mercoledì 10 settembre 2014

La musica è un mezzo necessario per la causa dei Cinque !! / Gianluca Quaglierini: per Cuba, per i Cinque, per la pace - Gianluca Quaglierini: por Cuba, por los Cinco, por la paz Ida Garberi


Bruce Springsteen, quando ancora non si faceva coinvolgere nelle campagne elettorali dai suoi loschi amici candidati del partito democratico del suo paese, vedi : Kerry o Obama, era un caposaldo nella aggregazione giovanile e non solo, nei suoi concerti lui denunciava il malessere della società Statunitense e del pianeta, Bruce, nel 1987 dopo aver ascoltato il brano di Sting “ They dance Alone” (canzone che parlava del Cile e dell'Argentina, delle donne di Plaza de Mayo che a Buenos Aires ballavano sole perchè i loro uomini erano stati fatti sparire da un regime fascista sanguinario, fratello di quello di Pinochet che in Cile l’11 settembre 1973 prese il potere  con un Golpe come di consuetudine made in USA, …un 11 settembre molto in anticipo a quello che oggi ricordano tutti.)…affermò pubblicamente "ho imparato di più da una canzone di tre minuti di tutto quello che ho imparato a scuola”

Il movimento alta Maremma libertà per i Cinque eroi Cubani per far conoscere il caso  dei Cinque oltre le tradizionali forme di diffusione, ha inserito come prioritario il coinvolgimento di musicisti Rock, reggae, ska, hip hop, classica,…è dimostrato che un musicista, un gruppo ,
arrivano dove altri non possono arrivare, sia cantando una canzone sul tema in questione, sia parlandone anche per solo uno due minuti, di solito grande o piccola che sia i musicisti hanno una platea con cui comunicare e far giungere messaggi.
Nell’alta Maremma combattente, terra di Briganti, di
Resistenza e con una bella storia Rossa alle spalle  per fortuna non  ancora cancellata come in altri territori, due band che hanno un loro circuito, un loro seguito sono diventate solidali alla causa, per adesso ”Animali domestici group” e “Settima Onda” è già nell’aria che presto ne arriveranno altre, gli “Animali Domestici”  ha inizio estate 2014  hanno scritto il bellissimo testo della canzone “i cinque” che viene cantato regolarmente nei concerti e presto sarà anche
inciso,  la voce del gruppo Gianluca Quaglierini  nonché membro del coordinamento Maremmano per i Cinque, è stato oggetto di una bella intervista curata dalla giornalista di Prensa latina Ida Garberi che è stata pubblicata il 18 agosto 2014 in Cubadebate, in un passato recente due formazioni militanti di passaggio in alta
Maremma per concerti “Red Ska” e “Radici nel cemento”  ben conosciute  in Italia  e che sapevano poco nulla sulla storia delle  ingiustizie USA contro  Antonio ,Gerardo, Ramon, Fernando,Renè, si resero
subito  disponibili a sostenere attivamente  la Causa, però a queste band  dovevano essere vicini le associazioni amiche di Cuba dell’Emilia e di Roma.

                                                                       

 By Sandino




2012 Cantante del gruppo Red ska con compagni  maremmani

Radici nel cemento 2013 Pinetina Riotorto



Da Cubadebate 18 agosto 2014 testo integrale :

Gianluca Quaglierini: per Cuba, per i Cinque, per la pace

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”.
                                                            Antonio Gramsci
Nei miei cammini della solidarietà, è bello molte volte conoscere persone con cui condividere le speranze, con cui cercare di costruire un mondo migliore, nel nostro piccolo. Non mi ricordo quanti anni sono passati dalla prima volta che mi ha contattato, durante un suo viaggio a Cuba, Maurizio “Sandino” Cerboneschi, però da subito l’ho sentito come un fratello di lotte. Grazie a lui ed al suo lavoro instancabile, sono potuta entrare in contatto con altri militanti del “Movimento Alta Maremma Libertad por los Cinco”, e tra questi con Gianluca Quaglierini in particolare.
Ho conosciuto Gianluca qui a Cuba nel novembre del 2013 quando è venuto in viaggio con un gruppo di solidari internazionalisti, principalmente per partecipare al IX Colloquio Internazionale per la Libertà dei Cinque ed ho deciso di fargli alcune domande proprio adesso che con il suo gruppo musicale “Animali Domestici” ha scritto una canzone per i Cinque cubani.
1) Da dove nasce l’amore per Cuba?
“L’amore per Cuba è nato in maniera quasi naturale appena ho cominciato ad interessarmi di politica. Diritto all’istruzione per tutti, diritto alla sanità per tutti, tutela dei bambini: quello che stanno distruggendo in Italia, Cuba continua a sostenerlo e soprattutto a realizzarlo giorno dopo giorno. Mi piacerebbe pensare a Cuba senza bloqueo, ad una Cuba che possa avere a disposizione i mezzi che hanno altri paesi: allora la speranza di un mondo migliore si potrebbe davvero realizzare.
2) Non hai paura che schierarti a favore di Cuba oggi in Italia sia fuori moda anche nella sinistra?
Io non ritengo assolutamente fuori moda schierarsi a favore di Cuba oggi, bensì lo ritengo assolutamente indispensabile e necessario. E questo mi viene ancora più naturale pensarlo oggi mentre ti rispondo, giorno dell’88° compleanno del comandante Fidel.
3) Come e dove hai conosciuto la campagna per i Cinque cubani?
La campagna per la liberazione dei 5 eroi cubani l’ho conosciuta grazie a Maurizio Cerboneschi, un vero compagno, un internazionalista a 360°, un militante comunista di esperienza trentennale. Ne discutevamo durante le riunioni e la questione mi ha appassionato sempre di più, fino a che nel novembre 2013 ho partecipato al IX Colloquio Internazionale per la Libertà dei Cinque, che si è tenuto ad Holguin. E’ stata un’esperienza fantastica. Molti sono stati i momenti in cui anche le lacrime hanno preso il sopravvento. Sai che ci sono andato in viaggio di nozze? E’ stato un po’ come riconoscere questa causa anche come una mia battaglia alla quale ho voluto donare un passaggio fondamentale della mia vita privata. A marzo poi sono andato a Londra per partecipare all’incontro dell’International Commission of Inquiry into the Case of the Five. Ho imparato molto anche in quell’occasione, che affrontava la questione da un punto di vista più tecnico.
4) Come è stato il tuo viaggio a Cuba? Lo consideri un’esperienza soddisfacente?
Non mi vorrei ripetere, ma nel mio viaggio a Cuba ho potuto conoscere una realtà di cui avevo solo sentito parlare. Ho provato a presentarmi con occhio molto critico perché comunque i commenti che mi erano giunti erano venuti da parte di compagni e compagne. Quindi, diciamo, un po’ di parte… Ho potuto vedere una realtà dove una madre non sgrida mai suo figlio, dove i bambini sono felici e sorridenti, dove il rispetto per la donna è altissimo e soprattutto dove la solidarietà e l’umanità sono cardini fondanti. Tutte cose che in Italia sono finite, sempre che mai siano esistite. Quanto sopra mi è capitato di vederlo in tutti i luoghi che ho visitato: Holguin, Cienfuegos, Trinidad, L’Avana, Artemisa, Santa Clara. Quindi non era dovuto al luogo in cui mi trovavo ma ad un sistema culturale in essere. Ho capito che la speranza di un mondo migliore è possibile, è realizzabile: perché esiste già. Si chiama Cuba.

5) Credi che possa esistere concretamente il comunismo? Se sì, per te cosa significa questa parola?
Ovviamente credo che il Comunismo possa esistere concretamente, anzi la sua esistenza è necessaria e ritengo sia l’unica alternativa a questo sistema economico fondato sul capitalismo. Il Comunismo significa giustizia sociale, significa abolire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, significa avere tutti, avere il necessario.
6) Ti consideri comunista?
Mi considero comunista? Ritengo di sì, perlomeno provo ad applicare i suoi principi nella mia vita privata e nella mia attività politica: vita privata ed attività politica che, ti ricordo, affronto in un paese fortemente capitalista.
7) Cosa rappresenta per te partecipare nel progetto di Rifondazione Comunista?

Credo che Rifondazione Comunista sia l’unico mezzo aggregante per realizzare ciò in cui credo e per ottenere un cambiamento nel paese in cui vivo. Sono stati commessi degli errori negli anni scorsi, errori di cui forse ancora ne stiamo pagando il prezzo. Ma non ho mai visto un compagno di Rifondazione Comunista arricchirsi con la politica: semmai è successo il contrario. E gli errori in buona fede li compie anche una moglie, un marito od un figlio.
8) Cosa fai nella vita?
Io lavoro a Piombino e mi occupo di logistica e di organizzazione dei trasporti alla S.O.L. (Società Ossigeno Liquido), un’azienda che produce gas tecnici per industrie ed ospedali. E’ un’azienda dell’indotto della Lucchini e la situazione ultimamente non è affatto semplice perché le Acciaierie Lucchini sono state commissariate in quanto ne è stato decretato il fallimento; tra Lucchini ed indotto lavorano (lavoravano) quasi 5.000 persone. Anche questo è un regalo del capitalismo: un’ulteriore dimostrazione che il capitalismo buono non esiste.
soundcheck del pomeriggio 29 agosto,
9) Come è nato il gruppo Animali Domestici?
Il gruppo musicale “Animali Domestici” è nato all’inizio del 2012. Ho sempre avuto questa passione e dopo aver frequentato un corso di percussioni col maestro senegalese Ismaila Mbaye ho coinvolto alcuni miei amici. Giulio Passarini (il primo con cui ho parlato e pensato questo gruppo) alla chitarra elettrica, Patrizio Santi alla chitarra acustica ed elettrica, il Cacio al basso elettrico, Christian Spinelli alla batteria ed Egizia Marchetti alla chitarra jazz (quando non ci abbandona temporaneamente per andare a cercare fortuna per il mondo). Diciamo che ho realizzato un sogno della mia vita: poter cantare su un palco.
10) Da dove viene l’esigenza di cantare una canzone sui Cinque?
Un giorno di giugno 2014, sulla spiaggia di Follonica, mi sono trovato a pensare alla causa dei Cinque ed ho scritto su carta quello che girava nella mia mente e ne ho parlato subito con Maurizio. Volevo raccontare a più persone possibili la storia di questi 5 uomini. Il portare questa storia nei luoghi dove suoniamo è un modo per mettere a conoscenza il maggior numero di persone possibili di ciò che è accaduto. E nei luoghi dove suoniamo non manca mai la bandiera palestinese. Permettimi un breve ma quanto mai caloroso messaggio di solidarietà alla popolazione di Gaza sottoposta a questo sterminio, questo genocidio, questa pulizia etnica messi in atto dal governo sionista israeliano.

11) Vuoi mandare un messaggio ai Cinque ed a Cuba?
Questa è la domanda più difficile che potevi farmi. Ai Cinque posso trasmettere, per quel poco che mi compete, la solidarietà forte di un movimento internazionale che non trascurerà mai questa vicenda, fino a che tutti e Cinque non potranno riabbracciare le loro madri, mogli o figli. Ho conosciuto molte delegazioni ad Holguin e Londra: posso dire che la voce della solidarietà non si fermerà mai. Siamo con voi e sappiamo che voi lo sentite, che sentite questa spinta che aprirà le porte della vostra libertà. Al governo cubano ed al popolo cubano chiedo umilmente di continuare su questa strada per dare una speranza al resto del mondo che crede ancora in un futuro migliore, solidale, dove la giustizia sociale possa trionfare.
Concludo rispondendo alla tua domanda: le mie radici di sinistra. Mio padre era un operaio siderurgico iscritto al PCI, uno di quelli che le ferie gli servivano per andare ad aiutare il partito, mentre mia madre era casalinga. Un giorno da piccolo chiesi a mio padre: “perché voti Partito Comunista?” e lui rispose “perchè è dalla parte dei più deboli, non sta coi padroni e perché dice che tutti devono essere trattati alla stessa maniera”. Queste parole le ho ascoltate a 12 anni, questo è stato il primo insegnamento dei miei genitori.
Comunque ho cominciato tardi ad interessarmi di politica (sia a livello di partito sia a livello di associazionismo) e se oggi sono riuscito a realizzare quel poco che ho fatto lo devo soprattutto a mia moglie Milena, la mia guida politica, la mia inseparabile anima gemella”.
 
serata  del 29 agosto 2014 pinetina Riotorto
Mando un abbraccio forte e ringrazio Gianluca e tutti i partecipanti al Coordinamento e concludo la chiacchierata pubblicando il testo della canzone: Cinque Eroi

C’è  una terra nel Caribe dal sapor di libertà
Cinque uomini difendono la storia che sarà
son partiti con coraggio son partiti all’arrembaggio
con la stella rossa in cuore per difendere l’onore.

Dalla Patria di Fidel di Camilo e di Raul
Hasta siempre Comandante e pugno sempre in su
C’è un nemico terrorista, non ci perde mai di vista
un albergo han bombardato e Di Celmo hanno ammazzato

Han deciso e sono andati, a Miami infiltrati
Per sconfiggere il nemico, io compagno te lo dico
Noi dobbiamo tutti quanti, non avere mai rimpianti
Per urlare ad alta voce, contro quel nemico atroce.

Libertad para los Cinco
Libertad para los Cinco
Libertad para los Cinco
Un dos tre quatro Cinco heroes

Un processo un pò sommario, hanno scritto su un diario
testimoni improvvisati dall’accusa indottrinati
sono stati condannati e poi dopo incarcerati
dallo yanqui americano, per i Cinque alzo la mano.

Due di loro son tornati a abbracciare la famiglia
gli altri sempre son ingabbiati, questo non ci meraviglia
la giustizia americana sembra una tartaruga
ciò non vale per Carriles, lui non deve andare in fuga.

Solidarietà mondiale, non è mai venuta meno
libertad para los Cinco noi per sempre chiederemo
Per Antonio, per Gerardo, per Ramon e le famiglie
grideremo con Renè con Fernando e con le figlie :

Libertad para los Cinco
Libertad para los Cinco
Libertad para los Cinco
Un dos tre quatro Cinco heroes
il link della canzone su youtube




Ida Garberi*


"Odio los indiferentes. Creo que vivir quiere decir ser
 partisanos. Quien viva verdaderamente no puede 
dejar de ser ciudadano y partisano. La indiferencia 
es acidia, es parasitismo, es cobardía, no es vida. 
Por tanto odio los indiferentes." 

Antonio Gramsci 


En mis caminos de la solidaridad, muchas veces es 
lindo conocer a personas con quien compartir las 
esperanzas, con quien tratar de construir un mundo 
cuantos años pasaron desde la primera vez que me 
contactó, antes de viajar a Cuba, Maurizio Sandino 
Cerboneschi, pero desde el primer momento que lo 
conocí, sabía que era un hermano de luchas. Gracias 
a él y a su trabajo incansable, pude ponerme en 
contacto con otros militantes del " Movimento Alta 
Maremma Libertad por los Cinco", y entre ellos 
estaba Gianluca Quaglierini. 

Gianluca lo conocí en Cuba en noviembre del 2013, 
cuando vino con un grupo de solidarios 
internacionalistas, para participar en el IX Coloquio 
Internacional por la Libertad de los Cinco y decidí 
hacerle algunas preguntas, justo ahora que con su 
grupo musical "Animali Domestici" escribió una
canción por los Cinco cubanos. 


1) ¿De dónde nace el amor por Cuba?  

El amor por Cuba nació de manera casi natural
cuando empecé a interesarme en la política. Derecho
a la instrucción para todos, derecho a la salud para
todos, tutela de los niños: son los valores que están
perdidos en  Italia, Cuba sigue defendiéndolos y 
sobre todo lo logra día tras día. Me gustaría pensar 
en Cuba sin bloqueo, en una Cuba que pueda tener a
disposición los medios que tienen otros países: 
entonces la esperanza de un mundo mejor se podría 
realizar de veras. 

2) ¿No tienes miedo que alinearte hoy a favor de
 Cuba en Italia esté fuera de moda, también en la
 izquierda? 

Yo no creo absolutamente que esté fuera de moda 
alinearse hoy a favor de Cuba, sino lo creo 
absolutamente indispensable y necesario. Y más aún
hoy mientras te contesto, en el día del cumpleaños 
88 del comandante Fidel. 

3) ¿Cómo y dónde conociste la campaña por los
 Cinco cubanos? 

La campaña por la liberación de los 5 héroes cubanos
la conocí gracias a Maurizio Cerboneschi, un 
verdadero compañero, un internacionalista al ciento
por ciento, un militante comunista desde hace 
treinta años. Hablamos del tema durante 
las reuniones y la cuestión siempre me apasionó 
mucho, hasta que en noviembre de 2013 participé en
el IX Coloquio Internacional por la Libertad de los 
Cinco, que se hizo en Holguín. Fue una experiencia 
fantástica. En muchos momentos, tengo que 
confesar que las lágrimas tomaron la ventaja. ¿Sabes
 que allí estuve de luna de miel? Fue algo... Como 
reconocer también que esta causa es mía, es una 
lucha que es parte fundamental de mi vida privada.
En marzo, fui a Londres para participar en el 
encuentro internacional “Commission of Inquiry into 
the Case of the Five”. En esta ocasión pude aprender 
mucho, porque afrontó la cuestión de un punto de 
vista más técnico. 

4) ¿Cómo fue tu viaje a Cuba? ¿Lo consideras una
 experiencia satisfactoria? 

No quiero repetirme, pero en mi viaje a Cuba pude
conocer una realidad de la que sólo había escuchado 
hablar. Quise ver todo con ojos muy críticos, porque 
las referencias que tenía eran de compañeros y 
compañeras comprometid@s. Pude ver una realidad
dónde una madre no regaña nunca a su hijo, dónde 
los niños son felices y sonrientes, dónde el respeto 
por la mujer es muy fuerte y sobre todo dónde la 
solidaridad y la humanidad son articulaciones 
fundamentales. Todo esto, en Italia se perdió, si 
alguna vez existió. Estas cosas lindas pude verlas en 
todos los lugares que visité: Holguín, Cienfuegos, 
Trinidad, La Habana, Artemisa, Santa Clara. Esto 
significa que no depende del lugar donde me 
encontraba si no de un sistema cultural que existe. 
Tuve la esperanza que un mundo mejor es posible, 
es realizable: porque ya existe. Se llama Cuba. 


5) ¿Crees que pueda existir concretamente el 
Comunismo? ¿Si sí, que significa esta palabra para
 ti? 

Obviamente, creo que el Comunismo puede existir
concretamente, más bien su existencia es necesaria
y creo que es la única alternativa al sistema 
económico basado en el capitalismo. El Comunismo
significa justicia social, significa abolir la explotación
del hombre por el hombre, significa que todos 
tienen, pero solo lo necesario. 

6) ¿Te consideras comunista? 

¿Me considero comunista? Creo que sí, busco aplicar 
sus principios en mi vida privada y en mi actividad 
política: vida privada y actividad política que, te 
recuerdo, se desarrollan en un país fuertemente 
capitalista. 

7) ¿Que representa para ti participar en el proyecto 
de Rifondazione Comunista? 

Creo que Rifondazione Comunista es la única manera
de agrupar para realizar lo que creo y para conseguir
un cambio en el país en que vivo. Se cometieron 
errores en los años pasados, errores de los que 
todavía estamos pagando el precio. Pero no vi nunca 
a un compañero de Rifondazione 
Comunista enriquecerse con la política: si acaso, 
sucedió lo contrario. 

8) ¿Qué haces en la vida? 

Yo trabajo en Piombino y me ocupo de la logística y 
de la organización de los transportes de S.O.L. 
(Sociedad Oxígeno Líquido), una empresa que 
produce gases técnicos por industrias y hospitales. 
Es una empresa de Lucchini y la situación 
últimamente no es para nada simple porque las 
Acererías Lucchini fueron intervenidas, porque están
en quiebra; en esta situación están casi 5.000 
personas.También éste es un regalo del capitalismo: 
una ulterior demostración que el capitalismo bueno 
no existe. 

9) ¿Como nació el grupo musical “Animali 
Domestici”? 

El grupo musical "Animali Domestici" nació al 
principio de 2012. Siempre tuve esta pasión y 
después de frecuentar un curso de percusión con el 
maestro senegalés Ismaila Mbaye, decidí involucrar 
algunos amigos míos. Giulio Passarini (el primero con
quien hablé y pensé en este grupo) toca la guitarra 
eléctrica, Patrizio Santi toca la guitarra acústica y 
eléctrica, el Cacio toca el bajo eléctrico, Christian 
Spinelli toca la batería y Egizia Marchetti toca la 
guitarra jazz (cuando no nos deja temporalmente 
para ir a buscar suerte por el mundo). Digamos que pude realizar un sueño de mi vida: poder cantar 
sobre una tarima. 

10) ¿De dónde viene la exigencia de cantar una 
canción sobre los Cinco? 

Un día de junio de 2014, en la playa de Follonica,
estaba pensando en la causa de los Cinco y escribí 
en el papel lo que tenía en mi mente y hablé del 
asunto a Maurizio. Lo hice para contar la historia de 
estos 5 hombres a más personas. Llevar esta historia
a los lugares dónde tocamos es un modo de dar a 
conocer esta injusticia. Además, en los lugares dónde
tocamos no falta nunca la bandera palestina. 
Permíteme enviar un breve pero cálido mensaje de 
solidaridad a la población de la Franja de Gaza, 
sometida a este exterminio, a este genocidio, a esta 
limpieza étnica llevada a la práctica por el gobierno
sionista de Israel. 

11) ¿Quieres mandar un mensaje a los Cinco y a 
Cuba? 

Ésta es la pregunta más difícil que pudiste hacerme.
A los Cinco puedo transmitir, según mi pequeño 
espacio, la solidaridad fuerte de un movimiento 
internacional que no abandonará nunca esta causa, 
hasta que todos los Cinco no puedan abrazar a sus
madres, a sus mujeres o a sus hijos.  Conocí muchas 
delegaciones en Holguín y en Londres: puedo decir 
que la voz de la solidaridad no se parará nunca. 
Estamos con ustedes y sabemos que ustedes lo 
saben, que perciben esta fuerza que abrirá las 
puertas de su libertad. Al gobierno cubano y al 
pueblo cubano pido humildemente que perpetúen 
este camino, para seguir dando una esperanza al 
resto del mundo que todavía cree que existe un 
futuro mejor, solidario, dónde la justicia social pueda 
triunfar. 

Concluyo contestando a tu pregunta sobre mis raíces 
de izquierda. Mi padre fue un obrero siderúrgico 
inscrito en el Partido Comunista Italiano, que pasaba 
las vacaciones haciendo trabajo social por el partido, 
mientras mi madre fue ama de casa. Un día, cuando 
era pequeño, le pregunté a mi padre: “¿por qué 
votas por el Partido Comunista?” y me contestó 
"porque está con los más débiles, no está con los 
patrones y por qué dice que todos tienen que ser 
tratados a la misma manera". Estas palabras las 
escuché a los 12 años, fue la primera enseñanza de 
mis padres. 
En todo caso, empecé tarde a interesarme en la 
política y si hoy logré realizar lo poco que hice, se lo
debo sobre todo a mi mujer Milena, mi guía 
política, mi inseparable alma gemela.

Mando un abrazo fuerte y agradezco a Gianluca y a 
todos los participantes de la Coordinación y 
concluyla conversación publicando el texto de la 
canción: 

Cinco Héroes 

Hay una tierra en el Caribe con sabor a libertad 
Cinco hombres que defienden la historia que será 
partieron con ánimo, partieron con coraje
con la estrella roja en el corazón para defender el honor. 

De la Patria de Fidel, de Camilo y Raúl 
Hasta siempre Comandante y el puño siempre arriba  
Hay un hostil terrorista, no nos pierde nunca de vista 
un hotel han bombardeado y a Di Celmo han matado 

Han decidido y han ido, a Miami infiltrados 
Para derrotar al enemigo, yo compañero te lo digo 
Nosotros todos juntos no debemos nunca tener 
remordimiento 
Para gritar en alta voz, contra aquel enemigo hostil y atroz. 

Libertad para los Cinco 
Libertad para los Cinco 
Libertad para los Cinco 
Un dos tres cuatro Cinco héroes 

Un proceso un poco sumario, escribieron sobre un diario 
testigos improvisados por la acusación adoctrinados  
han sido condenados y luego después encarcelados 
para el yanqui americano, por los Cinco levanta la mano. 

Dos de ellos están de vuelta para abrazar la familia 
los otros siempre están enjaulados, este no nos asombra 
la justicia americana parece una tortuga 
esto no vale por Carriles, él no tiene que ir en fuga. 

Solidaridad mundial, no vino nunca menos 
libertad para los Cinco para siempre nosotros pediremos 
Para Antonio, para Gerardo, para Ramón y las familias 
gritaremos con Renè con Fernando y con las hijas: 

Libertad para los Cinco 
Libertad para los Cinco 
Libertad para los Cinco 
Un dos tres cuatro Cinco héroes 



*columnista de Cubainformación





Alcune foto in questo Blog su articolo inserite da amministratore   Sandino




giovedì 31 luglio 2014

La menzogna è guerra : La vergognosa immunità


Enzo Pellegrin *
 
Ogni volta che l'Occidente interviene contro un suo obiettivo, lo dipinge come nemico del diritto delle genti, dei diritti fondamentali dell'uomo e dell'autodeterminazione dei popoli. Il pubblico occidentale è stato abituato a veder accompagnare gli interventi militari, le ingerenze di varia forma contro legittimi governi da proclami circa asserite gravi violazioni del diritto internazionale e crimini contro l'umanità.

Nel corso dell'intervento contro il colonnello Gheddafi, fu richiesta ed accolta l'emanazione di un mandato di cattura da parte della Corte Penale Internazionale. Il leader libico e suo figlio, capo dei servizi segreti, furono accusati di aver ordinato un'ondata di omicidi e di sparizioni forzate nei confronti di presunti oppositori, a partire da metà febbraio, con l'inizio delle proteste di Bengasi [1] Fu il secondo mandato d'arresto emesso dalla Corte penale internazionale per un capo di stato in carica, dopo quello spiccato nel 2009 nei confronti del presidente sudanese Omar al-Bashir.

Con l'inizio della crisi siriana, il governo di Assad fu ripetutamente accusato di aver utilizzato contro gli asseriti "ribelli" armi chimiche in violazione delle convenzioni internazionali, così come di aver favorito la perpetrazione di crimini di guerra. Con la usuale laconicità, l'alto commissariato ONU per i diritti umani, in persona di Navi Pillay, dichiarò di possedere prove massicce di crimini gravi, crimini di guerra e crimini contro l'umanità che coinvolgevano la "responsabilità ai più alti livelli di governo, compreso il capo dello Stato" [2]

Trovare prove del concorso del potere nei fatti di sangue si rivela quasi sempre una probatio diabolica - una missione impossibile - nelle democrazie borghesi. Ustica e le stragi di stato in Italia, insegnano. Come invece questo accada in poco tempo nei confronti dei dichiarati nemici esterni del blocco occidentale, partendo poi gli investigatori da una posizione tutt'altro che istituzionale, desta sempre grosse perplessità quando non sarcastici sorrisi.

Polemiche a parte, l'uso del diritto internazionale si è sempre prestato a fornire i colpi più duri nei confronti dei nemici di volta in volta individuati dal blocco imperialista occidentale, spesso costruendo il patibolo dell'esecuzione.

Per converso, nei confronti delle pedine alleate dell'imperialismo ovvero nei confronti dei suoi baluardi la severa scure giuridica a difesa dei diritti dell'umanità è rimasta il più delle volte riposta negli appositi armadi.

Il giovane stato israeliano, nato nel laboratorio politico-giuridico del sionismo di Ben Gurion, Weizemann e Wise, è l'esempio fulgido del fenomeno "due pesi, due misure". Sin dal brodo di coltura in cui nacque, mise in fila crimini comuni, crimini di guerra nonché le più disparate violazioni dei diritti umani, del diritto delle genti.

Senza voler fare una lunga cronistoria, né senza limitarsi ai soli strepiti recenti, appare interessante ricordare come lo "Zionist Biltmore Program", approvato nel maggio 1942 all'Hotel Biltmore di New York da 600 eminenti ebrei americani e 67 dirigenti sionisti di tutto il mondo, sotto la guida di David Ben Gurion e del rabbino americano Chaim Weizemann, si prefiggesse il dominio ebraico su tutta la Palestina, la creazione di un esercito ebraico, l'immigrazione illimitata degli ebrei nel futuro stato di sion. Scopi che sarebbero costati ad altri l'accusa di ingiustificata aggressione ai danni di un popolo quando non di genocidio: un tale programma sarebbe potuto figurare tra gli elementi dei capi di accusa a quel processo che di lì a poco si sarebbe celebrato a Norimberga come aggressione ad una popolazione inerme. Ai sionisti il programma valse invece l'installazione duratura del loro movimento nel sistema di dominio americano del Medio Oriente. L'accresciuta importanza del petrolio rendeva necessario per le esigenze dell'imperialismo USA un sicuro baluardo strategico in una regione instabile: Israele divenne e rimase quel sicuro baluardo per mezzo del movimento sionista. "Dopo tre decenni di protezione inglese, i sionisti si apprestavano all'atto conclusivo del loro piano di conquista in una condizione nuova: non dipendevano più dalla sola buona volontà britannica" [3].

Quanto poi al preordinare persecuzioni nei confronti di civili o al tanto abusato termine di "pulizia etnica", merita ricordare ciò che avvenne dopo l'evacuazione britannica dalla Palestina. L'Agenzia Ebraica aveva predisposto sin dal 1941 una serie di piani strategici per la conquista di quello che sarebbe poi stato il territorio sotto la sovranità del futuro stato ebraico. Uno di questi, il Piano D o "Dalet" si realizzò nella realtà: i reparti dell'Haganah e degli altri organismi militari sionisti (Irgun Zwai Leumi, Banda Stern ed altri) occuparono e presero il controllo di caserme, uffici pubblici, posti di polizia che di volta in volta venivano abbandonati dalle Autorità Britanniche; essi presero inoltre possesso di tutti i villaggi palestinesi adiacenti alle esistenti colonie ebraiche, stabilirono il controllo delle vie di comunicazione, strinsero d'assedio le località abitate dagli arabi. Tra le "misure per garantire la sicurezza della rete di difesa ebraica" fu prevista la distruzione dei villaggi che non potevano essere occupati o l'occupazione integrale di località con espulsione degli abitanti. In particolare, nel 9 aprile 1948, truppe dell'Haganah conquistarono il villaggio di Deir Yassin, dopodichè si ritirarono lasciando mano libera agli uomini dell'Irgun e della banda Stern che provvedettero al massacro di 254 persone tra uomini, donne, vecchi e bambini palestinesi. Dopo Deir Yassin oltre 474 centri abitati arabi furono occupati dalle forze sioniste ben 385 furono distrutti e scomparvero per sempre dalla carta geogeafica. Moshe Sharrett diede successiva voce alle intenzioni di una tale condotta: "I rifugiati troveranno il loro posto nella diaspora. Grazie alla selezione naturale certi resisteranno, altri no. La maggioranza diverrà un rifiuto del genere umano e si fonderà con gli strati più poveri del mondo arabo" [4]. Parole che a Norimberga sarebbero echeggiate nelle accuse e nelle requisitorie dei pubblici ministeri per altri personaggi storici ed altre vicende.

Quanto all' "ordinare omicidi", merita ricordare che dopo la proclamazione del neonato stato ebraico nel 1948 e l'inizio del conflitto con gli eserciti arabi, Folke Bernadotte, mediatore inviato dall'ONU ed incaricato di predisporre uno dei primi piani di pace, divenne bersaglio di un piano omicida. Fu deciso dalla Banda Stern, già responsabile del massacro di Deir Yassin. La decisione è opera dei membri che dirigevano l'organismo militare al'epoca: Israel Eldad, Nathan Yellin Mor e Ytzhak Shamir (che divenne primo ministro di Israele). I militari attesero lo svedese, parente della famiglia reale, sulla strada per Rehvot dove era atteso per una ispezione, e lo finirono in un agguato con fucili mitragliatori.

Questo è il brodo primordiale in cui si sviluppò e nacque lo stato ebraico. Inquietante appare il parallelismo storico: mentre sul banco degli accusati di Norimberga le potenze vincitrici contestavano accuse consistenti in atti di omicidio, brutalità, pulizia etnica, genocidio, soluzioni finali e selezione naturale dei detenuti nei campi di sterminio, un processo del tutto simile si ripeteva negli atti del sionismo, creatore dello stato ebraico.

Una volta affermata l'indipendenza dello stato ebraico, il governo di israele inaugurò la dura politica volta ad impedire il ritorno dei palestinesi nei territori occupati; lo storico israeliano Benny Morris calcolò in una conferenza tenuta alla fine del 1990 che migliaia di palestinesi che tentavano di rientrare nei territori per recuperare beni di loro proprietà furono uccisi da civili e militari israeliani nei primi anni di vita dello Stato Ebraico: il 99 per cento di quelli che si infiltravano non erano armati, ma contadini poveri che tornavano a raccogliere frutti dagli agrumeti a loro un tempo appartenuti. [5]

Con l'operazione "Pace in Galilea" della fine degli anni 80, Meahem Begim, capo del governo israeliano, già leader dell'Irgun Zwai Leumi [6], volge l'azione persecutoria dello stato ebraico contro i palestinesi oltre i confini dello stesso: in Libano, ultimo territorio in cui i palestinesi godevano di una minima indipendenza ed autodeterminazione dopo i fatti del "settembre nero". Sotto la roboante etichetta di una nuova "legalità internazionale", con la scusa di sgominare l'OLP, il ministro ex terrorista Begim affermò il diritto di Israele di intervenire in Libano in qualsiasi momento e sferrò di conseguenza l'attacco contro l'embrione di una comunità indipendente palestinese che si andava dotando faticosamente di un sistema politico, scolastico, di ospedali e trasporti, organismi economici e Università. Nel conflitto libanese, il 16 settembre si perpetrò il vergognoso massacro di Sabra e Chatila. Oltre quattrocento falangisti della destra cristiana libanese furono introdotti nei campi di Sabra e Chatila. In due giorni (dal 16 al 19 settembre) massacrarono più di 3000 palestinesi allo scopo di seminare un orrendo terrore in tutto il popolo con torture prima dell'assassinio e mutilazioni. Furono fucilate intere famiglie lasciando vivo un superstite perchè potesse testimoniarne la brutalità, furono fatte saltare in aria con la dinamite le case dei profughi con le persone rinchiuse dentro.

Oltre Sabra e Chatila, il bilancio dell'operazione "Pace in Galilea", secondo dati forniti dalla polizia libanese, vide negli aggrediti 19.085 morti, 30.302 mutilati e feriti. L'84 per cento delle vittime erano civili, il 33 per cento di questi aveva meno di quindici anni ed il 24 per cento più di cinquanta. Nel Libano Meridionale, dei 92.000 rifugiati palestinesi che vi vivevano, oltre 60.000 rimasero senza tetto [7].

Fatti di questo genere si aggiungono alle innumerevoli violazioni delle risoluzioni dell'ONU, alle violazioni odierne compiute nella vergognosa azione sulla striscia di Gaza. La scusa è sempre la stessa: la necessità di colpire un'organizzazione asseritamente giudicata terrorista offre il destro per lo sterminio ed il genocidio della popolazione civile palestinese, vero ostacolo agli interessi dello stato ebraico e del blocco imperialista di cui è baluardo. Manlio Dinucci ha chiarito bene sul Manifesto gli obiettivi di conquista delle fonti energetiche di gas naturale al largo di Gaza, soprattutto per sottrarlo alle società russe che stavano raggiungendo un accordo per lo sfruttamento dei giacimenti.

Per raggiungere questo obiettivo lo stato ebraico, conformemente alla spietatezza e mancanza di scrupoli morali dimostrata sin dalla nascita, non esita ad utilizzare armi sperimentali sulla popolazione civile: bombe DIME che "contengono tungsteno, un metallo cancerogeno, che permette di produrre esplosioni incredibilmente distruttive, capaci di tagliare la carne e le ossa, spesso troncando gli arti inferiori delle persone all'interno del loro raggio d'azione." [8].

Contro questo baluardo della politica imperialistica occidentale, il diritto internazionale che il blocco occidentale ha più volte utilizzato per fomentare le campagne contro i suoi nemici, giustificandone l'annientamento, si è prodotto nella condotta dei "due pesi due misure", restando più volte indifferente, rafforzando le speciose giustificazioni difensive, applicando sanzioni manifesto di fatto inutili o mai seriamente applicate, garantendo insomma una più che vergognosa immunità allo stato ebraico.

La sovrastruttura giuridica internazionale, pur se debole di costituzione, svolge quantomeno quel ruolo tutt'altro che imparziale che il diritto interno svolge per il conflitto sociale: costituire una finta gabbia di asserita imparzialità per favorire gli interessi del blocco sociale o politico dominante. Questo è pure un profilo sotto il quale la situazione palestinese offre uno spunto accoglibile di riflessione sulla repressione del conflitto sociale in Italia e soprattutto, in Valsusa, teatri dove oggi più che mai la politica dei due pesi e due misure è applicata in modo eclatante. Diritto usato in modo maniacalmente sistematico e vigilesco nei confronti del conflitto sociale, drammaticamente nei fatti insufficiente nei confronti dei blocchi di interesse che legalmente stanno uccidendo società, lavoro, ricchezza, ambiente, risorse e territorio.

Prendere coscienza dei meccanismi dell'imperialismo e del capitalismo significa indubbiamente sollevare anche questa contraddizione: la legalità internazionale è spesso legalità che uccide, opprime, regola in base ad interessi antipopolari, con lo stesso identico meccanismo col quale la legalità interna nelle società capitaliste garantisce l'oppressione, lo sfruttamento e la perpetuazione di quei rapporti di produzione tanto cari a Bertolt Brecht. Quei rapporti di produzione che nelle fasi di crisi del capitale, finiscono spesso per portare in qualche modo anche la morte.

*
Enzo Pellegrin, componente collegio di difesa del Movimento NO TAV.
Note

1. http://www.amnesty.it/arrestare-e-processare-gheddafi-suo-figlio-e-capo-dei-servizi-segreti.
27.6.2011.

2. Siria, l'Onu accusa Assad: "Ha autorizzato crimini di guerra e contro l'umanità", La Repubblica on line, 2.12.2013, http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/02/news/siria_jihadisti_sequestrano_suore_del_convento_di_maalula-72507285/
  1. Filippo GAJA, Le frontiere maledette del Medio Oriente, cap. 30, "Un Mosè da Oltre Atlantico", Maquis ed. 1991, p. 180.

    4. Archivi dello Stato di Israele, ministero degli affari esteri, documentazione sui rifugiati,doc. n. 2444/19 in F.GAJA, Op.cit. p. 197

    5. F. GAJA, Op. cit. p. 206

    6. Organizzazione militare nazionale attiva nei fatti terroristici degli anni che portarono alla fondazione dello stato ebraico

    7. F. GAJA, op. cit. p. 218.

    8. Israele sta usando armi sperimentali sui civili di Gaza, dicono i medici, www.resistenze.org - popoli resistenti - palestina - 16-07-14 - n. 507, Rania Khalek | electronicintifada.net - Traduzione da contropiano.org


(foto2 )Ormai la maggioranza idiotizzata  è asservita all'informazione che il potere passa
Foto inserite da amministratore blog corrente , foto 2 tratta da :

venerdì 25 luglio 2014

Media Blackout: Massiccia operazione militare nell'Ucraina Orientale. Riportata l'uccisione di 496 civili e 1.600 soldati


Il nazista genocida Presidente dell'Ucraina per volere di USA e Europa

Michel Chossudovsky | globalresearch.ca

20/07/2014

L'uccisione di civili innocenti in Ucraina orientale a seguito delle operazioni militari di bombardamento del regime di Kiev supportato dagli USA non è una novità. Secondo fonti ufficiali, quattrocentosettantotto civili, tra cui sette bambini sono stati uccisi e 1.392 sono rimasti feriti in Ucraina orientale dall'inizio della repressione militare del governo di Kiev. (vedi: RT, 1° luglio, 2014)

Le cifre delle vittime sono state diffuse il 10 luglio 2014 dal Ministero della Sanità dell'Ucraina.

"Il numero delle vittime civili è, purtroppo, maggiore di quelle militari" Vasily Lazoryshynets, vice ministro della Salute, ...
"Nella zona delle operazioni nell'Ucraina orientale, 478 civili sono morti, tra cui 30 donne e sette bambini," ha detto. Secondo Lazoryshynets, altre 1.392 persone sono rimaste ferite negli scontri, tra queste 104 donne e 14 bambini. "Duecentosettantanove attualmente sono ricoverate in ospedale" ha aggiunto. (Ibid)

Non c'è stata praticamente nessuna copertura dei media occidentali con riferimento a questa tragedia umana. Le morti di bambini innocenti derivanti da "operazioni anti-terrorismo" di Kiev sono state semplicemente classificate come "danni collaterali".
Ai primi di giugno, secondo i dati del Consiglio di sicurezza nazionale dell'Ucraina "200 soldati e agenti di polizia sono stati uccisi e oltre 600 feriti durante la cosiddetta operazione anti-terrorismo". (Ibid).

Il Ministero della Difesa ha riferito l'11 luglio la stessa cifra di 200 morti tra i soldati.
È  affidabile il conteggio ufficiale delle vittime civili?

L'11 giugno, dopo il rilascio dei dati sulle vittime da parte del Ministero della Salute, il procuratore generale dell'Ucraina, Vitali Yarema,  ha confermato che il governo sta istituendo una banca dati di persone uccise e assicurate: "Ogni morte, ogni lesione fisica, ogni corpo di individuo non identificato trovato sarà iscritto nel registro unificato delle indagini preliminari, e ogni caso sarà investigato, per quanto possibile," (Citato da AP, 11 Luglio 2014)

Le cifre di cui sopra sulle vittime civili sono coerenti con un rapporto ufficiosamente "trapelato" dal  Ministero degli Affari Interni (MIA, ndt) (15 luglio 2014): 496 civili uccisi e 762 feriti (aggiornato con i dati dei feriti raccolti nel periodo che va dal 09 al 15 luglio). (Vedi sotto)

Secondo questo Documento MIA, il bilancio delle vittime dei soldati nelle Forze Armate dell'Ucraina sarebbe passato da 200 a inizio luglio (riferito il 10 luglio dal Ministero della Salute) a 1.600 a metà luglio (MIA, rapporto trapelato, vedi tabella in basso, del 15 luglio). Queste cifre, pur arrotondate, suggeriscono che i numeri forniti dal governo di Kiev sui soldati "uccisi in azione" sono stime approssimative.

La tabella seguente, che comprende i dati delle vittime civili e militari compresi quelli feriti segnalati dal Ministero degli Affari Interni (inviato a Global Research da una fonte in Ucraina) sono i seguenti:

Uccisi in azione: 1.600
Feriti in azione: 4.723

Il Ministero degli Affari Interni (MIA) e la sua organizzazione anti-terrorismo (ATO) sovrintendono l'operazione militare in Lugansk e Donetsk in collegamento con le Forze armate ucraine. L'informazione è stata ufficialmente rilasciata il 15 luglio 2014 con comunicato recante la firma di Arsen Avakov (Ministro degli Affari Interni) e V. Gritsak (Responsabile ATO).

L'autenticità e  l'affidabilità della fonte di questo rapporto ufficiosamente trapelato deve essere ancora pienamente valutata. Questi dati non sono stati resi pubblici e non sono oggetto di discussione tra i media. Sono, comunque, compatibili con un rapporto pubblicato dalla Central News Agency Novorossia, Novorus.info (russo) sulla base dei dati delle forze ribelli del Donbass, le quali aspirano ad evidenziare maggiori  perdite militari da parte del regime di Kiev.

I dati MIA riguardano soldati "uccisi in azione". Essi non affrontano il numero di soldati fatti prigionieri e/o il numero dei soldati che hanno disertato le forze armate ucraine. Al contrario, le cifre fornite da Novorossia non prevedono una ripartizione tra "morti, feriti, prigionieri".

Secondo la Central News Agency Novorossia, Novorus.info (russo): Totale delle perdite nel Donbass inflitte a Kiev nelle "operazioni punitive" [каратели in russo] 2 maggio - 11 luglio 2014: 4.994 soldati [человек, in russo soggetti] [morti, feriti, prigionieri].

Ciò che il rapporto ufficioso "trapelato" dal MIA, così come i dati forniti da Novorossia evidenziano è la conduzione di un'operazione militare su larga scala dalle forze ucraine con conseguenti perdite significative sostenute dalle forze governative di Kiev. Niente di tutto questo è stato riportato dai principali mezzi di comunicazione di massa.  Il rapporto MIA suggerisce pesanti perdite di materiale militare da parte delle forze di Kiev, tra cui un gran numero di carri armati e veicoli blindati che sono stati catturati o distrutti.

I ribelli (secondo i dati MIA) hanno abbattuto sette velivoli. Questa informazione è stata filtrata due giorni prima dello schianto del volo MH17. L'attendibilità di queste cifre provenienti da fonti governative è rimasta da verificare. I dati provenienti da fonti vicine ai ribelli citate da Novorus.info indicano anche perdite considerevoli di equipaggiamenti militari, tra cui carri armati e autoblindo.
Totale perdite ucraine [MIA documento trapelato]
Uccisi in azione: 1.600
Feriti in azione: 4.723
Carri armati: 35
Autoblindo: 96
Artiglieria: 38
Aerei: 7
Elicotteri: 2
Autoveicoli: 104

Nonostante l'attendibilità di tali dati provenienti dal governo resti da determinare, essi comunque evidenziano il fallimento di Kiev nell'operazione anti-terrorismo, confermando i precedenti rapporti secondo i quali le forze governative sarebbero state respinte a Donetsk e Lugansk.
18 luglio 2014 - Computo ufficiale delle perdite militari ucraine per il periodo 09-15 luglio 2014 (versione ucraina e tradotta)

Totale perdite ucraine
Uccisi in azione: 1.600
Feriti in azione: 4.723
Carro armati: 35
Autoblindo: 96
Artiglieria: 38
Aerei: 7
Elicotteri: 2
Autoveicoli: 104
Totale perdite milizie
Uccisi in azione: 48
Feriti in azione: 64
Carri armati: 2
Autoblindo: 0
Artiglieria: 5
Autoveicoli: 8
Totale perdite civili
Uccisi: 496
Feriti: 762

Firmato e Presentato da Arsen Avakov (ministro degli Affari Interni) e V. Gritsak (responsabile ATO)






 Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare