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sabato 6 ottobre 2012

A proposito di Yoani, da latinoamerica di G.Minà - Yoani :riempe twitter di se…e non ha internet - Yoani :30 ore nelle prigioni di Castro?


A proposito di Yoani

http://www.giannimina-latinoamerica.it/ 06-10-2012

 

Abbiamo ricevuto dai nostri lettori, in queste ore, diverse lettere che chiedevano di sciogliere dubbi su Yoani Sanchez. L’ultima campagna di discredito contro Cuba che viene dopo la falsa notizia dell’epidemia di colera a Cuba e dopo la farsa dei reporter italiani fermati senza visto giornalistico, confermano l’esigenza degli Stati Uniti e di chi gli regge il gioco, di screditare la Rivoluzione sapendo che, fra pochi giorni, arriverà la 21° condanna dell’ONU agli Stati Uniti per l’embargo contro Cuba. Per quanto riguarda il lavoro che svolge la Sanchez a Cuba, abbiamo già scritto in molti numeri di Latinoamerica. Questa volta vi segnaliamo l’articolo uscito a maggio nel n. 118/119 della nostra rivista da Salim Lamrani, docente universitario alla Sorbona di Parigi e nostro collaboratore.
 Spulciando i cablo d’ambasciata resi pubblici da Wikileaks si è scoperto che la famosa intervista a Obama non era stata mai fatta. Che Raul Casto non aveva risposto perché non gli erano mai state mandate le domande. E poi altri gustosi dettagli sul lavoro della blogger de l’Avana, conosciuta in tutto il mondo tranne che a Cuba.
Prodigiosa Yoani riempe tewitter di se' ... enon ha internet
Di Salim Lamrani
Yoani Sánchez, famosa blogger cubana, è un personaggio molto particolare nell’ambiente della dissidenza cubana. Mai nessun oppositore ha ottenuto tanta esposizione mediatica né un riconoscimento internazionale così grande nel giro di poco tempo. Emigrata in Svizzera nel 2002, dopo due anni, nel 2004, ha deciso di rientrare a Cuba. Nel 2007 entra a far parte dell’opposizione cubana creando il suo blog Generación Y, e diventa un’irriducibile detrattrice del governo dell’Avana. Mai nessun dissidente a Cuba, e forse al mondo, ha ottenuto tanti riconoscimenti internazionali in così poco tempo, per di più con un particolare di non poco conto: a Yoani Sánchez è stato elargito così tanto denaro da consentirle di vivere tranquillamente a Cuba per il resto della sua vita. La blogger, infatti, è stata retribuita per un totale di 250.000 euro, un importo cioè pari a più di 20 anni di salario minimo in un paese come la Francia, quinta potenza mondiale. A Cuba il salario minimo mensile è di 420 pesos, pari a 18 dollari e a 14 euro, il che significa che Yoani Sánchez ha ottenuto, per la sua attività di oppositrice, l’equivalente di 1.488 anni di salario minimo cubano.
Yoani Sánchez intrattiene stretti rapporti con la diplomazia nordamericana a Cuba, come segnala un documento, classificato “segreto” per i dati sensibili in esso contenuti, proveniente dalla Sezione di interessi nordamericani (Sina). Michael Parmly, ex capo della Sina a L’Avana, che si riuniva regolarmente con Yoani Sánchez nella sua residenza diplomatica personale, come dimostrano i documenti riservati della Sina, ha esternato la sua preoccupazione in merito alla pubblicazione dei documenti diplomatici americani da parte di Wikileaks: “Mi darebbe molto fastidio se venissero divulgate le numerose conversazioni che ho avuto con Yoani Sánchez. Lei potrebbe pagarne le conseguenze per tutta la vita”. La domanda che sorge spontanea è la seguente: per quale motivo Yoani Sánchez sarebbe in pericolo se, come sostiene, le sue azioni rientrano nell’ambito della legalità?
Nel 2009 la stampa occidentale ha fortemente enfatizzato l’intervista che il presidente Barack Obama aveva concesso a Yoani Sánchez, fatto ritenuto assolutamente eccezionale. La Sánchez aveva anche riferito di avere mandato un elenco di domande simile al presidente cubano Raúl Castro, il quale non si era neanche degnato di risponderle. Eppure i documenti segreti della Sina, pubblicati da Wikileaks, smentiscono queste dichiarazioni.
Si è scoperto che, in realtà, è stato un funzionario della stessa rappresentanza diplomatica a L’Avana a farsi carico di elaborare le risposte per la dissidente, e non il presidente Obama. Fatto ancor più grave, Wikileaks ha rivelato che la Sánchez, contrariamente alle sue affermazioni, non ha mandato nessun elenco di domande a Raúl Castro. Il responsabile della Sina, Jonathan D. Farrar, ha confermato questi fatti in un dispaccio inviato al Dipartimento di Stato: “Lei non aspettava nessuna risposta, perché ha confessato di non averle mai [le domande] trasmesse al presidente cubano”.
L’account Twitter di Yoani Sánchez
Oltre al sito Generación Y, Yoani Sánchez ha anche un account Twitter dove vanta di avere più di 214mila seguaci (al 12 febbraio 2012). Solo 32 di loro risiedono a Cuba. Dal canto suo, la dissidente cubana segue più di 80 mila persone. Nel suo profilo la Sánchez si presenta così: “Sono una blogger, vivo a L’Avana e racconto la mia realtà in pezzi da 140 caratteri. Twitto via sms e non ho accesso al web”.
La versione di Yoani Sánchez è tuttavia poco credibile. È infatti assolutamente impossibile seguire più di 80 mila persone solo via sms o utilizzando una connessione settimanale da un albergo. Per ottenere un risultato del genere, è indispensabile avere l’accesso quotidiano alla rete.
La popolarità nel social network Twitter dipende dal numero di seguaci. Più numerosi sono, maggiore è la visibilità dell’account. Esiste anche una forte correlazione tra il numero di persone seguite e la visibilità del proprio account. La tecnica, che consiste nel seguire numerosi account, è di norma utilizzata per fini commerciali, oppure viene usata dai politici durante le campagne elettorali.
Il sito www.followerwonk.com permette di analizzare il profilo dei contatti di qualsiasi membro della comunità di Twitter. Lo studio del caso Yoani Sánchez è emblematico per diversi aspetti. Un’analisi dei dati dell’account Twitter della blogger cubana, che è stata realizzata attraverso il sito, rivela un’attività eccezionale dell’account di Yoani Sánchez a partire dal 2010. Così, da giugno 2010, la Sánchez si è registrata in oltre 200 diversi account Twitter ogni giorno, con picchi che sono arrivati addirittura a 700 account nelle 24 ore. A meno di passare ore e ore del giorno e della notte a fare solo quello, il che è piuttosto improbabile, è impossibile iscriversi a tutti quegli account in così poco tempo. Sembra quindi che tutto questo sia stato generato mediante un robot informatico.
Si scopre anche che quasi 50 mila contatti della Sánchez sono in realtà account fantasma o inattivi, che creano l’illusione che la blogger cubana goda di grande popolarità nei social network. Dei 214.063 contatti dell’account @ yoanisanchez, infatti, 27.012 sono privi di immagine e 20.000 hanno tutte le caratteristiche di account fantasma con attività inesistente nella rete (da zero a tre messaggi inviati dalla creazione dell’account).
Tra gli account fantasma che seguono Yoani Sánchez su Twitter, 3.363 non hanno nessun contatto e solo 2.897 seguono la blogger e altri due o tre account. Alcuni account inoltre hanno caratteristiche piuttosto strane: non hanno nessun seguace, seguono solo Yoani Sánchez e hanno inviato più di 2.000 messaggi.
Questa operazione, volta a creare una popolarità fittizia attraverso Twitter, è impossibile da realizzarsi senza un accesso a Internet. È necessario anche un supporto tecnologico e di conseguenza un budget adeguato. Secondo una ricerca effettuata dal quotidiano La Jornada, intitolata “Il cyber- trasporto, la nuova strategia adottata dai politici su Twitter”, su operazioni in cui erano coinvolti candidati alle presidenziali messicane, parecchie imprese statunitensi, asiatiche e latinoamericane offrono questo servizio di popolarità fittizia (“cyber-trasporto”) a prezzi elevati. “Per un esercito di 25.000 seguaci inventati su Twitter – sostiene la testata – si spendono fino a 2.000 dollari e per 500 profili fasulli per 50 persone si possono spendere tra i 12.000 e i 15.000 dollari.”
Yoani Sánchez manda in media 9,3 messaggi al giorno. Nel 2011 la blogger ha pubblicato circa 400 messaggi al mese. Il prezzo di un messaggio a Cuba è di 1 peso convertibile (Cuc), cioè un totale di 400 Cuc al mese. Il salario minimo a Cuba è di 420 pesos, circa 16 Cuc. Ogni mese quindi Yoani Sánchez spende l’equivalente di due anni di salario minimo cubano. In questo modo, da Cuba la blogger spende su Twitter una somma che corrisponde a 25.000 euro mensili, vale a dire 300.000 euro all’anno. Da dove provengono le risorse necessarie per queste attività?
È inevitabile che sorgano altre domande. Come può Yoani Sánchez seguire più di 80.000 account senza avere un accesso permanente a Internet? Come ha potuto iscriversi a circa 200 diversi account al giorno in media da giugno 2010, con picchi superiori ai 700? Quante persone seguono davvero le attività dell’oppositrice cubana in rete? Chi finanzia la creazione degli account fasulli? A quale scopo? Quali interessi si nascondono dietro alla figura di Yoani Sánchez?

Yoani Sánchez: 30 ore nelle
prigioni di Castro?
Il primo tweet di Yoani Sánchez, quando è stata rilasciata la scorsa notte, riferiva che era stata arrestata per più di 30 ore, e che aveva un sacco da raccontare. E lo ha fatto.
In una dichiarazione a El Pais, la blogger riconosce che non ha trascorso la notte in una cella, ma è stata portata in una casa, secondo quanto lei deduce,  la stessa dove lo spagnolo
Carromero passò le sue giornate. Vale a dire, una casa ben attrezzata del Ministero degli Interni a Bayamo.
Come se fosse poco, ci racconta che é stata trasferita a L'Avana in una carovana composta dal minibus, in cui viaggiava la coppia, pattuglie di polizia, jeep dell'esercito e agenti motorizzati, tutti al servizio della  blogger e del suo accompagnatore.
E ci aggiunge che Lopez Agustin, a quanto pare il conducente della multimilionaria e premiata blogger, é ritornato a L'Avana in un'altra carovana, in  cui viaggiava la macchina di Yoani Sanchez, che per il suo stato tecnico, non ha potuto fare il viaggio Bayamo-Avana ed è stata caricata su un rimorchio per il trasferimento sicuro nella capitale.
Come ho saputo, la coppia non ha dovuto pagare questi servizi VIP, che sono piuttosto costosi negli Stati Uniti, Spagna, Inghilterra, Francia e in altri paesi "democratici" e "libero".
Ha detto a El Pais di una colluttazione con funzionari del Ministero dell'Interno, un colpo alla testa e la perdita di un dente.
Per quanto mi riguarda, e già sapendo come funzionano questi scandali mediatici cucinati nella Sezione Interessi degli Stati Uniti all'Avana, mi sento di attendere che Yoani Sanchez mostri la sua bianca dentatura o qualche contrattempo con protesi dell'ultimo minuto.
Vi ricordo che al giungere alla sua abitazione in Piazza della Rivoluzione, a L'Avana, la blogger si lanciò in una corsa in presenza di vicini e famosi paparazzi de l'Havana.
Come è noto, la coppia viaggiò a Bayamo per montare uno spettacolo mediatico e disturbare il lavoro della giustizia nel caso dello spagnolo Angelo Carromero.
Dovrà aspettare.
Ciò suggerisce un avocado maturo e  uno show mediatico in cerca di nuovi seguaci su Twitter.

Yoani Sánchez: ¿30 horas en las mazmorras de Castro?
 El primer tuits de Yoani Sánchez cuando fue liberada anoche refería que había estado detenida más de 30 horas, y que tenía muchas cosas que contar. Y lo hizo.
En unas declaraciones a El País, la bloguera reconoce que no pasó la noche en una celda, sino que fue llevada a una casa, según ella infiere, la misma donde el español Carromero pasó sus días. Es decir, una vivienda bien equipada del Ministerio del Interior en Bayamo.
Como si fuera poco, nos cuenta que fue trasladada a La Habana en una caravana formada por el microbús en el que viajaba la pareja, patrullas policiales, jeeps del Ejército y agentes motorizados, todos al servicio de la bloguera y su acompañante.
Y nos agrega que Agustín López, al parecer el chofer de la multimillonaria y premiada bloguera, retornaba a La Habana en otra caravana, en la cual viajaba el auto de Yoani Sánchez, que por su estado técnico, no pudo hacer el viaje Bayamo-Habana y fue subido a un remolque para su traslado seguro a la capital del país.
Según he investigado, la pareja no tuvo que pagar estos servicios VIP, que son bien caros en Estados Unidos, España, Inglaterra, Francia y otros países "democráticos" y "libres".
Le contó a El País de un forcejeo con oficiales del Ministerio del Interior, un golpe en la cabeza y la pérdida de un diente.
Por mi parte, y conociendo ya cómo funcionan estos escándalos mediáticos cocinados en la Sección de Intereses Norteamericanos en La Habana, me siento a esperar a que Yoani Sánchez muestre su blanca dentadura o algún contratiempo con implantes de última hora.
Les recuerdo que al llegar a su edificio, en Plaza de la Revolución, en La Habana, la bloguera se lanzó a correr ante la presencia de vecinos y paparazzis famosos de La Habana.
Como se conoce, la pareja viajó a Bayamo para montar un espectáculo mediático e interrumpir la labor de la justicia en el caso del español Ángel Carromero.
Habrá que esperar.
Esto apunta a aguacates maduro y a show mediático en busca de nuevos seguidores en Twitter.

Immagini da internet inserite da autore blog siempreresistencia

lunedì 21 maggio 2012

Gli USA e la Biennale de l'Avana "Ora sì che affondiamo Castro" /EE.UU. y la Bienal de La Habana: “Ahora sí hundimos a Castro”*


Agenti antiterrorismo
Gli USA e la Biennale de l'Avana "Ora sì che affondiamo Castro"
20 maggio 2012 - Raul Antonio Capote tratto da El Adversario Cubano estratto dal libro Enemigo.
Un pomeriggio dl luglio 2004 [la diplomatica statunitense distaccata a Cuba] Kelly Keiderling conversava con me nel cortile della sua residenza nella 7ma e 42 in Miramar, l'Avana. Il discorso ruotava intorno all'atteggiamento degli artisti plastici che occasionalmente visitavano casa sua e a cui comprava opere d'arte. Si lamentava dell'incoerenza di questi creatori, che bevevano il suo vino, mangiavano, godevano buon tempo e poi più niente. Grazie al lavoro, secondo lei, di funzionari statunitensi, esponevano le loro opere all'estero e le commercializzavano senza problemi di alcun tipo negli Stati Uniti. Ma un giorno li incontrava partecipando alla Tribuna Antimperialista, convocata dal "governo castrista".
Abbiamo parlato della storia di fallimenti che raccoglievano i funzionari statunitensi nel tentativo di attirare i giovani creatori cubani nella sfera di influenza della SINA, era la prima volta che ho sentito parlare sui piani che nel 2000 i nord americani progettarono per convertire la Settima Biennale de L'Avana, il più importante evento di arti visive del paese, in un punto di svolta, nel momento giusto in cui si avrebbe creato al governo cubano un serio problema.
Come raccontato da Kelly, Corbin Lawrence, ex funzionario di Stampa e Cultura della SINA, le riferì a Washington, che un alto dirigente imperiale, dopo aver ascoltato i piani, pronunciò euforico uno stentoreo "Ora sì affondiamo Castro!" seguito dagli applausi dei presenti, che assistevano a una riunione a cui erano convocati funzionari della SINA, noti controrivoluzionari, funzionari CIA, direttori dell' USAID, della National Endowment for Democracy (NED) e altri.
Ma gli anni erano passati e tutto era ancora a un punto morto, Kelly non era per nulla ottimista al riguardo, donna intelligente e molto capace, capiva perfettamente le condizioni di Cuba e riteneva che ci sarebbero voluti più di 10 anni e una nuova generazione di cubani per porre termine alla Rivoluzione. Analizzammo, per un certo periodo, la storia dei precedenti tentativi con i plastici, usando sempre come riferimento la famosa Settima Biennale.
Ma quale era la storia reale? Che cosa era successo? Chi o cosa causò il fallimento di tanto ben elaborato piano sovversivo?
Alla fine degli anni '90 un gruppo di giovani artisti plastici creò un progetto culturale per promuovere la loro opera e quella degli altri creatori. Le circostanze del momento non consentivano alle istituzioni culturali sostenere il lavoro di progetti indipendenti, ma gli artisti incominciarono a sviluppare i loro progetti senza questo sostegno. Immediatamente i funzionari della SINA cominciarono a mostrarsi interessati all'idea e diedero inizio ad un processo di sondaggio ed approccio. Cominciarono le visite al progetto, il contatto diretto con i suoi membri, gli aiuti "disinteressati".
Il progetto alternativo creò la Web Arte Cubana e il Centro Culturale Indipendente con il supporto e il finanziamento degli Stati Uniti, tramite l'USAID. Il Centro Culturale offriva l'utilizzo da parte dei giovani artisti di una ben fornita biblioteca arricchita da libri e riviste donate dalla Sezione di Interessi. Douglas Barnes, funzionario SINA, che lavorò in paesi dell'antico campo socialista, propose di convertire la sede del progetto in un centro di accesso a Internet. Le cose sembravano andare con il vento in poppa per i funzionari della SINA.
Uno dei giovani, era un promotore culturale di nome Frank Carlos Vazquez, nativo di Pinar del Rio, laurea in inglese e intenditore dell'arte cubana. A lui si avvicinarono, con interesse, gli yankee. Lawrence Corbin, funzionario SINA legato alla CIA, contattò Frank Carlos e gli propose il compito di riunire giovani artisti che avevano bisogno di promozione, per poter influenzare il loro lavoro e le loro idee.
Nel 2000, Dagoberto Valdes, controrivoluzionario di lunga carriera, organizzò una mostra di manifesti politici, sponsorizzato da funzionari cechi e polacchi, ispirato da eventi simili verificatisi nei paesi dell'Europa orientale durante il culmine della controrivoluzione.
Frank Carlos fu invitato a recarsi negli Stati Uniti, dove visitò il Chicago Cultural Center. Aveva una grande agenda di lavori che gli permetteva il contatto con importanti artisti, intellettuali, politici, uomini d'affari. Ebbe la possibilità di visitare importanti centri d'affari, aziende, gallerie d'arte. L'obiettivo era che conoscesse, che apprendesse il modo di vita nord americano e poi si convertisse in uno strumento per il cambiamento a Cuba.
Tornato a Cuba, ricevette la visita di Mr. Corbin, che gli affidò una missione importante, fungere da collegamento tra i dirigenti della Settima Biennale de L'Avana e loro, giacché non avevano alcun contatto con gli organizzatori della manifestazione.
La Prima Segretaria della SINA, Vicky Huddleston, organizzò e orchestrò un ambizioso piano: convocare un gran numero dei migliori mercanti d'arte nord americani. Oltre 3000 di essi si recarono a Cuba per partecipare alla Biennale. Visto solamente così sembra eccellente: centinaia dei migliori galleristi USA dandosi appuntamento a L'Avana, artisti plastici, critici d'arte, ecc. Ma non è così, l'obiettivo era quello di promuovere il lavoro degli artisti plastici cubani, o sì ma non gratis, non per amor dell'arte, non per solidarietà, neanche solo per affari, questo aiuto per organizzare mostre e vendita di arte cubana negli Stati Uniti era condizionata: noi esponiamo la tua opera in cambio tu presenti, in essa, una realtà distorta di Cuba. Paghiamo bene qualunque cosa faccia vedere il lato peggiore del paese in Rivoluzione. Tutto ciò che mente, tutto ciò che infanga, tutto ciò che inganna e sporca.
Non erano alla ricerca di artisti, non volevano promuovere artisti, volevano promuovere traditori. L'obiettivo fondamentale era creare un clima negativo nei confronti della Rivoluzione cubana, fabbricare un fenomeno culturale fittizio che facesse credere al mondo che gli artisti cubani si opponevano alla Rivoluzione. Generare un movimento interno, che legasse i più importanti giovani artisti alla tradizionale controrivoluzione, costruire un clima di opinione favorevole ai loro piani di guerra contro Cuba.
Vicky pensava di aver trovato il piano perfetto, molte grandi menti della sovversione lavorarono nella sua elaborazione, erano pronti per manipolare a loro favore la Settima Biennale. Ma qualcosa è andato storto, ancora una volta un brillante progetto sarebbe rimasto solo questo, un progetto che non fu mai eseguito, che non avrebbe avuto successo.
Kelly non poteva spiegarsi quel pomeriggio nel cortile della sua residenza, come tale piano poté fallire e come anche i suoi tentativi terminavano in un fallimento, come Sisifo, arrivò a dire: Quando pensavo di aver finito, devo ricominciare da capo. E' una fatica pesante e costosa, i cubani andranno tutti in paradiso. Non capiva molto bene le cose, come la maggior parte dei nord americani che ho conosciuto in questi anni, legati alle trame contro Cuba, che facevano molta difficoltà a decifrare l'anima della nazione, questa forza che ci fa essere, nelle loro parole, lucidi folli.
Neppure potevo spiegarmi, quel giorno, la causa del fallimento del piano, sospettavo il motivo, ma non avevo la certezza, questa è giunta nella primavera del 2011.
Il giovane promotore culturale, l'uomo di fiducia della SINA Frank Carlos Vázquez era in realtà un combattente degli organi della Sicurezza dello Stato cubano, era l'agente Robin. Ancora una volta il governo degli Stati Uniti e i suoi servizi speciali avevano sottovalutato la lealtà e lo spirito rivoluzionario della nostra gioventù.

EE.UU. y la Bienal de La Habana: “Ahora sí hundimos a Castro”*
Raúl Antonio Capote
Una tarde de julio de 2004 [la diplomática norteamericana destacada en Cuba] Kelly Keiderling conversaba conmigo en el patio de su residencia en 7ma y 42 en Miramar,La Habana. La plática giraba en torno a la actitud de los artistas plásticos que visitaban su casa en ocasiones y a los que compraba obras de arte. Ella se quejaba de la inconsecuencia de esos creadores, que se tomaban su vino, comían y disfrutaban de buenas jornadas y luego nada. Gracias a la gestión, según ella, de funcionarios norteamericanos, exponían sus obras en el extranjero y las comercializaban sin problemas de ningún tipo en los Estados Unidos. Sin embargo un buen día se los encontraba participando en una Tribuna Antiimperialista, convocada por el “gobierno castrista”.
Hablamos de la historia de fracasos que cosechaban los funcionarios estadounidenses en el intento de atraer a los creadores jóvenes cubanos a la esfera de influencia de la SINA, fue la primera vez que escuché sobre los planes que en el año 2000 diseñaron los norteamericanos para convertir a la Séptima Bienal de La Habana, el más importantes evento de la plástica en el país, en un punto de giro, en el momento justo en que se le crearía al gobierno cubano un serio problema.
Según narró Kelly, Lawrence Corbin ex funcionario de Prensa y Cultura de la SINA, le refirió en Washington, que un alto dirigente imperial, una vez escuchados los planes, pronunció eufórico un estentóreo ¡Ahora sí hundimos a Castro!, seguido por el aplauso de la concurrencia, que asistía a una reunión a la que estaban convocados funcionarios de la SINA, connotados contrarrevolucionarios, oficiales CIA, directivos de la USAID, de la National Endowment for Democracy (NED) y otros.
Pero ya habían pasado varios años y todo continuaba en un punto muerto, Kelly no era nada optimista al respecto, mujer inteligente y muy capaz, entendía perfectamente las condiciones de Cuba y consideraba que se necesitarían más de 10 años y una nueva generación de cubanos para acabar con la Revolución. Analizamos durante un buen rato la historia de los intentos anteriores con los plásticos, usando siempre como referencia la famosa Séptima Bienal.
¿Pero cuál era la historia real? ¿Qué había sucedido? ¿Quién o qué provocó el fracaso de tan bien elaborado plan subversivo?
A finales de los 90 un grupo de jóvenes artistas plásticos creó un proyecto cultural para promocionar su obra y la de otros creadores. Las circunstancias del momento no permitían a las instituciones culturales apoyar el trabajo de proyectos independientes, por lo que los artistas comenzaron a desarrollar sus planes sin ese soporte. Inmediatamente funcionarios de la SINA comenzaron a mostrarse interesados en la idea y dieron inicio a un proceso de tanteo y aproximación. Comenzaron las visitas al proyecto, el contacto directo con sus integrantes, las ayudas “desinteresadas”.
El proyecto alternativo creó la Web Arte Cubano y el Centro Cultural Independiente con apoyo y financiamiento de los norteamericanos, a través de la USAID. El Centro Cultural propiciaba el uso por parte de los jóvenes creadores de una bien surtida biblioteca enriquecida con libros y revistas donados por la Sección de Intereses. Douglas Barnes, funcionario de la SINA, que trabajó en países del antiguo campo socialista, propuso convertir la sede del proyecto en un centro de acceso a Internet. Las cosas parecían ir viento en popa para los funcionarios de la SINA.
Uno de los jóvenes, era un promotor cultural de nombre Frank Carlos Vázquez, oriundo de Pinar del Río, licenciado en inglés y conocedor del arte cubano. A él se acercaron con interés los yankees. Lawrence Corbin, funcionario de la SINA vinculado a la CIA, contactó con Frank Carlos y le propuso la tarea de aglutinar a jóvenes creadores con necesidad de promoción, para poder influenciar sobre su obra y sus ideas.
En el año 2000, Dagoberto Valdés, elemento contrarrevolucionario de larga trayectoria, organizó una exposición de carteles políticos, con el patrocinio de funcionarios checos y polacos, inspirados en sucesos similares ocurridos en países de Europa del Este durante el auge de la contrarrevolución.
Frank Carlos fue invitado a viajar a los EE.UU, allí visitó el Chicago Cultural Center. Llevaba una gran agenda de trabajo que le permitía contactar con destacados artistas, intelectuales, hombres de la política, empresarios. Pudo visitar importantes centros de negocios, empresas, galerías de arte. El objetivo era que conociera, que aprendiera del modo de vida norteamericano y se convirtiera luego en una herramienta de cambio en Cuba.
Ya en Cuba, fue visitado por el señor Corbin, que confiaría una importante misión, servir de enlace entre los directivos de la Séptima Bienal de La Habana y ellos, ya que no tenían contactos con los organizadores del evento.
La Primera Secretaria de la SINA, Vicky Huddleston, organizó y orquestó un ambicioso plan: convocar a un gran número de los mejores galeristas norteamericanos. Más de 3000 personas viajarían a Cuba para participar en la Bienal. Visto solamente así parece excelente: cientos de los mejores galeristas estadounidense dándose cita en La Habana, artistas plásticos, críticos de arte, etc. Pero no es así, el objetivo no era promocionar la obra de los artistas plásticos cubanos; , o sí, pero no gratis, no por amor al arte, no por solidaridad, ni siquiera sólo por negocios, esa ayuda para organizar exposiciones y ventas de arte cubano en EE.UU, estaría condicionada: Nosotros exponemos tu obra a cambio de que presentes en ella una realidad distorsionada de Cuba. Vamos a pagar bien todo lo que haga ver el lado peor del país en Revolución. Todo lo que mienta, todo lo que enlode, todo lo que engañe y ensucie.
No estaban buscando artistas, no querían promover artistas, querían promover traidores. El objetivo fundamental era crear un estado de opinión desfavorable en torno a la Revolución Cubana, fabricar un fenómeno cultural ficticio que hiciera creer al mundo que los artistas cubanos se oponían a la Revolución. Generar un movimiento interno, que vinculara a los más destacados creadores jóvenes a la contrarrevolución tradicional, erigir un estado de opinión favorable a sus planes de guerra contra Cuba.
Vicky creía haber dado con el plan perfecto, muchos grandes cerebros de la subversión trabajaron en su elaboración, estaban listos para manipular a su favor la Séptima Bienal. Pero algo salió mal, de nuevo un brillante proyecto se quedaría en sólo eso, un proyecto que no llegó a ejecutarse, que no tendría éxito.
Kelly no podía explicarse esa tarde en el patio de su residencia, cómo aquel plan pudo fracasar y cómo sus intentos también terminaban en un rotundo fracaso, actúo como Sísifo, llegó a decir: Cuando creía que terminé, tengo que comenzar de nuevo. Es una cuesta pesada y costosa, ustedes los cubanos van a ir todos al cielo. No entendía muy bien las cosas, como a la mayoría de los estadounidenses que conocí en esos años, vinculados a los planes contra Cuba, se les hacía muy cuesta arriba descifrar el alma de la nación, esa fuerza que nos hacer ser, según expresión de ellos, dementes lúcidos.
Tampoco pude explicarme ese día la causa del fracaso del plan, sospechaba el motivo, pero no tenía la certeza, esta llegó en la primavera de 2011.
El joven promotor cultural, el hombre de confianza de la SINA Frank Carlos Vázquez, era en realidad un combatiente de los Órganos de la Seguridad del Estado cubano, era el agente Robin. Una vez más el gobierno de los EE.UU y sus servicios especiales habían subestimado la lealtad y el espíritu revolucionario de nuestra juventud. (Tomado del blog del autor)
*Fragmento del libro Enemigo.

lunedì 14 maggio 2012

La SINA istruisce i mercenari per sabotare il Giorno delle Madri a Cuba / Instruye la SINA a mercenarias para sabotear el Día de las madres en Cuba /



  
13.05 - Decine di persone sono venute oggi sino alla calle Neptuno, a L'Avana, per celebrare la festa della mamma.
Balli, colloqui, la richiesta del ritorno dei 5 Cinque antiterroristi cubani e il rifiuto delle manovre della SINA per perturbare la festa della mamma nell'isola, hanno segnato la giornata.
In calle Neptuno, a L'Avana, si trova il quartier generale delle Dame in Bianco, lavoratrici dipendenti della SINA, che hanno ricevuto precisi orientamenti per perturbare questo giorno sull'isola
Dalle prime ore del pomeriggio, Neptuno è diventata una strada in festa.

La SINA istruisce i mercenari per sabotare il Giorno delle Madri a Cuba


Più o meno nello stesso momento in cui i media hanno comunicato al mondo i risultati di una relazione della ONG Save the Children, dove Cuba figura come il miglior paese latino-americano per diventare madre, l'Ufficio di Interessi degli Stati Uniti a L'Avana riuniva una dozzina di mercenari nel suo quartier generale sul Malecon avanero, per impartire un corso su "Le sfide della leadership Femminile: Rompendo le barriere dell'esclusione"
Il presunto corso introdotto dal capo della SINA all'Avana, Mr. Jonh Caulfield e, via teleconferenza da Managua, dall'ambasciatrice USA in Nicaragua, la signora Powers, contava tra i suoi punti di discussione domande del tipo: "ci sono pari opportunità a Cuba per le donne che per gli uomini? Pensi che ci sia o meno parità di genere (diritto all'istruzione, partecipazione alla politica, opportunità di lavoro?) "
La discussione tra le presunti "leader" femminili cubane e nicaraguensi risulterebbe risibile se il presunto corso non fosse un altro esempio dell'ingerenza negli affari di Cuba organizzato dai dirigenti della SINA a L'Avana.
In realtà, la vera ragione della riunione non era altro che impartire istruzioni alle mercenarie cubane su come realizzare provocazioni per le strade di Havana la prossima domenica, Festa delle Madri.
La parte migliore della riunione, secondo la testimonianza di alcune delle presenti, é stata, come di consueto in questo tipo di "classi", quella della merenda, i soldi e i regali.
La mercenaria cubana Berta Soler, leader delle cosiddette Dame in Bianco, ha ricevuto da parte della "Dama", abitante in Spagna, Blanca Reyes Castanon la cifra di 1000 euro che la Soler ha distribuito tra alcune delle sue subordinate intascandone la maggior parte.
I doni comprendono telefoni cellulari, radio, videocamere e 2500 CUC inviati da Eulalia Samper, membro del organizzazione terroristica, con base a Miami, Fondazione Nazionale Cubano Americana (FNCA), insieme con camicette bianche, mutandine, matite da labbra, regolatori tonalità del trucco. Vale la pena sottolineare che Berta Soler in un gesto altruistico con le sue subordinate ha regalato alcuni saponi acquistati di tasca sua.
Come spuntino, le istruite della SINA hanno ricevuto hot dog, Coca-Cola e dolci che sono stati divorati, in maniera abbondante, dai partecipanti.
Inutile dire che per quanto la SINA si sforzi per far superare i "corsi" agli analfabeti funzionali su cui conta come agenti al suo servizio, non raggiungerà sabotare le celebrazioni della famiglia cubana di questa domenica.
Le madri delle oltre 3000 vittime del terrorismo del governo degli Stati Uniti contro Cuba e dei figli che ogni giorno lottano per un paese migliore non saranno mai oltraggiate dalle attività dei mercenari.



Instruye la SINA a mercenarias para sabotear el Día de las madres en Cuba
Más o menos al mismo tiempo en que los medios de información daban a conocer al mundo los resultados de un informe de la ONG Save the Children, donde Cuba figura como el mejor país de América Latina para ser madre, la Oficina de Intereses de Estados Unidos en La Habana reunía a una docena de sus mercenarias, en su cuartel general del Malecón habanero, para impartirle un curso sobre “Los Retos del Liderazgo Femenil: Rompiendo las barreras de la exclusión”.
El presunto curso introducido por el jefe de la misión SINA en La Habana el señor Jonh Caulfield y, vía teleconferencia desde Managua, por la embajadora de Estados Unidos en Nicaragua, la señora Powers, contaba entre sus puntos de diálogo con preguntas tales como: “¿existen las mismas oportunidades en Cuba para las mujeres que para los hombres? ¿Sienten que hay o no igualdad de los sexos (derecho a la educación, participación en la política, oportunidades de trabajo?”
La discusión entre las supuestas “líderes” femeninas cubanas y nicaragüenses resultara risible sino el supuesto curso no fuera otra muestra de injerencia en los asuntos de Cuba organizado por los directivos de la SINA en La Habana.
En realidad, el verdadero motivo de la reunión no fue otro que impartirle instrucciones a las mercenarias cubanas sobre cómo realizar actos de provocación en las calles habaneras el próximo domingo, Día de las Madres.
La mejor parte de la reunión, según testimonio de algunas de las presentes, fue, como ya es habitual en este tipo de “clases” la de la merienda, el cobro y los regalos.
La mercenaria cubana Berta Soler, líder de las llamadas Damas de Blanco, recibió de parte de la también “Dama”, radicada en España, Blanca Reyes Castañón la cifra de 1000 euros la cual la Soler repartió entre algunas de sus subordinadas y se embolsilló la mayor parte.
Entre los regalos se cuentan los celulares, radios, cámaras de videos y 2 500 CUC enviados por Eulalia Samper, miembro de la organización terrorista radicada en Miami Fundación Nacional Cubano Americana (FNCA), además de pulóveres blancos, blumers, creyones de labios, ajustadores, sombras de maquillaje. Vale mencionar que Berta Sóler, en un gesto altruista con sus subordinadas, regaló algunos jabones comprados con dinero de su peculio.
Como merienda, las instruidas de la SINA recibieron hot dog, Coca Cola y pasteles que fueron devorados opíparamente por las participantes.
Demás está decir que por mucho que la SINA se empeñe en superar en “cursos” a las analfabetas funcionales con que cuenta como agentes a su servicio, no conseguirán sabotear los festejos de la familia cubana este próximo domingo.
Las madres de las más de 3 mil víctimas del terrorismo del gobierno de Estados Unidos contra Cuba y de los hijos que día a día luchan por un país mejor no serán jamás mancilladas por su mercenarismo.


sabato 5 maggio 2012

Continuo del post del 22 aprile 2012:"La guerra della CIA contro la gioventù cubana"/"La guerra de la CIA contra la juventud cubana "di Raul Capote


Continuo dell'articolo pubblicato in questo blog “resistencia siempre “il 22 aprile 2012
La guerra della CIA contro la gioventù cubana
4 maggio 2012 - Raul Antonio Capote tratto da El Adversario Cubano
Un giorno, nel giugno 2004, Stanislav Kázecky funzionario dell'ambasciata ceca, si dà appuntamento con lo scrittore e docente universitario Raul Capote in un luogo di L'Avana. Conversano animatamente per 2 ore o più realmente sarebbe a dire che Raul ascolta attentamente per 2 ore, il ceco dissertare sulla transizione dell'est Europa al capitalismo, il ruolo molto importante svolto da scrittori e artisti nella lotta contro il socialismo, del partito Yabloko, di SPS, OTPOR (Resistenza), Solidarnosch, di Lech Walesa, di Jan Rumi (dissidente ceco), Stanislav Shushkevich (uno dei principali architetti della dissoluzione sovietica), Grigory Yavlinsky (leader del partito Yabloko), Aleksandar Maric (leader di OTPOR), tutti rappresentanti di spicco della controrivoluzione Est-europea.
OTPOR, l'organizzazione di cui parlava ceca, è stata creata e finanziata da agenzie e istituti di Washington, tra cui l'International Center for Nonviolent Conflict (ICNC), Freedom House, USAID, la NED e l'Istituto Internazionale Repubblicano, altri organismi internazionali come l'Open Society Institute del miliardario ungherese George Soros, organizzazioni che fungono da copertura per la CIA. OTPOR era composto da giovani che, seguendo i lineamenti di Washington, eseguirono una serie di azioni e mobilitazioni di strada per promuovere uno stato di instabilità permanente e provocare la repressione di Stato. Questa organizzazione ottenne sconfiggere l'allora capo di stato della Jugoslavia seguendo la strategia del colpo di stato morbido.
Kázecky consegnò al professore, alla fine della conversazione, un CD su OPTOR e la strategia del golpe morbido. Nei mesi successivi Capote sarebbe entrato in contattato con persone, provenienti dagli Stati Uniti, per istruirlo nei vari aspetti legati al lavoro di sovversione politico-ideologico nel campo della cultura artistica e l'educazione e in tale strategia del colpo di stato morbido e nella creazione di organizzazioni della società civile (OSC) e organizzazioni non governative (ONG)
La SINA attribuisce grande importanza alla promozione di questa idea di "rivoluzioni colorate" tra i giovani cubani. In casa di funzionari statunitensi si organizzarono diverse riunioni con giovani dell'opposizione cubana, per addestrarli nella strategia del colpo di stato morbido e la rivoluzione nonviolenta utilizzando loghi e strategie attrattive per la gioventù; lo avevano applicato con successo in Jugoslavia, nel 2000, in Georgia - Rivoluzione delle Rose - nel 2003, in Ucraina - Rivoluzione arancione - nel 2004 e in Kirghizistan - Rivoluzione dei Tulipani - nel 2005.
Nel 2006 la Sezione di Interessi preparò un incontro con giovani dissidenti cubani di tutta l'isola, per proiettarli un documentario su questo tema, con l'intenzione di agevolare un movimento simile a Cuba. 63 giovani si riunirono nel cortile della residenza del funzionario per gli Affari Politici della SINA. Una copia in DVD del film 'Rovesciando un dittatore', sulla base della strategia portata a termine da OTPOR e i suoi patrocinatori yankee in Jugoslavia, per porre fine al governo Milosevic, è stata distribuita nel Lincoln Center agli assistenti abituali i giorni seguenti.
Nel 2005 e 2006 le istruzione che ha ricevuto Capote, già diventato l'agente CIA Pablo, erano principalmente dirette a creare, migliorare e aumentare il lavoro di rete tra gli studenti universitari che si 'opponevano' al regime, tali indicazioni sono parte di una delle strategie chiave della CIA: utilizzare i giovani per provocare il caos sociale e politico, generare sotto la bandiera della nonviolenza scontri di piazza, attirare i media internazionali, provocare la repressione mediante la realizzazione di atti violenti e illegali, repressione che dopo sarebbe ampiamente divulgata dai media internazionali per giustificare qualsiasi azione contro la Rivoluzione, presentandola come un atto di giustizia.

La guerra de la CIA contra la juventud cubana
Raul Antonio Capote de El Adversario Cubano
Un día de junio del 2004 Stanislav Kázecký funcionario de la Embajada Checa, se da cita con el escritor y profesor universitario Raúl Capote en un lugar de La Habana. Conversan animadamente durante 2 horas, o más real sería decir que Raúl escuchó atentamente, durante 2 horas, al checo disertar sobre la transición este europea al capitalismo, el muy importante papel que jugaron los escritores y artistas en el enfrentamiento al socialismo, del Partido Yabloko, de SPS, OTPOR (Resistencia), Solidaridad, de Lech Walesa, de Jan Rumi (disidente checo), Stanislav Shushkevich (uno de los principales arquitectos de la disolución soviética), Grigori Yavlinsky (líder del partido Yabloko), Aleksandar Maric (líder de OTPOR), todos destacados representantes de la contrarrevolución este- europea.
OTPOR, la organización de la que hablaba el checo, fue creada y financiada por agencias e institutos de Washington, entre los que se encuentran el Centro Internacional para el Conflicto No Violento (ICNC), Freedom House, la USAID, la NED y el Instituto Republicano Internacional, otros organismos internacionales como el Instituto Sociedad Abierta, del millonario húngaro George Soros, organizaciones que sirven de fachada a la CIA. OTPOR estaba integrado por jóvenes que, siguiendo los lineamientos de Washington, ejecutaron una serie de acciones y movilizaciones de calle para promover un estado de desestabilización permanente y provocar la represión del estado. Esa organización logró derrotar al entonces jefe de estado de Yugoslavia siguiendo la estrategia de golpe suave.
Kázecky entregó al profesor, al final de la conversación, un CD sobre OPTOR y la estrategia del golpe suave. En los meses posteriores Capote entraría en contacto con personas llegadas de los Estados Unidos, para instruirlo en diferentes cuestiones relacionadas con el trabajo de subversión político-ideológica, en el terreno de la cultura artística y la educación y en ese tipo de estrategia del golpe suave y en la creación de organizaciones de la sociedad civil (OSC) y Organizaciones no gubernamentales (ONG)
La SINA le da mucha importancia a la promoción de esa idea de las “Revoluciones de Colores” entre la juventud cubana. En casa de funcionarios estadounidenses se organizaron varias reuniones con jóvenes opositores cubanos, para entrenarlos en la estrategia del golpe suave y la revolución no violenta. Utilizando logotipos y estrategias atractivas para la juventud, lo habían aplicado con éxito en Yugoslavia, en 2000, en Georgia —la Revolución de las Rosas— en 2003, en Ucrania —Revolución Naranja— en 2004 y en Kyrgyztán —Revolución de los Tulipanes— en 2005.
En 2006 la Sección de Intereses preparó un encuentro con jóvenes opositores cubanos de toda la isla, para proyectarles un documental sobre ese tema con la intención de facilitar un movimiento similar en Cuba. 63 jóvenes se reunieron en el patio de la residencia del funcionario para Asuntos Políticos de la SINA. Una copia en DVD del filme Derrocando a un dictador, basado en la estrategia llevada a cabo por OTPOR y sus patrocinadores yanquis, en Yugoslavia, para poner fin al gobierno de Milosevic, fue repartida en el Lincoln Center a los asistentes habituales los días siguientes.
En los años 2005 y 2006 las instrucciones que recibió Capote, ya convertido en el agente de la CIA Pablo, estaban dirigidas fundamentalmente a crear, mejorar e incrementar el trabajo de redes entre los estudiantes universitarios que se “oponen” al régimen, esas indicaciones forman parte de una de las estrategias esenciales de CIA: utilizar a los jóvenes para provocar un caos social y político, generar bajo las banderas de la no violencia disturbios de calle, atraer a la prensa internacional, provocar la represión mediante la realización de actos violentos e ilegales, represión que luego sería ampliamente divulgada por los medios internacionales, para justificar cualquier acción contra la Revolución, presentándola como un acto de justicia.

mercoledì 25 aprile 2012

Miami: l’uomo che ha ucciso 73 persone, libero e con un’intensa vita sociale /Sullivan, il capo degli "agenti segreti" di Obama, "lavorò" a Cuba, Ecuador e Angola/Sullivan, el jefe de los “agentes secretos” de Obama, “trabajó” en Cuba, Ecuador y Angola


La strana Miami: l’uomo che ha ucciso 73 persone, libero e con un’intensa vita sociale
24 aprile 2012 - da http://www.cubadebate.cu/
 traduzione di Vincenzo Basile
Posada Carriles al ristorante Versailles, in una “celebrazione patriottica”
Non ha rivelato pubblicamente di cosa hanno parlato, ma non ci si potrebbe aspettare niente di buono considerando il calibro dei partecipanti.
Una riunione a Miami del cosiddetto Partito del Popolo Cubano Ortodosso - il cui nome da solo offende il ricordo dell’organizzazione fondata da Eduardo Chibas - che è riuscita a radunare personaggi che alle loro spalle hanno una lunga storia d’aggressioni e terrorismo contro Cuba.
Grazie al camaleontico sistema giudiziario statunitense, troviamo terroristi liberi a Miami ed eroi antiterroristi condannati a lunghissime pene detentive nelle carceri degli Stati Uniti.
Posada Carriles con il Congressista David Rivera e Luis Conte Agüero, condannato per abuso sessuale e presentato come “Poeta dell’Ispanità”
Luis Posada Carriles non ha bisogno di presentazioni: documenti dell’FBI e della CIA.
lo vincolano all’assassinio di 73 persone che viaggiavano su un aereo civile cubano che esplose in volo.
Era lì, nella Sala degli Specchi del Ristorante Versailles, insieme agli amici di una vita e con altri più recenti, come il congressista repubblicano David Rivera, secondo cui qualunque azione contro Cuba è insufficiente. Ricordiamo, tra le ultime, il tentativo di proibire i viaggi degli emigrati cubani verso il loro paese, condannandoli a cinque anni di separazione familiare una volta giunti negli Stati Uniti.
Secondo il giornale La Voz de la Calle, l’atto è stato caratterizzato da “una profonda emozione patriottica”. Se non fosse per la comprovata attività cospirativa di Posada e dei suoi complici, si potrebbe pensare - a giudicare dalle foto - che l’emozione fosse in realtà dovuta al sontuoso banchetto finanziato dagli organizzatori.

Sullivan, il capo degli "agenti segreti" di Obama, "lavorò" a Cuba, Ecuador e Angola

25 aprile 2012 - Jean - Guy Allard www.granma.cubaweb.cu
Obama ha interesse nello sbarazzarsi urgentemente del capo del Secret Service (SS) che, si suppone, assicuri la sua protezione, Mark "Lucky" Sullivan - i cui agenti, al vertice di Cartagena, hanno dato la priorità alla ricerca di prostitute - prima che faccia altre sciocchezze.
Sullivan è lo stesso personaggio smascherato ed espulso dall'Ecuador nel 2009 come capo della CIA presso l'ambasciata statunitense a Quito. In precedenza si é distinto "cannibalizzando" il computer di Raul Reyes in Colombia; gestendo il reclutamento di "dissidenti" a L'Avana e per la consulenza, in Angola, al terrorista Jonas Savimbi.
Recentemente, altri tre agenti del SS hanno rinunciato al loro posto federale, e ad ora sono sei le dimissioni o licenziamenti per lo scandalo delle prostitute colombiane, ha annunciato lo stesso Sullivan, che ad oggi sopravvive allo scandalo.
Nel frattempo, una lavoratrice del sesso colombiana, identificata come Dania, ha dichiarato al New York Times che é stata maltrattata dai nord americani. Dania non esclude la presentazione di una querela contro l'amministrazione Obama.
Gli eventi si sono svolti a Cartagena de Indias due giorni prima l'arrivo di Obama e coinvolgono, probabilmente, minori.
Un comunicato emesso in precedenza da Sullivan ha annunciato che tre agenti sono stati licenziati, un supervisor si é ritirato, un altro è stato espulso, e ad un terzo agente "gli è stato consigliato di richiedere le dimissioni".
Sullivan, invece di dimettersi, ha preferito degradare i suoi "coraggiosi" agenti che hanno contrattato prostitute durante il VI Vertice delle Americhe.
Cannibalizzò il computer di Raul Reyes
Direttore della stazione CIA in Ecuador, Mark Sullivan, è stato espulso il 18 maggio 2009 dal paese andino. Nel suo bunker di Avenida Avigiras, a nord di Quito, lavorava sotto il fuorviante titolo di primo segretario dell'ambasciata degli Stati Uniti, dirigendo febbrilmente i numerosi agenti dei servizi segreti che si nascondono tra i 185 dipendenti USA dell'ambasciata gringa.
Pochi giorni prima era stato invitato a fare le valigie il suo collega Armando Astorga, "agente speciale anziano dell'ambasciata" un agente del Department di Homeland Security degli Stati Uniti (il Dipartimento di Sicurezza Interna) che coordina le sue azioni con la CIA.
Da parte sua, Sullivan dirigeva direttamente le attività di nientemeno che L'Unità di Investigazioni Speciali della Polizia (UIES), un organismo al più alto livello che aveva virtualmente accesso a tutte le attività di polizia nella nazione andina. Coordinava anche le azioni con il DAS (intelligence colombiana) contro le Forze Armate della Colombia, in costante comunicazione con Michael Steere, capo della stazione CIA in Venezuela.
Il vice ministro degli esteri dell'Ecuador Kintto Lucas segnalava, all'epoca, come "nei registri anagrafici del Dipartimento di Stato, non vi fosse alcun riferimento o menzione alla carriera di Mark Sullivan".
Sullivan e Steere hanno condotto l'operazione in cui si 'confezionarono' i migliaia di documenti apparsi nel famoso computer di Raul Reyes.
Consigliere dell'UNITA di Jonas Savimbi
In precedenza, Sullivan consigliò l'organizzazione Unione Nazionale per l'Indipendenza dell'Angola, meglio conosciuta sotto l'acronimo UNITA, il cui leader, Jonas Savimbi, ha ricevuto enormi quantità di armi e soldi dai suoi sponsor.
Sullivan rappresentava l'intelligence del suo paese ad Haiti nel 1991, quando il colpo di stato del 30 settembre - guidato dall'allora generale in capo delle Forze Armate, Raoul Cedras - depose presidente Jean-Bertrand Aristide, legittimamente eletto.
Allo stesso modo ha inoltre esercitato le sue attività di infiltrazione, corruzione e manipolazione in Ruanda, quando si verificarono quegli eventi agghiaccianti, successivamente in Etiopia, Eritrea e Congo.
A Cuba, è stato il primo segretario politico e agente della CIA nella Sezione di Interessi (SINA) - descritta come "stato maggiore congiunto della sovversione e menzogna" - dove ha sostituito il capo della stazione George Alexander Gryschuk (aias Hryschuk) nelle attività di spionaggio e sovversione che si svolgono nel quartier generale del Malecon de l'Avana.
In Ecuador, il livello di controllo dell'ambasciata sopra l'attività della polizia nel paese era in sé scandaloso. I funzionari dell'ambasciata degli Stati Uniti controllavano e inventariavano i beni e i meccanismi della logistica della polizia e della sua unità d'élite.
Smascherato in Ecuador, Sullivan é finito, dopo un tuffo in Cile, come capo della prestigioso guardia pretoriana di Obama, i cui agenti si distinguono più per i loro occhiali in stile Matrix e i vestiti da pompe funebri.
Per Ronald Kessler, un veterano del giornalismo e scrittore che ha avvertito il Washington Post di quanto accaduto in Colombia, quanto commesso dagli uomini di Sullivan è senza precedenti.
"Niente si avvicina a questo in termini di potenziale breccia della sicurezza che potrebbe esistere, l'imbarazzo che ha provocato e il fatto che gli agenti erano totalmente fuori linea rispetto a ciò che si aspettava da loro. Non vi è alcun confronto nella storia" ha detto in un'intervista a El Tiempo, di Bogotà.
Sullivan, el jefe de los “agentes secretos” de Obama, “trabajó” en Cuba, Ecuador y Angola
Jean Guy Allard 
Obama tiene interés en deshacerse urgentemente del director del Secret Service (SS) que supuestamente asegura su protección, Mark "Lucky" Sullivan, —cuyos agentes, en la Cumbre de Cartagena, priorizaron la búsqueda de prostitutas—, antes que haga otros disparates.
Sullivan es ese mismo personaje desenmascarado y expulsado de Ecuador en el 2009 por ser el jefe de la CIA en la embajada norteamericana en Quito. Anteriormente se distinguió "canibaleando" la computadora de Raúl Reyes en Colombia; manejando el reclutamiento de "disidentes" en La Habana y asesorando en Angola al terrorista Jonas Savimbi.
Recientemente, otros tres agentes del SS renunciaron a sus puestos federales, y hasta hoy suman seis las dimisiones o despidos por el escándalo relacionado con las prostitutas colombianas, anunció el propio Sullivan, quien sobrevive hasta ahora al escándalo.
Entretanto, una trabajadora sexual colombiana, identificada como Dania, declaró al diario The New York Times que fue maltratada por los norteamericanos. Dania no descarta presentar una demanda contra el Gobierno de Obama.
Los sucesos acontecieron en Cartagena de Indias dos días antes de que llegara Obama e implican posiblemente a menores de edad.
Un comunicado emitido anteriormente por Sullivan anunció que tres agentes fueron despedidos: un supervisor se retiró, otro jefecito fue expulsado, y un tercer agente "fue aconsejado para que solicitara la dimisión".
Sullivan, en vez de renunciar, prefirió rebajar de funciones a sus "valientes" agentes que contrataron prostitutas durante la VI Cumbre de las Américas.
CANIBALEÓ LA COMPUTADORA DE RAÚL REYES
Director de la estación CIA en Ecuador, Mark Sullivan fue expulsado el 18 de mayo del 2009 del país andino. En su bunker de la Avenida Avigiras, en el norte de Quito, trabajaba bajo el engañoso título de primer secretario de la embajada de Estados Unidos, dirigiendo febrilmente los numerosos agentes de inteligencia que se esconden entre los 185 empleados estadounidenses de la embajada gringa.
Pocos días antes, ya se había invitado a hacer las maletas a su colega Armando Astorga, "agente especial senior de la embajada", un agente del Department of Homeland Security de Estados Unidos (el Departamento de Seguridad Interna) que coordinaba sus acciones con la CIA.
Por su parte, Sullivan orientaba directamente las actividades de nada menos que la Unidad de Investigaciones Especiales de la Policía (UIES), un organismo del más alto nivel que tenía virtualmente acceso a todas las actividades policíacas en la nación andina. También coordinaba las acciones con el DAS (la inteligencia colombiana) y las Fuerzas Armadas de Colombia, en comunicación constante con Michael Steere, el jefe de la estación CIA en Venezuela.
El vicecanciller ecuatoriano Kintto Lucas señalaba entonces cómo "en los registros biográficos del Departamento de Estado, no existía referencia ni se mencionaba la trayectoria de Mark Sullivan".
Sullivan y Steere dirigieron la operación en la que se confeccionaron los miles de documentos aparecidos en el famoso ordenador de Raúl Reyes.
ASESOR DE LA UNITA DE JONAS SAVIMBI
Anteriormente, Sullivan asesoró a la organización Unión Nacional para la Independencia de Angola, mejor conocida bajo las siglas UNITA, cuyo jefe, Jonas Savimbi, recibió enormes cantidades de armamento y dinero de sus patrocinadores.
Sullivan representaba a la inteligencia de su país en Haití en 1991, cuando el golpe de Estado del 30 de septiembre —encabezado por el entonces general jefe de las Fuerzas Armadas, Raoul Cédras—, derrocó al presidente Jean-Bertrand Aristide, legítimamente electo.
También ejerció sus actividades de infiltración, soborno y manipulación de forma similar en Ruanda, cuando ocurrieron aquellos escalofriantes eventos, Etiopía, Eritrea y Congo, sucesivamente.
En Cuba, fue primer secretario político y oficial de la CIA en la Sección de Intereses Norteamericanos (SINA) —calificada de "estado mayor conjunto de la subversión y la mentira"— donde sustituyó al jefe de estación Alexander George Gryschuk (alias Hryschuk) en las actividades de espionaje y subversión que se desarrollan en el cuartel general del Malecón habanero.
En Ecuador, el nivel de control de la embajada sobre la actividad policíaca en el país era propiamente escandaloso. Funcionarios de la embajada USA controlaban e inventariaban los bienes y los mecanismos de logística de la policía y de su unidad de elite.
Desenmascarado en Ecuador, Sullivan terminó, después de un chapuzón en Chile, de jefe de la otrora prestigiosa guardia pretoriana de Obama, cuyos agentes se distinguen más bien por sus espejuelos al estilo Matrix y sus trajes de gerentes de funeraria.
Para Ronald Kessler, veterano periodista y escritor que alertó al Washington Post de lo ocurrido en Colombia, lo cometido por los hombres de Sullivan no tiene precedentes.
"Nada se le acerca a esto en términos de la potencial brecha de seguridad que pudo existir, la vergüenza que ha causado y el hecho de que los agentes estaban totalmente fuera de línea frente a lo que se espera de ellos. No hay comparación en la historia", declaró en entrevista con El Tiempo, de Bogotá.