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venerdì 24 maggio 2013

Muos, Niscemi resiste ai giochi di guerra



Muos, Niscemi resiste ai giochi di guerra

Manlio Dinucci | Il manifesto

21/05/2013

La Lockheed Martin - compagnia aerospaziale e di «sicurezza globale» con 120mila dipendenti e vendite nette per 50 miliardi di dollari annui - ha appena consegnato il secondo satellite Muos a Cape Canaveral, da dove sarà lanciato a luglio. Il primo satellite è già operativo dal 2012. L'intera costellazione di quattro satelliti di questo nuovo sistema di comunicazioni della U.S. Navy sarà in orbita entro il 2015. Intanto la General Dymanics - altro gigante dell'industria bellica, con 90mila dipendenti e vendite annue per oltre 30 miliardi di dollari - costruisce le quattro stazioni terrestri del Muos: due in territorio Usa, in Virginia e nelle Hawaii, una in Australia e una in Sicilia. Dotata ciascuna di tre grandi parabole di 18 metri di diametro. La General Dynamics sta fornendo alle forze Usa le prime radio portatili An/Prc-155: degli smart phones per la guerra che, attraverso il Mobile User Objective System ad altissima frequenza, trasmettono in modo criptato, simultaneamente, voce, video e dati in streaming. Con il secondo satellite, il sistema sarà utilizzabile da oltre 20mila degli attuali terminali: successivamente essi saranno sostituiti con i nuovi, che trasmettono una mole di dati 16 volte superiore. Sottomarini e navi da guerra, cacciabombardieri e droni, veicoli militari e reparti terrestri saranno così collegati a un'unica rete di comando e comunicazioni, mentre sono in movimento, in qualsiasi parte del mondo si trovino.

Gli strateghi che hanno concepito questa macchina da guerra globale non si sarebbero però mai aspettati che gli abitanti di una cittadina siciliana, Niscemi, avrebbero osato resistere. Quando il progetto Muos viene varato dalla Lockheed nel 2004, è il governo Berlusconi che autorizza segretamente a installare in Sicilia una delle stazioni terrestri. Viene scelta Sigonella, ma uno studio realizzato da una società statunitense avverte che le fortissime emissioni elettromagnetiche delle antenne possono far esplodere gli ordigni presenti nella base. Viene quindi scelta Niscemi, dove c'è già un centro Usa di trasmissioni radio navali con 41 antenne. Il nulla osta viene dato, sempre segretamente, dal governo Prodi e, nel 2007, la Regione Sicilia dà luce verde all'installazione. Non la danno però gli abitanti e il Comune di Niscemi, consapevoli dei danni sanitari delle emissioni elettromagnetiche. Nasce il movimento popolare No Muos che si diffonde anche nei comuni limitrofi e, lo scorso marzo, il nuovo presidente della Regione Rosario Crocetta revoca definitivamente l'autorizzazione per il Muos di Niscemi.
 Scatta a questo punto la controffensiva. Le
azioni non-violente degli attivisti No Muos vengono duramente represse e condannate dall'ambasciata Usa a Roma e dal ministero italiano della difesa, che porta il Comune di Niscemi innanzi al Tar chiedendo un grosso risarcimento per l'interruzione dei lavori. Mentre si aspetta il responso dell'Istituto superiore di sanità (da cui c'è poco da aspettarsi) e il fisico John Oetting della Hopkins University assicura che le antenne Muos emettono meno radiazioni di un forno a microonde, parlamentari Cinque Stelle, dopo aver visitato l'installazione, garantiscono che «i lavori sono fermi e i parametri mostrati dal console Moore sono al di sotto dei limiti di pericolosità». Dichiarazioni contestate dai manifestanti che, con scritte tipo «No war in Syria» e «Contro il Muos per un Mediterraneo di pace», dimostrano che la loro è anche una resistenza alle politiche di guerra.

immagini inserite da autore blog da internet

sabato 6 ottobre 2012

A proposito di Yoani, da latinoamerica di G.Minà - Yoani :riempe twitter di se…e non ha internet - Yoani :30 ore nelle prigioni di Castro?


A proposito di Yoani

http://www.giannimina-latinoamerica.it/ 06-10-2012

 

Abbiamo ricevuto dai nostri lettori, in queste ore, diverse lettere che chiedevano di sciogliere dubbi su Yoani Sanchez. L’ultima campagna di discredito contro Cuba che viene dopo la falsa notizia dell’epidemia di colera a Cuba e dopo la farsa dei reporter italiani fermati senza visto giornalistico, confermano l’esigenza degli Stati Uniti e di chi gli regge il gioco, di screditare la Rivoluzione sapendo che, fra pochi giorni, arriverà la 21° condanna dell’ONU agli Stati Uniti per l’embargo contro Cuba. Per quanto riguarda il lavoro che svolge la Sanchez a Cuba, abbiamo già scritto in molti numeri di Latinoamerica. Questa volta vi segnaliamo l’articolo uscito a maggio nel n. 118/119 della nostra rivista da Salim Lamrani, docente universitario alla Sorbona di Parigi e nostro collaboratore.
 Spulciando i cablo d’ambasciata resi pubblici da Wikileaks si è scoperto che la famosa intervista a Obama non era stata mai fatta. Che Raul Casto non aveva risposto perché non gli erano mai state mandate le domande. E poi altri gustosi dettagli sul lavoro della blogger de l’Avana, conosciuta in tutto il mondo tranne che a Cuba.
Prodigiosa Yoani riempe tewitter di se' ... enon ha internet
Di Salim Lamrani
Yoani Sánchez, famosa blogger cubana, è un personaggio molto particolare nell’ambiente della dissidenza cubana. Mai nessun oppositore ha ottenuto tanta esposizione mediatica né un riconoscimento internazionale così grande nel giro di poco tempo. Emigrata in Svizzera nel 2002, dopo due anni, nel 2004, ha deciso di rientrare a Cuba. Nel 2007 entra a far parte dell’opposizione cubana creando il suo blog Generación Y, e diventa un’irriducibile detrattrice del governo dell’Avana. Mai nessun dissidente a Cuba, e forse al mondo, ha ottenuto tanti riconoscimenti internazionali in così poco tempo, per di più con un particolare di non poco conto: a Yoani Sánchez è stato elargito così tanto denaro da consentirle di vivere tranquillamente a Cuba per il resto della sua vita. La blogger, infatti, è stata retribuita per un totale di 250.000 euro, un importo cioè pari a più di 20 anni di salario minimo in un paese come la Francia, quinta potenza mondiale. A Cuba il salario minimo mensile è di 420 pesos, pari a 18 dollari e a 14 euro, il che significa che Yoani Sánchez ha ottenuto, per la sua attività di oppositrice, l’equivalente di 1.488 anni di salario minimo cubano.
Yoani Sánchez intrattiene stretti rapporti con la diplomazia nordamericana a Cuba, come segnala un documento, classificato “segreto” per i dati sensibili in esso contenuti, proveniente dalla Sezione di interessi nordamericani (Sina). Michael Parmly, ex capo della Sina a L’Avana, che si riuniva regolarmente con Yoani Sánchez nella sua residenza diplomatica personale, come dimostrano i documenti riservati della Sina, ha esternato la sua preoccupazione in merito alla pubblicazione dei documenti diplomatici americani da parte di Wikileaks: “Mi darebbe molto fastidio se venissero divulgate le numerose conversazioni che ho avuto con Yoani Sánchez. Lei potrebbe pagarne le conseguenze per tutta la vita”. La domanda che sorge spontanea è la seguente: per quale motivo Yoani Sánchez sarebbe in pericolo se, come sostiene, le sue azioni rientrano nell’ambito della legalità?
Nel 2009 la stampa occidentale ha fortemente enfatizzato l’intervista che il presidente Barack Obama aveva concesso a Yoani Sánchez, fatto ritenuto assolutamente eccezionale. La Sánchez aveva anche riferito di avere mandato un elenco di domande simile al presidente cubano Raúl Castro, il quale non si era neanche degnato di risponderle. Eppure i documenti segreti della Sina, pubblicati da Wikileaks, smentiscono queste dichiarazioni.
Si è scoperto che, in realtà, è stato un funzionario della stessa rappresentanza diplomatica a L’Avana a farsi carico di elaborare le risposte per la dissidente, e non il presidente Obama. Fatto ancor più grave, Wikileaks ha rivelato che la Sánchez, contrariamente alle sue affermazioni, non ha mandato nessun elenco di domande a Raúl Castro. Il responsabile della Sina, Jonathan D. Farrar, ha confermato questi fatti in un dispaccio inviato al Dipartimento di Stato: “Lei non aspettava nessuna risposta, perché ha confessato di non averle mai [le domande] trasmesse al presidente cubano”.
L’account Twitter di Yoani Sánchez
Oltre al sito Generación Y, Yoani Sánchez ha anche un account Twitter dove vanta di avere più di 214mila seguaci (al 12 febbraio 2012). Solo 32 di loro risiedono a Cuba. Dal canto suo, la dissidente cubana segue più di 80 mila persone. Nel suo profilo la Sánchez si presenta così: “Sono una blogger, vivo a L’Avana e racconto la mia realtà in pezzi da 140 caratteri. Twitto via sms e non ho accesso al web”.
La versione di Yoani Sánchez è tuttavia poco credibile. È infatti assolutamente impossibile seguire più di 80 mila persone solo via sms o utilizzando una connessione settimanale da un albergo. Per ottenere un risultato del genere, è indispensabile avere l’accesso quotidiano alla rete.
La popolarità nel social network Twitter dipende dal numero di seguaci. Più numerosi sono, maggiore è la visibilità dell’account. Esiste anche una forte correlazione tra il numero di persone seguite e la visibilità del proprio account. La tecnica, che consiste nel seguire numerosi account, è di norma utilizzata per fini commerciali, oppure viene usata dai politici durante le campagne elettorali.
Il sito www.followerwonk.com permette di analizzare il profilo dei contatti di qualsiasi membro della comunità di Twitter. Lo studio del caso Yoani Sánchez è emblematico per diversi aspetti. Un’analisi dei dati dell’account Twitter della blogger cubana, che è stata realizzata attraverso il sito, rivela un’attività eccezionale dell’account di Yoani Sánchez a partire dal 2010. Così, da giugno 2010, la Sánchez si è registrata in oltre 200 diversi account Twitter ogni giorno, con picchi che sono arrivati addirittura a 700 account nelle 24 ore. A meno di passare ore e ore del giorno e della notte a fare solo quello, il che è piuttosto improbabile, è impossibile iscriversi a tutti quegli account in così poco tempo. Sembra quindi che tutto questo sia stato generato mediante un robot informatico.
Si scopre anche che quasi 50 mila contatti della Sánchez sono in realtà account fantasma o inattivi, che creano l’illusione che la blogger cubana goda di grande popolarità nei social network. Dei 214.063 contatti dell’account @ yoanisanchez, infatti, 27.012 sono privi di immagine e 20.000 hanno tutte le caratteristiche di account fantasma con attività inesistente nella rete (da zero a tre messaggi inviati dalla creazione dell’account).
Tra gli account fantasma che seguono Yoani Sánchez su Twitter, 3.363 non hanno nessun contatto e solo 2.897 seguono la blogger e altri due o tre account. Alcuni account inoltre hanno caratteristiche piuttosto strane: non hanno nessun seguace, seguono solo Yoani Sánchez e hanno inviato più di 2.000 messaggi.
Questa operazione, volta a creare una popolarità fittizia attraverso Twitter, è impossibile da realizzarsi senza un accesso a Internet. È necessario anche un supporto tecnologico e di conseguenza un budget adeguato. Secondo una ricerca effettuata dal quotidiano La Jornada, intitolata “Il cyber- trasporto, la nuova strategia adottata dai politici su Twitter”, su operazioni in cui erano coinvolti candidati alle presidenziali messicane, parecchie imprese statunitensi, asiatiche e latinoamericane offrono questo servizio di popolarità fittizia (“cyber-trasporto”) a prezzi elevati. “Per un esercito di 25.000 seguaci inventati su Twitter – sostiene la testata – si spendono fino a 2.000 dollari e per 500 profili fasulli per 50 persone si possono spendere tra i 12.000 e i 15.000 dollari.”
Yoani Sánchez manda in media 9,3 messaggi al giorno. Nel 2011 la blogger ha pubblicato circa 400 messaggi al mese. Il prezzo di un messaggio a Cuba è di 1 peso convertibile (Cuc), cioè un totale di 400 Cuc al mese. Il salario minimo a Cuba è di 420 pesos, circa 16 Cuc. Ogni mese quindi Yoani Sánchez spende l’equivalente di due anni di salario minimo cubano. In questo modo, da Cuba la blogger spende su Twitter una somma che corrisponde a 25.000 euro mensili, vale a dire 300.000 euro all’anno. Da dove provengono le risorse necessarie per queste attività?
È inevitabile che sorgano altre domande. Come può Yoani Sánchez seguire più di 80.000 account senza avere un accesso permanente a Internet? Come ha potuto iscriversi a circa 200 diversi account al giorno in media da giugno 2010, con picchi superiori ai 700? Quante persone seguono davvero le attività dell’oppositrice cubana in rete? Chi finanzia la creazione degli account fasulli? A quale scopo? Quali interessi si nascondono dietro alla figura di Yoani Sánchez?

Yoani Sánchez: 30 ore nelle
prigioni di Castro?
Il primo tweet di Yoani Sánchez, quando è stata rilasciata la scorsa notte, riferiva che era stata arrestata per più di 30 ore, e che aveva un sacco da raccontare. E lo ha fatto.
In una dichiarazione a El Pais, la blogger riconosce che non ha trascorso la notte in una cella, ma è stata portata in una casa, secondo quanto lei deduce,  la stessa dove lo spagnolo
Carromero passò le sue giornate. Vale a dire, una casa ben attrezzata del Ministero degli Interni a Bayamo.
Come se fosse poco, ci racconta che é stata trasferita a L'Avana in una carovana composta dal minibus, in cui viaggiava la coppia, pattuglie di polizia, jeep dell'esercito e agenti motorizzati, tutti al servizio della  blogger e del suo accompagnatore.
E ci aggiunge che Lopez Agustin, a quanto pare il conducente della multimilionaria e premiata blogger, é ritornato a L'Avana in un'altra carovana, in  cui viaggiava la macchina di Yoani Sanchez, che per il suo stato tecnico, non ha potuto fare il viaggio Bayamo-Avana ed è stata caricata su un rimorchio per il trasferimento sicuro nella capitale.
Come ho saputo, la coppia non ha dovuto pagare questi servizi VIP, che sono piuttosto costosi negli Stati Uniti, Spagna, Inghilterra, Francia e in altri paesi "democratici" e "libero".
Ha detto a El Pais di una colluttazione con funzionari del Ministero dell'Interno, un colpo alla testa e la perdita di un dente.
Per quanto mi riguarda, e già sapendo come funzionano questi scandali mediatici cucinati nella Sezione Interessi degli Stati Uniti all'Avana, mi sento di attendere che Yoani Sanchez mostri la sua bianca dentatura o qualche contrattempo con protesi dell'ultimo minuto.
Vi ricordo che al giungere alla sua abitazione in Piazza della Rivoluzione, a L'Avana, la blogger si lanciò in una corsa in presenza di vicini e famosi paparazzi de l'Havana.
Come è noto, la coppia viaggiò a Bayamo per montare uno spettacolo mediatico e disturbare il lavoro della giustizia nel caso dello spagnolo Angelo Carromero.
Dovrà aspettare.
Ciò suggerisce un avocado maturo e  uno show mediatico in cerca di nuovi seguaci su Twitter.

Yoani Sánchez: ¿30 horas en las mazmorras de Castro?
 El primer tuits de Yoani Sánchez cuando fue liberada anoche refería que había estado detenida más de 30 horas, y que tenía muchas cosas que contar. Y lo hizo.
En unas declaraciones a El País, la bloguera reconoce que no pasó la noche en una celda, sino que fue llevada a una casa, según ella infiere, la misma donde el español Carromero pasó sus días. Es decir, una vivienda bien equipada del Ministerio del Interior en Bayamo.
Como si fuera poco, nos cuenta que fue trasladada a La Habana en una caravana formada por el microbús en el que viajaba la pareja, patrullas policiales, jeeps del Ejército y agentes motorizados, todos al servicio de la bloguera y su acompañante.
Y nos agrega que Agustín López, al parecer el chofer de la multimillonaria y premiada bloguera, retornaba a La Habana en otra caravana, en la cual viajaba el auto de Yoani Sánchez, que por su estado técnico, no pudo hacer el viaje Bayamo-Habana y fue subido a un remolque para su traslado seguro a la capital del país.
Según he investigado, la pareja no tuvo que pagar estos servicios VIP, que son bien caros en Estados Unidos, España, Inglaterra, Francia y otros países "democráticos" y "libres".
Le contó a El País de un forcejeo con oficiales del Ministerio del Interior, un golpe en la cabeza y la pérdida de un diente.
Por mi parte, y conociendo ya cómo funcionan estos escándalos mediáticos cocinados en la Sección de Intereses Norteamericanos en La Habana, me siento a esperar a que Yoani Sánchez muestre su blanca dentadura o algún contratiempo con implantes de última hora.
Les recuerdo que al llegar a su edificio, en Plaza de la Revolución, en La Habana, la bloguera se lanzó a correr ante la presencia de vecinos y paparazzis famosos de La Habana.
Como se conoce, la pareja viajó a Bayamo para montar un espectáculo mediático e interrumpir la labor de la justicia en el caso del español Ángel Carromero.
Habrá que esperar.
Esto apunta a aguacates maduro y a show mediático en busca de nuevos seguidores en Twitter.

Immagini da internet inserite da autore blog siempreresistencia

lunedì 9 aprile 2012

Chávez annuncia l’aumento dei salari: +32,25% - Opus Dei e PP: "padrini" della destra venezuelana per le prossime elezioni -Opus Dei y PP: “Padrinos” de la derecha venezolana para las próximas elecciones



Chávez annuncia l’aumento dei salari: +32,25%
9 aprile 2012 - http://www.voce.com.ve
CARACAS – Lo stipendio minimo, dal mese di settembre in avanti, sarà di 2047,52 bolívares. Se a questi, poi, si aggiungono i ‘cestatickets’, i lavoratori allora riceveranno in pratica almeno 3 mila bolívares, circa 689,06 dollari. La decisione è stata resa nota dallo stesso presidente della Repubblica, Hugo Chávez Frías, durante l’ultimo Consiglio dei Ministri, trasmesso a rete unificate.
Il capo dello Stato ha affermato che l’aumento del salario minimo sarà del 32,25%. Subito, già dal primo maggio, i lavoratori riceveranno un incremento del 15%; il resto lo avranno dal primo settembre in poi. Il presidente Chávez, nel commentare la decisione, ha detto che l’aumento favorirà circa 4 milioni di lavoratori che riceveranno il salario più alto in tutta l’America latina.
Il capo dello Stato, poi, ha fatto riferimento alla riforma della Legge sul Lavoro. Ha affermato che ancora sta ricevendo suggerimenti circa le prestazioni sociali, la durata della settimana lavorativa, e la stabilità nel lavoro. Ha detto che si analizza ogni elemento per approvare una riforma giusta, equilibrata che permetta la stabilità nel lavoro e la protezione dei diritti del lavoratore. Ha chiesto, quindi, ai venezolanio di aver pazienza, visto quanto sia delicata la materia.
Gli annunci sono stati fatti momenti prima che il presidente Chávez salisse sull’aereo diretto a La Habana per sottoporsi ad un nuovo ciclo di radioterapia.
Si attendono le reazioni dei rappresentanti dell’industria privata. La decisione del presidente Chávez, che non coglie nessuno di sorpresa, arriva in un momento particolarmente difficile per le aziende del Paese colpite dalle difficoltà dell’economia mondiale e nazionale.


Opus Dei e PP: "padrini" della destra venezuelana per le prossime elezioni
9 aprile 2012 - Con informazioni provenienti da Televen e La Radio del Sud www.cubadebate.cu
Non è un remake del film di Francis Ford Coppola, ma le rivelazioni del giornalista venezuelano José Vicente Rangel su coloro che stanno dietro il finanziamento della campagna elettorale di Henrique Capriles, rivale di Chavez alle prossime elezioni presidenziali.
Nel suo consueto programma domenicale 'José Vicente Hoy', Rangel ha detto che gruppi della destra come Opus Dei, il Partito di Azione Nazionale (PAN) del Messico e del Partito Popolare (PP) di Spagna stanno attivamente collaborando con la campagna del candidato del cosiddetto Tavolo dell'Unità Democratica (Tavolo dell'Ultradestra, secondo il chavismo), attraverso finanziamenti.
Tuttavia, il giornalista ha detto che la candidatura di Capriles comincia ad essere messa in discussione negli ambienti politici dell'opposizione e negli stessi Stati Uniti perché "non coagula e la possibilità di recupero è limitata, é una candidatura che non eleva né catalizza" ha aggiunto.
Secondo Rangel, i membri del team della campagna di Capriles hanno deciso di armare una strategia offensiva per manipolare la popolazione e pubblicare uno studio della ditta Consultores 21, che pone, quasi alla pari, i due candidati. "Si parla addirittura che gruppi economici abbiano pagato 55 milioni di bolivares a una società di sondaggi perchè favorisca il logo e il formato che spesso utilizza" ha detto.
Nella sezione "Los Confidenciales", del programma domenicale di Rangel, questi ha informato che il team della campagna di Capriles Radonski ha contrattato i servizi di una società di sondaggi USA (Norris Group), che riceverà alti onorari per fare un sondaggio di informazioni.
Il giornalista ha citato l'ultimo sondaggio della VOP Consultores (Consulenti Venezuelani Opinione Pubblica), che dà un'intenzione di voto a favore di Chavez in tutti gli Stati che hanno partecipato nel campione. Alla domanda "Lei voterebbe per Hugo Chavez alle prossime elezioni?" la maggioranza dei venezuelani ha risposto affermativamente, una tendenza che è stata constatata anche in sondaggi di chiara tendenza oppositrice come Datanalisis - ha detto Rangel.


Opus Dei y PP: “Padrinos” de la derecha venezolana para las próximas elecciones
No es un remake de la película de Francis Ford Coppola, sino las revelaciones del periodista venezolano José Vicente Rangel en torno a quiénes están detrás del financiamiento de la campaña electoral de Henrique Capriles Radonski, rival de Chávez de cara a las próximas elecciones presidenciales.
En su habitual programa dominical José Vicente Hoy, Rangel aseguró que grupos de la derecha como el Opus Dei, el Partido Acción Nacional (PAN) de México y el Partido Popular (PP) de España están colaborando activamente con la campaña del candidato de la llamada Mesa de la Unidad Democrática (Mesa de la Ultraderecha, según el chavismo), a través de financiamientos.
Sin embargo, el periodista aclaró que la candidatura de Capriles empieza a ser cuestionada en círculos políticos de la oposición y de los propios Estados Unidos porque “no cuaja y la posibilidad de que repunte es limitada, es una candidatura que no levanta ni con levadura”-añadió.
Según Rangel, los miembros del equipo de campaña de Capriles decidieron armar una estrategia ofensiva para manipular a la población y publicar un estudio de la firma Consultores 21, que coloca, casi a la par, a ambos candidatos. “Incluso se habla de que grupos económicos habían pagado 55 millones de bolívares a una firma encuestadora para que esta facilitara el logo y el formato que suele utilizar”, advirtió.
Durante la sección “Los Confidenciales”, del programa dominical de Rangel, este informó que el equipo de campaña de Capriles Radonski contrató los servicios de una encuestadora americana (Grupo Norris), que recibirá altos honorarios por efectuar un levantamiento de información.
El periodista citó el último sondeo de la encuestadora VOP Consultores (Consultores Venezolanos de Opinión Pública), que da una intención de voto a favor de Chávez en todos los estados que participaron de la muestra. A la pregunta de si “¿Votaría usted por Hugo Chávez en las próximas elecciones?” la mayoría de los venezolanos respondieron afirmativamente, tendencia que se ha constatado incluso en encuestadoras de clara tendencia opositora como Datanálisis -subrayó Rangel.
(Con información de Televen y La Radio del Sur)



mercoledì 8 febbraio 2012

La FDIM chiede a Obama di liberare i 5 cubani/AMICI di CUBA SCRIVETE AI CINQUE




L'Avana. 7 Febbraio 2012
La FDIM chiede a Obama di liberare gli antiterroristi cubani

La Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM) ha domandato al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, di liberare i Cinque antiterroristi cubani, ingiustamente reclusi nel suo paese da più di 13 anni.
Le donne di 23 paesi, riunite nella città portoghese di Almada, nel distretto di Setúbal, hanno reclamato in una lettera indirizzata al governante l’immediata scarcerazione di *Gerardo Hernández, Fernando González, Ramón Labañino, Antonio Guerriero e il ritorno a Cuba di René González, costretto a passare negli USA tre anni di libertà vigilata dopo aver scontato la pena.
La FDIM, che raggruppa centinaia di organizzazioni ed esprime la voce e la volontà di migliaia di donne del mondo, ha domandato ad Obama questo gesto umanitario in corrispondenza con il Premio Nobel della Pace che gli è stato assegnato.
Fondata nel 1945, l’organizzazione mondiale, che sta preparando in Portogallo il suo XV Congresso, che si svolgerà dal 8 al 12 aprile prossimi a Sao Paulo del Brasile, ha dedicato l’ultimo fine settimana ad una giornata di solidarietà con Cuba e la Palestina.
A nome della Federazione delle Donne cubane la delegata Elpidia Moreno ha ringraziato per l’appoggio dato all’Isola dei Caraibi.
Elpidia Moreno ha fatto riferimento, in particolare, alle molteplici azioni intraprese dalla FDIM, che in ognuno dei suoi paesi mobilita l’opinione pubblica per ottenere la liberazione dei Cinque Patrioti cubani.
María Guerreiro de Sousa, presidentessa della Camera Municipale di Almada, ha sottolineato che questi antiterroristi, noti nel mondo come i Cinque, sono un degno esempio di resistenza ed ha ricordato che inoltre rappresentano un popolo che sopporta da più di cinquant’anni il blocco economico, commerciale e finanziario, le aggressioni e le azioni di terrorismo perpetrate dagli Stati Uniti, con un saldo di più di cinquemila vittime tra morti e mutilati.
Regina Marques, coordinatrice del Movimento Democratico delle Donne portoghesi, ha esortato a non riposare sino a quando Gerardo, Antonio, Ramón, Fernando e René ritorneranno a Cuba
All’incontro solidale hanno partecipato anche gli ambasciatori di Cuba in Portogallo, Eduardo González, e il suo omologo palestinese, ha indicato Prensa Latina.
( Traduzione Granma Int.)


AMICI di CUBA SCRIVETE AI CINQUE

I compagni umbri di Asi Umbria chiedono CINQUE minuti del V.S. tempo per scrivere ai :
CINQUE EROICI ANTITERRORISTI CUBANI in carcere negli USA dal 12 settembre 1998: cioè da oltre 13 anni).
Importante è scrivere : basta anche una semplice cartolina della vostra città perchè sentano il calore della v.s. solidarietà
Ecco gli indirizzi:


1 GERARDO HERNÁNDEZ NORDELO
No 58739-004
USP VICTORVILLE
PO BOX 5300
ADELANTO
CA 92301
U.S.A

2 ANTONIO GUERRERO RODRÍGUEZ
Reg.No. 58741-004
Quarters APACHE A
Federal Correctional Institution
PO BOX 7007
Marianna, FL 32447-7007
U.S.A.

3 RAMÓN LABAÑINO SALAZAR
SCRIVERE al nome di:
LUIS MEDINA
No 58734-004
FCI JESUP
2680 301 SOUTH JESUP
6° 31599
U.S.A.

4 FERNANDO GONZÁLEZ LLORT
SCRIVERE al nome di:
RUBEN CAMPA
No 58733-004
FCI TERRE HAUTE
PO BOX 33
TERRE HAUTE
IN 47808
U.S.A.

5 RENÉ GONZÁLEZ SEHWERERT
(Ora in soggiorno obbligato a Miami)
-Ma di lui non diffonderiamo il suo indirizzo
perchè è sotto minaccia di morte da parte dei
terroristi anticubani fra i quali era infiltrato

martedì 7 febbraio 2012

Cuba segnala la condanna mondiale al blocco statunitense




L'Avana. 7 Febbraio 2012
Cuba segnala la condanna mondiale al blocco statunitense
Waldo Mendiluza
A mezzo secolo dall’ufficialità del blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba, si genera la condanna quasi unanime della comunità internazionale, ha segnalato il Ministero degli Esteri dell’Isola.
In un’Intervista concessa a Prensa Latina, la direttrice dei Temi Multilaterali del MINREX, Anayansi Rodríguez, ha spiegato che recentemente 142 paesi e 26 agenzie specializzate della ONU hanno inviato al Segretario Generale di questa organizzazione mondiale, Ban Ki-moon, le loro considerazioni su questa misura unilaterale.
Oltre agli Stati sovrani, ha precisato, hanno esposto i loro argomenti l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la UNESCO, il PNUD, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, tra le tante.
La maggioranza dei criteri riflettono una denuncia molto dura per la continuità dell’applicazione delle sanzioni, che entrarono in vigore il 7 febbraio del 1962, partendo dal proclama 3447 dell’allora presidente nordamericano, John F. Kennedy.
La posizione internazionale risponde alla relazione che il segretario generale deve presentare sul rispetto degli Stati Uniti della Risoluzione approvata nell’ottobre del 2011 nelle Nazioni Unite: “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba.
Questo documento presentato l’anno scorso dall’Isola all’assemblea della ONU, è stato votato da 186 dei 193 paesi che integrano l’organizzazione, appoggio espresso per la ventesima occasione consecutiva dal 1992.
Nonostante la domanda quasi unanime del mondo, Washington s’impegna a ignorarla e non solo mantiene l’assedio, ma lo rende più duro”, ha dichiarato la funzionaria, commentando che la relazione del segretario generale sul compimento della risoluzione è circolata tra gli Stati membri delle Nazioni Unite.
Rispetto al contributo cubano al testo, la funzionaria ha citato il sequestro di circa quattro milioni di dollari del Fondo Mondiale della lotta contro il VIH/SIDA, la Tubercolosi e la Malaria, destinati ai programmi dell’Isola.
Queste risorse sono state sequestrate dall’Ufficio di Controllo degli Attivi Stranieri degli USA e solo dopo la denuncia de L’Avana, il Dipartimento del Tesoro ha emesso una licenza valida sino al giugno del 2015, per liberarli.
Con il caso indicato dal segretario generale, è evidente ancora una volta l’ingerenza di Washington nei temi interni dei meccanismi multilaterali, con la extra-territorialità della misura punitiva imposta da mezzo secolo.
Gli esempi sono innumerevoli e molti di essi in temi sensibili come la salute per via dell’obiettivo delle successive amministrazioni nordamericane d’affogare tutto un popolo, azione che si definisce genocidio, partendo da quanto si legge nell’Articolo 2 della Convenzione della ONU per la prevenzione delle sanzioni per questo delitto.
(Traduzione Granma Int.)


lunedì 6 febbraio 2012

“Nostro dovere è promuovere la maggior democrazia nella nostra società,cominciando a dare l’esempio dentro le fila del Partito”




L'Avana 6 febbraio (Granma internacional)
Nostro dovere è promuovere la maggior democrazia nella nostra società, cominciando a dare l’esempio dentro le fila del Partito”

Discorso del Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, nella chiusura della Prima Conferenza Nazionale del Partito, nel Palazzo delle Convenzioni, il 29 gennaio del 2012, “54º Anno della Rivoluzione”.
Compagne e compagni:
La Prima Conferenza Nazionale del Partito che oggi conclude le sue sessioni, è stata dedicata, in corrispondenza con la convezione fatta nel 6º Congresso, ad una valutazione, con obiettività e senso critico del lavoro del Partito e per determinare con volontà rinnovatrice le trasformazioni necessarie per situarlo all’altezza che richiedono le circostanze attuali. Non dimentichiamo che solo il Partito, come istituzione che raggruppa l’avanguardia rivoluzionaria, garanzia certa dell’unità dei cubani in tutti i tempi, solo il Partito, ripeto, può essere degno erede della fiducia depositata dal popolo nell’unico Comandante in Capo della Rivoluzione cubana, il compagno Fidel Castro Ruz! (Applausi).
Non esporrò i dati dei partecipanti al processo di discussione del progetto del Documento Base nè le molte modifiche risultate dello stesso, considerando la relazione informe del Secondo Segretario del Comitato Centrale, compagno José Ramón Machado Ventura, nell’inaugurazione di questo evento, che come tutti sanno, non è cominciato ieri, ma quasi immediatamente dopo la chiusura del Congresso del Partito.
Dopo l’elaborazione della prima stesura del Documento e la successiva analisi in molteplici riunioni del Burò Politico e della Segreteria, prima della discussione nelle organizzazioni di base del Partito e dell’Unione dei Giovani Comunisti (UJC), nei mesi di ottobre e novembre dell’anno scorso, i suoi risultati sono stati analizzati nel Terzo Plenum del Comitato Centrale, il 21 dicembre del 2011.
Anche nelle prime settimane di questo mese, a livello provinciale sono stati realizzati lo studio e la discussione da parte dei delegati alla conferenza e di altri quadri, e in totale sono state elaborate nuove versioni del Documento.
A differenza del progetto delle Tesi della Politica Economica e Sociale del Partito e la Rivoluzione, il cui dibattuto ha incluso in vari modi tutta la popolazione, il Documento Base della Conferenza, data la sua portata meno estesa e la sua messa a fuoco indirizzata più al funzionamento interno del partito, è stato analizzato da tutta la militanza, anche se il nostro popolo ha conosciuto integralmente il suo contenuto attraverso i media della stampa. Nel processo preparatorio della Conferenza è stato è stato dibattuto il ruolo dei militanti con l’interesse di perfezionare le relazioni del partito con la UJC, la Centrale dei Lavoratori di Cuba e le altre organizzazioni di massa, per far sì che le stesse incrementino, nelle attuali condizioni, il loro protagonismo e l’influenza nella società.
Come si sperava, dalla pubblicazione del Documento, non sono mancate le critiche e le esortazioni di coloro che, confondendo le proprie più intime aspirazioni con la realtà, si erano illusi che la Conferenza significava l’inizio della disgregazione del sistema politico e sociale, conquistati dalla Rivoluzione da più di mezzo secolo, con l’appoggio della maggioranza dei cubani.
In questo senso non è casuale che il primo obiettivo dica: “Il Partito Comunista di Cuba, forza dirigente superiore della società e dello Stato, è frutto legittimo della Rivoluzione e nello stesso tempo la sua avanguardia organizzata, che garantisce, con il popolo, la sua continuità storica. Questo concetto, al quale non rinunceremo mai, è in piena corrispondenza con l’Articolo 5 della Costituzione della Repubblica, approvata con un Referendum dal 97,7 % degli elettori, con voto libero, diretto e segreto.
I nostri avversari, e anche alcuni che simpatizzano con noi, come ignorando la storia di permanente aggressione, blocco economico, ingerenza e assedio mediatico, espresso nella continua campagna della stampa detta libera, subordinata in maggioranza agli interessi imperiali dominanti, tutto quello che la Rivoluzione ha dovuto affrontare, esigono da noi, come si trattasse di un paese in condizioni normali e non un luogo assediato, il ritorno del modello multipartitico che esisteva in Cuba sotto il dominio neocoloniale degli Stati Uniti.
Rinunciare al principio di un solo partito, equivarrebbe semplicemente a legalizzare il partito o i partiti dell’imperialismo nel suolo patrio e sacrificare l’arma strategica dell’unità dei cubani, che ha reso una realtà i sogni d’indipendenza e giustizia sociale per i quali hanno lottato tante generazioni di patrioti, da Hatuey a Céspedes, Martí e Fidel.
Con il fine d’organizzare la lotta per l’indpendenza di Cuba e Porto Rico, Martí concepì la creazione di un solo partito politico, il Partito Rivoluzionario Cubano, come disse lui stesso: “Per fomentare la Rivoluzione in modo che vi possano entrare tutti i cubani di buona volontà, tutti coloro che amano Cuba, o la rispettano”.
Quando già la vittoria sulla Spagna era imminente, dopo 30 anni di guerra, ci fu l’intervento nordamericano e una delle prime misure fu dissolvere quel partito, come il glorioso Esercito di Liberazione, per lasciare spazio a quello che venne poi, il multi- partitismo della repubblica borghese e la creazione di un nuovo esercito con la sua repressiva guardia rurale inclusa, garanzia del dominio assoluto su tutte le ricchezze della nazione, di cui si appropriarono nei quattro anni della prima occupazione militare.
Quella fu la triste fine dei due pilastri della rivoluzione indipendentista: il Partito e l’Esercito di Liberazione, risorti 60 anni dopo, con la guida di Fide, ispirato dall’insegnamento di Martí. Non permetteremo mai che quella storia si ripeta.
Non farò in questo intervento un riassunto dell’evoluzione storica del termine Democrazia, come si concepiva dell’antica Gracia, come ‘potere del popolo’, anche se la maggioranza schiava non contava niente. Non voglio nemmeno filosofare sulla vigenza e utilità della detta democrazia rappresentativa, che in definitiva è anche troppo nota ed è divenuta invariabilmente la concentrazione del potere politico nella classe che detiene l’egemonia economica e finanziaria di ogni nazione, dove le maggioranze non contano e quando manifestano, come accade attualmente in molti paesi, sono brutalmente represse e ridotte al silenzio con la complicità della grande stampa al loro servizio, anch’essa multi-nazionalizzata. Il miglior argomento è quello che ci offre la democrazia nordamericana, che pretende d’imporsi come modello a tutto il mondo, nella quale si alternano il potere dei partiti Democratico e Repubblicano difendendo, senza maggiori differenze, gli interessi dello stesso grande capitale, al quale i due sono subordinati.


Per citare alcuni esempi, ci sono la Base Navale di Guantánamo, territorio occupato dagli Stati Uniti illegalmente, contro la volontà del popolo cubano che è rimasta così da più di 100 anni indipendentemente dal partito al potere in questo paese, che tanto proclama la difesa dei diritti umani e che, nonostante le promesse dell’attuale presidente, mantiene lì da un decennio un prigione dove attualmente circa 170 cittadini stranieri sono sottoposti a torture e vessazioni, in un limbo legale.
Il secondo esempio, l’invasione di Playa Girón, concepita e pianificata da un presidente repubblicano, Eisenhower, e realizzata dal presidente Kennedy, solo tre mesi dopo la sua elezione, e che era del Partito Democratico e per ultimo, il blocco economico, che dura da mezzo secolo, e non importa se è repubblicano o democratico chi occupa la Casa Bianca.
Senza il minimo disprezzo verso altri paesi che hanno il sistema multipartitista, con tutto il rispetto della libera determinazione e della non ingerenza nei temi interni di altri Stati, consacrati nella Carta delle Nazioni Unite, in Cuba, partendo dalle esperienze fatte nella lunga storia delle lotte per l’indipendenza e la sovranità nazionali, difendiamo il sistema del partito unico, di fronte al gioco della demagogia e al mercantilismo della apolitica.
Se abbiamo scelto sovranamente, con la partecipazione e il supporto del popolo, l’opzione martiana del partito unico, quello che ci corrisponde è promuovere la maggior democrazia nella nostra società, cominciando a dare l’esempio dentro le fila del Partito, e questo presuppone fomentare un clima di massima fiducia e la creazione delle condizioni necessarie a tutti i livelli, per il più ampio e sincero scambio di opinioni nel seno dell’ organizzazione e nei suoi vincoli con i lavoratori e la popolazione, per far si che le discrepanze siano assunte con naturalezza e rispetto, includendo i media di comunicazione di massa, citati varie volte negli Obiettivi approvati in questa Conferenza, che si dovranno coinvolgere con responsabilità e la più stretta veracità in questo impegno, non in modo borghese sensazionalista e pieno menzogne, ma con provata obiettività e senza inutili segreti.
Per questo è necessario incentivare una maggior professionalità tra i lavoratori della stampa, compito in cui, ne siamo sicuri, conteremo con l’appoggio della Unione dei Giornalisti di Cuba (UPEC), i media di comunicazione e degli organismi e istituzioni che devono offrire informazioni fedeli e opportune per, tra tutti, con pazienza e unità di criterio, perfezionare ed elevare in continuazione l’efficacia dei messaggi e l’orientamento ai compatrioti.
Nello stesso tempo la formazione d’una società più democratica contribuirà a superare atteggiamenti simulatori e opportunistici, sorti al riparo di una falsa unanimità e il formalismo nel trattare differenti situazioni della vita nazionale.
Ci dobbiamo abituare tutti a dire le verità di fronte, guardandoci negli occhi, discutere e obiettare, criticare anche quello che dicono i capi, quando pensiamo d’avere la ragione, com’è logico, nel luogo adeguato, nel momento opportuno e in forma corretta, ossia nelle riunioni e non nei corridoi. Dobbiamo essere disposti a considerare i problemi, difendendo le nostre idee ed affrontando con fermezza quello che è malfatto.
Abbiamo già detto in altre occasioni, e si legge anche nella Relazione Centrale del 6º Congresso, che la sola cosa che potrebbe condurre ad una sconfitta la Rivoluzione, e il Socialismo in Cuba, potrebbe essere la nostra incapacità di sradicare gli errori commessi nei più di 50 anni passati dal 1º gennaio del 1959, e i nuovi in cui potremmo incorrere nel futuro. Non esiste e non esisterà una rivoluzione senza errori, perchè sono opera elle azioni degli uomini e dei popoli, che non sono perfetti e che affrontano inoltre per la prima volta nuove ed enormi sfide. Per questo credo che non ci dobbiamo vergognare degli errori; grave e vergognoso sarebbe non avere il valore d’approfondirli e analizzarli per estrarre un insegnamento da ognuno e correggerli a tempo.
Per la sua permanente vigenza, è opportuno ricordare le parole del compagno Fide, del 28 settembre del 1986, nella chiusura del 3º Congresso dei CDR, quando segnalò: "La lotta contro le tendenze negative e la lotta contro gli errori commessi continuerà
ininterrottamente, perchè abbiamo il sacro dovere di perfezionare tutto quello che facciamo, di perfezionare la Rivoluzione; abbiamo il sacro dovere di non essere mai soddisfatti, nemmeno quando crediamo che stiamo facendo bene le cose, e molto di meno sentirci soddisfatti quando sappiamo che non stiamo facendo le cose bene come dovrebbe essere”.
La generazione che ha la Rivoluzione ha avuto il privilegio storico, visto poche volte, di poter fare le rettifiche degli errori commessi da lei stessa, mostra eloquente che non ci fu una ripercussione strategica, al contrario, non saremmo qui oggi. Non pensiamo, anche se non siamo più tanto giovani, di scartare quest’ultima opportunità.
Riferendomi a questo tema, sento il dovere d’avvertire ancora una volta, che non ci dobbiamo illudere che le decisioni adottate in questa Conferenza Nazionale, e nemmeno gli accordi di portata strategica adottati dal 6º Congresso, costituiscono la soluzione magica di tutti i nostri problemi.
Per impedire che le istruzioni del Partito cadano nel nulla nuovamente, il Burò Politico ha deciso, com’è stato indicato nel suo momento a proposito della marcia dell’attualizzazione del modello economico e del compimento dei piani annuali e del bilancio, che i Plenum del Comitato Centrale analizzino due volte l’anno l’applicazione degli Obiettivi di Lavoro del Partito approvati in questa Conferenza; procederanno ugualmente i Comitati provinciali e municipali del Partito, nella forma e frequenza stabilita dal Comitato Centrale.
L’esperienza ci ha insegnato che quello che non si controlla con efficacia non si compie o si esegue superficialmente. È d’obbligo lavorare e perseverare con Ordine, Disciplina ed Esigenza per rendere realtà le Tesi di Politica Economica e Sociale come gli Obiettivi approvati in questo evento e gettare alle spalle la vecchia mentalità, forgiare con intenzioni trasformatrici e molta sensibilità politica la visione verso il presente e il futuro della Patria, senza abbandonare nemmeno per un istante il legato martiano e la dottrina del marxismo-leninismo, che costituiscono le fondamenta ideologiche principali del nostro processo rivoluzionario.
Per avere successo in questo impegno è indispensabile, come si legge nell’Obiattivo N.º 37: “Rinforzare l’unita nazionale attorno al Partito e alla Rivoluzione, stringere il vincolo permanente con le masse e consolidare la convinzione di preservare la nazione cubana e le conquiste economico sociali, sulla base che Patria, Rivoluzione e Socialismo sono vincolati indissolubilmente.
Così, il midollo del tema non sta nell’aver formulato adeguatamente questo obiettivo o altri, ma nel determinare le vie e le forme con cui lo portiamo nella pratica, con la massima fermezza, in modo di poter valutare integralmente quanto e come avanziamo, vedendo a tempo le tendenze negative, ed essendo capaci di mobilitare la militanza e il popolo per conseguire l’obiettivo in questione.
Questo è applicabile negli enunciati relazionati alla Politica dei Quadri, area che, come indica anche la Relazione Centrale del 6º Congresso, ha sofferto gli effetti dell’improvvisazione e della mancanza di previsione e sistematicità, portando come sequela che ancora non contiamo su una riserva di sostituti sperimentati e maturi, con una preparazione sufficiente per assumere le complesse funzioni di direzione nel Partito, nello Stato e nel Governo, compito che per ovvie ragioni, come tutti comprenderanno, riveste un’importanza strategica per la Rivoluzione e alla quale lavoriamo, senza precipitazione, ma senza interruzioni, nel compimento degli accordi del Congresso.
Approfitto dell’occasione per ratificare che, nella misura in cui nella definizione di tutte le correzioni che sarà necessario introdurre alla Costituzione della Repubblica e nella cornice legislativa complementare, tra gli altri temi, implementeremo la decisione di limitare ad un massimo di due periodi consecutivi di cinque anni il disimpegno degli incarichi politici e statali principali. Per questo considero che una volta definite e accordate le politiche nelle istanze pertinenti, potremo iniziare una lenta applicazione senza aspettare la riforma costituzionale, risorsa a cui non si ricorre spesso, ossia fare modifiche alla Costituzione, anche se lo fa lo stesso Parlamento senza necessita di referendum.
Ugualmente si dovranno modificare in questo senso gli Statuti e altri documenti rettori del Partito.
Parlando di questi temi non si può tralasciare di citare l’importanza d’assicurarsi che l’autorità morale del Partito, dei suoi militanti e sopratutto dei dirigenti, a tutti i livelli, si fonda nell’esempio personale, partendo da dimostrate qualità etiche, politiche, ideologiche e dal permanente contatto con le masse.
La Rivoluzione degli umili, per gli umili e con gli umili che è costata tanto sangue al nostro valoroso popolo smetterebbe d’esistere senza un solo sparo del nemico, se la sua direzione cadesse un giorno nelle mani d’individui corrotti o vigliacchi.
Questi concetti non sono certo nuovi, ma vale la pena di tenerli sempre presenti per il danno reale e potenziale che, nel presente e per il futuro della nazione, significa il fenomeno della corruzione.
Nelle ultime settimane i deputati dell’Assemblea nazionale e numerosi quadri e funzionari di tutto il paese hanno ricevuto abbondanti informazioni su alcuni processi investigativi svolti dagli organismi specializzati del Ministero degli Interni, in stretta armonia con la Procura e la Corte dei Conti della Repubblica. A tempo debito, dopo le decisioni dei tribunali corrispondenti, tutta la popolazione conoscerà ampiamente questi fatti.


Non molto tempo fa, intervenendo nella chiusura delle sessioni del Parlamento, nel dicembre scorso, ho fatto riferimento alla convinzione che la corruzione è, nella tappa attuale, uno dei principali nemici della Rivoluzione, molto più pericoloso del milionario programma sovversivo e d’ingerenza del governo degli Stati Uniti e dei suoi alleati, dentro e fuori dal paese. Inoltre ho detto che d’ora in avanti non permetteremo che le azioni contro il delitto siano effimere, come sicuramente è avvenuto in altre occasioni.
Fortunatamente, senza la minima intenzione di togliere gravità a questo male abbastanza generalizzato nel pianeta, considero che il nostro paese può vincere la battaglia contro la corruzione, prima frenarla e poi liquidarla, senza riguardi d alcun tipo. Abbiamo già avvertito che nella cornice della legge saremo implacabili con il fenomeno della corruzione.
Con frequenza, diversi tra gli implicati nei casi scoperti, erano militanti del Partito dimostrando vergognosamente la loro doppia amorale e l’uso di questa condizione per ottenere posizioni nelle strutture di direzione, violando in maniera flagrante i doveri di un militante comunista stabiliti negli Statuti.
Per questo, senza aspettare le revisione che si effettua nella cornice dell’attualizzazione dei documenti rettori del Partito, il Terzo Plenum del Comitato Centrale, svolto nel dicembre scorso, ha precisato che la sanzione da applicare a coloro che hanno partecipato a fatti di corruzione non può essere altra che l’espulsione dalle fila del Partito, senza eliminare le responsabilità amministrative o penali che corrispondono, dato che sinora, come pratica, questa misura - quella dell’espulsione- era eccezionale e si riservava ai casi di tradimento della Patria o per delitti gravi.
Non abbiamo dubbi che l’enorme maggioranza dei cittadini e dei quadri di direzione sono persone oneste, ma sappiamo che questo non è sufficiente e non basta essere onorati e sembrarlo: si deve lottare e scontrarsi, passare dalle parole ai fatti.
È vero che il Partito da anni stava sferrando la lotta contro questo flagello; senza dubbio però, questa andava per un lato e il Governo per un altro. Per assicurare un risultato positivo il Partito deve assumere definitivamente la conduzione del processo, anche se questo non significa che sostituirà minimamente le funzioni che riguardano ad ogni istituzione.
Il Partito, prima di tutto, esigerà da tutti responsabilità nel compimento degli obblighi, senza intervenire nell’amministrazione, ma richiamando l’attenzione, avvisando e lottando da lì, dal nucleo, dal municipio, stimolando, pensando e tornando a pensare su come mobilitare l’insieme delle forze in questo impegno. Ogni volta che si fa questo, proviamo che la correlazione delle forze in tutti i sensi ci favorisce nell’impegno d’eliminare la corruzione. L’importanza va data all’organizzazione e alla costanza di questa lotta.
Inoltre questa non è una funzione esclusiva dei militanti, ma anche un dovere di ogni cittadina e cittadino militante onesto, che si preoccupa del suo paese.
Vale la pena, in questo ambito, riprendere nell’attualità, concetti definiti dal 1973, quasi 40 anni fa, come parte del processo preparatorio del Primo Congresso.
Il Partito deve avere la capacità di dirigere lo Stato e il Governo, controllare il loro funzionamento e il compimento degli orientamenti tracciati, stimolare, dare impulsi, coadiuvare il miglior lavoro degli organi di Govero, ma, in nessun caso sostituirli. Li dirige mediante il controllo e questo termine si deve intendere nell’accezione di constatare, esaminare e controllare, mai nel senso d’intervenire o comandare.
Anche se non c’è nel testo, c’è nel pensiero di tutti, di tutta la massa dei militanti che nel Partito si deve smettere definitivamente “ il gusto del comando”, perchè la sua forza è morale e non giuridica e per questo si deve avere morale per dirigere il Partito e portare alle masse dei militanti questo spirito, che è “La Forza Morale”.
Il Partito dirige controllando che le sue direttive, con quelle dello Stato e del Governo, siano eseguite in modo appropriato da color a cui corrisponde.
L’organizzazione del Partito controlla per mezzo delle sue strutture e di tutti i suoi militanti, dall’alto al basso e viceversa, e questo non nega il ruolo di controllo che il Governo realizza sulle attività amministrative a suo carico.
Il controllo è simultaneo, ma non prevede interferenze. In un’impresa di produzione o dei servizi, questo lo esercita l’amministrazione dell’entità e per gli organismi statali o di Governo, come compete, la Corte dei Conti, la Procura, le banche, gli Uffici d’ amministrazione tributaria, ecc. Le organizzazioni del Partito, alla base, svolgono il controllo con le azioni dei loro militanti, siano semplici lavoratori o dirigenti, obbligando con l’esempio che emana dalla loro autorità che l’amministrazione si attenga strettamente al compimento delle norme giuridiche vigenti, senza tralasciare di trasmettere agli organismi politici superiori le informazioni pertinenti. Il Partito controlla che i piani economici e il bilancio si elaborino in maniera corretta e dopo l’approvazione dal Governo e del Parlamento si compiano con rigore.


Questi concetti sono ben chiari da tempo, dal Primo Congresso, ma noi poi ci siamo dimenticati di quelle risoluzioni, di quegli accordi, di quel magnifico Congresso e li abbiamo messi in un cassetto e per questo quasi mezzo secolo dopo, dobbiamo levare la polvere a quelle carte su quel che facevamo 40 anni fa, perchè ci siamo dedicati ad altre cose, per una ragione o per l’altra.
Per questo difenderemo tanto l’istituzionalità e che ognuno faccia quello che gli corrisponde, senza interferire sugli altri ma anzi appoggiandoci. Questi concetti inoltre sono stati attualizzati per cui è imprescindibile dalla base, ossia dallo stesso nucleo del Partito e dal Comitato di Base della Gioventù, educare i militanti con questi principi e su come si realizzano questi compiti: ognuno nella cornice in cui svolge le sue attività; come si fa questo che abbiamo orientato nei differenti Congressi o nella Conferenza, come in questo caso, ossia educare i militanti negli stessi, per incorporarli nelle attività quotidiane. Non si deve diventare filosofi, non c’è bisogni d’essere filosofi!
Questo è quel che dobbiamo insegnare, semplice e poco a poco, educare nelle riunioni corrispondenti, in brevi corsi, o in quel che è, che si sappia qual’è la funzione, qual’è il proprio ruolo; ma per disimpegnarsi in questo ruolo si deve avere morale in ogni senso. E dicevo che questo è, nella mia modesta opinione, un tema abbastanza discusso in alcune delle commissioni, ieri: l’aspetto essenziale del detto lavoro politico-ideologico e non le parole d’ordine vuote e le frasi prefabbricate.
Prima di concludere queste parole considero necessario denunciare, ancora una volta, le brutali campagne anticubane istigate dal governo degli Stati Uniti e da alcuni altri tradizionalmente impegnati con la sovversione contro il nostro paese, con la partecipazione della grande stampa occidentale e la collaborazione dei loro salariati nell’Isola, con il proposito di screditare la Rivoluzione, giustificare l’ostilità e il blocco contro la popolazione cubana e creare una quinta colonna, che faciliti le aspirazioni di privarci dell’indipendenza e della sovranità nazionali.
Come diceva l’editoriale del quotidiano Granma di lunedì 23 gennaio, i fatti parlano più delle parole. Le campagne anticubane non danneggeranno nè la Rivoluzione, nè il popolo che continuerà a perfezionare il suo socialismo. Si dimostrerà nuovamente che le menzogne, per quante volte le ripetano, non necessariamente si trasformano in verità, “perchè un principio giusto, dal fondo d’una caverna, è più forte di un esercito”.
Compagne e compagni:
In meno di un anno abbiamo effettuato due eventi del Partito, questa Prima Conferenza Nazionale e soprattutto il 6º Congresso, con accordi trascendentali per il presente e il futuro della Rivoluzione e del Socialismo in Cuba. La rotta è stata tracciata e avanzeremo quindi con la stesa decisione, la fermezza ideologica, il valore e la serenità dimostrate in più di 13 anni d’ingiusta reclusione dai nostri Cinque Eroi, per la cui libertà non smetteremo mai di lottare, e ai quali mandiamo il saluto fraterno dei comunisti e di tutto il popolo cubano.
Molte grazie. Applausi.
(Vers. stenografica del Cons.di Stato/Traduzione Gioia Minuti)



domenica 5 febbraio 2012

Cyberguerra vs Cuba: i governi scomodi del "Quarto Mondo"



Cyberguerra vs Cuba: i governi scomodi del "Quarto Mondo"
di Mauricio Manuel Reyes, speciale per Cubadebate

Un processo di vertiginoso sviluppo tecnologico, sempre più globale, ha creato una rivoluzione nelle info/comunicazioni, che trasforma progressivamente il modo di pensare, produrre, consumare, commerciare, gestire e relazionarsi tra le persone, stabilendosi come cultura il concetto di "virtualità reale", vale a dire, la realtà non è solo il mondo fisico, come 20 anni fa, ma l'unità tra il tangibile e l'universo virtuale.
Secondo un articolo pubblicato dalla BBC News, il 25 gennaio, la rete digitale globale avanza come un vorace uragano e raramente ha opportunità di fermarsi lungo il cammino e riflettere sulla sua crescita. Dove un tempo regnavano le vendite degli stereo oggi imperano quelle degli auricolari. Se salissimo su una macchina del tempo e viaggiassimo 10 anni indietro scopriremmo che per scattare una foto, ascoltare musica o filmare un video s'impiegavano tre dispositivi differenti. Ma ora queste attività, e altro ancora, si sono trasferite in un unico dispositivo: il telefono intelligente.
Ovviamente, un processo di evoluzione tecnologica come questo, dominato da monopoli che rispondono alle minoranze più potenti, favorisce l'ampio accesso a determinati segmenti o strati sociali e crea un'asimmetria in relazione ad altri gruppi della popolazione - poco importanti per gli interessi del capitalismo globale - che sempre più li scollega dai servizi che generano potere culturale ed economico. Questa massa di persone, senza alcuna reale possibilità di incidere, pienamente, nel mondo profondamente interconnesso, alcuni ricercatori la chiamano il 'Quarto Mondo'.
In questo scenario internazionale diseguale avanza la società cubana, usando il suo limitato accesso al cyberspazio come strumento educativo al servizio dei cittadini e per la diffusione della verità; mentre il più grande impero della storia, attraverso un blocco economico e commerciale impedisce, a questa piccola isola, di ottenere le risorse necessarie per estendere i servizi web al suo popolo. Quel governo che ci attacca e i suoi alleati europei, generano campagne mediatiche, con le quali divulgano falsità come il presunto timore del governo cubano a liberare il pieno accesso pieno a Internet e alle sue reti sociali, mentre censura tutte le informazioni sulla permanente aggressione tecnologica che, il nostro paese, affronta.
Questa assedio non ha precedenti nella storia, dalla seconda metà del secolo scorso, quando molti dei progressi scientifici e tecnici sono diventati strumenti indispensabili per la crociata contro il socialismo, come parte della Guerra Fredda.
L'amministrazione Obama ha approvato finanziamenti per milioni diretti a promuovere il cibermercenarismo sull'isola; diffamare Cuba attraverso le tecnologie di comunicazione così come conformare piattaforme digitali progettate specificamente per eludere il controllo dello Stato cubano. Lo stesso New York Times, nel giugno 2010, ha pubblicato che la Casa Bianca stava conducendo uno sforzo globale per creare un Internet "ombra" o "Internet in una valigia" e sistemi di telefonia mobile per "dissidenti", con il fine di "minare governi scomodi", ciò che include progetti segreti volti alla creazione di reti indipendenti e garantire a diversi utenti l'accesso wireless al cyberspazio tramite piattaforme portatili (Wi-Fi), facile da far passare attraverso i confini.
Nell'ambito di questa strategia d'ingerenza è "legale" per l'esecutivo degli Stati Uniti fabbricare "cyberdissidenti" o mercenari virtuali diretti a diffondere messaggi manipolati o effettuare appelli alla disobbedienza civile a Cuba, utilizzando piattaforme come Twitter, Facebook, blog e altro ancora. Di fronte a questa permanente ostilità, non é da scartare che nel prossimo futuro s'incrementino le azioni sovversive verso l'isola con l'uso delle tecnologie, e anche di generare azioni di cyberguerra, che coinvolge l'intervento diretto dell'esercito in una guerra con tutti i crismi di legge facendo appello all'utilizzo delle reti di informatiche che controllano le infrastrutture critiche di qualsiasi paese.
Infatti, il capo della Casa Bianca ha recentemente autorizzato il Dipartimento della Difesa a sviluppare operazioni offensive nel cyberspazio se gli Stati Uniti si vedessero "minacciati" dai suoi "avversari" incluso, se queste azioni non fossero sufficienti per il "danno" causato alla nazione settentrionale, si prevede applicare l'opzione di un intervento militare. Per la sua realizzazione Obama ha creato il Cybercomando come ​​infrastruttura e il quadro legale è stato istituito con la "Strategia Internazionale Statunitense per il Cyberspazio".
La cyberguerra è potenziata dall'imperialismo per sovvertire le altre nazioni, trasformando Internet in un campo di battaglia, dove si utilizzano come armi gli strumenti informatici, computer e reti digitali. In questo schema, la strategia sovversiva non è secondaria, ma il preludio della guerra frontale in cui intervengono le armi e che sempre inizia con la fabbricazione dei pretesti per l'invasione. Contro Cuba si materializza mediante la riproduzione continua nel web di contenuti controrivoluzionari da mercenari nell'isola e organizzazioni anti-cubane basate nello stesso territorio degli Stati Uniti e in paesi europei alleati.
Il finanziamento per queste attività proviene dai 20 milioni $ annuali che il Congresso degli Stati Uniti destina alla sovversione contro il paese caraibico, che vengono canalizzati attraverso l'USAID, organizzazione specializzata in piani di destabilizzazione contro Cuba. Secondo un articolo pubblicato nel sito digitale "Le Ragioni di Cuba", questa entità ha ricevuto 150 milioni dollari, dal 1990, per distruggere la Rivoluzione, ma senza alcun successo.
Questo spreco del denaro dei contribuenti degli Stati Uniti, ha sollevato preoccupazioni nel senatore John Kerry, che nel 2010 ha posto in dubbio la reale utilità di tali fondi davanti all'inefficacia delle azioni sovversive pianificate, per decenni, contro l'isola.
Un'altra organizzazione della stessa confraternita anch'essa incorporata nella strategia sovversiva contro Cuba, usando la tecnologia come uno strumento essenziale, è l'International Republican Institute (IRI), nato nel 1983 sotto gli auspici dell'allora presidente Ronald Reagan.
L'anno scorso la stampa scritta, radio e televisione cubana hanno messo a nudo i piani dell'IRI diretti a consegnare apparecchiature per le comunicazioni a persone sull'isola e creare piattaforme digitali "indipendenti" con il fine di "spezzare" il presunto blocco informativo; aumentare l'accesso e il flusso di informazioni su "democrazia, diritti umani e la libera impresa verso, da e all'interno di Cuba, attraverso l'accesso senza censura a Internet" in particolare partendo dal fornire tecnologia di punta capace di evitare le "restrizioni del governo cubano" ; nulla più simile a un tentativo di destabilizzazione interna nello stile di quanto avvenuto nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente o la formula utilizzata in Libia.
Negli ultimi anni l'IRI ha finanziato contratti per la manutenzione e sostegno di progetti tecnologici a Cuba, di carattere interventista. Questi coprono il viaggio, i costi di consulenza, alcuni hardware e alloggiamenti di amministratori di rete, servizio di telefonia mobile e il supporto alla creazione di siti web per blogger al servizio di Washington.
Questa strategia, la cui finalità a prima vista sembra inoffensiva e così mira a promuoverla il governo USA e i suoi mercenari, è un piano concepito per la sovversione e lo spionaggio contro il nostro paese. Per la sua realizzazione inviano emissari che viaggiano in tutta l'isola, contattano, addestrano e forniscono i cibermercenari, che sono atti illegali del governo degli Stati Uniti. Se fosse Cuba che pretendesse cambiare il regime imperante in quella nazione e introducesse illegalmente la tecnologia per creare reti di "dissidenti", non c'è dubbio che l'Esecutivo lo considererebbe un atto di guerra e il Cyber​comando del Pentagono con la Quarta Flotta attaccherebbe immediatamente la nostra isola.
In queste avventure sovversive con l'utilizzo di avanzate tecnologie, l'IRI è accompagnata da un'altra ONG: la Pan American Development Foundation (PADF), creata nel 1962 su mandato dell'OSA e sponsorizzata dalla CIA, è una dei beneficiari dei fondi USAID per promuovere la destabilizzazione interna nell'isola. Secondo il sito web Cuba Money Proyect, nel 2007, su un totale di 13,3 milioni di dollari distribuiti dall'USAID, ha firmato un contratto di 2,3 milioni di $ per appoggiare la contro-rivoluzione nel nostro paese, e nel 2009, su un bilancio assegnato di 15620000 milioni di $, ha ricevuto 3 milioni per gli stessi fini anticubani. Con questo finanziamento garantisce la fornitura ai mercenari di blackberries, cellulari di ultima generazione, BGAN e altri dispositivi che necessitano essere attivati da paesi terzi a costi elevati.
Dopo questa analisi, è indubitabile che Cuba è un bersaglio sicuro nel lo schema della sovversione, criminalità informatica e cyberguerra sponsorizzata dagli Stati Uniti. Nella sua legittima difesa, il nostro Paese deve continuare a potenziare la sua incorporazione nel processo complessivo di sviluppo delle info-comunicazioni volte a raggiungere il progresso socio-economico che desideriamo, ma anche a rafforzare la battaglia ideologica su Internet e i social network.
Per una nazione che, secondo l'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni occupa il quarto posto a livello mondiale in abilità potenziali dei suoi cittadini nell'impiego delle info-comunicazioni, in una gamma di 152 nazioni, è una sfida utilizzare le sue capacità nella difesa contro un nemico che non si dà pace nell'aggredirci attraverso differenti vie, tra cui il cyberspazio, per il semplice motivo che ha scelto un destino diverso per il suo popolo. Come affermato dal nostro Comandante in Capo nella sua Riflessione, del 24 gennaio scorso, perdurare come "Il frutto che non cadde" mai nel seno dell'impero.