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venerdì 27 ottobre 2017

58 °anniversario dalla morte di Camilo Cienfuegos: la forza e la passione del suo pensiero rivoluzionario

Il Signore dell’Avanguardia fu molto più che un capo militare che si distingueva nei combattimenti. Fidel, i suoi fratelli di lotta e il popolo cubano sapevano che assieme al suo coraggio di guerrigliero e al suo carisma personale c’erano la maturità e la forza delle sue idee.
Nacque il 6 febbraio 1932, all’Avanamorì il 28 ottobre 1959



L’immagine del leggendario Comandante Camilo Cienfuegos Gorriarán è ben conosciuta tra il popolo cubano. La sua vita e la sua opera si studiano nei testi scolatici, nella Storia di Cuba, e in questi  s’insiste sulla sua condizione di  partecipante alla spedizione del Granma, sulle sue missioni all’avanguardia delle prime forze dell’Esercito Ribelle, sul suo ruolo,  quando divenne uno dei primi a combattere nel piano, sui suoi compiti nella vittoria strategica contro l’offensiva nemica, nell’estate del 1958, e sulla sua guida al comando della colonna Antonio Maceo nell’Invasione a Occidente e, ovviamente, delle azioni per prendere  Yaguajay nei giorni finali della guerra.
Il Comandante Ernesto Che Guevara, evocando Camilo nel quinto anniversario della sua scomparsa disse: “ Quello che per noi -  quelli che ricordiamo Camilo come una cosa,  come un essere vivo – fu sempre maggiormente attraente, fu quello che attraeva anche tutto il popolo di Cuba, era il suo modo d’essere, il suo carattere, la sua allegria, la sua franchezza, la sua disposizione in ogni momento d’offrire la sua vita, correre i pericoli più grandi con una totale naturalezza, con una completa semplicità, senza la minima ostentazione del valore, della sapienza, essendo sempre il compagno di tutti, e anche se era già terminata la guerra, era indiscutibilmente il più brillante di tutti i guerriglieri”.
E reiterando la sua ammirazione per il compagno scomparso, il Che aggiunse: “Quel ‘vado bene?’ di Fidel, quando lo chiese a Camilo  nella Citta Militare, nei primi giorni  o il primo giorno del suo arrivo a L’Avana, non significa che Camilo era casualmente al suo fianco, non significa che fu una domanda casuale, ma era la domanda fatta ad un uomo che meritava la totale fiducia di Fidel, per il quale provava come forse nessuno di noi, una fiducia e una fede assolute”.
Più che un capo militare che spiccava, il Signore dell’Avanguardia -come lo chiamò il Che - fu molto più di un capo militare che si distingueva nei combattimenti.
Fidel, i suoi fratelli di lotta e il popolo cubano sapevano che, unito al suo valore come guerrigliero e al suo carisma personale, c’erano la maturità e la forza di un pensiero genuinamente rivoluzionario.
Camilo Cienfuegos  visse solo 301 giorni dopo il 1º  del 1959, ma la sua passione rivoluzionaria fu così grande che in questi 55 anni è stato ispirazione e forza dell’opera della Rivoluzione.
Dopo il trionfo rivoluzionario, l’attività di Camilo fu decisiva per rinforzare l’Esercito Ribelle, unire le volontà del popolo, unire le forze in appoggio alle leggi e alle misure della Rivoluzione, appoggiando il suo leader e per riaffermare definitivamente la presa del potere politico. Il suo continuo combattere nel breve tempo che visse nella patria liberata, ha marcato i cubani.
Nei primi giorni del trionfo, Camilo confessò:
“ Sono andato alla Rivoluzione perchè sapevo, ero molto cosciente che Cuba necessitava una Rivoluzione come questa, che Cuba necessitava non solamente la caduta del dittatore, ma che Cuba necessitava questa Rivoluzione che abbiamo oggi, perchè in Cuba un giorno ci sia giustizia sociale e perchè un giorno, che è questo che oggi stiamo vivendo, il popolo di Cuba viva con pieni diritti, e i cittadini di questa terra nostra non siano gli  uomini abusati, gli uomini sempre sfruttati”.

IL POPOLO IN UNIFORME

Le sue idee per la preparazione dell’esercito della Rivoluzione si scoprono quando afferma: “ La morale che ci ha portato al trionfo, la volontà che non ci è mancata nella lotta, l’ottimismo che ci ha stimolato nei momenti più difficili e gli ideali che hanno alimentato la guerra, sono elementi che useremo nella preparazione del nostro esercito, che è già tecnicamente ristrutturato, per garantire la sicurezza del popolo, e la sua preparazione influirà nella vita nazionale”.
Camilo sviluppò un intenso lavoro di chiarimento sull’Esercito Ribelle e la Rivoluzione cubana. Lui pronosticò il ruolo delle forze armate. Per questo stimolò la preparazione dei suoi membri e seppe prendere una scorciatoia con risposte sicure a determinate forze reazionarie che tentavano di confondere il popolo:
“Coloro che sperano che noi ci si dedichi alle caserme, sappiano che noi, gli uomini che vestiamo l’uniforme verde olivo della Rivoluzione, intendiamo che i lavori e i sacrifici non sono terminati il 1º gennaio, ma al contrario, che i sacrifici e i lavori per noi sono cominciati il Primo Gennaio”.
Il Signore dell’Vanguardia espose chiaramente il vero carattere delle Forze Armate  Rivoluzionarie e le funzioni che questa istituzione avrebbe seguito, differenziandola dagli eserciti precedenti.
“Questo –disse - è un esercito politico, e che s’intenda bene la parola politica, non la politica miserabile, la politica sporca, la politica meschina fatta in Cuba per più di 50 anni. Questo è un esercito idealista (di ideali),  che veglierà sugli interessi del popolo, che si metterà dove  si dovrà mettere, per evitare che l’immoralità, la scostumatezza, l’insolenza e il disonore cadano su tutti”.
Reiterando la sua convinzione che l’Esercito Ribelle era formato da uomini in uniforme usciti dal popolo, definì la vera essenza di questo esercito, capace di cambiare i suoi fucili con zappe per lavorare la terra.
“Siamo disposti, con la stessa uniforme, ad arare se sarà necessario, perchè Cuba cresca, perchè Cuba fiorisca, per far sì che la Riforma Agraria sia un fatto positivo, un esempio per i paesi fratelli, per uscire dalla miseria che abbiamo vissuto per più di cinquant’anni”.

L’UNITÀ, IL CAMMINO PER LE NUOVE VITTORIE

Lo studio del pensiero di Camilo permette  di confermare che i suoi maggiori sforzi erano incamminati a rinforzare l’unità di tutte le forze rivoluzionarie, soprattutto tra i membri dell’Esercito Ribelle e il popolo, con il fine d’assicurare la vittoria.
E lo espresse quando disse: “Gia non esistono  gruppi nell’Esercito Rivoluzionario, dobbiamo dimenticarci che apparteniamo a differenti fronti di battaglia, a distinte colonne e sotto il comando di distinti comandanti. Attualmente apparteniamo all’Esercito della Repubblica con un solo fronte, Cuba, e con una sola bandiera, la cubana”.
“(…) Tutti gli operai, tutti i lavoratori , tutte le diverse parti del popolo devono unirsi ogni giorno di più. È l’unità il trionfo. Nell’unità c’è il vero consolidamento della Rivoluzione e della libertà che oggi godiamo”.
Con le sue parole convocava sempre ad appoggiare la Rivoluzione e a unirsi in questo impegno, con la convinzione che questo popolo non si può dividere (…)
Come un fedele seguace di José Martí, chiamò  tutti i cubani a farsi guidare dal pensiero martiano:“Questo pensiero e queste idee martiane,  che sono quelle che hanno tracciato il cammino  per lanciarci in armi, queste idee che sono quelle che stanno dettando le leggi rivoluzionarie a favore del popolo”.

FRATELLI IN UNA CAUSA COMUNE

Camilo definì molto chiaramente che ci sono solo due campi in queste nostre terre, ci sono solamente due posizioni, ci sono solamente due strade: “Stiamo con la Rivoluzione o stiamo contro la Rivoluzione. E sappiamo che il popolo cubano sta con la Rivoluzione”.
I suoi concetti sulla difesa armata della Rivoluzione coincidevano pienamente con quelli di Fidel e Raúl. Per questo Camilo dedicò grandi sforzi all’idea di armare il popolo, e quel  pensiero si rivela con queste parole: “Il lavoratore vuole armi e noi, l’Esercito, daremo queste armi ai lavoratori. Armi contro i nemici di Cuba”.
“Gli operai vogliono istruzione militare e noi daremo a questi operai l’istruzione militare.  La daremo perchè il popolo e i lavoratori sono uguali ai soldati del nostro esercito. Perchè tutti siamo qui per difendere la causa comune”.
Inoltre intuì la disposizione del popolo di difendere la Rivoluzione, prevedendo che sarebbe accaduto il giorno in cui i nemici tentassero d’invadere Cuba.
“Noi sappiamo che questo giorno arriverà, e tutto il popolo con noi difenderà la Rivoluzione. Sapremo scavare nella stessa sabbia in cui sbarcheranno, le tombe dei mercenari che cercheranno di strapparci questa bella libertà che oggi vive la Repubblica libera di Cuba”.

VINCERE O MORIRE

Quando il traditore Huber Matos, come parte della campagna controrivoluzionaria, comminò la direzione della Rivoluzione, perchè dicesse sin dove sarebbe arrivata, Camilo nel suo discorso del 21 ottobre a Camagüey, accentuando il vero carattere del processo trionfante e qual’era la sua meta, s’incaricò di rispondergli:
“Non è necessario dire qui sin dove  Fidel Castro farà arrivare la Rivoluzione Cubana. Questa Rivoluzione andrà sino ai suoi limiti finali, questa Rivoluzione andrà sino alla sua meta tracciata, questa Rivoluzione come nei giorni della guerra ha sue sole strade, vincere o morire.  Perchè è bene che tutti i compagni sappiano che questa Rivoluzione non si fermerà di fronte a niente e  a nessuno. Sino a dove arriveremo, ci si chiede, e noi diciamo che con questa Rivoluzione arriveremo sino al finale  Andiamo a realizzare una vera giustizia sociale. Andiamo a togliere  i contadini e gli operai dalla miseria che li tiene sottomessi agli interessi mossi oggi dalle corde della controrivoluzione. La Rivoluzione cubana non si fermerà davanti a niente. Se dovremo arrivare alla luna con un nostro missile, la Rivoluzione Cubana andrà sino alla luna anche in un missile”.
Segnalando che la Riforma Agraria non si sarebbe fermata anche se avessero mobilitato grandi interessi dentro e fuori dal paese, Camilo riafferma la sua fiducia nel capo rivoluzionario, quando segnala:
“Ci sono uomini come Fidel Castro, che rappresenta l’Esercito Ribelle, che rappresenta il popolo e che è seguito da tutti noi, che non faranno un passo indietro  in nessuna legge rivoluzionaria che significhi un passo avanti e il progresso per il popolo”.
Il 26 ottobre del 1959, due giorni prima della sua scomparsa fisica, Camilo Cienfuegos fissò la forza delle sue idee quando nelle sue ultime parole dichiarò:
“ E che i nemici della Rivoluzione non pensino che ci fermeremo; che i nemici della Rivoluzione non pensino che questo popolo si fermerà, che quelli che inviano gli aerei non pensino, che quelli che conducono gli aerei non pensino che ci metteremo in ginocchio e che abbasseremo le fronti. Ci metteremo in ginocchio una volta e una volta chineremo la fronte e sarà il giorno in cui giungeremo alla terra cubana che custodisce 20.000 cubani per dire loro :“Fratelli, la Rivoluzione è fatta, il vostro  sangue non è stato sparso invano!”
Al termine, come desiderasse accomiatarsi dal suo capo, disse: “Avanti Fidel, che l’Esercito Ribelle sta con te!”
(Traduzione Gioia Minuti).


original :




sabato 21 settembre 2013

ITALO CALVINO commemorato a Castiglion della Pescaia (GR) da associazioni e partiti di Piombino – Elba, Follonica , Monterotondo M.Mo, Alta Maremma e Colline Metallifere/Qualsiasi cosa cerchi di scrivere * di Italo Calvino Pensando a Che Guevara



Associazioni  e partiti di Piombino – Elba, Follonica , Monterotondo M.Mo, Alta Maremma e Colline Metallifere Hanno ricordato Italo Calvino a Castiglione della Pescaia (GR)



Il 19 settembre in occasione del 28 ° anniversario della morte di Italo Calvino rappresentanti  antifascisti e militanti internazionalisti  dell’ Alta Maremma si sono  recati  presso il cimitero Comunale di Castiglione della Pescaia (GR) per ricordare l’ultimo grande autore del ’900, il partigiano  “Santiago”della 2a divisione d’assalto “Garibaldi”  Felice Cascione che operava nelle Alpi Marittime.  Calvino, cresciuto con un pensiero  Anarco-comunista, grazie all’esperienza partigiana, consolidò una già radicata e profonda consapevolezza di se stesso e della realtà che lo circondava che contribuì, insieme all’entusiasmo che lo accompagnava, a determinare la sua formazione umana, politica e letteraria.

Anche dopo la rottura con il PCI nell’agosto 1957 per i fatti d’Ungheria rimase legato alla sinistra e  in una lettera scrisse “…..non rinnego il passato, vorrei rivolgere un saluto anche ai compagni più lontani dalle
mie posizioni che rispetto come combattenti anziani e valorosi, al cui rispetto, nonostante le opinioni diverse, tengo immensamente e a tutti; e a tutti i compagni lavoratori, alla parte migliore del popolo italiano dei quali continuerò a considerarmi il compagno.”


Italo Calvino nacque a Santiago de Las Vegas all’Avana Cuba nel 1923 , paese che sempre ha tenuto nel cuore. Nel 1964 vi tornò per sposarsi all’Avana con
argentina Esther Judit Singer detta” Chichita “e, in quell’occasione, fu invitato a far parte della giuria del Premio letterario Casa Las Americas. Lì conobbe e fece amicizia con il Comandante  Ernesto Che Guevara, allora Ministro dell’industria cubana. Quando nel 1967  in Bolivia il” CHE” fu ucciso, per ricordarlo, gli dedicò la bellissima lettera : *“Qualsiasi cosa cerchi di scrivere…….”,che in Italia fu diffusa solo nel 1998. Sempre nel 1964 si attivò per
co-fondare l’associazione amicizia Italia Cuba, ma già nel 1961 era presente a sostenere  Aldo Capitini nella  1a edizione della marcia pacifista Perugia-Assisi.



Nel 1995, nel decennale della sua morte, la figlia Giovanna Calvino fu contattata dalle autorità cubane al fine di inaugurare, nel 1996, una grande lapide-ricordo nella casa natale di Italo Calvino, nel Giardino Botanico di Santiago de las Vegas, alla periferia dell'Avana. In tale occasione a Cuba sorse il comitato "Pro-Fondazione-Calvino". Tale istituzione nel 1996 dette vita al Premio Letterario Biennale Cubano Italo Calvino, riservato a
giovani talenti cubani, per teatro, poesia, narrativa e saggistica. Entrambi i suddetti Premi (in Italia e a Cuba)
sono tuttora esistenti. Nel 2000 (ma anche nel 2003, 80º anniversario della sua nascita) nel Castello del Morro dell'Avana, il governo cubano ha esposto una mostra fotografica bilingue (italo-spagnola) dedicata alla vita di Italo Calvino, il governo Cubano ha dichiarato l'anno 2013 "Anno di Italo Calvino a Cuba", in occasione della sua "Fiesta del 90º compleanno".



A ricordare Italo Calvino con un omaggio floreale  erano presenti  esponenti  in rappresentanza di :



PRC Piombino-isola D’Elba, , PCL Follonica, ANPI 
Monterotondo  Mmo.- Montieri, Comune di Monterotondo M.mo (gr) ,CSIAM (centro solidarietà  internazionalista Alta Maremma), C.lo Bolivariano alta Maremma “Alessio Martelli”,  Amici di  Cuba gruppo  “Italo Calvino”Piombino Val di Cornia, Coordinamento alta Maremma per la libertà dei cinque eroi Cubani.



Si ringraziano tutti i partecipanti, un grazie particolare al Sindaco di Monterotondo  M.mo (GR) che è stato parte attiva dell’iniziativa .

Nei prossimi anni gli organizzatori cercheranno di ampliare la presenza

a questa importante ricorrenza, che oltre a rendere omaggio ad un grande letterato del ‘900, è anche  un modo per salvare la nostra memoria storica.

Si ringrazia il  Granma internacional curato da Gioia Minuti e anche Gianfranco Ginestri con cui speriamo di collaborare per il 2014

 
Qualsiasi cosa cerchi di scrivere *

di Italo Calvino

Pensando a Che Guevara

Lettera scritta da Calvino nel 1967 quando ha avuto notizia della morte di Ernesto Che Guevara, in Italia il documento è apparso solo nel 1998



Qualsiasi cosa io cerchi di scrivere per esprimere la mia ammirazione per Ernesto Che Guevara, per come visse e per come morì, mi pare fuori tono. Sento la sua risata che mi risponde, piena d'ironia e di commiserazione. Io sono qui, seduto nel mio studio, tra i miei libri, nella finta pace e finta prosperità dell'Europa, dedico un breve intervallo del mio lavoro a scrivere, senza alcun rischio, d'un uomo che ha voluto assumersi tutti i rischi, che non ha accettato la finzione d'una pace provvisoria, un uomo che chiedeva a sè e agli altri il massimo spirito di sacrificio, convinto che ogni risparmio di sacrifici oggi si pagherà domani con una somma di sacrifici ancor maggiori.

Guevara è per noi questo richiamo alla gravità assoluta di tutto ciò che riguarda la rivoluzione e l'avvenire del mondo, questa critica radicale a ogni gesto che serva soltanto a mettere a posto le nostre coscienze.

In questo senso egli resterà al centro delle nostre discussioni e dei nostri pensieri, così ieri da vivo come oggi da morto. E' una presenza che non chiede a noi né consensi superficiali né atti di omaggio formali; essi equivarrebbero a misconoscere, a minimizzare l'estremo rigore della sua lezione. La "linea del Che" esige molto dagli uomini; esige molto sia come metodo di lotta sia come prospettiva della società che deve nascere dalla lotta. Di fronte a tanta coerenza e coraggio nel portare alle ultime conseguenze un pensiero e una vita, mostriamoci innanzitutto modesti e sinceri, coscienti di quello che la "linea del Che" vuol dire -una trasformazione radicale non solo della società ma della "natura umana", a cominciare da noi stessi- e coscienti di che cosa ci separa dal metterla in pratica.

La discussione di Guevara con tutti quelli che lo avvicinarono, la lunga discussione che per la sua non lunga vita (discussione-azione, discussione senz'abbandonare mai il fucile), non sarà interrotta dalla morte, continuerà ad allargarsi. Anche per un interlocutore occasionale e sconosciuto (come potevo esser io, in un gruppo d'invitati, un pomeriggio del 1964, nel suo ufficio del Ministero dell'Industria) il suo incontro non poteva restare un episodio marginale. Le discussioni che contano sono quelle che continuano poi silenziosamente, nel pensiero. Nella mia mente la discussione col Che è continuata per tutti questi anni, e più il tempo passava più lui aveva ragione.

Anche adesso, morendo nel mettere in moto una lotta che non si fermerà, egli continua ad avere sempre ragione.

* ottobre 1967
inizio commemorazione 19 settembre 2013 Cimitero Castiglion della Pescaia-Gr

 Rappresentanza Prc Federazione  Piombino-Isola- D'elba
Rappresentanza PCL Follonica colline metallifere

 Sempre e comunque antifascisti

membri  del Circolo Bolivariano Alta Maremma "Alessio Martelli" con il Sindaco Monterotondo M.mo (gr)-( bandiera non conforme ma unica disponibile)

martedì 9 ottobre 2012

Un saluto a tutti, ricordando il CHE e la vittoria di CHAVEZ ,esigiamo la libertà dei CINQUE!!!

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Un saluto a tutti, ricordando il CHE e la vittoria di CHAVEZ ,esigiamo la libertà dei CINQUE


Come curatore dei Blog vi comunico che da domani sono a Cuba, quindi ci risentiamo dopo l' VIII colloquio di Holguin, al quale sarò presente anche questo anno e per giunta con altro otto delegati
del nostro territorio Piombino alta Maremma , in cinque arriveremo percorrendo in bicicletta circa 800 km attraversando quasi tutta Cuba .
i blog's torneranno attivi il 7 dicembre prossimo

Hasta la victoria Siempre
Ricordando il CHE gridiamo
Viva la rivoluzione Cubana!!!
viva la rivoluzione Bolivariana!!!
viva Fidel, Raul, Chavez, Morales Mujica, Ortega, Correa, …...!!!
abbasso l'imperialismo!!!
LIBERTA'PER I CINQUE EROI CUBANI !!!
ciao Sandino

martedì 18 settembre 2012

15-10-1923/19-09-1985 : Ricordiamo Italo Calvino un grande personaggio vicino a Cuba


Il 19 settembre 1985 per un ictus a Siena moriva lo scrittore Italo Calvino, i compagni internazionalisti amici di Cuba, Piombino Val di Cornia (LI), insieme ai compagni internazionalisti del CSIAM (Centro di solidarietà internazionalista alta Maremma), lo intendono ricordare per i suoi legami con Cuba, con la figura del CHE, per il suo passato come partigiano nella seconda divisione d'assalto delle Brigate Garibaldi intitolata a Felice Cascione, operante sulle Alpi Marittime, il suo nome di battaglia era "Santiago" proprio in ricordo di quel Santiago de las Vegas a due passi dall'Avana a Cuba, dove era nato nel 1923. Adesso Calvino riposa in una tomba immersa in una folta e profumata siepe  di rosmarino del piccolo cimitero di Castiglion della Pescaia (GR)nel cuore dell'alta Maremma, dove dall'alto si domina la bellezza dell'arcipelago Toscano.... Ci saranno compagni Maremmani che gli renderanno omaggio.
                                                                                         by Sandino
 15-10-1923/19-09-1985
Ricordiamo Italo Calvino un grande personaggio vicino a Cuba
Pensando al discreto e riservato scrittore Italo Calvino difficilmente lo colleghiamo all’isola di Cuba; alcune vicende meno conosciute ma fondamentali nella vita del personaggio lo rendono anche un po’ “cubano”. Per iniziare Italo Giovanni Calvino Mameli, detto Santiago, nacque proprio a Cuba a Santiago de Las Vegas il 15 Ottobre del 1923 in un villaggio a sud-est dell’ Havana a pochi chilometri a sud dell’aeroporto Josè Martì. I genitori, Mario Calvino e ed Eva Mameli, erano due scienziati presso un istituto che allora era di  proprietà statunitense e si trovavano sull’isola per lavoro: qui il  padre dirigeva una stazione sperimentale di agricoltura e una scuola di agraria mentre la madre era una botanica; lo scrittore quindi nacque e visse fino a 20 anni in una dimora immersa in un giardino pieno di rare piante esotiche. Nel 1926 la famiglia Calvino decise di tornare in Italia, precisamente a Sanremo, dopo un devastante uragano che danneggiò quasi totalmente la loro dimora ; quello che rimane oggi della casa natale di Calvino è ancora un’attrazione davvero molto speciale per i turisti italiani:  è un romantico bungalow situato dentro il Grande Giardino Botanico Tropicale Humboldt di Santiago de Las Vegas. Sempre all’interno di questo giardino c’è un piccolo albergo di proprietà dell’ Istituto Humboldt che ospita solitamente i ricercatori stranieri ma dove vengono accettati anche i turisti se rimangono dei posti a disposizione. Lo scrittore studiò e visse a Sanremo, fece il partigiano in Italia con il nome di battaglia di “Santiago” in omaggio al suo paese natale ma nel 1964 tornò a l’Avana in occasione della sua nomina a membro della giuria per il premio “La casa de Las Americas”  e soprattutto per un’ altra tappa importante della sua esistenza: è proprio qui che il 19 febbraio “il partigiano chiamato Santiago” sposò la sua compagna di vita, la traduttrice argentina Esther Judit Singer detta “Chichita”. Perché sposarsi a Cuba? Perché Cuba era un paese diverso, lei era ancora sposata in Argentina, in Italia non c'era il divorzio e neanche in Argentina, e così si sposarono a Cuba. Inge Feltrinelli, che lo incontrò  sull’ isola nel 1964 poco dopo il matrimonio, ha scritto in un suo articolo che qui aveva incontrato “un uomo allegro ed interessante in giacca bianca e senza cravatta” e non il consueto uomo che conosceva “timido  e che parlava solo di cose importanti”. In questa occasione Calvino rivide la casa natale dove aveva vissuto con i genitori e conobbe Ernesto “Che” Guevara al quale dedicò uno scritto molto commovente dopo la sua uccisione. La figlia di Calvino, Giovanna nata nel 1965, fu contattata 30 anni dopo dall’ Ambasciata Italiana dell’ Havana per dare l’ autorizzazione alla costruzione di una lapide in onore del padre: lei stessa la inaugurò nel 1996 e fu deposta all’interno del giardino botanico. Nel Museo Municipale locale è stata allestita una sala dedicata a Italo Calvino dove si può sfogliare e anche comprare l’ultimo libro fotografico di 100 pagine a lui dedicato e stampato a Cuba nel 2000 intitolato “Las dosmitades de Calvino” (autore Helio Orovio poeta-scrittore di Cuba nonché musicista e musicologo che ha scritto il “Dizionario delle musica cubana”)....
Qualsiasi cosa cerchi di scrivere *
di Italo Calvino
su Granma del 25/09/2007
Pensando a Che Guevara
Qualsiasi cosa io cerchi di scrivere per esprimere la mia ammirazione per Ernesto Che Guevara, per come visse e per come morì, mi pare fuori tono. Sento la sua risata che mi risponde, piena d'ironia e di commiserazione. Io sono qui, seduto nel mio studio, tra i miei libri, nella finta pace e finta prosperità dell'Europa, dedico un breve intervallo del mio lavoro a scrivere, senza alcun rischio, d'un uomo che ha voluto assumersi tutti i rischi, che non ha accettato la finzione d'una pace provvisoria, un uomo che chiedeva a sè e agli altri il massimo spirito di sacrificio, convinto che ogni risparmio di sacrifici oggi si pagherà domani con una somma di sacrifici ancor maggiori.

Guevara è per noi questo richiamo alla gravità assoluta di tutto ciò che riguarda la rivoluzione e l'avvenire del mondo, questa critica radicale a ogni gesto che serva soltanto a mettere a posto le nostre coscienze.

In questo senso egli resterà al centro delle nostre discussioni e dei nostri pensieri, così ieri da vivo come oggi da morto. E' una presenza che non chiede a noi né consensi superficiali né atti di omaggio formali; essi equivarrebbero a misconoscere, a minimizzare l'estremo rigore della sua lezione. La "linea del Che" esige molto dagli uomini; esige molto sia come metodo di lotta sia come prospettiva della società che deve nascere dalla lotta. Di fronte a tanta coerenza e coraggio nel portare alle ultime conseguenze un pensiero e una vita, mostriamoci innanzitutto modesti e sinceri, coscienti di quello che la "linea del Che" vuol dire -una trasformazione radicale non solo della società ma della "natura umana", a cominciare da noi stessi- e coscienti di che cosa ci separa dal metterla in pratica.

La discussione di Guevara con tutti quelli che lo avvicinarono, la lunga discussione che per la sua non lunga vita (discussione-azione, discussione senza abbandonare mai il fucile), non sarà interrotta dalla morte, continuerà ad allargarsi. Anche per un interlocutore occasionale e sconosciuto (come potevo esser io, in un gruppo d'invitati, un pomeriggio del 1964, nel suo ufficio del Ministero dell'Industria) il suo incontro non poteva restare un episodio marginale. Le discussioni che contano sono quelle che continuano poi silenziosamente, nel pensiero. Nella mia mente la discussione col Che è continuata per tutti questi anni, e più il tempo passava più lui aveva ragione.

Anche adesso, morendo nel mettere in moto una lotta che non si fermerà, egli continua ad avere sempre ragione.

* ottobre 1967


domenica 5 febbraio 2012

6 febbraio 1932 nasce Camilo Cienfuegos : ! Que viva Camilo !


Per Ricordare Camilo Cienfuegos nato il 6 febbraio del 1932 (avrebbe 80 anni) è stata individuata una cronistoria redatta a suo tempo da www.vinceremos.it

! Que viva Camilo !
Camilo Cienfuegos, la imagen del pueblo
Camilo Cienfuegos è forse l'unico eroe più popolare di Ernesto "Che" Guevara a Cuba. Non c'è casa, negozio, ufficio, scuola, laboratorio a Cuba senza il ritratto del héroe sonriente. Camilo Cienfuegos Gorriaràn, meglio conosciuto popolarmente come "Camilo" appare nelle tante fotografie e ritratti sempre sorridente e gioviale con una folta e lunga barba, quasi che sprizzasse simpatia da ogni pelo.
L' espatrio negli Usa
Camilo era un uomo del popolo, un habanero doc, di umili origini, nato nel quartiere popolare di l'Avana vecchia e lì tra quella gente rimane per antonomasia il più grande ed indimenticato eroe cubano di tutti i tempi (più del Che e dello stesso Josè Martì). Mentre Che Guevara ha avuto un'indiscutibile "internazionalizzazione" della sua figura, del suo pensiero, delle sue idee, Camilo Cienfuegos ha attecchito popolarmente, è rimasto un eroe su scala nazionale: la imagen del pueblo. Ogni guerrigliero latino americano potrebbe facilmente riconoscersi nella sua figura. Alto, bruno, magro perennemente mostratoci con una barba bruna ed un cappello a metà strada tra il cow-boy statunitense ed il guajiro caraibico e con gli occhi protesi ad una genuina risata.
La firma di K100
Camilo nella sua prima gioventù fu un serio ed umile lavoratore, si impegnò in mille attività e mestieri. Si distinse soprattutto negli Stati Uniti dove fu costretto ad espatriare per problemi economici e politici nei primi anni 50.
Le foto del giovane Camilo nel periodo nordamericano sono diametralmente opposte a quelle stereotipate del Comàndante guerrigliero; infatti appare molto più conformista e curato con la sua faccia smilza, sbarbata con dei piccoli baffetti a rigo, sempre elegante, incravattato ed impegnato a fianco della dissidenza cubana antibatistiana. Fu proprio in quel periodo che Camilo sviluppò un grande senso dell'ironia e dell'autoironia, iniziò a firmare le sue missive ai familiari ed agli amici con un sarcastico "K100", che in spagnolo si pronuncia "Ca Cien".
Sorsero negli Usa altri problemi al giovane Camilo, che fu costretto ad espatriare in Messico, dove fu poi scelto come ultimo (o forse penultimo) membro della spedizione del"Granma" da Fidel Castro.
Camilo sarà poi tra i pochissimi sopravvissuti all'imboscata batistiana di Alegria del Pio e si distinguerà per le sue notevoli doti di coraggio e abnegazione alla causa della guerriglia sulla Sierra Maestra così da essere nominato Comandante di una delle più importanti colonne della guerriglia che libereranno la regione centrale dell'isola caraibica.
Il bimotore scompaso
L' eroe sorridente esprimerà il suo più alto capolavoro a Yaguacay, nel versante nord della parte centrale di Cuba, dove al comando di un manipolo di uomini costringerà alla resa lo stratega batistiano Jabon Lee ed i suoi soldati asserragliati nel famoso "cuartel". Questa superlativa azione congiuntamente con la straordinaria impresa di Che Guevara a Santa Clara costringerà Batista alla capitolazione definitiva e determinerà quindi l'ingresso vittorioso dei barbudos ad ovest sino a l'Avana.
Dopo una serie di incarichi temporanei politici e militari all'interno della giovane giunta rivoluzionaria, il comandante Cienfuegos scomparirà misteriosamente il 28 ottobre 1959. Infatti dopo aver sedato una rivolta organizzata dal comandante Hubert Matos, lasciò l'aeroporto di Camaguey su di un piccolo bimotore diretto a L'Avana e scomparve per sempre. Probabilmente l'aereo precipitò a causa di un improvviso maltempo. Sono state avanzate varie ipotesi ed illazioni sulla sua scomparsa. C'è chi attribuisce alla Cia l' organizzazione di un attentato al bimotore, c'è chi parla solo di tragica fatalità, mentre sembrano solo baggianate le voci fatte circolare dai circoli controrivoluzionari secondo le quali Camilo si troverebbe sbarbato ed in incognita negli Usa o addirittura l' aereo in questione sarebbe stato sabotato dagli stessi vertici rivoluzionari. Questa serie di illazioni sono forse sorte dal fatto che il corpo di Cienfuegos e del pilota non furono mai rinvenuti, come i resti dello stesso apparecchio.
Nel momento in cui Camilo scompare nasce il suo mito, la sua leggenda il suo eterno ricordo; addirittura Che Guevara chiamerà uno dei suoi figli Camilo.
Fiori dal malecon
A Yaguacay oggi vi è uno stupendo monumento dedicato all'eroe sorridente, proprio di fronte al mitico "cuartel" e sotto la statua bronzea di Camilo è situato un museo dedicato all'eroe habanero.
In questo museo sono contenuti molti reperti e documenti, sicuramente quelli più interessanti sono costituiti dalla corrispondenza tra Che Guevara e Camilo, dove emerge un grande rispetto reciproco e soprattutto l'aspetto ironico ed ottimista di Camilo che unico tra i baburdos poteva permettersi di sfottere il severissimo comandante Guevara firmandosi con degli tu eterno chicharron (chicharron è un termine confidenziale per carinerie intime tra due persone).
L'eroe di Yaguacay, scomparso a soli 27 anni viene celebrato ogni 28 ottobre da tutti i cubani, che si recano lungo i "malecon" (i lungo-mare) con stupendi mazzi di fiori e vassoi colmi di petali, che all'unisono vengono lanciati in mare.
Quello stesso mare che è oggi beffarda illusione per molti caraibici e che tiene distanti... molto distanti i latino americani dagli statunitensi.
Eugenio Lorenzano (Liberazione)

William Galvez parla di Camilo Cienfuegos
(intervista di Marco Papacci dell'Ass-Italia-Cuba)
VEDI tutto il lungo TESTO INTEGRALE DELL'INTERVISTA SUL SITO SEGUENTE: http://web.tiscali.it/ItaliaCuba/galvez.htm
D: I giovani italiani conoscono il Che per la sua storia politico-militare, di dirigente e di combattente internazionalista, però non conoscono Camilo Cienfuegos. Puoi raccontarci brevemente chi era EL SENOR DE LA VANGUARDIA?
R: Per prima cosa voglio dirti che lui proveniva da una famiglia umile, operaia, di genitori spagnoli. Camilo era il terzo di tre fratelli. Don Ramon e sua moglie Emilia educarono i figli in maniera esemplare. Ossia rispettosi del prossimo, amore per lo studio, per la famiglia e propensi alla solidarietà. Nella casa della famiglia Cienfuegos Gorrarian si respirava un’aria di gente onesta, seria sotto tutti i punti di vista. Gli altri fratelli si chiamavano Humberto, che è scomparso recentemente e Osmany, entrambi hanno lottato per la rivoluzione. La difficile situazione economica della famiglia li portò spesso a cambiare casa. Possiamo dire che il giovane Camilo crebbe con delle difficoltà, ma non arrivò mai all’eccesso di fare l’elemosina né il lustrascarpe, cosa molto corrente tra i giovani cubani dell’epoca pre-rivoluzionaria. Era un giovane con molti interessi, gli piaceva molto praticare lo sport e divertirsi con i suoi amici. Un giovane sano ma con una inquietudine di carattere sociale e politico. Prima del golpe del 1952 partecipa ad una manifestazione contro l’aumento del biglietto per i mezzi di trasporto. Partecipa alla manifestazione dove vengono inumati i resti del leader sindacale assassinato a Santiago de Cuba, Jesus Menendez. Voglio ancora tornare sul periodo giovanile. Quando era studente della scuola primaria, veniva sempre scelto per le attività di carattere patriottico. Quando passò all’ottavo grado, aveva una certa inclinazione per le arti plastiche, voleva essere uno scultore. Si iscrisse ad una scuola vicina alla San Alejandro.
Con l’aggravarsi della situazione economica della famiglia inizia a lavorare come commesso in un negozio d’abbigliamento maschile e di conseguenza abbandona gli studi. Questa cosa lo segnerà per tutta la vita. Camilo si conquista subito il posto fisso, per i suoi modi di fare, simpatici e coinvolgenti. Quando si producono gli scontri del 10 di marzo, gli studenti universitari diffondono un appello per difendere l’università, Camilo si schiera immediatamente al lato degli studenti.
D: E’ in questo periodo che emigra verso gli Stati Uniti?
R: Si. Per aiutare economicamente ancora di più la sua famiglia, decide di emigrare insieme ad un suo amico d’infanzia negli States. Gli concedono un visto turistico per soli 29 giorni. Passati questi, risiede illegalmente come clandestino. Il fatto di essere negli USA non gli fa dimenticare quanto sta succedendo a Cuba. Inizia così a scrivere degli articoli su un giornale sostenuto da un gruppo patriottico. Viene intervistato da una radio locale, partecipa a picchetti di protesta contro le visite dei tiranni sudamericani negli Stati Uniti e manifesta in favore della richiesta di amnistia per i prigionieri politici a Cuba. Il fatto di essere illegale, lo preoccupava. Fortunatamente parlava un discreto inglese e per questo motivo spesso lo scambiavano per un portoricano. Dal 1953 fino al 1955, quando viene arrestato, risiede negli States, successivamente viene espulso.
Camilo prende coscienza che bisognava lottare contro la dittatura di Batista, però non ha chiaro il metodo e non conosce bene i fatti del Moncada. Quando torna a Cuba, si rende conto che i fratelli e gli amici più stretti stavano lottando contro la dittatura. Durante la sua permanenza sull’isola, legge LA STORIA MI ASSOLVERA’ e ascolta la denuncia che Fidel fa all’uscita dal carcere. Già in questo momento ha capito quale sarà la sua forma di lotta. Il 7 dicembre del 1955 viene ferito durante una manifestazione studentesca. Il 22 gennaio 1956 partecipa ad un'altra manifestazione per ricordare Josè Martì, viene malmenato e arrestato dalla polizia. A questo punto non gli interessa più risolvere i suoi problemi economici, vuole unirsi alla causa di Fidel Castro. Ritorna negli Stati Uniti per guadagnare un po’ di soldi, per poi trasferirsi in Messico. Il suo dovere adesso è quello di lottare per la liberazione di Cuba, compiere con la lotta, quel cammino educativo che la sua famiglia gli ha dato.
D: Cosa succede dopo questa presa di coscienza?
R: Dagli Stati Uniti si dirige in Messico e qui prende contatto con un suo amico che aveva preso parte al Moncada, si chiamava Reynaldo Benitez. Non fu facile farsi accettare nel gruppo dei partenti perché lui non militava in nessuna organizzazione antibatistiana. Reynaldo Benitez e altri due amici riescono a farlo accettare. Nel mese di novembre del 1956 si imbarca insieme ad altri 82 uomini nel Granma, come semplice soldato.
Dopo lo sbarco è tra quelli che si salvano dopo la battaglia di Alegria de Pio. Nel suo gruppo erano presenti Juan Almeyda, Ramiro Valdez, Pancho Gonzales, il Che e Reynaldo Benitez ed altri che ora non ricordo. Successivamente si riorganizzano e il 24 dicembre insieme ad altri venti combattenti salgono sulla Sierra Maestra. Nel frattempo Mongo Perez e Faustino sono incaricati da Fidel di prendere contatto con Frank Pais per riattivare il M26/7.
Quando si produce il primo scontro armato de La Plata, Camilo si distingue come un gran combattente. Mano a mano che l’Esercito Ribelle si organizza, Camilo va sempre all’avanguardia del suo gruppo, in esplorazione. Nonostante non avesse un gran fisico, riesce ad adattarsi bene alla vita di montagna, come fece lo stesso Che nonostante la malattia di cui soffriva. Con l’arrivo dei rinforzi inviati da Frank Pais l’Esercito Ribelle va ingrandendosi e diversi sono gli scontri e le battaglie vinte. Camilo è già il SENOR DE LA VANGUARDIA.


Il CHE ricorda CAMILO: VAMOS BIEN
" Y la seguridad, expresarles
la seguridad de que aquel
¿"voy bien"? de Fidel cuando
le preguntara a Camilo, en la
Ciudad Militar a los primeros
días o el primer día de su
llegada a La Habana, no
significa la casualidad de una
pregunta hecha, a un hombre
que de casualidad estuviera a
su lado, era la pregunta hecha
a un hombre que merecía la
total confianza de Fidel, en el
cual sentía, como quizás en
ninguno de nosotros, una
confianza y una fe absoluta".
CHE



Camilo, un capo alla testa degli invasori
Generale di Brigata ritirato William Gálvez

Il 10 agosto del 1958 Camilo venne chiamato dal Comandante in Capo che si trovava a Las Mercedes. Eravamo in tre lungo il percorso della bella zona di montagna e si notavano le tracce della guerra. Nel batey c’erano Fidel, Celia, il Che e altri compagni. Stavano discutendo con un colonnello del regime sulla consegna dei prigionieri, anche se l’obiettivo reale di quell’incontro era sondare le disposizioni del capo dei ribelli sull’accettazione di un golpe militare per sostituire Batista.
Il Comandante in Capo - che si opponeva in maniera categorica a questa possibilità ideata nelle più alte sfere dell’esercito - esigeva categoricamente che il governo passasse alla guida dei dirigenti rivoluzionari.
Una diCamilo
Nel luogo delle riunione ci sono una cassa di bibite e una scatola di sigari che hanno sull’anello la propaganda di Rivero Agüero, un candidato alla tirannia della Repubblica. Con il suo forte senso dell’umorismo Camilo prende alcuni sigari e dopo averli ripartiti esclama sorridendo: “ Bene adesso mandiamo in fumo Riverito...”
Fidel lo informa sul piano di invasione dell’occidente e Camilo chiede che la colonna porti il nome di Osvaldo Herrera, per ricordare un eroico rivoluzionario morto in combattimento. Fidel gli spiega però che è già stato scelto il nome di Antonio Maceo e Camilo comprende che ricordare le pagine più gloriose della guerra del ‘95 è più adeguato, poichè Maceo era il più geniale tattico e stratega mambi. Il comandante Guevara aveva la missione di condurre una seconda colonna di invasori sino a Las Villa.
L’offensiva ribelle
Una volta sconfitta l’offensiva nemica, il Comandante in Capo, convinto dalla necessità di intensificare la guerra al di là dell’oriente, come nella guerra di indipendenza, sino a raggiungere le province occidentali considera che è giunto il momento. Il recente successo militare offre l’opportunità unica per realizzare l’offensiva dei ribelli. Le colonne ribelli avanzeranno in tutte le direzioni nel resto del territorio senza che nulla o nessuno le possa fermare, annuncia Fidel nella sua relazione sull’offensiva.
In oriente le basi delle operazioni delle forze ribelli sono ferme e invulnerabili. Oltre alla Sierra Maestra, centro e avanguardia eroica del Primo Fronte José Martí, c’erano anche il Secondo e il Terzo Fronte.
Non sono pochi coloro che conoscendo l’importanza del nuovo impegno pensano che le truppe selezionate possono condurre la guerra sino all’estremo occidentale dell’Isola, ma perseguitate dalle forze superiori del nemico, verranno distrutte e annichilite.
Il grande ottimismo di Fidel davanti alle situazioni cosi difficili gli ha permesso di vincere e anche stavolta non ci saranno eccezioni.
La guerra nel suo impetuoso sviluppo offre la possibilità a molti compagni di rendere manifeste le loro capacità eccezionali per il comando e per la guerra.
Camilo è uno dei primi ed è a lui che Fidel assegna la missione storica di dirigere l’invasione sino a Pinar del Río.
L’ordine del massimo leader della Rivoluzione non è impossibile da compiere, ma è molto rigoroso e difficile per il ungo percorso da compiere da parte delle truppe degli invasori, in un terreno praticamente sconosciuto e piano nella sua maggior parte della sua estensione. Non si devono ignorare le potenti risorse che il nemico concentrerà contro le colonne in marcia verso occidente, quando scoprirà la loro presenza.
È a El Salto che inizia la selezione di coloro che faranno parte della colonna degli invasori. Il 17 Camilo, il nostro capo marcia va a ricevere le ultime istruzioni per l’invasione e il 18 ritorna all’accampamento e ci fa vedere la storica credenziale: “ Si affida al Comandante Camilo Cienfuegos la missione di condurre una colonna ribelle dalla Sierra Maestra sino alla provincia di Pinar del Río per compiere il piano strategico dell’esercito ribelle.
La colonna Antonio Maceo, poichè si chiamerà così la forza degli invasori in omaggio al glorioso guerriero dell’indipendenza partirà da El Salto il prossimo mercoledì 20 agosto del 1958.
Al Comandante della colonna degli invasori si concedono tutte le facoltà di organizzazione di unità di combattimento ribelle nel territorio nazionale sino a che i comandanti di ogni provincia arriveranno con le loro colonne alle loro rispettive giurisdizioni, egli potrà applicare il codice penale e le leggi agrarie dell’esercito ribelle nei territori conquistati, ricevere i contributi stabiliti con le disposizioni militari, combinare operazioni con tutte le forze rivoluzionarie che incontrerà e in settori determinati, stabilire un fronte permanente nella provincia di Pinar del Río, che sarà la base delle operazioni definitive della colonna degli invasori e designare per tutti questi fini ufficiali dell’esercito ribelle, sino al grado di comandante di colonna. La colonna degli invasori ha l’obiettivo primordiale di combattere una guerra di liberazione sino all’occidente dell’Isola e a questo si dovrà posporre ogni questione tattica e ci si batterà contro il nemico in tutte le occasioni che si presenteranno durante il percorso. Le armi che si prenderanno al nemico verranno destinate alle organizzazioni delle unità locali. Per premiare, segnalate e stimolare gli atti di eroismo nei soldati e negli ufficiali della Colonna degli Invasori No.º 2 Antonio Maceo si crea la medaglia al valore Osvaldo Herrera, capitano di questa colonna, che perse la vita nelle prigioni di Bayamo dopo una coraggiosa ed eroica resistenza, subendo le torture degli sbirri della tirannia.
Firmato Fidel Castro Ruz, Comandante in Capo.
Le piogge torrenziali, che provocarono la crescita del fiume Yara impedendo il passaggio, permisero l’inizio della storica invasione solo il 21 agosto.
A 26 anni il giovane guerrigliero Camilo Cienfuegos Gorriarán è uno dei più importanti capi dell’esercito ribelle ed ha la responabilità di una delle più importanti e rischiose missioni di tutta la guerra di liberazione cubana: L’INVASIONE