Visualizzazione post con etichetta black panters. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta black panters. Mostra tutti i post

mercoledì 12 febbraio 2014

Musica&ribellione : Il Marxista dub poetry Linton Kewesi Johnson/Public Enemy-di Maurizio Cerboneschi

Da ricordare che questo pampleth fu scritto dal '90 all'inizio del '93.


Musica&ribellione Da WOODY GUTHRIE 
a THE GANG”

Viaggio culturale/antagonista attraverso la musica folk, rock, punk-reggae, hip hop... e dintorni, troveremo alcuni artisti che sono stati
a fianco di coloro che per generazioni hanno lottato per la libertà, la giustizia, l'autodeterminazione dei popoli, …musicisti/colonna sonora di chi credeva che un mondo diverso era possibile.
Questo blog internazionalista comunista ,sembra il luogo giusto per ricordare artisti antagonisti importanti come Woody Guthrie, The Fugs, Bob Dylan, Clash, Public Enemy, Linton Kwesi Johnson,..attraversando i territori musicali antagonisti arriveremo nelle periferie del rock made in Italy ,dove dalle cantine uscirono tanti validi gruppi musicali, conosceremo meglio il progetto “Franti” del Torinese Stefano Giaccone e termineremo il viaggio chiaccherando con “i Gang” dei fratelli Marino e Sandro Severini di Filottrano nelle Marche, più periferia di così!!!

Nelson Mandela rivolgendosi a Miriam Makeba :
"Hanno cercato di isolarci dal Mondo e tu l'hai impedito, dunque la musica può andare a braccetto con la politica””
Maurizio Cerboneschi (Sandino)

capitolo 8°

Il Marxista dub poetry  Linton Kewesi Johnson

La grande insurrezione

musica di sangue
cresciuta nera
radicata nel dolore
innestata nel cuore….”

(da “bass Culture” LKJ)

Scossa nera effervescente- battito -basso- rimbalzante.-rock- saggio- giù suono musica;
caduta – del –piede incontra la batteria storia di sangue
la storia del basso è una storia commovente
una storia piena di dolore……

(da “Reggae sound” LKJ)

Nel Regno Unito sui percorsi antagonisti dei Clash e non solo, troviamo un signore, cappello pork pie, occhiali e portamento elegante sembra un docente universitario, il suo nome è Linton Kwesi Johnson, un poeta – musicista – improvvisatore; un uomo che con il reggae o lo ska ha trovato un modo immediato di comunicare le sue idee per una società multirazziale.
LKJ, arriva a Londra a 11 anni, da un piccolo paese della Giamaica. Qui ritrova la madre e la prima cosa che conosce è il razzismo. Matura in fretta la coscienza di nero militante che non crede all’integrazione ma all’affermazione della dignità e l’autodeterminazione della sua gente. E’ consapevole che ad ogni cittadino del pianeta debbono essere riconosciuti i diritti fondamentali della sopravvivenza “perchè la sopravvivenza è un diritto di pura esigenza morale, è un diritto sancito da atti internazionali, per cui il cittadino del mondo non è un’ entità astratta, utopistica come ai tempi preistorici, ha dei diritti da far valere che gli consentono di tutelare se stesso” (1)
La sua vocazione poetica sprigiona direttamente dai ghetti londinesi: nei ’70 fa parte delle “Pantere nere” un movimento che lotta per i
diritti delle minoranze di colore costrette a vivere ai margini della società assistenziale. Le battaglie metropolitane delle “Pantere nere”, scuotono alle fondamenta i pregiudizi razziali del mondo occidentale. In Inghilterra e ovunque l’educazione autoritaria bianca, delimita i confini della razza o del sapere, il grido di libertà di tutto il popolo nero si tinge di sangue in ogni sasso scagliato contro le pareti dell’ordine.
All’interno di queste tensioni sociali LKJ si avvicina al marxismo e nel 1973 pubblica i primi lavori nella rivista “Race today” . Si laurea in sociologia e continua a portare in giro il suo messaggio poetico antagonista; diventa l’artista più corrosivo delle marginalità nere europee.
LKJ, non è un rasta, non venera come divinità il defunto imperatore d’Etiopia Hailè Selassie,
non fa come alcuni musicisti e uomini di cultura Giamaicani del razzismo all’inverso, dimostra con saggezza una decisa posizione ideologica e filosofica, questo lo rende l’espressione più alta della poesia caraibica (insieme a Michael Smith, ucciso in Giamaica nel 1983 a colpi si pietra da
uomini al servizio della CIA); recita i suoi versi accompagnato da basi pre-registrate o dalla band del bassista Dennis Bovell, a volte solo dal movimento del corpo.
All’interno di una musica dominata dal basso elettrico come simbolo del battito di vita, lo spettatore rimane inebriato da una voce calda, profonda in grado di arrivare a chiunque, superare le barriere delle diversità linguistiche, capace di far vivere istanti in un’altra dimensione temporale.
E’ un poeta che racconta le paure, le violenze, le speranze delle nuove generazioni nere della periferia Londinese. Dice di non usare la violenza come pazzia, di non scaricare la collera in guerre

fratricide, di individuare il nemico vero; attacca la piccola borghesia di colore incapace di schierarsi, si rivolge ai giovani affinché escano dal fanatismo religioso, accusa il regime del “Regno Unito” di stragi, persecuzioni, assassini……velati o fatti cadere nel silenzio dai mezzi d’informazione di massa.

Linton è il media, la voce e la verità dei perdenti:

avvenne nell’aprile del 1981
giù nel ghetto d i Brixton
l’oppressione di Babilonia fu tale
da portarci ad una grande insurrezione
che si estese all’intera nazione
fu un’occasione veramente storica.

Fu l’avvenimento dell’anno
Avrei voluto esserci
Quando ci furono scontri in tutto il ghetto
Quando distruggemmo molti furgoni della polizia
Quando combattemmo i piani malvagi
Quando mandammo in fumo l’operazione Swamp 81
Per che cosa?
Per far capire ai governanti
Che non avremmo più subito alcuna oppressione

E quando mi informai
Per le strade del ghetto
Per scoprire tutto ciò che potevo
Ogni ribelle si compiaceva della sua storia
Parlavano di potere e gloria
Parlavano di incendi e saccheggi
Parlavano di distruzioni e furti
Parlavano della conquista e della vittoria

Dicevano : Babilonia ha esagerato
Cosi cosa successe?
Bruciammo due auto
E due innocenti furono uccisi
Per cosa?
Ma non succede forse così in guerra
Ma non succede forse così in guerra?

Dicevano : bruciamo il pub di George
Non potevano bruciare il padrone
Bruciammo il pub di George
Non abbiamo mai bruciato il padrone
Quando combattemmo in tutto Brixton
Quando distruggemmo molti furgoni di polizia
Quando mettemmo in scacco i malvagi
Quando mandammo in fumo l’operazione Swamp 81

Dicevano : requisimmo le auto
Ci procurammo le munizioni
Costruimmo le barricate
E i malvagi ebbero paura
Mandammo i nostri in perlustrazione
Per scoprire le loro posizioni
Poi formammo le nostre bande
E sferrammo i nostri attacchi

Ora sono fuggiti e spariti
Per preparare il contrattacco
Ma i proiettili di plastica
E gli idranti
Porteranno l’esplosione
Porteranno l’esplosione
Alla faccia di Scaram
Porteranno l’esplosione

( da great insohreckshan)

SWAMP 81 : speciale operazione di polizia in Brixton 81
PUB GEORGE : famoso locale frequentato da fascisti di Brixton
LORD SCARMAN : Membro del parlamento britannico incaricato di indagare sulle tensioni nei ghetti londinesi con particolare riguardo a Brixton (2)

La”Grande insurrezione”, è la storia cantata che riguarda l’ondata di rivolte spontanee avvenute nei ghetti delle metropoli inglesi nella primavera ’81 “a Londra (Brixton), Liverpool (Moss Side), Manchester, leeds, Sheffield, Birmingham, giovani dimostranti neri e bianchi mettono a ferro e fuoco i loro quartieri e soltanto una dura repressione riesce a riportare la calma…..sulle ceneri degli incendi resta la frustrazione di tanti giovani e l’odio per la Thatcher e la sua sfacciata politica reazionaria(3)

Nel suo lavoro militante LKJ oltre alla lingua inglese opta spesso per il “Giamaicano” sua lingua madre, elemento essenziale per la sua nuova forma di poesia “sono un poeta che lavora entro una tradizione dove musica e parole sono parte integrante. La mia esperienza è il frutto di un’infanzia tropicale e contadina prima e della vita di città industriale dove i negri vivono in condizioni coloniali, poi I bambini dei Caraibi crescono in una tradizione orale di storie, rime, canzoncine e
a stretto contatto con forme musicali di matrice africana come la Kumina o protestanti come la chiesa Battista pentecostale. La mia tradizione londinese parla rock e R’&’ (4)
L’avvocato dei senza parola”rifiuta il business, le sue performances si svolgono in piccoli club o locali alternativi; è diretto partecipe a
manifestazioni contro l’Apartheid, a sostegno del Working Class, o dei movimenti di liberazione afro-latino-Americani (FSLN, FMLN, PAC, ANC,….); il suo sguardo è attento all’Africa che sta aprendosi al reggae, una musica che a suo parere potrà permettere agli africani di comunicare la loro condizione di assoggettati ai paesi ricchi.
In pratica LKJ realizza quanto professava Bob Marley (pur con forti differenze politico-religiose).
Se un giorno il reggae fosse sbarcato in Africa(“sua terra natale”), sarebbe divenuto un linguaggio universale per l’unificazione del popolo nero e avrebbe assunto proporzioni tali che nessuno sarebbe più riuscito a fermare. Anche l’Ivoriano Alpha Blondy, rastaman ribelle, le cui ballate di protesta sono diventate un punto di riferimento e di speranza delle nuove generazioni africane, abbandonate alla violenza urbana e alla ricerca della loro identità, afferma:
Sono fiero che gli africani abbiano trovato nella musica e in particolare nel reggae, un’occasione d’incontro e di ricerca di valori….un nuovo credo per riconoscersi, aldilà della disgregazione e dell’individualismo…I nostri dirigenti non possono dire in un’assemblea ai giovani francesi e ai giovani americani come noi viviamo e quello che soffriamo…. Ma attraverso questa musica noi possiamo esporre loro la nostra condizione, i problemi che l’occidente ci obbliga a vivere e sopportare. Oggi per la nostra dignità di neri, è estremamente importante fare della buona musica; le idee stereotipate che ci vedano sempre in ultima fila dovranno pure cambiare: noi siamo i precursori e difenderemo il ruolo del nostro patrimonio, perché la musica nera è all’origine di tutte le musiche”(5)
I portavoce della rabbia e del disagio planetario con o senza musica dimorano ormai ovunque, dalla Francia, alla Spagna, all’Italia,… il potere con tutti i suoi mezzi cerca di toglierli la terra sotto i piedi e nei casi limite arriva perfino all’eliminazione fisica (come ha sempre fatto). Negli Stati Uniti simbolo di “Democrazia e Libertà” i problemi dei ghetti nero-ispanici non sono diversi a quelli denunciati dai “LKJ”; “Clash”, Redskins, “… e attraverso l’ emergente cultura Hip hop una nuova generazione con coraggio e astuzia denuncia i limiti interni del grande gendarme USA. Per il potere yankee una spina nel fianco si chiama Public Enemy.


1) Intervista a Padre Ernesto Balducci archivio Tracce
2) Vedi “Facendo la storia” di LKJ ETS 1989 pag. 115-116
3) Vedi “Facendo la storia” di LKJ ETS 1989 pag. 107
4) “ “ “ “ op . Cit pag 6 
5)Vedi:il manifesto 7 febbraio 1989 pag.17 Luigi Elongui

foto rivolta brixton 81 www.theguardian.com 

Capitolo 9°

Public Enemy
Musica nera rabbia e politica

Ho visto gli statisti dibattere all’ONU
la questione del Sudafrica, urlando per
denunciarne i metodi inumani,
e poi tornare ai loro alberghi e vedere negri
massacrati di botte dalla polizia, azzannati
dai cani e coi vestiti strappati dal getto degli
idranti proprio qui dove le Nazioni Unite
hanno sede per poi tornare il giorno dopo
all’ONU e non dire niente di tutto ciò.
Non venite a raccontarmi niente di quello
Che succede in Sudafrica, Mozambico o
Altrove:
non crederò alla vostra sincerità finchè
rimarrete indifferenti a quello che gli
Stati Uniti ci stanno facendo nella nostra
Nazione”

Malcom X

Nei primi anni del XVI secolo milioni di africani vennero strappati con violenza dalla propria terra, incatenati e deportatati sulle coste del “nuovo mondo”. Qui i negrieri li vendevano ai conquistadores, a latifondisti bianchi e venivano trattati come bestie da soma o da cortile.
Con il passare degli anni, dei secoli, l’evoluzione e la trasformazione della società nordamericana, vede ancora milioni di afroamericani, privi di una reale rappresentanza nel contesto politico sociale, subalterni alla dominazione bianca.
La minoranza di colore non ha mai accettato passivamente la considerazione di razza inferiore; la prima rivolta degli schiavi è del 1687, da quel momento i neri non hanno mai cessato di ribellarsi al segregazionismo della “Razza padrona”.
Negli anni ’60 la radicalità delle nuove generazioni di colore si riconobbe nelle “Black Panters”, scioperi, disubbidienza civile, boicottaggi, guerriglia civile, manifestazioni pacifiste,… fecero tremare l’ordine costituito.
Il braccio lungo della “casa bianca” (C.I.A. e F.B.I.) spianò la via della restaurazione e le avanguardie rivoluzionarie del “Black power” furono assassinate ( Malcom X, M.Luter King,
il comunista Geoge Jackson, Bobby Hutton,….altri espatriarono (Eldridge Cleaver,…) o furono cancellati dall’esistenza (Bobby Seale); per numerosi aderenti al “fronte nero” si aprirono le porte delle prigioni, la diffusione dell’eroina nei ghetti grazie anche a infiltrati dell’ F.B.I, finì per annullare ogni forma di rivolta.
All’inizio dei ’70, disgregazione, alcolismo, droga e criminalità diffusa hanno generato un “Quarto Mondo” che sopravvive all’interno della disumanità, delle contraddizioni e dell’opulenza del “primo”.
Nel deserto politico degli ’80 i portavoce della rabbia e delle speranze dei neri a cui si sono aggiunti molti ispanici sono stati i rappers.
Il rap uno stile che rientra nel movimento culturale “ hip hop” nato sul finire dei ’70 in prevalenza nelle comunità afroamericane e latine del Bronx di New York.
I giovani niggers vedono nei rappers dei coetanei che, sono stati capaci di sfuggire alla disperazione. Questi “musicisti , tenuti sotto controllo dall’F.B.I., provengono dalla stessa realtà suburbana, conoscono i loro desideri e i loro sogni perché sono anche i propri. Sono gli unici a conoscerli e sono gli unici di cui si “fidano di parlare”. Sono gli unici che stanno ad ascoltare, gli unici con i quali parlare, che hanno qualcosa di “vero” da insegnare. Investiti di questa profonda responsabilità sociale, i rappers si giostrano in strategie differenti e ineguali risultati, tutti convinti, però, della propria importante funzione extra – musicale” (1)
Tra i rappers in circolazione negli USA i “PUBLIC ENEMY” sono uno degli aspetti più corrosivi; censurati, calunniati, quotidianamente dai media dell’impero, costantemente al centro
dell’interessi dell’F.B.I., sono la continuazione del viaggio contro l’emarginazione; il loro radicalismo è improntato su quello tracciato da "Malcom X", Back Panters e risentono del pensiero di Louis Farrakan (leader dei Mussulmani neri americani). Usano il rap per diffondere un’altra informazione, per urlare tutto il disagio razziale nel mondo.
Con la rabbia infuocata dei ritmi metropolitani e le rime esplosive, il Professor Griff, Cuck D., Flavor Flav, Terminator X, (hanno preso nomi che vengono dalla storia o dalla cronaca e cancellato quelli di “Schiavi”), tentano di scardinare l’immobilismo culturale che attanaglia la parte più in basso del pianeta statunitense.
I dischi dei “Public Enemy”, come già accaduto nel punk inglese con i primi “Clash” “Crass”,”Conflict”, Redskins,…con la reggae/poesia di Linton Kewsi Johnson o nell’Hardcore californiano con gruppi intorno alle etichette indipendenti Alternative Tentacles e SST : i “Dead Kennedy”, “DOA”, Black Flag”,” Bad Brians”,…tendono a far prendere coscienza per cercare di far saltare in aria l’estalishiment e nello stesso tempo gettare le basi di una nuova coscienza afroamericana.
In merito Cuck D. afferma : “C’è chi dice che la presa di coscienza dei giovani attraverso l’hip hop sia solo moda. E’ vero è una moda, ma questa è una moda destinata a durare. Deve essere moda. Non c’è altro modo di agire. La nostra cultura deve essere venduta come un prodotto alla nostra gente perché ci sono altri migliaia di prodotti che la bombardano quotidianamente. Storicamente i neri sono dei consumatori, non hanno mai imparato a vendere. Il nostro scopo, quali rappers , è di contrattaccare questo sistema. I neri in questo paese non detengono alcuna forma di controllo sui mezzi di comunicazione di massa. L’unica forma a nostra disposizione sono i dischi”(2).

I brani dei P.E. entrano di prepotenza nel malessere dei ghetti attraverso radio pirata o indipendenti,discoteche…I B-boys sanno a memoria i ritmi, i riff e i testi di rottura degli album della band “yo! bum rush the show”, “rebel without a pause” “”it takes a nation of millions to hold us back(”che contiene brani di impegno politico come :” Bring the Noise” e “Don't Believe the Hype”.

I Public Enemy non si accontentano di un successo circoscritto alle pareti del ghetto, vogliono far uscire l’Hip Hop dallo spazio settario in cui orbita. Partono per un tour
europeo, dove annientano il gruppo “ RUN DMC dei quali sono spalla. Ottengono ovunque consensi e aumenta a dismisura il numero dei loro sostenitori extra States e non solo neri.
Per la formazione di Long Island, ormai una delle voci del disadattamento planetario, tutto sembra andare per il verso giusto fino all’estate dell'’89 quando il Professor Griff “ministro dell’informazione”vicino al “Black Power” in un’intervista rilasciata al “Washington Times” attacca la comunità ebrea statunitense, accusandola di finanziare il regime razzista Sudafricano.
La reazione di Babilonia è violentissima. In USA “esempio di democrazia planetaria” non si può attaccare il sionismo, pilastro dell’impero economico, i media si gettano in una crociata denigratoria contro Cuck D. e gli altri che vengono accusati di antisemitismo, con l’F.B.I. costantemente tra i piedi, la casa discografica CBS prende subito le distanze da loro, poi torna sulle proprie decisioni e detta condizioni autoritarie: o il gruppo produce autocritica e allontana il professor Griff , oppure parte l’embargo dell’industria discografica.
I P.E. , musicalmente e politicamente capaci di sviluppare una trasformazione collettiva vanno allo sbando, prima Cuck D. difende la libertà di pensiero e di parola di Griff, successivamente lo espelle dal nucleo insieme ai “Security…” a distanza di poche ore
nel corso di una conferenza stampa alla MTV, annuncia lo scioglimento del gruppo.
Non passa molto tempo che la formazione anche se tacciata di razzismo torna sulla scena;
il meccanismo degli “orologi” è però inceppato, la storia prosegue in un clima di divisione e controversie interne fino all’ostentata uscita dell’album “Fear of black” un successo contraddittorio che vede Griff definitivamente allontanato.
I gendarmi dell’impero sono ancora una volta riusciti a indebolire una situazione eversiva che stava diventando pericolosa “Nell’attacco i Public enemy si cela il medesimo meccanismo che impedisce ai neri americani di avere ad es. una classe politica degna dei suoi problemi e delle sue rivendicazioni, la cattiva coscienza USA nulla perdona ai neri che sanno imporsi”(3)
Le democrazie totalitarie hanno represso, reprimono e continueranno a reprimere le individualità, le comunità di ribelli, ma i desideri di libertà e giustizia non potranno mai essere soppressi e i rivoluzionari continueranno a nascere e lottare “con ogni mezzo necessario”

1 Cuck D.”Public Enemy : Mucchio selvaggio giugno '90 pag 75
2 Guido Chiesa :Rockerilla n.112 dicembre 1989 pag.60
3 Guido Chiesa :Rockerilla n.115 marzo 90 pag. 10

Da WOODY GUTHRIE a THE GANG” 
In blu i capitoli a seguire :


Capitolo 1°:“La rivoluzione desiderata” (Woody Guthrie).
Capitolo 2°:”L'amato e odiato Bob Dylan  ....
http://resistenciasiempre.blogspot.it/2014/02/musica-la-rivoluzione-desiderata.html
 
Capitolo 3°:”L'anarco-comunismo dei “THE FUGS”.
Capitolo 4°:”La fine dei dinosauri”. 

Capitolo 5°:Il trionfo della subcultura nihil-punk.
Capitolo 6°:THE CLASH (lo scontro)”



Capitolo 7°:”Il ritorno del rock”.


Capitolo 8°:Linton kewsi Johnson” (Dub poetry)
Capitolo 9°:”Public Enemy “:Musica nera rabbia e politica
Capitolo 10°:Il“Franti”: Rock e utopia
Capitolo11°:”La Pantera”e il nuovo linguaggio del villaggio
Capitolo 12°:” I Gang “: La Band ribelle di Filottrano

 
Ringrazio i compagni che mi hanno permesso di poter scrivere queste righe attraverso contatti, interviste e chiaccherate varie sul tema :"Musica antagonista", : Marino e Sandro Severini (The Gang), Stefano Giaccone (Franti), Billy Bragg incontrato a Reggio Emilia '90, lo staff di” Arezzo wave” '91 '92 ,un grazie anche a Bunna  Africa unite per la lunga chiaccherata in un podere di Montioni quando nel 1991 venne a fare il concerto gratis per il FMLN Salvador) e poi a Sergio Messina (Radio gladio), Luca "Zulu" e Marco" kaja"(99 posse), Fumo e Lele Prox (Lionhorse Posse ), Luca Morino Fabio Barovero (Mau Mau&Loschi Dezi), Enrico Capuano che tra il '92 inizio '93 per ben tre volte venne a suonare gratis per i Lavoratori Piombinesi in Lotta a difesa del posto di lavoro. 

martedì 4 febbraio 2014

Musica&ribellione: la rivoluzione desiderata /l'odiato amato Bob Dylan - di Maurizio Cerboneschi





Musica&ribellione Da WOODY GUTHRIE 
a THE GANG”

Viaggio culturale/antagonista attraverso la musica folk, rock, punk-reggae, hip hop... e dintorni, troveremo alcuni artisti che sono stati a fianco di coloro che per generazioni hanno lottato per la libertà, la giustizia, l'autodeterminazione dei popoli, …musicisti/colonna sonora di chi credeva che un mondo diverso era possibile.
Questo blog internazionalista comunista ,sembra il luogo giusto per ricordare artisti antagonisti importanti come Woody Guthrie, The Fugs, Bob Dylan, Clash, Public Enemy, Linton Kwesi Johnson,..attraversando i territori musicali antagonisti arriveremo nelle periferie del rock made in Italy ,dove dalle cantine uscirono tanti validi gruppi musicali, conosceremo meglio il progetto “Franti” del Torinese Stefano Giaccone e termineremo il viaggio chiaccherando con “i Gang” dei fratelli Marino e Sandro Severini di Filottrano nelle Marche, più periferia di così!!!

Nelson Mandela rivolgendosi a Miriam Makeba :
"Hanno cercato di isolarci dal Mondo e tu l'hai impedito, dunque la musica può andare a braccetto con la politica””
Maurizio Cerboneschi (Sandino)

 
capitolo 1°

La rivoluzione desiderata

non sono mai stato
un buon Stalinista
ma non sono mai
uscito dal rosso”

Woody Guthrie

Nella musica come altrove, la rivoluzione dello stato delle cose esistenti è stata dimenticata; le ultime occasioni mancate, il ’68, il ’77 e dintorni, lasciano il posto alla disgregazione degli anni ’80 -’90. E’ un malessere che deriva da un sistema sociale egoista e corporativo.
Ovunque si cerca di reprimere le ultime individualità o comunità di irriducibili ribelli, ma i desideri di libertà e “democrazia” non potranno mai essere soppressi e poco importa se i rivoluzionari impugnino, una pistola, una penna, una chitarra,…Libertà e democrazia sono alla base di qualsiasi comunità che privilegia i bisogni di tutti ai privilegi di pochi.

La musica è stata un punto di riferimento importante nei fermenti libertari della società Statunitense degli anni ’60 quella del movimento di Berkeley, degli hippies, del pacifismo radicale, delle Black panters , di Malcom x , Eldrige Cleaver, Martin Luther King,….
Il rock trasgressivo degli anni ’50 che si rivolgeva limitatamente alla sfera privata dei giovani, subì una trasformazione radicale che lo portò in prima linea nelle contestazioni e rivendicazioni sociali. Il folk-rock- blues,…la rivolta generazionale e il movimento socio-politico che inondarono le strade si saldarono insieme fino al 1968, anno in cui terminò la parabola ascendente dell’”Ideologia Rock” e di tutta la controcultura USA.
Il movimento, diventato arido, praticamente una parodia di se stesso, confluirà nel megaraduno di Woodstock; nella fattoria Yasgur, giovani e meno giovani arrivarono con ogni mezzo e con la speranza di vivere un’esperienza collettiva di grande emotività, si contarono oltre 500.000 persone da ogni parte degli States e non solo .
Già il festival rock di Monterey del ’67 mostrò evidenti screpolature, se da una parte interpretava i sogni e i desideri della generazione radicale americana, dall’altra era impostato secondo i più meticolosi insegnamenti commerciali……”i musicisti si dibattevano confusi prigionieri tra due poli: incerti tra la simpatia che nutrivano verso le speranze dei loro ammiratori e desiderosi di esaudirle, e la loro impazienza, talora velata dal senso della vergogna, per arrivare a godere al più presto dell’adorazione del pubblico e di tutti i palesi vantaggi che il solo denaro può procurare…..il festival infatti fu seguito immediatamente da una valanga di contratti discografici, fruttuose uscite e tournèes di gran successo, di conseguenza il principale beneficiario di questi nuovi risentimenti fu l’industria della musica (1)”
In breve tempo molti si accorsero di essere stati beffardamente usati per un gigantesco esperimento di business, la loro musica, le loro aspirazioni, i loro sogni si trasformarono di li a poco in un immenso e sterminato mercato della cultura rock.
Il rock veniva usato nelle pubblicità per reclamizzare: scarpe, jeans, birra,…ovunque nascevano boutiques che vendevano camicie a fiori, monili, .. a tutte le frange marginali (non solo americane) degli anni’60 ,ormai il rock era diventato comunicazione di massa.
Se da un lato c’erano artisti ben adattati all’ordine costituito dall’altro si vedevano personaggi che continuavano ad essere una spina nel fianco al sistema dominante.
Nel folk americano in modo particolare, ci sono stati musicisti, che pur vivendo di stenti,persecuzioni,carcere, hanno portato avanti le loro idee. Il padre della generazione folk-rock dei primi ’60 è stato Woodrow Wilson
(Woody) Guthrie, un folksinger da sempre impegnato nel sociale, uno degli “hoboes(2) irriducibili, un”comunista” che non aveva più posto nella società USA e doveva perciò essere schiacciato e isolato. Woody non abbandonò mai il suo spirito di libertà e continuò la sua vita di menestrello-poeta.
Il folk USA negli anni 30-40 era diventato uno strumento politico del CPUSA (partito comunista degli Stati uniti) e fu usato per la propaganda e per i lavori della Terza internazionale.

I folksingers del CPUSA evitavano i circuiti commerciali, partecipavano attivamente agli scioperi, alle riunioni del partito, alla vita quotidiana dei lavoratori; Woody si distingueva per un grado di coscienza e senso di libertà particolari. “il suo essere artista, caso più unico che raro nella storia della nostra musica, coincideva esattamente nel sentirsi,uomo tra gli uomini,
lavoratore tra i lavoratori, disoccupato tra i disoccupati, e, ancora lavoratore e disoccupato con gli amici intellettuali, con i direttori delle emittenti radiofoniche, con i dirigenti delle etichette discografiche (3).
Guthrie parlava al cuore della gente,era uno di loro e tutti si riconoscevano nelle sue canzoni..
con lui l’arte popolare esce dal ghetto della cultura subalterna, non teme di confrontarsi con la cultura “ufficiale”, non ha paura di “contaminarsi” e anzi opera uno scambio continuo, in attivo tra cultura “alta” e”bassa” impara dal cinema, dai cartoni animati, dalla letteratura, dal giornalismo, succhia sapere dappertutto e se ne serve per un suo progetto……si tratta quindi di un autore importante, non solo per la cultura popolare statunitense,ma direi di quella mondiale,in quanto costituisce un esempio non tanto di” sopravvivenza” del canto popolare, nella realtà urbana e industriale, quanto di rinascita sostanziale dell’espressività popolare (4)
A Woody Guthrie sono stati avvicinati altri cantori della libertà come la cilena Violeta Parra e l’italiana Giovanna Marini.
Guthrie faceva il cantastorie perché era l’unica cosa che sapeva fare e gli permetteva di mangiare. Non gli mancarono le possibilità di lavorare con radio e televisione; non accettò
compromessi, da rivoluzionario dell’emarginazione, visse nella strada, cosciente che sarebbe stato difficile e con alcuni momenti in estrema miseria. Lui stesso affermava: “se suoni il piffero in una banda militare ti pagano un regolare stipendio dell’esercito, se fai roteare una mazza ad una sfilata di hip-hip-hurrà ti pagano come un soldato, ma non c’è verso di mettere la mani su un becco di un quattrino se fai della musica popolare (5).
Woody era felice quando si trovava insieme alla sua gente e impugnando la chitarra con su scrittoQUESTA MACCHINA AMMAZZA I FASCISTI” e cantava brani come:
Nato per vincere

Ho avuto la mia parte di gioie e di guai
Di scalogna e di malinconia
Risono sentito su e giù, e sono stato sobrio e sbronzo
Ma so di certo che non sono nato per perdere
Nato per vincere so che sono nato per vincere
È uno strano porco mondo quello in cui campo
E mi batterò per cambiarlo in quello che dovrebbe essere
Nato per vincere, So che sono nato per vincere
Ho avuto donne di ogni genere e di ogni colore
In ogni terra dove sono stato
Ho visto che per tutta la gente erano guai come me
E so che non siamo nati per perdere.
Ci avete derubato, pestato e succhiato il sangue
Ci avete sfruttato pagandoci come schiavi
Ma io so che tutti noi siamo nati per lavorare e per combattere
E per vincere, o scendere nelle fosse.
La volta che mi sono arrabbiato di più in vita mia è stato quando ero imbarcato su una nave militare insieme a più di tremila uomini in rotta verso la Francia. Mentre ci troviamo a metà strada in mezzo all’oceano scoppia una tempesta .La nave rullava e beccheggiava e molti di noi si sentivano male. Era la prima volta che facevamo la traversata. A un certo punto accendiamo la radio, e l’altoparlante comincia a mugolare una canzone “ Born to win” (nato per vincere) (6)

Guthrie, insieme ad altri musicisti, come Cisco Huston (con il quale formò un lungo sodalizio), girovagava nei ghetti urbani, nelle campagne, nelle stazioni ferroviarie, ovunque vi fossero diseredati e disoccupati (in aumento vertiginoso dopo il crollo della borsa nel ’29), a tutti coloro che vivevano in condizioni disperate nel paese che si diceva il…. più ricco del mondo, si rivolgeva così: “Forse vi hanno insegnato a chiamarmi poeta, ma io non sono poeta più di voi. Non sono più di voi un autore di canzoni, né cantante migliore. La sola storia che ho cercato di scrivere siete voi. Non ho mai scritto una ballata e nemmeno una storia che dicesse tutto quello che c’è da dire su di voi. Voi siete il poeta e il vostro parlare di ogni giorno è la nostra poesia migliore, scritta dal nostro migliore poeta. Io sono una specie di notaio e di meteorologo e il mio laboratorio è il marciapiede, le vostre vie e il vostro palazzo, il vostro campo e la vostra strada, non sono niente di più o di meno che un fotografo senza macchina fotografica”(7).

Il folk d’impegno sociale sullo stile di Guthrie, così come quello di Pete Seeger, Cisco Huston, dopo un breve periodo di silenzio riesplose di nuovo sul finire dei ’50 grazie a una miriade di giovani cantautori, appartenenti alla sinistra non comunista, più ampia, libertaria. Ragazzi che esprimevano la voce diretta di una nuova generazione votata al cambiamento sociale e culturale che dilagò nel mondo e contribuì a cambiare la storia.
Le ballate per i braccianti e i senza tetto abbandonarono la loro dimensione rurale per parlare di agglomerati urbani, riserva-residenza dei nuovi sfruttati ed emarginati della trasformazione sociale. I testi erano veri e propri slogan contro le barriere razziali, lo sfruttamento, l’imperialismo nord americano; i nuovi folksinger, dopo aspri dibattiti e fratture abbandonarono la “Marginalità” dei padri (fermamente intenzionati a mantenere la musica popolare al di fuori dei circuiti commerciali), incisero dischi per grosse case discografiche e accettarono la corte dei media.
Il nuovo corso folk fece emergere altri grandi personaggi e le loro storie divennero pubbliche. Vedi: Tom Paxton, Pete Seeger, Judy Collins, Phil Ochs, Jack Elliot (Per anni compagno d’avventura di Guthrie), e Bob Dylan; fu proprio quest’ultimo il principale artefice delle trasformazioni del folk, proprio lui che come Woody , suo padre ispiratore, era convinto dell’importanza di “Cercare di essere un cantante senza vocabolario e un poeta senza essere condizionato dagli scaffali dei libri”. Dylan fu aspramente contestato fino a farsi coprire di fischi e costretto a interrompere l’esibizione quando al festival di Newport del 1965, abbandonò la chitarra acustica per quella elettrica. Dietro le quinte l’indignazione fu enorme, fonti attendibili raccontano che Pete Seeger, che aveva aperto la serata conficcando un’ascia in un ceppo di legno per fissare il ritmo di un canto di lavoro, dovette essere trattenuto a forza nel tentativo di tagliare con quella stessa ascia il filo elettrico degli strumenti di quello che un tempo era il suo pupillo (8).
Dylan fu imitato da molti e l’uso di chitarre amplificate ed altri strumenti elettronici si intensificò, sia durante i concerti live che nelle incisioni, il folk e il rock si fusero in una sola cosa.


1) Gary Herman: rock’n’roll babylon, Gammalibri 1983 pag 12/20

2) “Hobo, termine che nasce durante la crisi degli anni ’30, designa il vagabondo senza fissa dimora ma anche il lavoratore stagionale. Dove c’è una ferrovia, un treno, li ci sono gli hoboes aggrappati ai vagoni, attaccati a tutte le sporgenze, i “vagabondi” rischiano la vita per giungere al nuovo lavoro o alla speranza di una vita migliore. Partire per loro vuol dire lasciarsi dietro le asprezze e le delusioni del quotidiano. Gli hoboes, con vecchi abiti sporchi e rattoppati, con barattoli per scaldare la minestra, e con gli ospizi come casa diventano un elemento di folklore americano. Intorno a queste figure cresce un misto di crudeltà e di solidarietà, di amore per l’indipendenza, di antiautoritarismo e di fame e di feroce repressione poliziesca del perbenismo STELLE A STRISCE.

3) Storia del Rock, di AA.VV , Curcio ed………pag 511
4) Vedi: “Questa è la mia terra”, di Woody Guthrie, Savelli 1977, pag 10
5) Woody Guthrie: Nato per vincere, di Robert Shelton, Ed Mazzotta 1979 pag 27
6) “ “ “ “ pag 90 op. cit.
7)“ “ “ pag 21 op. cit.
8) La storia del rock 5, suppl. al “messaggero” del 13/04/90

Capitolo 2°

L'amato e odiato Bob Dylan poeta menestrello dell’America che cambia

Il primo Dylan, poeta menestrello sincero fino alla nevrosi. “va in giro con i suoi capelli cotonati, i suoi stivaletti da cow-boy col tacco alto, i suoi maglioni intercambiabili: mentre gira, per usare parole sue,” guarda la gente, la polvere, i fossi, i campi, e gli steccati”; legge i giornali, in cerca di nuovi soprusi contro i privilegiati, i discriminati, i poveri diavoli che faranno da sottofondo alle nuove canzoni (1). Era dunque il legittimo erede del *grande maestro* si incamminò sugli stessi sentieri e in breve tempo diventò la stella della protesta giovanile, del movimento studentesco “Beatniks”, fu l’espressione autentica delle giovani coscienze americane, le sue poesie terribili cantate con voce dura, nasale, a volte raschiante,sprigionavano quello che migliaia di suoi coetanei sognavano, sotto i suoi attacchi violenti la società degli States subì uno shock; i giornali del potere arrivarono a scrivere che Bob Dylan fosse un’esponente di una congiura antiamericana provocata da Mosca, né più nemmeno come il rock ‘n’roll, che anni prima (in piena “guerra fredda”) era stato giudicato un complotto “comunista”.
Con il passare del tempo, Dylan prese le distanze dai movimenti politicizzati statunitensi e internazionali, criticò fortemente l’emergente realtà dei figli dei fiori, assunse un atteggiamento gretto e intollerante, Robbie Robertson, componente del gruppo The Band” disse di lui: “poteva farsi detestare dopo un minuto di dialogo; sempre ubriaco e isterico abbandonò e fu abbandonato da numerosi compagni di strada, tra i quali Joan Baez . Ad un certo momento “ scomparve, non si capì da dove fosse uscito cosi come non si era capito da dove era entrato. Qualche mese dopo arrivò la notizia che aveva sposato Sara Lownds, poi si era rotto l’osso del collo in un ’incidente con la motocicletta (29 luglio ’66..), che aveva comprato una casa a Manhattan, che si era ritirato su una collina di una specie di repubblica indipendente, poi si mostrava coi capelli corti e vestiti da miliardario; le piante nascono, crescono e aspettano di morire” (2).
Quando Bob ritornò sulla scena musicale, del ribelle del Greenwich Village non esisteva più traccia. Il ragazzotto “sputaverità” dei primi tempi, quello di “Don’t follow leaders”
(non seguire i leaders), quello di blowin’ in the wind”, quello dell’inno pacifista “Masters of War” (padroni della Guerra) che fine aveva fatto?
Si ripresentò al pubblico con “un’azzimata voce da Broadway con singulti canzonettistici,
parlava di mattini argentati e amori eterni, chiudi –gli –occhi- e-baciami- bambina-……era nato mister Robert Zimmerman, di professione musicista, laureato honoris causa in qualche magniloquente università americana”(3).
Nel 1971 il cinema si interessò di lui e in merito fu scritto:” il film che vedrete e sul vecchio Dylan ,un giovane integro-che cantava la verità e donava una parte del suo denaro alla S.N.C.C. (student non violent coordinating committee). Il Dylan di adesso, al contrario, non è che un porco, un drogato, un cretino. Alan J.Webwrman, professore di Dylanologia approfittando della controcultura, non potè fare a meno di concludere un’intervista con il suo idolo con questo giudizio: tu hai tutto questo denaro la maggior parte della gente ha solo merda; sei un nemico, un maiale. Bobby sei un capitalista, ma invece di produrre armi, macchine etc…. produci cultura del consenso(4).
Anche se la generazione progressista della prima metà dei ’60., aveva eletto Dylan giudice supremo delle ingiustizie umane, altri personaggi della musica internazionale furono alla sua altezza. Non è possibile dimenticare Joan Baez, portabandiera del folk tradizionale, Peter Paul and Mary, oppure Phil Ochs uno dei più incisivi cantautori impegnato contro la guerra del Vietnam al suon di ballate; con la fine del movimento alternativo, fu sempre più emarginato dai “Nuovi padroni”, si rifugiò nell’alcool e morì suicida.
Occorre ricordare anche gruppi rock di forte impronta e impegno politico come gli “MC5” di Detroit :”esponenti del rock più duro dal punto di vista dei suoni, ritmi, testi, una della formazioni più coinvolte nelle rivolte
dell’epoca. Jhon Sinclair, leader delle pantere bianche, era il loro ispiratore politico e poetico, le loro esibizioni erano oltraggiose e” sovversive”. Nel 1968 parteciparono alla” marcia” su Chicago durante la convenzione democratica. (5), Gli MC5,con gli Stooges di Iggy Pop, furono il prodotto più vero, rude e aggressivo della Detroit in Michigan degli anni ‘60 di recente Wayne Kramer uno dei membri storici degli MC5 (motor city five) ha dichiarato Eravamo convinti che davvero ci sarebbe stata una rivoluzione ………cantavamo tutto quello che vedevamo di negativo nella vita intorno a noi, nel modello sociale americano. Purtroppo in questo periodo, che va dal ’68 ad oggi non è che le cose siano migliorate,oggi continuo ad avere uno sfogo perché faccio ancora dischi,… Per me essere cittadino degli Stati Uniti rimane ancora una questione di lotta, la gente viene ingannata da un’immagine artificiale e falsa che si crea di questo paese e i problemi che c’erano allora vengono ancora allo scoperto in tutta la loro drammaticità proprio in questi giorni . La guerra in Vietnam ci avrebbe dovuto insegnare che non puoi sconfiggere la gente indigena sulla propria terra,le celebrazioni della scoperta del continente del 1992 dimostrano la stessa cosa: si vuole creare un avvenimento di dominazione culturale sui nativi americani, ma non è questo il modo di affrontare un problema che riguarda direttamente una questione politica e sociale di rispetto della popolazione. L’America è governata da persone che non hanno nessun interesse verso il destino della gente e la situazione rischia di arrivare a livelli drammatici………la musica per me rimane un mezzo di coinvolgimento incredibile: avvicina la gente,invece di allontanarla come fa la politica, crea un’energia che noi come MC5 e io come artista cercavamo e cerco sempre di spingere in aree costruttive. Nei momenti brutti come quello odierno, credo stia proprio nella forza dell’espressione artistica l’energia attorno alla quale coagulare la voglia di cambiamento”(6) C’erano anche iJEFFERSON AIRPLANE” sostenitori delle lotte studentesche dell’università di Berkeley, celebre la loro frase:Noi siamo le forze del caos e dell’anarchia- e lo slogan-abbattiamo i muri-; Furono i portavoce del vento del rinnovamento che soffiava nella west coast della metà dei ’60. I loro inni alla fratellanza, le loro parole, erano estremamente importanti soprattutto per i giovani psichedelici californiani, che più di altri si impegnarono nella lotta per una società alternativa, gli unici che abbiano ottenuto buoni risultati realizzando centinaia di comuni libere e la prima etichetta musicale del movimento freak (LAGRUNT).
Sullo stesso versante dei”Jefferson” emersero altre bands esoteriche come
“GRATEFUL DEADdi Jerry Garcia, i QUICKSILVER MESSENGER SERVICE” o gruppi poetici

come i “DOORS di Jim Morrison il quale affermava:” siamo politici erotici, ecco cosa siamo, ci interessiamo di tutto ciò che riguarda la rivolta, il disordine, il caos e l’attività che sembra non avere significato “(7).
In tale periodo musicale si esibiva anche un chitarrista , un genio innovatore del rock, JOHN ALBERT HENDRIX (Jimmy). Sostenitore delle minoranze native conosciute come indiane, riusciva con la sua musica a trasmettere la volontà di cambiamento in maniera diretta. In alcune performances riuscì a far diventare l’inno nazionale USA in un brano pacifista, simulando con la chitarra, sirene, colpi di pistola, addirittura l’esplosione delle bombe che venivano lanciate in Vietnam.
Era un continuo proliferare di formazioni pop-rock-.folk-blues- psichedeliche- dadaiste-…. Gruppi che andavano a sovvertire i vizi e le virtù della”buona coscienza “degli Stati Uniti.
La rivista”LIFE”, a riguardo del rock politicizzato scrisse: “Il rock è sovversivo. Non tanto perché sembra giustificare il sesso, la droga e i dozzinali racconti di terrore, quanto perché porta il pubblico a farsi una opinione propria sui tabù sociali”(8)
Era un periodo di proliferazione creativa -culturale non solo musicale ma di tutte le espressioni artistiche, un fenomeno di costume che riuscì a penetrare in molti sistemi di capitalismo avanzato.””Erano anni davvero magici…..rappresentavano l’illusione di un mondo migliore: un mondo liberato dalla violenza, senza più competizione economica, barriere razziali, discriminazioni di sesso , confini nazionalistici : il suo esperanto doveva essere il rock, la sua meta un’esistenza che superasse il veleno del denaro.
Il suo mezzo espressivo la poesia, il suo emblema l’energia vitale (9) sembrò davvero che l’immaginazione andasse al potere e in tale contesto sociale “Nacquero le prime forme del movimento hippie, nel maggio del 1965 nel Colorado (a qualche chilometro da Trinidad)
Un gruppo di studenti di facoltà diverse (architettura, psicologia,arte) fondarono la prima comunità, Drop City con lo scopo di sviluppare la loro creatività mediante un ritorno alla natura.
Questi studenti rifiutavano l’idea della proprietà privata, dichiararono Drop City aperta a tutti, si distinguevano per il rifiuto di qualsiasi leader o di lavoro organizzato, ovvero alle regole sociali dominanti, essi diventarono un esempio per gli studenti e più in generale per quei giovani che erano esasperati dalla vita in famiglia (10) In breve tempo le comunità hippie dilagarono, la sola New York alla fine del 1965 ne contava 23, diverse avevano il nome di tribù ed erano autogestite; una aveva tra i “capi” Allen Ginsberg, quel Ginsberg già leader del movimento controculturale che ritroveremo amico e sostenitore del gruppo Dadaista “THE FUGS” che stiamo per andare a trovare.

1)Fernanda Pivano: “best hippie yppie” Bompiani 1990 pag. 60
2)    "           "             "        "      pag. 78.
(3) Vedi:” Get Ready” periodico fatto a mano da M.Baraghini n°1 -1972 pag. 12
(4) Vedi: rock’n’roll Karl Marx di Massimo Bissoli “ ed Gammalibri “ 1981 pag. 125/126
(5) F. Liberi, in : “i giorni cantati” settembre 1986 n°0 pag. 17.
(6) vedi :Quotidiano “Il Tirreno” 31 gennaio 1992 pag. 23 Davide Sapienza intevista Wayne Kramer degli MC5
(7) Vedi :“La Cultura underground vol. 2° di M. Maffi. Ed.Laterza 1980 pag. 142
(8) Vedi “i giorni cantati” pag. 18 op. cit.
(9 )Fernanda Pivano: pag. 5, op. cit.
(10) In : Rock ‘n’ roll Karl Marx, pag. 74
 
Musica&ribellione Da WOODY GUTHRIE a THE GANG”

In blu i capitoli a seguire

Capitolo 1°:“La rivoluzione desiderata” (Woody Guthrie).
Capitolo 2°:”L'amato e odiato Bob Dylan …..”
Capitolo 3°:”L'anarco-comunismo dei “THE FUGS”.
Capitolo 4°:”La fine dei dinosauri”.
Capitolo 5°:”Nihl: il trionfo di una subcultura (punk).
Capitolo 6°:”THE CLASH (lo scontro)”
Capitolo 7°:”Il ritorno del rock”.
Capitolo 8°:”Linton kewsi Johnson” (Dub poetry)
Capitolo 9°:”Public Enemy “:Musica nera rabbia e politica
Capitolo 10°:Il“Franti”: Rock e utopia
Capitolo11°:”La Pantera”e il nuovo linguaggio Musicale del villaggio
Capitolo 12°:” I Gang “: La Band ribelle di Filottrano

Ringrazio i compagni che mi hanno permesso di poter scrivere queste righe attraverso contatti, interviste e chiaccherate varie sul tema :"Musica antagonista", : Marino e Sandro Severini (The Gang), Stefano Giaccone (Franti), Billy Bragg a Reggio Emilia '90, lo staff di” Arezzo wave” 91 '92 ,un grazie anche a Bunna  Africa unite per la lunga chiaccherata a Montioni quando nel 1991 venne a fare il concerto gratis per il Salvador) e poi a Sergio Messina (Radio gladio), Zulu (99 posse), Fumo e Lele Prox (Lionhorse Posse ), Luca Morino Fabio Barovero (Mau Mau&Loschi Dezi), Enrico Capuano che tra il '92 inizio '93 per ben tre volte venne a suonare gratis per i Lavoratori Piombinesi in Lotta a difesa del posto di lavoro.


Da ricordare che questo pampleth di 120 pagine fu scritto dal '90 all'inizio del '93.