domenica 13 ottobre 2019

Trump e il suo cortile in profonda crisi: controrivoluzione, ciclo breve e pericoloso

Clodovaldo Hernández, Laiguana TVHistoire et Societé,

Trump, Ecuador, Argentina, Perù e l’opposizione venezuelana soffrono di crisi simultanee: un momento di grande pericolo
Donald Trump deve affrontare l’impeachment. Ivan Duque è stato ridicolizzato col suo dossier contro il Venezuela. Jair Bolsonaro ha dato il peggior discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite (anche se aveva seri concorrenti dai due che lo precedevano). L’élite politica del Perù, sede del gruppo infuriato di Lima, continua a collassare. Macri (Argentina neoliberista) è al conto alla rovescia con una crisi economica monumentale. Il presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernández, è stato smascherato come narcos. Il cileno Sebastien Piñera è screditato. E, per completare, l’Ecuador del rinnegato Lenin Moreno è entrato nel vortice del conflitto economico, sociale e politico e ha deciso di affrontare questa situazione con la risposta classica dei governi di destra: dichiarare lo stato d’emergenza. In sintesi, tutto ciò dà l’impressione che Trump e l’appendice della sua politica contro il Venezuela, cioè il gruppo di Lima, attraversano crisi simultanee, alcune più intense di altre, ma tutte legate ai loro scenari interni, di quelli di cui parlano così raramente quanto persistono nel dimostrare che l’unica questione urgente del continente è rovesciare Nicolas Maduro. La crisi è anche quella subita dall’opposizione venezuelana, in particolare la parte che cercava di assumere il controllo da mesi contro la volontà del popolo e prima di tutto la giustizia. Ciò configura un momento di grande pericolo per i popoli dei Paesi citati e anche per il Venezuela, perché è sempre stato il sotterfugio di tali capi distogliere l’attenzione e cercare di sfuggirvi incolumi. Nella trance in cui si trovano, non sarebbe strano che essi provino a riutilizzarlo come distrazione.
Opposizione in rotta completa
Il settore dell’opposizione più direttamente collegato agli Stati Uniti e al gruppo di Lima ha appena subito sconfitte consecutive e devastanti, come la trasmissione delle foto di Juan Guaidó coi capi dei gruppi narcoparamilitari e la confessione di Lilian Tintori su tali relazioni vergognose. In precedenza, c’erano state le insolite dichiarazioni dello pseudoambasciatrice nel Regno Unito, Vanessa Neumann, in cui raccomandava di rinunciare al territorio esequibo in cambio del sostegno politico internazionale al “presidente ad interim”. Durante la sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, i risultati furono disastrosi per il campo antichavista, perché ancora una volta creavano aspettative tutt’altro che soddisfatte. Loro, che vantano così tanto il controllo della scena internazionale, uscivano dai forum diplomatici con la coda tra le gambe. La crisi interna fu espressa anche da sintomi come le dimissioni (non a Guaidó, ma al suo capo politico Leopoldo Lopez) del presunto rappresentante della Banca interamericana di sviluppo Ricardo Hausmann che, secondo alcuni analisti, doveva dimostrare fino a che punto Guaido è riconosciuto a livello internazionale secondo la borghesia venezuelana. Le crisi di Centro imperiale, suoi satelliti e classe politica dell’opposizione venezuelana sono simultanee, anche se è forse la stessa crisi espressa in sintomi specifici in ciascun caso.
Trump nelle corde
L’apertura dell’impeachment di Trump avveniva subito dopo il suo famigerato discorso all’ONU in cui, ancora una volta, cercava di attribuire tutti i mali del pianeta ai Paesi che definisce nemici, un elenco in cui c’erano superpotenze come Cina e Russia e nazioni più piccole ma ribelli al suo comando, come Iran, Corea democratica, Cuba e Venezuela. Messo personalmente alle corde, la pericolosità di tale personaggio aumenta esponenzialmente.
Macri in spirale
Il governo di Mauricio Macri, in Argentina, era sopravanzato sin dalle ultime elezioni, in cui chiaramente affermava lo status di minoranza contro l’opzione Alberto Fernández e Cristina Fernández. Questo fatto politico scatenava la peggiore crisi economica ed perciò l’Argentina arriverà alle elezioni presidenziali in un quadro che ricorda alcuni dei suoi periodi peggiori, prima della leadership dei Kirchner.
Il ridicolo Duque
La crisi colpiva l’élite al potere della Colombia da mesi, a causa delle politiche dannose del governo di Ivan Duque. Da lì, i suoi grandi sforzi per distogliere lo sguardo sul Venezuela. Ma i suoi tentativi erano anche molto goffi, specialmente quello di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, usando foto che non corrispondevano alle accuse che avrebbero dovuto supportare. Tale scandalo causava gravi danni alla sua immagine già fortemente oscurata e ciò mentre si trovava all’antivigilia delle elezioni regionali e municipali. Questa situazione, come nel caso di Trump, rende la Colombia un avversario particolarmente pericoloso per il Venezuela.
Lima decapitata di nuovo
Se qualcosa mostra la crisi del gruppo di Lima (che la diplomazia venezuelana chiama “manifesto di Lima”) è l’instabilità del Paese assediato. Questa caratteristica fu già stata evidenziata quando fu licenziato, per corruzione, il presidente Pedro Pablo Kuzcinski, persona particolarmente ligia agli ordini di Washington. Al suo posto fu chiamato Martin Voyer, che mantenne la linea antichavista e la subordinazione agli Stati Uniti. I problemi interni esplosero e Voyer scelse di sciogliere il Parlamento, provocando la lotta di potere che la stampa globale, al servizio del capitalismo egemonico, cerca di mascherare a tutti i costi.
Narcopolítica a fior di pelle
Il discorso degli Stati Uniti e dei suoi sostenitori contro l’influenza del traffico di droga nei governi latinoamericani andava a benedirsi nei giorni scorsi. Alle accuse diffamatorie di Duque (smentite dalla stessa stampa colombiana) si aggiungono le vere foto di Guaidó coi capi del narcoparamilitarismo. Inoltre, è ormai chiaro il rapporto di Juan Orlando Hernández, imposto dagli Stati Uniti all’Honduras, col maggior narcotrafficante dell’emisfero negli ultimi tempi, il messicano Joaquín “El chapo” Guzman. È ovvio che chi insulta costantemente il governo venezuelano con la falsa pretesa che sia una narcodictadura sono proprio quelli che hanno più spiegazioni da dare sui loro legami coi grandi capi del traffico di droga.
Ecuador, cambia rotta
Nelle ultime ore, un altro allarme si accedeva per la destra dell’emisfero. L’Ecuador, il cui popolo si ribella al governo sempre più neoliberista di Lenin Moreno. Le ultime misure economiche, chiaramente ispirate dal Fondo Monetario Internazionale, esaurivano la pazienza delle masse, in particolare di chi aveva votato Moreno nella convinzione che continuasse, in linea generale, le politiche economiche di Rafael Correa. Di fronte alle manifestazioni popolari, Moreno reagiva nel migliore stile dei regimi di destra dell’America Latina nella storia, decretando lo stato di eccezione e ordinando l’escalation della repressione. Questa è una risposta che, in Venezuela, fu nota in tutta la sua drammatica intensità nel febbraio 1989, col secondo governo di Carlos Andrés Pérez. Ancora una volta, ci si chiede quale sarebbe stato l’atteggiamento degli altri governi nella regione se Maduro avesse dichiarato uno stato di emergenza o la sospensione delle garanzie costituzionali, in circostanze in cui molte persone lo raccomandavano, come nel caso dei quattro mesi di violenze terroristiche nel 2017 o dopo l’attentato del 2018.
Traduzione di Alessandro Lattanzio

martedì 24 settembre 2019

Jean Ziegler: La rivolta diventa un fronte attivo delle resistenze



“Il capitalismo finanziario e' responsabile dell'insicurezza sociale ed ecologica delle popolazioni” asserisce Jean Ziegler, ex Relatore speciale dell’ONU sui diritti alla alimentazione. Lo scrittore svizzero e' uno dei critici lucidi della globalismo, nel corso di un'intervista concessa a Ipar Dieter Hintermeier di Junge Welthe, sostiene che non tutto e' nero in questo quadro presente in cui sopravviviamo con maggiori stenti e paure. J.Ziegler percepisce e segnala la moltiplicazione di fronti di resistenza, e reti critiche ed
attive contro l'imperio autoritario dell'economia monopolizzata. Sotto la superficie dell'ovvieta' esiste e resistono forze critiche, che attingono ad altre visioni ed anno trafitto la “fine della storia”. Qui ci soffermiamo particolarmente sulle considerazioni di J. Ziegler riguardanti la NATO, Cuba e il Venezuela. L'intervento della NATO nel conflitto dell'Ucrania e' parte della politica di “accerchiamento della Russia” e costituisce una aggressione per quel paese.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha generosamento elargito ben 4,5 miliardi di dollari alla Giunta golpista di Kiev: finanziamento avente una prevalente e squisita motivazione “politica”, non certo economica. “Bisogna dissolvere la NATO. Oggi non serve piu' e si limita a essere uno strumento delle grandi imprese nord-americane. Vi ricordo che il Patto di Varsavia venne ugualmente sciolto. L'Occidente dovrebbe seguire questo esempio, dopotutto la Russia fa parte del continente europeo. Le sanzioni e le provocazioni contro questo paese devono finire” dice con forza l'ex deputato svizzero.

La Russia, con la Cina e Cuba difendono il legittimo presidente venezuelano Maduro, mentre l'Occidente lo avversa con chiaro risentimento camuffato, sul punto di tracimare in colpi bassi intinti di llegalita' e ferocia contro la popolazione civile. Questa, in una unione “civico-militar” con le forze armate, ha scelto di seguire l'esempio di Simon Bolivar, precorrendo i sentieri della battaglia antimperialista e anticolonialista, che oggi passa attraverso la sovranita' popolare e l'antiberismo.

Jean Ziegler coglie la similitudine con il Cile del 1973, dove il presidente Salvador Allende venne assassinato. Dopo una preventiva campagna di sabotaggi pianificati dalla CIA, puntuali arrivarono le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, culminati con uno sciopero generale dei camionisti che mise in ginocchio il paese. “tutto questo e' avvenuto sotto l'egida di Richard Nixon e del suo consigliere Henry Kissinger” chiarisce Ziegler. “Perche'? Semplicemente per permettere alle grandi imprese USA di recuperare il rame cileno che Allende aveva preso (nazionalizzato)”. Una situazione simile si sta inscenando in Venezuela.

L'offensiva della Casa Bianca per imporre il ritorno di qualche tipo di “neo-pinochetismo” ha investito ora anche Cuba, colpevole di esistere e di permanere come l'invitto “bastione socialista” sul contenente americano. La clava di Trump e' calata con forza contro l'isola che oggi e' teatro di un fiorente turismo internazionale, e che ha aperto ad alcune forme di proprieta' privata. J. Ziegler si dichiara favorevole alla possibilita' che i “cubani possano formare piccole imprese..ma la gente riconosce il valore di quel che hanno positivamente realizzato. “Penso, per esempio, all'eccellente servizio sanitario, alla riforma agraria e all'abolizione delle leggi razziste, immediatamente dopo la vittoria di 60 anni fa” manifesta l'ex relatore dell'ONU sui diritti alimentari.

Sulle nuove formazioni politiche e movimenti che agitano l'Europa a versione unica di Bruxelles, demonizzati come “pernicioso populismo”, l'ex deputato socialista svizzero originario di Ginevra fa una lettura differente. “La rivolta si rinfocola dappertuttto, anche all'esterno della sinistra organizzata.. assistiamo a una moltiplicazione dei fronti di resistenza in tutti gli aspetti della vita. Un nuovo soggetto storico sta emergendo e include milioni di donne e uomini appartenenti a popoli, culture, classi sociali animate da una stessa idea ”io sono l'altro, l'altro è me”.

Sotto la superficie, nelle pieghe nascoste in cui e' relegata e silenziata la critica pratica delle forze agenti, Jean Ziegler evidenzia che “non cisono comitati centrali ne' linee di partito.. La societa' civile internazionale e' composta da innumerevoli fronti di resistenza attivi in tutti i continenti, nei punti piu' sorprendenti, contro l'ordine mondiale cannibale..si tratta di movimenti sociali molto diversi: Via Campesina e' una federazioneinternazionale che rappresenta piu' di 120 milioni di affittuari, giornalieri agricoli, piccoli proprietari e assegnatari; i movimenti femministi che lottano contro la discriminazione e la violenza ai danni delle donne e giovani..Greenpeace, i cui membri tentano di evitare i pericoli per la natura e la bio-diversita'...o il movimento di studenti « Fridays for Future » in lotta contro il cambiamento climatico. Esistono migliaia di movimenti sociali, anticapitalisti, grandi e piccoli, locali e internazionali. Insieme formano un tutto in lotta contro la barbarie capitalista”.

Source

Jean Ziegler, nato nel 1934 à Thoune, in Svizzera, con il nome di Hans Ziegler. E' uno dei principali critici contemporaneiI della mondializzazione. E' professore emerito di sociologia, Relatore speciale dell'ONU sui diritti all'alimentazione. Ha scritto numerosi libri. Giovanissimo, stringe un'amicizia con Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, tra altri, incontro' Che Guevara a Ginevra.

Jean Ziegler, Le capitalisme expliqué à ma petite-fille (en espérant qu’elle en verra la fin), éd. Seuil, 2018

lunedì 22 aprile 2019

I missionari che predicano la restaurazione capitalista in Cuba.



Da Sinistra :
Vedo in rete missionari reali  o virtuali che ci vengono a portare “ la novità” che la soluzione per Cuba è semplicemente, abbandonare gli ideali socialisti e ritornare come  i figli prodigi, penitenti, piangenti al caldo seno materno  del capitalismo.
Secondo loro, il socialismo è un sistema fallito e, invece, il capitalismo ha saputo portare una sostanziosa e gloriosa marcia trionfale […] fino a questo XXI secolo…Considerare il capitalismo un sistema trionfante equivale a ignorare una infinità di realtà di oppressioni di cui si potrebbe parlare a tempo indeterminato :
- La diseguaglianza sociale crescente, di una crudeltà senza limiti. Una elite che vive nell’opulenza, in grattacieli e palazzi con servitori, prostitute di lusso, guardaspalle, cliniche esclusive, limusine, aerei privati. Milioni  che sopravvivono nelle strade […] o se vivono nei paesi del Sud, cercano di arrivare al nord con fragili barche o in carovane senza futuro che cozzeranno con muri del razzismo, insensibilità e disprezzo.
- La crisi medio ambientale, che può provocare la estinzione della specie umana. Tale aggressione incontrollata e a giudizio irreversibile  contro l’ambiente, ha,  a che vedere con la corsa suicida di promuovere instancabilmente il consumo irrazionale, qualcosa che sta nell’essenza stessa del sistema [...]    E’ difficile considerare trionfatore chi va a distruggere l’Habitat della specie umana e a liquidarla.
- La crisi del sistema politico predominante nel mondo capitalista. Dipendenza dai monopoli, corruzione, indifferenza totale verso gli interessi della gente, sono i distinguo che caratterizzano la politica capitalista. Oggi la manipolazione dell’elettorato è arrivata a un livello di sofisticazione realmente allucinante. A partire dai dati accumulati attraverso internet e reti sociali, si disegnano i profili dei possibili votanti […] i politici rispondono direttamente agli interessi delle grandi multinazionali, che nel sistema capitalista sono il vero padronato del mondo. Questa è democrazia?’ Questo ha qualcosa a che vedere con la libertà??
- Domandiamo inoltre come i paesi capitalisti riuscirono a svilupparsi e accumulare ricchezza. La manodopera schiava portata dall’ Africa , uomini ,donne e bambini strappati dalle proprie comunità, sequestrati, venduti, torturati, da li nacque gran parte della ricchezza capitalista così come anche dai cinesi che vennero in America in condizioni di semischiavitù.  Da tanti immigrati mal pagati, dormendo ammucchiati come animali o anche peggio. Dalla  espropriazione della classe operaia privata di tutti i diritti. Dal lavoro dei bambini, dal salario infimo delle donne. Dallo sfruttamento delle sue colonie. Dalla miseria , dalle umiliazioni, dalla spoliazione, è nato, cresciuto e si mantiene il capitalismo.
Pag .4 Granma 8 di aprile (Abel Prieto)
P.S.
Vivendo qua in Cuba a volte  mi ritrovo in negozi di Stato a fare file, magari come l’ultima per comprare due confezioni di pollo ,al dire il vero forse per fortuna sono state  code abbastanza scorrevoli, comunque sia, mai mi sono permesso di tirar fuori il cellulare per scattare una foto, però so per certo che ci sono gusanos che approfittano dei disagi (che possono succedere in un paese aggredito da un criminale  Bloqueo  imperialista  o magari semplicemente  per  colpa di calamità o infestazioni in  settori agricoli o zootecnici), per scattare foto e  diffondere  poi nelle reti sociali una Cuba non confacente alla realtà,  questi controrivoluzionari sensibili al fascino del soldo imperialista  talvolta si mescolano nelle file solo per innescare malcontento tra la gente, “lavorano” per creare un malcontento che con il tempo crei le condizioni per porre fine al processo Rivoluzionario  e il ritorno al capitalismo. Il fatto  è che la maggioranza di  persone cubane sono abituate a vivere  e resistere ai momenti di disagio, quindi tali vendi patria di  solito non trovano molte attenzioni, ma  sono successi casi che hanno visto momenti di rabbia e tensione magari proprio per  lo scattare di una foto,  in questi casi il verme o i vermi infami urlano un poco poi abbandonano la scena .
Cuba non è il Paradiso ha i suoi problemi da risolvere, però per fortuna ha ancora un livello di cultura elevato che la distanzia anni luce  da Paesi come Brasile, Argentina, Chile, Paraguay, Colombia,.. dove la manipolazione reazionaria attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali, le reti sociali,.. sono riusciti a portare i poveri a destra,purtroppo abbiamo visto gente che vota contro de stessa, contro la propria famiglia,contro i propri interessi … incredibile dover prendere atto che in America latina i settori popolari  più sofferenti hanno votano per i loro malfamati oppressori di estrema destra ,gli stessi  che nel tempo li hanno espropriati di tutto e da sempre gli rendono la vita impossibile e li disprezzano. Ciò pone in evidenza il pensiero di Fidel e Martì quando dicevano: “Sin cultura no hay libertad posible”. Verissimo! L’ignoranza, la superficialità, l’indifferenza,l’ebetismo creato, maturato dalla dipendenza delle reti sociali, pone l’essere indifeso dalle manipolazioni, incapace di anteporsi alla “Globo colonizzazione”
M.C. Sandino



giovedì 18 aprile 2019

Sulla legge Helms Burton, andiamo a parlare ai cubani -(e al Mondo intero)



Si  tratta di uno strumento giuridico fondamentale del governo della Casa bianca contro Cuba, con la pretesa di convertirci in una loro dipendenza coloniale .
 La legge per la libertà e la solidarietà democratica Cubana è uno strumento vendicativo che va diretto a rompere l’anima di Cuba…E’ il progetto di sterminio di una nazione.
Andiamo a immaginare due ipoteteci scenari ,diciamo impossibili per la fede che teniamo nella capacità di resistenza e valore  del nostro popolo.
1° Il nemico imperialista e suoi alleati, facendo uso del loro potere militare, riescono a occupare la maggior parte dei paesi e stabilire un governo di transizione per poi proclamare la fine della Rivoluzione.
2° La disunità, l’inganno seminati dal nemico, il tradimento, fanno si che “ lasciamo cadere la spada” come nel 1878 – non si scarta un Baraguà- . Si stabilisce un governo di transizione e le truppe statunitensi occupano il paese per garantire l’arrivo di “aiuti umanitari”
Avremo insomma elezioni “libere e democratiche? No, questo governo di transito, nominato con il dito dalle truppe interventiste, no può convocare elezioni fino a che non sia approvato dal Congresso USA.
Il Presidente degli USA o il suo proconsole nominato a tutti gli effetti, deve elaborare ogni 6 mesi un rapporto al Congresso su come marcia il processo di transizione dell’isola occupata. Ci assale un dubbio, quanto tempo durerà questo processo se è stabilita la necessità di rapporto ogni 6 mesi? Quanto tempo rimarranno nel territorio nazionale le truppe yankes? Risposta ad entrambe le domande : Non si sa (si raccomanda di leggere il Piano Bush). Vai a sapere dopo quanti anni il Congresso approva  la realizzazione di elezioni? Che succede in merito al Bloqueo economico commerciale e finanziario? Per caso fu tolto al momento che si proclamò la fine della Rivoluzione? NO, niente fine del bloqueo questo non è il piano, si mantiene intatto durante la transizione, come ferreo meccanismo di pressione.
Ok, già la transizione è finita, già teniamo un presidente e un governo al gusto yankees. Toglieranno il Bloqueo? Verrebbe da pensare si, invece è NO, questo non è quello che  stabilisce l’aberrazione che porta la firma  di Helms – Burton. Il presidente o il suo proconsole devono certificare al Congresso che sia stato devoluto o pagato il suo valore e indennizzati “i vecchi proprietari” statunitensi inclusi i cubani convertiti dopo il 1959 in cubani-americani, tutte e ognuna delle proprietà nazionalizzate ….
Le”indennizzazioni” o “compensazioni secondo esperti statunitensi nel 1997, avevano un valore approssimato di 100.000 milioni di dollari. Si contempla anche la rinegoziazione  dell’accordo sulla Base  naval di Guantanamo, senza garanzia di restituzione[....]
Per pagare i processi, le indennizzazioni, y debiti, i governi cubani dovranno ricorrere a prestiti, per esempio il FMI, che genera interessi ogni volta maggiori che produrranno una spirale di saccheggio.
Esistono persone negli USA, imprese e gruppi di affari che hanno comprato “proprietà” in Cuba dai “vecchi proprietari”, persone che trafficano con il valore di queste proprietà reali o falsificate, che si muovono in uno strano mercato illegale con tutti i sentimenti.
Speculatori immobiliari hanno venduto  parcelle a futuri costruttori,esistono disegni dell’”Havana futura”, un gran affare ,non poche iene affilano i denti e sognano di spazzare via municipi interi e costruire supermercati, Walmart, MC Donald’s, casinos de juego, enormi edifici per uffici, quartieri cari per gente molto ricca e condannare la maggioranza della popolazione della capitale alla miseria.
Cadremo in mano dei fondi distressed o holdhouts,meglio conosciuti come fondi butrie. I cubani tarderanno anni per pagare un debito impagabile, poi, come può pagarlo un paese raso al suolo, impoverito dalla guerra e occupazione, un paese che avrebbe perso una buona parte dei suoi figli in età  di lavoro e produzione?
Rimaniamo nelle mani di randellatori disposti a “succhiare” fino alla ultima goccia della ricchezza nazionale.
Parliamo chiaro al cubano, non  riusciranno, come disse Fidel, il pensiero e la opera dei comunisti cubani  perdureranno . Cuba continuerà “i cubani siamo di ferro e possiamo resistere anche alla più dura prova”
Ci alzeremo una e più volte a difendere la libertà generazione dopo generazione.

Sunto  di un articolo Raul Capote dal Granma del 17 aprile pag .5
Traduzione di Maurizio Cerboneschi
Prego scusare errori di traduzione


martedì 16 aprile 2019

LA LEGGE HELMS – BURTON CHE SOGNA LA DISTRUZIONE DELLA RIVOLUZIONE CUBANA MEDIANTE ASFISSIA ECONOMICA.



La legge Helms – Burton  al momento si eleva  come lo strumento fondamentale del governo della Casa Bianca contro Cuba, e costituisce il principale ostacolo per una relazione normale tra le due nazioni, lo ha dichiarato Carlos Fernandez Cossio, direttore generale della direzione degli USA del Ministero delle relazioni estere di Cuba, davanti ai deputati della Commissione su temi  internazionali dell’Assemblea Nazionale del Poder Popular, che giovedi 11 aprile hanno discusso sull’incremento delle ostilità degli Stati Uniti verso Cuba.
Nella sua spiegazione, il funzionario ha rimarcato che si tratta di un testo legislativo che vorrebbe  convertire Cuba in una dipendenza coloniale sotto il giogo USA, Paese che  oltre ad essere una minaccia reale sul terreno militare con la sua egemonia tecnologica ha la capacità di manipolare i mezzi di comunicazione e imporre un’informazione basata su  menzogne. La legge Helms Burton intende rinforzare il Bloqueo con l’aspirazione di riuscire a che altri Paesi si aggiungano alla sanzioni contro Cuba, causare danni al popolo, danneggiare gli investimenti e disincentivare gli affari  in generale.
Dall’ amministrazione di Donald Trump il prossimo 17 aprile sono attese comunicazioni riguardo all’inasprimento del bloqueo.
Le fondamenta per stabilire la legge del 1996 , si basano su un insieme di bugie che vogliono dimostrare  Cuba come una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti e che le nazionalizzazioni portate avanti dopo il trionfo della rivoluzione furono illegali e illegittime.
In questi giorni a Cuba il governo, le istituzioni,il popolo ricordano la vittoria a Playa de Giron contro l’aggressione USA, il prossimo 1° maggio Trump vedrà con i suoi occhi che il popolo cubano attraverso manifestazioni oceaniche sta con la Rivoluzione, così come sta al fianco del fratello Venezuela bolivariano, al fianco Lula incarcerato ingiustamente per ordine dell’impero , al fianco di Assange che l’impero vuole punire per aver detto che” IL RE ERA NUDO”….


Il segretario di Stato  Mike Pompeo membro del pericoloso staff  dei fuori di testa del governo  (fascista ) degli Stati Uniti guidato dalla follia di Trump, ha girato e gira il Europa come in America Latina per incontrare i soliti squallidi cortigiani disposti a sostenere un’ intervento militare in Venezuela  e allinearsi alla legge Helms – Burton che vorrebbe strangolare Cuba e annientare la rivoluzione Cubana.

lunedì 25 marzo 2019

#Cuba è il paese più salutare dell' #AmericaLatina: non era un modello fallito? VIDEO / Cuba, país más saludable de América Latina: ¿no era un modelo fracasado?



CubainformaciónTV Basato su un testo di Cubadebate.- L'agenzia statunitense Bloomberg ha appena pubblicato la lista dei paesi più salutari del mondo.

Presi in conto le variabili come la speranza di vita, l'accesso all'acqua potabile e l'attenzione medica, partendo di dati apportati da organizzazioni come l'OMS o la Banca Mondiale.
In tale lista, sapete quale è il paese più salutare dell'America Latina? Cuba la cui economia è bloccata dalla maggiore potenza del pianeta. Gli USA, che ricordiamo ricordiamo attaccano senza pietà le sue fonti di entrate: il turismo, i servizi medici esterni e l'investimento straniero.
Incredibilmente, Cuba si colloca cinque posizioni al di sopra degli USA ed solo una posizione sotto al Canada. Il suo successo, dice la relazione, si deve all'enfasi delle autorità sulla prevenzione della salute, mentre gli USA si incentrano nella diagnosi ed i trattamenti.
Cuba è l'unico paese con alta classificazione secondo Bloomberg che non è considerato di "alte entrate" per la Banca Mundial.
Ma non leggiamo nei giornali, nei mezzi corporativi, che Cuba è un modello fallito ed incondizionato, generatore di povertà? Non vi sembra che qua ci sia qualcuno che ci mente?



 Cuba, país más saludable de América Latina: ¿no era un modelo fracasado?

Cubainformación TV – Basado en un texto de Cubadebate.- La agencia estadounidense Bloomberg acaba de publicar la lista de los países más saludables del mundo.
Toma en cuenta variables como la esperanza de vida, el acceso al agua potable y la atención médica, partiendo de datos aportados por organizaciones como la OMS o el Banco Mundial.
Y en dicha lista, ¿saben cuál es el país más saludable de América Latina? Cuba, cuya economía está bloqueada por la mayor potencia del planeta. EEUU –recordemos- ataca ahora sin piedad a sus fuentes de ingresos: el turismo, los servicios médicos externos y la inversión extranjera.
Increíblemente, Cuba se ubica cinco posiciones por encima de EEUU y solo una por debajo de Canadá. Su éxito, dice el informe, se debe al énfasis de las autoridades en la prevención de salud, mientras EEUU se centra en el diagnóstico y los tratamientos.
Cuba es el único país con alta clasificación –según Bloomberg- que no está considerado como de “altos ingresos” por el Banco Mundial.
Pero ¿no leemos a diario, en los medios corporativos, que Cuba es un modelo fracasado e inviable, generador de pobreza? ¿No les parece que aquí hay alguien que nos miente?

Edición: Ana Gil. Presentación: Lázaro Oramas.



sabato 2 marzo 2019

Ex marines e neonazisti ucraini assieme all'opposizione venezuelana per l'Opcion 2



Allenando i fanti della marina filippina nell'arte della
guerra nella giungla

Questa foto è stata trovata nel profilo di Luis Medina, un guarimbero che aveva partecipato lo scorso 23F alla tentata forzatura del confine Venezuelano. Era stato individuato immediatamente sia da Freddy Barnal sia dal portale "Lechuguinos", come un marine americano


a) era un addestratore dell'esercito USA. Nel suo profilo Instagram si trovano foto risalenti a sei anni fa, mentre addestrava l'esercito filippino al combattimento nella giungla. Come si vede nei tag della foto in basso, questi addestramenti servono alla preparazione di un non ben conosciuto "team insurgencia" da adoperare nella "liberazione" del Venezuela.


b) sì, fa parte di una rete legata all'esercito USA, per sua stessa ammissione. Come si legge nel commento alla foto sta attivando una rete di ex addestratori dell'esercito USA, già attivi in Ucraina, Serbia, Taiwan e Filippine, da impiegare per la "Opcion B". Ma parla anche di suoi "amici" in Ucraina che "ugualmente odiano il comunismo" Che si uniranno all'esercito di patrioti.

Conosciamo bene questi "amici ucraini" e già sapevamo dell'utilizzo di nazisti ucraini in Venezuela, nelle guarimbas del 2014, riutilizzati subito dopo il Maidan.

Ma cos'è l'Opcion B? non è difficile da indovinare.

 
Lo stesso ambasciatore venezuelano al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ha accusato gli Stati Uniti di preparare una guerra sporca come quella del Nicaragua, per il Venezuela. Una guerra "clandestina", condotta da paramilitari infiltrati, che entrerebbero in territorio venezuelano sotto la copertura degli aiuti umanitari (guarda il video). Non a caso, l'incaricato dal governo USA per il Venezuela, è Elliot Abrams. Lo stesso che stava a capo dell'operazione CONTRAS in Nicaragua.
Gli Stati Uniti, sconfitti miseramente al confine con la Colombia, gettano definitivamente la maschera. La pagliacciata del presidente a interim, l'incapace e ridicolo Guaidò, è finita. Adesso si chiama definitivamente l'intervento militare, e si prepara una guerra che come in Nicaragua, Libia, Siria e Donbass, gli USA combatteranno per procura. Una guerra sporca, clandestina, invisibile, spietata, volta a instaurare il caos controllato in Venezuela. I nuovi contras, raccattati tra ex marines, tagliagola e neonazisti ucraini, aspettano solo "il lato finanziario" per il piano B.

Vale la pena spendere due parole su Medina. Il suo profilo è pubblico, chiunque può visualizzare, quindi non mi prenderò la briga di pubblicare in questa sede tutte le sue foto.

Medina, non è certo un "venezuelano affamato".
Anzi è abbastanza in carne, ben vestito, con l'orologio d'oro, i capelli all'ultima moda, le sopracciglia depilate ad ali di gabbiano. La sua famiglia vive in una lussuosa casa (non appartamento), con il parque lucido e gli arredi in stile. In America Latina un normale lavoratore della classe media non può permettersi questi lussi. Da un suo video minaccia gli uomini delle forze armate bolivariane di morte e tremende torture, in nome del popolo. Un popolo di cui non fa parte. Lui, rampollo della borghesia vendipatria arruolato per un esercito straniero.

tratto da :
https://www.polivox.info

Clara Castello


mercoledì 27 febbraio 2019

#Cuba :La Cancelleria cubana rifiuta energicamente la irrispettosa intromissione del Dipartimento di Stato/Rechazo enérgico de la Cancillería cubana a irrespetuosa intromisión del Departamento de Estado

L'Avana 26 febbraio 2019
Il Ministero delle Relazioni Estere della Repubblica di Cuba respinge energicamente l'irrispettosa dichiarazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, aggiudicata al Sottosegretario Michael Pompeo, nella quale si pretende di discutere il referendum costituzionale libero e sovranamente celebrato dai cubani il passato 24 di febbraio.
Il testo della dichiarazione è espressione dell'ideologia imperialista profondamente radicata nella politica estera dell'attuale governo degli Stati Uniti. È anche un riflesso della già annunciata pretesa di imporre nuovamente nell'emisfero occidentale la Dottrina Monroe, accompagnata ora dalla intolleranza maccartista.
Il popolo cubano ha parlato alto e chiaro il 24 febbraio, con contundente eloquenza. Ha scommesso liberamente nelle urne sulla costruzione del socialismo e lo ha fatto accorrendo massicciamente ad esprimere la propria volontà, nonostante la perniciosa campagna del governo degli Stati Uniti diretta ad influenzare il voto. E’ da molto che i cubani tagliano qualunque pretesa statunitense di dirigere i destini del nostro paese.
Il Dipartimento di Stato deve cessare la pratica di immischiarsi nei temi interni di altri Stati ed interferire nei processi elettorali o di votazione di altre nazioni. Si tratta di una mania contraria al Diritto Internazionale, con la quale il governo degli Stati Uniti sfida le norme che dirigono le relazioni tra Stati sovrani.

espanol :
El Ministerio de Relaciones Exteriores de la República de Cuba rechaza enérgicamente la irrespetuosa declaración del Departamento de Estado de los Estados Unidos, adjudicada el Secretario de Estado Michael Pompeo, en la cual se pretende cuestionar el referéndum constitucional libre y soberanamente celebrado por los cubanos el pasado 24 de febrero.
El texto de la declaración es expresión del ideario impe-rialista profundamente enraizado en la política exterior del actual gobierno de los Estados Unidos. Es también reflejo de la pretensión ya anunciada de imponer nueva-mente en el hemisferio occidental la Doctrina Monroe, acompañada ahora por la intolerancia macartista.
El pueblo cubano habló alto y claro el 24 de febrero, con contundente elocuencia. Apostó libremente en las urnas por la construcción del socialismo y lo hizo acudiendo masivamente a expresar su voluntad, a pesar de la perniciosa campaña del gobierno de los Estados Unidos dirigida a influir en el voto. Hace mucho que los cubanos cortamos cualquier pretensión estadounidense de regir los destinos de nuestro país.
El Departamento de Estado debe cesar la práctica de inmiscuirse en los asuntos internos de otros Estados e interferir en los procesos electorales o de votación de otras naciones. Se trata de una manía contraria al Derecho Internacional, con la que el gobierno de los Estados Unidos desafía las normas que rigen las relaciones entre Estados soberanos.
La Habana, 26 de febrero de 2019
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