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mercoledì 27 febbraio 2019

#Cuba :La Cancelleria cubana rifiuta energicamente la irrispettosa intromissione del Dipartimento di Stato/Rechazo enérgico de la Cancillería cubana a irrespetuosa intromisión del Departamento de Estado

L'Avana 26 febbraio 2019
Il Ministero delle Relazioni Estere della Repubblica di Cuba respinge energicamente l'irrispettosa dichiarazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, aggiudicata al Sottosegretario Michael Pompeo, nella quale si pretende di discutere il referendum costituzionale libero e sovranamente celebrato dai cubani il passato 24 di febbraio.
Il testo della dichiarazione è espressione dell'ideologia imperialista profondamente radicata nella politica estera dell'attuale governo degli Stati Uniti. È anche un riflesso della già annunciata pretesa di imporre nuovamente nell'emisfero occidentale la Dottrina Monroe, accompagnata ora dalla intolleranza maccartista.
Il popolo cubano ha parlato alto e chiaro il 24 febbraio, con contundente eloquenza. Ha scommesso liberamente nelle urne sulla costruzione del socialismo e lo ha fatto accorrendo massicciamente ad esprimere la propria volontà, nonostante la perniciosa campagna del governo degli Stati Uniti diretta ad influenzare il voto. E’ da molto che i cubani tagliano qualunque pretesa statunitense di dirigere i destini del nostro paese.
Il Dipartimento di Stato deve cessare la pratica di immischiarsi nei temi interni di altri Stati ed interferire nei processi elettorali o di votazione di altre nazioni. Si tratta di una mania contraria al Diritto Internazionale, con la quale il governo degli Stati Uniti sfida le norme che dirigono le relazioni tra Stati sovrani.

espanol :
El Ministerio de Relaciones Exteriores de la República de Cuba rechaza enérgicamente la irrespetuosa declaración del Departamento de Estado de los Estados Unidos, adjudicada el Secretario de Estado Michael Pompeo, en la cual se pretende cuestionar el referéndum constitucional libre y soberanamente celebrado por los cubanos el pasado 24 de febrero.
El texto de la declaración es expresión del ideario impe-rialista profundamente enraizado en la política exterior del actual gobierno de los Estados Unidos. Es también reflejo de la pretensión ya anunciada de imponer nueva-mente en el hemisferio occidental la Doctrina Monroe, acompañada ahora por la intolerancia macartista.
El pueblo cubano habló alto y claro el 24 de febrero, con contundente elocuencia. Apostó libremente en las urnas por la construcción del socialismo y lo hizo acudiendo masivamente a expresar su voluntad, a pesar de la perniciosa campaña del gobierno de los Estados Unidos dirigida a influir en el voto. Hace mucho que los cubanos cortamos cualquier pretensión estadounidense de regir los destinos de nuestro país.
El Departamento de Estado debe cesar la práctica de inmiscuirse en los asuntos internos de otros Estados e interferir en los procesos electorales o de votación de otras naciones. Se trata de una manía contraria al Derecho Internacional, con la que el gobierno de los Estados Unidos desafía las normas que rigen las relaciones entre Estados soberanos.
La Habana, 26 de febrero de 2019
Tratto da :



domenica 16 giugno 2013

Cuba, Stati Uniti e la lotta contro il terrorismo - Cuba, Estados Unidos y la lucha contra el terrorismo



Cuba, Stati Uniti e la lotta
contro il terrorismo

16.03.2013 -Salim Lamrani (Opera Mundi)  http://lapupilainsomne.wordpress.com


Gli USA hanno appena nuovamente collocato Cuba nella lista dei paesi che sponsorizzano il terrorismo, sollevando l'ira dell'Avana che respinge un'accusa "arbitraria".

Dal 1982, Cuba è parte della lista delle nazioni che sponsorizzano il terrorismo internazionale, fornita dal Dipartimento di Stato, con l'attuazione di varie sanzioni come conseguenza. L'amministrazione repubblicana di Ronald Reagan decise di inserire l'isola per il suo sostegno che offriva ai movimenti rivoluzionari dell'America Latina, in particolare in El Salvador. In quell'epoca, il governo conservatore aveva deciso di abbandonare la politica di riavvicinamento con L'Avana, che aveva stabilito il suo predecessore James Carter, che stava sul punto di normalizzare le relazioni con Cuba.

Nel suo ultimo rapporto pubblicato il 30 maggio 2013, Washington giustifica il mantenimento di L'Avana nel gruppo che comprende l'Iran, la Siria e il Sudan, sottolineando che "in passato, alcuni membri delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) sono stati autorizzati a rifugiarsi a Cuba". Il rapporto sottolinea anche che "il governo cubano continua a proteggere fuggitivi ricercati negli Stati Uniti. Il governo cubano offre anche supporto come alloggi, buoni pasto e assistenza medica a questi individui". Infine, il documento si riferisce alla presenza di separatisti baschi a Cuba. [1]

Tuttavia, Washington omette evidenziare alcuni elementi chiave che distruggono le varie accuse. Per quanto riguarda le FARC, L'Avana ha effettivamente, in passato, ospitato alcuni elementi. Ma fu la Colombia che chiese questo al governo cubano, nel quadro di negoziati destinati a portare ad un accordo di pace. Così, a partire dal novembre 2012, Cuba è sede di negoziati tra i rappresentanti delle FARC e del governo colombiano. Il rapporto del Dipartimento di Stato ammette che Cuba "accoglie colloqui di pace" tra la guerriglia e lo Stato colombiano, e segnala che non vi è "alcuna indizio che il governo cubano fornisca armi o addestramento paramilitare a gruppi terroristici". [2]

Wayne S. Smith, un ex ambasciatore degli Stati Uniti a Cuba, ha dichiarato la sua incomprensione dopo la pubblicazione del rapporto: "Il governo colombiano, lontano da accusare Cuba di albergare guerriglieri ha ripetutamente salutato il contributo di L'Avana al processo di pace" [3 ]

In quanto ai membri dell'ETA, Washington omette segnalare, inoltre, che L'Avana ha solo risposto ad una richiesta del governo spagnolo di Felipe González di accogliere alcuni leader, nel quadro dei colloqui di pace con l'organizzazione separatista basca.

Jim McGovern, rappresentante repubblicano dello Stato del Massachussetts, ha anche espresso il suo disaccordo con la decisione del Dipartimento di Stato. "Non c'é nessuna prove che Cuba fornisca sostegno a gruppi terroristici", ha detto, ricordando che la Colombia aveva spesso salutato il "ruolo costruttivo" dell'isola nella ricerca di un accordo di pace. [4] Anthony Quainton, ambasciatore all'origine dell'inclusione di Cuba nella lista dei paesi terroristi nel 1982, ha anche espresso la sua disapprovazione: "E' giunto il momento di ritirare Cuba dalla lista, per i nostri mutui interessi".

Allo stesso modo, Patrick Ryan, ex ambasciatore degli Stati Uniti, autore dei rapporti sul terrorismo tra il 2007 e il 2009, ha lanciato un appello a Washington per porre fine alla stigmatizzazione di L'Avana:

"Come ex diplomatico americano, autore dEi rapporti sul terrorismo tra il 2007 e il 2009 [...], ho visitato Cuba diverse volte come parte del mio lavoro. Sono convinto che mantenere Cuba nella lista dei paesi che sponsorizzano il terrorismo è assurdo e altamente politico, particolarmente viste le evidenti omissioni.

Dove é la Corea del Nord, che ha lanciato attacchi contro il Sud negli ultimi anni - e che di recente ha minacciato di lanciare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti? [...] Nessuna fonte credibile di informazione afferma che Cuba rappresenta attualmente una minaccia per la nostra sicurezza.

Per troppo tempo, una piccola minoranza di politici cubano americani detta la politica estera degli Stati Uniti verso uno dei nostri vicini più prossimi geograficamente, e ha usato questa lista di paesi terroristi altamente discutibile per giustificare il mantenimento di un embargo risalente alla Guerra Fredda.

Curiosamente questi membri del Congresso sostengono la libertà dei cubani di recarsi negli Stati Uniti, ma non la libertà degli americani di viaggiare a Cuba, e utilizzano la giustificazione del terrorismo per questo.

Il fatto che alcuni membri del gruppo separatista basco ETA sono si trovino nell'isola con la benedizione del governo spagnolo, che i membri delle FARC sono a Cuba nel corso dei negoziati di pace sostenuti dal governo colombiano e che diversi latitanti dalla giustizia americana - di fatto nessuno di loro è stato accusato di terrorismo  -  hanno vissuto lì esiliati dal 1979, non sono argomenti credibili per mantenere l'accusa [...]. "

E' tempo di adottare un nuovo approccio perché la nostra attuale anacronistica politica ha fallito strepitosamente da più di mezzo secolo". [5]

Da parte sua, il governo dell'Avana ha condannato la strumentalizzazione della guerra contro il terrorismo per fini politici. In una lunga dichiarazione, il
Ministero degli Affari Esteri ha risposto a Washington: "Nuovamente, questa decisione vergognosa è stata presa, ignorando deliberatamente la verità e ignorando l’ampio consenso e il reclamo esplicito di numerosi settori della società statunitense e della comunità internazionale, perchè si ponga fine a questa ingiustizia.

L’unico proposito di questo spregevole esercizio è il tentativo di giustificare il mantenimento del blocco, una politica fallita che il mondo intero condanna.

Il Governo degli Stati Uniti insiste nel mantenere questa designazione arbitraria e unilaterale nonostante il fallimento totale delle accuse ridicole e degli argomenti senza fondamento che tradizionalmente ha utilizzato negli ultimi anni, come accusa per questo[…].”

Il territorio di Cuba non è mai stato usato e non si userà mai per ospitare terroristi di nessuna origine, né per organizzare, finanziare o perpetrare azioni di terrorismo contro nessun paese del mondo, includendo gli Stati Uniti. Il Governo cubano respinge e condanna senza eccezioni ogni azione di terrorismo in qualsiasi luogo, in qualsiasi circostanza e qualsiasi siano le motivazioni che si sostengono.

Al contrario, il governo degli Stati Uniti utilizza il terrorismo di Stato come un’arma contro paesi che sfidano i suoi interessi, provocando la morte tra la popolazione civile. Ha usato aerei senza equipaggio per perpetrare esecuzioni extragiudiziarie di presunti terroristi includendo degli statunitensi, con il risultato della morte di centinaia di civili innocenti.[6]

Il governo inoltre accusa  Washington di ospitare terroristi di origine cubana responsabili di diverse centinaia di assassini, qualcosa che gli Stati Uniti non negano. Dal 1959, il terrorismo proveniente dagli Stati Uniti ha ucciso 3478 cubani e  2099 inabili. Il caso più emblematico è quello di Luis Posada Carriles. Ex poliziotto sotto il regime dittatoriale di Fulgencio Batista, Posada fu reclutato dalla CIA nel 1961 ed è diventato un esperto di esplosivi. E'responsabile di più di un centinaio di assassini, tra cui l'attentato del 6 ottobre 1976 che ha causato l'esplosione, in pieno volo, di un aereo civile alle Barbados, uccidendo 73 persone, tra cui l'intera squadra di scherma che aveva appena vinto i Giochi Panamericani. Egli è anche autore di una ondata di attacchi terroristici che hanno colpito l'industria turistica cubana, tra aprile e settembre 1997, che é costata la vita al cittadino italiano Fabio di Celmo e che ha fatto decine di vittime. [7]

Non vi è alcun dubbio sulla colpevolezza di Posada Carriles. In effetti, i rapporti dell' FBI e CIA sono espliciti al riguardo: "Posada e Bosch orchestrarono l'attentato contro l'aereo" [8] Allo stesso modo, nella sua autobiografia 'Le vie del guerriero', apertamente rivendica la sua carriera terroristica. Inoltre, il 12 luglio 1998, Posada Carriles ha rilasciato un'intervista al New York Times in cui si vantava di essere la persona che ha realizzato più attentati contro Cuba, rivendicando la paternità intellettuale degli attentati del 1997. Secondo lui, il turista italiano "si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato". [9]

Di fronte alla recrudescenza degli attentati negli anni 1990, Cuba ha infiltrato vari agenti in Florida per impedire la realizzazione dei progetti terroristici di gruppuscoli di estrema destra di origine cubana. Dopo aver raccolto un voluminoso rapporto su 64 persone coinvolte in atti violenti contro Cuba, L'Avana ha trasmesso le informazioni all'FBI. Invece di procedere all'arresto degli individui appartenenti ad organizzazioni criminali, Washington ha arrestato cinque agenti infiltrati nell'esilio cubano e li ha condannati a pene detentive che vanno dai 15 anni all'ergastolo, in un processo denunciato da Amnesty International, le Nazioni Unite e non meno di dieci premi Nobel. [10]

La strumentalizzazione a fini politici di un argomento così grave come il terrorismo mina la credibilità del Dipartimento di Stato, accusato di calcolo ed ipocrisia. Da un lato, Washington afferma di guidare una guerra contro il terrorismo, e dall'altro fornisce protezione a criminali come Luis Posada Carriles e sanziona cinque agenti cubani il cui ruolo era quello di impedire la realizzazione di attentati contro Cuba. In nome della guerra economica e ideologica che Washington fa contro L'Avana da più di mezzo secolo, gli Stati Uniti non esitano a mettere nella lista dei paesi terroristi una nazione la cui  principale caratteristica è quella di essere una vittima del terrorismo negli ultimi 50 anni.

Cuba, Estados Unidos y la lucha contra el terrorismo

Salim Lamrani
Estados Unidos acaba de colocar otra vez a Cuba en la lista de países que patrocinan el terrorismo, lo que suscitó la ira de La Habana que rechaza una acusación “arbitraria”.
Desde 1982, Cuba forma parte de la lista de las naciones que patrocinan el terrorismo internacional, que establece el Departamento de Estado, con la aplicación de diversas sanciones como consecuencia. La administración republicana de Ronald Reagan decidió incluir la isla por el apoyo que brindaba a los movimientos revolucionarios de América Latina, particularmente en El Salvador.En aquella época, el gobierno conservador había decidido abandonar la política de acercamiento con La Habana que estableció su predecesor James Carter, el cual estaba a punto de normalizar las relaciones con Cuba.
En su último informe publicado el 30 de mayo de 2013, Washington justifica el mantenimiento de La Habana en el grupo que incluye a Irán, Siria y Sudán, subrayando que  “en el pasado, algunos miembros de las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC) estuvieron autorizadas a refugiarse en Cuba”. El informe enfatiza también que “el gobierno cubano sigue protegiendo a fugitivos buscados en Estados Unidos. El gobierno cubano también proporciona apoyos como viviendas, bonos alimentarios y atención médica a esos individuos”. Finalmente, el documento alude a la presencia de separatistas vascos en Cuba.[1]
No obstante, Washington omite resaltar varios elementos fundamentales que destrozan las distintas acusaciones. En cuanto a las FARC, La Habana acogió efectivamente a algunos elementos en el pasado. Pero fue Colombia quien solicitó al gobierno cubano para ello en el marco de negociaciones destinadas a desembocar en un acuerdo de paz. Así, desde noviembre de 2012, Cuba es la sede de negociaciones entre representantes de las FARC y del gobierno colombiano. El informe del Departamento de Estado admite que Cuba “acoge un diálogo de paz” entre la guerrilla y el Estado colombiano, y señala que no hay “ningún indicio de que el gobierno cubano proporcione armas o entrenamiento paramilitar a grupos terroristas”.[2]
Wayne S. Smith, antiguo embajador estadounidense en Cuba, hizo partícipe de su incomprensión tras la publicación del informe: “El gobierno colombiano, lejos de acusar a Cuba de albergar a guerrilleros, saludó varias veces la contribución de La Habana al proceso de paz”.[3]
En cuanto a los miembros de ETA, Washington omite señalar también que La Habana sólo respondió a una petición del gobierno español de Felipe González de acoger a unos dirigentes, en el marco de negociaciones de paz con la organización separatista vasca.
Jim McGovern, representante republicano del Estado de Massachussetts, también expresó su desacuerdo con la decisión del Departamento de Estado. “No hay ninguna prueba de que Cuba brinde apoyo a grupos terroristas”, apuntó, recordando que Colombia había saludado a menudo “el papel constructivo” de la isla en la búsqueda de un acuerdo de paz.[4] Anthony Quainton, embajador al origen de la inclusión de Cuba en la lista de países terroristas en 1982, también expresó su desaprobación: “Ha llegado el tiempo de retirar a Cuba de la lista, por nuestros intereses mutuos”.
Del mismo modo, Patrick Ryan, antiguo embajador estadounidense, autor de los informes sobre el terrorismo entre 2007 y 2009, lanzó un llamado a Washington de poner fin a la estigmatización de La Habana:
Como antiguo diplomático americano, autor de los informes sobre el terrorismo entre 2007 y 2009 […], visité Cuba varias veces en el marco de mi trabajo. Estoy convencido de que mantener a Cuba en la lista de países que patrocinan el terrorismo es absurdo y altamente político, particularmente vistas las evidentes omisiones.
¿Dónde está Corea del Norte, que lanzó ataques contra el sur durante los últimos años –y que amenazó recientemente con lanzar un ataque nuclear contra Estados Unidos? […] Ninguna fuente creíble de información afirma que Cuba representa actualmente una amenaza a nuestra seguridad.
Desde hace demasiado tiempo, una pequeña minoría de políticos cubanoamericanos dicta la política exterior de Estados Unidos hacia uno de nuestros vecinos geográficamente más cercanos, y ha utilizado esta lista de países terroristas altamente cuestionable para justificar el mantenimiento de un embargo que data de la Guerra Fría.
Curiosamente, esos miembros del Congreso apoyan la libertad de los cubanos de viajar a Estados Unidos, pero no la libertad de los americanos a viajar a Cuba, y utilizan la justificación del terrorismo para ello.
El hecho de que algunos miembros del grupo separatista vasco ETA se encuentren en la isla con la bendición del gobierno español, que los miembros de las FARC se hallen en Cuba durante las negociaciones de paz apoyadas por el gobierno colombiano y que varios fugitivos de la justicia americana –de hecho ninguno de ellos ha sido acusado de terrorismo– hayan vivido allí exilados desde los años 1979, no son argumentos creíbles para mantener la acusación […].”
Es tiempo de adoptar un nuevo enfoque pues nuestra política actual anacrónica ha fracasado estrepitosamente desde hace más de medio siglo”.[5]
Por su parte, el gobierno de La Habana condenó la instrumentalización de la guerra contra el terrorismo para fines políticos. En una larga declaración, el Ministerio de Relaciones Exteriores respondió a Washington:
Nuevamente, esta decisión bochornosa ha sido tomada faltando de manera deliberada a la verdad e ignorando el amplio consenso y el reclamo explícito de numerosos sectores de la sociedad estadounidense y de la comunidad internacional para que se ponga fin a esa injusticia.
El único propósito de este ejercicio desprestigiado contra Cuba es intentar justificar el mantenimiento del bloqueo, una política fracasada que el mundo entero condena.
El Gobierno de los Estados Unidos insiste en mantener esta designación arbitraria y unilateral, a pesar del desplome total de las acusaciones ridículas y de los argumentos endebles que tradicionalmente ha utilizado en los últimos años como excusas para ello […].”
El territorio de Cuba nunca ha sido utilizado y nunca se usará para cobijar a terroristas de ningún origen, ni para organizar, financiar o perpetrar actos de terrorismo contra ningún país del mundo, incluyendo los Estados Unidos. El Gobierno cubano rechaza y condena inequívocamente todo acto de terrorismo, en cualquier lugar, bajo cualquier circunstancia y cualesquiera que sean las motivaciones que se aleguen.
Por el contrario, el Gobierno de los Estados Unidos emplea el terrorismo de Estado como un arma contra países que desafían sus intereses, causando muertes en la población civil. Ha usado aviones no tripulados para perpetrar ejecuciones extrajudiciales de supuestos terroristas, incluso estadounidenses, resultado de lo cual han muerto cientos de civiles inocentes.[6]
El gobierno también acusa a Washington de albergar a terroristas de origen cubano responsables de varias centenas de asesinatos, algo que Estados Unidos no niega. Desde 1959, el terrorismo procedente de Estados Unidos costó la vida a 3.478 cubanos y 2.099 incapacitados. El caso más emblemático es el de Luis Posada Carriles. Antiguo policía bajo el régimen dictatorial de Fulgencio Batista, Posada fue reclutado por la CIA en 1961 y se volvió un experto en explosivos. Es responsable de más de un centenar de asesinatos, entre ellos el atentado del 6 de octubre de 1976 que provocó la explosión en pleno vuelo de un avión civil en Barbados, ocasionando la muerte de 73 personas, entre ellas todo el equipo juvenil de esgrima que acababa de ganar los juegos panamericanos. También es autor de la ola de atentados terroristas que golpeó la industria turística cubana entre abril y septiembre de 1997 que costó la vida al ciudadano italiano Fabio di Celmo y que hizo decenas de víctimas.[7]
No hay ninguna duda de la culpabilidad de Luis Posada Carriles. En efecto, los informes del FBI y de la CIA son explícitos al respecto: “Posada y Bosch orquestaron el atentado contra el avión”.[8] Del mismo modo, en su autobiografía Los caminos del guerrero, reivindica abiertamente su trayectoria terrorista. Además, el 12 de julio de 1998, Posada Carriles concedió una entrevista al New York Times en la cual se vanagloriaba de ser la persona que más atentados realizó contra Cuba, reivindicando la paternidad intelectual de los atentados de 1997. Según él, el turista italiano “se encontraba en el lugar equivocado en el momento equivocado”.[9]
Frente al recrudecimiento de los atentados en los años 1990, Cuba infiltró a varios de agentes en Florida para impedir la realización de los proyectos terroristas de grupúsculos de extrema derecha de origen cubano. Tras reunir un voluminoso informe sobre 64 personas implicadas en actos violentos contra la isla, La Habana transmitió la información al FBI. En vez de proceder al arresto de los individuos que pertenecían a organizaciones criminales, Washington arrestó a los cinco agentes infiltrados en el exilio cubano y los condenó a penas de prisión que van de 15 años a cadena perpetua, durante un juicio que denunciaron Amnistía Internacional, las Naciones Unidas y no menos de diez Premios Nobel.[10]
La instrumentalización para fines políticos de un tema tan grave como el terrorismo perjudica la credibilidad del Departamento de Estado, acusado de cálculo e hipocresía. Por un lado, Washington afirma que lleva una guerra contra el terrorismo, y del otro ofrece la protección a criminales como Luis Posada Carriles y sanciona a cinco agentes cubanos cuyo papel era impedir la realización de atentados contra Cuba. En nombre de la guerra económica e ideológica que Washington lleva contra La Habana desde hace más de medio siglo, Estados Unidos no vacila en ubicar en la lista de países terroristas a una nación cuya principal característica es ser una víctima del terrorismo desde hace cincuenta años.
*Doctor en Estudios Ibéricos y Latinoamericanos de la Universidad Paris Sorbonne-Paris IV, Salim Lamrani es profesor titular de la Universidad de la Reunión y periodista, especialista de las relaciones entre Cuba y Estados Unidos. Su último libro se titula The Economic War Against Cuba. A Historical and Legal Perspective on the U.S. Blockade, New York, Monthly Review Press, 2013, con un prólogo de Wayne S. Smith y un prefacio de Paul Estrade.


[1] Unites States Department of State, «Country Reports on Terrorism 2013», mayo de 2013. http://www.state. gov/documents/ organization/ 210204.pdf (sitio consultado el 2 de junio de 2013).

[2] Ibid.

[3] Latin American Herald Tribune, «U.S. Urged to Drop Cuba from Terror List», 8 de marzo de 2013.
[4] Ibid.

[5] Patrick Ryan, «Former U.S. Diplomat Patrick Ryan: Time to Drop Cuba from Terror List», The Hill, 30 de abril de 2013. http://thehill.com/blogs/global-affairs/guest-commentary/296867-former-us-diplomat-patrick-ryan-#ixzz2SnlLc3RR (sitio consultado el 2 de junio de 2013).

[6] Ministerio de Relaciones Exteriores de la República de  Cuba, «Cuba no reconoce al Gobierno de EEUU la más mínima autoridad moral para juzgalo»,Cubadebate, 30 de mayo de 2013.

[7] Salim Lamrani, Cuba, ce que les médias ne vous diront jamais, Paris, Estrella, 2009, p. 135-154.

[8] Federal Bureau of Investigation, «Suspected Bombing of Cubana Airlines DC-8 Near barbados, West Indies, October 6, 1976», 7 de octubre de 1976, Luis Posada Carriles, the Declassified Record, The National Security ArchiveGeorge Washington University.http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB153/19761008.pdf (sitio consultado el 3 de junio de 2013).

[9] Ann Louise Bardach & Larry Rohter, «Key Cuba Foe Claims Exiles’ Backing», New York Times,12 de ulio de 1998.

[10] Salim Lamrani, op. cit.

                                                            


 Salim Lamrani
                              immagini tratte da internet  inserite da autore blog corrente

venerdì 9 marzo 2012

Bruno Rodriguez: “Questa è la cronaca di un’esclusione annunciata”


Sia chiaro!!,come milianti internazionalisti pur considerando il Presidente Colombiano Santos un criminale e servo degli Stati Uniti fino a prova contraria, pubblichiamo la dichiarazione del ministro degli Esteri Bruno Rodriguez Parrilla ( By sandi)


Bruno Rodriguez: “Questa è la cronaca di un’esclusione annunciata”

Cuba non ha mai chiesto di andare al Vertice delle Americhe, ma sostiene la richiesta unanime dei paesi dell’ALBA di cessare l’esclusione”, ha detto il Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez Parrilla in una conferenza stampa tenutasi presso la sede del Ministero degli Affari Esteri dell’Isola.
Secondo Rodriguez, la decisione sull’assenza di Cuba in occasione del Vertice che si terrà a Cartagena il mese prossimo non è una sorpresa, ma la “cronaca di un’esclusione annunciata”, ed ha fatto riferimento alle dichiarazioni fatte nei giorni precedenti da diversi portavoce dal governo degli Stati Uniti. Ha aggiunto che per l’isola è inaccettabile ed ingiustificabile la posizione degli Stati Uniti di escluderla dal prossimo Vertice delle Americhe.
Non è stata nessuna sorpresa, è stata la cronaca di un’esclusione annunciata (…) gli Stati Uniti con disprezzo e arroganza offendono la Patria Grande”, ha detto.
Ha detto che il Consiglio politico della Alternativa Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), che comprende i ministri degli esteri del blocco, proseguirà le consultazioni per discutere il tema.
Gli Stati Uniti, con il loro disprezzo e la loro arroganza offendono la dignità della Patria Grande di Bolivar, della Nostra America di Josè Martì, ha aggiunto.
L’ALBA ha una posizione forte ed unanime sulla questione del blocco contro Cuba e l’esclusione dell’Isola dai meccanismi emisferici, come il Vertice delle Americhe e l’OSA, ha detto.
L’esclusione di Cuba è il simbolo più famoso di cosa rappresentano i vertici che vengono fatti ad immagine e somiglianza del governo degli Stati Uniti e sono strumenti per esercitare una posizione dominante in una forma per niente democratica e con mancanza di rispetto per i paesi ugualmente sovrani e che rifiutano di essere trattati come altrove”, ha ribadito il Cancelliere, che ha detto che nonostante l’esclusione dell’isola favorita dagli Stati Uniti, “la presenza di Cuba nel Vertice delle Americhe, da lontano, sarà innegabile”.
Se questa esclusione serve a migliorare la consapevolezza dei popoli dell’America latina e dei Caraibi per l’azione forte e concertata delle Americhe e di muoversi più risolutamente verso la nostra indipendenza definitiva e completa, è benvenuta”, ha detto il capo della diplomazia cubana.
Rodriguez ha sottolineato che la posizione de L’Avana è la stessa di quella presentata dal presidente cubano Raul Castro, al vertice più recente dell’ALBA a Caracas: “Cuba non ha mai preteso la sua presenza al vertice di Cartagena, ma appoggia la proposta del Presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, della Bolivia, Evo Morales e di altri presidenti, di agire per porre fine all’esclusione”.
Ha anche respinto la possibilità di un dibattito su Cuba in sua assenza: “E’ inaccettabile che si tratti un argomento riguardante l’isola in un incontro privato tra i governi degli Stati Uniti e dell’America Latina e dei Caraibi”.
Rodriguez ha  ringraziato  la Colombia per gli sforzi compiuti affinché Cuba potesse partecipare al vertice ed ha fatto riferimento alle dichiarazioni del presidente Juan Manuel Santos Calderon, che aveva dichiarato mercoledì che Cuba non parteciperà a questo incontro perché non c’era consenso tra i paesi dell’emisfero.
Abbiamo esaminato i dettagli della questione della partecipazione di Cuba al vertice che si terrà a Cartagena. Come abbiamo detto fin dall’inizio, è un problema che richiede un consenso, un consenso che purtroppo non siamo riusciti a trovare”, ha detto Santos alla fine della sua visita sull’isola, dove ha incontrato i presidenti della nazione caraibica, Raul Castro e del Venezuela, Hugo Chavez.
Il presidente colombiano, da parte sua, aveva detto a Raul “molto chiaramente che noi rispettiamo la posizione di diversi paesi di fronte alla necessità che Cuba faccia parte e partecipi a questi vertici”.
La riunione di Raul con Santos del mercoledì è durata quattro ore e si sono trattati temi internazionali, regionali e binazionali.

lunedì 30 gennaio 2012

L'impunità del "dissidente" Villar Mendoza /La impunidad del “disidente” Villar Mendoza



L'impunità del "dissidente" Villar Mendoza
29.01.12 - Jorge Angel Hernandez Perez Tratto da Ogun guerrero

La recente campagna scatenata intorno alla morte del cittadino cubano Wilmar Villar Mendoza mette sul tappeto un punto che sembra mimetizzarsi nel violento rigore dei dibattiti e scontri mediatici. Mi riferisco alla sua, virtualmente concessa, impunità di commettere crimini per il semplice fatto di considerarsi un prigioniero politico. Le stesse fonti della sfrenata propaganda alla mercenaria opposizione, evitano la contraddizione tra la data del certificato medico che dà certezza della sua aggressione alla moglie, nel luglio 2011, e il suo presunto ingresso nell'organizzazione che lo sedusse, agosto 2011. E' una strategia già usata in precedenza con Orlando Zapata Tamayo, anch'egli ingannato, che è stato captato per la dissidenza da parte di attivisti meno disposti a rischiare la loro vita per la causa che sostengono di difendere. Questo proselitismo demagogico è stato la vera pietra miliare che ha di fatto soppresso la vita del prigioniero.
La necessità di trovare elementi di attacco in relazione alla condotta cubana con i prigionieri, che ha liberato quelli sempre nominati dalla lista dei 'dissidenti' e concesso l'indulto ad altri per cause comuni, ha fatto sì che, in una frenesia degna del più rabbioso maccartismo, organizzazioni e politici si pronunciassero sul fatto senza rispettare le più essenziali regole del diritto e le relazioni internazionali. Sono queste violazioni che, tuttavia, vagano impunemente dalle agenzie di notizie grazie all'abuso dell'informazione che si permette loro di fare. Nei codici a cui rispondono per le loro posizioni, atteggiamenti di questo tipo possono essere oggetto di azione penale. Vi é quindi una cospirazione da 'guerra fredda' che ancora a Cuba viene imposta.
Ma la norma della dissidenza cerca a tutti i costi di sedurre il criminale con l'impunità. Tu puoi commettere un reato grave a Cuba e dichiararti, una volta in carcere, oppositore, perché la tua storia sia considerata - da parte della ben finanziata dissidenza, dentro e soprattutto all'esterno del paese - una manipolazione delle fonti ufficiali cubane. E, inoltre, che i tuoi crimini siano sottostimati e trasformati in una sorta di patrimonio intangibile della dissidenza. I monopoli dell'informazione e i suoi replicatori non confermeranno i dati, e neppure considereranno affidabile qualcosa proveniente da chi non sostiene il loro perfetto terrorismo mediatico, i loro modelli di valutazione e di squalifica. Basti per comprovarlo che appena hanno preso in considerazione le informazioni documentate sulla situazione nella città orientale di Contramestre durante la sepoltura del Villar, né hanno considerate valide, credibili, sia l'editoriale del quotidiano Granma che le Dichiarazioni del Ministero degli Esteri di Cuba. Né sono state ritenute affidabili le diagnosi mediche, naturalmente.
Ciò di cui hanno bisogno, in sostanza, è sedurre il delinquente, pervertire sempre più il sotto-proletariato, perché agisca nell'ambito della propaganda sporca come esempio di una crudeltà che, in fin dei conti, non riescono a dimostrare. Tuttavia, il criminale comune ha bisogno di un lungo processo di coscientizzazione per diventare un dissidente politico, ciò che anche rimane occultato, anche se appare immediatamente agli occhi nelle sintesi di coloro che, ponendo la loro vita al sicuro, invitano gente plebea a suicidarsi

La impunidad del “disidente” Villar Mendoza
enero 2012 by  blog http://ogunguerrero.wordpress.com/  
Jorge Ángel Hernández

La reciente campaña desatada alrededor de la muerte del ciudadano cubano Wilmar Villar Mendoza pone sobre el tapete político un punto que parece camuflarse en el violento rigor de los debates y los enfrentamientos mediáticos. Me refiero a su, virtualmente concedida, impunidad para cometer delitos por el simple hecho de considerarse un prisionero político. Las propias fuentes de desenfreno propagandístico de la mercenaria oposición, obvian la contradicción entre la fecha del Certificado Médico que da constancia de su agresión a su esposa, en Julio de 2011, y su presunto ingreso en la Organización que lo sedujo, agosto de 2011. Es una estrategia usada antes con el también embaucado Orlando Zapata Tamayo, quien fue captado para la disidencia por activistas menos dispuestos a arriesgar su vida por la causa que dicen defender. Esta demagogia proselitista fue la verdadera piedra de toque que dio al traste con la vida del recluso.
La necesidad de hallar elementos de ataque a la conducta cubana con los presos, que liberó a aquellos siempre nombrados de la lista y concedió indultos a otros por causas comunes, hizo que, en un desenfreno digno del más enconado macartismo, Organizaciones y políticos se pronunciaran por el hecho sin respetar las más esenciales normas del derecho y las relaciones internacionales. Son estas violaciones que, sin embargo, se pasean impunemente por las agencias de noticias gracias al abuso de la información que se les permite hacer. En los códigos a los cuales responden por sus cargos, actitudes de este tipo pueden ser objeto de criminalización. Hay pues un contubernio con la Guerra Fría que aún a Cuba se le impone.
Pero la norma de la disidencia busca a toda costa seducir al delincuente con la impunidad. Puede usted cometer un delito grave en Cuba y declararse, una vez en prisión, opositor, para que su historial sea considerado una manipulación de las fuentes oficialistas cubanas por parte de la bien financiada disidencia, en el interior y, sobre todo, fuera del país. Y, por demás, para que sus delitos sean desestimados y reconvertidos en una especie de patrimonio intangible de la disidencia. Los monopolios de la información y sus replicadores no confirmarán los datos y, tampoco, considerarán fiable nada que provenga de quien no secunde su acendrado terrorismo mediático, sus patrones de evaluación y descalificación. Baste comprobar que apenas tomaron en cuenta informaciones documentales acerca de la situación en el poblado oriental de Contramestre durante el entierro de Villar, ni consideraron válidos —creíbles— tanto el editorial del Diario Granma como las Declaraciones del Ministerio de Relaciones Internacionales de Cuba. Tampoco considerarán fiables los diagnósticos médicos, por supuesto.
Lo que necesitan, en esencia, es seducir al delincuente, o sea, pervertir cada vez más al lumpen-proletario, para que actúe en los ámbitos de la propaganda negra como ejemplo de una crueldad que, a fin de cuentas, no logran demostrar. Sin embargo, el delincuente común necesita un largo proceso de concientización para convertirse en disidente político, algo que también queda obviado, a pesar de que surge a la vista de inmediato, en los sumarios de aquellos que, poniendo su vida a buen resguardo, instan a gente llana a suicidarse.