Alcuni
giorni fa in un'analisi sul capitalismo pubblicata su resistenze
Miguel Urbano Rodrigues, storico comunista portoghese,il passaggio
che riguardava l'America Latina lo terminò così :
…....La
difesa della Rivoluzione bolivariana è oggi un dovere
rivoluzionario. La sua sconfitta avrebbe gravi conseguenze per i
governi progressisti di Evo Morales in Bolivia e Rafael Correa in
Ecuador e addirittura minaccerebbe la continuità della Rivoluzione
cubana.
Relativamente a Brasile e Argentina, il modello
neo-sviluppista dei governi di Dilma Rousseff e Cristina Kirchner è
ben tollerato dagli Stati Uniti. Le transnazionali non sono state
colpite dalle loro politiche assistenzialistiche. L'ex Tupamaro
Mujica in Uruguay è una delusione. Gli elogi appena ricevuti da
Obama durante la sua visita a Washington sono esplicativi. Nulla di
positivo c'è da aspettarsi dai governi di Messico, Perù, Colombia e
Cile, sostanzialmente allineati con la strategia degli Stati Uniti
per la regione.
In Colombia, invece, l'eroica lotta delle
FARC, che dura da più di mezzo secolo, continua ad essere una sfida
all'imperialismo. Con l'eccezione di Israele, nessun altro paese
riceve "aiuti" militari così grandi. Grazie a questo,
l'oligarchia colombiana può mantenere un esercito di 500.000 uomini,
ma neanche così riesce a eliminare l'eroica guerriglia comunista
creata da Manuel Marulanda........
Articolo
completo :
L'esplosione
sociale bussa alle porte del Brasile
Edmilson
Costa *
membro del Comitato Centrale
del PCB
-
E' tempo di mobilitare gli organizzati, organizzare i disorganizzati
e costruire la contro-egemonia nel campo proletario
Il
capitalismo monopolista brasiliano ha creato una struttura economica
sviluppata, un sistema industriale dinamico, diversificato e
verticalizzato ed una produzione agricola tipicamente capitalistica,
che fornisce il mercato interno e ha un peso significativo nelle
esportazioni totali, fatti che in mezzo secolo hanno collocato il
Brasile tra le dieci principali economie del mondo. Il risultato di
questo processo è stata la costruzione di una società urbana,
metropolizzata, complessa e perversamente diseguale, ma con un
insieme di singolarità, fenomeni sociali, culturali e comportamenti
nuovi, che iniziano ad esprimersi in modo esplosivo nella congiuntura
brasiliana, in quanto rappresentano una domanda sociale repressa che
non si adatta ai vecchi rapporti di produzione costruiti nell'ultimo
mezzo secolo.
In altre parole, l'insieme delle forze
produttive che hanno permesso al Brasile di diventare un'economia
industriale matura oggi è in contraddizione con il Brasile della
seconda metà del secolo scorso e già non corrisponde più alle
dinamiche sociali del XXI secolo. Si è esaurito un sistema di
comando in cui le classi dominanti conseguivano l'egemonia attraverso
il consenso spontaneo del proletariato e della popolazione in
generale. Adesso sta avvenendo un mutamento di qualità nella
relazione: la popolazione sfruttata e depredata sta perdendo il
rispetto spontaneo per l'ordine pubblico oltrepassando le frontiere
delle relazioni pacifiche della congiuntura precedente. È evidente
per tutte le forze politiche e sociali il vecchio enigma della
sfinge: risolvi o ti divoro!
Questa nuova congiuntura sta
consentendo l'emergere di una nuova serie di fenomeni sociali e
politici, come le grandi manifestazioni di massa nelle strade, senza
leadership, senza la necessità di carri audio, senza direzione o
obiettivi ancora chiaramente definiti; come l'elevato livello di
violenza da parte della popolazione dei quartieri periferici con
blocchi di strade e viali, barricate, incendi di autobus e treni,
occupazioni di edifici pubblici e privati; continui scontri con
la polizia; le "rolezinhos" della gioventù adolescente nei
centri commerciali e agglomerati pubblici; lo sciopero vittorioso dei
spazzini in pieno carnevale; e anche la manifestazione dello sciopero
di 20.000 lavoratori, come nel Complesso Petrolchimico di Rio de
Janeiro, oltre ai diversi scioperi in assenza dei sindacati
governativi.
Come sempre accade nei momenti di transizione e
di disagio sociale, si verificano anche altre manifestazioni strane,
a causa della mancanza di un ordine riconosciuto da tutti, come la
barbarie del penitenziario di Pedrinhas, la violenza delle stesse
persone contro i piccoli criminali, la giustizia privata in varie
regioni del Paese, un quadro che si completa con l'espansione delle
uccisioni di giovani neri, meticci e poveri delle periferie, oltre
alla scomparsa di persone, vittime della polizia e dei
criminali.
Questi fenomeni sociali, frutto di questa
congiuntura tesa e complessa, hanno provocato il panico tra le classi
dominanti, che cominciano a rendersi conto che la contestazione al
proprio dominio è sempre più fuori controllo, superando i limiti
che sono stati utilizzati per recintare i dominati in passato. Le
classi dominanti e il loro governo cercano in tutti modi di
inquadrare e contenere le nuove manifestazioni con i vecchi schemi
del passato, come la repressione, la criminalizzazione sociale, la
demonizzazione delle nuove forme di lotta, ma questi metodi non
funzionano più come prima dal momento che questi nuovi fenomeni
sociali derivano da un complesso mosaico della lotta di classe per la
quale la vecchia ricetta ha poca efficacia.
Le manifestazioni
e i nuovi metodi di lotta hanno provocato anche stupore e incredulità
nella stragrande maggioranza delle forze di sinistra e in coloro che
accomodati nei vecchi schemi di conflitto sociale, senza un
innovativo sforzo per comprendere i fenomeni sociali come si stanno
presentando e non come una tipologia sociologica prestabilita. Molte
di queste organizzazioni con profilo di sinistra, non comprendendo le
nuove dinamiche della lotta di classe in Brasile, si comportano come
la sinistra delle vecchie classi dominanti, ratificando la
criminalizzazione delle nuove forme di lotta, sostenendo che i
lavoratori non si mascherano il volto né rompono banche o negozi,
dimenticandosi che la stragrande maggioranza delle eventi si
verificano in periferia e che i manifestanti fanno parte del nuovo
proletariato precarizzato, nella sua stragrande maggioranza giovane,
che guadagna bassi salari e vive nelle grandi metropoli [1].
Sembra
che vasti settori della società - e da sinistra in particolare - non
abbiano ancora capito che, così come accade in molte parti del
mondo, la lotta di classe anche in Brasile ha cambiato livello dalle
dimostrazioni di giugno (2013, ndr). Il ciclo di riflusso, della
cooptazione, della depoliticizzazione e della passività dei
lavoratori indotta e praticata dal Partito dei Lavoratori e dalla sua
base alleata in questi 12 anni di governo, si sta esaurendo. Il nuovo
proletariato giovane, che ha debuttato nelle lotte a giugno, è ora
più maturo e più politicizzato e la congiuntura che si sviluppa a
partire da adesso sarà di intensificazione della lotta di classe
nelle strade, scioperi dei lavoratori, scontro con le forze della
repressione nelle periferie e politicizzazione delle rivendicazioni
che si stavano diffondendo nelle manifestazioni di giugno.
Per
comprendere le nuove dinamiche della lotta di classe in Brasile è
fondamentale ascoltare i nuovi dati dalla realtà del mondo del
lavoro, il nuovo profilo del proletariato; è importante comprendere
le condizioni di vita della popolazione nelle grandi metropoli urbane
e l'insoddisfazione generale della povera gente delle periferie, come
la sciatteria con cui le autorità trattano le rivendicazioni
popolari; è rilevante anche osservare le contraddizioni tra il
mercato capitalista del consumismo di lusso e le frustrazioni di
milioni di giovani (per lo più componenti del proletariato
precarizzato), il cui salario non è sufficiente per acquistare i
prodotti che la pubblicità offre loro tutti i giorni. Questo insieme
di elementi sociali, politici e persino psicologici sono alla base
del malcontento della popolazione della periferia e della gioventù e
all'origine delle nuove forme di protesta da parte della popolazione.
Quali sono gli aspetti principali della realtà economica, sociale e
politica dell'attuale Brasile?
Una società complessa, urbana,
con richieste represse
Il capitalismo brasiliano ha creato un
Paese economicamente sviluppato e socialmente diseguale. Il Prodotto
Interno Lordo brasiliano (PIL) del 2013 ha raggiunto di 4,85 miliardi
Real (2.430 miliardi dollari),
corrispondenti al settimo PIL del mondo, che colloca l'economia
brasiliana, in termini puramente economici, a un livello simile alle
economie centrali. Si tratta di un'economia monopolista in tutti i
principali settori, verticalmente integrata, con un parco industriale
con capacità di produrre tutti i beni e servizi necessari al consumo
del paese, oltre a un vasto surplus per l'esportazione; con un
dinamico settore dei servizi, dove le grandi reti di supermercati e
grandi magazzini sono responsabili della commercializzazione della
maggior parte dei prodotti del settore moderno dell'economia; un
sistema finanziario sofisticato e integrato nazionalmente, anche se
non adempie ancora al ruolo fondamentale di rafforzare il legame tra
capitale bancario e capitale industriale; una rete di
telecomunicazioni e di comunicazione sociale all'altezza del processo
di accumulazione; e un settore agricolo che fornisce non solo al
mercato interno, ma è diventato uno dei principali esportatori di
beni in tutto il mondo.
Tuttavia, questo livello di crescita
della produzione non si riflette nella distribuzione del reddito [NB]
né nelle condizioni di vita delle famiglie: il Brasile ha una delle
distribuzioni del reddito più diseguali del mondo, basterebbe dire
semplicemente che il 10% più ricco del Paese ha accumulato nel 2009,
il 42,5% del reddito nazionale, più di 40 volte del 10% più povero,
mentre il 5% più ricco ha un reddito più alto rispetto al più
povero del 50% (Tabella 1). Inoltre, il Brasile occupa la posizione
85 nella classifica dell'Indice di Sviluppo Umano dell'Organizzazione
delle Nazioni Unite.
Tabella 1 - Distribuzione del reddito per
persona, 1999-2009
| Gruppo |
1999 |
2001 |
2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
2006 |
2007 |
2008 |
2009 |
| 10%
più poveri |
1.0 |
1.0 |
1.0 |
1.0 |
1.0 |
1.0 |
1.0 |
1.1 |
1.2 |
1.2 |
| 20%
più poveri |
3.3 |
3.3 |
3.4 |
3.4 |
3.5 |
3.6 |
3.6 |
3.9 |
4.0 |
4.0 |
| 50%
più poveri |
14.5 |
14.8 |
14.9 |
15.5 |
16.0 |
16.3 |
16.5 |
17.2 |
17.6 |
17.8 |
| 10%
più ricchi |
45.7 |
46.1 |
46.1 |
45.3 |
44.6 |
44.7 |
44.5 |
43.3 |
42.7 |
42.5 |
| 5%
più ricchi |
33.1 |
33.4 |
33.0 |
32.7 |
31.7 |
32.0 |
31.7 |
30.7 |
30.4 |
30.3 |
| 1%
più ricchi |
13.2 |
12.5 |
13.3 |
12.9 |
12.7 |
13.0 |
12.8 |
12.4 |
12.3 |
12.4 |
Fonte:
PNAD / Dieese
Questa macrostruttura economica è egemonizzata
dai 100 maggiori gruppi operanti nel Paese. Per avere un'idea, questi
gruppi hanno registrato nel 2010 un volume di vendite pari al 56% del
PIL, più della metà di tutto quello prodotto in Brasile nell'anno
di riferimento. Se analizziamo ancora un po' più a lungo questa
constatazione, vediamo che i 20 maggiori gruppi hanno venduto nello
stesso anno l'equivalente di circa il 35% del PIL, mentre solo i 10
più grandi conglomerati del Paese ottengono un fatturato lordo di
vendite pari a circa il 25% del PIL (Tabella 2). Questi gruppi sono
leader sia nel settore industriale, minerario, agro-alimentare, che
finanziario, commerciale e dei servizi in generale, il che significa
che nessun settore dell'economia brasiliana sfugge al processo di
monopolizzazione.Tabella
2 - Fatturazione dei maggiori 20 gruppi e percentuale del PIL, 2010
| Ordem
|
Empresa
|
Faturamento
|
| R$
milhão
|
%
do PIB
|
| Simples
|
Acumulado
|
| 1 |
Petrobrás
|
268.107,00 |
7,30 |
7,30 |
| 2 |
Bradesco
|
121.983,20 |
3,32 |
10,61 |
| 3 |
Banco
do Brasil
|
114.307,20 |
3,11 |
13,73 |
| 4 |
Vale
|
85.345,00 |
2,32 |
16,05 |
| 5 |
JBS
|
57.107,10 |
1,55 |
17,60
|
| 6 |
Odebrecht
|
55.860,50 |
1,52 |
19,12 |
| 7 |
CEF
|
55.833,20 |
1,52 |
20,64 |
| 8 |
Santander
|
55.765,30 |
1,52 |
22,16 |
| 9 |
Telefonica
|
50.027,80 |
1,36 |
23,52 |
| 10 |
Itaúsa
|
47.942,00 |
1,30 |
24,82
|
| 11 |
Ambev
|
46.881,40 |
1,28 |
26,10 |
| 12 |
Fiat
|
46.078,30 |
1,25 |
27,35 |
| 13 |
Oi
|
45.928,20 |
1,25 |
28,60 |
| 14 |
Ultra
|
44.201,00 |
1,20 |
29,81 |
| 15 |
Pão
de Açúcar
|
36.144,40 |
0,98 |
30,79 |
| 16 |
Gerdau
|
35.666,40 |
0,97 |
31,76 |
| 17 |
Votorantim
|
34.224,00 |
0,93 |
32,69 |
| 18 |
Volksvagem
|
30.024,00 |
0,82 |
33,51 |
| 19 |
Eletrobrás
|
29.814,70 |
0,81 |
34,32 |
| 20 |
BRF
Brasil Foods
|
26.033,40 |
0,71 |
35,03
|
Fonte:
Grandi Gruppi, Economic Value 2011
Se osserviamo dal punto di
vista della proprietà, possiamo anche constatare che questi 100
maggiori gruppi economici, il 58% sono di capitale per lo più
nazionale, mentre il 42% sono controllati da capitale straniero. Ma
se guardiamo, ad esempio, l'industria, che è il settore più
dinamico dell'economia, quello che crea nuova ricchezza, vediamo che
la partecipazione di capitale straniero è superiore a quello del
capitale nazionale. Tuttavia, i dati sul controllo azionario dei
grandi gruppi economici meritano una qualificazione, perché se non
chiariamo questa analisi trarremmo l'impressione che il capitale
nazionale ha il comando dell'economia. In effetti, la stragrande
maggioranza dei gruppi di capitale nazionale è associata, ad un
certo punto della loro attività economica, al capitale straniero,
dal momento che questo è funzionale, poiché apre spazi per l'azione
nel mercato internazionale e per diventare attore importante nei
flussi finanziari internazionali.
Questi dati mostrano anche
chiaramente non solo il grado di concentrazione dell'economia
brasiliana, ma soprattutto il livello di relazione tra il capitale
nazionale e il capitale straniero, cioè, il legame organico tra
l'economia brasiliana e le economie centrali. In quasi tutti i
settori dinamici dell'economia, come l'industria automobilistica,
tecnologia d'informazione, chimica, farmaceutica, metallurgia, tra
gli altri, il capitale internazionale egemonizza il processo di
produzione. Allo stesso, anche nei settori tradizionali, dove il
capitale nazionale è sempre stato maggioritario, come la finanza, il
commercio e agroalimentare, il capitale straniero sta avanzando in
modo straordinario negli ultimi anni.
Il capitale monopolista
generalmente si concentra nelle grandi città, inquadrando nella sua
logica tutte gli altri settori più fragili del capitale e
interconnettendo in modo subordinato l'economia brasiliana ai centri
dirigenti e ai flussi finanziari del capitale internazionale. Lo
stesso è avvenuto nella campagna, dove l'agroalimentare ha anch'esso
subordinato le piccole imprese e le altre forme di produzione alla
logica del mercato, occupato vaste aree di terreno per la produzione
di merci e si è trasformato in uno dei principali esponenti del
settore delle esportazioni brasiliane, ma la sua logica di sviluppo
non può sopravvivere senza l'alleanza organica con i gruppi
internazionali, sia in relazione alla fornitura di sementi,
fertilizzanti e pesticidi, sia in termini di commercio
internazionale. In tempi buoni, questo rapporto di subordinazione è
oscurato dallo stesso contesto di crescita, dal momento che
nell'aumento del ciclo tutti stanno guadagnando. Tuttavia, la logica
della subordinazione diventa più evidente nei momenti di crisi
internazionale del capitale, che costringono a un clima del si
salvi chi può
e tutti i meccanismi egemonici sono azionati per promuovere gli
interessi del capitale internazionale.
Di conseguenza, questa
congiuntura mette fine alle vecchie illusioni di una probabile
alleanza del proletariato con settori della borghesia brasiliana,
come immaginano alcune forze della sinistra, perché questa borghesia
nazionale non è nazionale e i suoi interessi sono organicamente
legati agli interessi del grande capitale internazionale. Nel 1964,
molti settori accreditavano una posizione antimperialista della
borghesia, ma quando il colpo di stato ebbe luogo quasi tutta la
borghesia sostenne il nuovo ordine. Adesso, in condizioni molto più
sfavorevoli, dove si mescolano la globalizzazione e la crisi
economica globale, insistere su questa alleanza è comportarsi come i
mistici che credono negli elfi, sirene e nel mulo senza testa...
Il
capitalismo monopolista brasiliano ha creato una società urbana e
complessa, dove circa l'83% della popolazione vive nelle città, con
un alto livello di concentrazione urbana nelle regioni metropolitane.
Le 20 maggiori regioni metropolitane del Paese hanno una popolazione
di 76 milioni di abitanti, circa il 40% della popolazione. Solo la
regione metropolitana di San Paolo ha una popolazione corrispondente
a oltre il 10% della popolazione nazionale, che di per sé riflette
il livello di concentrazione della popolazione urbana del paese. In
altre parole, i dati demografici indicano un Paese urbano, con una
popolazione concentrata nelle grandi città, proprio dove pulsa
maggiormente il teatro delle lotte sociali e dove ci sono le esigenze
più represse della popolazione. Per avere un'idea del grado di
urbanizzazione del Paese e della configurazione del mondo del lavoro,
è importante sottolineare che l'insieme della popolazione occupata,
costituita da circa 93 milioni di persone, solo 13,4 milioni sono
legati alle attività agricole, mentre 80,5 milioni sono legati ad
attività non agricole. (Tabella 3).Tabella
3 – Persone occupate con 15 o più anni, a seconda
dell'attività
(1000
persone)
|
Brasile |
Nord |
Nord-Est |
Sud-Est |
Sud |
Centro-Ovest |
| Agricola |
13368 |
1644 |
5874 |
2908 |
2078 |
864 |
| Dipendenti |
4110 |
350 |
1505 |
1332 |
477 |
446 |
| Autonomi |
3915 |
637 |
1656 |
673 |
756 |
194 |
| Imprenditori |
313 |
29 |
98 |
96 |
42 |
47 |
| Non
remunerati |
1491 |
279 |
643 |
214 |
315 |
40 |
| Lavoratori
autoconsumo |
3540 |
350 |
1972 |
594 |
487 |
137 |
| Non
agricola |
80547 |
5774 |
17814 |
37765 |
12645 |
6549 |
| Impiegati |
54218 |
3550 |
11122 |
26312 |
8795 |
4438 |
| Lavoratori
domestici |
6355 |
432 |
1513 |
3007 |
871 |
533 |
| Autonomi |
15596 |
1428 |
4223 |
6564 |
2162 |
1219 |
| Imprenditori |
3251 |
173 |
564 |
1563 |
652 |
299 |
| Non
remunerati |
1056 |
182 |
367 |
295 |
158 |
54 |
| Lavoratori
nella costruzione per proprio uso |
70 |
8 |
24 |
24 |
8 |
6 |
Fonte:
PNAD 2012
Proprio come il capitalismo monopolista ha
concentrato le imprese e le persone nelle grandi città, ha
concentrato anche il proletariato. La popolazione occupata del Paese
è composta da 93.900.000 persone, con 19,6 milioni di lavoratori
autonomi e di 3,6 milioni di imprenditori. L'insieme dei lavoratori
brasiliani è composto da un totale di 64,7 milioni, comprendente i
lavoratori domestici, in quanto il proletariato è costituito da
58.300.000 di salariati (Tabella 4).Tabella
4 – Persone occupate con 15 o più anni, per grandi regioni
(1000
persone)
|
Brasile |
Nord |
Nord-Est |
Sud-Est |
Sud |
Centro-Ovest |
| Totale |
93915 |
7417 |
23688 |
40673 |
14723 |
7414 |
| Dipendenti |
58328 |
3900 |
12628 |
27644 |
9227 |
4884 |
| Lavoratori
domestici |
6355 |
432 |
1513 |
3007 |
871 |
533 |
| Lavoratori
autonomi |
19511 |
2065 |
5879 |
7237 |
2918 |
1413 |
| Imprenditori |
3564 |
202 |
662 |
1659 |
694 |
347 |
| Lavoratori
autoconsumo |
3540 |
350 |
1972 |
594 |
487 |
137 |
| Non
remunerati |
2547 |
461 |
1010 |
508 |
473 |
94 |
| Lavoratori
nella costruzione per proprio uso |
70 |
8 |
24 |
24 |
8 |
6 |
Fonte:
National Household Survey
La stragrande maggioranza di questi
lavoratori (60,8%) vivono nelle regioni del Sud e Sud-Est del
Brasile, dove vi sono anche i principali conglomerati economici del
Paese. Una delle caratteristiche principali del nuovo proletariato
brasiliano è il fatto che il 62,8% lavora nei settori del servizio,
commercio e riparazioni, mentre il 16,7% lavora in attività
agricole, il 13,5% nell'industria e il 7,8% nelle costruzioni. In
altre parole, il 38,2% è legato direttamente alla produzione, mentre
il 62,8% lavora nei servizi in generale (Tabella 5). Come in tutte le
economie sviluppate, il numero totale dei lavoratori nel settore dei
servizi è quasi il doppio dei lavoratori direttamente impegnati
nella produzione. In altre parole, la maggior parte del nuovo
proletariato lavora nel settore dei servizi e vive in grandi città.
Forse, questo spiega il perché le grandi manifestazioni di luglio
non furono costituite da settori della classe media, ma da giovani
proletari precarizzati del settore.Tabella
5 – Persone occupate con 15 o più anni, secondo l'attività di
lavoro principale
(1000
persone)
| Settore
di attività |
Brasile |
Nord |
Nord-Est |
Sud-Est |
Sud |
Centro-Ovest |
| Totale |
93915 |
7417 |
23688 |
40673 |
14723 |
7414 |
| Agricola |
13368 |
1644 |
5874 |
2908 |
2078 |
864 |
| Industria |
13161 |
761 |
2155 |
6564 |
2851 |
830 |
| Costruzione |
8218 |
686 |
2038 |
3611 |
1257 |
625 |
| Commercio
e Riparazione |
16688 |
1321 |
4223 |
7147 |
2558 |
1439 |
| Trasporto,
stoccaggio e comunicazione |
5252 |
361 |
1068 |
2585 |
816 |
422 |
| Amministrazione
pubblica |
5178 |
556 |
1361 |
2015 |
658 |
588 |
| Istruzione,
salute e servizi sociali |
9100 |
687 |
2185 |
4226 |
1287 |
715 |
| Servizi
domestici |
6355 |
432 |
1513 |
3007 |
871 |
533 |
| Altri
servizi collettivi,sociali e personali |
3748 |
248 |
846 |
1825 |
525 |
304 |
| Altre
attività |
8307 |
360 |
129 |
4668 |
1237 |
747 |
| Attività
mal definite |
69 |
14 |
20 |
25 |
5 |
5 |
Fonte:
PNAD 2012
L'insieme della classe lavoratrice del Paese ha un
profilo molto diverso dal proletariato tipico del periodo fordista,
non solo in termini di occupazione, ma anche in termini
generazionali, di formazione scolastica e professionale. Si tratta di
un proletariato giovane, a stragrande maggioranza tra i 18 e i 35
anni che ha studiato almeno il doppio dei lavoratori del periodo di
ascesa delle lotte negli anni '70: oltre il 60% di questi lavoratori
ha più di otto anni di studio e che il 48,2% hanno oltre 11 anni di
studio (Tabella 6).Tabella
6 - Popolazione attiva con 15 anni e più anni di studio
(1000
persone)
|
Brasile |
Nord |
Nord-Est |
Sud-Est |
Sud |
Centro-Ovest |
| Totale |
93915 |
7417 |
23688 |
40673 |
14723 |
7414 |
| Senza
Istruzione e meno di un anno |
6247 |
679 |
3169 |
1493 |
464 |
441 |
| 1
a 3 anni |
6844 |
796 |
2675 |
2068 |
838 |
467 |
| 4
a 7 anni |
19286 |
1615 |
5122 |
7623 |
3501 |
1426 |
| 8
a 10 anni |
16152 |
1278 |
3615 |
7024 |
2865 |
1370 |
| 11
e più anni |
45260 |
3019 |
9071 |
22438 |
7032 |
3701 |
Fonte:
PNAD 2012
Una questione importante da considerare è: quasi
tutto il proletariato attuale ha iniziato la sua attività nel
mercato del lavoro nel periodo di riflusso delle lotte sociali,
l'egemonia del neoliberismo e la direzione politica del Partito dei
Lavoratori. Pertanto, durante l'offensiva contro i diritti e gli
interessi dei salariati, la frammentazione del movimento sindacale,
la cooptazione dei movimenti sociali, l'affievolimento della lotta di
classe e la diffusione ideologica della ricerca di soluzioni
individuali per la risoluzione dei problemi dei lavoratori. Si tratta
di un proletariato che non è passato attraverso la scuola della
lotta di classe e quindi non ha ancora acquisito l'esperienza dello
scontro con il capitale. Una delle conseguenze di questa situazione è
il livello di sindacalizzazione della popolazione occupata: anche
tenendo conto del fatto che in questo gruppo sono inclusi i
lavoratori autonomi, gli imprenditori e altre categorie non
direttamente salariate, il risultato dimostra davvero un tasso molto
basso di sindacalizzazione: dei 93,9 milioni di occupati, solo il
16,7% è sindacalizzato, mentre l'83,3% non ha alcun legame
associativo con i sindacati (Tabella 7).Tabella
7 - Popolazione attiva, secondo associazione a un sindacato
2012
(1000
persone)
|
Brasile |
Nord |
Nord-Est |
Sud-Est |
Sud |
Centro-Ovest |
| Totale |
93915 |
7417 |
23688 |
40673 |
14723 |
7414 |
| Sindacalizzati |
15728 |
1080 |
4507 |
6237 |
2914 |
990 |
| Non
sindacalizzati |
78188 |
6338 |
19181 |
34436 |
11809 |
8424 |
Fonte:
PNAD 2012
Le condizioni di lavoro della stragrande maggioranza
del proletariato brasiliano sono precarie e una parte importante
svolge una giornata di lavoro dove non c'è rispetto alcuno per i
diritti minimi già conquistati da più di un secolo da parte dei
lavoratori, come il riposo domenicale e la settimana di 40 ore. Circa
un terzo dei lavoratori ha una giornata di lavoro di 45 ore
settimanali. Per comprendere le drammatiche condizioni di lavoro di
un enorme parte di salariati delle grandi città, basta dire che nel
commercio, nei centri commerciali, nei call center, per esempio, che
coinvolgono circa 20 milioni di salariati, questi lavoratori passano
praticamente la propria vita. Lavorano da domenica a domenica, in un
regime di orari flessibili, dove la giornata è definita dagli
interessi del capitale, dove perdono completamente il controllo della
loro vita sociale riguardo alla famiglia, figli o amici.
Altri
due aspetti drammatici della vita del proletariato delle grandi
metropoli è la bassa remunerazione, fatto tipico dell'economia
brasiliana, soprattutto a partire dall'attuazione della dittatura
militare, quando essa promosse a ferro e fuoco una economia di bassi
salari, un processo che ha viziato le classi dominanti e che è
proseguito nel periodo democratico approfondendosi nel periodo del
neoliberismo. Circa il 72% dei salariati, pari a un universo di 46,7
milioni di lavoratori, più di due terzi della manodopera occupata,
guadagna fino a 3 salari minimi, mentre 18,2 milioni ricevono solo un
salario minimo (Tabella 8 ). I bassi salari pagati nell'economia
brasiliana sono in contraddizione aperta con il grado di sviluppo
dell'economia brasiliana, dal momento che in Brasile gli imprenditori
possiedono uno dei più alti tassi di profitto del mondo industriale,
ma pagano anche uno dei salari più bassi delle economie
industrializzate.Tabella
8 - I dipendenti con 15 o più anni, secondo il reddito mensile da
lavoro principale
(1000
persone)
| Classe
di rendimento mensile |
Brasile |
Nord |
Nord-Est |
Sud-Est |
Sud |
Centro-Ovest |
| Totale |
64683 |
4332 |
14140 |
39651 |
10143 |
5417 |
| Fino
a 1 salario minimo |
18269 |
1706 |
7792 |
5735 |
1755 |
1280 |
| Più
da 1 a 2 salari minimi |
20516 |
1544 |
4013 |
13702 |
4943 |
2314 |
| Più
da 2 a 3 salari minimi |
7934 |
399 |
863 |
4355 |
1617 |
700 |
| Più
da 3 a 5 salari minimi |
6189 |
389 |
753 |
3418 |
1086 |
543 |
| Più
da 5 a 10 salari minimi |
2843 |
161 |
357 |
1565 |
430 |
330 |
| Più
da 10 a 20 salari minimi |
940 |
38 |
122 |
533 |
126 |
122 |
| Più
di 20 salari minimi |
250 |
8 |
25 |
144 |
31 |
42 |
| Senza
rendimento |
27 |
1 |
6 |
14 |
5 |
1 |
Fonte:
PNAD 2012
Anche dal punto di vista della legalità del lavoro,
la cui istituzionalizzazione fu definita nei primi anni '40 del
secolo scorso, con la promulgazione del CLT (Consolidamento delle
Leggi del Lavoro), la maggioranza dei lavoratori brasiliani non sono
protetti: dei 64,7 milioni di salariati, solamente 39,1 milioni hanno
il libretto del lavoro, mentre 18,6 milioni non sono garantiti dalla
legislazione lavorativa e 7 milioni sono militari e funzionari
statali (Tabella 9). Un'altra delle conseguenze di questa situazione
è il fatto che questi lavoratori senza garanzie non ricevono ferie,
tredicesima, FGTS (Fondo di Garanzia per Tempo di Servizio), oltre ad
altri diritti versati ai lavoratori con libretto.Tabella
9 - Lavoratori di 15 e più anni, con e senza libretto
|
Brasile |
Nord |
Nord-Est |
Sud-Est |
Sud |
Centro-Ovest |
| Totale |
64683 |
4332 |
14140 |
30651 |
10143 |
5417 |
| Con
libretto del lavoro assegnato |
39096 |
1852 |
6341 |
20770 |
6945 |
3188 |
| Altri
senza libretto assegnato |
18611 |
1765 |
6092 |
7016 |
2231 |
1508 |
| Militari
e funzionari statali |
6976 |
715 |
1707 |
2866 |
967 |
721 |

Fonte:
PNAD 2012
Inoltre, questo proletariato deve affrontare anche
una mobilità urbana straziante, che costringe ogni lavoratore a
circa quattro ore per andare e tornare dal lavoro. Quando il giovane
proletario studia di notte, come succede a circa sei milioni di
studenti, il suo ritorno a casa è intorno all'una. Dorme appena
quattro / cinque ore, perché deve alzarsi molto presto per
affrontare il trasporto caotico in autobus e metropolitane affollate.
Questo proletariato si alimenta anche male, poiché l'alimentazione
che ricevono dalle imprese, quando la ricevono, non è sufficiente
per realizzare un pasto in un ristorante.
Ossia, i lavoratori
delle grandi metropoli, affrontano il caos urbano, le cattive
condizioni di salute, guadagnano salari bassi, si alimentano male,
dormono poco e hanno poco tempo libero. Convivono ogni giorno con la
violenza della polizia e una classe dominante ottusa che considera
ancora la questione sociale come questione di polizia. Vivendo in
queste condizioni non è sorprendente che le manifestazioni di piazza
siano caratterizzate da un elevato livello di rabbia dei
manifestanti, soprattutto i giovani. Non potrebbe essere altrimenti,
dopo tutto sono anni e anni di accumulo di frustrazioni economiche e
sociali. La pazienza delle persone ha un limite.
Inoltre, i
salariati delle grandi metropoli sono bombardati ogni giorno dalla
propaganda nei media, stimolati al consumo di griffe della moda e uno
stile di vita incompatibile con il salario di questi lavoratori.
Questo va generando bisogni e desideri prodotti artificialmente e
nuove frustrazioni quotidiane, perché tutto ciò che viene offerto
non possono acquistarlo. In questo modo, si va accumulando,
indignazione e rivolta, che può esprimersi nella ricerca di
soluzioni individuali, come l'emarginazione, ed eventi
esplosivi, senza obiettivi politici chiari contro il sistema. Non si
può chiedere a un giovane proletariato, senza esperienza di lotta,
che vive in tali condizioni, che abbia lo stesso comportamento di un
esperto militante di sinistra. Questo spiega in gran parte gli eventi
che si sono verificati nelle manifestazioni di giugno e i costanti
scontri spontanei nei quartieri contro la polizia.
Per
comprendere il rapporto tra il nuovo profilo del proletariato
brasiliano, le grandi giornate di lotte del mese di giugno e le altre
manifestazioni che si vanno realizzando nel Paese, è importante
osservare i sondaggi che furono realizzati sugli eventi del mese di
giugno 2013. Il IBOPE (Istituto Brasiliano di Opinione Pubblica) ha
condotto due indagini nazionali: una per TV Globo, che è stato
annunciata dal programma Fantastico, e una per la Confederazione
Nazionale dell'Industria. Inoltre, altri due istituti, Inovare a Belo
Horizonte, e Clave di Fà, a Rio de Janeiro, hanno condotto la
ricerca con i manifestanti, solo che quest'ultimi due per i loro
rispettivi Stati, che forniscono ulteriori dettagli sul profilo dei
manifestanti e le motivazioni che li hanno portati in
piazza.
L'indagine ha rilevato che il 75% della popolazione
appoggiavano le manifestazioni e che il 78% dei manifestanti si è
organizzato attraverso i social network. Tra i manifestanti
interpellati, il 96% non era affiliato ad alcun partito politico,
l'83% non si sentiva rappresentato da nessun partito. Un altro dato
importante è il fatto che il 46% dei manifestanti non aveva mai
partecipato a proteste, il 52% sono studenti e il 43% ha l'istruzione
superiore e meno di 24 anni. Secondo il sondaggio, il 38% era in
piazza per chiedere il miglioramento del sistema dei trasporti, per
altri 30% la motivazione fu politica e il 12% in cerca di migliori
servizi sanitari. Chi vuole influire nella realtà deve essere
consapevole di questa realtà, poiché le nuove manifestazioni che
sono già in atto hanno la stessa base, che può essere espansa con
l'emergere in massa dei lavoratori più organizzati nel processo di
lotta.Una
Coppa che non è del popolo
In
un paese in cui mancano ospedali, centri sanitari e il traffico è
una calamità pubblica, le spese faraoniche per la Coppa del mondo di
calcio hanno destato un sentimento molto critico su questo evento,
dopo tutto l'85% delle spese sono state a carico del governo. Le
persone non sono contro la Coppa in sè, ma contro l'abuso delle
autorità, la super fatturazione, la corruzione e la priorità delle
spese. Per la gente comune, la comprensione è la seguente: non ci
sono soldi per la sanità né per l'istruzione, ma hanno i soldi per
costruire stadi e ogni giorno nasce un nuovo scandalo di corruzione.
C'è qualcosa di sbagliato nel sistema.
Secondo i calcoli del
governo, sono stati spesi finora circa 25,6 miliardi R$ (12,8
miliardi dollari US), ma questo numero è molto sottostimato. Altri
organismi indipendenti sostengono che le spese raggiungeranno i 40
miliardi R$. Tuttavia, non è solo la spesa per la coppa che fa
infuriare la popolazione. Un insieme di altri problemi, legati
all'avidità capitalista, all'arroganza della FIFA e alle super
fatturazioni delle opere per la Coppa e la repressione della polizia
aggiungono maggiore benzina sul fuoco del malcontento popolare.
La
Coppa ha intensificato l'appetito della speculazione immobiliare, che
si articola per appropriarsi delle aree in prossimità degli stadi,
con l'obiettivo di costruire hotels e appartamenti di lusso. Il
governo, in alleanza con i grandi costruttori e aziende immobiliari,
ha intensificato gli sfratti forzati e lo sfollamento della
popolazione povera che vive in queste regioni. Molte favelas situate
in queste zone sono state misteriosamente incendiate per costringere
i residenti ad uscire. I calcoli dei Comitati Popolari della Coppa,
una delle organizzazioni che sta promuovendo le manifestazioni,
indicano che circa 250.000 persone sono state espulse dalle aree
intorno agli stadi dove si svolgeranno le partite, attraverso la
repressione violenta. È diventato un fatto comune che la polizia
sfratti intere regioni con i trattori e bulldozer demolendo le case
delle famiglie, che picchii uomini, donne e bambini la cui unica
colpa è quella di essere residenti in prossimità degli stadi in cui
si svolgeranno le partite di Coppa del Mondo.
Queste persone
violentemente sfrattate dalle loro case, sono state portate in zone
molto remote, dove i servizi di base, come i trasporti, la sanità e
l'istruzione sono ancora più precari di quanto lo erano nei luoghi
dove originariamente risiedevano. Migliaia di famiglie sono
destrutturate, perché gli hanno rubato la vita sociale che hanno
tenuto per anni con parenti e vicini e che ora sono gettati a se
stessi. Questo spiega in gran parte il potere di mobilitazione e di
lotta dei movimenti abitativi nelle grandi metropoli brasiliane,
soprattutto a San Paolo e Rio de Janeiro.
Non bastasse questa
violenza contro la popolazione dei quartieri poveri delle grandi
metropoli, le metropoli stesse sono diventate ostaggio della FIFA.
Per soddisfare gli interessi mercantili dei cartelli del calcio, il
governo ha approvato la Legge Generale della Coppa, una serie di
disposizioni che rappresentano un vero e proprio intervento della
FIFA nel Paese, il cui scopo è quello di garantire che la coppa sia
un business molto redditizio per la FIFA, per i principali sponsor
della coppa e una serie di corporations imprenditoriali che ricevono
fondi pubblici per costruire stadi e organizzare gli eventi.
La
Legge Generale della Coppa è una escrescenza giuridica, un attentato
alla sovranità nazionale e una aperta violazione ai diritti e
garanzie della popolazione. Praticamente trasforma il Paese in uno
Stato di emergenza durante la Coppa. Questa legge istituisce zone di
esclusione di due chilometri intorno gli stadi, in cui solo gli
sponsor e le società a esse collegate possono commercializzare
qualsiasi tipo di prodotto - sono chiamate zone pulite, esclusive
della FIFA. Tutto il commercio di strada è proibito in queste
enclave calcistiche. Nei giorni delle partite nelle 12 città sedi
della coppa la circolazione di auto e pedoni è limitata. In città
come Salvador e Rio de Janeiro i residenti riceveranno "credenziali"
per poter entrare e uscire di casa. Sono stati creati nuovi reati per
colpire chi utilizza i simboli della coppa, senza il permesso della
FIFA. Inoltre, l'Unione diventa responsabile per eventuali danni
causati da fenomeni naturali o incidenti connessi all'evento che
vanno a pregiudicare la FIFA e la stessa FIFA è esentata dal
pagamento delle spese di giudizio.
Questa è inoltre una coppa
dei ricchi, perché si espelle il popolo dagli stadi: il prezzo dei
biglietti per le partite di calcio è proibitivo per il lavoratore.
L'euforia di vedere la coppa del mondo nel proprio paese non sarà
possibile, poiché la FIFA ha rapito l'allegria della popolazione. Ha
trasformato il calcio in un business dove solo i ricchi possono
godere. E si vede dai prezzi del biglietto. Ci sono quattro
categorie: i più economici, categoria 4, hanno un costo di 50
dollari US; categoria 3, costano 100 dollari US; per chi vuole
biglietti categoria 2, il prezzo è di 450 dollari US; e l'ultima
delle categorie, categoria 1, i biglietti hanno un costo di 900
dollari US. Si tratta di prezzi proibitivi per la maggioranza
assoluta della popolazione, che potrà solo guardare le partite in
televisione. Un'altra frustrazione che alimenterà la rivolta della
popolazione.
Mentre il governo ha già rilevato la profonda
insoddisfazione della popolazione, ha preparato un apparato
repressivo, come se il Paese fosse in tempo di guerra. Sono migliaia
i soldati dell'Esercito, della Forza Nazionale e delle Polizie
Militari, armati con le più moderne armi per occupare le strade e
reprimere le manifestazioni. Le forze di polizia d'assalto,
l'avanguardia repressiva, sembrano robocops con licenza di giocare
con i gas lacrimogeni, spray al peperoncino, bombe dissuasive,
proiettili di gomma, che arrestano arbitrariamente i manifestanti e
sparano contro la popolazione inerme, come è accaduto nel mese di
giugno. Tale contingente è aiutato da un corpo speciale, chiamato
truppa
ninja,
formato da centinaia di esperti di arti marziali, mascherati tra i
manifestanti e il cui unico obiettivo è quello di colpire e dominare
i manifestanti.
Per dare una facciata legale a questa
repressione, il governo ha approvato un decreto che stabilisce le
norme per garantire la legge e l'ordine durante la Coppa del Mondo,
un vero AI-5 standard FIFA, che ricorda i giorni più bui della
Sicurezza Nazionale e la dittatura. Questa ordinanza considera tutti
i manifestanti come nemici
interni
e li assimila a membri delle gang. Inoltre, prevede lunghe pene per i
manifestanti che bloccheranno vie pubbliche, chiuderanno strade,
realizzeranno scioperi. Si tratta di una legge di eccezione che
sospende le garanzie e diritti previsti dalla Costituzione stessa.
Tutto questo è stato fatto dal governo del Partito dei Lavoratori e
dalla sua base alleata per assicurare la commercializzazione del
calcio, i profitti del grande capitale e della FIFA.La
rivolta latente, che comincia ad apparire di nuovo per le
strade
Come
si può osservare, l'insieme delle contraddizioni che coinvolgono la
società brasiliana, così come l'insoddisfazione che è in
gestazione nella popolazione, stanno venendo in superficie dopo un

lungo processo di maturazione. Il Brasile attualmente può essere
paragonato ad una grande pentola a pressione pronta ad esplodere, in
particolare con il completamento della Coppa del Mondo e le elezioni.
Il rispetto spontaneo dell'ordine, l'obbedienza consentita delle
grandi masse e la coesione sociale imposta dalla disciplina del
capitale si sta deteriorando rapidamente. Si trova sempre più
diffusa l'insofferenza generalizzata della popolazione nei confronti
del potere pubblico e una furia su tutto ciò che è collegato alle
istituzioni, sia pubbliche che private, dato che il modello economico
e sociale imposto in Brasile in questi ultimi tre decenni ha bloccato
i canali di espressione sociale, di rappresentanza e mediazione delle
richieste popolari. Così la Coppa del Mondo è solo il catalizzatore
della rivolta latente della popolazione.
Nel Paese del calcio,
dove lo sport è una passione nazionale, ricerche recenti indicano
che oltre il 40% della popolazione critica la realizzazione della
Coppa del Mondo e le spese astronomiche realizzate per la costruzione
di stadi e altre opere legate all'evento, oltre al fatto che il 66%
pensa che il mondiale porterà più danni che benefici alla
popolazione. Questo è un dato che mai si è constatato nella storia
del Brasile, dove il popolo brasiliano ama il calcio, ama la
"seleção". Nei periodi di coppa del mondo è solito per
le persone dipingere le strade e i muri delle case con la bandiera
brasiliana; si crea un clima di gioia in relazione alla seleção. Ma
questo non accade oggi: alla vigilia dell'inizio della coppa sono
rare le case e le vie dipinte e non c'è nessuna euforia tra la
popolazione. Questo perché le esigenze e negligenza delle autorità
pubbliche in relazione alle richieste popolari represse hanno
cambiato la percezione della popolazione sulla realizzazione della
Coppa in Brasile.
Non si possono non includere altri motivi di
insoddisfazione popolare. Elementi economici e sociali stanno
diventando sempre più chiari alla popolazione. Come si può spiegare
che un Paese che ha la settima più grande economia del mondo, dove
oltre 50 milioni di persone vivono in condizioni di povertà e
ottenengono briciole di programmi di compensazione sociale? Come si
può capire che un Paese che possiede terra e acqua in abbondanza,
sole tutto l'anno, praticamente tutte le materie prime necessarie per
produrre beni e servizi, abbia una pressione fiscale del 34% del PIL
e servizi pubblici come l'istruzione, la salute e servizi
igienico-sanitari, così precari come i paesi più poveri del mondo.
Come si può spiegare la perversa distribuzione del reddito, in cui
il 10% più ricco possiede il 42,5% del reddito e il 50% più povero
possiede meno reddito rispetto al 5% più ricco? Questa è la base
materiale su cui pervade il malcontento della popolazione e la coppa
è solo il pretesto che le persone trovano per dimostrare la loro
indignazione.
I primi sintomi della rivolta latente sono
venute in superficie con le manifestazioni di giugno, il cui processo
ha aperto un nuovo ciclo di lotte sociali in Brasile. Milioni di
giovani proletari hanno debuttato nella lotta di classe e hanno
innalzato nuovamente le strade come palcoscenico dei cambiamenti.
Queste manifestazioni, essendo sostanzialmente spontanee, non hanno
avuto un chiaro obiettivo o un orientamento anti-capitalista.
Riflettono solo l'indignazione del popolo contro l'ordine stabilito.
Ma sono state in grado di cambiare la psicologia delle masse e la
propaganda sul benessere del paese. Con le lotte di giugno la
popolazione ha perso la paura di manifestare e ha imparato che solo
la lotta può ottenere risultati, come ad esempio l'abrogazione
dell'aumento dei biglietti dei trasporti, che fu l'innesco degli
eventi del giugno 2013.
E' importante sottolineare che le
lotte popolari non hanno smesso con il ciclo aperto nel mese di
giugno. Hanno cambiato solo palcoscenico e forma. Invece di
esprimersi nelle starde le lotte si sono espresse nei quartieri,
nelle occupazioni urbane e rurali, negli scontri con la polizia, in
manifestazioni contro i precari servizi pubblici. Anche le
inondazioni sono state motivo di manifestazione, soprattutto nelle
grandi città. Si può constatare chiaramente uno sfilacciamento del
tessuto sociale, perché la lotta popolare ora contiene un elemento
di violenza molto forte. Ogni motivo è sufficiente per contestare
l'ordine o farsi giustizia con le proprie mani. La violenza è
divenuta routine durante le manifestazioni dei quartieri
periferici.
Ogni giorno, in alcune regioni delle grandi città,
la popolazione fronteggia la polizia, chiude le strade e viali,
brucia gli autobus (solo a San Paolo quest'anno sono stati bruciati
80 autobus), depreda treni e metropolitane, saccheggia negozi e
supermercati, occupa edifici abbandonati e terreni urbani. Anche gli
adolescenti dalla periferia trovano una forma per protestare, con i
cosiddetti "rolezinhos", movimento in cui la gioventù
adolescente della periferia va a migliaia nei centri commerciali per
incontrarsi e divertirsi. In questi templi del consumo, questi
giovani della periferia non sono i benvenuti perché il loro modo di
vestire, il loro linguaggio e comportamento è diverso dai
frequentatori del lusso e causa paura ai proprietari che chiamano la
polizia per reprimere duramente i ragazzi o chiudono i negozi quando
hanno notizia che ci saranno "rolezinhos" nei loro centri
commerciali.
Tuttavia, è importante evidenziare che queste
lotte sono ancora piuttosto frammentate e fondamentalmente
rappresentano una risposta spontanea alla brutalità con cui la
polizia tratta la gente della periferia e una protesta a causa del
disprezzo con cui le persone vengono trattate dalle autorità
governative. Ma in ogni lotta c'è la sensazione diffusa che le cose
non possono continuare come sono, che il cambiamento è urgentemente
necessario. Con questo sentimento diffuso, quando diventa
generalizzato, come inizia a verificarsi adesso, ogni scusa è
sufficiente per la lotta sociale. In altre parole, la lotta di classe
sta cambiando anche di livello in Brasile, per la costernazione delle
classi dominanti, prima abituati al mito che il popolo brasiliano era
pacifico e ordinato e che cercava di esorcizzare la sua indignazione
nella samba, nel carnevale e nel calcio.
Nella seconda metà
di maggio di quest'anno, alla vigilia della Coppa del Mondo, il
movimento sociale ha ottenuto un nuovo protagonsista: l'ingresso dei
lavoratori organizzati nella lotta. È interessante notare che lotte
organizzate dei lavoratori si erano già verificate dopo il giugno
2013, ma ancora solo in forma embrionale, come nel caso dello
sciopero vittorioso dei spazzini a Rio de Janeiro, in pieno
carnevale, nello sciopero nel Complesso Petrolchimico di Rio a
gennaio (le cui assemblee hanno radunato 20 000 lavoratori) e gli
autisti d'autobus di Porto Alegre. Tutti questi scioperi hanno
mantenuto lo stesso schema: si sono tenuti in assenza dei sindacati
governativi, che hanno fatto di tutto per smobilitare il movimento,
compresa l'alleanza con il governo, i datori di lavoro e la
polizia.
In questo momento, a qualche giorno dall'apertura del
mondiale, un'ondata di manifestazioni e scioperi si diffondono in
tutto il Paese. Attualmente sono in sciopero gli insegnanti della
città di San Paolo, gli insegnanti della rete municipale e statale
di Rio de Janeiro, professori universitari. I conducenti degli
autobus di San Paolo e delle città metropolitane hanno anch'essi
incrociato le braccia, così come quelli di varie città del paese;
anche le polizie militari di Bahia hanno condotto uno sciopero in
questo mese, così come gli agenti di polizia di 13 stati. Sono
inoltre programmate una serie di nuovi scioperi in diverse categorie,
che promettono un giugno con molta lotta, proprio nel primo
anniversario delle manifestazioni di massa dello scorso anno. Il 15
maggio ci sono state manifestazioni contro la Coppa in 12 stati, e il
Movimento dei Lavoratori Senza Tetto (MTST) va fustigando
quotidianamente il governo, con occupazioni di edifici, terreni
urbani, così come l'occupazione delle sedi di importanti imprese
responsabili della costruzione di stadi e opere d'infrastruttura
degli eventi.
Un nuovo tipo di sciopero ha avuto luogo a San
Paolo, quando gli autisti di autobus della città hanno organizzato
uno sciopero a sorpresa, un giorno dopo la firma dell'accordo tra
l'associazione padronale e il Sindacato dei Lavoratori che non è
altro che un sindacato di gestione. La base, senza alcun sostegno ha
fermato per due giorni la città di San Paol, lasciando nella
disperazione sia il datore di lavoro che il sindacato concertativo,
la polizia e le autorità governative. Lo sciopero di base, che ha
sorpreso tutti, ha avuto l'adesione della maggioranza assoluta della
categoria, ma né le autorità né la polizia avevano idea di chi
fossero i leader o gli interlocutori.
Come sempre accade in
queste occasioni, il sindaco di San Paolo, del PT, è andato in
pubblico dicendo che non capiva le ragioni del movimento, che questo
tipo di sciopero senza preavviso era inammissibile, che gli
scioperanti si comportavano come sabotatori, che hanno usato tattiche
di guerriglia. In questo sciopero, gli autisti hanno fermato gli
autobus ai capolinea, rimuovendo le chiavi e rendendo impossibile la
circolazione e hanno allineato anche gli autobus sui viali principali
impedendo il traffico. L'ironia di questa situazione è
l'impreparazione delle autorità, che non hanno potuto reprimere gli
scioperanti perché a quanto pare non avevano capi visibili, non
hanno realizzato picchetti e perfino non hanno presentato una lista
di richieste, salvo alcune interviste di autisti che criticano
l'accordo da parte del sindacato. Sono le nuove forme di lotta di
classe in Brasile.
La tendenza della lotta sociale in Brasile
è di intensificarsi con l'avvicinamento del periodo della Coppa. Si
amplieranno le manifestazioni di piazza e gli scioperi dei
lavoratori, perché la ragione di protestare non manca. Si potrebbe
anche dire che si diffonde nel sottofondo sociale, senza che sia
ancora percepito, un processo di disobbedienza civile stimolato dalla
furia e dall'indignazione della popolazione. Queste lotte hanno un
immenso potenziale e possono evolvere ad un livello più organizzato
nella misura in cui le forze della sinistra rivoluzionaria
conquistano spazio tra i lavoratori e la popolazione. Non è escluso
che le lotte sociali che hanno avuto inizio con gli eventi del giugno
2013 e che si sono consolidate con le manifestazioni e gli scioperi
di maggio e i prossimi di giugno 2014, possano aprire uno spazio
privilegiato per la costruzione di uno sciopero generale con una
piattaforma di cambiamenti che metta in discussione i principali
postulati dell'attuale modello economico e sociale brasiliano.
Di
fronte a una situazione di questa natura, sono le forze
rivoluzionarie che devono contribuire con la loro esperienza per
aiutare ad organizzare i lavoratori già raggruppati nei sindacati e
nelle principali entità dei movimenti sociali, organizzare i
lavoratori e la popolazione ancora disorganizzata e cercare un
processo di costruzione di una contro-egemonia anticapitalista, in
grado di costruire un altro percorso per il Paese e soddisfare le
principali rivendicazioni popolari.
Note:
1) Si presuppone
qui un concetto ampio del proletariato come tutti coloro che sono
costretti a vendere la loro forza lavoro per sopravvivere, che ha
contraddizioni con il capitalismo e che non sono funzionali del
capitale. E' vero che c'è una distinzione tecnica tra lavoratori
direttamente legati nella produzione e gli altri lavoratori, ma il
capitalismo globalizzato sta avvicinando sempre più tutti i
salariati in funzione delle proprie contraddizioni.
[NB] In
Brasile chiamano reddito qualsiasi tipo di reddito, compreso i
salari.
* Dottorato in economia all'Università Statale di
Campinas, con il post-dottorato presso l'Istituto di Filosofia e
Scienze Umane della stessa istituzione. È autore, tra gli altri, di
La globalizzazione e il capitalismo contemporaneo (Espressione
Popolare, 2009), La crisi economica globale, La globalizzazione e il
Brasile (Edizioni ICP, 2013). Oltre professore universitario, è
direttore di ricerca presso l'Istituto Caio Prado Junior, uno dei
redattori delle riviste Novos Temas e membro del Comitato Centrale
del PCB.