hanno stabilito relazioni bilaterali con Cuba.

Questo articolo si concentrerà particolarmente sulle attività delle fondazioni europee legate alla destra coinvolte nel finanziamento di think-thanks e centri di ricerca cubani.

L'obiettivo è quello di cooptare ricercatori, studenti ed intellettuali. Lo scopo è quello di costruire una "nuova normalità" che spianerà la strada per l'inserimento del socialismo cubano nella logica del capitalismo mondiale. Mentre conserva la narrativa socialista, questo processo è da ultimo inteso a distruggere le basi della Rivoluzione Cubana, aprendo le porte alla deregolamentazione economica, agli investimenti stranieri e alla privatizzazione. L'"accettazione" da parte degli intellettuali cubani di questa "nuova normalità" è essenziale per raggiungere lo scopo della restaurazione del capitalismo.

Retroterra: l'interventismo USA
Negli anni recenti, le modalità dell'interventismo USA sono drammaticamente cambiate: la spinta della politica estera USA consiste in gran parte nel destabilizzare paesi sovrani attraverso un processo di "cambio di regime" (rivoluzioni colorate). Ultimamente consiste nel destabilizzare l'economia nazionale, nel manipolare le elezioni nazionali, nel cooptare gli intellettuali di sinistra, corrompere i politici, finanziare i partiti di opposizione, costruire la violenza e i movimenti di protesta.


Nell'America Latina, le dittature filoamericane sono state in gran parte rimpiazzate da "democrazie" filoamericane. In cambio, le riforme neoliberiste sotto la guida i FMI-Banca Mondiale sono servite ad impoverire la popolazione, in tal modo creando condizioni che favoriscono le proteste così come i conflitti sociali e politici.

La manipolazione delle elezioni in America Latina è di solito affiancata a proteste costruite ed alla cooptazione di intellettuali di sinistra finanziati dagli USA, dalle fondazioni europee e da organizzazioni non governative aventi legami con l'intelligence USA.

Il Fondo Nazionale per la Democrazia (National Endowment for Democracy, NED) creato nel 1983 attraverso un certo numero di fondazioni con sede in USA ha preso la guida. La missione del NED è quella di promuovere la democrazia e i diritti umani nei paesi in via di sviluppo.

Il NED è un'arma ufficiosa della CIA. Secondo l'ex presidente del NED Carl Gershman: "Sarebbe terribile per i gruppi democratici attorno al mondo venire visti come finanziati dalla CIA… Non abbiamo avuto la possibilità di far questo ed è per questo che il Fondo è stato creato."

Nelle parole del primo presidente del NED Alan Weinstein: "Molto di ciò che facciamo oggi è stato fatto in modo coperto 25 anni fa dalla CIA" (Washington Post, 22 settembre 1991).

Il progetto del NED a Cuba. Entrare attraverso la porta di servizio

Sebbene il NED sia bandito da Cuba, esso tuttavia finanzia indirettamente - attraverso fondazioni associate e vicine, ONG con sede in Florida - un grande numero di cosiddetti "progetti per la democrazia". Molte di queste organizzazioni associate (con sede in USA), incluso il Cuban Democratic Directorate (Directorio), l'Instituto Cubano por la Libertad de Expresion y Prensa, l'Observatorio Cubano de Derechos Humanos, hanno legami con l'intelligence USA. Storicamente, il NED ha sempre lavorato con associati nell'Unione Europea che avevano formali legami bilaterali con Cuba.

Per quanto riguarda la Germania, il Friedrich Ebert Stiftung (legato al Partito Socialdemocratico), l'Hans Böll Stiftung (legato ai Verdi) e l'Hanns Seidel Stiftung (legato all'ala destra del  Partito Cristianosociale Bavarese, CSU) hanno accordi con Cuba.

Alleati dell'America: La Hanns Seidel Foundation, strumento dell'ala destra della CSU bavarese
Mi soffermerò primariamente sul ruolo della Hanns Seidel Foundation, con specifico riferimento al suo ruolo a Cuba ed in Venezuela.

La Hanns Seidel Stiftung (HSS), attraverso l'ala destra del Partito Cristianodemocratico Bavarese, ha una relazione diretta col governo di Angela Merkel, la quale, per molti versi è considerata un'alleata degli Stati Uniti. Storicamente, le attività dell'HSS hanno sempre supportato l'interventismo politico dell'ala destra.

Molte delle attività dell'HSS nei paesi in via di sviluppo e nell'Est Europeo sono portate avanti in associazione con fondazioni USA, compresa la NED, e la Open Society Foundation. la HSS ha anche legami con diversi serbatoi di pensiero come la Chatam House (Royal Institute of International Affairs) e l'American Enterprise Institute. Ospita conferenze ed eventi formativi in collaborazione con la NATO, l'UE e il governo tedesco.

La Hanns Seidel Stiftung (NSS) è intervenuta in molti paesi, spesso in unione con la NED e il Dipartimento di Stato USA. Nei primi anni 90 fu coinvolta nella cosiddetta "rivoluzione arancione" in Ucraina, che finì con una povertà di massa e con la destabilizzazione dell'economia ucraina.

Più di recente, la Hanns Seidel (HSS) ha mantenuto legami con l'attuale regime di Kiev, principalmente con un'ottica antirussa e per destabilizzare il Donbass. La HSS, attraverso il suo ufficio di Washington ha regolari consultazioni con il governo USA, con il Congresso, con serbatoi di pensiero, incluse le maggiori fondazioni associate.

La HSS è anche in collegamento con fondazioni aventi sede negli USA, compresa la NED, la Fondazione Ford e la Open Society Foundation.

La HSS continua a mantenere stretti legami col regime di Kiev, il quale governa col supporto di due partiti neonazisti. La CSU (Cristianosociali) e la HSS hanno legami informali con i servizi segreti tedeschi, il Bundes Nachrichtendienst (BND).

Una delle principali attività della Hanns Seidel Foundation è consistita nella cooptazione di intellettuali di sinistra e di studenti. Ciò è stato realizzato attraverso il finanziamento di think-thanks  e istituti di ricerca chiave politicamente orientati.

Hanns Seidel in Venezuela
In modo significativo, la Hanns Seidel Foundation (HSS) è attivamente coinvolta nel finanziamento del candidato di opposizione Henrique Capriles Radonski,
 in Venezuela nelle elezioni del 2012. Le sue attività si sono estese ben oltre l'endorsement della candidatura di Capriles. Nel suo rapporto trimestrale, la HSS ha apertamente ammesso la propria avversione nei confronti del processo Boliviano. A questo riguardo, la HSS è stata coinvolta nell'organizzazione di diverse conferenze antigovernative, principalmente con l'ottica di sostenere il libero mercato capitalista (neoliberismo) e diffamare il governo di Chavez. La HSS fu altresì utilizzata per creare legami con i partiti di destra inclusi il Copei e Primera Justicia.

Val la pena di notare che più di quarant'anni fa, i partiti cristiano democratici e cristiano sociali (CSU e CDU, ai quali la fondazione Hanns Seidel è collegata) furono coinvolti nel provvedere al supporto finanziario dei protagonisti del golpe militare contro il Presidente Salvador Allende. E all'inizio del golpe, prestarono aiuto economico al governo militare di Augusto Pinochet.

La HSS è ancora coinvolta in Venezuela nel finanziamento di un certo numero di progetti. Il loro obiettivo non detto è la destabilizzazione del governo Bolivariano.

La Hanns Seidel, come rappresentante della CSU bavarese è anche coinvolta nella politica di diversi paesi latinoamericani come l'Ecuador, la Colombia, l'argentina e la Bolivia. In Ecuador, la CSU, attraverso Hanns Seidel coopera attualmente con la Corporación Autogobierno y Democracia, la Fundación Acción y Desarrollo Comunitario (ACDECOM) e varie altre organizzazioni.

La Hanns Seidel Foundation a Cuba

Ora lasciatemi concentrare l'attenzione su Cuba, in particolare su di una specifica attività della Hanns Seidel Foundation nella quale sono stato personalmente coinvolto.

Nell'ottobre del 2015, fui invitato a partecipare ad un convegno internazionale del Centro de Investigaciones de Politica Internacional (CIPI), un centro di ricerca e serbatoio di pensiero affiliato al Ministero degli Affari Esteri. Il tema della conferenza era l'analisi del processo di transizione geopolitica dischiuso dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti.

Transizione geopolitica del potere globale: tra la cooperazione e il conflitto

L'evento è stato finanziato dalla Hanns Seidel Stiftung. Furono invitati studenti dall'Europa Occidentale, dall'America Latina, dall'Africa, dagli USA e dal Canada.

Poche settimane dopo la mia accettazione a partecipare al convegno indirizzata al CIPI, ricevetti un messaggio dalla Hanns Seidel Stiftung che mi informava che l'evento era sostenuto da loro e che la HSS avrebbe finanziato tutte le mie spese, incluso un onorario. Il messaggio dichiarava che si sarebbero messi in contatto con me a proposito di questioni riguardanti un contratto. Essi richiedevano inoltre sottoscrivessi una cosiddetta "propuesta de servicios" (offerta di servizi).

Ero assolutamente consapevole del curriculum della HSS, specificatamente di come erano intervenuti nelle elezioni presidenziali del 2012 in Venezuela a supporto di Capriles Radonski, in sostanza con l'ottica di danneggiare Hugo Chavez.

Ero scioccato dal fatto che il CIPI avesse richiesto i finanziamenti della HSS. L'intento della HSS (che agiva per conto dei cristiano sociali di Baviera, un partito di destra) in collegamento con le sue organizzazioni associate a Washington era di minare il socialismo a Cuba. Ciò si estrinsecava anche nel cooptare studenti ed intellettuali cubani anticipando un più ampio processo di cambiamento politico.

Risposi all'invito della HSS indicando a loro e per conoscenza anche agli organizzatori del CIPI che avrei provveduto autonomamente per le mie spese di viaggio e soggiorno e che non vedevo la necessità di ricevere fondi dall'HSS. Questa decisione creò scompiglio nella procedura per la mia partecipazione alla conferenza.

La conferenza dell'ottobre 2015

Cos'è successo: alcuni contributi molto buoni da parte di eccellenti studenti e ricercatori cubani e latinoamericani su una varietà di importanti argomenti. Ma ci sono stati diversi buchi neri nel programma, senza dubbio dovuti al fatto che la HSS legata ai Cristianosociali di Baviera finanziava il convegno e imponeva le sue condizioni.

1. Una sessione chiave della conferenza fu sul Venezuela, concentrandosi sul futuro del governo Bolivariano e sulle sue storiche relazioni con Cuba.

Non un singolo partecipante del Venezuela è stato invitato alla Conferenza, così impedendo dall'inizio ogni dialogo e discussione tra intellettuali cubani e venezuelani.

Tutte le presentazioni sul Venezuela erano di studenti cubani.

Non c'è dubbio che la HSS abbia impedito l'invito degli intellettuali progressisti venezuelani allineati con la rivoluzione Bolivariana. L'argomento della conferenza (ad esempio transizione e normalizzazione con gli USA) rivestiva significato cruciale sia per Cuba che per il Venezuela.

Dovrebbe essere compreso che nel presente contesto, il futuro del socialismo cubano  dipende largamente dal mantenimento e dalla costruzione di relazioni tra Cuba e Venezuela all'interno del contesto della Rivoluzione Bolivariana. Ironicamente, nessuno tra i partecipanti e gli organizzatori cubani era al corrente delle politiche sporche di Hann Seidel in Venezuela.

Per contro, la sessione sul Messico includeva quattro eminenti allievi dal Messico. C'era una larga delegazione di messicani così come di cittadini degli altri paesi latinoamericani. Ma non un singolo venezuelano era stato invitato.

2. Una sessione sulla politica estera USA includeva l'accademico israeliano Yossi Mekelberg associato della Chatham House, Royal Institute of International Affairs (UK), un serbatoio di pensiero arcireazionario britannico provvisto di legami col Council on Foreign Relations, avente sede a Washington.

La presentazione del'accademico israeliano fornì una faziosa interpretazione di cosa stava avvenendo in Palestina e Siria. La rivolta terroristica guidata dagli USA in Siria fu non a caso descritta come "guerra civile". I Palestinesi venivano additati come terroristi, e il Presidente Bashar Al Assad fu accusato di massacrare il suo stesso popolo, quasi nello stesso modo dei media di regime degli USA e del Regno Unito.

Secondo Mekelberg, citato da  Newsweek, l'Isis "emulava" i Palestinesi (http://europe.newsweek.com/netanyahu-ramming-atttacks-isis-palestinians-inspired-541097?rm=eu). Gli studenti cubani che parteciparono a quest'evento non si presero la briga di reagire o esprimere il loro sdegno.

La questione però è chi mai inviterebbe un simile individuo (affiliato alla Chatham House che sostiene il regime sionista di Tel Aviv) nella Cuba socialista presso un centro di ricerca affiliato al Ministero Cubano degli Affari Esteri?

Cuba ha sempre storicamente espresso la sua solidarietà con la Palestina così come con la lotta dei popoli di Siria ed Iraq, che sono attualmente oggetto di aggressione militare da parte degli USA e della NATO.

Perché non hanno invitato uno studente allineato con il socialismo dalla Palestina per dibattere la politica estera USA? Era una condizione imposta dal partito di destra della CSU di Baviera per mezzo della Hanns Seidel Foundation (HSS)?

3. Un'altra sezione era dedicata all'Ucraina, Tra i partecipanti c'era il Presidente dell'International Institute for Peace con sede a Vienna  Prof. Hannes Swoboda, che è un ex membro del Parlamento Europeo. Swoboda delineò il proprio sostegno per le operazioni USA-NATO nell'Est Europa dirette contro la Russia così come espresse il suo appoggio al regime ucraino di Kiev-Maidan (che è integrato da due partiti neonazisti). Nessuna reazione da parte degli intellettuali cubani partecipanti al convegno fu estrinsecata.

Prima che ce lo dimentichiamo, il Governo cubano ha espresso la sua solidarietà col popolo del Donbass e della Crimea. In cambio, il popolo del Donbass riconobbe la propria solidarietà con Cuba e con gli insegnamenti di Fidel Castro. Ma questa non fu una questione da discutere alla conferenza del CIPI.

Nelle parole di Fidel Castro: Cuba, che si è sempre stretta solidalmente al popolo dell'Ucraina, e che nei difficili giorni di Chernobyl fornì assistenza medica ai molti bambini colpiti dalla perniciosa fuga di radiazioni, e che continuerà sempre a prestarla, non può esimersi dall'esprimere il suo ripudio delle azioni antirusse, antiucraine e filo imperialiste del governo [di Kiev]" (14 luglio 2014).

Hannes Swoboda, invitato a Cuba dal CIPI (per citare Fidel Castro)  era "anti-russo, anti-ucraino e filo-imperialista". Come deputato al Parlamento dell'UE ha intrapreso la procedura  parlamentare (insieme a diversi altri deputati) anti-russa e filo-NATO per chiedere supporto in favore del regime illegittimo di Kiev, il cui governo è integrato da due partiti neonazisti.

Fidel Castro Ruz and Michel Chossudovsky, October 2010
Note conclusive: L'eredità di Fidel Castro

E' una mia sincera speranza che ciò che ho esposto in questo articolo sia oggetto di discussione e dibattito a Cuba.

Il Governo cubano è impegnato a proteggere le conquiste della Rivoluzione Cubana. Nel presente contesto, non è un compito facile. Come delineato nell'introduzione, l'intento di Washington non è solo volto a distruggere la Rivoluzione Cubana, ma anche a cancellare la storia del socialismo.

Lo scopo delle fondazioni occidentali - direttamente o indirettamente operative per conto di Washington - è quello di instillare divisioni all'interno della società cubana, attraverso l'infiltrazione, la cooptazione, il cui vero obiettivo è la restaurazione del capitalismo.

Questi meccanismi di cooptazione sono anche facilitati dal doppio sistema di valuta a Cuba, che ha consentito ad Hanns Seidel e alle altre fondazioni occidentali di inviare pagamenti agli istituti di ricerca e ai think-tank cubani in moneta convertibile (CUC).

L'incremento della "dollarizzazione" dei prezzi del consumo al dettaglio (espressi in CUC) conduce all'impoverimento e alle diseguaglianze sociali.

I cubani sono ben consci dell'evolvere di tale crisi: le persone che guadagnano il proprio reddito in pesos convertibili CUC hanno acquisito potere di acquisto. Per contro, quelli i cui redditi sono in gran parte composti da pesos cubani non convertibili sono esclusi dall'economia di consumo a base CUC.

L'intento ulteriore di Washington è quello di implementare le misure che contribuiscono alla destabilizzazione dell'economia cubana e del suo sistema monetario, vale a dire che reintegrano Cuba in una economia mondiale basata sul dollaro.

Sono anche previste procedure da parte di Washington per reintegrare eventualmente  l'economia cubana nel circuito del FMI-WTO-Banca Mondiale, inclusa l'imposizione di condizioni politiche disegnate per smantellare i programmi sociali cubani, la sua programmazione distributiva di beni essenziali di consumo, ecc.

E' essenziale bloccare queste iniziative. Il dibattito e la discussione sui meccanismi della "normalizzazione capitalista" sono cruciali, sia all'interno di Cuba che a livello internazionale.

La sola narrativa rivoluzionaria di per sé non sosterrà l'eredità di Fidel, se non è accompagnata da concrete azioni e politiche disegnate con attenzione.

La meccanica della restaurazione capitalista e i vari modi di interferenza politica ed ingegneria sociale devono essere riconosciuti ed avversati con vigore.

La lotta contro la guerra e il neoliberismo vince
Per l'unitario abbandono del neoliberismo e della militarizzazione che distrugge le vite dei popoli
Per l'aperta denuncia delle guerre imperiali dell'America
Per un mondo di Giustizia Sociale che sia veramente responsabile per la tutela dei nostri fratelli esseri umani

Lunga Vita a Fidel Castro Ruz


original in English :



martedì 21 gennaio 2014

CIA( criminal intelligence agency). Stralci da un dossier redatto da chi può uccidere liberamente senza ritorsioni...



 CIA( criminal intelligence agency).
 Stralci da un manuale redatto da chi può uccidere liberamente senza ritorsioni, preparare colpi di Stato in altri paesi, organizzare nuove guerre.

Durante la sistemazione di un nostro archivio della sinistra mi sono ritrovato in mano il manuale della CIA : FM 95-1A , che mi regalò un dirigente nazionale del FSLN del Nicaragua,... oggi i metodi della Agenzia pur adeguendosi ai  tempi mantengono la stessa strategia di morte.
Dal documento ho tratto brevi stralci che evidenziano un unico comune denominatore :”abbattere il socialismo ovunque si sviluppi, abbattere o rendere la vita impossibile tutto quello che non piace all'Impero USA” . La CIA è una organizzazione autorizzata a compiere qualunque tipo di crimine pur di arrivare ai suoi fini, dispone di milioni di dollari per far cadere governi non allineati, per comprare politici , persone,.. per realizzare e addestrare gruppi armati, per uccidere in qualsiasi parte del mondo coloro che danno fastidio, per produrre focolai di nuove guerre, per organizzare attentati terroristici dove e come ritiene opportuno, ...protegge alla luce del sole i suoi terroristi dichiarati che si sono macchiati di crimini orrendi preparati e finanziati proprio in casa CIA. Se si dovessero contare le morti causate dalla CIA e sue collegate USAID, NED, IRI... forse l'olocausto nazista contro gli ebrei andrebbe sotto tono.
Nel dossier di 40 pagine si percepiscono chiaramente le cause degli incidenti nelle nostre tante manifestazioni passate ,dove in talune sono stati uccisi o feriti nostri compagni di lotta.


M.Cerboneschi "Sandino"

CIA Fase Di Reclutamento .
(...)Il reclutamento iniziale per il nostro movimento , se non è volontario, sarà fatto con parecchie consultazioni, “private” con responsabili (senza che la persona sappia che sta parlando con uno dei nostri). Poi la recluta verrà informata che di fatto e già dentro il movimento e che verrà denunciata alla polizia del regime se non collaborerà.......
Il reclutamento dovrà svilupparsi anche attraverso la conoscenza o l'osservazione dei gruppi individuati -partiti politici, sindacati operai, gruppi giovanili, associazioni di agrari...dedurne le abitudini personali, le simpatie e l' antipatie e i punti deboli dei “ reclutabili”.
- Tentare un approccio facendo conoscenza e , se possibile sviluppare un'amicizia , attraendo la persona in base alle sue debolezze o preferenze: potrebbe essere un invito a pranzo o a cena in un ristorante di sua scelta o bere qualcosa nel suo bar preferito.
Il reclutamento deve seguire le seguenti direttive :
Se durante la conversazione informale la persona indicata sembra incline ad arruolarsi volontariamente in base alla sua fede e ai suoi valori personali, ecc se ne darà notizia al responsabile politico incaricato di attuare il reclutamento..
La persona che ha avuto il primo contatto indicherà dettagliatamente al responsabile tutto ciò che sa sulla possibile recluta e lo stile di persuasione che dovrà essere usato poi quando lo incontrerà.
- se la persona individuata non sembra predisposta al reclutamento
,si possono organizzare degli incontri, che sembrano casuali, con i capi controrivoluzionari o con i quadri politici (sconosciuti alla persona in questione fino a quel momento).
Gli incontri avranno luogo in modo che “altre persone” sappiano che la persona vi sta partecipando o perchè lo hanno visto arrivare ad una data casa o lo hanno visto in un certo bar o perfino sulla panchina di un parco. Così dovrà poi fare i conti con la partecipazione di fatto alla lotta insurrezionale e gli sarà comunicato che se non collabora o non applicherà gli ordini che gli verranno dati, sarà esposto alle azioni di rappresaglia della polizia del regime.
La DENUNCIA ALLA POLIZIA di qualcuno che non vuole unirsi alla controrivoluzione può essere fatta facilmente, quando sia necessario con una lettera con false asserzioni di cittadini che non sono implicati nel movimento: Si prendano precauzioni affinchè la persona che lo ha reclutato non venga scoperta.
- realizzando missioni clandestine per il movimento , si attuano gradualmente e su scala sempre più ampia il coinvolgimento e la disponibilità di ogni recluta e aumenta l'affidabilità.
Questo deve essere un processo graduale così da impedire confessioni da parte di individui paurosi a cui sono state assegnate troppo presto missioni pericolose e difficili. Usando questa tecnica di reclutamento i nostri uomini riusciranno ad infiltrarsi con successo in ogni gruppo fondamentale del regime così da migliorare il controllo delle strutture nemiche.
CITTADINI AFFERMATI ,CONTROLLO INTERNO
Cittadini affermati, cioè dottori, avvocati, uomini di affari, proprietari terrieri, funzionari dello Stato, etc,.. saranno reclutati per il nostro movimento e usati per il controllo soggettivo interno di gruppi e associazioni a cui possono appartenere.
Una volta che il reclutamento coinvolgimento è stato conseguito ed è progredito al punto che la fiducia consente che ai quadri interni, perchè inizino a influenzare i loro gruppi vengano date le seguenti istruzioni da applicare:
- il procedimento è semplice e richiede soltanto una conoscenza della dialettica sacratica, cioè la conoscenza inerente ad un'altra persona o alla posizione di rilievo di un gruppo, alcuni argomenti, parole o concetti relativi all'oggetto della persuasione da parte della persona incaricata del reclutamento.
- il responsabile deve poi sottolineare l'argomento , la parola o il concetto delle discussioni o negli incontri con il gruppo in trattamento attraverso commenti casuali tanto da accrescere l'interesse di altri membri del gruppo verso i problemi affrontati.
  • I gruppi con interessi economici sono motivati dai profitti e di solito pensano che il sistema ostacola in qualche modo le loro capacità : tasse, tariffe di importazione ed esportazione. Costi di trasporto, …. La persona incaricata vedrà di accrescere questo loro sentimento di frustrazione in ulteriori conversazioni.

    (….) CREAZIONE DI NUCLEI
  • Comprende la mobilitazione di un numero
    specifico di agitatori dell'organizzazione controrivoluzionaria del posto. Questo gruppo attirerà inevitabilmente un egual numero di curiosi che cercano avventure e emozioni, e anche gli scontenti del sistema di governo.
  • I controrivoluzionari attireranno i simpatizzanti, i cittadini scontenti per via della repressione governativa. Ad ogni sotto unità controrivoluzionaria verranno assegnati compiti specifici e missioni da eseguire
  • I nostri quadri verranno mobilitati nel maggior numero possibile insieme alle persone che sono state colpite dalla dittatura comunista, che i loro possedimenti siano stati sequestrati o che siano incarcerarti o che abbiano subito qualsiasi altro tipo di aggressione.
  • ....(...)
  • Se è possibile, si assumeranno Criminali professionisti per svolgere specifici “lavori scelti”
  • I nostri agitatori visiteranno i luoghi in cui si ritrovano i disoccupati e anche gli uffici di collocamento, per assumere i disoccupati per “lavori non specificati”.
  • I quadri designati organizzeranno con anticipo il trasporto dei partecipanti, portandoli ai luoghi degli incontri con veicoli privati o pubblici, con barche o con qualsiasi altro mezzo
  • Altri quadri saranno incaricati di disegnare manifesti, bandiere, vessilli con diversi slogan o parole chiave occasionali o di tipo radicale..
  • Altri invece saranno incaricati di preparare volantini posters, simboli e opuscoli per rendere l'ammassamento più appariscente. Questo materiale conterrà istruzioni per i partecipanti e servirà contro il regime.
  • Mansioni specifiche verranno assegnate ad altri con lo scopo di creare un “martire”per la causa , portando i dimostranti a sommosse o sparatorie che causeranno la morte di una o più persone che diventeranno i martiri. Questa situazione deve essere usata immediatamente contro il regime e per creare conflitti più grandi.
    MODO DI CONDURRE UNA SOMMOSSA DURANTE IL RADUNO
    Può essere fatto un piccolo gruppo di controrivoluzionari infiltrati nelle masse e che hanno il compito di agitare, dando l'impressione di essere in parecchi e di avere il sostegno popolare. Tatticamente una forza di 200 agitatori possono creare dimostrazioni a cui partecipano 10.0000-20.000 persone.
    L'agitazione delle masse in una dimostrazione è realizzata con obbiettivi socio-politici.
    A questa azione devono prendere parte una o parecchie persone del nostro movimento clandestino e, perfettamente addestrate come agitatori di massa,devono coinvolgere estranei in modo da ottenere una manifestazione apparentemente spontanea. Dovranno guidare tutta la manifestazione fino alla conclusione.
    Comando esterno .Questo elemento rimane al di fuori di tutte le attività, in una posizione da cui può osservare a che punto è lo svolgimento degli eventi progettati. ...(..)
Comando Interno Questo elemento resterà dentro la massa. Grande importanza va alla protezione dei responsabili della struttura. Si devono usare cartelli o grandi simboli allusivi per segnalare le postazioni del comando che darà ordini alle sotto-unita.
    Questa struttura eviterà di sistemarsi dove capitano scontri o incidenti dopo l'inizio della dimostrazione
    Gli agitatori” ufficiali” Resteranno nella massa. Il solo responsabile di questa missione assegnerà in anticipo agli agitatori il compito di restare vicini ad un punto di riferimento da lui indicato, In questo modo il comandante saprà dove sono i suoi e potrà dare l'ordine di cambiare gli slogans, qualsiasi cosa imprevista e eventualmente perfino incitare alla violenza.
    In questa fase, dopo che i quadri chiave si sono disseminati devono disporsi in luoghi evidenti predisposti. I nostri agitatori devono evitare di piazzarsi in luoghi di tumulti una volta che li hanno provocati.
    Postazioni di difesa. Qui si agirà come guardie del corpo in movimento, formando un anello di protezione attorno al capo, proteggendolo dalla polizia e dall'esercito, o aiutandolo a scappare se necessario. Devono essere molto disciplinati e reagiranno solo su ordine verbale del capo.
  • Nel caso che il capo partecipi ad una funzione religiosa , a un funerale o qualsiasi altro tipo di attività nella quale bisogna seguire un rituale organizzato, le guardie del corpo rimarranno in file vicino al capo per dare protezione completa.
  • I partecipanti devono essere guerriglieri controrivoluzionari in abiti civili o reclute assunte, che siano simpatizzanti della nostra lotta contro il regime oppressivo.
  • Questi membri devono avere un'alta disciplina e devono usare la violenza solo su ordine del loro responsabile.
    .(...) Truppe d' Assalto Questi uomini devono essere equipaggiati con armi ( coltelli, catene, mazze, randelli,.. ) e devono camminare con noncuranza dietro ai partecipanti alla manifestazione estranei all'organizzazione. Devono portare le armi nascoste. Entreranno in azione solo come “rinforzi”se gli agitatori saranno attaccati dalla polizia. Interverranno velocemente, violentemente e di sorpresa così da distrarre le autorità, permettendo in questo modo la ritirata e la rapida fuga del comando interno.
Striscioni e cartelli Gli striscioni, e i cartelli usati nelle dimostrazioni o negli assembramenti esprimeranno la protesta della popolazione, ma quando la manifestazione raggiunge il più alto livello di euforia o di malcontento popolare, i nostri infiltrati useranno i cartelli contro il regime e verranno lanciati slogan e parole d'ordine a beneficio della nostra causa.... Il comandante può dare gli ordini ai suoi di cambiare slogan o eventualmente incitare alla violenza se lo ritiene opportuno.
Gli agitatori controrivoluzionari che gridano slogan e applaudono Saranno addestrati con istruzioni specifiche ad usare acclamazioni del tipo “VOGLIAMO IL LAVORO, “ABBIAMO FAME”, NON VOGLIAMO IL COMUNISMO”. Il loro lavoro e la loro tecnica per agitare le masse è del tutto simile a quella dei capi-tifosi nelle partite di football o baseball delle scuole.
Manuale FM 95-1A” Redatto dalla CIA
Tradotto da Calumet quaderni Centro studi quale difesa Torino