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giovedì 10 maggio 2018

Voci di rivolta :"Public Enemy, antagonismo e rabbia della musica nera" di Maurizio Cerboneschi




Ho visto gli statisti dibattere all’ONU
la questione del Sudafrica, urlando per
denunciarne  i metodi inumani,
e poi tornare ai loro alberghi e vedere negri
massacrati di botte dalla polizia, azzannati
dai cani e coi vestiti strappati dal getto degli
idranti proprio qui dove le Nazioni Unite
hanno sede per poi tornare il giorno dopo
all’ONU e non dire niente di tutto ciò.
Non venite a raccontarmi niente di quello
Che succede in Sudafrica, Mozambico o
Altrove:
non crederò alla vostra sincerità finchè
rimarrete indifferenti a quello che gli
Stati Uniti ci stanno facendo nella nostra
Nazione”

                                                 Malcom X

Nei primi anni del XVI secolo milioni di africani vennero strappati con violenza dalla propria terra, incatenati  e deportati sulle coste del “nuovo mondo”, dove i negrieri li vendevano ai conquistadores, a latifondisti bianchi e venivano trattati come bestie da soma o da cortile.
Con il passare degli anni, dei secoli, l’evoluzione e la trasformazione della società nordamericana, vede ancora milioni di afroamericani, privi di una reale rappresentanza nel contesto politico sociale, subalterni alla dominazione bianca.
La minoranza di colore non ha mai accettato passivamente la considerazione di razza inferiore; la prima rivolta degli schiavi è del 1687, da quel momento i neri non hanno mai cessato di ribellarsi al segregazionismo della “Razza padrona”.
Negli anni ’60 la radicalità delle nuove generazioni di colore si riconobbe in Black Panthers-Party For Self-Defense ",
scioperi, disubbidienza civile, boicottaggi, guerriglia civile, manifestazioni pacifiste,… fecero tremare l’ordine costituito.
Il braccio lungo della “Casa Bianca” (C.I.A. e F.B.I.) spianò la via della restaurazione e le avanguardie rivoluzionarie del “Black Power” furono assassinate ( Malcom X, M.Luter King,
 Geoge Jackson, Bobby Hutton, ....Bobby Seale, fu incarcerato, altri come Eldridge Cleaver  espatriarono ( a Cuba dove fu ben accolto da Fidel , poi andò in Algeria..) Per numerosi aderenti del “ Potere nero” si aprirono le porte delle prigioni, mentre la diffusione dell’eroina nei ghetti grazie anche agli infiltrati dell’ F.B.I, finì per annullare ogni forma di rivolta.
Alla fine dei ’70, disgregazione, alcolismo, droga e criminalità diffusa hanno generato un “Quarto Mondo”, che sopravvive all’interno della disumanità e delle contraddizioni del “primo”.
Nel deserto politico degli  ’80 i portavoce della rabbia e delle speranze dei neri sono stati i rappers.
Il rap uno stile musicale che rientra nel movimento  culturale “ hip hop” nato sul finire dei ’70  nelle comunità afroamericane e latine del Bronx di New York, per contrapporsi alla dilagante“disco music” che per Julie Burckell era un soul meccanico, asettico, idiota, l’oppio dei proletari, l’agente dell’ordine sociale.
Come detto, Il rap : insieme ai graffiti metropolitani e vari tipi di ballo è parte integrante della cultura hip hop, una forma di autorappresentazione come il soul, il jazz, blues, il rhythmn blues,.. che le generazioni nere hanno diffuso negli ultimi 50 anni.
Per Cuck D., voce de Public Enemy  : “in Africa la musica è comunicazione quotidiana. Per fortuna lo strapotere dei bianchi non è riuscito a fregarci questo trucchetto.”
I giovani niggers vedono nei rappers dei coetanei che, sono stati capaci di sfuggire alla disperazione. Questi “musicisti , tenuti sotto controllo dall’F.B.I., provengono dalla stessa realtà suburbana, conoscono i loro desideri e i loro sogni che  sono  anche i propri. Sono gli unici a conoscerli e sono gli unici di cui si “fidano di parlare”. Sono gli unici che stanno ad ascoltare, gli unici con i quali parlare, che hanno qualcosa di “vero” da insegnare. Investiti di questa profonda responsabilità sociale, i rappers si giostrano in strategie differenti e ineguali risultati, tutti convinti, però, della propria importante funzione extra – musicale” (1)

Tra  i rappers  in circolazione negli USA  i “PUBLIC ENEMY” sono uno degli aspetti più corrosivi; censurati, calunniati, quotidianamente dai media dell’impero, costantemente   al centro dell’interessi dell’F.B.I., sono la continuazione del viaggio contro l’emarginazione; il loro radicalismo è improntato su quello tracciato da Malcom  X, “Black Panther e risentono del pensiero di Louis Farrakan (leader dei Mussulmani neri americani). Usano il rap per diffondere un’altra informazione, per urlare tutto il disagio razziale nel mondo.
Con la rabbia infuocata  dei ritmi metropolitani e le rime esplosive, il Professor Griff, Cuck D., Flavor Flav, Terminator  X (hanno preso nomi che vengono dalla storia o dalla cronaca e cancellato quelli di “Schiavi”), tentano di scardinare l’immobilismo culturale che attanaglia la parte più in basso del pianeta statunitense.
I dischi dei “Public Enemy”,  come già accaduto nel punk inglese con i primi “Clash” “Crass”,”Conflict”, Redskins,…con la reggae/poesia di Linton Kewsi Johnson o nell’Hardcore californiano con  gruppi intorno alle etichette indipendenti Alternative Tentacles  e SST : i “Dead Kennedy”, “DOA”,  Black Flag”,” Bad Brians”,…tendono a far prendere coscienza per cercare di  far saltare in aria l’estalishiment e nello stesso tempo gettare le basi di una nuova coscienza afroamericana.
In merito Cuck D. afferma : “C’è chi dice che la presa di coscienza dei giovani attraverso l’hip hop sia solo moda. E’ vero è una moda, ma questa è una moda destinata a  durare. Deve essere moda. Non c’è  altro modo di agire. La nostra cultura deve essere venduta come un prodotto  alla nostra gente perché ci sono altri migliaia di prodotti che la bombardano quotidianamente. Storicamente i neri sono dei consumatori, non hanno mai imparato a vendere. Il nostro scopo, quali rappers , è di contrattaccare questo sistema. I neri in questo paese non detengono alcuna forma di controllo sui mezzi  di comunicazione di massa. L’unica forma a nostra disposizione sono i dischi”(2).

I brani dei P.E. entrano di prepotenza nel malessere dei ghetti attraverso radio pirata o indipendenti,discoteche…I B-boys sanno a memoria i ritmi, i riff  e i testi di rottura degli album della  band “yo! bum rush the show”, “rebel without a pause” “”it takes a nation of millions to hold us back(”che contiene brani   di impegno politico come :” Bring the Noise” e “Don't Believe the Hype”.

I Public Enemy non si accontentano di un successo circoscritto alle pareti del ghetto, vogliono far uscire l’Hip Hop  dallo spazio settario in cui orbita. Partono per un tour europeo, dove annientano il gruppo “ RUN DMC dei quali sono spalla. Ottengono  ovunque consensi e aumenta a dismisura il numero dei loro sostenitori extra States e non solo neri.
Per la formazione di Long Island, ormai una delle voci del disadattamento planetario, tutto sembra andare per il verso giusto fino all’estate dell'’89 quando il Professor Griff “ministro dell’informazione”vicino al pensiero “Black Power” in un’intervista rilasciata al “The Washington Times” attacca la comunità ebrea statunitense, accusandola di finanziare il regime razzista Sudafricano.
La reazione di Babilonia è violentissima. In USA “esempio di democrazia planetaria” non si può attaccare il sionismo, pilastro dell’impero economico, i media si gettano in una crociata denigratoria contro Cuck D. e gli altri ,che vengono accusati di antisemitismo, con l’F.B.I. costantemente tra i piedi, la casa discografica CBS prende subito le distanze da loro, poi torna sulle proprie decisioni e detta condizioni autoritarie: o il gruppo produce autocritica e allontana il professor Griff , oppure parte l’embargo dell’industria discografica.
I  P.E.  , musicalmente e politicamente capaci di sviluppare una trasformazione collettiva vanno allo sbando, prima Cuck D. difende la libertà di pensiero e di parola di Griff, successivamente lo espelle dal nucleo insieme ai “Security…” a distanza di poche ore nel corso di una conferenza stampa alla MTV, annuncia lo scioglimento del gruppo.
Non passa molto tempo che la formazione  anche se tacciata di razzismo  torna sulla scena; il meccanismo degli “orologi” è però inceppato, la storia prosegue in un clima di divisione e controversie interne fino all’ostentata uscita  dell’album  “Fear of black” un successo contraddittorio che vede Griff definitivamente allontanato.
I gendarmi dell’impero sono ancora una volta riusciti a distruggere una situazione eversiva che stava diventando pericolosa “Nell’attaccoa ai Public Enemy si cela il medesimo meccanismo che impedisce ai neri americani di avere  ad es. una  classe politica degna dei suoi problemi e delle sue rivendicazioni, la cattiva coscienza USA nulla perdona ai neri che sanno imporsi”(3)

Le “democrazie totalitarie”  hanno represso, reprimono e continueranno a reprimere le individualità, le comunità di ribelli, ma i desideri di libertà e giustizia non potranno mai essere soppressi e i rivoluzionari continueranno a nascere e lottare “con ogni mezzo necessario”

1 Cuck D.”Public Enemy : Mucchio selvaggio giugno '90 pag 75
2 Guido Chiesa :Rockerilla n.112 dicembre 1989 pag.60
3 Guido Chiesa :Rockerilla n.115 marzo 90 pag. 10

Maurizio Cerboneschi

Articolo pubblicato sulla rivista Tracce inverno 1990-91 anno IX n° 21


venerdì 20 marzo 2015

Abu-Jamal su Obama, Ferguson e la vita d'inferno degli afro-americani



12/03/2015

"L'oppressione all'estero dà luogo all'oppressione interna" dice Abu-Jamal a Sputnik nella sua prima intervista esclusiva dopo un periodo di isolamento. Il più famoso "prigioniero politico" statunitense sostiene che la condizione degli afro-americani è peggiorata sotto il presidente Obama.

Attivista e giornalista, Mumia Abu-Jamal è stato condannato per l'omicidio nel 1981 di Daniel Faulkner, un poliziotto di Filadelfia, e condannato a morte in un processo che molti ritengono abbia avuto il carattere di una persecuzione politica. I sostenitori di Abu-Jamal puntano il dito su un giudice razzista, sulle testimonianze contrastanti, sulla sua presunta confessione, sulle accuse di fabbricazione di prove a carico degli agenti di polizia di Philadelphia coinvolti, sull'occultamento di testimoni e sulla confessione di un altro sospetto.

Prima della sua incarcerazione, Abu-Jamal era stato nelle Pantere Nere e in seguito attivista di Move [organizzazione per la liberazione dei neri con sede a Filadelfia, ndt] e giornalista radiofonico. Il fatto di essere inserito nei programmi di controllo dell'Fbi (Cointelpro, Counter Intelligence Program) e sotto la sorveglianza della polizia, dimostra secondo ai suoi sostenitori che Mumia fosse già un obiettivo quando fu arrestato per l'omicidio.

Sputnik ha chiesto ad Abu-Jamal, attraverso corrispondenza scritta, la sua opinione sullo stato delle relazioni razziali nell'America post-Ferguson e quale impatto ha avuto il primo presidente nero sul progresso e sull'uguaglianza.

Abu-Jamal è pessimista, a suo avviso "la vita degli afro-americani è un inferno".

Il sistema di casta americano

"Non abbiamo 'eguali' diritti" ci dice Mumia. "Esiste la retorica della parità dei diritti usata dalle élite e dallo Stato per mistificare la reale situazione degli statunitensi neri: un tremendo e incessante inferno. La parità dei diritti non produrrebbe i risultati palesemente iniqui che portano alla carcerazione di massa, alla povertà e alla morte".

Niente di tutto questo dovrebbe "sorprendere" chi conosce la storia, osserva. "Dopo la guerra civile, quando i 'epubblicani neri' hanno modificato la Costituzione per tutelare i diritti della cittadinanza nera (ad esempio, il voto, ecc.), la nazione ha letteralmente ignorato le 'garanzie' della Costituzione per un secolo, fino a quando la resistenza nera del Sud lo ha reso impossibile (ma la discriminazione è continuata con altri mezzi!)"

Riferendosi al libro The New Jim Crow, del giurista Michelle Alexander, Abu-Jamal sostiene che gli Stati Uniti hanno un sistema di caste quando si tratta di "ordinaria, comune classe operaia e dei neri poveri".

"Sono tenuti fuori da ogni aspetto significativo della vita, (lavoro, istruzione, buoni alloggi, ecc.)", dice, trovando un colpevole nella "guerra fasulla alla droga" che "criminalizza la vita dei neri".

Ferguson, icona della vita dei neri negli Usa

Le recenti rivelazioni su Ferguson - "ground zero" nella storia recente del movimento "Black Lives Matter" che si oppone alla brutalità della repressione, fondato dopo che l'anno scorso la polizia ha sparato e ucciso il disarmato Mike Brown - mostrano un sistema giudiziario che si accanisce contro i cittadini a basso reddito, di solito neri. Un'indagine del Ministero della giustizia e vari altri rapporti mediatici rivelano che gli afro-americani venivano sproporzionatamente fermati per violazioni minori, multati pesantemente e incarcerati se non in grado di pagare.

Il Ministero della giustizia ha anche evidenziato che la polizia di Ferguson ha agito attraverso la lente del pregiudizio razziale.

"I nostri risultati indicano che nella stragrande maggioranza dei casi - quasi il 90 per cento - la violenza fisica è diretta contro gli afro-americani" ha annunciato il procuratore generale Eric Holder dopo la pubblicazione del rapporto all'inizio di questo mese.

Tuttavia, Abu-Jamal interpreta i fatti accaduti nella cittadina del Missouri solo come un esempio di un problema sistemico.

"Ferguson ci dice tutto: per i neri poveri, la vita è un inferno, in quanto lo Stato sfrutta i poveri per spremere i loro soldi, utilizzando a tal fine anche il sistema carcerario", afferma. "Mike Brown ci ha mostrato che utilizzano il terrore per un nonnulla, per far filare dritto i nativi. Le cose oggi sono diventate intollerabili, nonostante la favola dei diritti civili e delle sue vittorie".

L'elezione di Obama, un'arguzia politica

Le cose, per la "vita dei neri", sono peggiorate sotto Obama, sostiene Abu-Jamal. Egli osserva che la recessione del 2007 e 2008 ha decimato in modo sproporzionato le minoranze etniche e la situazione è ancora negativa, secondo gli economisti.

"Lo sapevate che negli ultimi otto anni o giù di lì, i neri americani (e gli ispanici) hanno perso la quota maggiore di ricchezza personale, soprattutto in relazione ai mutui, rispetto a qualsiasi altro momento della storia americana?", chiede retoricamente Abu Jamal.

La proprietà della casa costituisce la quota prevalente della ricchezza delle famiglie nere e ispaniche - quelle che hanno disponibilità economiche, naturalmente - mentre i cittadini bianchi tendono ad avere un portafoglio più diversificato di azioni e obbligazioni, i cui mercati sono in larga ripresa. Tuttavia, il mercato immobiliare è nuovamente in declino e i pignoramenti crescenti e i mutui underwater, ovvero sott'acqua, (quelli cioè in cui l'importo dovuto è superiore al valore della casa), hanno costretto molti proprietari a basso reddito ad abbandonare le loro case e, di conseguenza, la stragrande maggioranza della loro ricchezza".

"I neri sono in fondo a qualsiasi indice sociale della nazione", dice Abu-Jamal aggiungendo che avere il primo presidente nero potrebbe avere solo aggravato il problema. "La sua elezione ha determinato un contraccolpo tra i bianchi, spinti a contrastare tutto ciò che Obama cerca di fare", spiega Abu-Jamal. "Dalla sua elezione ha perso potere politico e nei due mandati ha perso le maggioranze in entrambe le camere del Congresso. I repubblicani - il partito nazionalista bianco - sta rendendo più difficili i suoi giorni".

La cosa non avrebbe potuto essere programmata meglio da chi vuole mantenere un certo ordine nel paese.

"L'elezione (e la rielezione) di Obama è stata un'arguzia politica", dichiara, "ma non produce vantaggi perché i neri nelle alte stanze non sono capaci di mantenere, pianificare e utilizzare il potere".

"False soluzioni"

Per Abu-Jamal, "la parità dei diritti", la presidenza Obama, le azioni positive e l'integrazione sono "chimere", false soluzioni ai problemi fondamentali dell'oppressione contro gli statunitensi neri.

"Nessuna di queste idee affronta realmente l'autodeterminazione o anche l'autonomia dei neri. Stiamo ancora mercanteggiando per le briciole", asserisce Mumia. "I primi programmi di azioni positive furono dei repubblicani (amministrazione Nixon) e miravano a placare il movimento di emancipazione con la promessa di buoni posti di lavoro. La nostra vita economica è stata mantenuta arretrata, le nostre comunità sono luoghi in gran parte separati dal normale flusso economico: viviamo in zone di casta inferiore (bantustan), dove lo sfruttamento (come ammesso nell'esempio di Ferguson) è tutto ciò che conta".

"Quando prendiamo seriamente in esame il concetto di azione positiva, ci accorgiamo che si tratta di un piano volto a costruire diverse élite - medici, avvocati, dirigenti politici. Per il ghetto povero, per gli intoccabili, le azioni positive sono in larga misura irrilevanti perché sono anni luce dalle loro possibilità. Come chiarisce il professore di diritto [Michelle] Alexander, la media dei neri statunitensi è espulsa - mentre le élite nere potrebbero avere accesso alle azioni positive - e i neo-liberali applaudono".

"Ci sono città oggi negli Usa dove il 50 per cento - il 50 per cento! - dei ragazzi lascia la scuola e non si diploma. Ci sono città con percentuali più elevate. Si tratta di un sistema fallimentare".


Oppressione all'estero = oppressione domestica

Dopo la decisione del grand jury del Missouri di assolvere Darren Wilson - l'ufficiale che ha sparato e ucciso Michael Brown - da qualsiasi azione penale, le Nazioni Unite hanno rivisto la loro opinione sulla vita delle persone di colore negli Stati Uniti, definendola una questione di diritti umani.

"Sono profondamente preoccupato per il numero sproporzionato di giovani afro-americani che muoiono in scontri con gli agenti di polizia, così come per il numero sproporzionato di afro-americani incarcerati negli Stati Uniti e il loro numero sproporzionato nel braccio della morte" ha dichiarato l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein.

Sputnik ha chiesto ad Abu-Jamal cosa ne pensasse del fatto che gli Stati Uniti venissero richiamati per il trattamento riservato agli afro-americani.

"Malcolm [X] avrebbe sostanzialmente concordato, ma avrebbe aggiunto che poiché gli Stati Uniti sono un impero, non si preoccupano né si curano di ciò che pensano gli altri", spiega. "Gli importa solo che gli altri obbediscano. Se Guantanamo chiude (metto un grande se), ci sono ancora 'black sites' [centri clandestini di detenzione] in tutto il mondo, dove la tortura è accettata, esercitata e associata a pratiche peggiori. Un cittadino statunitense può diventare bersaglio di un attacco dei droni se così decide il potere. L'intera nazione è sotto sorveglianza da parte di varie agenzie dagli acronimi fantasiosi. Ogni telefonata, ogni battitura, ogni conversazione".

Il modo in cui gli Stati Uniti agiscono in politica estera, sostiene Abu-Jamal, è parte integrante di come risponde all'opposizione interna.

"Malcolm direbbe che l'oppressione all'estero dà luogo all'oppressione interna, che il capitalismo che imperversa incontrollato fuori dal paese volgerà presto il suo occhio famelico sulle opportunità all'interno della 'nazione'. Perché, come ha detto Malcolm, il 'Capitalismo' è una sanguisuga".

L'eredità di Malcolm X

Sputnik aveva originariamente previsto di pubblicare questa intervista con Abu-Jamal nel 50° anniversario dell'assassinio del leader dei diritti civili Malcolm X. Tuttavia, nonostante la richiesta fosse stata inviata più di un mese prima
dell'anniversario, Abu-Jamal non ha ricevuto in tempo le domande dell'intervista perché stava scontando una pena in isolamento per "non aver seguito le istruzioni".

(NdR: L'isolamento a lungo termine e il suo uso come punizione è considerata una violazione del diritto umanitario internazionale.)

Abu-Jamal ha risposto alle domande circa l'eredità di Malcolm X e il suo impatto sulla società.

"Onestamente, oggi penso che le nuove generazioni crescano senza un concetto reale di ciò che è stato Malcolm X, se non che era un tale che avrebbe odiato essere etichettato come 'un leader dei diritti civili'. Il suo nome è noto, ma le sue idee, la sua storia, in gran parte non lo è, a mio avviso, soprattutto tra le grandi masse della gioventù nera".

Abu-Jamal lamenta che Malcolm X è diventato "un'icona, un'effige buona per i francobolli degli Stati Uniti, perché non c'è una vera e propria organizzazione là fuori a sostenere il significato del progetto di Malcolm per i neri d'America. I media dominanti non possono e non vogliono raccontare quella storia. Hanno invece martinizzato Malcolm, distorcendo la sua storia, incivilendola, rendendola più 'sicura'".

"Quando era vivo, era una forza potente, un oratore di qualità, era anche un dirigente organizzativo geniale, che, come rivoluzionario, irradiava la nostra lotta, con serietà e impegno per la libertà dei neri in tutto il mondo".

Gli abbiamo chiesto di confrontare le eredità di Malcolm X e Martin Luther King. Abu-Jamal ritiene che, prima di tutto, erano divisi da un divergente senso di fedeltà al loro paese di nascita.

"Stranamente, entrambi gli uomini erano nazionalisti, in una certa misura", dice Mumia. "Martin era un nazionalista americano che voleva che gli Stati Uniti vivessero all'altezza del credo professato; Malcolm invece era un nazionalista nero che voleva che l'America nera fosse libera di seguire i propri interessi. Dannata America!"

La conclusione di Abu-Jamal è che, nonostante gli sforzi di questi due uomini, poco sia cambiato e poco ci può aspettare: "Essere nero in America oggi non è una passeggiata. E', per citare il rapper Young Jeezy, come livin' in hell".



Mumia Abu-Jamal | sputniknews.com - globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

mercoledì 12 febbraio 2014

Musica&ribellione : Il Marxista dub poetry Linton Kewesi Johnson/Public Enemy-di Maurizio Cerboneschi

Da ricordare che questo pampleth fu scritto dal '90 all'inizio del '93.


Musica&ribellione Da WOODY GUTHRIE 
a THE GANG”

Viaggio culturale/antagonista attraverso la musica folk, rock, punk-reggae, hip hop... e dintorni, troveremo alcuni artisti che sono stati
a fianco di coloro che per generazioni hanno lottato per la libertà, la giustizia, l'autodeterminazione dei popoli, …musicisti/colonna sonora di chi credeva che un mondo diverso era possibile.
Questo blog internazionalista comunista ,sembra il luogo giusto per ricordare artisti antagonisti importanti come Woody Guthrie, The Fugs, Bob Dylan, Clash, Public Enemy, Linton Kwesi Johnson,..attraversando i territori musicali antagonisti arriveremo nelle periferie del rock made in Italy ,dove dalle cantine uscirono tanti validi gruppi musicali, conosceremo meglio il progetto “Franti” del Torinese Stefano Giaccone e termineremo il viaggio chiaccherando con “i Gang” dei fratelli Marino e Sandro Severini di Filottrano nelle Marche, più periferia di così!!!

Nelson Mandela rivolgendosi a Miriam Makeba :
"Hanno cercato di isolarci dal Mondo e tu l'hai impedito, dunque la musica può andare a braccetto con la politica””
Maurizio Cerboneschi (Sandino)

capitolo 8°

Il Marxista dub poetry  Linton Kewesi Johnson

La grande insurrezione

musica di sangue
cresciuta nera
radicata nel dolore
innestata nel cuore….”

(da “bass Culture” LKJ)

Scossa nera effervescente- battito -basso- rimbalzante.-rock- saggio- giù suono musica;
caduta – del –piede incontra la batteria storia di sangue
la storia del basso è una storia commovente
una storia piena di dolore……

(da “Reggae sound” LKJ)

Nel Regno Unito sui percorsi antagonisti dei Clash e non solo, troviamo un signore, cappello pork pie, occhiali e portamento elegante sembra un docente universitario, il suo nome è Linton Kwesi Johnson, un poeta – musicista – improvvisatore; un uomo che con il reggae o lo ska ha trovato un modo immediato di comunicare le sue idee per una società multirazziale.
LKJ, arriva a Londra a 11 anni, da un piccolo paese della Giamaica. Qui ritrova la madre e la prima cosa che conosce è il razzismo. Matura in fretta la coscienza di nero militante che non crede all’integrazione ma all’affermazione della dignità e l’autodeterminazione della sua gente. E’ consapevole che ad ogni cittadino del pianeta debbono essere riconosciuti i diritti fondamentali della sopravvivenza “perchè la sopravvivenza è un diritto di pura esigenza morale, è un diritto sancito da atti internazionali, per cui il cittadino del mondo non è un’ entità astratta, utopistica come ai tempi preistorici, ha dei diritti da far valere che gli consentono di tutelare se stesso” (1)
La sua vocazione poetica sprigiona direttamente dai ghetti londinesi: nei ’70 fa parte delle “Pantere nere” un movimento che lotta per i
diritti delle minoranze di colore costrette a vivere ai margini della società assistenziale. Le battaglie metropolitane delle “Pantere nere”, scuotono alle fondamenta i pregiudizi razziali del mondo occidentale. In Inghilterra e ovunque l’educazione autoritaria bianca, delimita i confini della razza o del sapere, il grido di libertà di tutto il popolo nero si tinge di sangue in ogni sasso scagliato contro le pareti dell’ordine.
All’interno di queste tensioni sociali LKJ si avvicina al marxismo e nel 1973 pubblica i primi lavori nella rivista “Race today” . Si laurea in sociologia e continua a portare in giro il suo messaggio poetico antagonista; diventa l’artista più corrosivo delle marginalità nere europee.
LKJ, non è un rasta, non venera come divinità il defunto imperatore d’Etiopia Hailè Selassie,
non fa come alcuni musicisti e uomini di cultura Giamaicani del razzismo all’inverso, dimostra con saggezza una decisa posizione ideologica e filosofica, questo lo rende l’espressione più alta della poesia caraibica (insieme a Michael Smith, ucciso in Giamaica nel 1983 a colpi si pietra da
uomini al servizio della CIA); recita i suoi versi accompagnato da basi pre-registrate o dalla band del bassista Dennis Bovell, a volte solo dal movimento del corpo.
All’interno di una musica dominata dal basso elettrico come simbolo del battito di vita, lo spettatore rimane inebriato da una voce calda, profonda in grado di arrivare a chiunque, superare le barriere delle diversità linguistiche, capace di far vivere istanti in un’altra dimensione temporale.
E’ un poeta che racconta le paure, le violenze, le speranze delle nuove generazioni nere della periferia Londinese. Dice di non usare la violenza come pazzia, di non scaricare la collera in guerre

fratricide, di individuare il nemico vero; attacca la piccola borghesia di colore incapace di schierarsi, si rivolge ai giovani affinché escano dal fanatismo religioso, accusa il regime del “Regno Unito” di stragi, persecuzioni, assassini……velati o fatti cadere nel silenzio dai mezzi d’informazione di massa.

Linton è il media, la voce e la verità dei perdenti:

avvenne nell’aprile del 1981
giù nel ghetto d i Brixton
l’oppressione di Babilonia fu tale
da portarci ad una grande insurrezione
che si estese all’intera nazione
fu un’occasione veramente storica.

Fu l’avvenimento dell’anno
Avrei voluto esserci
Quando ci furono scontri in tutto il ghetto
Quando distruggemmo molti furgoni della polizia
Quando combattemmo i piani malvagi
Quando mandammo in fumo l’operazione Swamp 81
Per che cosa?
Per far capire ai governanti
Che non avremmo più subito alcuna oppressione

E quando mi informai
Per le strade del ghetto
Per scoprire tutto ciò che potevo
Ogni ribelle si compiaceva della sua storia
Parlavano di potere e gloria
Parlavano di incendi e saccheggi
Parlavano di distruzioni e furti
Parlavano della conquista e della vittoria

Dicevano : Babilonia ha esagerato
Cosi cosa successe?
Bruciammo due auto
E due innocenti furono uccisi
Per cosa?
Ma non succede forse così in guerra
Ma non succede forse così in guerra?

Dicevano : bruciamo il pub di George
Non potevano bruciare il padrone
Bruciammo il pub di George
Non abbiamo mai bruciato il padrone
Quando combattemmo in tutto Brixton
Quando distruggemmo molti furgoni di polizia
Quando mettemmo in scacco i malvagi
Quando mandammo in fumo l’operazione Swamp 81

Dicevano : requisimmo le auto
Ci procurammo le munizioni
Costruimmo le barricate
E i malvagi ebbero paura
Mandammo i nostri in perlustrazione
Per scoprire le loro posizioni
Poi formammo le nostre bande
E sferrammo i nostri attacchi

Ora sono fuggiti e spariti
Per preparare il contrattacco
Ma i proiettili di plastica
E gli idranti
Porteranno l’esplosione
Porteranno l’esplosione
Alla faccia di Scaram
Porteranno l’esplosione

( da great insohreckshan)

SWAMP 81 : speciale operazione di polizia in Brixton 81
PUB GEORGE : famoso locale frequentato da fascisti di Brixton
LORD SCARMAN : Membro del parlamento britannico incaricato di indagare sulle tensioni nei ghetti londinesi con particolare riguardo a Brixton (2)

La”Grande insurrezione”, è la storia cantata che riguarda l’ondata di rivolte spontanee avvenute nei ghetti delle metropoli inglesi nella primavera ’81 “a Londra (Brixton), Liverpool (Moss Side), Manchester, leeds, Sheffield, Birmingham, giovani dimostranti neri e bianchi mettono a ferro e fuoco i loro quartieri e soltanto una dura repressione riesce a riportare la calma…..sulle ceneri degli incendi resta la frustrazione di tanti giovani e l’odio per la Thatcher e la sua sfacciata politica reazionaria(3)

Nel suo lavoro militante LKJ oltre alla lingua inglese opta spesso per il “Giamaicano” sua lingua madre, elemento essenziale per la sua nuova forma di poesia “sono un poeta che lavora entro una tradizione dove musica e parole sono parte integrante. La mia esperienza è il frutto di un’infanzia tropicale e contadina prima e della vita di città industriale dove i negri vivono in condizioni coloniali, poi I bambini dei Caraibi crescono in una tradizione orale di storie, rime, canzoncine e
a stretto contatto con forme musicali di matrice africana come la Kumina o protestanti come la chiesa Battista pentecostale. La mia tradizione londinese parla rock e R’&’ (4)
L’avvocato dei senza parola”rifiuta il business, le sue performances si svolgono in piccoli club o locali alternativi; è diretto partecipe a
manifestazioni contro l’Apartheid, a sostegno del Working Class, o dei movimenti di liberazione afro-latino-Americani (FSLN, FMLN, PAC, ANC,….); il suo sguardo è attento all’Africa che sta aprendosi al reggae, una musica che a suo parere potrà permettere agli africani di comunicare la loro condizione di assoggettati ai paesi ricchi.
In pratica LKJ realizza quanto professava Bob Marley (pur con forti differenze politico-religiose).
Se un giorno il reggae fosse sbarcato in Africa(“sua terra natale”), sarebbe divenuto un linguaggio universale per l’unificazione del popolo nero e avrebbe assunto proporzioni tali che nessuno sarebbe più riuscito a fermare. Anche l’Ivoriano Alpha Blondy, rastaman ribelle, le cui ballate di protesta sono diventate un punto di riferimento e di speranza delle nuove generazioni africane, abbandonate alla violenza urbana e alla ricerca della loro identità, afferma:
Sono fiero che gli africani abbiano trovato nella musica e in particolare nel reggae, un’occasione d’incontro e di ricerca di valori….un nuovo credo per riconoscersi, aldilà della disgregazione e dell’individualismo…I nostri dirigenti non possono dire in un’assemblea ai giovani francesi e ai giovani americani come noi viviamo e quello che soffriamo…. Ma attraverso questa musica noi possiamo esporre loro la nostra condizione, i problemi che l’occidente ci obbliga a vivere e sopportare. Oggi per la nostra dignità di neri, è estremamente importante fare della buona musica; le idee stereotipate che ci vedano sempre in ultima fila dovranno pure cambiare: noi siamo i precursori e difenderemo il ruolo del nostro patrimonio, perché la musica nera è all’origine di tutte le musiche”(5)
I portavoce della rabbia e del disagio planetario con o senza musica dimorano ormai ovunque, dalla Francia, alla Spagna, all’Italia,… il potere con tutti i suoi mezzi cerca di toglierli la terra sotto i piedi e nei casi limite arriva perfino all’eliminazione fisica (come ha sempre fatto). Negli Stati Uniti simbolo di “Democrazia e Libertà” i problemi dei ghetti nero-ispanici non sono diversi a quelli denunciati dai “LKJ”; “Clash”, Redskins, “… e attraverso l’ emergente cultura Hip hop una nuova generazione con coraggio e astuzia denuncia i limiti interni del grande gendarme USA. Per il potere yankee una spina nel fianco si chiama Public Enemy.


1) Intervista a Padre Ernesto Balducci archivio Tracce
2) Vedi “Facendo la storia” di LKJ ETS 1989 pag. 115-116
3) Vedi “Facendo la storia” di LKJ ETS 1989 pag. 107
4) “ “ “ “ op . Cit pag 6 
5)Vedi:il manifesto 7 febbraio 1989 pag.17 Luigi Elongui

foto rivolta brixton 81 www.theguardian.com 

Capitolo 9°

Public Enemy
Musica nera rabbia e politica

Ho visto gli statisti dibattere all’ONU
la questione del Sudafrica, urlando per
denunciarne i metodi inumani,
e poi tornare ai loro alberghi e vedere negri
massacrati di botte dalla polizia, azzannati
dai cani e coi vestiti strappati dal getto degli
idranti proprio qui dove le Nazioni Unite
hanno sede per poi tornare il giorno dopo
all’ONU e non dire niente di tutto ciò.
Non venite a raccontarmi niente di quello
Che succede in Sudafrica, Mozambico o
Altrove:
non crederò alla vostra sincerità finchè
rimarrete indifferenti a quello che gli
Stati Uniti ci stanno facendo nella nostra
Nazione”

Malcom X

Nei primi anni del XVI secolo milioni di africani vennero strappati con violenza dalla propria terra, incatenati e deportatati sulle coste del “nuovo mondo”. Qui i negrieri li vendevano ai conquistadores, a latifondisti bianchi e venivano trattati come bestie da soma o da cortile.
Con il passare degli anni, dei secoli, l’evoluzione e la trasformazione della società nordamericana, vede ancora milioni di afroamericani, privi di una reale rappresentanza nel contesto politico sociale, subalterni alla dominazione bianca.
La minoranza di colore non ha mai accettato passivamente la considerazione di razza inferiore; la prima rivolta degli schiavi è del 1687, da quel momento i neri non hanno mai cessato di ribellarsi al segregazionismo della “Razza padrona”.
Negli anni ’60 la radicalità delle nuove generazioni di colore si riconobbe nelle “Black Panters”, scioperi, disubbidienza civile, boicottaggi, guerriglia civile, manifestazioni pacifiste,… fecero tremare l’ordine costituito.
Il braccio lungo della “casa bianca” (C.I.A. e F.B.I.) spianò la via della restaurazione e le avanguardie rivoluzionarie del “Black power” furono assassinate ( Malcom X, M.Luter King,
il comunista Geoge Jackson, Bobby Hutton,….altri espatriarono (Eldridge Cleaver,…) o furono cancellati dall’esistenza (Bobby Seale); per numerosi aderenti al “fronte nero” si aprirono le porte delle prigioni, la diffusione dell’eroina nei ghetti grazie anche a infiltrati dell’ F.B.I, finì per annullare ogni forma di rivolta.
All’inizio dei ’70, disgregazione, alcolismo, droga e criminalità diffusa hanno generato un “Quarto Mondo” che sopravvive all’interno della disumanità, delle contraddizioni e dell’opulenza del “primo”.
Nel deserto politico degli ’80 i portavoce della rabbia e delle speranze dei neri a cui si sono aggiunti molti ispanici sono stati i rappers.
Il rap uno stile che rientra nel movimento culturale “ hip hop” nato sul finire dei ’70 in prevalenza nelle comunità afroamericane e latine del Bronx di New York.
I giovani niggers vedono nei rappers dei coetanei che, sono stati capaci di sfuggire alla disperazione. Questi “musicisti , tenuti sotto controllo dall’F.B.I., provengono dalla stessa realtà suburbana, conoscono i loro desideri e i loro sogni perché sono anche i propri. Sono gli unici a conoscerli e sono gli unici di cui si “fidano di parlare”. Sono gli unici che stanno ad ascoltare, gli unici con i quali parlare, che hanno qualcosa di “vero” da insegnare. Investiti di questa profonda responsabilità sociale, i rappers si giostrano in strategie differenti e ineguali risultati, tutti convinti, però, della propria importante funzione extra – musicale” (1)
Tra i rappers in circolazione negli USA i “PUBLIC ENEMY” sono uno degli aspetti più corrosivi; censurati, calunniati, quotidianamente dai media dell’impero, costantemente al centro
dell’interessi dell’F.B.I., sono la continuazione del viaggio contro l’emarginazione; il loro radicalismo è improntato su quello tracciato da "Malcom X", Back Panters e risentono del pensiero di Louis Farrakan (leader dei Mussulmani neri americani). Usano il rap per diffondere un’altra informazione, per urlare tutto il disagio razziale nel mondo.
Con la rabbia infuocata dei ritmi metropolitani e le rime esplosive, il Professor Griff, Cuck D., Flavor Flav, Terminator X, (hanno preso nomi che vengono dalla storia o dalla cronaca e cancellato quelli di “Schiavi”), tentano di scardinare l’immobilismo culturale che attanaglia la parte più in basso del pianeta statunitense.
I dischi dei “Public Enemy”, come già accaduto nel punk inglese con i primi “Clash” “Crass”,”Conflict”, Redskins,…con la reggae/poesia di Linton Kewsi Johnson o nell’Hardcore californiano con gruppi intorno alle etichette indipendenti Alternative Tentacles e SST : i “Dead Kennedy”, “DOA”, Black Flag”,” Bad Brians”,…tendono a far prendere coscienza per cercare di far saltare in aria l’estalishiment e nello stesso tempo gettare le basi di una nuova coscienza afroamericana.
In merito Cuck D. afferma : “C’è chi dice che la presa di coscienza dei giovani attraverso l’hip hop sia solo moda. E’ vero è una moda, ma questa è una moda destinata a durare. Deve essere moda. Non c’è altro modo di agire. La nostra cultura deve essere venduta come un prodotto alla nostra gente perché ci sono altri migliaia di prodotti che la bombardano quotidianamente. Storicamente i neri sono dei consumatori, non hanno mai imparato a vendere. Il nostro scopo, quali rappers , è di contrattaccare questo sistema. I neri in questo paese non detengono alcuna forma di controllo sui mezzi di comunicazione di massa. L’unica forma a nostra disposizione sono i dischi”(2).

I brani dei P.E. entrano di prepotenza nel malessere dei ghetti attraverso radio pirata o indipendenti,discoteche…I B-boys sanno a memoria i ritmi, i riff e i testi di rottura degli album della band “yo! bum rush the show”, “rebel without a pause” “”it takes a nation of millions to hold us back(”che contiene brani di impegno politico come :” Bring the Noise” e “Don't Believe the Hype”.

I Public Enemy non si accontentano di un successo circoscritto alle pareti del ghetto, vogliono far uscire l’Hip Hop dallo spazio settario in cui orbita. Partono per un tour
europeo, dove annientano il gruppo “ RUN DMC dei quali sono spalla. Ottengono ovunque consensi e aumenta a dismisura il numero dei loro sostenitori extra States e non solo neri.
Per la formazione di Long Island, ormai una delle voci del disadattamento planetario, tutto sembra andare per il verso giusto fino all’estate dell'’89 quando il Professor Griff “ministro dell’informazione”vicino al “Black Power” in un’intervista rilasciata al “Washington Times” attacca la comunità ebrea statunitense, accusandola di finanziare il regime razzista Sudafricano.
La reazione di Babilonia è violentissima. In USA “esempio di democrazia planetaria” non si può attaccare il sionismo, pilastro dell’impero economico, i media si gettano in una crociata denigratoria contro Cuck D. e gli altri che vengono accusati di antisemitismo, con l’F.B.I. costantemente tra i piedi, la casa discografica CBS prende subito le distanze da loro, poi torna sulle proprie decisioni e detta condizioni autoritarie: o il gruppo produce autocritica e allontana il professor Griff , oppure parte l’embargo dell’industria discografica.
I P.E. , musicalmente e politicamente capaci di sviluppare una trasformazione collettiva vanno allo sbando, prima Cuck D. difende la libertà di pensiero e di parola di Griff, successivamente lo espelle dal nucleo insieme ai “Security…” a distanza di poche ore
nel corso di una conferenza stampa alla MTV, annuncia lo scioglimento del gruppo.
Non passa molto tempo che la formazione anche se tacciata di razzismo torna sulla scena;
il meccanismo degli “orologi” è però inceppato, la storia prosegue in un clima di divisione e controversie interne fino all’ostentata uscita dell’album “Fear of black” un successo contraddittorio che vede Griff definitivamente allontanato.
I gendarmi dell’impero sono ancora una volta riusciti a indebolire una situazione eversiva che stava diventando pericolosa “Nell’attacco i Public enemy si cela il medesimo meccanismo che impedisce ai neri americani di avere ad es. una classe politica degna dei suoi problemi e delle sue rivendicazioni, la cattiva coscienza USA nulla perdona ai neri che sanno imporsi”(3)
Le democrazie totalitarie hanno represso, reprimono e continueranno a reprimere le individualità, le comunità di ribelli, ma i desideri di libertà e giustizia non potranno mai essere soppressi e i rivoluzionari continueranno a nascere e lottare “con ogni mezzo necessario”

1 Cuck D.”Public Enemy : Mucchio selvaggio giugno '90 pag 75
2 Guido Chiesa :Rockerilla n.112 dicembre 1989 pag.60
3 Guido Chiesa :Rockerilla n.115 marzo 90 pag. 10

Da WOODY GUTHRIE a THE GANG” 
In blu i capitoli a seguire :


Capitolo 1°:“La rivoluzione desiderata” (Woody Guthrie).
Capitolo 2°:”L'amato e odiato Bob Dylan  ....
http://resistenciasiempre.blogspot.it/2014/02/musica-la-rivoluzione-desiderata.html
 
Capitolo 3°:”L'anarco-comunismo dei “THE FUGS”.
Capitolo 4°:”La fine dei dinosauri”. 

Capitolo 5°:Il trionfo della subcultura nihil-punk.
Capitolo 6°:THE CLASH (lo scontro)”



Capitolo 7°:”Il ritorno del rock”.


Capitolo 8°:Linton kewsi Johnson” (Dub poetry)
Capitolo 9°:”Public Enemy “:Musica nera rabbia e politica
Capitolo 10°:Il“Franti”: Rock e utopia
Capitolo11°:”La Pantera”e il nuovo linguaggio del villaggio
Capitolo 12°:” I Gang “: La Band ribelle di Filottrano

 
Ringrazio i compagni che mi hanno permesso di poter scrivere queste righe attraverso contatti, interviste e chiaccherate varie sul tema :"Musica antagonista", : Marino e Sandro Severini (The Gang), Stefano Giaccone (Franti), Billy Bragg incontrato a Reggio Emilia '90, lo staff di” Arezzo wave” '91 '92 ,un grazie anche a Bunna  Africa unite per la lunga chiaccherata in un podere di Montioni quando nel 1991 venne a fare il concerto gratis per il FMLN Salvador) e poi a Sergio Messina (Radio gladio), Luca "Zulu" e Marco" kaja"(99 posse), Fumo e Lele Prox (Lionhorse Posse ), Luca Morino Fabio Barovero (Mau Mau&Loschi Dezi), Enrico Capuano che tra il '92 inizio '93 per ben tre volte venne a suonare gratis per i Lavoratori Piombinesi in Lotta a difesa del posto di lavoro.