domenica 22 febbraio 2015

Con il CD “L’amore di Gramsci”il gruppo piombinese “I nuovi Cantori di Sala Consilina”continuano l' affetto verso Antonio Gramsci.

Copertina  di  “ l’amore di Gramsci” ultima opera del gruppo “ I Nuovi cantori di Sala Consilina”

Gli scritti di Gramsci sono tra i più tradotti del Mondo, eppure da anni  Italia la sua figura  viene volutamente ignorata, ci sono stati convegni e dichiarazioni che hanno tentato solo  di distruggere la sua immagine  o separarla dal comunismo …alcuni  studiano Gramsci, a volte con acume filologico, ma né i governanti né i dirigenti politici traggono spunto dalla sua lezione o dichiarano di volerla applicare nella realtà odierna.

... Ben diverso è l’“uso” di Gramsci tentato dalla rivoluzione bolivariana, da Chavez e da Maduro, ma anche da Evo Morales , è studiato attentamente  in Brasile…., e perfino da molti nord-americani, che considerano Gramsci come il principale ispiratore teorico della rivoluzione possibile nel XXI secolo.
..Quando da  il presidente del Venezuela bolivariano, il compagno Nicolàs Maduro, è venuto a Roma, nel giugno 2013 a ritirare un premio conferito dalla FAO al Venezuela di Hugo Chavez per gli straordinari successi conseguiti in pochi anni dalla rivoluzione bolivariana nel campo della lotta alla povertà. Naturalmente la cosa non ha interessato la nostra “libera” stampa né le nostre “libere” Tv, Rai compresa e stampa “di sinistra” compresa; e meno che mai ha loro
Roma Giugno 2013 N. Maduro rende omaggio a A.Gramsci
interessato il fatto che il presidente compagno Maduro si sia recato – per prima cosa – alla tomba di Gramsci, nel cimitero cattolico di porta San Paolo, per rinnovare in quel luogo il solenne giuramento (che già era stato del presidente Chavez) di proseguire e dare nuovo impulso alla “rivoluzione Gramsciana” (come i venezuelani stessi definiscono il proprio progetto rivoluzionario in atto).
     
Noi conosciamo il tramite diretto fra Gramsci e Chavez: si tratta del compagno Jorge Giordani, un italo-venezuelano,  (EX) ministro dell’economia a cui si deve fra l’altro la
 Roma 06 /2013 Maduro ha un incontro ristretto con compagni
Italiani tra cui un componente dei Cantori d.S.C prima versione.
nazionalizzazione e la restituzione al popolo del petrolio venezuelano ….Giordani è figlio di antifascisti italiani,  poi combattenti della guerra di Spagna, infine dopo la sconfitta della Repubblica esuli in America Latina; e fu il figlio di questa coppia antifascista a  portare a  Hugo Chavez (nel periodo in cui questi si trovava in carcere) una copia dei Quaderni di Gramsci; ecco come, fra mille difficoltà e lotte eroiche, vive e si trasmette fra gli internazionalisti un pensiero rivoluzionario!

       Chavez in carcere lesse dunque interamente Gramsci e vi trovò un’ispirazione preziosa per la rivoluzione che, anni dopo, avrebbe portato alla vittoria, così che noi possiamo ben dire che quando il compianto presidente Chavez affermava che la rivoluzione bolivariana era,  è, e sarà “una rivoluzione gramsciana”, egli parlava con cognizione di causa, sapeva bene quello che diceva( R.M),…………Interrompo qua l' introduzione di un documento redatto da Raul Mordenti , per far notare che nel vuoto culturale di questa Italia qualcosa di antagonista qua o là ancora resiste, magari fuori dalle sigle di partiti storici di sinistra, che per complicità e appiattimento alle scelte liberal capitaliste quando furono in area di governo, hanno perso sia in rappresentanza sia in aggregazione, quindi nel buio totale o quasi, aspettiamo speranzosi la nascita di un movimento che aggreghi nelle differenze i mille  rivoli della sinistra italiana, possibilmente guidato da gente nuova che sulle linee tracciate da Podemos in Spagna e Syriza in Grecia, sia "veramente" capace (e non a promesse) di opporsi ai diktat autoritari della Merkel padrona dell'Europa….... dunque, come  accennato in Italia esistono focolai Resistenti, sono CSA, CSOA, radio o piccole tribù che lavorano come possono, con poche risorse economiche a disposizione e le porte istituzionali rigorosamente chiuse (porte che invece si spalancano ai gruppi fascisti di Casapound), …...per esempio  Piombino, una  cittadina sulla costa Livornese, un tempo 2° polo siderurgico   Italiano, che con l’arrivo dell' attuale crisi sistemica  vive il momento più drammatico della sua ultrasecolare storia industriale, vede la presenza  di un gruppo di compagni marcatamente di sinistra che da tre anni, tra non  pochi ostacoli e dinieghi, tra gli altri, porta avanti un progetto dedicato a Antonio Gramsci , … si quel Gramsci oscurato in casa e studiato fuori dalle mura dagli studenti che vanno dalle università degli Stati Uniti a tutto il Continente Latino Americano,…..  nel loro progetto iniziato nel 2012 questi compagni piombinesi sono perfino riusciti a coinvolgere (cosa quasi impossibile oggi) gli studenti  della IIIa M
video " l'ombra di Gramsci"realizzato con
i ragazzi,al centro visibile Gramsci bambino
della scuola media “A Guardi” di Piombino, realizzando con loro il video “l’ombra di Gramsci” , per girarlo si sono recati anche a Torino nei luoghi frequentati in gioventù da Antonio Gramsci, la prima fase del progetto terminò nel salone Coop di Piombino con la proiezione del video durante  una conferenza di alto spessore, che vide la presenza degli studenti, insegnanti e noti conoscitori  della figura del politico comunista incarcerato e ucciso dal fascismo di Mussolini.

 L’indomito gruppo militante di via Cairoli  (sede del loro laboratorio culturale) per mantenere vivo il progetto,
Entrata del laboratorio culturale
nel novembre  2014  ha  presentato l’opera  musicale” l’amore di Gramsci “preparato e adattato dal gruppo folk-popolare “I nuovi  cantori di sala Consilina” che altro non sono che gli stessi compagni ideatori del progetto .
 Il professor Stefano Guarguaglini, arrangiantore, compositore, cantante e chitarra acustica del gruppo, riguardo a questa ben curata iniziativa musicale, di alto valore culturale, afferma: ( M.C)

….Il progetto del cd “L'amore di Gramsci” nasce come 
Prima versione del Gruppo

continuazione del precedente cd “Oltre la notte”. In questo, come suggerisce il titolo, venivano toccati alcuni temi da salvare nella “notte” della politica e della sinistra, da portare “oltre” questo periodo buio in cui sembrano essere dimenticati i principi fondamentali di un'identità sociale e collettiva, di una storia che ha generato speranze, lotte, saperi e le canzoni ricordano i protagonisti, gli avvenimenti, le situazioni di questa storia.

In questo contesto, Antonio Gramsci non poteva essere ricordato soltanto con un brano: la sua storia, la sua vita, il suo impegno dovevano approdare ad un lavoro autonomo, ad un progetto interamente a lui dedicato.
Così è nato il cd “L'amore di Gramsci”. La vita di Gramsci viene raccontata attraverso quella che è stata l'esperienza forse più intensa: la vicenda d'amore per Giulia. Una vicenda in cui amore e impegno politico diventano tutt'uno. Negli otto brani del cd si è cercato di dare voce agli entusiasmi del giovane Gramsci e al senso di sconfitta, anche individuale, degli ultimi anni della sua vita. Gramsci non perde mai però la capacità di provare amore, inteso come un sentimento forte di continuare a ragionare sulla storia, di tenersi attaccato agli affetti per le persone care, ai compagni che non lo comprendono e sembrano averlo dimenticato. E' anche questa storia interiore di Gramsci, legata a Giulia e al sacrificio della vita per un'idea, che viene raccontata nel cd.
“L'amore di Gramsci” non è soltanto un progetto musicale, ma si presenta come un lavoro teatrale, in quanto i brani sono introdotti da un “parlato” che racconta sinteticamente la vita di Gramsci in relazione alle singole canzoni e dalla lettura di brani estratti dalle lettere. Inoltre si accompagna ad una mostra intitolata “L'ombra di Gramsci” (realizzata coinvolgendo il lavoro dei ragazzi di una classe di scuola media) che, attraverso fotografie, filmati, pannelli, costruisce un percorso di conoscenza della vita e del pensiero di Antonio Gramsci.

Il lavoro svolto, ovviamente, non è nient'altro che un gesto di affetto verso un uomo, un dirigente politico comunista, che ha rappresentato una delle menti più lucide del Novecento, uno dei pochi intellettuali di cui il nostro paese dovrebbe andare orgoglioso e coltivarne il ricordo, non soltanto per ciò che è stato, ma soprattutto per tutto ciò che ancora può insegnare per il futuro.( S.G)

Post redatto su testi di :
Prof.  Raul Mordenti,
Prof. Stefano Guarguaglini
Maurizio Cerboneschi (Sandino)







  video del brano  Genova 2001 :

venerdì 20 febbraio 2015

Il vero dominatore di Israele: Sheldon Adelson.



13-15/02/2015





Chi governa Israele? Il Primo Ministro Benyamin 

Netanyahu, naturalmente.


Sbagliato.

Chi veramente governa Israele è Sheldon Adelson, un ebreo americano di 81 anni, re dei casinò, valutato come il decimo uomo più ricco del mondo, stimato ultimamente attorno ai 37,2 miliardi di dollari. Ma chi è compreso in questo conto?

Oltre ai suoi casinò a Las Vegas, in Pennsylvania, a Macao e Singapore, egli è in grado di mettersi in tasca il Partito Repubblicano degli Stati Uniti e, indirettamente, entrambe le camere del Congresso americano.

Ha in tasca anche Benyamin Netanyahu.

Il legame di Adelson con Israele è molto personale. Ad un certo momento si è innamorato di una donna israeliana.

Miriam Farbstein è nata ad Haifa, ha frequentato un prestigioso liceo, ha fatto il servizio militare presso l'Istituto israeliano di ricerca sulla guerra batteriologica ed è una scienziata dalle mille attività. Dopo che uno dei suoi figli è morto di overdose, si è votata alla crociata contro le droghe, specialmente contro la cannabis.

Entrambi gli Adelson sono fanatici sostenitori di Israele. Non un qualunque Israele, ma quello schierato a destra, suprematista, arrogante, violento, espansionista, annessionista, rigido e colonialista.

In "Bibi" Netanyahu han trovato il loro uomo. Attraverso Netanyahu sperano di dominare Israele come fosse un loro feudo.

Per assicurarsi questa opportunità, hanno fatto una cosa straordinaria: hanno fondato un giornale israeliano, esclusivamente dedito alla promozione degli interessi di Benyamin Netanyahu. Non del Likud, non di una politica in particolare, ma degli interessi di Netanyahu personalmente.

Anni addietro ho inventato un vocabolo ebraico per i giornali che vengono distribuiti gratuitamente: "Hinamon" che si traduce più o meno come "gratissue" (giornagratis - foglietti gratuiti), inteso in modo denigratorio. Ma non avevo in mente allora un mostro come "Israel Hayom" (Israel Today): un foglio con fondi illimitati, distribuito tutti i giorni gratis nelle strade e nei centri commerciali in tutto il paese da centinaia, forse migliaia, di giovani strilloni pagati.

Agli israeliani piace avere le cose gratis. Israel Today è oggi il quotidiano con la più vasta distribuzione in Israele. Drena lettori ed investimenti pubblicitari dal suo unico concorrente: Yedioth Ahronoth ("Latest News"), che ha mantenuto questo titolo sino a quel momento.

Yedioth ha reagito furiosamente. E' divenuto un feroce nemico di Netanyahu. Yossi Werter, opinionista del foglio di centrosinistra "Haaretz" (che ha una diffusione di gran lunga inferiore) è anche convinto che le attuali elezioni si riducono in una gara tra questi due giornali.

Questo è di gran lunga esagerato. Giudicando dal loro contenuto politico-sociale, ben poco li differenzia. Entrambi sono super-patriottici, bellicisti e di destra. Questa è la ricetta giornalistica per attrarre le masse in tutto il mondo.

Yedioth è posseduto dalla famiglia Moses, un clan votato agli affari. L'attuale terza generazione di editori è rappresentata da Arnon ("Noni") Moses, il boss della raccolta pubblicitaria e di un grande impero economico basato sulla carta. La carta serve i suoi interessi commerciali, ma non ha interessi politici particolari.

Adelson è unico.

In Israele, scommettere è vietato dalla legge. Non abbiamo casinò e la polizia fa retate nelle bische clandestine. Quando eravamo giovani ci veniva insegnato che i magnati dei casinò sono persone malvagie, un po' come i trafficanti d'armi. Prendono i soldi dalle tasche dei poveri e dei tossicodipendenti e li portano alla disperazione ed al suicidio. 

Vedi Dostoyevsky.

Gli israeliani leggono Israel Today (dopotutto è gratis), ma non necessariamente ne apprezzano gli uomini e i metodi. Così alcuni deputati della Knesset hanno ritenuto di presentare un disegno di legge che proibisce la diffusione di tutti i giornali gratuiti.

Netanyahu ed il Partito Likud hanno fatto di tutto per opporsi al varo di questa legge. Ma alla votazione preliminare (necessaria per i progetti di legge dei singoli deputati) sono stati battuti in modo sorprendente. Anche i deputati della coalizione di governo di Netanyahu hanno votato a favore. Le telecamere hanno sorpreso lo stesso Netanyahu che letteralmente correva verso il suo seggio per arrivare in tempo alla votazione.

Il voto è stato a favore della legge per 43 a 23. Quasi la metà dei deputati del Likud erano assenti. Il ministro degli esteri Avigdor Lieberman e tutto il suo partito hanno votato a favore. Così anche i ministri Ya'ir Lapid e Tzipi Livni.

Dalla votazione preliminare all'adozione finale, il progetto di legge deve transitare attraverso diversi stadi. C'è abbondanza di tempo per seppellirlo nei lavori di commissione. Ma Netanyahu era furioso. Pochi giorni dopo il voto ha revocato il mandato ai ministri Lapid e Livni, spaccando la coalizione di governo e perdendo la maggioranza alla Knesset.

Perchè Netanyahu ha fatto una cosa così stupida a meno della metà dalla scadenza del proprio mandato? C'è una sola spegazione logica: così gli è stato ordinato da Adelson, per impedire l'approvazione di quella legge.

Se così è, Adelson è ora il nostro capo dell'ufficio legislativo. Forse è anche il nostro capo del governo.

Il denaro gioca un ruolo sempre più grande in politica. La propaganda elettorale è fatta in televisione, ed è molto costosa. Sia in Israele che negli Stati Uniti, fondi legali ed illegali vengono riversati nelle campagne elettorali, direttamente ed indirettamente. La corruzione è tollerata o favorita dai Tribunali. Gli uomini più ricchi (eufemisticamente conosciuti in America come "la ricchezza") possono così indebitamente esercitare la loro influenza.

Nelle ultime elezioni presidenzaiali degli Stati Uniti, Adelson ha versato fiumi di dollari nella contesa. Ha sostenuto prima Newt Gingrich, poi Mitt Romney, con ingenti somme di denaro. Invano. Forse agli americani non piace essere governati dai magnati dei casinò.

Per le prossime elezioni presidenziali americane, Adelson ha giocato d'anticipo. Ha convocato al suo quartier generale nel suo casinò di Las Vegas tutti i leader candidati repubblicani per assicurarsi  ritualmente la loro fedeltà, a lui come a Netanyahu. Nessuno ha osato disertare l'invito. Potrebbe un senatore romano rifiutare la convocazione di Cesare?

In Israele, queste ritualità sono superflue. Gli Adelson - sia Miri che Sheldon - sanno chi è il loro uomo.

Il Giornale Israel Today è, naturalmente, una grossa macchina di propaganda, totalmente votata alla rielezione di Netanyahu. Il tutto abbastanza legalmente. In una democrazia chi è che può andare a dire ad un giornale quale candidato deve sostenere o meno? Siamo ancora in democrazia perdio...!

Sembra strano per una nazione consentire che uno straniero, che non ha mai vissuto nel paese, abbia così enorme potere sul suo futuro, certamente oltre la sua stessa esistenza.

Ecco invece dove il sionismo entra in gioco. Secondo il credo sionista, Israele è lo stato di tutti gli ebrei. Ogni ebreo nel mondo appartiene ad Israele, anche se temporaneamente risiede da un'altra parte. Pochi giorni fa, Netanyahu ha pubblicamente affermato di rappresentare non solo lo stato di Israele, ma anche l'intero "popolo ebraico". Senza bisogno di chiederglielo.

Di conseguenza, Adelson non sarebbe in realtà uno straniero. Sarebbe uno di noi. Per vero, egli non ha diritto di voto in Israele, sebbene sua moglie probabilmente lo può fare. Tuttavia molti, incluso se stesso, pensano che lui, essendo ebreo, abbia buon diritto ad interferire nei nostri affari e dominare le nostre vite.

Per esempio, la nomina del nostro ambasciatore negli Stati Uniti. Ron Derner è un americano, nato a Miami, che ha militato nel Partito Repubblicano. Per un'amministrazione democratica, la nomina ad ambasciatore dello Stato di Israele di un americano che è un funzionario del Partito Repubblicano americano può sembrare strano. Non così strano se Netanyahu agisce agli ordini di Sheldon Adelson.

E' stato Adelson che ha preparato la pozione malefica che ha messo in pericolo l'ancora di salvezza tesa ad Israele da Washington. Il suo tirapiedi, Derner, ha indotto i deputati repubblicani al Congresso - tutti dipendenti dalla generosità di Adelson o speranzosi di esserlo - ad invitare Netanyahu per tenere davanti ad entrambe le camere un discorso anti-Obama.

Mentre veniva ordito questo intrigo, Derner ha incontrato John Kerry ma non gli ha fatto menzione della venuta di Netanyahu. Neppure Netanyahu ha informato il presidente Obama, che adirato, ha dichiarato di non voler incontrare il primo ministro israeliano.

Dal punto di vista dei vitali interessi di Israele, è follia pura provocare il Presidente degli Stati Uniti d'America, il quale controlla il flusso di armi americane verso Israele, nonchè il potere di veto americano alle Nazioni Unite. Ma dal punto di vista di Adelson, il quale desidera l'elezione di un presidente repubblicano nel 2016, tutto ciò ha molto senso. Egli ha già minacciato di voler investire somme illimitate di denaro per impedire la rielezione di ogni senatore o deputato che sia stato assente al discorso di Netanyahu.

Ci stiamo avvicinando ad uno scontro aperto tra il governo di Israele ed il Presidente degli Stati Uniti.

Qualcuno sta giocando alla roulette col nostro futuro?

(*) Uri Avnery è uno scrittore israeliano attivo nel movimento pacifista Gush Shalom. Ha contribuito al libro edito da CounterPunch "The Politics of Anti-Semitism"


Uri Avnery * | counterpunch.org


Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura 


Documentazione Popolare 

imagine tratta da internet



mercoledì 18 febbraio 2015

Il Golpe sventato e la formula “magica” del 31F


In questo secondo editoriale per Caracas ChiAma, Geraldina Colotti ci descrive con una appassionante lucidità lo scenario turbolento che sta affrontando il processo rivoluzionario in Venezuela, tra golpisti filo USA e resistenza popolare. E ci svela la storia del 31F: una formula “matematica” destinata a fare la Storia del ribelle continente latinoamericano.

                                                  ***
Per spiegare quel che stava succedendo, Chávez riprese una“formula matematica” usata dai movimenti allora: 27 Febbraio (il caracazo) + 4 Febbraio(la ribellione civico-militare)= 31 Febbraio: 31F; una terza via, utopica ediversa, un giorno che non esiste sul calendario, “por ahora”.
Prove di golpe in Venezuela. Un gruppo di ufficiali dell’aviazione, in combutta con personaggi dell’opposizione e solidi appoggi in Nord America, progettava di uccidere il presidente, bombardare Miraflores e prendere la guida del paese, confidando in una nuova esplosione di guarimbas (micidiali tecniche di guerriglia di strada inventate dall’estrema destra). Questa la denuncia di Nicolas Maduro, che ha diffuso i particolari del piano con tanto di mappe, nomi e cognomi. Un carnevale di sangue nel Carnevale in corso in Venezuela.
Sull’efficacia di un piano simile, per fortuna, è lecito dubitare. Quell’aereo Tucano “importato dall’estero” per sganciare gli ordigni avrebbe fatto poca strada nei cieli della capitale: per la reazione delle Forze armate, nella stragrande maggioranza leali al governo, e per quella del popolo venezuelano, sempre allerta in momenti di crisi come quella attuale.
Tuttavia, all’interno dell’opposizione venezuelana esiste una vena golpista che non è mai venuta meno. I volti dei principali dirigenti delle destre, che hanno organizzato le violente proteste dell’anno scorso per chiedere la cacciata di Maduro dal governo (e la sua eliminazione), sono sempre lì a rappresentarla. Per iniziare, Maria Corina Machado, la grande amica di George W. Bush e fondatrice di Sumate (emanazione della Cia). La sua firma figurava fra le trecento che hanno appoggiato il governo-lampo di Carmona Estanga -capo della locale
Confindustria- instaurato dopo il golpe contro Chávez del 2002. Poi, Leopoldo Lopez (Voluntad Popular), che allora attaccò l’ambasciata cubana col personale dentro. Con lui c’era un altro noto personaggio: Henrique Capriles (PrimeroJusticia), candidato dell’opposizione (sempre perdente), prima contro Chavez poi contro Maduro. E ancora, Antonio Ledezma (sindaco della Gran Caracas), noto repressore di studenti nella IV Repubblica. Dallo stesso album di famiglia emergono poi certe gerarchie ecclesiastiche, che restano ancora “un partito” d’opposizione. Senza dimenticare il peso dei grandi media privati, che rispondono sempre agli stessi padroni.
Nella storia delle Forze Armate venezuelane, la vocazione golpista e autoritaria è andata progressivamente scemando in favore di quella nazionalista e socialista. Come ha documentato nelle sue interviste il giornalista José Vicente Rangel, già all’indomani dell’insurrezione civico-militare del 4 Febbraio ’92 Chávez precisava che lui e gli ufficiali progressisti non avevano niente a che fare con le svolte autoritarie che stavano progettando alcune élite militari. E a chi lo considerava un “golpista diprofessione”, rispondeva: “Neanche per idea. Sono un militante delle lotte sociali, un rivoluzionario impegnato nella causa del popolo. Sono stato un cospiratore per necessità storica, dopo aver riflettuto sul massacro del Caracazo, il 27 febbraio del 1989, che ha mostrato la crisi strutturale di questo sistema. Come diceva Gramsci, il vecchio muore, ma il nuovo fa fatica a nascere...”. Per spiegare quel che stava succedendo, Chávez riprese una “formula matematica” usata dai movimenti allora: 27 Febbraio (il caracazo) + 4 Febbraio (la ribellione civico-militare)= 31 Febbraio: 31F; una terza via, utopica e diversa, un giorno che non esiste sul calendario, “por ahora”.
Oggi, l’unione civico-militare permea tutti i livelli della vita politica, economica e sociale: dagli ex ufficiali che governano, a quelli che portano nelle regioni indigene gli elettrodomestici forniti dal governo per le case popolari. La composizione “ideologica” dell’esercito è varia: ce ne sono di più marxisti o più nazionalisti, più convinti che si debba difendere il socialismo o più convinti che si debba comunque essere leali al governo quale che sia. L’immagine degli Alti comandi che hanno manifestato a pugno chiuso fedeltà al socialismo non è di facciata. Come è realtà che vi sia qualche corrente interna che sogna di utilizzare a fini politici un colpo di mano militare. Così come è vero che anche la destra (votata da oltre il 40% della popolazione) ha la sua influenza sulle forze armate. “Le Forze armate non devono essere al servizio del socialismo. Vedere gli alti comandi che gridano ‘Patria socialista’ mostra che sono state trasformate in un partito politico”, ha detto Roberto Enriquez, presidente del partito Copei (equivalente della ex Democrazia cristiana in Italia). A suo modo, ha ragione. Quella venezuelana, non sarà l’Armata rossa di Lenin, ma è un esercito del popolo. Al servizio e al fianco del popolo.
Gruppi di ufficiali legati alle destre e al grande capitale internazionale hanno condotto il golpe contro Chávez del 2002, e spuntano sempre fuori durante le violenze eversive o i tentativi destabilizzanti. Perciò, seppure in questo caso hanno fallito grazie all’attività di prevenzione dell’intelligence bolivariana, e per l’elevato tasso di cialtroneria che sembra contraddistinguere le loro azioni, non sfugge che il Venezuela è sottoposto a un costante livello di pressione interna: simile a una guerra di debole intensità pronta a raggiungere il picco secondo il copione di Gene Sharp, che, dalla ex-Jugoslavia in poi, si insegna nelle scuole della Cia. Così, se quel Tucano si fosse alzato in volo, di certo vi sarebbero stati morti, e questo avrebbe offerto altre corde all’arco della propaganda mediatica contro il socialismo bolivariano.
Per i media nostrani, vale la logica dei due pesi e due misure. In Italia, pugno di ferro contro chi tira una molotov contro le betoniere, e tribunale per uno scrittore non genuflesso come Erri De Luca; in Venezuela, apologia della “rivolta dei ricchi”: anche quando sgozzano con le guarimbas, bruciano gli scuolabus o i gabbiotti del metro con gli operai dentro, restano “sinceri democratici” oppressi dal “regime”. In Italia, applausi ai poliziotti che torturano, ai fascisti e ai razzisti al governo, e 41 bis ai detenuti “pericolosi”; in Venezuela, urla, strepiti e schiamazzi contro “l’insicurezza” se il chavismo lavora per risolvere le cause e non gli effetti, salvo poi gridare “al tiranno” se chi commette un delitto viene messo in galera.
Premesso che è sempre buona norma per i movimenti e per i rivoluzionari guardarsi dall’eccesso di identificazione con l’ “ordine istituito” (soprattutto quando lo stato “socialista” è la risultante di un compromesso fra le classi e non – come si diceva una volta – espressione del potere del proletariato organizzato nel suo partito), difendere il socialismo bolivariano ha una portata concreta e simbolica che va al di là del contingente.
Dal colpo di stato sventato, emergono due immagini forti: quella degli alti comandi militari bolivariani che gridano
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“Patria socialista” a pugno chiuso; e il “Manifesto per la transizione”, che i golpisti avrebbero pubblicato su un grande quotidiano nazionale come inserzione pubblicitaria e che avrebbe costituito il segnale d’avvio per gli ufficiali golpisti. Un documento i cui punti sarebbero condivisibili per qualunque “sinistra” europea asservita alla Troika, e che prevedono il ritorno a un sistema di governo bocciato dal popolo 15 anni fa. E c’è da scommettere che le affermazioni del presidente del Copei troveranno, a “sinistra”, più consenso di quegli alti comandi a pugno chiuso. Poco importa se il governo venezuelano da 15 anni viene laureato dalle urne con una partecipazione elettorale impensabile per le “maggioranze” italiane o europee. Poco importa se quell’esercito “a pugno chiuso” non viene impiegato per “le guerre umanitarie ”o le avventure libiche, ma per compiti di pace e sviluppo. E non si tratta del legittimo timore che può rappresentare una divisa militare in un paese, come il nostro, con il suo persistente sottofondo fascista. A disturbare è proprio quel pugno chiuso.
Per quanto geograficamente lontano, infatti, evoca ancora una grande paura: la paura delle masse, del socialismo e della rivoluzione, rimossa nel calderone del consociativismo, del pentitismo e della dissociazione. Una paura che ha allontanato persino il ricordo della “rivoluzione dei garofani”, attuata dai militari progressisti contro il regime autoritario di Antonio Salazar in Portogallo, nel 1974. Figuriamoci il “cortocircuito “determinato da Chávez nelle “democrazie puntofijiste” della IV Repubblica.
Sì, è proprio quel pugno chiuso per il governo che fa paura e che disturba. Che complica il cammino della solidarietà internazionale.

domenica 15 febbraio 2015

"I MARTEDÌ SANGUINANTI DI BARACK OBAMA" /“LOS MARTES SANGRIENTOS DE BARACK OBAMA”



“Ormai tutto il Mondo lo sa  ma ricordare fa bene “

Tutti i martedì, dopo colazione, che possiamo supporre sia una  religiosa scodella di cereali con rondelle croccanti di lardo, il Premio Nobel della Pace Barack Obama si riunisce nel suo ufficio della casa Bianca con il  suo circolo di consulenti in materia di sicurezza internazionale, per decidere quali devono essere i leader terroristi da sterminare nella settimana ,dal cielo con le bombe dei droni nordamericani - aeroplani teleguidati, il feticcio militare indiscusso dell'era Obama - che sorvolano vari paesi del Medio Oriente. Roberto Montoya, editorialista di Sguardi al Sud in Spagna, racconta con molti dettagli questo  rituale che sintetizza lo spirito liquido delle guerre pulite ed intelligenti dislocate da Washington nel suo recente libro edito Droni, i sicari robot di Barack Obama : "La meccanica di quelle riunioni consiste che i principali responsabili dell' Intelligenza degli Stati Uniti apportano alla riunione la loro 'kill list', una serie di dossiers con la scheda individuale di distinti personaggi considerati i più pericolosi per la sicurezza nazionale. E con questi dati, il Presidente  emette il suo verdetto. O da la luce verde per l’esecuzione  o posticipa o  scarta. Una routine che è così  già da anni." Però, molte volte, come documentò l'organizzazione WikiLeaks nelle  sue  prime  grandi decodificazioni (quello che valse l'esilio forzato dell'attivista Julián Assange nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra,) la guerra pulita di Obama si sporca le mani. La guerra pulita di Obama si sporca le mani. Le bombe, o il fuoco di mitragliatrice aperto da un elicottero di assalto, cadono nel lato sbagliato e finiscono bagnando  di sangue un matrimonio nell’'interno dell'Afghanistan, polverizzano un'officina di auto  nelle strade del centro di Bagdad o liquidano un bambino siriano che non  ha potuto  correre il sufficientemente rapido. Danni colaterali, loro così li chiamano

“Ya todo el Mundo lo sabe pero recordar hace bien”


“LOS MARTES SANGRIENTOS DE BARACK OBAMA” 

Todos los martes, luego de desayunar, podemos suponer, su religioso tazón de cereales con rodajas crocantes de tocino, el Premio Nobel de la Paz Barack Obama reúne en su despacho de la Casa Blanca a su círculo áulico de asesores en materia de seguridad internacional para determinar cuáles deben ser los líderes terroristas a exterminar esa semana desde el cielo con las bombas de los drones norteamericanos –aviones teledirigidos, el fetiche militar indiscutido de la era Obama– que sobrevuelan varios países de Medio Oriente. Roberto Montoya, columnista de Miradas al Sur en España, cuenta con muchos detalles ese ritual que sintetiza el espíritu líquido de las guerras limpias e inteligentes desplegadas por Washington en su reciente libro publicado Drones, los sicarios robóticos de Barack Obama: “La mecánica de esas reuniones consiste en que los principales responsables de Inteligencia de Estados Unidos aportan a esa reunión su ‘kill list’, una serie de dossiers con la ficha individual de distintos personajes considerados de los más peligrosos para la seguridad nacional. Y con esos datos, el presidente emite su veredicto. Se da luz verde a su ejecución o se posterga o se descarta. Una rutina que ya lleva años”. Pero, muchas veces, como documentó la organización WikiLeaks en sus primeras grandes filtraciones (lo que valió el exilio forzado del activista Julian Assange en la embajada de Ecuador en Londres), la guerra limpia de Obama se ensucia las manos. Las bombas, o el fuego de ametralladora abierto desde un helicóptero de asalto, caen en el lado equivocado y terminan bañando de sangre un casamiento en el interior de Afganistán, pulverizan un taller de autos en las calles céntricas de Bagdad o liquidan a un niño sirio que no pudo correr lo suficientemente rápido. Daños colaterales, como le llaman.



Traduzione di Sandino scusare eventuali errori

giovedì 5 febbraio 2015

La fondazione del PCV è stata un punto di svolta epocale nella rivoluzione vietnamita / Fundación del PCV, viraje trascendental en la revolución vietnamita


31/01/2015

La fondazione del Partito Comunista del Vietnam (PCV) avvenuta 85 anni fa è stata un evento di vitale importanza, che ha segnato una svolta fondamentale nella storia della rivoluzione nazionale.

In una conferenza tenuta dal 3 al 7 febbraio 1930 a Kowloon, Hong Kong (Cina), il Partito Comunista Indocinese, il Partito Comunista di Annam e la Lega dei Comunisti di Indocina si fusero per formare un raggruppamento unico, il Partito Comunista del Vietnam.

L'aggregazione di tutti i comunisti vietnamiti in una sola organizzazione era un'esigenza oggettiva e urgente. Questo era l'unico modo per unire le forze delle masse e accelerare la causa della liberazione nazionale.

Il PCV si pronunciò a favore della rivoluzione proletaria, per combinare la [questione della] liberazione nazionale con il socialismo e fare di quella vietnamita una parte della rivoluzione mondiale.

La scelta della strada rivoluzionaria fu una decisione storica, in linea con le aspirazioni e gli interessi del popolo vietnamita, e grazie alla quale il PCV ha guidato la nazione verso eccezionali vittorie.

Tra queste imprese risaltano la Rivoluzione d'Agosto e la difesa vittoriosa del giovane governo democratico, il primo nel Sud-Est asiatico.

Il PCV, sotto la guida del presidente Ho Chi Minh, ha superato le difficoltà legate ad un'economia devastata, alla fame, all'analfabetismo e ai potenti nemici che cercarono di rovesciare il governo rivoluzionario.

Le due lotte di resistenza per difendere il paese dai colonialisti e dagli imperialisti sono state caratterizzate dalle gloriose vittorie nella battaglia di Dien Bien Phu nel 1954 e nella Campagna di Ho Chi Minh dell'aprile 1975, che aprirono una nuova era di indipendenza, libertà e socialismo.

I risultati più importanti sono stati osservati nello sviluppo e nella difesa della patria e nell'edificazione di uno Stato di diritto socialista del popolo, per il popolo e dal popolo.

Successi sono stati anche lo sviluppo di un'economia di mercato con orientamento socialista, la promozione della cultura moderna pregna di identità nazionale e il rafforzamento della difesa e della sicurezza fondate sul popolo per salvaguardare l'integrità e la stabilità del paese.

Nel processo di rinnovamento, nonostante le numerose difficoltà causate dal blocco e dall'embargo delle forze imperialiste, dal crollo del socialismo nei paesi dell'Europa orientale e in Unione Sovietica, non solo il Vietnam si è mantenuto stabile, ma è prosperato.

L'economia nazionale è uscita dalla crisi facendo importanti passi in avanti, mentre sono migliorate le condizioni di vita della popolazione. I fruttuosi risultati del processo di rinnovamento hanno creato nuove forze in Vietnam.

Il paese ha ampliato le sue relazioni con l'estero e l'integrazione internazionale, in particolare i legami con i paesi vicini e della regione, così come con le potenze mondiali, amici tradizionali e partner importanti.

Negli ultimi anni, il Vietnam ha partecipato attivamente ai forum e alle organizzazioni regionali e internazionali; è diventato membro dell'Organizzazione mondiale del commercio e membro non permanente delle Nazioni Unite, e ha contribuito instancabilmente alla costruzione di una Comunità dell'Asean [Associazione delle nazioni del sud-est asiatico]

Con questi sforzi, il Vietnam ha elevato la sua posizione sulla scena mondiale e creato le condizioni favorevoli per lo sviluppo e la difesa nazionale del paese.

Tutte le vittorie della rivoluzione del Vietnam negli ultimi 85 anni riflettono vividamente la forza incredibile della nazione, cristallizzata nella saggia guida del PCV, nel patriottismo, nello spirito indomito e nella creatività del popolo.

Il partito ha adeguatamente combinato l'ideologia del marxismo-leninismo, il pensiero di Ho Chi Minh con il patriottismo, la tradizione nazionale e la quintessenza dell'umanità, così come la forza nazionale con quella dei tempi per far avanzare il paese.






Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare


Fundación del PCV, viraje trascendental en la revolución vietnamita

La fundación del Partido Comunista de Vietnam (PCV) hace 85 años fue un acontecimiento de importancia vital y marcó un viraje extremadamente trascendental en la historia de la revolución nacional.

En una conferencia efectuada del 3 al 7 febrero de 1930 en Kowloon, Hong Kong de China, el Partido Comunista de Indochina, el Partido Comunista de Annam, y la Liga de los Comunistas de Indochina se fusionaron para formar una agrupación única, el PCV.

La integración de todos los comunistas vietnamitas en una sola organización fue una demanda objetiva y apremiante. Esta fue la única manera de unir fuerzas de las masas populares y acelerar la causa de liberación nacional.

El PCV abogó por la revolución proletaria, combinar la liberación nacional con el socialismo y hacer la revolución vietnamita una parte de la mundial.

La selección del camino revolucionario fue una decisión histórica en respuesta a los deseos e intereses del pueblo vietnamita, y gracias a la cual, el PCV dirigió a la nación a resonantes victorias.

Entre sus hazañas se destaca la Revolución de Agosto y el éxito en la protección del joven gobierno democrático, el primer en el Sudeste Asiático.

El PCV, bajo la dirección del Presidente Ho Chi Minh, superó las dificultades en el contexto de una economía devastada, el hambre, el analfabetismo y poderosos enemigos que intentan derrocar al gobierno revolucionario.

Las dos luchas de resistencia para defender el país contra los colonialistas e imperialistas fueron marcadas por los gloriosos triunfos en la batalla de Dien Bien Phu en 1954 y la Campaña de Ho Chi Minh en abril de 1975, que abrió una nueva era de la independencia, la libertad y el socialismo.

Los logros más importantes se observaron en el desarrollo y la defensa de la patria y la construcción de un Estado de Derecho socialista del pueblo, para el pueblo y por el pueblo.

Se trata también de los éxitos en el desarrollo de una economía de mercado con orientación socialista, la promoción de una cultura moderna preñada de identidad nacional y el fortalecimiento de defensa y seguridad basada en el pueblo para salvaguardar la integridad territorial y la estabilidad del país.

En el proceso de renovación, a pesar de numerosas dificultades causadas por el bloqueo y el embargo de las fuerzas imperialistas y la caída del socialismo en los países de Europa del Este y la Unión Soviética, Vietnam no sólo se mantuvo estable sino prosperó.

La economía nacional salió de la crisis y ha dado pasos firmes hacia adelante, las condiciones de vida de la población han mejorado. Los resultados fructíferos del proceso de renovación crearon nuevas fuerzas para Vietnam.

El país ha ampliado sus relaciones exteriores y la integración internacional, en particular los lazos con los países vecinos y regionales, así como potencias mundiales, amigos tradicionales, y socios importantes.

En los últimos años, participó activamente en los foros y organizaciones regionales e internacionales, se convirtió en miembro de la Organización Mundial del Comercio e integrante no permanente de las Naciones Unidas, y contribuyó con incansables esfuerzos por la construcción de una Comunidad de la ASEAN.

Con esas labores, Vietnam ha elevado su posición en el escenario mundial y ha creado condiciones favorables para el desarrollo y la defensa nacional del país.

Todas las victorias de la revolución de Vietnam durante los últimos 85 años reflejan vívidamente la increíble fuerza de la nación, cristalizada en el liderazgo sabio del PCV, el patriotismo, el espíritu indoblegable y la creatividad del pueblo.

El Partido ha combinado adecuadamente la ideología del marxismo-leninismo, los pensamientos de Ho Chi Minh con el patriotismo, la tradición nacional y la quintaesencia de la humanidad, así como la fuerza nacional con la de la era para llevar adelante al país.- VNA


Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Immagine inserita da amministratore blog

venerdì 30 gennaio 2015

La risposta di Maduro alla crisi in Venezuela





Gennaio 24, 2015 di Collettivo

Nel suo discorso annuale di fronte all’Assemblea Nazionale Maduro ha annunciato l’aumento di un ulteriore 15% del salario minimo e la creazione di nuove “Misiones” (che sono ammortizzatori sociali di varia natura) di sostegno alle pensioni e ha sostenuto che il crollo del prezzo del petrolio (di cui il Venezuela è uno dei maggiori esportatori) impone “un incremento razionale del prezzo della benzina” invitando i venezuelani ad aprire un dibattito pubblico sul tema. Il presidente Maduro, visto che il Paese dipende dalla valuta che incassa grazie alla vendita del petrolio, ha annunciato di voler porre rimedio con delle modifiche al sistema di cambio. Anche se il tasso di cambio 6,30 bolìvares per dollaro resterà invariato.

 

Caracas, 21 gennaio di 2015 - Il presidente Nicolás Maduro ha annunciato che a partire dal 1° di febbraio ha autorizzato un aumento del 15% del Salario Minimo Nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici di tutto il Venezuela, ed un Buono-Salute per i pensionati, come parte delle misure di protezione dei redditi familiari di fronte alla Guerra Economica della borghesia. “Con la nazionalizzazione di PDVSA e il recupero dell'OPEP, le entrate petrolifere nei primi 15 anni della Rivoluzione si sono quintuplicate e sono arrivate nell'anno 2014 ad un importo di 1.182 milioni di dollari (...). Ma la cosa più importante, per instaurare un sistema che attragga investimenti nell'industria petrolifera, li valorizzi in maniera sovrana e ne redistribuisca le entrate, è investire nello sviluppo integrale e sociale della Patria”. Questo è quanto ha relazionato il presidente Nicolás Maduro sui risultati della Rivoluzione Bolivariana, durante il suo messaggio annuale davanti all’Assemblea Nazionale tenuto questo mercoledì.
Maduro ha inoltre confrontato [1], nella sua relazione, la quota parte dei proventi destinata al sociale, e provenienti dall’industria petrolifera, durante gli ultimi 15 anni della cosiddetta Quarta Repubblica (1983-1998), con quella dei primi 15 anni della Rivoluzione del Comandante Chávez (1999-2014). Dal confronto emerge che nel periodo della Quarta Repubblica i profitti dell'industria petrolifera sono stati investiti per circa il 37% nello sviluppo sociale, mentre il resto ha avuto un destino incerto. Nei primi 15 anni della Rivoluzione, invece, si è tenuta una media superiore al 60% per gli investimenti “nella vita sociale, nella prosperità, per il vivere bene del paese”. “C’è stato un attacco di inflazione indotta (...) sono obbligato a preservare il lavoro, gli investimenti e i redditi”, ha detto Maduro durante il suo Messaggio Annuale alla Nazione di fronte all'Assemblea Nazionale. Il Capo di Stato ha dichiarato che questo sarà il primo aumento del salario minimo dell’anno 2015, perfino prima della tradizionale data del 1° di maggio. “Sarà effettivo il 1° febbraio, l’aumento del 15% del Salario Minimo dei lavoratori venezuelani e di tutte le pensioni dei nostri anziani”, ha detto. Per renderlo effettivo ha firmato il punto del bilancio che approva le risorse per velocizzare il credito aggiuntivo per questo incremento.
L'investimento è di 49.700 milioni di bolívares che impatta positivamente sulle pensioni, grazie alla garanzia costituzionale che lo rende possibile, così come sulle diverse fasce di impiegati e sula tabella salariale degli operai e delle operaie. “È un grande sforzo che facciamo e che dobbiamo mantenere e sostenere nel tempo”. Il Primo Ministro ha annunciato anche l'approvazione di un Buono-Salute per i pensionati della Repubblica. “Inoltre attiveremo un Buono-Salute per i pensionati e le pensionate, accreditandolo sulla loro carte di credito, dove in maniera puntuale, come mai prima nella storia, i nostri anziani riscuoteranno regolarmente le loro pensioni”. “È il momento, è arrivata l’ora”, ha detto e ha ricordato che non si tornerà al Venezuela delle umiliazioni che abbiamo conosciuto nel secolo scorso. “Alle pensioni da fame che davano gli oligarchi, a questo popolo che disprezzavano”. Allo stesso tempo Maduro ha annunciato l’inclusione di 300 mila nuove pensioni a livello nazionale nel Piano della Gran Misión Hogares de la Patria, direttamente vincolate a questo piano socialista. Ha anticipato, infine, che nei prossimi giorni si instaurerà il Consiglio Presidenziale degli anziani: “io i nostri vecchi li ascolto”.

 

Fonti


sabato 24 gennaio 2015

UNO STRANO VIAGGIO A CUBA TRA FANTASIA E REALTA’ di Maurizio Cerboneschi


Foto  :Statua di Jose Marti’  con un bambino in braccio sul Malecon  con il dito sembra indicare la officina degli interessi USA che in passato ha preparato tante atrocità contro il popolo Cubano

Non so che giorno è, non so neanche che anno è, so solo che mi trovo nell’aereoporto Josè Marti dell’Avana, non lo riconosco, è totalmente diverso, alta tecnologia mescolata alla plastica, fuori ci sono taxi in fila perfetta tutti uguali, una voce mi ricorda che devo cambiare l'euro con il dollaro moneta dominante in Cuba,  il taxi si avvia verso il  Vedado, strada facendo mi accorgo che i grandi cartelloni  che inneggiavano alla Rivoluzione sono sostituiti da mega  pubblicità, anche il traffico noto che è aumentato a dismisura, al limite della congestione, a colpo di occhio non mi sfuggono tante Chrysler chissà perchè,?? non vedo più le vecchie auto di epoca, il taxista mi dice che le hanno quasi tutte comprate statunitensi danarosi, che le hanno portate via, ormai siamo nel Vedado in calle 23, da lontano vedo il mitico hotel Havana Libre, però  porta una nuova denominazione :Habana Hilton, fermi al semaforo non posso non vedere una megagalattica struttura dove prima c’era la storica gelateria Coppelia, una fila umana impressionante  sta facendo ressa verso l’inconfondibile marchio capitalista del MC Donald’s, …..vado a dormire in Gagliano nel cuore del centro Avana, la mattina noleggio un auto per rendermi conto meglio, è difficile circolare, nella zona Prado  andando verso il Capitolio ovunque guardo vedo edifici ristrutturati o in ristrutturazione, mi informano che li sono e saranno le sedi delle corporation made in USA….faccio una tappa obbligata  al mausoleo della Rivoluzione dove mi metto in fila per vedere le reliquie del mio Comandante FIDEL, capisco che  tra i presenti molti sono i soliti  curiosi yankess, sento voci che parlano dettagliatamente di una cordata di imprenditori repubblicani di Miami che stanno raccogliendo i fondi per impossessarsi ad ogni costo della salma del Comandante Fidel, per poi collocarla in una struttura a lato dell’entrata MC Donald’s, in modo che tutto il mondo comprenda una volta per tutte che il capitalismo ha sconfitto anche  l’ultimo baluardo comunista….non resisto, scappo via!! Voglio andare a rilassarmi verso il porto, quando arrivo non riconosco la zona, ovunque insegne pubblicitarie in spagnolo e inglese, credo che di notte li ci sia da rimanere abbagliati da tutte quelle insegne luminose, nelle banchine del porto sono ancorate imponenti navi da crociera e nelle zone circostanti si aggirano jineteras, omosessuali,… in mano tengono i nuovi smartphones  e vestono abiti accattivanti e firmati… a piedi mi avvio verso la cattedrale e raggiungere poi il boulevard  Obispo, passo davanti alla Bodeguita del Medio stracolma di insopportabili Statunitensi, che purtroppo me li ritrovo da tutte le parti, il corso Obispo è quasi tutto ristrutturato, vetrine abbaglianti ovunque, una dopo l’altra spiccano boutique di grandi firme mondiali con prezzi impossibili……devo andarmene prima possibile dall’Avana per non farmi prendere la voglia di rientrare in Italia prima del tempo …devo restare, devo capire!!! Con un pullman di una linea privata a costo quasi raddoppiato parto per Santa Clara, dal finestrino mi appare un paese  cambiato, non più simpatico come prima, anche “l’autopista” ha modificato le sue caratteristiche, sembra una autostrada europea, mi dicono che il lavori li ha fatti una multinazionale USA e che si paga un corposo pedaggio, nel tragitto è obbligatoria una fermata in uno dei nuovi e modernissimi autogrill dove trovi veramente di tutto, basta che tu abbia i dollari o carte di credito, vanno bene tutte!!! Nei 267 km di tragitto sono scomparsi i cartelloni con l’immagini di  Fidel, Chavez, CHE Guevara… e anche  quelli con scritte inneggianti la Rivoluzione. Finalmente arrivo Santa Clara,!!! prendo uno dei taxi in fila fuori dal nuovo moderno terminal e arrivo alla casa che  ho costruito per mia figlia nel Barrio Condado, il quartiere più popolare di Santa Clara, a colpo d' occhio la situazione sembra peggiorata, la gente mi dice hanno tolto tessera alimentare e i locali di distribuzione di alimenti di prima necessita sono stati chiusi, che i consultori medici sono stati  dimezzati, che gli stipendi sono sempre bassi, però con maggior sfruttamento e ritmi di lavoro peggiori,….mi dicono che la sanità pubblica e l’istruzione pubblica via via diventano un triste ricordo, mi dicono anche che ovunque ci sono contrasti duri con i Cubani di Miami che stanno battagliando in maniera aggressiva per riprendersi case e proprietà che erano di loro familiari prima della rivoluzione, che la delinquenza è in aumento ed è mal contrastata dai servizi di sicurezza che hanno subito un drastico  taglio degli organici.

Ho tristemente notato che il barrio è diventato più silenzioso, che le persone che solidarizzavano tra loro nella strada sono sempre meno, il capitalismo porta con se la morte dei valori che fanno parte dell’essere, più avanza e più scompaiono dignità, umanità, principi di vita, cosa già vista e vissuta nel mio paese dove  oggi predomina, egoismo, opportunismo, indifferenza, odio verso l’altro……

Devo andarmene prima possibile sono stomacato !!! rientro all’ Avana la notte prima della partenza, siiii voglio passare sul Malecon un' ultima volta!! Non so se tornerò più in questa Cuba!! Dio mio che insana decisione !!! Tra i neon che mi abbagliano gli occhi vedo il lungo viale dove affiorano discoteche, club, casinò, night’s…. fuori da questi locali c’è un mondo che cerca di sbarcare il lunario che  va dal  grande giro della prostituzione agli spacciatori di droga, alla piccola delinquenza comune….i criticati poliziotti che un tempo erano ad ogni angolo non ci sono più (e si vede), quando il taxi arriva alla Rampa all’altezza dell’hotel Nacional, dove le insegne luminose raggiungono il massimo grado di intensità, dico  al taxista di portarmi subito all’aereoporto,….siiii“ prima me ne vado meglio è” …….. di colpo mi sveglio sudato fradicio e non capisco dove mi trovo, la mia amica Elisabeth che ha la casa particolar in Gagliano dove di solito vado a dormire quando sono all’Avana mi dice che ero arrivato con la febbre alta e che mi aveva dato subito due pastiglie speciali per farmi abbassare la temperatura, gli racconto che avevo vissuto un incubo nella nuova Cuba, suo marito “Guido “che da ragazzo frequentava la casa del CHE e conosceva bene Raul, mi dice subito che il governo Cubano stava rompendo con gli USA perché loro volevano la privatizzazione dei mezzi di comunicazione, libere elezioni,

 cambiamento di linea  politica, ritorno delle proprieta’ a chi ne era in possesso prima della rivoluzione…quindi stop Cuba 

continuerà nel suo cammino rivoluzionario appoggiata dal popolo che ha capitò la malvagità  dei governanti USA e della maggioranza del suo popolo…….. Non sarà che mi sveglierò di nuovo di soprassalto e qualcuno mi racconterà un’altra storia!!!!!!!

 

By Sandino