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giovedì 13 marzo 2014

Londra 7/8 Marzo THE LAW SOCIETY : i Cinque devono essere liberati

La delegazione del Coordinamento Alta Maremma  libertà per i Cinque eroi Cubani composta da Massimo BrizziMaurizio CerboneschiGianluca
Quaglierini Milena Fidanzi, appartenenti ai circoli  di Rifondazione Comunista di Piombino e Follonica nonchè membri del CSIAM (centro solidarietà internazionalista alta Maremma), c.lo Bolivariano alta Maremma “Alessio Martelli” e Amici di Cuba gruppo “Italo Calvino Piombino/Elba, sono rientrati da Londra, dove il 7/8 marzo hanno preso parte a : “INTERNATIONAL COMMISSION OF INQUIRY THE CASE OF THE CUBAN FIVE" realizzata al ”THE LAW SOCIETY" nel cuore di Londra, nel grande salone erano presenti circa 300 persone provenienti da Germania, Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Regno Unito, Stati Uniti, Svezia, Vietnam, Canada, Svizzera, Spagna, Italia, Norvegia, Romania, El Salvador, Cile e Cuba, .. La Commissione d’investigazione era formata da Yogesh Sabharwal, ex titolare di Giustizia dell’India, Zac Jacoob, ex giudice della Corte Costituzionale del Sudafrica, e da Phillipe Texier giudice della Corte francese. Le tre importanti autorità giuridiche hanno ascoltato le testimonianze dirette in merito agli incalcolabili attacchi terroristici che Cuba ha subito dal 1959 (anno del trionfo della rivoluzione) ad oggi, da parte di spietati criminali come Posada Carriles, Orlando Bosch,…. finanziati e protetti dalla mafia e gruppi controrivoluzionari di Miami, dalla intelligence degli USA : CIA, USAID,NED,...
Giustino di Celmo in un video messaggio ha ricordato gli avvenimenti che portarono alla morte di suo figlio Fabio, avvenuta nel settembre '97 durante una serie di attentati preparati per cercare di distruggere il turismo pilastro dell'economia Cubana, Giustino con calma e in maniera esplicita ha terminato dicendo che il capitalismo crea solo orrori e morte nell’umanità. …si sono susseguite varie testimonianze di persone che hanno perso l’affetto dei loro cari per le efferatezze degli atti criminali sempre e indistintamente appoggiati dagli USA, Margarita Morales ha parlato del sabotaggio dell’aereo della Cubana de Aviación, nelle Barbados, attentato che nel 1976, provocò la morte di  73 persone tra cui suo padre direttore tecnico della squadra di scherma di cui nessuno si salvò.
Bettina Palenzuela invece ha ricordato la vicenda dell’attentato all' ambasciata Cubana di Lisbona, accaduto nell’aprile del 1976 dove perse la vita sua madre, il pomeriggio invece è stato monopolizzato dalla presenza via skype di Rene Gonzalez, soluzione
obbligata dal momento che le autorità Britanniche gli hanno vilmente negato il visto di entrata nel paese.
Renè ha raccontato tutta la vicenda ai giudici e ai presenti, spiegando le ragioni per cui si erano rese necessarie misure obbligate a difendere il popolo cubano ormai sotto un vero e proprio assedio terroristico, il governo cubano doveva penetrare suoi elementi di fiducia nelle organizzazioni controrivoluzionarie di Miami, con buone credenziali e senza destare sospetti,... è entrato poi nel merito del processo, della detenzione e dei diritti umani negati ...La documentazione di Renè è stata chiara.. solo nel finale ci sono stati istanti di disturbo nella comunicazione.. alla conclusione del suo intervento è partito un’interminabile applauso con tutti i presenti in piedi.
Dopo aver sentito innumerevoli interventi tra cui : Ricardo Alarcon Quesada, Presidente dell'assemblea
nazionale del Potere Popolare, Ramsey Clark,... i rappresentanti di organizzazioni mondiali per i diritti umani,... l'avvocato Martin Garbus, ...Alice Walker, ...Irmita Gonzalez (figlia di Renè) che tra le cose ha raccontato quanto fu difficile per la famiglia credere che suo padre fosse diventato un controrivoluzionario,... poi il racconto di Mirtha madre di Antonio Guerrero che pur con 82 anni sulle spalle ha dimostrato quanto questa
drammatica vicenda gli abbia dato la forza di vivere e lottare per poter riabbracciare suo figlio finalmente libero, durante il suo intervento c'è stato il bellissimo momento quando al telefono si è sentita la voce di Tony Guerrero, i presenti si sono alzati in piedi, ancora una volta per un'interminabile applauso.

Dopo aver ascoltato e valutato interventi e testimonianze, i giudici hanno emesso che la liberazione dei Tre eroi cubani ancora ingiustamente in carcere negli USA dal 1998 dovrebbe essere immediata ed incondizionata.
  Valutando le testimonianze ascoltate, i Giudici hanno affermato che nessuno dei Cinque ha commesso o ha cercato di commettere atti di violenza, tantomeno hanno attentato contro il governo e il popolo degli  Stati Uniti.  
  
Inoltre, hanno indicato che i Cinque non hanno goduto dei diritti umani fondamentali per un giudizio giusto e presso un tribunale indipendente ed imparziale.  
  
Hanno puntualizzato che I Cinque sono stati sotto il regime di confino solitario per circa 17 mesi prima del giudizio e non hanno avuto l'accesso sufficiente ai documenti relazionati con la causa per la preparazione della loro difesa.  
  
Su questa linea, hanno sottolineato che la causa si è sviluppata a Miami, dove non si poteva garantire un giudizio giusto, è stata viziata dai pagamenti realizzati dal governo nordamericano ai mezzi di stampa per la divulgazione di pubblicità dannosa contro i Cinque.  
  
Più avanti, i delegati hanno sottolineato la tremenda sofferenza dei parenti dei Cinque incarcerati.  
  
I giudici hanno suggerito al presidente Obama che il conferimento del perdono per i Cinque avrebbe un impatto significativo per la normalizzazione delle relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba, come sulla pace e sulla giustizia mondiale.  

Da precisare che al concerto del 7 marzo dei Buena Vista social club al Barbican hall abbiamo assistito al  tutto esaurito su tutti e tre i piani della grande struttura, Eliade Hochoa e Omara Portuondo nel teatro  hanno creato momenti di forte emozione e entusiasmo,durante lo spettacolo hanno parlato Alicia Walker, Irmita Gonzalez e  6 coppie si sono alternare a leggere lettere dei Cinque.


Milena, Massimo, Olga ( moglie di René). Maurizio, Mirtha ( madre di Antonio Guerrero), Gianluca dentro il "THE LAW SOCIETY" di Londra


Gianluca, Milena, Ricardo Alarcon Presidente asamblea nacional de poder popular , Maurizio


Entrata "THE LAW SOCIETY" di Londrra

sabato 21 aprile 2012

"René: un bell'esempio di dignità" di A.Riccio


Aderente al comitato italiano giustizia per i cinque

di Alessandra Riccio Ed. www.giannimina-latinoamerica.it

Giovedì 19 Aprile 2012
Pur essendo il meno sfortunato dei Cinque antiterroristi cubani condannati spietatamente negli Stati Uniti e bollati come spie dalla corrente informativa del pensiero unico, René González ha tutte le caratteristiche di una persona preparata, coraggiosa e piena di dignità. Nato a Chicago nel 1956 da una famiglia di emigranti cubani, è tornato insieme ai sui in patria dopo la rivoluzione. Suo padre era stato un sostenitore del Movimento 26 luglio di Fidel Castro e non ha esitato a imbarcare moglie e figli per l’isola dove i suoi ragazzi hanno studiato, lavorato e partecipato ad ogni appello della patria. René ha combattuto in Angola, è ingegnere e istruttore di volo, militante del Partito Comunista di Cuba.
Nel 1990 gli viene affidata la delicata missione di sorvegliare le attività controrivoluzionarie che, alla luce del sole e senza che il governo degli Stati Uniti intervenga, vengono organizzate e preparate in Florida. Per questo si stabilisce a Miami dove, sette anni dopo, lo raggiunge sua moglie, Olga Salanueva, anche lei ingegnere, e dalla quale ha avuto una figlia, Irma, ormai grandicella. A Miami nasce la loro seconda figlia, Ivette. Neanche il tempo di vedere la piccola e René viene arrestato per spionaggio, tradotto in cella di isolamento e poi condannato a 15 anni. Sua moglie Olga è stata dichiarata persona non grata e “pericolosa per la sicurezza nazionale” e non ha mai avuto il permesso di visitare il marito in carcere. La piccola Ivette ha potuto vedere suo padre molti anni dopo la carcerazione. Adesso Renè ha scontato gran parte della pena e per gli ultimi due anni gode della libertà condizionata che deve scontare a Miami, cioè in quella città che pullula di pericolosi e violenti anticastristi. Nei mesi scorsi, a causa di una grave malattia che ha colpito suo fratello, René ha chiesto –come consente la legge- di poter visitare l’infermo a Cuba. Dopo molti tira e molla il permesso è stato accordato insieme a moltissime limitazioni e regole da rispettare. E così, una ventina di giorni fa il Granma ha sobriamente informato dell’arrivo di uno dei Cinque, cioè di uno di quegli amatissimi eroi che i cubani vorrebbero vedere di ritorno in patria; eppure da quel momento c’è stato silenzio, fino a qualche giorno fa, quando abbiamo appreso che René era tornato a Miami. Ieri, però, René ha scritto una lettera per il suo popolo dove spiega le ragioni di tanta discrezione: sono tutte ragioni etiche che contribuiscono a fare di quest’uomo coraggioso un esempio di dignità che condivide con il popolo e il governo cubani. Ne avevamo già avuto molte prove, l’ultima delle quali la lettera inviata a suo fratello malato terminale in un momento in cui non era certo che potesse accorrere al suo capezzale. Quella lettera l’ho tradotta per questo taccuino qualche settimana fa e adesso ho tradotto il suo “Messaggio al mio popolo” del 14 aprile scorso:
Cari compatrioti,
di ritorno nel mondo dell’assurdo dopo una troppo breve visita alla mia patria che ha suscitato in qualcuno le più diverse elucubrazioni - molte a un livello di follia alla quale solo i detrattori della nostra società possono arrivare - è tempo di saldare un debito con il nostro popolo attraverso queste parole. Non sono dirette a coloro che speravano di criticarci anticipando che il mio viaggio a Cuba si sarebbe trasformato in un atto politico e che ora lo fanno perchè si è rivelato un esempio di discrezione; neanche a coloro che pronosticavano che non sarei ritornato e che adesso cercano le più diverse ragioni del perché non l’ho fatto. Si tratta di un elementare dovere di fronte a un popolo che ha sentito come suo il sollievo che ha significato questa parentesi, molti dei cui figli nel migliore spirito di solidarietà e di generosità si aspettavano di poter partecipare alla mia visita. Solo a questi ultimi lo devo.
Come è stato correttamente spiegato, la mia richiesta di venire a Cuba aveva un carattere umanitario alla luce della lettera e dello spirito della figura giuridica della libertà condizionata. Non si è trattato di un favore e nemmeno di una richiesta politica, ma di una situazione prevista dalla legge, la cui soluzione è stata accompagnata dal più rigoroso rispetto della stessa. Con lo stesso spirito di rispetto della legalità che ci ha guidato fin dal principio di questo processo, era imprescindibile che il mio soggiorno in patria non si trasformasse in qualcosa che stridesse con la natura di una simile richiesta. Ne andava della nostra parola e si metteva in gioco lo spazio morale che durante questi anni noi Cinque ci siamo conquistati in questa storia.
Da quanto detto deriva la poca esposizione data alla visita, che per qualcuno è potuta apparire sorprendente. Siamo sicuri che questa spiegazione sarà ben compresa da tutti quelli che ci vogliono bene e che vedevano nella mia visita la possibilità di qualche manifestazione pubblica di festeggiamenti e di gioia. Le limitazioni imposte dalla natura del mio viaggio hanno reso impossibile ciò, a parte quanto è stato possibile propiziare spontaneamente nei luoghi in cui la mia presenza era inevitabile per ragioni di obbligato ringraziamento o di passate vicissitudini; aggiungiamoci le restrizioni di tempo date dall’incontro con la mia famiglia e il tempo trascorso con mio fratello ammalato che era il motivo diretto del mio viaggio.
Delle mie brevi camminate per le nostre strade e del contatto spontaneo con il nostro popolo serbo ricordi indelebili, che mi servono di ispirazione e mi danno forza. Da cubani di ogni genere ho ricevuto in questi giorni un affetto semplice e sincero, rispettoso delle condizioni del mio viaggio e della discrezione che esigeva, dimostrato in tutti i modi possibili. So che attraverso ognuno di questi compatrioti mi raggiungeva l’affetto dei milioni che avrebbero voluto essere al corrente del nostro soggiorno. A tutti –sia a quelli che mi hanno onorato con il loro contatto che a quelli che no- voglio esprimere il mio profondo ringraziamento sia per le dimostrazioni di generoso rispetto che per le loro espressioni di solidarietà e per gli auguri rivolti a mio fratello.
Di ritorno al mondo dell’assurdo, mi preparo a continuare questa lunga battaglia affinché si faccia giustizia. Era indispensabile che la mia condotta a Cuba fosse di estrema moderazione. Era impensabile che non ritornassi. Porto nel cuore le intense emozioni di questi belli quattordici giorni insieme al mio popolo, dove un giorno festeggeremo il ritorno dei cinque.
Per il momento, a tutti, a nome della mia famiglia e mio, rivolgo il nostro più profondo ringraziamento.
E a nome dei cinque, ribadisco che non verremo meno e saremo sempre degni di voi.
Un forte abbraccio
René González Schwerter

venerdì 6 aprile 2012

Attorno, un’altra volta, ai Cinque Eroi cubani


Attorno, un’altra volta, ai Cinque Eroi cubani

4-4-2012  Scritto da Machetera da www.cubadebate.cu traduzione
di Ida Garberi
Suppongo che in America latina il paragone esplicito della lingua inglese tra apples and oranges è “mele e arance”. In qualsiasi caso, il concetto che entrambe le lingue manifestano con questa frase è un’impossibilità semantica. In Spagna, le varianti comparative di questo tipo sono più divertenti: “Non bisogna confondere il culo con le stagioni”, “la ginnastica con il magnesio” o “le churras con le merine”, (due tipi di pecore, la prima da una lana molto grossa e poco apprezzata, mentre la seconda da una lana molto fine e costosa)
Ma, per il momento, quando penso al paragone tra il cubano Renè Gonzalez e lo yankee Alan Gross preferisco l’altra espressione peninsulare che “non bisogna mescolare la velocità con la pancetta”, perché si basa su una cosa irrazionale, una cosa assurda, e non c’è niente di più assurdo che l’analogia tra questi due uomini, che Washington sta trattando di “venderci” attraverso i suoi mezzi imperiali di comunicazione.
Prendiamo, per esempio, il recente articolo di Jay Weaver sul The Miami Herald. Non appena ha saputo che la giudice Joan Lenard aveva ordinato che fosse concesso a Renè Gonzalez una tregua di due settimane nella sua libertà condizionale affinché visiti suo fratello, moribondo in Cuba, Weaver staccò il telefono e fece quello che oggigiorno si considera giornalismo: ha premuto il bottone che segna automaticamente il numero di Maggie Khuly per chiedergli la sua opinione.
Per chi non lo sa, Maggie Khuly è la sorella di uno degli uomini che agli inizi degli anni novanta - e per volontà propria - normalmente accompagnava il fanfarone di Josè Basulto nei voli di quei Cessnas donati la cui missione consisteva nel mettere alla prova i limiti dello spazio aereo cubano. Ed è successo un fatto inevitabile: l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso ed il 24 febbraio 1996, dopo avere ignorato un’altra volta le avvertenze verbali e fisiche delle autorità cubane, due degli aeroplani furono abbattuti ed il fratello di Maggie Khuly morì nell’attacco (è molto rivelatore che in quell’istante Basulto non volava oramai vicino ai due aeroplani, perché poco prima aveva già invertito la rotta e stava tornando indietro). Da allora, Maggie Khuly è assetata di sangue, soprattutto di quello di Fidel Castro, ma se non è possibile (e solo per il momento), si accontenterebbe con quella dei Cinque Eroi cubani che non ebbero niente a che vedere con l’incidente, come lo dimostra il fatto che la stessa procura “usamericana” lo ha riconosciuto davanti alla Corte dell’11º Circuito di Appello di Atlanta. A chi importa, dunque, quello che pensa Maggie Khuly? L’opinione di qualunque donna scelta, a caso, per strada, sarebbe più interessante.
A differenza di Alan Gross, non solamente Renè Gonzalez è oggi un uomo libero dopo avere compiuto una grottesca sentenza di 13 anni nel carcere senza che Washington (in violazione di tutti gli accordi internazionali dei diritti umani), permettesse in nessun momento che sua moglie entrasse nel paese per visitarlo, ma è giusto ricordare quale fu il “delitto” per il quale lo condannarono.
È possibile che Renè Gonzalez sia il più odiato dei Cinque Eroi - in Miami, naturalmente, lo è - per il fatto di essersi infiltrato nel nucleo dell’inganno di raccolta di fondi di Fratelli al Riscatto, per avere volato con Basulto e, chi sa, forse perfino in qualche momento col fratello di Maggie Khuly, ma questi non sono delitti gravi. L’unica cosa che trovarono per condannare a Renè fu il fatto di non essersi registrato come agente di un governo straniero - esattamente la stessa scusa che portò la spia Anna Chapman sulla copertina della rivista russa Maxim. Questo, ed il fatto di non essersi pentito. E nonostante neanche l’assenza di pentimento sia un delitto, esistono molte maniere legali per saltarsi le norme e la giudice Lenard ha fatto tutto il possibile per dimostrarlo. In primo luogo, con una condanna assurdamente lunga ed un periodo di libertà condizionale che sfida ogni logica. Gli avvocati di Obama allegarono recentemente che a Renè Gonzalez non si deve permettergli la visita a suo fratello moribondo, poiché l’intelligenza cubana potrebbe approfittare dell’opportunità per dargli istruzioni segrete che porterebbe di ritorno a Miami quando verrebbe a compiere il resto della sua libertà condizionale prima di tornare definitivamente a Cuba. E perché non lo deportano subito? Ci proteggano a tutti, per favore!
Ma non possiamo espellerlo perché Renè Gonzalez è un cittadino “usamericano” per nascita - non per cultura - e le regole sono le regole. Ad ogni modo, quello che non si può pretendere è che lui ed Alan Gross, l’uomo che sollecitò un contratto dell’USAID per valore di mezzo milione di dollari per installare a Cuba lo stesso tipo di Rete di Area Globale di Banda Larga attraverso la DAI che, senza dubbio, è stata molto utile nel “progetto umanitario” conosciuto come la liberazione della Libia, sono casi simili. Ovviamente, i due hanno parenti con cancro, ma la similitudine incomincia e finisce lì. Se si condanna una persona per non registrarsi come agente straniero, ma non si può dimostrare di che maniera le sue azioni pregiudicarono il paese nel quale agiva, siamo davanti ad un dettaglio puramente tecnico. Il fatto di rubare a qualcuno 13 anni della sua vita per un dettaglio tecnico è ingiusto ed irreparabile. A differenza di Renè Gonzalez, Alan Gross fu dichiarato colpevole per qualcosa di più che un tecnicismo.
Ma questo è l’eterno problema tra USA e Cuba, è stato sempre così. Incapaci di riconoscere i nostri propri difetti, in questo paese ci vediamo come giganti. Cuba e gli altri molti paesi sono per noi un giocattolo, hanno leader giocattolo, un idioma giocattolo, gente giocattolo, leggi giocattolo. Come ci prendiamo sul serio noi stessi! Perfino dopo che si è dimostrato che lo stesso Gross sollecitò attivamente e progettò la missione illegale e sovversiva che doveva realizzare a Cuba, il Dipartimento di Stato continua a tentare di convincerci che cadde in una trappola, che è stato uno “stupido utile”, che stava lì per fare una “missione umanitaria.”
E pretende ora Washington che crediamo che i due anni ed un giorno di reclusione di Gross che ha il diritto alle visite coniugali di sua moglie, sono in qualche modo paragonabili coi 13 anni che rubarono ad un uomo a chi gli fu impedito di vedere sua moglie… per un tecnicismo? Quanti visite coniugali ha ricevuto Gerardo Hernandez, un altro dei Cinque eroi, dall’anno 2000? Quante Fernando Gonzalez? Nessuna, zero. Il sistema penitenziario federale degli USA non lo permette. A questi uomini e le loro mogli non solamente hanno rubato loro il presente, ma anche il futuro. Se si tiene in conto la loro età, ogni giorno che passa è più probabile che, perfino se si potessero beneficiare di un indulto presidenziale, sarebbe troppo tardi per avere figli. È qualcosa d’inconcepibile, irreparabile.

Concetti basilari sulla legge ed i mezzi di comunicazione

Ora che ho spiegato perché il paragone dei casi di Renè Gonzalez ed Alan Gross è un’autentica ed offensiva manipolazione, aggiungerò quanto segue: Judy Gross, la moglie, ha nelle sue mani un potere virtuale che i Cinque Eroi cubani e le loro famiglie non ebbero mai: alcuni mezzi di comunicazione poderosi e favorevoli a sua disposizione. Gli basterebbe esercitare questo potere affinché terminasse il danno che si continua a fare a questi Cinque uomini e le loro famiglie e, contemporaneamente, lei metterebbe fine al suo incubo personale. Ma questo non succede finché non si cerca un avvocato migliore e non smetta di attenersi al copione di Hillary Clinton.
Le manifestazioni davanti all’Ufficio degli Interessi di Cuba a Washington sono inefficaci, benché sembri che incomincino a fare breccia. È arrivato il momento di uscire da questo copione che si incentra su Renè Gonzalez -un uomo che è già praticamente in libertà – come unico scambio possibile con Alan Gross, un uomo la cui condanna è insignificante in termini comparativi. Di fatto, sarebbe ora che smettessero di insultare la nostra intelligenza. Tutti i cubani che ho conosciuto sanno sommare e sottrarre. Ed il papa anche.
Quando lo penso… deve essere terribile pensare che il Dipartimento di Stato è l’unica speranza. Che cosa succederebbe se qualcuno uscisse dal copione? Non sarà necessario tornare ad inventare la ruota: per incominciare, c’è la risoluzione del Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie, secondo la quale le sentenze imposte ai Cinque Eroi cubani - Antonio Guerrero, Fernando Gonzalez, Gerardo Hernandez, Ramon Labañino e Renè Gonzalez - sono arbitrarie e violano il Diritto Internazionale. Ma non si tratta solo di Renè, bensì di tutti loro.
Bisognerà domandare al Dipartimento di Stato perché non dà importanza a questa risoluzione? Bisognerà insistere sul fatto che non tornano i conti, perché il numero corretto non è uno, bensì cinque? E perché non bisognerebbe farlo? E se il Dipartimento di Stato risponde che queste cose non si possono dire, non si possono fare, allora bisognerà suonare alla porta di Cindy Sheehan, un’altra persona alla quale un presidente non gli ha fatto caso… ed ora si dispiace amaramente di questo.
O, se lo preferite, continuiamo a confondere la velocità con la pancetta.
Scegliete voi.


domenica 1 aprile 2012

I limiti di AFP-Los límites de AFP-AFP: dalla menzogna alla sparata



Riprende con forza (anche se no è mai smessa) la disinformazione e l'attacchi mediatici contro Cuba finanziati dagli USA (By sandino).

I limiti di AFP
 1-4-2012  Iroel Sanchez http://lapupilainsomne.jovenclub.cu/

Venerdì scorso è stato un giorno di gioia generale a Cuba. La notizia dell'arrivo a L'Avana dell'Eroe cubano René González - sottoposto a libertà vigilata negli Stati Uniti dopo aver scontato tredici anni di ingiusta detenzione - per stare vicino a suo fratello gravemente malato di cancro si é diffusa a macchia d'olio.
Osservazioni nei luoghi di lavoro tra coloro che hanno visto la notizia sul sito Cubadebate, telefonate, urla tra vicini che hanno sentito la buona notizia dal notiziario di Canale Havana, rifletteva l'atmosfera con cui i cubani hanno accolto con favore l'arrivo nel suo paese di un uomo che - come i suoi quattro compagni che rimangono nelle carceri degli Stati Uniti - si é giocato la vita per salvarli dal terrorismo e ha rinunciato a patteggiare con i suoi carcerieri una libertà senza onore.
Tutti felici nel pomeriggio di venerdì 30 marzo sull'isola, tranne il corrispondente dell'agenzia AFP a L'Avana per cui ciò che più ha richiamato la sua attenzione é stato come la stampa cubana "si é limitata a informare ufficialmente questo sabato, senza immagini o commenti, sulla visita 'privata e familiare' di uno di loro all'isola" ma senza menzionare la reale causa di questo strano comportamento.
A quanto pare, il dipendente dell'agenzia di stampa francese non conosce il ruolo svolto dalla stampa di Miami nella condanna di René e dei suoi quattro compagni, qualcosa che potrebbe aiutare a capire la cura con cui i media cubani hanno trattato il suo arrivo all'isola. Non bisogna essere molto sagace per sapere che lo stesso branco mediatico che, pagato dal governo USA, ha creato l'ambiente propizio perché il processo contro René e i suoi compagni terminasse nelle sproporzionate pene detentive è in attesa di ogni dettaglio per prendersela con chi deve tornare a Miami, dopo due settimane che gli sono state concesse per visitare Cuba, e creare una situazione che faciliti farlo tornare di nuovo dietro le sbarre.
Richiama anche l'attenzione che nel dispaccio di AFP si nomini René "l'agente", come se questi attualmente stesse compiendo una qualche missione del governo cubano. Tuttavia, quando tale agenzia ha esaminato il processo per spergiuro in El Paso, Texas, al terrorista Luis Posada Carriles, questi era "l'ex agente della CIA" e "attivista anticastrista" utilizzando lo stesso linguaggio della stampa di Miami che aveva proibito chiamare terrorista l'autore dell'esplosione in volo di un aereo civile passeggeri dove morirono 73 persone
Il cablo di AFP è intitolato "Media cubani limitano l'informazione sulla visita dell'agente condannato negli Stati Uniti" e nella terza frase attribuisce questo comportamento al fatto che "tutta la stampa a Cuba è sotto il controllo statale.
Alle volte sarebbe bene chiedersi sotto quale controllo e quali limiti sta AFP, la stampa di Miami e tutte le transnazionali dell'informazione che sempre ripetono che i terroristi di origine cubana con sede negli Stati Uniti sono "attivisti anticastristi".

 
Los límites de AFP
Iroel Sánchez
El pasado viernes fue día de alegría generalizada en Cuba. La noticia de la llegada a La Habana del héroe cubano René González -sometido a libertad supervisada en EE.UU. luego de cumplir trece años de injusta prisión- para estar junto a su hermano gravemente enfermo de cáncer circuló como pólvora.
Comentarios en los centros de trabajo de quienes vieron la noticia en el sitio Cubadebate, llamadas por teléfono, gritos entre vecinos que conocieron de la buena nueva por el noticiario del Canal Habana, reflejaban la atmósfera con que los cubanos acogieron la llegada a su país de un hombre que -como sus cuatro compañeros que permanecen en prisiones norteamericanas- se jugó la vida por salvarlos del terrorismo y renunció a pactar con sus captores una libertad sin honra.
Todos felices la tarde del viernes 30 de marzo en la Isla, menos el corresponsal de la agencia AFP en La Habana a quien lo que más le llamó la atención fue cómo la prensa cubana “se limitó a informar oficialmente este sábado, sin fotos ni comentarios, sobre la visita ¨privada y familiar¨ de unos de ellos a la isla”, aunque sin aludir a la causa real de ese extraño comportamiento.
Al parecer, el empleado de la agencia de prensa francesa no conoce el papel desempeñado por la prensa de Miami en la condena de René y sus cuatro compañeros, algo que ayudaría a entender el cuidado con que los medios cubanos reflejaron su llegada a la Isla. No hay que ser muy sagaz para saber que la misma jauría mediática que, pagada por el gobierno de EE.UU., creó el ambiente propicio para que el proceso contra René y sus compañeros terminara en las desproporcionadas penas de cárcel que se les impusieron está pendiente de cualquier detalle para ensañarse con quien debe regresar a Miami, luego de las dos semanas que se le concedieron para visitar Cuba, y crear una situación que facilite volverlo a colocar tras las rejas.
Llama además la atención que en el despacho de AFP se nombre a René “el agente”, como si éste actualmente cumpliera alguna misión del gobierno cubano. Sin embargo, cuando esa agencia reseñó el juicio por perjurio en El Paso, Texas, al terrorista Luis Posada Carriles, éste era “el ex agente de la CIA” y “activista anticastrista”, usando el mismo lenguaje de la prensa de Miami que tiene prohibido llamar terrorista al autor de la voladura en pleno vuelo de un avión civil de pasajeros donde murieron 73 personas.
El cable de AFP se titula “Medios cubanos limitan información sobre la visita de agente condenado en EEUU” y en la tercera oración atribuye ese comportamiento a que “toda la prensa en Cuba está bajo control estatal”. Tal vez sería bueno preguntarnos bajo qué control y cuáles límites están AFP, la prensa de Miami y todas las transnacionales de la información que siempre repiten que los terroristas de origen cubano asentados en Estados Unidos son “activitas anticastristas”.



AFP: dalla menzogna alla sparata
11.01.12 - Iroel Sanchez http://lapupilainsomne.jovenclub.cu/

Con questa foto l'agenzia stampa francese AFP illustra uno dei suoi tendenziosi dispacci su Cuba.
In essa, due auto della Polizia Nazionale Rivoluzionaria, una delle quali adibita al controllo del traffico, sono parcheggiate in una strada semi-deserta dell'Avana, appena bagnata dalla pioggia.
La didascalia al piede della foto è un gioiello: "La polizia pattuglia L'Avana per impedire qualsiasi azione contro il governo, come i fuochi d'artificio lanciati dalle barche a Miami." Cioè, il potere assoluto della polizia cubana attraversa lo stretto della Florida e controlla i cieli di Miami ...



sabato 3 marzo 2012

  Originale modificato per esigenze di Blog  

Comité Internacional por la Libertad de los 5 Cubanos
URGENTE: Llame al Fiscal General Eric Holder para que Acepte la Moción en Favor de René González

Envia a un amigo/a


Llame por teléfono o escriba al Fiscal General de los Estados Unidos Eric Holder demandando que acepte la moción presentada por René González para que se le permita viajar a su país -Cuba-  por 2 semanas para acompañar a su hermano gravemente enfermo y su familia.   
René González cumplió su injusta sentencia por 13 años el 7 de octubre de 2011. Pero las autoridades de EEUU lo obligan a permanecer 3 años más bajo régimen de libertad supervisada.

La moción de emergencia presentada por el abogado de René se basa en razones  humanitarias ante la gravedad de su hermano.

Por favor, actúe AHORA!   

FORMAS DE COMUNICARSE CON EL DEPARTAMENTO DE JUSTICIA

Por Correo electrónico
AskDOJ@usdoj.gov

Por Teléfono:

Oficina del Fiscal General, Linea de Comentarios para el Publico
+1- 202-353-1555

Por correo postal:    

Fiscal General Eric Holder
U.S. Department of Justice
950 Pennsylvania Avenue, NW
Washington, DC 20530-0001 
Comité Internacional por la Libertad de los 5 Cubanos 
 Para información actualizada visite: