mercoledì 29 febbraio 2012

Comité Internacional por la Libertad de los 5 Cubanos - La Situación de Roberto González-Comitato Internazionale per la Libertà dei 5 Cubani -La Situazione de Roberto González


Comité Internacional por la Libertad de los 5 Cubanos
La Situación de Roberto González

Desde hace dos años, Roberto González, el querido hermano  de René,  brillante abogado del equipo de  la defensa,  está dando una  batalla colosal por la vida.
Lo está haciendo con la dignidad y la fuerza que caracteriza a Roberto y René.  Tiene el amor de su esposa Sarita que lo acompaña permanentemente, de sus dos maravillosos hijos, de sus sufridos padres Irma y Cándido, de sus sobrinas  Irmita e Ivette, de todos sus familiares y de los muchísimos amigos que en esta batalla por la libertad de los Cinco lo hemos visto brillar durante todos estos años A su disposición se ha puesto lo más avanzado de la medicina cubana. Pero a Roberto le falta algo importante, le falta el abrazo de su hermano mayor, le falta René. En circunstancias tan difíciles como las que atraviesa Roberto, la presencia de René tal vez sea una de las mejores medicinas que necesita hoy. 
Roberto y su esposa nos pidieron que les hagamos llegar su saludo y agradecimiento ante las muchas muestras de apoyo y cariño que reciben a diario, y  la certeza que seguirá luchando por la vida. 



El abogado de René ha solicitado  que se le permita viajar  de inmediato a La Habana por dos semanas, para  acompañar a Roberto, sus padres y familia en momentos como estos. Lo que está solicitando su abogado es elemental, René ha permanecido por 13 largos años en prisión, ya cumplió su injusta condena y ha dado muestras suficientes del cumplimiento de su libertad supervisada durante estos 5 meses, donde persiste la prohibición a ser visitado por su esposa. 

Solo  se está pidiendo un poco  de humanidad, un alt al fuego, una tregua en medio de tanta crueldad, de tanto daño permanente, de tanto odio. Solo una pequeña tregua que mitigue el sufrimiento enorme de esta familia. René debe retornar a Cuba de inmediato.  Estados Unidos debe autorizarlo cuanto antes. 

Comité Internacional por la Libertad de los 5 Cubanos

Comité Internacional por la Libertad de los 5 Cubanos 
 Para información actualizada visite:  
www.thecuban5.org 


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Comitato Internazionale per la Libertà dei 5 Cubani


Da due anni il caro fratello di Renè brillante avvocato del collegio di difesa dei cinque sta combattendo una colossale battaglia per la vita, lo sta facendo con la stessa dignità e forza che caratterizza Roberto e Renè.
Ha l'amore di sua moglie Sarita che lo accompagna sempre,dei suoi meravigliosi figli,dei sofferenti padri Irma e Candido,, dei suoi nipoti Irmita e Ivette, di tutti i suoi familiari e moltissimi amici che in questa battaglia per la libertà dei cinque lo hanno visto brillare duranre tutti questi anni.
Roberto e sua moglie ci hanno chiesto che facciamo loro arrivare il suo saluto e gratitudine davanti alle molte dimostrazioni di appoggio ed affetto che ricevono ogni giorno e la certezza che continuerà a lottare per la vita.
A sua disposizione cè la più avanzata medicina cubana. Ma a Roberto gli manca qualcosa di importante, gli manca l'abbraccio di suo fratello maggiore, gli manca René. In circostanze tanto difficili come quelle che attraversa forse Roberto, la presenza di René sarebbe una delle migliori medicine che necessita oggi.
L'avvocato di René ha sollecitato che gli sia permesso immediatamente viaggiare a L'Avana per due settimane, per essere vicino a Roberto, ai suoi i suoi genitori e famiglia, in momenti come questi. Quello che sta sollecitando il suo avvocato è elementare, René è rimasto per 13 lunghi anni in prigione, scontando già la sua ingiusta condanna e ha dato segni sufficienti del compimento della sua libertà soprintesa durante questi 5 mesi, dove persiste la proibizione ad essere visitato da sua moglie.
Solo stá chiedendo un poco di umanità, uno stop al fuoco, una tregua in mezzo a tanta crudeltà, di tanto permanente danno , di tanto odio. Solo una piccola tregua che mitighi la sofferenza enorme di questa famiglia. René deve ritornare immediatamente a Cuba. Gli Stati Uniti devono autorizzarlo quanto prima.
Traduzione( By Sandino) Da scusare eventuali errori.


La Situazione de Roberto González


martedì 28 febbraio 2012

Eurodeputati di sinistra esigono l'eliminazione della Posizione Comune contro Cuba



Eurodeputati di sinistra esigono l'eliminazione della Posizione Comune contro Cuba
Strasburgo, Francia, 27 feb (Prensa Latina) Eurodeputati del Gruppo Confederale della Sinistra Unita-Sinistra Verde Nordica hanno chiesto l'eliminazione della Posizione Comune dell'Unione Europea (UE) contro Cuba, vigente dal 1996.
Il rifiuto dei legislatori del Parlamento Europeo a questa politica unilaterale e prepotente è stato evidenziato in un incontro con l'ambasciatrice cubana in Belgio e capo di missione diplomatica davanti all'UE, Mirtha Hormilla.
I parlamentari si sono pronunciati anche per l'eliminazione del bloqueo mantenuto dagli Stati Uniti contro Cuba da cinque decadi e hanno chiesto a Washington la liberazione dei Cinque cubani ingiustamente incarcerati in questo paese.
Fernando Gonzalez, Antonio Guerrero, Ramon Labañino, Gerardo Hernàndez esono stati condannati a sanzioni che vanno da un doppio ergastolo fino a 15 anni di privazione di libertà per monitorare le azioni contro Cuba dei gruppi violenti radicati in Florida.
Renè Gonzalez,
A nome del Gruppo Confederale, il suo presidente Lothar Bisky, ha espresso la solidarietà verso la maggiore delle Antille e gli ha augutato il successo nel processo di aggiornamento del modello economico.
L'ambasciatrice Ha conversato coi deputati sui risultati della Conferenza Nazionale del Partito Comunista di Cuba, celebrata il passato 28 gennaio, come sul VI Congresso dell'organizzazione, realizzato in aprile del 2011.
Ugualmente ha abbordato la trascendenza della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), creata in dicembre a Caracas.

Nell'incontro, eurodeputati della Germania, Spagna, Portogallo, Grecia ed altri paesi si sono informati su diversi temi dell'attualità dell'isola ed hanno espresso il loro appoggio alla Rivoluzione cubana.
 Ig/car





lunedì 27 febbraio 2012

A Rosarno la Coca-Cola vince l’oscar dell’ipocrisia





A Rosarno la Coca-Cola vince l’oscar dell’ipocrisia
lunedì 27 febbraio 2012, 15:49
La notizia è dappertutto. La Coca-Cola, colta sul fatto a comprare in Calabria succo d’arancia a 7 (sette) centesimi al litro (con i quali si producono varie decine di litri di Fanta), prodotto da lavoratori in condizioni semi-schiave, fa finta di cadere dalle nuvole e di scoprire solo per una serie di articoli pubblicati sulla stampa britannica, che quel succo d’arancia sia stato prodotto in condizioni intollerabili e quindi –pezza peggiore del buco- disdice i contratti.
La storia della multinazionale di Atlanta è una storia nera che va dall’influenza sui consumi alla salute all’inquinamento. Atteniamoci qui a quella che è forse l’accusa più grave, le brutali politiche anti-sindacali per le quali più volte nella storia è stata accusata di utilizzare sicari e squadroni della morte. In Guatemala furono almeno 10 i lavoratori sindacalizzati assassinati o fatti sparire negli anni ‘70. In Colombia il sindacato Sinaltrainal ha visto assassinare almeno sette suoi dirigenti lavoratori per Coca-Cola e una cinquantina di altri si sono dovuti rifugiare in altre zone del paese. Da Bogotà si denuncia un vero e proprio coinvolgimento della filiale colombiana di Coca-Cola nella guerra sporca con prove documentali di incontri tra i dirigenti della Coca-Cola e il sanguinario capo paramilitare Carlos Castaño. Solo in questo modo la Sinaltrainal ha visto dimezzare i suoi iscritti per vedere imporre ai dipendenti di Coca-Cola condizioni salariali e di lavoro sempre peggiori. Nel 2005 il documentario El Affaire Coca-Cola, multipremiato, reperibile in Rete, che accusava Coca-Cola di aver fatto assassinare almeno 400 sindacalisti in tutto il mondo fu finanziato, premiato, ma mai trasmesso dal canale televisivo spagnolo TV3.
La Coca-Cola che annulla i suoi contratti a Rosarno è due volte ipocrita. Per la sua storia nera e per il fatto che voglia darci a bere che pagando 7 centesimi al litro si possa produrre un succo d’arancia che non grondi sangue. Se avesse voluto fare altro che una mossa propagandistica Coca-Cola avrebbe dovuto innanzitutto pagare un prezzo equo per quel succo, altro che disdire i contratti. Prezzo equo?

Tratto da giornalismo partecipativo



immagine sopra inserita da internet da autore blog

domenica 26 febbraio 2012

Fidel Castro nel Libro dei Record Guinnes Il bersaglio prediletto della CIA appare invincibile



Fidel Castro nel Libro dei Record Guinnes
Il bersaglio prediletto della CIA appare invincibile

Fidel Castro, il leader della Rivoluzione cubana, è la persona che si è tentato di assassinare più volte in assoluto, registra il Libro dei Record Guinness e assicurano gli archivi dell’Agenzia Centrale d’Intelligenza degli Stati Uniti, principale promotrice di questi omicidi frustrati.
Stando ai dati del blog del portale Yahoo, sino al 2006 si contavano 638 tentativi di assassinio contro Castro, promossi quasi tutti casi dalla CIA, in accordo con i rapporti emessi in quello stesso anno dal servizio d’intelligenza cubano.
I metodi pianificati per ucciderlo sono stati molteplici, anche se tutti falliti: cecchini, esplosivi collocati nelle sue scarpe, veleno iniettato in un sigaro, ed anche una piccola carica esplosiva in una palla da baseball (lo sport favorito di Castro), tra le molte varianti.
Dallo stesso momento in cui Fidel guidò la Rivoluzione cubana trionfante nel 1959, i suoi nemici cominciarono a pianificare la sua scomparsa fisica.
Tra i più interessati ad uccidere l’allora primo ministro cubano ci furono coloro che si videro troncato il dominio pubblico ed economico sull’Isola, dopo il trionfo della Rivoluzione.
Una famosa canzone popolare dice” Llegó el Comandante y mandó a parar…”
Nel 2000, l’ex agente de la CIA, Luis Posada Carriles, accusato di terrorismo da Cuba e dal Venezuela, collocò 200 chili di esplosivo sotto il podio del paraninfo universitario dove Fidel Castro doveva parlare, nella sua visita a Panama, ma il complotto fu intercettato ed impedito.


Emergenza nazionale per quanto riguarda Cuba: un' altra figura ridicola di Obama- Emergencia nacional con respecto a Cuba : Otro ridículo de Obama


Emergenza nazionale per quanto riguarda Cuba: un' altra figura ridicola di Obama
26 febbraio 2012 - Néstor García Iturbe (Pubblicato in El Heraldo)
Alcune persone hanno facilità a rendersi ridicole, altri cadono facilmente nelle mani di coloro che li obbligano a prendere posizioni ridicole. Potremmo entrare in una profonda analisi per determinare in quale gruppo deve includersi l'attuale presidente degli Stati Uniti, "Premio Nobel per la Pace", Barack Husein Obama.
Per eseguire tale analisi sarebbe necessario prendere quelle decisioni in cui si é visto coinvolto e la sua immagine di "statista" è stata messo in gioco. In altre occasioni si sono realizzate analisi dello stesso taglio con altre persone che hanno occupato la presidenza degli Stati Uniti, come con le famose frasi di Bush, o gli scandali sessuali in cui Clinton fu coinvolto durante tutta la sua carriera politica.
Nel caso di Obama, andiamo a realizzare un'analisi della sua ultima decisione su Cuba, con la quale, il 23 febbraio di quest'anno, ha dato l'ordine di mantenere la situazione di emergenza nazionale riguardo a Cuba, secondo quanto stabilito nella Legge di Emergenza Nazionale (National Emergencies Act) del 14 settembre 1976.
La prima impressione di un essere pensante che sa questo, é valutare immediatamente la situazione esistente tra Cuba e gli Stati Uniti per cercare qualcosa che possa provocare una reazione così grande da parte del presidente USA.
La Legge di Emergenza Nazionale stabilisce alcuni poteri che possono essere usati dal presidente se la nazione fosse minacciata da crisi, necessità o circostanze emergenti.
Nell'ambito dei poteri che la legge delega al presidente vi sono quelli di confiscare proprietà, organizzare e controllare i mezzi di produzione, confiscare beni di ogni genere, inviare forze militari all'estero, stabilire la legge marziale, confiscare e controllare tutti i mezzi di trasporto, regolare il funzionamento d'imprese private, ridurre viaggi e in una varietà di modi, controllare la vita dei cittadini statunitensi.
Questa legge cerca di regolare i poteri presidenziali, che sono stati eseguiti prima del 1976, contenuti nella Legge di Continuazione dei Poteri di Emergenza (Emergency Continuazione Powers Act) e altre leggi, prese come base giuridica perché il presidente ordinasse la partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale, l'intromissione nella Guerra di Corea e tutto lo sviluppo della guerra in Vietnam.
Che abbiamo fatto perché gli Stati Uniti di sentano così minacciati che il loro attuale presidente decida di continuare l'Emergenza Nazionale in relazione con Cuba?
Secondo il documento firmato da Barack Husse in Obama, "il 24 febbraio 1996 (esattamente sedici anni fa), la minaccia agli Stati Uniti è stata creata dalla distruzione da parte delle autorità cubane, nello spazio aereo internazionale a nord di Cuba, di due aeromobili civili registrati negli Stati Uniti."
Prima di continuare l'analisi è necessario affermare che questi aerei avevano, in ripetute occasioni, violato lo spazio aereo cubano, che è facile da dimostrare dagli stessi mostrati dall'organizzazione a cui appartenevano, dove si riprendono vedute aeree degli edifici di L'Avana a meno di cinquecento metri da questi. Quando gli aerei sono stati abbattuti, erano all'interno dello spazio aereo di Cuba. Le autorità USA che avevano ricevuto ripetute segnalazioni di questo problema, ignorarono e permisero che continuassero le loro attività.
Il documento del Premio Nobel della Pace afferma anche che "Il governo di Cuba non ha dimostrato che si asterrà dal fare uso eccessivo della forza contro barche e gli aeri degli Stati Uniti che potessero essere coinvolti in attività commemorative o di protesta pacifica a nord di Cuba."
Che altro è la forza eccessiva? Questo è un termine piuttosto astratto, come "cambiamento" e "speranza". Noi intendiamo con forza eccessiva quella applicata ai manifestanti che occupano pacificamente diversi luoghi negli Stati Uniti, che sono sfollati a bastonate, gas lacrimogeni, palle di gomma, strumenti paralizzanti e altro. Cuba non ha utilizzato questi mezzi contro i passeggeri di navi e aerei degli Stati Uniti.
Forse il signor presidente vuole applicarci lo stesso sotterfugio che lo ha aiutato a vincere le elezioni, parla e promette cose poche concrete. E a proposito di elezioni, il riferimento a navi e aerei degli Stati Uniti che potrebbero essere coinvolti in attività commemorative o di protesta a nord di Cuba, ci sembra una manovra elettorale per cercare di ottenere l'appoggio della mafia-gestapo di Miami e promuovere provocazioni contro il nostro paese, perché i provocatori si sentano supportati.
In primo luogo, apparentemente, il Signor Obama non sa che con elevata frequenza navi e aeri con matricola USA penetrano nello spazio aereo e marittimo di Cuba. Tutti lo hanno fatto per scopi pacifici di pesca, turismo, trasferirsi in altri paesi, svago e non sono mai stati disturbati dalle autorità cubane, ma ben aiutati quando ciò è stato aiutato necessario.
La sua ignoranza diventa evidente nello stesso scritto quando dice che "In aggiunta a tutto questo, la non autorizzazione ad entrare nelle acque territoriali cubane di ogni nave registrata negli Stati Uniti, continua ad essere dannosa alla politica estera degli Stati Uniti". Invece di chiamarla ignoranza, si potrebbe chiamarla mala intenzione, è proprio l'amministrazione Obama quella che limita l'entrata in acque territoriali cubane alle navi immatricolate negli Stati Uniti, poiché vieta a questi di farlo ed esige la concessione di una licenza per poter visitare Cuba. Il nostro paese non è quello che provoca questa situazione, quindi il danno alla politica estera degli Stati Uniti lo sta provocando la politica che l'amministrazione Obama continua a seguire contro Cuba.
Nel caso specifico delle cosiddette "flottiglie", finora venute dalla Florida, si sono ancorate in acque vicino a Cuba, hanno liberato i loro palloni, tirato razzi e sono andati senza che nessuno gli dedicasse neppure una trompetilla. (Obama ignora la parola: Trompetilla - Modo di prendere in giro usato a Cuba e in altri paesi latinoamericani che si realizza emettendo un rumore con la bocca mettendo la lingua tra le gengive e farla vibrare emettendo aria sotto la stessa. Il suono, simile a quella emessa da un peto, è stato chiamato trompetilla.)
Quello che è veramente ridicolo è che l'attuale presidente degli Stati Uniti sta prendendo la misura di proseguire l'Emergenza Nazionale in relazione a Cuba fondandola su un evento che si è verificato sedici anni fa, e che non é certo Cuba la colpevole di quanto successo.

Emergencia nacional con respecto a Cuba : Otro ridículo de Obama
Néstor García Iturbe
Algunas personas tienen facilidad para hacer el ridículo, otras caen fácilmente en las manos de los que lo obligan a que adopten posiciones ridículas. Pudiéramos entrar en un profundo análisis para determinar dentro de qué grupo debe incluirse al actual presidente de Estados Unidos, “Premio Nobel de la Paz”, Barack Husein Obama.
Para realizar dicho análisis sería necesario tomar aquellas decisiones en que se ha visto involucrado en la que su imagen como “estadista” se ha puesto en juego. En oportunidades se han realizado análisis del mismo corte con otras personas que han ocupado la presidencia de Estados Unidos, como con las frases famosas de Bush, o los escándalos sexuales en que se vio involucrado Clinton durante toda su carrera política.
En el caso de Obama, vamos a realizar un análisis de su más reciente decisión en relación con Cuba, mediante la cual, el 23 de febrero de este año, dio la orden de mantener la situación de emergencia nacional con respecto a Cuba, de acuerdo a lo establecido en la Ley de Emergencia Nacional (National Emergencies Act) de septiembre 14 de 1976.
La primera impresión de un ser pensante que conoce esto, es evaluar de inmediato la situación existente entre Cuba y Estados Unidos para buscar algo que pudiera provocar tamaña reacción por parte del presidente de la nación norteña.
La Ley de Emergencia Nacional establece ciertos poderes que pueden ser utilizados por el presidente en caso de que la nación sea amenazada por crisis, necesidad o circunstancias emergentes.
Dentro de los poderes que la ley delega al presidente están el de confiscar propiedades, organizar y controlar los medios de producción, confiscar activos de todo tipo, enviar fuerzas militares al extranjero, establecer la ley marcial, confiscar y controlar todos los medios de transporte y de comunicaciones, regular las operaciones de la empresa privada, restringir viajes y en una variedad de formas, controlar la vida de los ciudadanos de Estados Unidos.
Esta ley intenta regular los poderes presidenciales, que fueron ejecutados antes de 1976, contenidos en la Ley de Continuación de los Poderes de Emergencia (Emergency Powers Continuation Act) y otras leyes, tomadas como base legal para que el presidente ordenara la participación en la Segunda Guerra Mundial, la intromisión en la Guerra de Corea y todo el desarrollo de la Guerra de Viet Nam.
¿Qué habremos hecho para que Estados Unidos se sienta tan amenazado, que su actual presidente decide continuar la Emergencia Nacional en relación con Cuba?
Según el documento firmado por Barack Hussein Obama, “el 24 de febrero de 1996 (hace exactamente dieciséis años), la amenaza a Estados Unidos fue creada por la destrucción por parte de las autoridades cubanas, en el espacio aéreo internacional al norte de Cuba, de dos aviones civiles registrados en Estados Unidos.”
Antes de continuar el análisis es necesario consignar que estas avionetas habían violado el espacio aéreo cubano en repetidas oportunidades, lo cual es fácil probar por las propias películas mostradas por la organización a la cual pertenecían, donde se toman vistas aéreas de los edificios de La Habana a menos de quinientos pies de estos. Cuando fueron derribadas las avionetas, estaban dentro del espacio aéreo de Cuba. Las autoridades estadounidenses que habían recibido repetidas notificaciones de este asunto, hicieron caso omiso y permitieron que continuaran realizando sus actividades.
El documento del Premio Nobel de la Paz también plantea que “El gobierno de Cuba no ha demostrado que se abstendrá de hacer uso de fuerza excesiva contra barcos y aviones de Estados Unidos que pudieran involucrarse en actividades de recordación o de protesta pacífica al norte de Cuba.”
¿Qué cosa es fuerza excesiva? Este es un término bastante abstracto, como “cambio” y “esperanza”. Nosotros entendemos por fuerza excesiva la que se aplica a los manifestantes que ocupan pacíficamente distintos lugares en Estados Unidos, que son desalojados a palos, con gases lacrimógenos, pelotas de caucho, equipos paralizantes y otros. Cuba no ha utilizado esos medios contra los ocupantes de barcos y aviones estadounidenses.
Quizás Mr. President quiere aplicarnos el mismo subterfugio que le ayudó a ganar las elecciones, hablar y prometer cosas poco concretas. Y hablando de elecciones, la referencia a barcos y aviones de Estados Unidos que pudieran involucrarse en actividades de recordación o de protesta al Norte de Cuba, nos parece como una maniobra electorera para tratar de ganar el apoyo de la mafia-gestapo miamense y promover provocaciones contra nuestro país, para que los provocadores se sientan respaldados.
Primeramente, al parecer, el señor Obama desconoce que con bastante frecuencia barcos y aviones con matricula de Estados Unidos penetran en el espacio aéreo y marítimo de Cuba. Todos lo han hecho con propósitos pacíficos de pescar, turismo, trasladarse a otros países, pasear y en ningún caso han sido molestados por las autoridades cubanas, más bien auxiliados cuando esto ha sido necesario.
Su desconocimiento se pone de manifiesto en el propio escrito cuando plantea que “En adición a todo esto, la no autorización de entrada a las aguas territoriales cubanas de cualquier barco registrado en Estados Unidos, continúa siendo dañina a la política exterior de Estados Unidos”. En vez de llamarlo desconocimiento , pudiera llamarse mala intención, es precisamente la administración Obama la que limita la entrada en aguas territoriales cubanas a los barcos registrados en Estados Unidos, pues prohíbe a estos hacerlo y les exige sacar una licencia para poder visitar Cuba. Nuestro país no es el que provoca esta situación, por lo que el daño a la política exterior de Estados Unidos lo está causando la política que el gobierno de Obama sigue contra Cuba.
En el caso específico de las llamadas “flotillas”, hasta ahora han salido de la Florida, han fondeado en aguas cercanas a Cuba, han soltado sus globos, tirado sus bengalas y se han marchado sin que nadie les dedique ni una trompetilla. (Por si Obama desconoce la palabra: Trompetilla.- Forma de burlarse utilizada en Cuba y otros países latinoamericanos que se realiza emitiendo un ruido con la boca al poner la lengua entre las encías y hacerla vibrar lanzando aire por debajo de la misma. El sonido, parecido al emitido por un pedo, ha sido llamado trompetilla.)
Lo verdaderamente ridículo es que el actual presidente de Estados Unidos esté tomando la medida de dar continuidad a la Emergencia Nacional en relación con Cuba fundamentando esto en un hecho que ocurrió hace dieciséis años, que no se ha repetido y que no es precisamente Cuba el culpable de que sucediera. (Publicado en El Heraldo).

immagini inserite da internet da amici di Cuba gruppo "Italo Calvino"

venerdì 24 febbraio 2012

Barack Obama insiste con la politica d’ostilità verso Cuba/Internauti denunciano in Twitter l’ostilità anticubana.


Barack Obama insiste con la politica d’ostilità verso Cuba
24 febbraio 2012 - Luis René Brizuela Brínguez
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha insistito con la politica d’ostilità verso Cuba, estendendo per la sedicesima occasione la dichiarazione d’emergenza contro l’Isola.
In una lettera inviata ai presidenti della Camera dei Rappresentanti e del Senato, Obama ha rinnovato la misura perchè continui in vigore anche dopo il 1º marzo del 2012, anche se si e astenuto dal precisare sino a quando.
L’entrata non autorizzata nelle acque territoriali cubane di qualsiasi nave registrata negli Stati Uniti è pregiudizievole per la nostra politica estera, aggiunge un comunicato della Casa Bianca.
Basata nella Legge d’Emergenza Nazionale, la misura suppone che Washington si riserva il diritto di sferrare una risposta militare contro Cuba, motivato dai fatti del 24 febbraio del 1996, allarmano gli analisti.
In quella data due piccoli aerei dell’organizzazione anticubana Hermanos al Rescate, con sede a Miami, violarono lo spazio aereo cubano e furono abbattuti.
Quei voli non erano i primi. In molte occasioni il Governo di Cuba aveva espresso all’amministrazione dell’allora presidente William Clinton (1993-2001), la necessità che si ponesse fine a quelle operazioni.
Gli aerei avevano sorvolato in svariate occasioni L’Avana, lanciando volantini con l’intenzione di provocare sollevamenti popolari contro il governo.
Il 1º marzo del 1996, Clinton dichiarò un’emergenza per far fronte alla minaccia che portava il deterioramento delle relazioni internazionali con Cuba.
Dodici giorni dopo, l’ex presidente firmò la Legge Helms-Burton, progetto legislativo che internazionalizzò il blocco contro l’Isola, negando crediti e aiuti finanziari a paesi e organizzazioni che favoriscono o promuovono la cooperazione con Cuba, e che rende difficili gli investimenti stranieri nell’Isola.
Il 26 febbraio del 2004 Washington estese lo stato d’emergenza, per negare qualsiasi appoggio economico e materiale all’Isola.
Da più di mezzo secolo, la Casa Bianca mantiene una politica d’aggressione contro L’Avana, che ha incluso azioni di terrorismo, l’introduzione di plaghe e malattie, operazioni segrete e una fallita invasione militare alla Baia dei Porci, nel 1961. Gli Stati Uniti, inoltre, mantengono vigente un blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba dopo il trionfo della Rivoluzione, nel gennaio del 1959.

Obama premio Nobel per la pace
 Internauti denunciano in Twitter l’ostilità anticubana  
24 febbraio 2012 - Prensa Latina traduzione di Ida Garberi
L’etichetta #DerechosdeCuba, usata dagli internauti in Twitter per denunciare l’ostilità contro l’isola ed il silenzio mediatico davanti a questi attacchi, ha registrato oggi un vertiginoso aumento nel numero di entrate.
Appena 17 minuti dopo iniziato il tuittazzo - un appuntamento per mostrare solidarietà col paese caraibico -, #DerechosdeCuba si trasformava in Spagna in Trending Topic (TT), la convenzione per riconoscere la popolarità in questa rete sociale che conta con più di 200 milioni di utenti.
Gli strumenti di misurazione di Twitter che valutano la quantità di entrate realizzate nella rete in un luogo comune determinato, hanno segnato a partire dalle 10 della mattina, ora fissata per l’iniziativa, un aumento che é arrivato fino alla cifra di quattromila menzioni, secondo la pagina digitale Cubadebate.
Nel pomeriggio di ieri, tuitteri cubani hanno fatto un appello agli internauti affinché esprimessero il loro appoggio all’isola con questo mezzo, e dovuto all’accoglienza dell’iniziativa, fondamentalmente in nazioni come Spagna, Venezuela, Brasile, Argentina e Messico, la convocazione si é rinnovata per domani venerdì alla stessa ora.
No alla Base di Guantanamo, No al bloqueo, No al terrore mediatico, Libertà per i Cinque, #DerechosdeCuba per la rivoluzione del popolo cubano che prosegua!! esprimono due dei tweets pubblicati.
Che nessuno interrompa il rito, vogliamo amare in pace, per dire in un grido #CubaVa!!! #derechosdecuba, #DerechosdeCuba di potersi sviluppare senza un bloqueo economico ingiusto, #DerechosdeCuba ad esigere non più Guerre mediatiche, né lacché pagati dalla CIA, esigono altre entrate.
In questo modo, si affrontano le recenti provocazioni contro Cuba, tra queste un incontro nella residenza di un diplomatico USA, in questa capitale, con la partecipazione di persone vincolate al governo di Washington, d’accordo col sito digitale.
La riattivazione di oggi coincide con l’inizio della Guerra Necessaria, il 24 febbraio del 1895, come la chiamò il suo organizzatore, l’Eroe Nazionale José Martí, che morì in combattimento poco dopo il suo arrivo in territorio cubano, il 19 maggio dello stesso anno.
I Cinque, come sono conosciuti internazionalmente gli antiterroristi cubani Gerardo Hernández, Antonio Guerrero, Ramón Labañino, Fernando González e René González, furono detenuti più di 13 anni fa negli Stati Uniti e sottoposti ad un processo pieno di irregolarità, nel quale si violarono tutte le garanzie di un giusto processo. Come risultato sono stati condannati ingiustamente a pene enormi per aver avvertito il loro paese dell’organizzazione di azioni violente da parte dei gruppi di terroristi nemici di Cuba che operano negli Stati Uniti.

La propaganda contro Cuba, anche nei videogiochi e nelle serie per bambini/La propaganda contra Cuba, también en videojuegos y series infantiles



La propaganda contro Cuba, anche nei videogiochi e nelle serie per bambini
Grazie a Jim H. Steklov e a Daniela Steklov per le loro idee e le informazioni per questo lavoro
24 febbraio 2012 - Joseph Manzaneda, coordinatore www.cubainformacion.tv

Siamo già abituati alla propaganda contro Cuba nei media. Ma i luoghi comuni che servono per demonizzare la Rivoluzione cubana ed i suoi leader contaminano anche l'industria dell'intrattenimento. Gli esempi abbondano nel cinema, soprattutto nel più commerciale e prodotto negli USA(1). E negli ultimi anni vediamo come gli stereotipi politici più elementari sull'isola sono riprodotti anche in alcuni dei videogiochi più popolari.
Ai tradizionali giochi che sfruttavano la fobia anticomunista della Guerra Fredda come "World in Conflict" (2), "Freedom Fighters" (3) o "Command & Conquer: Red Alert 2" (4), esempi di odio anti-sovietico, si sono incorporati, negli ultimi anni, numerosi videogiochi di guerra la cui tematica punta direttamente o indirettamente a Cuba.
"Tropico 4", per esempio, ambientato in una presunta "dittatura caraibica" e che sfrutta tutti i tipi di stereotipi razzisti e colonialisti, suggerisce Cuba come lo scenario di un "necessario" intervento militare (5).
Nel gioco "Call of Duty: Black Ops," l'obiettivo è, tra gli altri, assassinare lo stesso Fidel Castro e il suo protagonista è un mercenario in missione in paesi nemici degli Stati Uniti come la Cina, Russia e Vietnam (6). Il termine "Black Ops" è un evidente riferimento propagandistico alla impresa di mercenari più famosi del mondo, la Blackwater.
Il sito web LevelUp, che si presenta come il web "leader nei contenuti e comunità di videogioco in America Latina", incoraggia gli utenti, attraverso il gioco, ad "assassinare il famoso presidente a vita dittatore di Cuba" (7). Qualcuno dovrebbe ricordare ai curatori di questo sito che chi chiamano "presidente a vita" non è più presidente dal 2006 e, se non é presidente, poco probabile lo sarà a vita.
Un altro gioco, "Ghost Recon: Island Thunder" realizzato con l'assistenza dello scrittore statunitense Tom Clancy (8), i cui romanzi sono pura propaganda delle guerre interventiste degli Stati Uniti nel mondo "ci situa - come recita la sua pubblicità - quando Fidel Castro muore e il paese si prepara ad elezioni democratiche con il sostegno delle Nazioni Unite"(9). Ma - continua - "c'è un gruppo di ribelli (sostenitori di Fidel) che sono disposti a fare un colpo di stato perché un tale evento (le elezioni) non abbia luogo".
Praticamente nessuno spazio nell'industria delle comunicazioni e dell'intrattenimento sfugge alla propaganda contro Cuba, compreso quello dei cartoni animati. La serie nord americana The Simpsons già dimostrava, qualche anno fa, che l'unico modo ammissibile in cui Fidel Castro può diventare personaggio di fantasia è il ruolo di un leader pentito delle sue idee rivoluzionarie (10).
Una produzione più recente, la serie "Los DaVincibles" che emette, tra gli altri, il canale pubblico spagnolo Clan TV (11), ci offre un esempio interessante: il cattivo della serie, un essere che incarna il desiderio di potere e dominazione del mondo, si chiama Cuba e il suo abbigliamento tipico è basco rosso stile bolivariano (12). Niente di più scioccante e contraddittorio in chi rappresenta, propriamente, i valori dell'imperialismo. D'altra parte, si può immaginare lo scandalo se gli scrittori avessero chiamato il personaggio con il nome di Stati Uniti o la Francia?
E' che i potenti sembrano non averne abbastanza con il controllo, ogni giorno più assoluto, dei grandi media di comunicazione, per l'imposizione di immaginari sociali che si accordino con l'ideologia del sistema di dominazione. Pertanto estendono la loro guerra di propaganda all'intera catena di prodotti e spazi dell'industria della comunicazione dell'informazione e dell'intrattenimento.
La propaganda contra Cuba, también en videojuegos y series infantiles
Gracias a Jim H. P. y a Daniela Steklov por sus ideas e información para este trabajo
José Manzaneda, coordinador de Cubainformación
Estamos acostumbrados ya a la propaganda contra Cuba en los medios de información. Pero los clichés que sirven para satanizan a la Revolución cubana y a sus líderes contaminan también la industria del entretenimiento. Hay ejemplos abundantes en el cine, especialmente en el más comercial y producido en EEUU (1). Y en los últimos años, vemos cómo los estereotipos políticos más básicos sobre la Isla son reproducidos también en algunos de los videojuegos más populares.
A los tradicionales juegos que ya explotaban la fobia anticomunista de la Guerra Fría, como "World in Conflict" (2), "Freedom Fighters" (3) o "Command & Conquer: Red Alert 2" (4), ejemplos de odio antisoviético, se han incorporado, en los últimos años, varios videojuegos bélicos cuya temática apunta directa o indirectamente a Cuba.
Trópico 4", por ejemplo, ambientado en una supuesta “dictadura caribeña”, y que explota todo tipo de estereotipos racistas y colonialistas, insinúa a Cuba como escenario de una “necesaria” intervención militar (5).
En el juego “Call of Duty: Black Ops”, el objetivo es, entre otros, asesinar al propio Fidel Castro, y su protagonista es un mercenario en misión en países enemigos de EEUU, como China, Rusia o Vietnam (6). El término "Black Ops" es una evidente referencia propagandística a la empresa de mercenarios más famosa del mundo, los Blackwater. El sitio web LevelUp, que se presenta como la web “líder en contenido y comunidad de videojuegos en Latinoamérica”, anima a los usuarios, a través del juego, a “asesinar al famoso presidente vitalicio dictador de Cuba” (7). Alguien debería recordar a los redactores de esta web que quien denominan “presidente vitalicio” no es presidente desde el año 2006 y, si no es presidente, raramente lo será vitalicio.
Otro juego, "Ghost Recon: Island Thunder", realizado con la asesoría del escritor estadounidense Tom Clancy (8), cuyas novelas son pura propaganda de las guerras de intervención de EEUU en el mundo, “nos sitúa –según reza su publicidad- cuando Fidel Castro muere y el país se prepara para unas elecciones democráticas con el apoyo de las Naciones Unidas” (9). Pero –continúa- “hay un grupo de rebeldes (partidarios de Fidel) que están dispuestos a efectuar un golpe de estado para que tal acto (electoral) no tenga cabida”.
Prácticamente ningun espacio en la industria de la comunicación y el entretenimiento se escapa a la propaganda contra Cuba, incluído el de los dibujos animados. La serie norteamericana Los Simpson ya demostraba, hace unos años, que el único modo permisible en el que Fidel Castro puede convertirse en personaje de ficción es en el papel de un líder arrepentido de sus ideas revolucionarias (10).
Una producción más reciente, la serie “Los DaVincibles” que emite, entre otros, el canal público español Clan TV (11), nos ofrece un ejemplo interesante: el personaje malvado de la serie, un ser que encarna las ansias de poder y de dominio del mundo, se llama Cuba y su atuendo característico es una gorra roja de estilo bolivariano (12). Nada más chocante y contradictorio en quien representa, justamente, los valores del imperialismo. Por otro lado, ¿se imaginan el escándalo si los guionistas hubieran bautizado al personaje con el nombre de Estados Unidos o Francia?
Y es que los poderosos parecen no tener suficiente con el control cada día más absoluto de los grandes medios de comunicación, para la imposición de imaginarios sociales acordes a la ideología del sistema de dominación. Por ello extienden su guerra de propaganda a toda la cadena de productos y espacios de la industria de la comunicación
la información y el entretenimiento.

638 attentati alla vita appurati al 2006 ,tutti o quasi  della CIA Made in USA

Senza sicurezza Renè l’antiterrorista cubano in libertà vigilata,.... Il Coordinamento per i Cinque alta Maremma Toscana è membro del Comitato Italiano giustizia per i Cinque.


Il Coordinamento per i Cinque alta Maremma Toscana è membro del Comitato Italiano giustizia per i Cinque.

Il coordinamento per la libertà dei dei cinque eroi cubani alta Maremma Toscana, che da Piombino, Follonica si spinge fino e oltre le colline metallifere informa che adesso è membro del Comitato Italiano Giustizia per i Cinque e parteciperà alle più importanti manifestazioni , inoltre come accade già da anni continuerà a diffondere l' informazione giusta sui 5 eroi alle varie feste di zona, il 25 aprile a Montieri (GR), il 1° magggio alla Leccia (Castelnuovo val di Cecina -Pi ) alla 16a Festa internazionalista dal 19 al 22 luglio alla pinetina di Riotorto alle feste di Liberazione. Piombino e Castelnuovo v.di Cecina.

Questa è stata la gradita risposta inviata da Haidi Giuliani Presidente del Comitato italiano giustizia per i cinque alla richiesta di adesione al comitato nazionale da parte del coordinamento per la libertà dei cinque alta Maremma.

che bella questa richiesta di adesione!!
Penso che dovremmo subito:
per prima cosa rispondere accettando la richiesta e ringraziando;
in seguito comunicare l'adesione dei compagni toscani a tutti i circoli e le associazioni filocubane nella speranza che altri vogliano seguire l' esempio.
Credo che il nostro Comitato potrà lavorare meglio e con maggiore efficacia se potrà contare su una rete di compagni attivi in ogni regione."

Ringrazio Franco per la bella notizia

Haidi

Senza sicurezza Renè l’antiterrorista cubano in libertà vigilata
Roberto Hernández

L’avvocato statunitense Phill Horowitz ha di nuovo rivelato i suoi timori per la sicurezza e la salute del suo rappresentato, l’antiterrorista René González, che vive in libertà vigilta dopo aver scontato 13 anni d’ingiusta reclusione.
Durante un’intervista diffusa dal programma cubano radio-televisivo Tavola Rotonda Informativa, Horowitz ha assicurato che hanno chiesto il suo ritorno Cuba perchè negli Stati Uniti non può nemmeno ricevere un’adeguata assistenza sanitaria.
Dato che non può avere un’assicurazione sulla salute, dovrebbe pagare di tasca sua, ha detto l’avvocato, vincolato dal 1998 al caso di René e dei suoi compatrioti Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Antonio Guerrero e Fernando González.
Vedo di frequente René, e so che non può ricevere nemmeno un’adeguata assistenza dentistica, dopo un’urgenza presentata”, ha detto, senza scendere in dettagli.
Horowitz ha affermato che non può rivelare dove vive René, per la sua sicurezza, per proteggerlo di fronte al pericolo che corre dalla sua liberazione, in libertà vigilata, lo scorso 7 ottobre.
Non è per mancanza di fiducia... ho fiducia in tutti a L’Avana, ma è per la sua sicurezza”, ha sottolineato, e riferendosi alla prossima azione per sollecitare il ritorno di René a Cuba, l’avvocato ha insistito che non esiste un calendario per farlo, perchè dipende esclusivamente dalla giudice.
Si è dimostrato ottimista però, parlando di una soluzione favorevole, dato il buon comportamento dell’antiterrorista, uno dei Cinque, come sono conosciuti nel mondo intero, nelle campagne per la loro scarcerazione.
I 13 anni in prigione sono stati davvero molto duri e i quattro mesi separato dalla moglie e dalle figlie, dalla famiglia e dalla Patria, sono insultanti”, ha dichiarato, segnalando che le Corti non possono ignorare che è un cittadino cubano separato a forza dalla sua famiglia.
René, ha ricordato, non può compiere quello che fa qualsiasi ex detenuto in libertà vigilata: dormire nel suo letto e vivere con la sua famiglia per reinserirsi nella società. Mi spiace molto non poter dire quanto tempo durerà questa situazione e cosa risponderà la giudice”, ha aggiunto.
René voleva tornare per partecipare alla Maratona de l’Avana”, ha commentato parlando dello stato fisico del patriota cubano che correva in carcere e ancora oggi lo fa.
(Traduzione Granma Int.)

Libertà per i Cinque, già!
I cubani residenti in Haiti chiedono al Papa d’intercedere per i Cinque
I cubani residenti in Haiti hanno consegnato nella sede della Nunziatura di Port au Prince una lettera indirizzata al Papa Benedetto XVI, con cui gli chiedono d’intercedere, negli Stati Uniti per la libertà dei Cinque antiterroristi cubani, ingiustamente condannati in questo paese e reclusi da più di 13 anni.
La lettera firmata dai membri dell’Associazione dei cubani residenti e discendenti, in Haiti (ACRDH), e da haitiani amici di Cuba, è stata consegnata alla massima rappresentazione della Chiesa cattolica in questo paese dei Caraibi. Inoltre denuncia i 50 anni di crudele blocco imposto contro Cuba dai successivi governi degli Stati Uniti, e chiede a Sua Santità la mediazione per far sì che il governo di Washington ordini l’immediata liberazione di Gerardo Hernández, Antonio Guerrero, Fernando González, Ramón Labañino e René González, “perchè possano tornare nella Patria che li ha visti nascere”.
Questa azione fa parte delle iniziative che si organizzano ogni mese in Haiti per diffondere la verità sul caso dei Cinque, in appoggio alla lotta per la loro definitiva liberazione. La lettera è stata inviata anche alle emittenti radiofoniche e ai media della stampa di Haiti per la divulgazione tra l’opinione pubblica. (Traduzione Granma Int.)

Fanno un appello ai giuristi per lavorare per il ritorno dei Cinque cubani

L'Avana, 22 feb (Prensa Latina) Il presidente del Parlamento cubano, Ricardo Alarcon, ha fatto un appello ai membri dell'Unione Nazionale dei Giuristi di Cuba (UNJC) ad intensificare gli sforzi per un rapido ritorno all'isola dei Cinque cubani incarcerati negli Stati Uniti.
Intervenendo nella chiusura del VII Congresso dell'UNJC nel Palazzo delle Convenzioni della capitale, Alarcon ha affermato che i Cinque starebbero già a Cuba se tutti i giuristi fossero capaci di cooperare con spirito e volontà.
Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez, Ramon Labañino, Renè Gonzalez e Gerardo Hernandez sono stati condannati ad esagerate pene per informare su piani di azioni violente contro Cuba forgiati da gruppi terroristi situati in territorio nordamericano.
Se vogliamo compiere il nostro dovere in questo momento
-ha detto Alarcon ai delegati - dobbiamo essere capaci di lavorare duramente in questo senso nel nostro azionare quotidiano senza nessuna retorica.
Dobbiamo utilizzare le chiamate nuove tecnologie dell'informazione, principalmente per arrivare al popolo statunitense, suggerì il presidente dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba.
Previamente in una dichiarazione, gli esperti ripudiarono la violazione dei principi basilari ed elementari della giustizia nel processo dei Cinque, come la violazione del dovuto processo legale, ed il diritto ad un giudizio giusto con una giuria imparziale, il quale fu animato per le pressioni dell'amministrazione nordamericana.
Washington trasformò questo caso semplice in una vendetta politica, sfumata per l'occultamento e tergiversazione dell'evidenza, sottolinea il testo.
Criticarono il pagamento di stipendi e donazioni ai mezzi di comunicazione di Miami affinché pubblicassero bugie e fallacie sui Cinque chiamandoli “spie” col proposito di creare un clima avverso ed ostile verso gli accusati, per avere poi influenza decisivamente sul verdetto del giurato e la sentenza della giudice.
L'UNJC chiamò giudici, avvocati ed ad organizzazioni di giuristi in maniera generale a denunciare questa ingiustizia coperta dal silenzio dei grandi monopoli dell'informazione che occultano la verità sul caso.
Ig/joe

giovedì 23 febbraio 2012

Comité Internacional por la Libertad de los 5 Cubanos -5 Días por los 5 Cubanos en Washington D.C.-


Comité Internacional por
la Libertad de los 5 Cubanos

Agenda la Fecha:
5 Días por los 5 Cubanos en Washington D.C.

Imagen creada por Marivi Rodriguez 

En este año crucial para los 5 Patriotas Cubanos necesitamos incrementar las acciones en la misma capital de los Estados Unidos. El Comité Internacional por la Libertad de los 5 hace un llamado a todas las organizaciones solidarias y amigos dentro de los EEUU y en el mundo para apoyar la realización de "5 Días de acciones consecutivas por los 5".

Las jornadas de denuncia y solidaridad se llevarán a cabo del 17 al 21 de Abril en Washington D.C.

Entre ellas destacamos:
°Evento público con la participación de personalidades de EEUU y otros países;
°Lobby y entrega de información a miembros del Congreso y el Senado de los
EEUU;
°Muestra de documentales en universidades y espacios públicos;
°Contacto con los medios de comunicación;
°Reunión con grupos religiosos de diferentes denominaciones; y
°Mesas con información y actividades culturales.
Paralelamente se colocarán miles de carteles "Obama Give me Five" en puntos claves de la ciudad y se publicarán anuncios en distintos medios.


PARTICIPE Y APOYE ESTAS ACCIONES PARA DAR A CONOCER EL CASO DE LOS 5 CUBANOS EN WASHINGTON D.C.


Diferentes formas de participar y apoyar las acciones de 5 días por los 5 Cubanos:
°Endosar las acciones enviando el nombre de su organización a
°Participar en las acciones de Washington DC;
°Enviar una donacion

Muy pronto enviaremos la información detallada sobre cada actividad.

Comite Internacional por la Libertad de los 5 Cubanos

Mesa Consultiva del Comite Internacional

Para informacion actualizada visite:





La schizofrenia politica di Oscar Elias Biscet/La esquizofrenia política de Oscar Elías Biscet


Oscar Elias Biscet proposto premio Nobel??sotto giuramento ha chiesto al congresso degli  Stati Uniti un intervento militare a Cuba come quello realizzato in Kosovo...." Questo è il sostegno che io chiedo da voi perché il mio popolo sia libero e sovrano".



La schizofrenia politica di Oscar Elias
Biscet
22 febbraio 2012 - di Edmundo Garcia http://cambiosencuba.blogspot.com/

Lo scorso giovedì 16 febbraio per conto della Fondazione Lawton, una cosiddetta organizzazione dei Diritti Umani che quasi nessuno conosce, Oscar Elias Biscet ha testimoniato per telefono, da Cuba e sotto giuramento, niente meno che di fronte al Congresso degli Stati Uniti d'America, in particolare davanti della Sottocommissione per l'Africa, Salute Generale e Diritti Umani del Comitato Relazioni Estere, la cui presidente è Ileana Ros-Lehtinen.
L'allocuzione è stata fin dall'inizio un atto di servilismo e adulazione a tutta la congrega cubano americana nel legislativo di Washington; Biscet ha chiamato la congressista Ileana Ros-Lehtinen "la mia compatriota e grande difensore della libertà del popolo cubano" e ha elogiato il supposto "lavoro altruista per la causa della libertà di Cuba" dei senatori Bob Menendez e Marco Rubio, e dei congressisti Albio Sires, Mario Diaz-Balart e David Rivera.
Non credo che questo fatto abbia paragoni nella storia cubana. Non conosco nessun Plattista (favorevole all'Emendamento Platt ndt) o annessionista che abbia chiesto favori al Congresso degli Stati Uniti con la sfacciataggine con cui lo ha fatto Oscar Elias Biscet. Anche i politici più remissivi dell'epoca repubblicana a Cuba, quando pianificarono o richiesero un intervento, cercarono sempre pretesti e fecero carte false perché, a quanto pare, dava loro almeno un pò di vergogna di fronte al popolo e alla loro coscienza. Perfino gli stessi nord americani si presero la briga di montare una campagna stampa anti spagnola e anti cubana intorno all'affondamento del Maine, perché alcuni congressisti, come questi, votassero una dichiarazione formale di guerra. Ma con gente come Biscet non si ha più questo problema, lui stesso gli fa propaganda e lui stesso presenta un progetto di intervento.
Perché di fatto Oscar Elias Biscet ha chiesto un intervento militare a Cuba come quello realizzato in Kosovo. Sa per caso questo schizofrenico, in politica, che cosa è accaduto nel conflitto in Kosovo? Sa Oscar Elias Biscet qualcosa del dolore e della morte che causarono, in quella guerra, i bombardamenti della NATO, quei bombardamenti che, con linguaggio molto subdolo, sta chiedendo al Congresso degli Stati Uniti per Cuba?
Non invento parole e cito quelle di Biscet, trascritte dallo stesso Comitato delle Relazioni Esteri di fronte a cui ha testimoniato. Oscar Elias Biscet ha detto:"Domani festeggeremo con orgoglio il quarto anniversario dell'indipendenza del Kosovo. Cinque anni fa, voi americani gli prometteste agli albanesi kossovari il vostro forte sostegno all'indipendenza. Lo hanno fatto con tanta fermezza, onore e amore che sommarono molti paesi a questa giusta causa e trionfarono. Questo è il sostegno che io chiedo da voi perché il mio popolo sia libero e sovrano".
Domando alla congressista Ileana Ros-Lehtinen e agli altri legislatori: è per questo uomo che chiede un intervento multinazionale come quello del Kosovo a Cuba, per lui che voi state chiedendo un Premio Nobel per la Pace?
Biscet, abbandonato dalla ragione, ha richiesto inoltre al Congresso USA l'applicazione senza restrizioni o limiti della legge Helms-Burton. E sapendo che uno degli autori di questa obbrobriosa legge, il rappresentante dell'Indiana Dan Burton, aveva anch'egli testimoniato in quella stessa commissione, lo ha personalmente salutato definendolo "patriota" e "amante della libertà dell'umanità."
Dal momento che Oscar Elias Biscet era sotto giuramento, giacché ha promesso in nome del Dio biblico di non mentire al Congresso degli Stati Uniti, si deve presumere che il pubblico ministero del suo paese ha le prove di tutte le sue affermazioni. Così voglio chiedere: Può dimostrare Biscet, come ha detto al Congresso, che il governo cubano ha ricattato sua moglie perché lo abbandonasse? Può mostrare, senza telefono, lo sfregio del viso che assicura gli ha provocato il pestaggio della polizia politica? Può dare Biscet il nome dei due rei che sono stati contrattati da militari cubani per assassinarlo? Può fornire Biscet al Congresso dati su tali contratti? Vorrebbe Biscet mostrare pubblicamente le prove dell'uso, contro di lui, di pistole elettriche, una qualche documentazione sui numerosi casi di rifiuto di cure mediche che denuncia e sulle torture che dice di aver sofferto? Ha Biscet mappe, elenchi di reclutamento o foto di accampamenti da mostrare al Congresso degli Stati Uniti dove si trovano le basi di addestramento dei gruppi "anti nord americani" o "anti-ebraici" a Cuba? Insisto sul fatto che tutte queste prove sarebbero necessarie perché non si tratta di un semplice commento di passaggio, è una testimonianza sotto giuramento davanti al Congresso degli Stati Uniti, dove Biscet ha denunciato: "L'addestramento militare e logistico alle narco-guerriglie della Colombia e la presenza basi operative degli estremisti islamici di Hezbollah e di Hamas a Cuba".
Oscar Elias Biscet ha delirato davanti al Congresso degli Stati Uniti, ha parlato della possibilità di una nuova crisi dei missili e armi nucleari simili a quella del 1962, dove questa volta Cuba avrebbe come alleati Iran e Venezuela. Ha commesso errori storici, ha mostrato ignoranza nel momento di valutare avvenimenti politici mondiali degli ultimi decenni, ha dimostrato di non conoscere il proprio paese, i suoi dirigenti e le realtà del resto del mondo. Naturalmente, la stampa ha evitato di informare sulle sua assurdità; appena ha dato la notizia aggiungendo che Biscet ha parlato di pace per l'isola. Ma Biscet e la pace non fanno una bella coppia. Non solo non merita il Premio Nobel, neppure merita l'apprezzamento di un popolo sovrano e onesto come il popolo di Cuba.
 
immagini inserite da gruppo amici di Cuba "Italo Calvino" Piombino

La esquizofrenia política de Oscar Elías Biscet
Por Edmundo García
El pasado jueves 16 de febrero y a nombre de la Fundación Lawton, una llamada organización de Derechos Humanos que casi nadie conoce, Oscar Elías Biscet testificó telefónicamente, desde Cuba y bajo juramento, nada menos que ante el Congreso de los Estados Unidos de América; concretamente ante el Subcomité de África, Salud General y Derechos Humanos del Comité de Relaciones Exteriores, cuya presidente es Ileana Ros-Lehtinen. La alocución fue desde el mismo comienzo un acto de servilismo y adulación a toda la plana cubanoamericana en el legislativo de Washington; Biscet llamó a la Congresista Ileana Ros-Lehtinen “mi compatriota y gran defensora de la libertad del pueblo cubano”, y halagó la supuesta “labor altruista en la causa de la libertad de Cuba” de los senadores Bob Menéndez y Marco Rubio, y de los Congresistas Albio Sires, Mario Díaz-Balart y David Rivera.
No creo que este hecho tenga parangón en la historia cubana. No conozco ningún plattista o anexionista que haya solicitado favores al Congreso de EEUU con el descaro que lo ha hecho Oscar Elías Biscet. Hasta los politiqueros más entreguistas de la era republicana cubana, cuando planearon o pidieron una intervención, buscaron siempre pretextos e hicieron paripés porque al parecer les daba al menos un poco de vergüenza ante su pueblo y su conciencia. Hasta los propios norteamericanos se tomaron el trabajo de montar una campaña de prensa antiespañola y anticubana alrededor del hundimiento del Maine, para que unos congresistas como estos votaran una declaración de guerra formal. Pero con gente como Biscet ya no tienen ese problema, él mismo les hace la propaganda y él mismo les presenta un proyecto de intervención.
Porque de hecho Oscar Elías Biscet ha pedido una intervención militar en Cuba como la realizada en Kosovo. ¿Sabe acaso este esquizofrénico en política lo que sucedió en el conflicto kosovar? ¿Sabe Oscar Elías Biscet algo del dolor y la muerte que causaron en esa guerra los bombardeos de la OTAN; esos bombardeos que, con muy disimulado lenguaje, le está pidiendo al Congreso de los EEUU para Cuba?
No invento palabras y voy a citar las de Biscet, transcritas por el propio Comité de Relaciones Exteriores ante el que testificó. Dijo Oscar Elías Biscet: “Mañana celebraremos con orgullo el cuarto aniversario de la independencia de Kosovo. Hace cinco años ustedes los americanos le prometieron a los albanokosovares su decidido apoyo a la independencia. Lo hicieron con tanta firmeza, honor y amor que sumaron a muchos países en esta justa causa y triunfaron. Este es el apoyo que yo pido de ustedes para que mi pueblo sea libre y soberano”. Le pregunto a la congresista Ileana Ros-Lehtinen y a los demás legisladores: ¿es para este hombre que pide una intervención multinacional como la de Kosovo en Cuba, para el que ustedes están pidiendo un Premio Nobel de la Paz?
Biscet, abandonado por la razón, solicitó además al Congreso norteamericano la aplicación sin moderación ni límites de la Ley Helms-Burton. Y sabiendo que uno de los autores de esa oprobiosa ley, el Representante por Indiana Dan Burton, había testificado también en esa misma comisión, le saludó personalmente calificándolo como “patriota” y “amante de la libertad de la humanidad”.
Ya que Oscar Elías Biscet se encontraba bajo juramento, ya que prometió en nombre del Dios Bíblico no mentir al Congreso de los Estados Unidos, debe suponerse que el fiscal de su propio país tiene pruebas de todas sus afirmaciones. Por eso quiero preguntar: ¿Puede demostrar Biscet, como ha dicho al Congreso, que el gobierno cubano chantajeó a su esposa para que le abandonara? ¿Puede mostrar fuera del teléfono la desfiguración de rostro que asegura le provocó la golpiza de la policía política? ¿Puede dar Biscet el nombre de los dos reos que fueron contratados por militares cubanos para asesinarle? ¿Puede facilitar Biscet al Congreso datos sobre dichos contratos? ¿Desearía Biscet mostrar públicamente pruebas del uso en su contra de pistolas eléctricas, alguna documentación sobre los muchos casos de negación de atención médica que denuncia, y sobre las torturas que según dice padeció? ¿Tiene Biscet mapas, listas de reclutamientos o fotos de campamentos para mostrarle al Congreso de los Estados Unidos dónde están las bases de entrenamiento de grupos “anti norteamericanos” o “anti judíos” en Cuba? Insisto en que todas estas pruebas serían necesarias porque no se trata de un simple comentario de pasillo, es una testificación bajo juramento ante el Congreso de los Estados Unidos, donde Biscet denunció: “Entrenamiento militar y logístico a las narco guerrillas de Colombia y la presencia de bases de operaciones de los extremistas musulmanes de Hezbollah y Hamas en Cuba.”.
Oscar Elías Biscet ha delirado ante el Congreso de los Estados Unidos; habló de la posibilidad de una nueva crisis de misiles y armas nucleares similar a la de 1962, donde esta vez Cuba tendría como aliados a Irán y Venezuela. Cometió errores históricos, demostró ignorancia a la hora de valorar acontecimientos políticos mundiales de las últimas décadas, mostró desconocimiento de su propio país, de sus dirigentes y de las realidades del resto del mundo. Por supuesto, la prensa ha evitado informar sobre sus disparates, apenas dio la noticia añadiendo que Biscet habló de paz para la isla. Pero Biscet y la paz no hacen buena pareja. No solo no merece el Premio Nobel, tampoco merece el aprecio de un pueblo soberano y honesto como el pueblo de Cuba.