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giovedì 13 aprile 2017

Il Pentagono ha addestrato i "ribelli" di Al Qaeda in Siria all'uso di armi chimiche



Michel Chossudovsky | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

07/04/2017
I media occidentali confutano le loro stesse bugie

Non solo confermano che il Pentagono ha sinora addestrato i terroristi nell'uso di armi chimiche, ma riconoscono anche l'esistenza di un neppure così segreto piano sostenuto dagli USA per lanciare un attacco con armi chimiche in Siria e addebitarlo al regime di Assad.

Il London Daily Mail in un articolo del 2013 confemava l'esistenza di un progetto anglo-americano, appoggiato dalla Casa Bianca (con il sostegno del Qatar) per lanciare un attacco con armi chimiche sulla Siria ed addossare la colpa su Bashar al-Assad.

Aggiornamento; 8 aprile 2017. La decisione di Trump di bombardare la base aerea siriana come rappresaglia all'asserito uso di armi chimiche da parte di Assad sul suo stesso popolo conferma che lo scenario d'operazione sotto falsa bandiera dell'attacco con armi chimiche è ancora "sul tavolo".

La nostra analisi (che include una grande mole di pezzi investigativi di Global research) conferma inequivocabilmente che Trump sta mentendo, i media occidentali stanno mentendo e molti degli alleati americani stanno mentendo.

Il seguente articolo del Mail Online è stato pubblicato e successivamente rimosso. Notate il discorso contraddittorio:

"Obama ha inviato un avvertimento al Presidente siriano Bashar al-Assad, La Casa Bianca ha dato luce verde all'attacco con armi chimiche".

Questo pezzo del Mail Online, pubblicato nel gennaio 2013 è stato successivamente rimosso da Mail Online. Per ulteriori dettagli vai a questo link.


L'addestramento dei "ribelli" (alias i terroristi di Al Qaeda) da parte del Pentagono nell'uso delle armi chimiche. 

La CNN accusa Bashar al-Assad di uccidere il suo stesso popolo mentre riconosce anche che i "ribelli" non solo sono in possesso di armi chimiche, ma che questi "terroristi moderati" affiliati ad Al Nusra sono addestrati nell'uso delle armi chimiche da esperti sotto contratto del Pentagono.

In una logica contorta, il mandato del Pentagono era quello di assicurare che i ribelli allineati con Al Qaeda non acquisissero od usassero armi di distruzione di massa, addestrandoli attualmente all'uso di armi chimiche (suona contraddittorio):

"L'addestramento [nell'uso di armi chimiche] che ha luogo in Giordania e Turchia, riguarda il modo di monitorare e mettere in sicurezza scorte nonché maneggiare armi, siti e materiali, secondo le fonti. Alcuni dei contractors sono sul terreno siriano che lavorano con i ribelli per monitorare alcuni siti, secondo uno dei funzionari. La nazionalità degli addestratori non è stata rivelata, sebbene gli ufficiali si guardavano dal dare per scontato che fossero tutti americani.(CNN, 9 dicembre 2012)





L'articolo qui sopra della giornalista Elise Labott (relegata alla status di blog CNN), vincitrice del Premio CNN confuta le numerose accuse della CNN dirette contro Bashar al-Assad.

Chi sta portando avanti l'addestramento dei terroristi nell'uso delle armi chimiche? Direttamente dalla fonte: la CNN



Fonti: l'aiuto coperto degli USA nell'addestramento dei ribelli nel mettere in sicurezza le armi chimiche.

E questi sono gli stessi terroristi (addestrati dal Pentagono) che sono l'asserito bersaglio della campagna di bombardamenti finalizzati al controterrorismo di Washington iniziata da Obama nell'Agosto 2014:

"Lo schema del Pentagono stabilito nel 2012 consiste nell'equipaggiare ed addestrare ribelli di Al Qaeda nell'uso di armi chimiche, col supporto di contractors militari ingaggiati dal Pentagono, e quindi nel ritenere il governo siriano responsabile per l'uso di armi di distruzione di massa contro il popolo siriano.

Quello che si sta rivelando è uno scenario diabolico - che è parte integrale della pianificazione militare - vale a dire una situazione dove i terroristi dell'opposizione supportati dai contractors occidentali della difesa sono attualmente in possesso di armi chimiche.

Questo non è un addestramento dei ribelli nella non proliferazione. Mentre il Presidente Obama dice che "sarete ritenuti responsabili", se userete (intendendo il governo siriano) armi chimiche, ciò che è contemplato come parte dell'operazione coperta è il possesso di armi chimiche da parte dei terroristi supportati da USA e NATO, vale a dire "dai nostri" operativi affiliati di Al Qaeda, incluso il Fronte di Al Nusra che costituisce il più attivo gruppo di combattimento finanziato ed addestrato dall'Occidente, largamente integrato da mercenari stranieri. In un amaro risvolto, Jabat al Nusra, una risorsa dell'intelligence, supportato dagli USA, è stato recentemente messo sull'elenco delle organizzazioni terroristiche del Dipartimento di Stato.

L'Occidente afferma che viene in soccorso del popolo siriano, le cui vite sono presumibilmente minacciate da Bashar al-Assad.

La verità della questione sta nel fatto che l'alleanza militare occidentale non solo sta supportando i terroristi, incluso il fronte di Al Nusra, ma sta anche rendendo disponibili armi chimiche alle sue vicine forze ribelli "di opposizione".

La fase successiva di questo diabolico scenario è che le armi chimiche nelle mani degli operativi di Al Qaeda saranno usate sui civili, il che potrebbe portare un'intera nazione dentro un disastro umanitario. La questione ulteriore è: chi è una minaccia per il popolo siriano? Il governo siriano di Bashar al-Assad o l'alleanza militare tra USA, NATO e Israele che sta reclutando forze terroristiche "di opposizione" che vengono attualmente addestrate nell'uso di armi chimiche?" (Michel Chossudovsky, 8 maggio 2013, minor edit)





giovedì 31 luglio 2014

La menzogna è guerra : La vergognosa immunità


Enzo Pellegrin *
 
Ogni volta che l'Occidente interviene contro un suo obiettivo, lo dipinge come nemico del diritto delle genti, dei diritti fondamentali dell'uomo e dell'autodeterminazione dei popoli. Il pubblico occidentale è stato abituato a veder accompagnare gli interventi militari, le ingerenze di varia forma contro legittimi governi da proclami circa asserite gravi violazioni del diritto internazionale e crimini contro l'umanità.

Nel corso dell'intervento contro il colonnello Gheddafi, fu richiesta ed accolta l'emanazione di un mandato di cattura da parte della Corte Penale Internazionale. Il leader libico e suo figlio, capo dei servizi segreti, furono accusati di aver ordinato un'ondata di omicidi e di sparizioni forzate nei confronti di presunti oppositori, a partire da metà febbraio, con l'inizio delle proteste di Bengasi [1] Fu il secondo mandato d'arresto emesso dalla Corte penale internazionale per un capo di stato in carica, dopo quello spiccato nel 2009 nei confronti del presidente sudanese Omar al-Bashir.

Con l'inizio della crisi siriana, il governo di Assad fu ripetutamente accusato di aver utilizzato contro gli asseriti "ribelli" armi chimiche in violazione delle convenzioni internazionali, così come di aver favorito la perpetrazione di crimini di guerra. Con la usuale laconicità, l'alto commissariato ONU per i diritti umani, in persona di Navi Pillay, dichiarò di possedere prove massicce di crimini gravi, crimini di guerra e crimini contro l'umanità che coinvolgevano la "responsabilità ai più alti livelli di governo, compreso il capo dello Stato" [2]

Trovare prove del concorso del potere nei fatti di sangue si rivela quasi sempre una probatio diabolica - una missione impossibile - nelle democrazie borghesi. Ustica e le stragi di stato in Italia, insegnano. Come invece questo accada in poco tempo nei confronti dei dichiarati nemici esterni del blocco occidentale, partendo poi gli investigatori da una posizione tutt'altro che istituzionale, desta sempre grosse perplessità quando non sarcastici sorrisi.

Polemiche a parte, l'uso del diritto internazionale si è sempre prestato a fornire i colpi più duri nei confronti dei nemici di volta in volta individuati dal blocco imperialista occidentale, spesso costruendo il patibolo dell'esecuzione.

Per converso, nei confronti delle pedine alleate dell'imperialismo ovvero nei confronti dei suoi baluardi la severa scure giuridica a difesa dei diritti dell'umanità è rimasta il più delle volte riposta negli appositi armadi.

Il giovane stato israeliano, nato nel laboratorio politico-giuridico del sionismo di Ben Gurion, Weizemann e Wise, è l'esempio fulgido del fenomeno "due pesi, due misure". Sin dal brodo di coltura in cui nacque, mise in fila crimini comuni, crimini di guerra nonché le più disparate violazioni dei diritti umani, del diritto delle genti.

Senza voler fare una lunga cronistoria, né senza limitarsi ai soli strepiti recenti, appare interessante ricordare come lo "Zionist Biltmore Program", approvato nel maggio 1942 all'Hotel Biltmore di New York da 600 eminenti ebrei americani e 67 dirigenti sionisti di tutto il mondo, sotto la guida di David Ben Gurion e del rabbino americano Chaim Weizemann, si prefiggesse il dominio ebraico su tutta la Palestina, la creazione di un esercito ebraico, l'immigrazione illimitata degli ebrei nel futuro stato di sion. Scopi che sarebbero costati ad altri l'accusa di ingiustificata aggressione ai danni di un popolo quando non di genocidio: un tale programma sarebbe potuto figurare tra gli elementi dei capi di accusa a quel processo che di lì a poco si sarebbe celebrato a Norimberga come aggressione ad una popolazione inerme. Ai sionisti il programma valse invece l'installazione duratura del loro movimento nel sistema di dominio americano del Medio Oriente. L'accresciuta importanza del petrolio rendeva necessario per le esigenze dell'imperialismo USA un sicuro baluardo strategico in una regione instabile: Israele divenne e rimase quel sicuro baluardo per mezzo del movimento sionista. "Dopo tre decenni di protezione inglese, i sionisti si apprestavano all'atto conclusivo del loro piano di conquista in una condizione nuova: non dipendevano più dalla sola buona volontà britannica" [3].

Quanto poi al preordinare persecuzioni nei confronti di civili o al tanto abusato termine di "pulizia etnica", merita ricordare ciò che avvenne dopo l'evacuazione britannica dalla Palestina. L'Agenzia Ebraica aveva predisposto sin dal 1941 una serie di piani strategici per la conquista di quello che sarebbe poi stato il territorio sotto la sovranità del futuro stato ebraico. Uno di questi, il Piano D o "Dalet" si realizzò nella realtà: i reparti dell'Haganah e degli altri organismi militari sionisti (Irgun Zwai Leumi, Banda Stern ed altri) occuparono e presero il controllo di caserme, uffici pubblici, posti di polizia che di volta in volta venivano abbandonati dalle Autorità Britanniche; essi presero inoltre possesso di tutti i villaggi palestinesi adiacenti alle esistenti colonie ebraiche, stabilirono il controllo delle vie di comunicazione, strinsero d'assedio le località abitate dagli arabi. Tra le "misure per garantire la sicurezza della rete di difesa ebraica" fu prevista la distruzione dei villaggi che non potevano essere occupati o l'occupazione integrale di località con espulsione degli abitanti. In particolare, nel 9 aprile 1948, truppe dell'Haganah conquistarono il villaggio di Deir Yassin, dopodichè si ritirarono lasciando mano libera agli uomini dell'Irgun e della banda Stern che provvedettero al massacro di 254 persone tra uomini, donne, vecchi e bambini palestinesi. Dopo Deir Yassin oltre 474 centri abitati arabi furono occupati dalle forze sioniste ben 385 furono distrutti e scomparvero per sempre dalla carta geogeafica. Moshe Sharrett diede successiva voce alle intenzioni di una tale condotta: "I rifugiati troveranno il loro posto nella diaspora. Grazie alla selezione naturale certi resisteranno, altri no. La maggioranza diverrà un rifiuto del genere umano e si fonderà con gli strati più poveri del mondo arabo" [4]. Parole che a Norimberga sarebbero echeggiate nelle accuse e nelle requisitorie dei pubblici ministeri per altri personaggi storici ed altre vicende.

Quanto all' "ordinare omicidi", merita ricordare che dopo la proclamazione del neonato stato ebraico nel 1948 e l'inizio del conflitto con gli eserciti arabi, Folke Bernadotte, mediatore inviato dall'ONU ed incaricato di predisporre uno dei primi piani di pace, divenne bersaglio di un piano omicida. Fu deciso dalla Banda Stern, già responsabile del massacro di Deir Yassin. La decisione è opera dei membri che dirigevano l'organismo militare al'epoca: Israel Eldad, Nathan Yellin Mor e Ytzhak Shamir (che divenne primo ministro di Israele). I militari attesero lo svedese, parente della famiglia reale, sulla strada per Rehvot dove era atteso per una ispezione, e lo finirono in un agguato con fucili mitragliatori.

Questo è il brodo primordiale in cui si sviluppò e nacque lo stato ebraico. Inquietante appare il parallelismo storico: mentre sul banco degli accusati di Norimberga le potenze vincitrici contestavano accuse consistenti in atti di omicidio, brutalità, pulizia etnica, genocidio, soluzioni finali e selezione naturale dei detenuti nei campi di sterminio, un processo del tutto simile si ripeteva negli atti del sionismo, creatore dello stato ebraico.

Una volta affermata l'indipendenza dello stato ebraico, il governo di israele inaugurò la dura politica volta ad impedire il ritorno dei palestinesi nei territori occupati; lo storico israeliano Benny Morris calcolò in una conferenza tenuta alla fine del 1990 che migliaia di palestinesi che tentavano di rientrare nei territori per recuperare beni di loro proprietà furono uccisi da civili e militari israeliani nei primi anni di vita dello Stato Ebraico: il 99 per cento di quelli che si infiltravano non erano armati, ma contadini poveri che tornavano a raccogliere frutti dagli agrumeti a loro un tempo appartenuti. [5]

Con l'operazione "Pace in Galilea" della fine degli anni 80, Meahem Begim, capo del governo israeliano, già leader dell'Irgun Zwai Leumi [6], volge l'azione persecutoria dello stato ebraico contro i palestinesi oltre i confini dello stesso: in Libano, ultimo territorio in cui i palestinesi godevano di una minima indipendenza ed autodeterminazione dopo i fatti del "settembre nero". Sotto la roboante etichetta di una nuova "legalità internazionale", con la scusa di sgominare l'OLP, il ministro ex terrorista Begim affermò il diritto di Israele di intervenire in Libano in qualsiasi momento e sferrò di conseguenza l'attacco contro l'embrione di una comunità indipendente palestinese che si andava dotando faticosamente di un sistema politico, scolastico, di ospedali e trasporti, organismi economici e Università. Nel conflitto libanese, il 16 settembre si perpetrò il vergognoso massacro di Sabra e Chatila. Oltre quattrocento falangisti della destra cristiana libanese furono introdotti nei campi di Sabra e Chatila. In due giorni (dal 16 al 19 settembre) massacrarono più di 3000 palestinesi allo scopo di seminare un orrendo terrore in tutto il popolo con torture prima dell'assassinio e mutilazioni. Furono fucilate intere famiglie lasciando vivo un superstite perchè potesse testimoniarne la brutalità, furono fatte saltare in aria con la dinamite le case dei profughi con le persone rinchiuse dentro.

Oltre Sabra e Chatila, il bilancio dell'operazione "Pace in Galilea", secondo dati forniti dalla polizia libanese, vide negli aggrediti 19.085 morti, 30.302 mutilati e feriti. L'84 per cento delle vittime erano civili, il 33 per cento di questi aveva meno di quindici anni ed il 24 per cento più di cinquanta. Nel Libano Meridionale, dei 92.000 rifugiati palestinesi che vi vivevano, oltre 60.000 rimasero senza tetto [7].

Fatti di questo genere si aggiungono alle innumerevoli violazioni delle risoluzioni dell'ONU, alle violazioni odierne compiute nella vergognosa azione sulla striscia di Gaza. La scusa è sempre la stessa: la necessità di colpire un'organizzazione asseritamente giudicata terrorista offre il destro per lo sterminio ed il genocidio della popolazione civile palestinese, vero ostacolo agli interessi dello stato ebraico e del blocco imperialista di cui è baluardo. Manlio Dinucci ha chiarito bene sul Manifesto gli obiettivi di conquista delle fonti energetiche di gas naturale al largo di Gaza, soprattutto per sottrarlo alle società russe che stavano raggiungendo un accordo per lo sfruttamento dei giacimenti.

Per raggiungere questo obiettivo lo stato ebraico, conformemente alla spietatezza e mancanza di scrupoli morali dimostrata sin dalla nascita, non esita ad utilizzare armi sperimentali sulla popolazione civile: bombe DIME che "contengono tungsteno, un metallo cancerogeno, che permette di produrre esplosioni incredibilmente distruttive, capaci di tagliare la carne e le ossa, spesso troncando gli arti inferiori delle persone all'interno del loro raggio d'azione." [8].

Contro questo baluardo della politica imperialistica occidentale, il diritto internazionale che il blocco occidentale ha più volte utilizzato per fomentare le campagne contro i suoi nemici, giustificandone l'annientamento, si è prodotto nella condotta dei "due pesi due misure", restando più volte indifferente, rafforzando le speciose giustificazioni difensive, applicando sanzioni manifesto di fatto inutili o mai seriamente applicate, garantendo insomma una più che vergognosa immunità allo stato ebraico.

La sovrastruttura giuridica internazionale, pur se debole di costituzione, svolge quantomeno quel ruolo tutt'altro che imparziale che il diritto interno svolge per il conflitto sociale: costituire una finta gabbia di asserita imparzialità per favorire gli interessi del blocco sociale o politico dominante. Questo è pure un profilo sotto il quale la situazione palestinese offre uno spunto accoglibile di riflessione sulla repressione del conflitto sociale in Italia e soprattutto, in Valsusa, teatri dove oggi più che mai la politica dei due pesi e due misure è applicata in modo eclatante. Diritto usato in modo maniacalmente sistematico e vigilesco nei confronti del conflitto sociale, drammaticamente nei fatti insufficiente nei confronti dei blocchi di interesse che legalmente stanno uccidendo società, lavoro, ricchezza, ambiente, risorse e territorio.

Prendere coscienza dei meccanismi dell'imperialismo e del capitalismo significa indubbiamente sollevare anche questa contraddizione: la legalità internazionale è spesso legalità che uccide, opprime, regola in base ad interessi antipopolari, con lo stesso identico meccanismo col quale la legalità interna nelle società capitaliste garantisce l'oppressione, lo sfruttamento e la perpetuazione di quei rapporti di produzione tanto cari a Bertolt Brecht. Quei rapporti di produzione che nelle fasi di crisi del capitale, finiscono spesso per portare in qualche modo anche la morte.

*
Enzo Pellegrin, componente collegio di difesa del Movimento NO TAV.
Note

1. http://www.amnesty.it/arrestare-e-processare-gheddafi-suo-figlio-e-capo-dei-servizi-segreti.
27.6.2011.

2. Siria, l'Onu accusa Assad: "Ha autorizzato crimini di guerra e contro l'umanità", La Repubblica on line, 2.12.2013, http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/02/news/siria_jihadisti_sequestrano_suore_del_convento_di_maalula-72507285/
  1. Filippo GAJA, Le frontiere maledette del Medio Oriente, cap. 30, "Un Mosè da Oltre Atlantico", Maquis ed. 1991, p. 180.

    4. Archivi dello Stato di Israele, ministero degli affari esteri, documentazione sui rifugiati,doc. n. 2444/19 in F.GAJA, Op.cit. p. 197

    5. F. GAJA, Op. cit. p. 206

    6. Organizzazione militare nazionale attiva nei fatti terroristici degli anni che portarono alla fondazione dello stato ebraico

    7. F. GAJA, op. cit. p. 218.

    8. Israele sta usando armi sperimentali sui civili di Gaza, dicono i medici, www.resistenze.org - popoli resistenti - palestina - 16-07-14 - n. 507, Rania Khalek | electronicintifada.net - Traduzione da contropiano.org


(foto2 )Ormai la maggioranza idiotizzata  è asservita all'informazione che il potere passa
Foto inserite da amministratore blog corrente , foto 2 tratta da :

giovedì 11 luglio 2013

Le bugie dell'Impero: Non credere a una sola parola di quello che dicono



Le bugie dell'Impero: Non credere a una sola parola di quello che dicono

blackagendareport | mltoday.com
Traduzione cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare


I governanti vorrebbero farci credere che il mondo, a ogni momento che passa, sta diventando più complesso e pericoloso, costringendo gli Stati Uniti ad abbandonare le precedenti (e in larga parte fittizie) norme di legalità nazionale e internazionale, per preservare la civiltà.

In verità, stanno disperatamente cercando di mantenere il dominio globale del capitale finanziario statunitense ed europeo e l'ordine mondiale razzista da cui è scaturito.

Le contraddizioni di secoli sono maturate, travolgendo la capacità dell'"Occidente" di contenere le forze emergenti. Si prospetta quindi una guerra incessante e incondizionata: incessante nel senso che si tratta della battaglia finale e disperata per respingere la fine dell'imperialismo, incondizionata in quanto gli imperialisti non conoscono confini giuridici o morali all'uso della forza militare, il loro unico vantaggio rimasto. Per occultare queste semplici verità, gli Stati Uniti e i loro servizi di propaganda inventano contro-realtà, scenari apocalittici imminenti, colmi di esseri malvagi ed eserciti delle tenebre, più di quanti JRR Tolkien ne possa mai immaginare.

In effetti, si lascia libera l'immaginazione, per timore che le menti delle persone che vagano nel regno della verità inciampino in una presa di coscienza del proprio interesse personale, che è molto diverso da quello dei destini di Wall Street o del Progetto per un Nuovo Secolo Americano (aggiornato nella versione "umanitaria" di Obama).

E' una guerra dove troneggiano rappresentazioni deformate.

Saddam "deve andarsene", e così se ne è andato, insieme a un altro milione di iracheni. Gheddafi "deve andarsene", e ben presto anche lui è finito ("Siamo venuti, abbiamo visto, è morto", ha commentato Hillary), insieme a decine di migliaia di neri libici destinati allo sterminio.

"Assad deve andarsene". Assad non ha ancora lasciato: è necessario che gli USA e i loro alleati aumentino il flusso di armi per gli eserciti jihadisti, i cui motti tradotti approssimativamente suonano come "dopo tocca agli infedeli occidentali". Il governo filosovietico dell'Afghanistan è stato il primo della lista USA ad "andarsene", rovesciato dalla rete internazionale jihadista, creata come joint venture tra americani, sauditi e pakistani all'inizio degli anni Ottanta: una rete la cui esistenza ora richiede che diritto costituzionale sia liquidato in territorio statunitense.

Naturalmente, al fine di facilitare tutte queste uscite di governi di Stati sovrani, il diritto internazionale, come lo abbiamo conosciuto, "deve andarsene". Viene sostituito dalla dottrina dell'intervento militare "umanitario" o della "responsabilità di proteggere" (R2P), una riedizione della "responsabilità dell'uomo bianco", progettata per annullare i diritti degli stati minori alla sovranità nazionale, per il capriccio della superpotenza.

L'intero continente africano è caduto sotto l'ombrello R2P (senza mai essere completamente uscito dalla sfera coloniale: ma è proprio questo il punto). La Somalia ha raggiunto un breve periodo di pace nel 2006, sotto il regime delle Corti Islamiche, ampiamente radicate, che aveva sconfitto una schiera di signori della guerra sostenuti dagli Stati Uniti.

Washington ha colpito di nuovo nel corso dello stesso anno attraverso l'Etiopia, suo stato clientelare. Gli americani hanno invocato sia il nemico islamista, sia la "responsabilità di proteggere" per giustificare un'invasione che ha fatto precipitare la Somalia in quella che gli osservatori delle Nazioni Unite definiscono "la peggiore crisi umanitaria in Africa, peggiore del Darfur". Alla fine, gli Stati Uniti hanno arruolato anche l'Unione Africana, in quanto autorità nominale nella missione della CIA sulla Somalia, militarizzando l'intero Corno d'Africa.

Legati statunitensi hanno avviato il massacro fratricida in Ruanda nel 1994, un incendio che è servito come pretesto all'invasione ruandese e ugandese della ricca Repubblica democratica del Congo e la perdita di sei milioni di vite: il tutto sotto la protezione, il finanziamento e la guida dei governi statunitensi susseguitisi, in una finta espiazione per il molto più piccolo "genocidio" in Ruanda.

Il presidente Obama ha inviato Forze Speciali in servizio permanente nella regione alla ricerca di un altro personaggio caricaturale, Joseph Kony, il cui unico difetto è il suo cristianesimo rabbioso ma la cui presenza strategica nella mischia giustifica lo stazionamento dei Berretti Verdi in Congo, Uganda, Repubblica Centrafricana e Sud Sudan.

Con l'esorcismo ai danni di Muammar Gheddafi in Libia, gli jihadisti in tutta l'Africa del nord fino alla Nigeria settentrionale si sono rivitalizzati, dando il via libera alla rinascita coloniale francese e all'ulteriore espansione di AFRICOM, il Comando USA Africa.

Solo cinque anni dopo la sua nascita ufficiale, AFRICOM regna sovrana nel continente, con legami con i militari di tutti gli stati africani, tranne l'Eritrea e lo Zimbabwe. (Prima o poi anche loro "devono andare").

La nuova era del diritto euro-americano regna sull'Africa nella forma della Corte penale internazionale. Le attenzioni della Corte sono riservate per gli africani, il cui presunto deficit di civiltà monopolizza le risorse del sistema giudiziario globale. Anche questo è R2P.

Tornando alla riluttante Siria, gli jihadisti, nel loro impiego di dimostrare che Assad deve davvero andare, inviano agli americani campioni di sangue prelevati da presunte vittime di armi chimiche. Obama annuncia che ha intenzione di fare quello che effettivamente avrebbe dovuto fare da tempo: inviare armi ai "ribelli".

Il Washington Post, dimenticando il suo dovere di seguire le veline dell'amministrazione, documenta che la decisione di trasferire armi agli jihadisti era stata fatta due settimane prima che la "prova" arrivasse. Le menzogne diventano confuse e sono rapidamente sostituite da nuove storie.

Solo le menzogne fanno apparire queste situazioni complesse: falsità per coprire i plurimi genocidi USA ai danni dell'Africa, per tessere una tela di preoccupazione umanitaria, quando la semplice verità è che gli americani e gli europei hanno stabilito il dominio militare sul continente per i loro avidi scopi.

Le bugie che hanno tentato di camuffare un susseguirsi di aggressioni sfrontate contro un inoffensivo governo laico arabo al fine di rimuovere eventuali ostacoli alla dominazione USA del Nord Africa e del Vicino Oriente. Inganni a corollario della menzogna centrale nell'offensiva globale degli Stati Uniti dal 9/11: che gli Stati Uniti siano impegnati in una guerra globale contro gli jihadisti armati.

In realtà, gli jihadisti sono contractor assoldati dagli americani nel mondo arabo, mondo in cui gli Stati Uniti sono ampiamente invisi. Washington è stato il padrino dello jihadismo internazionale, almeno dai primi anni Ottanta in Afghanistan, e ora lo è, ancora una volta e piuttosto apertamente, in Siria come in Libia, almeno per il momento.

La semplice verità è che gli Stati Uniti sono in guerra per perpetuare l'egemonia sul pianeta, per la conservazione del sistema imperiale e dei suoi dominatori. In una tale guerra, ognuno e ovunque è un potenziale nemico, compresa la popolazione a casa.

Ecco perché Bradley Manning e Julian Assange e, ora, Edward Snowden sono considerati così pericolosi, perché minano il consenso popolare verso le politiche menzognere del governo.

L'amministrazione ha inviato i suoi agenti a Capitol Hill e tutte le testate pseudo-giornalistiche di regime per spiegare come l'intercettazione del traffico cellulare e Internet ha impedito "più di 50 potenziali eventi terroristici dall'11/9", tra cui almeno 10 "minacce con base in patria", per bocca del Generale Keith Alexander della National Security Agency. I dettagli sono, naturalmente, segreti.

Tuttavia, ciò che sappiamo circa lo spionaggio interno al "terrore" è sufficiente per respingere l'intero presupposto per le vaste imprese algoritmiche della NSA. La minaccia "terrorista" reale sul suolo americano è chiaramente relativamente lieve. Altrimenti, perché mai l'FBI si sarebbe applicata alla fabbricazione di jihadisti nostrani, inscenando elaborate coperture per uomini neri senzatetto a Miami, che non riuscirebbero a mettere insieme il biglietto dell'autobus per Chicago, tanto meno una bomba alla Sears Tower?

Perché devono attrarre e intrappolare degli emarginati, senza capacità e alcuna inclinazione per la guerra clandestina, in piani per attacchi dinamitardi a sinagoghe e per abbattere aerei militari, a Newburgh e New York? Perché questo flusso costante di invenzioni terrorizzanti da parte del governo, se la realtà è così copiosa?

Se l'FBI, con l'assistenza della NSA, sta scoprendo un numero significativo di terroristi veri, non stiamo forse assistendo ad un numero corrispondente di arresti "perp walk"? [prassi della polizia Usa di eseguire un arresto in un luogo pubblico e dopo un po' di tempo per dare l'opportunità ai media di ritrarre foto e video dell'evento, ndr]. Certo che si. L'unica conclusione logica è che il terrorismo è una minaccia interna pressoché trascurabile, del tutto inidonea a giustificare lo spionaggio della NSA praticamente su ogni americano.

Quindi, cosa stanno cercando? Schemi, modelli di pensiero e di comportamento che combinati rivelano l'esistenza di coorti di persone che potrebbero, come gruppo, o come rete vivente, creare problemi allo Stato in futuro. Persone che non necessariamente si conoscono tra loro, ma i cui modelli di vita le rendono potenzialmente problematiche per i governanti, tendenzialmente in qualche futura crisi.

Una propensione al dissenso, per esempio. La
dimensione di queste corti sospette, di questi gruppi che rispondono a modelli simili, possono essere grandi o piccoli, a seconda dei criteri immessi dal programmatore. Quindi, a quale tipo di americani sono interessati i programmatori?

Chiedetelo a Edward Snowden. Lui è l'unico a parlare.

http://blackagendareport.com/content/

martedì 2 ottobre 2012

Siria: non c’è nulla che indica una rapida soluzione della crisi


Siria: non c’è nulla che indica una rapida soluzione della crisi 

 

Luis Beaton* 
La recente visita a Damasco dell'inviato dell'ONU e la Lega Araba, Lakhdar Brahimi, e la riunione realizzata ad Il Cairo dai cancellieri egiziano, iraniano e turco, non indica per nulla una rapida soluzione della crisi in Siria. 
 
Nessuno è in disaccordo con la necessità di fermare lo spargimento di sangue e restaurare l'armonia tra la popolazione in questo paese, ha detto al suo arrivo Brahimi, ma è andato via senza anticipare proposte o azioni sulle rotte che seguirà la sua mediazione. 
 
Dopo la sua intervista col presidente Bashar al-Assad, ha dichiarato: Non c'è per adesso un piano, ne svilupperemo uno dopo esserci riuniti con tutti i paesi coinvolti e spero che il piano sia utile per la salvazione della Siria. 
 
Ad Il Cairo, l'assenza dell'Arabia Saudita, uno dei principali nemici del popolo siriano, aprì alcune interroganti, perché Riad, in complicità con Washington, è uno dei principali finanziatori delle armi e dei gruppi mercenari che attaccano in territorio di questa nazione del Medio Oriente. 
 
Questo gruppo, promosso dal presidente egiziano, Mohamed Morsi, nel luglio scorso nell’incontro islamico de La Mecca e confermato dal XVI Vertice dei Paesi Non Alienati a Teheran, è una in più tra le altre iniziative e vederla in modo ottimista è una lettura affrettata. 
 
Tre dei suoi membri chiedono una soluzione con l'uscita dal governo del presidente siriano, un fatto che non può avanzare, oltre a frenare qualunque negoziazione, prima che cominci. 
 
Nella sua visita alla capitale siriana, il cancelliere persiano, Alí Akbar Salehi, ratificato il suo appoggio alle posizioni delle autorità governative siriane per un incontro col presidente al-Assad. 
 
Il mandatario ha manifestato  appoggio a tutte le iniziative presentate per trovare una soluzione alla crisi, riaffermando che la chiave per il successo delle proposte consiste nella sincerità delle intenzioni di aiutare il suo popolo. 
Reiterò che il suo paese è aperto a negoziazioni che rispettino la sovranità, la libertà della decisione del paese ed il rifiuto all'ingerenza esterna. 
 
In altre parole, qualsiasi avvicinamento al problema che insista sulla sua uscita dal potere e sia pieno di ingerenza estera, ignoranza della sovranità nazionale e del diritto dei siriani a decidere il loro stesso destino, sembra avviato al fallimento. 
 
Bisognerà aspettare se un'altra iniziativa o piano che segua questo fracasso di Brahimi escluda le pressioni su quello che deve fare o no il Governo di Damasco. 
 
Il progetto del dialogo, reiterato dalle autorità locali, è stato appoggiato già da più di 24 organizzazioni politiche e personalità oppositrici che hanno convocato ad una conferenza nazionale di tutta l'opposizione ed i partiti dentro e fuori, per risolvere la crisi. 
 
I partecipanti hanno indicato che l’appello tiene in considerazione di ottenere un dialogo tra siriani, senza condizioni previe o preconcetti, e lavorando per fermare lo spargimento di sangue e la preservazione dell'integrità territoriale e l'unità nazionale. 
 
Questa è una delle massime che ha esposto  qua Brahimi, ma bisogna vedere quale sarà la reazione dei fattori esterni che appoggiano con finanziamento, armi ed ogni tipo di aiuti le bande irregolari, che si negano al dialoga. Se gli armati lo faranno, porranno come condizione unica l'uscita di al-Assad dal governo. 
 
D'altra parte, Occidente ha confermato la sua intenzione di continuare a gettare legna al fuoco con l'invio di armi e mercenari, come ha  indicato una fonte russa e recenti notizie divulgate dalla stampa internazionale. 
 
Quelli che appoggiano la violenza si preparano per inviare un importante lotto di attrezzi bellici a gruppi armati siriani, rivelarono mezzi di stampa a Mosca. 
 
Il carico includerebbe sistemi antiaerei, lanciarazzi portatili e mitragliatrici di gran calibro, oltre ad inviare mercenari attraverso paesi vicini come la Turchia, ha assicurato un alto funzionario russo, citato dall'agenzia Rida Novosti. 
 
Al rispetto, il ministro britannico degli Esteri, William Hague, ha avanzato in un intervento davanti al Parlamento che varie nazioni occidentali si preparino per rinforzare le somministrazioni di attrezzi bellici alle bande irregolari in Siria. 
 
Recentemente mezzi di stampa ha divulgato l'arrivo al porto turco di Iskanderun, sulla costa orientale del Mediterraneo, di una merce di contrabbando di 400 tonnellate di somministrazioni belliche provenienti dalla Libia, che sono stati trasportati nella nave Victoria, con gli irregolari siriani come destinatari. 
 
Durante gli ultimi giorni, l’Esercito Arabo Siriano ha distruttp vari trasporti di contenitori con armi, tra questi differenti tipi di razzi, compreso SAM-7, che avevano come destino le bande armate, veri terroristi per le autorità locali. 
 
Sotto questo difficile panorama, il Governo cerca di tagliare le fonti di somministrazioni alle bande, mentre questi ed i loro alleati persistono con la via delle armi. 
 
Per il momento nulla indica una situazione ottimista per la soluzione della crisi siriana e per fermare la violenza, che, come ha detto Mahatma Gandhi, è la paura per gli ideali degli altri. 
 
*corrispondente di Prensa Latina in Siria
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