giovedì 11 aprile 2013

Chi ha ucciso Hugo Chavez? / ¿Quién mató a Hugo Chávez?

 
 Chi ha ucciso Hugo Chavez?

Eva Golinger | Aporrea

06/04/2013

Un mese dopo la morte del presidente Hugo Chávez, persistono sospetti e speculazioni riguardo alla vera causa della sua morte.

Il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, ha annunciato la formazione di una commissione presidenziale con "i migliori scienziati e tecnici del mondo" per determinare se a Chavez sia stata inoculata la malattia del cancro, provocandone la morte. Maduro ed altri membri del governo venezuelano hanno espresso la loro sicurezza in merito all'ipotesi di inoculazione del cancro, sostenendo che mancano solo le "prove scientifiche" ad evidenziarla.

E' possibile che la malattia del Presidente Chavez sia stata provocata, configurando conseguentemente il suo assassinio? Gli scettici di sempre giudicano questa eventualità una favola, qualcosa di fantascientifico prodotto ad Hollywood. Tuttavia, le evidenze innegabili sullo sviluppo del cancro come arma biologica, creata allo scopo di assassinare i leader politici scomodi, esistono. Inoltre i rapporti interni del governo degli Stati Uniti dimostrano in modo inequivocabile come il presidente Hugo Chavez sia stato uno dei principali obiettivi dei più potenti e nefasti interessi di Washington.

Come ha spiegato il direttore del quotidiano Ultimas Noticias in Venezuela, Eleazar Diaz Rangel, nel suo pezzo Cancro inoculato? dello scorso 17 marzo: "Campioni della biopsia (di Chavez) inviati a laboratori specializzati in Brasile, Cina, Russia e con nome fittizio, negli Stati Uniti d'America, hanno confermato che si trattava di cellule che non avevano eguali, di una forma estremamente aggressiva e apparentemente sconosciuta". La natura aggressiva e sconosciuta della malattia del Presidente Chavez, oltre alla mancanza di forme ereditarie di cancro nella sua famiglia, indicano chiaramente la reale possibilità che il leader della Rivoluzione Bolivariana sia stato assassinato.

Nel mirino dell'impero

Dalla sua prima vittoria elettorale, il governo
degli Stati Uniti teneva d'occhio Hugo Chavez. In un primo tempo non aveva dato credito al suo discorso rivoluzionario e sottostimava la sua capacità di leadership e di mantenere le promesse. Anche se dal 4 febbraio del 1992, quando Chavez guidò una ribellione militare contro il governo di Carlos Andrés Pérez stretto alleato di Washington, il Dipartimento di Stato lo inserì nella sua lista nera, definendolo un "terrorista" e negandogli il rilascio del visto per entrare nel territorio degli Stati Uniti, quando vinse la presidenza del Venezuela nel 1998, gli rilasciò il visto e fu invitato a far parte del "club dei potenti". Chavez rifiutò tutte le offerte, che giunsero anche da altri capi di stato dei paesi alleati di Washington, come la Spagna e da potenti uomini d'affari interessati a mantenere il loro controllo sul petrolio e sul mercato venezuelano.

Quando divenne chiaro che il presidente Hugo Chavez non era "comprabile", attivarono il piano per rovesciarlo. Lavorando in unione con le imprese, i politici e i militari tradizionalmente alleati degli Stati Uniti, misero in atto un colpo di stato contro Chavez nell'aprile del 2002, con l'intenzione non solo di rovesciarne il potere, ma anche di assassinarlo.

Documenti del Dipartimento di Stato dei giorni precedenti il colpo di stato affermano che esisteva un piano per anninetare Chavez durante il golpe. Anche lo stesso assistente del segretario di stato di allora, Otto Reich, disse di essere a conoscenza di un piano per assassinare il presidente Chavez nel 2002.

Chavez stesso una volta durante un discorso pubblico, dichiarò che l'ambasciatore americano Charles Shapiro, che ebbe un ruolo di primo piano nel coordinare la destabilizzazione contro di lui, lo aveva chiamato nelle settimane prima del colpo di stato per informarlo del piano per assassinarlo che preparavano alcuni settori dell'opposizione. Sembra che Washington stesse giocando su entrambi i tavoli, per ogni evenienza.

Tuttavia, a causa del grande sostegno che Chavez aveva presso il popolo venezuelano e le Forze Armate leali, tale piano di assassinio venne sventato e il colpo di stato fu sconfitto. Ma il piano rimaneva comunque attivo.

Washington incrementò il suo finanziamento milionario ai gruppi dell'opposizione, istituì a Caracas un Ufficio di Iniziative verso la Transizione dell'Agenzia Internazionale per lo Sviluppo (USAID) e iniziò a muovere i propri passi dentro i media privati ​​e nell'industria petrolifera.

Dal dicembre 2002 al febbraio 2003 realizzarono il sabotaggio economico più dannoso nella storia del paese, distruggendo quasi l'industria del petrolio e la compagnia di stato PDVSA, provocando più di 20.000 milioni di dollari di danni all'economia venezuelana. Il governo degli Stati Uniti chiese "elezioni anticipate" per rimuovere il presidente Chávez, anche se questo assunto non era contemplato nella Costituzione.

Dopo 64 giorni di sabotaggio, di propaganda brutale attraverso i media privati ​​24 ore su 24 e un collasso totale della produzione e della distribuzione internazionale di prodotti di consumo, il popolo venezuelano resistette e riuscì a sconfiggere questo secondo tentativo di rompere la linea costituzionale. Chavez proseguì il suo incarico, per il quale era stato eletto democraticamente e il paese cominciò a riprendersi dall'immenso danno causato dagli avversari (che chiamavano se stessi la "società civile") sostenuti da Washington.

L'anno seguente, nel maggio 2004, un piano per assassinare il presidente Chavez fu scoperto e impedito dalle forze di sicurezza del Venezuela. Più di 100 paramilitari colombiani furono arrestati in una fattoria alla periferia di Caracas. La proprietà apparteneva al cubano-venezuelano Robert Alonso, fratello della più famosa e rabbiosamente antichavista Maria Conchita Alonso. I colombiani, che indossavano uniformi delle Forze Armate venezuelane, erano stati ingaggiati per assassinare il presidente Chavez nel palazzo presidenziale.

Cinque anni prima, nel dicembre 1999, il governo della Colombia aveva messo in guardia il Presidente Chavez riguardo un piano dei paramilitari colombiani per assassinarlo nel corso di una visita alla città di confine di San Cristobal.

"Oggi vado a San Cristobal e ieri ho avuto l'informazione che ci sono informazioni, passatemi la ridondanza, che a San Cristobal potrebbe esserci un gruppo di paramilitari colombiani", denunciò Chavez la mattina in un'intervista alla TV Globovision.

L'informazione "in realtà era ufficiale, il nostro ambasciatore in Colombia, (Fernando Gerbasi) venne chiamato dal Ministero degli Esteri colombiano a Bogotà un mese fa e gli venne ufficialmente comunicato che i paramilitari colombiani [...] avevano un piano per assassinare il presidente del Venezuela", precisò. (Vedi: 'paramilitari colombiani per assassinare il piano di Chavez', www.panamaamerica.com.pa
 , 10/12/1999).

Nel 2005, Chavez era divenuto una spina nel fianco per il governo degli Stati Uniti e i suoi sforzi per rovesciarlo non solo non avevano funzionato, ma avevano avuto l'effetto opposto. La popolarità di Chavez continuava ad aumentare, il suo progetto socialista bolivariano cresceva e così anche la sua influenza regionale.

Per Washington Chavez non era un "motivo di preoccupazione", ma un vero e proprio nemico. Un documento del Centro per gli Studi Strategici dell'Esercito degli Stati Uniti del 2005, scritto dal colonnello Max Manwaring, dal titolo "Il socialismo bolivariano del Venezuela di Hugo Chavez e la guerra asimmetrica", descriveva il presidente venezuelano come un "concorrente intelligente" contro il quale si doveva combattere in una forma "asimmetrica". Le regole tradizionali di guerra non avevano effetto contro Chavez, bisognava inventare qualcosa di nuovo.

Nel 2006, la neocostituita Direzione di Intelligence Nazionale, che coordinava le 16 agenzie di intelligence negli Stati Uniti, nominò tre missioni speciali di intelligence che meritano un'attenzione speciale per il loro interesse strategico. Le missioni avevano nel mirino alcune nazioni: una per l'Iran, una per la Corea del Nord e la terza per Venezuela e Cuba. Non c'è dubbio che Corea del Nord e Iran siano apertamente nemici dichiarati per Washington e pure Cuba, per quanto non costituisca una reale minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti. Ma l'inclusione del Venezuela in questa operazione di intelligence di altissimo livello del governo degli Stati Uniti non aveva senso, a meno che Washington non avesse già segretamente dichiarato il presidente Hugo Chavez come un bersaglio diretto delle sue azioni clandestine.

Questa missione speciale di intelligence è stata gestita con il più alto livello di segretezza all'interno del governo degli Stati Uniti.

Si è appreso che fu guidata da veterani della CIA di profonda capacità, tra cui Norman A.Bailey, con oltre 25 anni nelle operazioni segrete della CIA durante la Guerra Fredda, che apparteneva all'elite di intelligence degli Stati Uniti. Un documento della Direzione Nazionale di Intelligence del 23 agosto 2010 ha spiegato che queste missioni in Corea del Nord, Cuba, Venezuela e Iran "guidano la comunità di intelligence a livello strategico… Le loro aree di interesse sono indicate come obiettivi ad alta priorità dai più alti livelli di governo."

Nel caso del Venezuela, a differenza della Corea del Nord, dell'Iran e di Cuba, Washington ha avuto accesso diretto a tutti i settori della società e anche all'interno del governo venezuelano. Con il suo finanziamento miliardario ha continuato ad alimentare la destabilizzazione del paese e a mantenere viva l'opposizione. Anche cercando di infiltrarsi e di penetrare le Forze Armate venezuelane per reclutare spie e causare ribellioni contro il presidente Chavez.

Nel 2006 e più recentemente nel marzo 2013, quattro addetti militari che stavano lavorando per l'Ambasciata degli Stati Uniti a Caracas furono espulsi dal governo venezuelano per le loro attività di ingerenza.

Dal Congresso degli Stati Uniti a Washington, alcuni deputati richiedevano azioni aggressive contro il Venezuela per minare il governo di Chavez, in particolare l'ex membro del Congresso della Florida, Connie Mack, che insistette, senza successo, per includere il Venezuela nella lista degli stati terroristi della Casa Bianca.

Nel 2009, il Pentagono ha firmato un accordo militare con la Colombia allo scopo di occupare sette basi militari nel paese. Un documento dell'Air Force statunitense affermava che l'uso di queste basi a Palanquero, in Colombia, sarebbe servito per "combattere i governi anti-americani nella regione", riferendosi al Venezuela.

In diverse occasioni negli ultimi anni, Chavez denunciò l'incursione non autorizzata di aerei militari e navi in ​​Venezuela.

Altri piani di assassinio contro il Presidente Chavez sono stati denunciati e smantellati nel corso degli anni, ciascuno di questi è fallito perché scoperto.

Nel frattempo, la missione speciale di intelligence degli Stati Uniti ha continuato il suo lavoro sotterraneo e meticoloso contro il suo bersaglio altamente prioritario: Hugo Chavez.

Il cancro come arma

Documenti dell'Esercito degli Stati Uniti del 1948, parzialmente declassificati, mostrano come venne esplorata "la possibilità di utilizzare veleni radioattivi per assassinare persone importanti, come capi militari o civili". Così è stato recensito il fatto dal giornalista Robert Burns della Associated Press martedì 9 ottobre 2007, dopo aver analizzato i documenti ottenuti dall'agenzia statunitense:

"Approvato dai più alti livelli dell'esercito statunitense nel 1948, lo sforzo fu parte della ricerca segreta dei militari per un nuovo concetto di guerra che utilizzasse materiali radioattivi della bomba atomica per contaminare aree del territorio nemico o da usare contro basi militari, fabbriche o truppe nemiche. Tra i documenti comunicati all'Associated Press, una nota del 16 Dicembre 1948, classificata segreta, descrive un programma intensivo per sviluppare una varietà di materiali radioattivi per usi militari… La quarta delle priorità erano 'munizioni per attaccare individui' con agenti radioattivi per i quali 'non esiste cura o terapia'".

Anche lo scrittore e ricercatore, Percy Alvarado ha rivelato come il cancro come arma continuava ad essere un'importante area di studio e di sviluppo per il governo degli Stati Uniti attraverso il Dipartimento di Ricerca sul Cancro nella struttura di Fort Detrick, a Frederick, nel Maryland. Fort Detrick è conosciuto come il centro per la guerra biologica del Pentagono, nel quale sono state sviluppate anche diverse malattie letali e che è attualmente sotto inchiesta per la morte di oltre 600 persone che vivono in zone residenziali vicino alle installazioni militari. Queste persone e molte altre, sono tutte morte di cancro e si sospetta che dal Forte abbiano gettato sostanze tossiche nell'acqua che forniva i centri abitati.

Gli esami dell'acqua nelle zone intorno a Fort Detrick hanno dimostrato la presenza di un alto livello di tossine che causano il cancro, anche 3.000 volte superiore rispetto a quello che sarebbe dovuto perché (l'acqua) fosse potabile.

Nel suo pezzo Cancro indotto? Un'arma della CIA? del 29 dicembre 2011, Alvarado sottolinea come dal 1975 nelle strutture speciali di Fort Detrick, "Le ricerche super segrete sono indirizzate allo sviluppo di uno speciale virus cancerogeno altamente aggressivo e letale… L'insistenza di questi laboratori nello sviluppo artificiale di cellule maligne o cancerogene, altamente invasive e capaci di diffondersi nel corpo producendo metastasi incontrollabili, è stata mantenuta per più di quattro decenni".

Un articolo della rivista online Slate Magazine in merito alla possibilità di indurre il cancro, dice che "sebbene sia difficile indurre il cancro in un nemico, è certamente possibile aumentare le probabilità di sviluppare la malattia. L'opzione più efficace è quella delle radiazioni".

Da allora, si parla della possibilità di impiantare un meccanismo che emette radiazioni all'interno del corpo dell'avversario. In alternativa, Slate, dice, "si potrebbe contaminare la dieta della vittima con alti livelli di aflatossine, associate al cancro del fegato. Oppure lo si potrebbe infettare con una certa quantità di agenti biologici che causano il cancro".

Il ricercatore e giornalista Jeremy Bigwood ha spiegato che "ci sono molti agenti che causano il cancro che sono stati convertiti in armi negli Stati Uniti a Fort Detrick, nell'Arsenale di Edgewood e in altre basi militari e strutture del Dipartimento di Energia. Ad esempio, le micotossine (di funghi tossici) sono state convertite in armi. Le micotossine T2 possono causare necrosi nei tessuti che penetrano e diventare cancerogene quando non sono immediatamente letali".

La tecnologia dell'indurre il cancro come arma, esiste. La decisione di "farla finita" con il presidente Hugo Chavez è stata presa quando dagli Stati Uniti venne creata la missione speciale di intelligence per il Venezuela nel 2006. Da allora, hanno cercato i modi per raggiungere lo scopo.

Naturalmente c'è la possibilità che il cancro che ha ucciso il presidente Chavez sia stato causato da fattori naturali, senza che sia stato inoculato, provocato e indotto. Ma è difficile negare l'evidenza schiacciante che indica il contrario. Speriamo che un'accurata e seria ricerca scientifica riesca a porre fine a questo mistero.

5 Aprile 2013

¿Quién mató a Hugo Chávez?

Por: Eva Golinger | | Versión para imprimir

A un mes de la desaparición física del
Presidente Hugo Chávez, siguen las sospechas y especulaciones sobre la verdadera causa de su fallecimiento. El Presidente (E) de la República Bolivariana de Venezuela, Nicolás Maduro, ha anunciado la formación de una Comisión Presidencial con “los mejores científicos y técnicos del mundo” para determinar si Chávez fue inoculado con la enfermedad del cáncer, causando su muerte. Maduro y otros miembros del gobierno venezolano han expresado su certeza sobre la posible inoculación del cáncer, afirmando que solo hacen falta las “investigaciones científicas” para evidenciarlo.

¿Es posible que al Presidente Chávez le hayan provocado su enfermedad, resultando en su asesinato? Para los escépticos de siempre, esta posibilidad parece un cuento de hadas, algo de ciencia ficción, hecho en Hollywood. No obstante, las innegables evidencias sobre el desarrollo del cáncer como un arma biológica, formulada para asesinar a líderes políticos no convenientes, existen. Más aún, informes internos del gobierno de Estados Unidos demuestran de manera inequívoca que el Presidente Hugo Chávez era uno de los blancos principales de los más poderosos y nefastos intereses de Washington.

Como explicó el editor del diario Últimas Noticias en Venezuela, Eleazar Díaz Rangel, en su columna ¿Cáncer Inoculado? del 17 de marzo pasado, “muestras de la biopsia [de Chávez] enviadas a laboratorios especializados de Brasil, China, Rusia, y con nombre supuesto, EEUU, coincidieron en que se trataba de células únicas, de un cáncer extremadamente agresivo, y aparentemente desconocido”. La naturaleza agresiva y desconocida de la enfermedad del Presidente Chávez, además de la inexistencia de una herencia de cáncer en su familia, apuntan claramente a la real posibilidad de que el líder de la Revolución Bolivariana haya sido asesinado.

EN LA MIRA IMPERIAL

Desde su primera victoria electoral, el gobierno estadounidense tenía sus ojos puestos sobre Hugo Chávez. En principio no confiaban en su discurso revolucionario, y desestimaban su capacidad de liderazgo y el cumplimiento con sus promesas. Aunque desde el 4 de febrero del 1992, cuando Chávez lideró una rebelión militar contra el gobierno de Carlos Andrés Pérez, cercano aliado de Washington, el Departamento de Estado lo tenía en su “lista negra”, calificándolo como “terrorista” y negando su obtención de una visa para viajar a territorio norteamericano, de igual manera cuando ganó la presidencia de Venezuela en 1998, fue entregado su visa y lo invitaron a unirse en el “club de los poderosos”. Chávez rechazó a todas estas ofertas, que también vinieron a través de otros jefes de estado de países aliados de Washington, como España, y poderosos empresarios interesados en mantener su dominación sobre el petróleo y el mercado venezolano.

Cuando fue evidente que el Presidente Hugo Chávez no era “comprable”, activaron el plan para derrocarlo. Trabajando en conjunto con los empresarios, políticos y militares tradicionalmente aliados de Estados Unidos, ejecutaron un golpe de Estado contra Chávez en abril 2002 con la intención de no solamente derrocarlo del poder, sino también asesinarlo. Documentos del Departamento de Estado de los días previos al golpe afirman que existía un plan para asesinar a Chávez durante el golpe. Incluso, el propio Asistente Secretario de Estado de ese momento, Otto Reich, ha afirmado que ellos sabían de un plan de magnicidio contra el Presidente Chávez en 2002. El mismo Chávez contó una vez durante un discurso público que el embajador estadounidense Charles Shapiro, quien tuvo un papel principal como coordinador de la desestabilización en su contra, lo había llamado durante las semanas previas al golpe para informarle sobre el plan de asesinarlo que estaban preparando algunos sectores de la oposición. Parece que Washington estaba jugando el doble filo, por ser caso.

No obstante, debido al gran apoyo que tenía Chávez dentro del pueblo venezolano y las Fuerzas Armadas leales, ese plan de magnicidio fue impedido, y el golpe derrotado.

Pero el plan se mantenía activa. Washington incrementó su financiamiento multimillonario a grupos de la oposición, estableció una “Oficina de Iniciativas hacia una Transición” de la Agencia Internacional del Desarrollo de Estados Unidos (USAID) en Caracas, y comenzó a mover sus piezas dentro de los medios privados y la industria petrolera. De diciembre 2002 hasta febrero 2003 lograron el saboteo económico más dañino en la historia del país, casi destruyendo la industria petrolera y la empresa estatal PDVSA, causando más de 20 mil millones de dólares en daños a la economía venezolana. El gobierno de Estados Unidos llamaba para “elecciones anticipadas”, para sacar al Presidente Chávez, a pesar de que ese concepto no estaba previsto en la Constitución.

Luego de 64 días de saboteo, propaganda brutal a través de los medios privados las 24 horas al día y un colapso total de la producción y distribución interna de productos de consumo, el pueblo venezolano resistió y logró derrotar este segundo intento de romper su hilo constitucional. Chávez siguió en su cargo por lo cual fue elegido democráticamente, y el país comenzó a recuperarse del inmenso daño hecho por los opositores (ellos mismos se llamaban “la sociedad civil”) apoyados desde Washington.

El año siguiente, en mayo 2004, un plan para asesinar al Presidente Chávez fue descubierto e impedido por los cuerpos de seguridad de Venezuela. Más de 100 paramilitares colombianos fueron detenidos en una finca en las afueras de Caracas. La finca pertenecía al cubano-venezolano Robert Alonso, hermano de la famosa y rábidamente anti-chavista María Conchita Alonso. Los colombianos, que dotaban uniformes de las fuerzas armadas venezolanas, habían sido contratados para asesinar al Presidente Chávez en el palacio presidencial. Cinco años antes, en diciembre 1999, el gobierno de Colombia había advertido al Presidente Chávez sobre un plan de paramilitares colombianos para asesinarlo durante una visita a la ciudad fronteriza San Cristóbal.

"Hoy voy a San Cristóbal y ayer me llegó la información de que hay informaciones, valga la redundancia, de que pudiera haber en San Cristóbal un grupo de los paramilitares de Colombia", denunció el Presidente Chávez en una entrevista matutina en la televisora Globovisión. La información "realmente fue oficial, nuestro embajador en Colombia, (Fernando Gerbasi) fue llamado por la cancillería colombiana en Bogotá hace mes y tanto y le comunicaron oficialmente que los paramilitares colombianos (...) tienen un plan para asesinar al Presidente de Venezuela", precisó. (Ver: “Paramilitares colombianos planean asesinar a Chávez”, www.panamaamerica.com.pa, 10/12/1999).

Para el 2005, Chávez se había convertido en un fuerte dolor de cabeza para el gobierno estadounidense, y sus esfuerzos para derrocarlo no solamente no habían funcionado, sino tuvieron el impacto contrario. La popularidad de Chávez seguía subiendo, su proyecto socialista bolivariano crecía y su influencia regional aumentaba. Ya para Washington Chávez no era un “asunto de preocupación”, sino un verdadero enemigo. Un documento del Centro de Estudios Estratégicos del Ejército de Estados Unidos de 2005, escrito por el Coronel Max Manwaring, titulado “El socialismo bolivariano de la Venezuela de Hugo Chávez y la guerra asimétrica”, calificaba al Presidente venezolano como un “inteligente competidor” contra quien tenía que combatir de forma “asimétrica”. Las reglas tradicionales de guerra no se aplicaban contra Chávez, tenían que inventar algo nuevo.

En 2006, la recién creada Dirección Nacional de Inteligencia que coordinaba las 16 agencias de inteligencia en Estados Unidos nombró 3 misiones especiales de inteligencia que merecían una atención extra debido a su alto interés estratégico. Las misiones se trataban de países: una para Irán, otra para Corea del Norte, y la tercera para Venezuela y Cuba. Sin duda Irán y Corea del Norte son enemigos abiertamente declarados por Washington, y hasta Cuba también, aunque no representa ninguna amenaza real a la seguridad estadounidense. Pero la inclusión de Venezuela en esta operación de inteligencia del rango más alto del gobierno estadounidense no tenía lógica, al menos que Washington ya había declarado en secreto al Presidente Hugo Chávez como un blanco directo de sus acciones clandestinas.

Esta misión especial de inteligencia ha sido manejado con el más alto nivel de secretismo dentro del gobierno estadounidense. Se supo que ha sido encabezado por veteranos de la CIA de profunda capacidad, incluyendo a Norman A. Bailey, quien con más de 25 años en operaciones clandestinas en la CIA durante la Guerra Fría, pertenecía a la élite de la inteligencia estadounidense. Un documento de la Dirección Nacional de Inteligencia del 23 de agosto del 2010 explicó que estas misiones para Corea del Norte, Cuba-Venezuela e Irán “lideran la Comunidad de Inteligencia en un nivel estratégico...Sus áreas de interés están designados como blancos de alta prioridad por los más altos niveles del gobierno”.

En el caso de Venezuela, a diferencia de Corea del Norte, Irán y Cuba, Washington tenía acceso directo a todos los sectores de la sociedad y también dentro del gobierno venezolano. Con su financiamiento multimillonario ha seguido alimentando la desestabilización en el país y manteniendo a la oposición viva. También intentaban infiltrar y penetrar las fuerzas armadas venezolanas para reclutar espías y provocar rebeliones contra el Presidente Chávez. En 2006 y más recién en marzo 2013, 4 agregados militares que estaban trabajando desde la Embajada de Estados Unidos en Caracas fueron expulsados por el gobierno venezolano por sus actividades injerencistas.

Desde el Congreso de Estados Unidos en Washington, varios congresistas exigían acciones agresivas contra Venezuela para socavar al gobierno de Chávez, particularmente el ex congresista del estado Florida, Connie Mack, quien insistió – sin éxito – en incluir a Venezuela en la lista de “estados terroristas” de la Casa Blanca. En 2009, el Pentágono firmó un acuerdo militar con Colombia para ocupar siete bases militares en su país. Un documento de la Fuerza Aérea de Estados Unidos afirmó que el uso de una de esas bases en Palanquero, Colombia, sería para “combatir a los gobiernos anti-estadounidenses en la región”, haciendo referencia a Venezuela. En varias ocasiones durante los últimos años, el Presidente Chávez denunció la incursión no autorizada de aviones y buques militares estadounidenses en territorio venezolano.

Otros planes de magnicidio contra el Presidente Chávez fueron denunciados y desmontados a lo largo de estos años, cada uno fracasando al ser descubierto. Mientras tanto, la misión especial de inteligencia de Estados Unidos ha seguido haciendo su trabajo clandestino y meticuloso contra su blanco de alta prioridad: Hugo Chávez.

CÁNCER COMO ARMA

Documentos parcialmente desclasificados del Ejército de Estados Unidos del año 1948 evidencian como exploraron “la posibilidad de utilizar venenos radioactivos para asesinar a ‘personas importantes’, como líderes militares o civiles”. Así lo reseño el periodista Robert Burns de la Associated Press el martes 9 de octubre del 2007, luego de analizar los documentos obtenidos por la agencia norteamericana.

“Aprobados por los niveles más altos del Ejército estadounidense en 1948, el esfuerzo formó parte de la búsqueda secreta de los militares para un ‘nuevo concepto de guerra’ usando materiales radiactivos de la bomba atómica para contaminar franjas de tierra enemiga o para utilizar contra bases militares, fábricas o tropas enemigas”.

“Entre los documentos entregados a la AP - una nota del Ejército de fecha 16 de diciembre 1948, y clasificada secreto - se describe un programa intensivo para desarrollar una variedad de usos militares de los materiales radiactivos... La cuarta prioridad del ranking fue ‘municiones para atacar a los individuos’ usando agentes radiactivos para los que ‘no hay curas ni terapia.’”

También el escritor e investigador Percy Alvarado ha revelado como el cáncer como arma continuaba siendo un área importante de estudio y desarrollo para el gobierno estadounidense a través del Departamento de Investigaciones del Cáncer en las instalaciones del Fuerte Detrick en Frederick, Maryland. El Fuerte Detrick es conocido por ser el centro de la guerra biológica del Pentágono, donde han desarrollado diferentes enfermedades letales, e incluso actualmente esta siendo investigado por la muerte de más de 600 personas que viven en las zonas residenciales cercanas a las instalaciones militares. Estas personas, entre muchas más, han muertas todas del cáncer, y sospechan que desde el Fuerte han botado sus tóxicos en el agua que luego es suministrado a las zonas residenciales. Los exámenes del agua en las zonas alrededor del Fuerte Detrick han evidenciado un alto nivel de tóxicos que causan cáncer, incluso más de 3000 veces de lo que debería ser para ser potable.

En su texto “Cáncer inducido, ¿un arma de la CIA” del 29 de diciembre del 2011, Alvarado destaca como desde el 1975 en las instalaciones especiales en Fuerte Detrick, “[l]as investigaciones ultra secretas están encaminadas a desarrollar un programa especial de virus del cáncer, sumamente agresivo y letal... La insistencia de estos laboratorios de lograr los mecanismos para elaborar artificialmente células malignas o cancerígenas, sumamente invasivas y capaces de propagarse en el organismo desarrollando una metástasis incontenible, se ha mantenido a lo largo de más de cuatro décadas”.

Un artículo en la revista electrónica Slate Magazine sobre la posibilidad de inducir cáncer, afirma que “aunque es difícil inducir cáncer en un enemigo, ciertamente es muy posible aumentar sus posibilidades de desarrollar la enfermedad. La opción más efectiva sería la radiación”. Desde luego, hablan de la posibilidad de implantar un mecanismo que emite radiación dentro del cuerpo del adversario. En lo alternativo, dice Slate, “podrías contaminar la dieta de la víctima con altos niveles de aflatoxinas, asociadas con cáncer del hígado. O podrías infectarlo con cualquier cantidad de agentes biológicos que causan cáncer”.

El investigador y periodista Jeremy Bigwood, explicó que “Hay muchos agentes que causan cáncer que fueron convertidos en armas en Estados Unidos en Fuerte Detrick, el Arsenal de Edgewood y otras bases militares y centros del Departamento de Energía. Por ejemplo, micotoxinas (de hongos tóxicos) fueron convertidas en armas. Las micotoxinas T2 pueden producir necrosis en el tejido que penetran y convertirse en cáncer cuando no son inmediatamente letales”.

La tecnología de inducir cáncer como un arma existe. La decisión de “acabar” con el Presidente Hugo Chávez fue tomada cuando desde Estados Unidos crearon la misión especial de inteligencia para Venezuela en 2006. Desde luego, han buscado la forma de lograrlo. Por supuesto que existe la posibilidad de que el cáncer que acabó con la vida del Presidente Chávez haya sido causado por factores naturales, sin inoculación, sin provocación y sin inducción. Pero difícil es negar la abrumadora evidencia que indica todo lo contrario. Ojalá las investigaciones científicas serias y exactas logren poner fin a este misterio.

5 de abril 2013

evagolinger@hotmail.com


immagini inserite da internet  da autore blog corrente

mercoledì 10 aprile 2013

Perché preoccupa alla mafia anticubana di Miami il viaggio di Beyonce a Cuba? / ¿Por qué le preocupa a la mafia anticubana de Miami el viaje de Beyonce a Cuba?

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 Perché preoccupa alla mafia anticubana di
Miami il viaggio di Beyonce a Cuba?

8.04.2013 - M. H. Lagarde http://cambiosencuba.blogspot.it/


Perché i rappresentanti della mafia terrorista di Miami nel Congresso degli Stati Uniti protestano e chiedono indagini quando personaggi nordamericani come la cantante Beyoncé e il marito Jay-Z si recano a Cuba?
Secondo
Ileana Ros Lehtinen e Mario Diaz Balart, che hanno appena inviato una lettera di protesta al Dipartimento del Tesoro, la loro preoccupazione si basa sul fatto che numerosi giornalisti sostengono che la coppia di artisti ha fatto un viaggio turistico a Cuba, dove l'industria del turismo è completamente controllata dal governo e quindi tale visita viola le leggi dell'embargo a Cuba al fornire risorse monetarie al regime dell'Avana.
Ma a queste ragioni credono solo i protestatari e i loro accoliti, come nel caso dell'organizzazione terroristica con sede a Miami, la
Fondazione Nazionale Cubano Americana. Secondo un articolo pubblicato nel 2009 sul quotidiano spagnolo El Pais, che come sappiamo non è affatto un sostenitore della Rivoluzione cubana, i veri motivi dei mafiosi di Miami, più che politici, sono di interesse particolare.
Secondo il rapporto di  Public Campaign citato dal quotidiano spagnolo "circa 400 legislatori degli Stati Uniti hanno ricevuto denaro, dal 2004, per seguire la linea dura con Cuba", cioè per mantenere il
blocco contro Cuba. E guarda caso tra i più beneficiati da tale fiorente attività figurano coloro che oggi protestano a Miami contro la visita di Beyonce e suo marito a L'Avana.
Il citato articolo di El País sottolinea: Lincoln Diaz-Balart, secondo Public Campaign, ha ricevuto $ 366964; il fratello Mario, 364176, e Ileana Ros-Lehtinen, 240050. McCain, 183415, e il senatore democratico
Bob Menendez, 165800. (...) I Diaz-Balart si sono stancati di ripetere che non si rischia la revoca dell'embargo, perché "hanno controllata la maggior parte dei legislatori".
Risulta logico allora, in qualche misura, che la Diaz-Balart e Ileana Ros facciano clamore e pongano lettere in ogni cassetta postale per protestare per viaggi, come quello di Beyonce e suo marito, potrebbero significare una breccia nel blocco degli Stati Uniti contro Cuba.
Per mezzo secolo, la mafia senza scrupoli di Miami, non ha esitato - per il bene delle loro casse private -, nel sottoporre ad un blocco omicida il popolo cubano che, presumibilmente, presso il Campidoglio di Washington, sostiene di rappresentare.
La mafia anticubana di Miami  chiede
indagine sulla visita di Beyonce a Cuba
I congressisti della mafia di Miami hanno richiesto un'indagine ufficiale sul viaggio che hanno realizzato, la scorsa settimana, la cantante Beyoncé ed il marito Jay-Z a Cuba.
I  repubblicani della Florida di origine cubana Ileana Ros-Lehtinen e Mario Diaz-Balart vogliono sapere se la coppia ha violato una regola del blocco USA all'isola e se aveva il permesso di visitare la maggiore delle Antille.
La coppia è stata fotografata, la scorsa settimana, a L'Avana e sembra si sia recata nell'isola per festeggiare il loro quinto anniversario di matrimonio.
I congressisti anti-cubani hanno inviato una lettera al Dipartimento del Tesoro nella quale cercano di sapere che tipo di autorizzazione da parte del Dipartimento del Tesoro ha ricevuto la coppia per fare tale viaggio.
Cuba era un posto popolare estivo per gli statunitensi nel 50, ma dopo il trionfo della rivoluzione di Fidel Castro e l'imposizione dell'embargo commerciale degli Stati Uniti, le cose sono cambiate per i nordamericani. I cittadini degli Stati Uniti non possono viaggiare a Cuba, divieto che viola la costituzione USA e mette in discussione lo slogan che gli Stati Uniti sono il paese della libertà.
Nel 2012 l'amministrazione del presidente Barack Obama ha revocato alcune restrizioni di viaggio a Cuba e istituì un programma che richiede un rigoroso percorso ai visitatori.
"Ogni viaggiatore deve avere un programma completo di attività di scambio educativo che comporterà l'interazione tra il viaggiatore e le persone a Cuba" segnala la guida del Dipartimento del Tesoro.
I congressisti anti-cubani, che ricevono grandi profitti dal mantenere il blocco degli Stati Uniti contro Cuba, vogliono sapere che tipo di viaggio ha realizzato la coppia di cantanti.

¿Por qué le preocupa a la mafia anticubana de Miami el viaje de Beyonce a Cuba?
Por M. H. Lagarde
¿Por qué los representantes de la mafia terrorista de
Miami en el Congreso de Estados Unidos protestan y reclaman investigaciones cuando personalidades estadounidenses como la cantante Beyonce y su esposo Jay-Z viajan a Cuba?
Según Ileana Ros Lehtinen y Mario Díaz Balart, quienes acaban de enviar una carta quejándose al Departamento de Tesoro, su preocupación se basa en que numerosos reportes de prensa aseguran que la pareja de artistas realizó un viaje turístico a Cuba, donde la industria turística está totalmente controlada por el gobierno y por tal motivo tal visita viola las leyes del embargo a Cuba al proporcionarle recursos monetarios al régimen de La Habana.
Pero tales razones solo se las creen los protestantes y sus acólitos, como es el caso de la organización terrorista radicada en Miami, la Fundación Nacional Cubano Americana. Según un articulo publicado en 2009 en el diario español El País, que como se sabe no es para nada un defensor de la Revolución cubana, los verdaderos motivos de los mafiosos de Miami, más que políticos, son de interés particular.
De acuerdo con el informe de Public Campaign citado por el diario español “cerca de 400 legisladores estadounidenses han recibido dinero desde 2004 para seguir la línea dura con Cuba”, o sea para mantener el bloqueo contra Cuba. Y casualmente entre los más beneficiados por tan próspero negocio figuran quienes hoy protestan en Miami contra la visita de Beyonce y su esposo a La Habana.
El citado artículo de El País destaca:
Lincoln Diaz-Balart, según Public Campaign, ha recibido 366.964 dólares; su hermano Mario, 364.176, e Ileana Ross-Lehtinen, 240.050. McCain, 183.415, y el senador demócrata de origen cubano Bob Menendez, 165.800. (…) Los Díaz-Balart se han cansado de repetir que no peligra el levantamiento del embargo porque "tienen controlada a la mayoría de legisladores".
Resulta lógico entonces, hasta cierto punto, que los Díaz Balart e Ileana Ros pongan el grito en el cielo y cartas en cualquier buzón para protestar por viajes que, como el de Beyonce y su esposo, podrían significar una brecha en el bloqueo de Estados Unidos contra Cuba.
Durante medio siglo, la inescrupulosa mafia de Miami, no ha vacilado -por el bien de sus arcas particulares-, en someter a un bloqueo homicida al pueblo cubano al que, supuestamente, en el capitolio de Washington, dice representar.


Mafia anticubana de Miami pide investigar visita de Beyonce a Cuba

Congresistas de la mafia de Miami solicitaron una investigación oficial sobre el viaje que realizaron la semana pasada los cantantes Beyonce y su esposo Jay-Z a Cuba.
Los republicanos de Florida de origen cubano Ileana Ros-Lehtinen y Mario Diaz-Balart buscan saber si la pareja violó alguna regla del bloqueo de Estados Unidos a la isla y si tenía permiso para visitar la mayor de las Antillas.
La pareja fue fotografiada la semana pasada en La Habana y al parecer viajó a la isla para celebrar su quinto aniversario de bodas.
Los congresistas anticubanos enviaron una carta al Departamento del Tesoro en la que buscan saber que clase de permiso del Departamento del Tesoro recibió la pareja para realizar ese viaje.
Cuba era un lugar popular de veraneo para los estadunidenses en los 50, pero tras el triunfo de la revolución de Fidel Castro y la imposición del embargo comercial de Estados Unidos las cosas cambiaron para los norteamericanos. Los ciudadanos estadounidenses no pueden viajar a Cuba, prohibición que viola la constitución de ese país y pone en entredicho el eslogan de que Estados Unidos es el país de la libertad.
En 2012 el gobierno del presidente Barack Obama levantó algunas restricciones de viaje a Cuba e instituyó un programa que requiere un itinerario estricto a los visitantes.
"Cada viajero debe tener un programa completo de actividades de intercambio educacional que redundará en la interacción entre el viajero e individuos en Cuba", señala la guía del Departamento del Tesoro.
Los congresistas anticubanos, que reciben grandes ganancia por mantener el bloqueo de Estados Unidos contra Cuba, quieren saber que tipo de viaje realizó la pareja de cantantes.


foto inserite da internet da autore blog

lunedì 8 aprile 2013

VENEZUELA COMPLOTTO KOCH ?? : David Koch, repressore salvadoregno e terrorista al servizio degli USA / David Koch, represor salvadoreño y terrorista al servicio de EEUU


VENEZUELA COMPLOTTO KOCH ??
David Koch, repressore salvadoregno
e terrorista al servizio degli USA

7.04.2013 - Jean Guy  Allard www.contrainjerencia.com/

Il colonnello in pensione delle Forze Armate
Salvadoregne David Koch Arana, legato al terrorista Luis Posada Carriles e denunciato ieri dal ministro degli esteri venezuelano Elias Jaua come parte di un complotto per assassinare il presidente incaricato Maduro e provocare atti di terrorismo in Venezuela, é un veterano del passato di guerra e repressione che ha insanguinato il piccolo paese centroamericano.

Da alcuni anni, Koch Arana, 60 anni, si é legato alle attività cospirative che lo hanno portato al suo arresto il 6 maggio 2010 in una situazione più che sospetta quando una pattuglia della Polizia Nazionale Civile lo intercettò mentre era accompagnato da altre 10 persone, di diverse nazionalità, tra cui uno statunitense (non identificato), sei guatemaltechi, un nicaraguense, un honduregno e un britannico.

Tra i sei guatemaltechi figurava anche un colonnello.

Il britannico, Andrew John Mullen, è stata nazionalizzato in Guatemala nel giugno 2009 con decreto esecutivo ed ha "precedenti criminali" negli Stati Uniti.

Koch e il suo aiutante, Jesus Cruz Menjivar, sostennero che appartenevano all'agenzia di sicurezza Corporate Security Consultants presente su scala centroamericana. Secondo gli archivi, Andrew John Mullen, è direttore esecutivo di questa società.

El Diario de Hoy ha allora rivelato che l'arresto di Koch e del suo gruppo fu eseguito alle 3:00 pm in Sonsonate quando furono sorpresi vicino alla spiaggia di Los Cóbanos. Uscivano da un albergo della zona. I sospetti erano in viaggio in minibus targato P 540-536, di proprietà della
Corporate Security Consultants.

A Koch e Cruz furono confiscati un fucile M-16 A2 rifilato, in perfetto stato di funzionamento, senza numero di serie, oltre ad un caricatore e 120 cartucce.

I catturati ed i loro compagni hanno detto che stavano partecipando a un presunto convegno di agenzie di sicurezza in un hotel della spiaggia non identificato.

Il giornalista del periodico ha detto che le sue fonti "sono state sorprese dal perché non furono arrestati gli stranieri che accompagnavano Koch Arana e Menjivar. Hanno anche trovato strano che anche un alto ufficiale della forza navale di El Salvador arrivasse a  perorare per i detenuti".

El Diario de Hoy è stato in grado di vedere dall'ingresso principale della Delegazione di Sonsonate che alcuni dei detenuti "stavano tranquillamente camminando per il parcheggio dell'installazione di polizia". Nessuno di loro era ammanettato "ma sono stati visti fumare tranquillamente e parlare con gli agenti di polizia e una manciata di avvocati che erano venuti ad intercedere per loro".

Tuttavia per legge, l'ex colonnello non può portare armi, anche se militare in pensione. Il suo rapporto di lavoro per una società di sicurezza privata neppure lo autorizza a circolare con armi.

Il fucile M-16 é di  uso esclusivo delle Forze Armate. Arana Koch ha ammesso alla polizia che il fucile - nascosto in una valigia di vestiti e smontato in due parti - era di sua proprietà. La mancanza del numero di serie rese impossibile determinare l'origine dell'arma.

Com'era prevedibile, Koch e Cruz non sono stati arrestati. Accusati di possesso illegale di armi da guerra in seguito sono stati assolti da un giudice compiacente. Gli stranieri arrestati sono stati immediatamente rilasciati. Cose da El Salvador.

Koch e Cruz hanno sostenuto l'appartenenza all'agenzia di sicurezza Corporate Security Consultants presente su scala centroamericana.
Con la benedizione del "Comando" della destra?

Il Cancelliere Jaua ha rivelato ieri che gruppi destabilizzatori presenti in Venezuela sono legati a Francisco Chávez Abarca, l'ex braccio destro del terrorista cubano Luis Posada Carriles in America Centrale, e Roberto D'Aubuisson, figlio del leader dell'estrema destra salvadoregna, assassino, fondatore del partito fascista ARENA.
Roberto D'Aubuisson padre governò El Salvador tra il 1982 e il 1984, diresse gli squadroni della morte, e fu il massimo responsabile del terrore che é costato 50000 vite in questo paese durante la guerra civile degli anni '80 ed il più sanguinario genocida centroamericano insieme con il generale Efrain Rios Mont in Guatemala.

ARENA consolidò, allora, il dominio statunitense in questa nazione in una misura mai vista prima. Il terrorista Luis Posada Carriles stabilì in El Salvador - con Francisco Chavez Abarca - la sua base di appoggio nella regione le cui ramificazioni sono ora alla sua portata.

Secondo una conversazione telefonica intercettata tra d'Aubuisson e Koch Arana   si coinvolge anche la leadership della Comando di Campagna del candidato della destra Capriles. Il comando ha posto i terroristi stranieri in "luoghi sicuri" in modo che "la nostra gente sta tranquilla", secondo la registrazione.

Dietro tutta la trama del complotto si rileva la "mano pelosa" della CIA, dei due ex funzionari del Dipartimento di Stato, Otto Reich e Roger Noriega, e di Luis Posada Carriles ora stratega a tempo pieno della mafia cubano-venezuelana di Miami nei loro piani destabilizzatori contro la rivoluzione bolivariana.


David Koch, represor salvadoreño y terrorista al servicio de EEUU


El coronel retirado de las Fuerzas Armadas salvadoreñas David Koch Arana, vinculado al terrorista Luis Posada Carriles y denunciado ayer por el canciller venezolano Elias Jaua como parte de un complot para asesinar al
Presidente encargado Maduro y provocar actos terroristas en Venezuela, es veterano del pasado de guerra y represión que ensangrentó el pequeño país centroamericano.
Desde unos años, Koch Arana, de 60 años, se vinculó a actividades conspirativas que llevaron a su arresto el 6 de mayo de 2010 en una situación más que sospechosa cuando una patrulla de la Policía Nacional Civil lo interceptó cuando iba acompañado de 10 personas más de diferentes nacionalidades entre los cuales un estadounidense (no identificado), seis guatemaltecos, un nicaragüense, un hondureños y un británico.
Entre los seis guatemaltecos también figuraba un coronel.
El británico, Andrew John Mullen, fue nacionalizado en Guatemala en junio de 2009 por decreto ejecutivo y tiene “antecedentes delictivos” en Estados Unidos.
Koch y su ayudante, Jesús Cruz Menjívar”, sostuvieron que pertenecen e la agencia de seguridad Corporate Security Consultants, presente a escala centroamericana. Según los archivos, Andrew John Mullen, es director ejecutivo de esta empresa.
El Diario de Hoy reveló entonces que la detención de Koch y su grupo se realizó a las 3.00 p.m. en Sonsonate cuando fueron sorprendidos cerca de la playa Los Cóbanos. Salían de un hotel de la zona. Los sospechosos viajaban en un microbús placas P 540-536, propiedad de Corporate Security Consultants.
A Koch y Cruz se les decomisó un fusil M-16 A2 recortado, en perfecto estado de funcionamiento, sin número de serie, más un cargador y 120 cartuchos.
Los capturados y sus acompañantes dijeron que estaban participando en una supuesta convención de agencias de seguridad en un hotel de playa no identificado.
El reportero del periódico señaló que a sus fuentes “les sorprendió el porqué no fueron detenidos los extranjeros que acompañaban a Koch Arana y a Menjívar. También les pareció raro que hasta un alto oficial de la Fuerza Naval de El Salvador llegara a abogar por los detenidos”.
El Diario de Hoy pudo comprobar desde la entrada principal de Delegación de Sonsonate que varios de los detenidos “se paseaban tranquilamente por el parqueo de las instalaciones policiales”. Ninguno de ellos estaba esposado “sino que se les vio fumar tranquilamente y platicar con policías y un puñado de abogados que llegaron a interceder por ellos”.
Pese a que según la ley, el excoronel no puede portar armas, aunque es militar retirado. Su vinculación laboral a una empresa de seguridad privada tampoco lo autoriza a circular con armamento.
En fusil M-16 es de uso exclusivo de la Fuerza Armada. Koch Arana admitió ante los policías que el fusil – escondido en una maleta de ropa y desarmado en dos partes – era su propiedad. La falta de número de serie imposibilitó determinar la procedencia del arma.
Como se podía prever, Koch y Cruz ni fueron detenidos. Acusados de portación ilegal de armas de guerra fueron luego absueltos por un juez complaciente. Los extranjeros arrestados fueron inmediatamente liberados. Cosas de El Salvador.
Koch y Cruz sostuvieron que pertenecen e la agencia de seguridad Corporate Security Consultants, presente a escala centroamericana.

¿CON LA BENDICIÓN DEL “COMANDO” DERECHISTA?

El Canciller Jaua reveló ayer que grupos desestabilizadores presentes en Venezuela están relacionados con Francisco Chávez Abarca, el exbrazo derecho del terrorista cubanoamericano Luis Posada Carriles en Centroamérica, y Roberto d’Aubuisson, hijo del líder ultraderechista salvadoreño asesino fundador del partido fascista ARENA.
Roberto D’ Aubuisson padre, gobernó El Salvador entre 1982 y 1984, lideró los escuadrones de la muerte, y fue el máximo responsable del terror que costó 50 mil vidas en este país durante la guerra civil de la década de los 80 y el más sanguinario genocida centroamericano junto con el general Efraín Ríos Mont en Guatemala.
ARENA consolidó entonces la dominación norteamericana en esta nación hasta extremos nunca visto. El terrorista Luis Posada Carriles estableció en El Salvador – con Francisco Chávez Abarca – su base de apoyo en la región cuyas ramificaciones quedan hoy a su alcance.
Según una conversación telefónica interceptada entre d’Aubuisson y Koch Arana también se involucra a la dirigencia del Comando de Campaña del candidato derechista Capriles Radonski. El comando ubicó los terroristas extranjeros en “lugares seguros” para que “la gente nuestra esté tranquila”, según la grabación.
Detrás del conjunto del complot se detecta la “mano peluda” de la CIA, de los dos ex funcionarios del Departamento de Estado Otto Reich y Roger Noriega, y de Luis Posada Carriles ahora estratega a tiempo completo de la mafia cubano-Venezolana de Miami en sus planes desestabilizadores contra la revolución Bolivariana.


sabato 6 aprile 2013

PCV: Battaglia politica, ideologica e di massa per una splendida vittoria il 14 Aprile / PCV : batalla politica,ideologica y de masas para la hermosa victoria el 14 de abril

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PCV: Battaglia politica, ideologica e di massa per una splendida vittoria il 14 Aprile

"Il Presidente Chavez merita che gli sia reso omaggio con una splendida vittoria questo 14 Aprile"

Caracas, Tribuna Popular TP -. Il Partito Comunista del Venezuela (PCV), prepara tutta la sua struttura per dare una grande battaglia politica, ideologica e di massa dal 2 aprile, inizio della campagna elettorale, con l'obiettivo di raggiungere una bella e grande vittoria popolare il 14 aprile in onore di Hugo Chavez Frias.

"La concezione che ha il Partito della campagna è di una battaglia ideologica, politica e di massa per la vittoria del processo politico rivoluzionario del 14 aprile", ha detto Pedro Eusse, membro dell'Ufficio Politico del PCV definendo così il lavoro dei comunisti a partire dal 2 aprile.

Per i comunisti, la battaglia elettorale sarà di alto contenuto ideologico; quindi, il lavoro che coinvolgerà tutte le strutture del PCV e della Gioventù Comunista del Venezuela (JCV) è una chiamata ad "andare a discutere con la gente nella battaglia delle idee", ha dichiarato il dirigente.

Eusse non svaluta l'importanza delle grandi concentrazioni, ma il lavoro fondamentale è quello della partecipazione alle assemblee, nel contatto vis-à-vis, di casa in casa, industria per industria, con il popolo e i lavoratori e le lavoratrici.

L'Ufficio Politico del PCV ha dichiarato uno stato di allerta e di mobilitazione permanente a tutte le sue strutture, con un massiccio dispiegamento dal 2 aprile con l'obiettivo di approfondire il contatto diretto con i lavoratori e le lavoratrici.

Il voto per il Gallo Rosso - PCV

"Abbiamo detto che il voto al PCV ha un'importanza qualitativa e strategica, come espressione del progresso della coscienza rivoluzionaria dei lavoratori e lavoratrici e del nostro popolo", ha detto il dirigente.

Per i comunisti, la formazione di una coscienza rivoluzionaria e l'assunzione di questa ideologia sarà il risultato della conoscenza, dell'informazione e dell'acquisizione di elementi di convinzione e "ciò si verifica con lo studio, con il dibattito, con l'organizzazione e la lotta politica del popolo", ha evidenziato.

"Per questa battaglia, abbiamo voluto attivare i collettivi rivoluzionari con il PCV nelle comunità, per difendere il voto e sollecitare la mobilitazione degli elettori; nei centri di lavoro stiamo orientando l'organizzazione dei Gruppi Classisti di Lavoratori e Lavoratrici per svolgere una decisa lotta politica".

Il PCV cerca di aumentare i voti ottenuti, lo scorso 7 ottobre, quasi 500.000 voti, al fine di contribuire al trionfo del candidato della rivoluzione, Nicolás Maduro Moros.

"Percepiamo che ci sono le condizioni perché molti più lavoratori e lavoratrici votino per Nicolas Maduro nella scheda del PCV e lo storico Gallo Rosso", ha detto.

Una splendida vittoria in omaggio al Presidente Chavez

I comunisti invitano a dare una grande battaglia politica in un momento storico decisivo del Paese e "in omaggio a ciò che ha iniziato il presidente Chavez, dandogli continuità e rafforzando e approfondendo questo processo rivoluzionario".

"Il Presidente Chavez merita che gli rendiamo omaggio con una splendida vittoria questo 14 Aprile", ha concluso Eusse.



PCV : batalla politica,ideologica y de masas para la hermosa victoria el 14 de abril

Por Tribuna Popular

El Presidente Chávez merece que le rindamos un homenaje con una hermosa victoria este 14 de abril”
«ir a discutir con el pueblo en la lucha de las ideas»
 
Caracas, Tribuna Popular TP.- El Partido Comunista de Venezuela (PCV) prepara todo su estructura para dar una gran batalla política, ideológica y de masas a partir del 2 de abril, inicio de la campaña legal, con el objetivo de alcanzar una hermosa y gran victoria popular el 14 de abril en homenaje al Comandante Hugo Chávez Frías.

“La concepción que tiene el Partido para la campaña es de una batalla ideológica, política y de masas por la victoria del proceso político revolucionario del 14 de abril”, señaló Pedro Eusse, miembro del Buró Político del PCV definiendo así el trabajo de los comunistas a partir del 2 de abril.
Para los comunistas, la batalla electoral será de un alto contenido ideológico, por lo tanto su trabajo dirigido a todas las estructuras del PCV y de la Juventud Comunista de Venezuela (JCV) es una llamado a “ir a discutir con el pueblo en la lucha de las ideas”, señaló el dirigente.
Eusse no descartó la importancia de las grandes concentraciones, pero el trabajo fundamental es participar en asambleas, contacto persona a persona, casa a casa, industria a industria con el pueblo y las y los trabajadores.
El Buró Político del PCV declaró un estado de alerta y movilización permanente a todas sus estructuras, con un despliegue masivo a partir de 2 de abril con el objetivo de profundizar el contacto directo con las y los trabajadores.
EL VOTO POR EL GALLO ROJO – PCV“Nosotros hemos dichos que votar por la Tarjeta del PCV-Gallo Rojo, tiene una importancia cualitativa y estratégica, como una expresión del avance de la conciencia revolucionaria de los trabajadores y trabajadoras y de nuestro pueblo”, precisó el dirigente.
Para los comunistas, la formación de una conciencia revolucionaria y asumir esa ideología será el resultado del conocimiento, de la información y tener elementos de convicción y “ello se produce con el estudio, con el debate, con la organización y la lucha política del pueblo”, enfatizó.
“Para esta batalla, hemos orientado que se activen los colectivos revolucionarios con el PCV en las comunidades, para la defensa del voto, la movilización de los electores y en los centros de trabajo estamos orientando la organización de los Grupos Clasistas de Trabajadores y Trabajadoras para dar una decisiva lucha política”
El PCV busca elevar la votación obtenida el pasado 7 de octubre, de cerca de 500 mil votos, con el fin de aportar al triunfo del candidato de la revolución, Nicolás Maduro Moros.
“Percibimos que hay condiciones para que muchos más trabajadores y trabajadoras voten por Nicolás Maduro en la tarjeta del PCV y el histórico Gallo Rojo”, indicó.
UNA HERMOSA VICTORIA EN HOMENAJE AL PRESIDENTE CHÁVEZ
Los comunistas llaman a dar una gran batalla político en un momento histórico decisivo que vive el país y “en homenaje a lo que emprendió el Presidente Chávez, dándole continuidad y fortaleciendo y profundizando este proceso revolucionario”.
“El Presidente Chávez merece que le rindamos un homenaje con una hermosa victoria este 14 de abril”, destacó Eusse.

martedì 2 aprile 2013

Intenta la oposición apropiarse del mito Chávez y enfrentarlo a Nicolás Maduro


El chavismo busca hacer de estos comicios un referendo sobre la continuidad de su proyecto

Intenta la oposición apropiarse del mito Chávez y enfrentarlo a Nicolás Maduro

Organiza la operación mediática Juan José Rendón, especialista en campañas negativas y guerra sucia


Nevado husmea los pies de los visitantes del
Cuartel de la Montaña. Su cuerpo está cubierto con un chaleco con la imagen de una bandera venezolana y un rótulo: Guardia Nacional Bolivariana CR-5. Un elemento del Comando Regional número 5 lo cuida.
Nevado es un perro blanco de manchas cafés, de raza macuchíes, originaria de Venezuela, que el 15 de marzo acompañó, durante más de 12 kilómetros, el cortejo que trasladó los restos de Hugo Chávez desde los Próceres hasta el Cuartel de la Montaña. La milicia lo adoptó y desde entonces lo cuida.
Nevado fue así nombrado en honor al can que siguió a Simón Bolívar a través de varios países durante la guerra de Independencia de la corona española, que murió atravesado por una lanza en la Batalla de Carabobo, en la que se abrieron las puertas de la independencia a Venezuela.
En el Cuartel de la Montaña, al lado de Nevado, acompañado por una hilera de banderas latinoamericanas, se encuentra el féretro del comandante, con una flor de los cuatro elementos, diseñada por el artista venezolano Fruto Vivas, que le sirve de base y una escolta que hace guardia. A su lado, hay una sobria capilla con dos imágenes de Chávez sonriendo, las palmas del Domingo de Ramos, un Cristo y una Virgen de la Rosa Mística.
El Cuartel de la Montaña, donde estuvo la Academia Militar de Venezuela, tuvo especial importancia para Hugo Chávez. Desde allí dirigió el intento de levantamiento cívico militar el 4 de febrero de 1992, y desde allí asumió la responsabilidad de su fracaso.
Culto laico
El cuartel se ha convertido en uno de los destinos más visitados de Caracas. Cada día miles de personas hacen largas colas para despedir al comandante. Le rezan, le llevan flores y velas, le lloran.
Las procesiones al Museo Histórico de la Revolución son parte del inicio de un culto laico al mandatario, que comenzó el mismo día de su muerte, cuando el cielo de Caracas se pintó de rojo. Fuera de las iglesias y calles han comenzado a venderse estampas y bustos suyos.
Celosa de la competencia, pero prudente ante el dolor de los fieles, la jerarquía religiosa llamó a no confundir lo humano con lo divino. El pasado Miércoles Santo, el cardenal Jorge Urosa Sabino advirtió en su sermón: La religión católica no es guiada por un ser humano cualquiera o líder, sino por Jesús. No se trata de ningún líder social ni líder político ni artista, se trata del mismo Dios hecho hombre. Nuestra santa religión está basada en Jesucristo, en Dios, y no podemos rebajarlo a la condición de una persona humana cualquiera. Para que no quedara duda, remató: No se puede igualar a Jesucristo con ningún gobernante ni persona por más amor que se le profese, por lo que hay que rechazar cualquier nivelación de Jesucristo con personalidades humanas.
La fuerza del mito es tan grande que ni siquiera la oposición que lo maldijo durante más de 14 años puede escapar de la seducción del comandante después de muerto. Un país que, como ha dicho el escritor Luis Britto, volvió sus ojos hacia los ídolos privados y tuvo en campeones de boxeo, misses, beisbolistas, motociclistas e ídolos de la canción a los venezolanos con mayor fama nacional e internacional, en lugar de libertadores y filósofos de la educación que fueron su sello en el pasado, encontró con Hugo Chávez un nuevo lugar en el mundo. Con él se recuperó no sólo el petróleo y la soberanía nacional, sino el aparato consagrador de mitos.
Así lo reconoció Guillermo Aveledo, coordinador del bloque opositor Mesa de la Unidad Democrática. “Nuestro candidato, Henrique Capriles –di­jo– ya no tendrá como adversario a un mito político como Chávez. Se trata de una relación entre iguales.”
Como parte de esta operación de disputa por el legado del fundador de la quinta República, Capriles, el candidato opositor que fue derrotado por Chávez en las elecciones de octubre pasado por más de 11 puntos de diferencia, que ahora busca enfrentarse en las urnas al heredero del fallecido presidente, declaró, a pesar de que una y otra vez lo vilipendió y ofendió en vida: Fuimos ad­versarios, nunca enemigos. Lo cierto es que a pesar de ser su acérrimo enemigo, Capriles había tratado ya de apropiarse de buena parte del discurso de Chávez cuando éste todavía estaba al frente del Estado. A pesar de ser el candidato de la derecha, durante 2012 habló, por ejemplo, de socialismo y de continuar los programas sociales conocidos como Misiones (institucionalizándolas y dándoles una buena administración).
Pero no se crea que el reconocimiento opositor de la herencia del comandante proviene de una genuina aceptación de su trascendencia histórica, o de que no hay muerto malo, o de un tardío arrepentimiento. No, sus intereses son estrictamente electorales. Lo que está en marcha, por más descabellado que parezca, es una enorme operación político mediática para apropiarse del mito Chávez y enfrentarlo a Nicolás Maduro.
Ejemplo de ello es lo que el artículista opositor Andrés F. Schmucke G. escribió en El Universal: Valga aquí la confesión, debo decir que extraño a Chávez, y creo que la mayoría de la oposición también lo extraña. Chávez era un tipo con una personalidad magnética, cantaba, bailaba, echaba cuentos, le decía a su esposa que le iba a dar lo suyo e impulsaba a las mujeres embarazadas a darle la teta a sus muchachos... Todo lo contrario a Nicolás Maduro.
El mimetismo de la oposición con el follaje chavista, o más bien, el intento por despojarlo de sus símbolos, la ha llevado a nombrar a su comando de campaña como Simón Bolívar, el prócer patrio inspirador de Chávez, y a dar el banderazo de salida de su cruzada por el voto en el estado de Barinas, donde nació el comandante. Inventen lo que inventen, no podrán detener el huracán bolivariano en Sabaneta, cuna de Chávez, y luego en ciudad de Barinas, respondió el ministro de Comunicación, Ernesto Villegas.
El anuncio de que Capriles arrancará su gira electoral en la ciudad natal de Chávez y su pretensión de presentarlo como el hombre de los cubanos en Venezuela, sentó mal a su sucesor. “Viene aquí –dijo hoy en Barinas durante la juramentación de su comité de campaña– a generar violencia, es un muchacho caprichoso, un burguesito caprichoso, inmaduro”. Añadió: La campaña contra Cuba es igualita a la campaña que se hacía contra los judíos en la Alemania de Hitler... Los herederos de Hitler dirigen una campaña en Venezuela contra el pueblo de Cuba.
Según denunció el mismo Villegas, el responsable de esta es­trategia es un viejo conocido de los políticos mexicanos y del PRI: Juan José Rendón. Publicista y sicólogo, venezolano, vestido siempre de negro, experto en distorsionar la realidad, asegura que su vocación es hacer presidentes. Especialista en campañas negativas y guerra sucia, colaboró en la segunda elección de Carlos Andrés Pérez. Ahora, regresa a su país después de una larga ausencia, después de que en 2004 dirigió fallidamente el referendo revocatorio que buscó destituir a Chávez. Al perder, organizó una ruidosa ofensiva publicitaria que denunció fraude, a pesar de que el ex presidente estadunidense Jimmy Carter avaló la justeza y transparencia del comicio.
La influencia de J. J. Rendón ha causado cambios notables en Capriles. El candidato opositor se ha vuelto mucho más agresivo y frontal. Además de tratar de apropiarse de la simbología chavista, externa dudas sobre las fechas y las circunstancias de la muerte de Chávez (lo que hirió profundamente la sensibilidad de los familiares y los dolientes del mandatario), cuestiona el uso de su imagen y el manejo político de su funeral. Quiere fijar la agenda, llevar la iniciativa y mo­vilizar a unos seguidores desinflados por dos sonoras derrotas en menos de seis meses. Presenta su lucha como una cruzada, se envuelve en la bandera nacional y e insulta a Maduro llamándolo toripollo, esto es, alguien con cuerpo de toro y mente de pollo, una persona grande, robusta pero con su comportamiento inmaduro.
Capriles necesita desesperadamente persuadir a sus simpatizantes de que tienen que salir a votar y que el rival que está enfrente de ellos es Nicolás Maduro y no el comandante. Es una cuestión de vida o muerte política. Si no lo hace, su futuro político tiene los días contados. Por eso, sus publicistas, a pesar de lo que marcan las encuestas, tratan de convencer a sus simpatizantes de que si logran reproducir lo sucedido el pasado 7 de octubre, y van 7 millones de personas a votar, pueden ganar las elecciones del 14 de abril, pues, históricamente, el chavismo siempre disminuyó su votación cuando el fallecido mandatario no compitió en los comicios.
Capriles, asesorado por Rendón, quiere enfilar las baterías no contra el difunto presidente, sino en contra del candidato. Por eso, una y otra vez, dispara: No te escondas, no te disfraces, Nicolás. No es Chávez, eres tú.
Por el contrario, la intención del chavismo es hacer de estos comicios un referendo sobre la continuidad de su proyecto y el legado de su líder. Así, Maduro responde a Capriles, ante las carcajadas de sus seguidores, que el pelucón (en alusión al gusto de la aristocracia conservadora por las pelucas) está obsesionado con él.
La presencia de Rendón en la campaña de
Capriles anuncia que cualquier cosa puede pasar durante y después de la contienda electoral. La posibilidad de que la oposición se retire antes del 14 de abril o que denuncie fraude y desconozca los resultados después de los comicios no es algo improbable. Ya lo hizo en 2004. Nada garantiza que no lo repita en 2013.
tratto da  la jurnada