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venerdì 2 maggio 2014

Piombino. La fabbrica è qualcosa di più di un posto di lavoro di * Giorgio Nebbia





Come operaio che per quasi 40 anni ha lavorato alla Magona d'Italia - Piombino oggi della multinazionale Arcelor - Mittal , dopo  aver letto una intervista di un "lavoratore" Lucchini che deturpa l'immagine dell'operaio siderurgico - metalmeccanico, costretto in linea di massima ad una vita di turni di lavoro massacranti, in condizioni ambientali e lavorative che coloro che non l'hanno vissute non possono neanche immaginare, mi sento in dovere di inserire un articolo di un personaggio politico storico e di spessore come Giorgio Nebbia.
il link dell'articolo per me vergognoso e questo :


                                                         Sandino


Piombino. La fabbrica è qualcosa di più di un posto di lavoro

* Giorgio Nebbia

Secondo me, la chiusura di una fabbrica dovrebbe essere intesa come un lutto nazionale. Lo spegnimento dell'ultimo, ormai rimasto unico, altoforno dell'acciaieria di Piombino meriterebbe l'esposizione delle bandiere a mezz'asta. Con la morte di una fabbrica scompaiono non soltanto i posti di lavoro; forse i lavoratori dell'acciaieria di Piombino conserveranno un salario, forse saranno convertiti in operatori ecologici per spazzare le scorie di un secolo e mezzo di polveri e fumi; forse l'acciaieria a ciclo integrale sarà convertita in acciaieria con forni elettrici per trattare rottami o col processo Corex, senza cokeria e altoforno.

In un momento di crisi come questo il pericolo di perdere un salario è certamente prioritario rispetto ad altre considerazioni. Ma "la fabbrica" è qualcosa di più di un posto di lavoro; la fabbrica è qualcosa di vivo che trasforma le risorse della natura, minerali o prodotti agricoli, in merci, in oggetti non solo vendibili, ma utili, necessari per la vita di altre persone. La fabbrica è storia; attraverso i capannoni di Piombino sono passate generazioni di operai e tecnici; accanto a quelle macchine sono morti padri di famiglia, per imprevidenza o egoismo dei datori di lavoro (non a caso i sette omicidi di Torino si sono avuti in un'altra acciaieria, quella della Thyssen Krupp); in quella fabbrica si sono concretizzate le speranze del primo giorno di lavoro e l'orgoglio di entrare a far parte di una famiglia, si sono svolte azioni di solidarietà, come anche di conflitti.

Nella "fabbrica" è nata la classe operaia - parola che non si deve oggi pronunciare - sono cresciuti i conflitti per un orario di lavoro più decente, per un salario che permettesse di sfamare le famiglie e di mandare i figli a scuola. Nella fabbrica è nata, con buona pace degli ecologisti da salotto, l'ecologia, la consapevolezza che le merci che gli operai stavano producendo si formavano trasformando la natura, con processi che inevitabilmente generano fumi e scorie che avvelenano prima di tutto gli operai all'interno e poi le famiglie all'esterno del muro di cinta, e poi la comunità più in generale. Lotte per nuovi diritti, di salario ed ecologici, che hanno fatto nascere la società moderna e da cui ha tratto beneficio tutta intera la comunità di un paese.

La fabbrica è stata la culla del capitalismo e dei "padroni", di quelli che sfruttavano gli operai nel nome del profitto e che oggi, per lo stesso motivo, spostano fabbriche e lavoro da un punto all'altro del globo; padroni che sono stati sordi alla domanda di nuovi diritti dei dipendenti e della società, risparmiando per evitare depuratori e filtri e maggiore sicurezza. Piombino è stata "fabbrica" in tutti questi sensi, sorella delle innumerevoli fabbriche di questa terra; per questo la sua morte è un lutto.

A maggior ragione per il fatto che a Piombino si produceva l'acciaio, non una merce qualunque, ma la merce specialissima che permette di costruire grattacieli e ferrovie, di conservare in scatola gli alimenti, di muoversi e di scambiare conoscenze e pensieri, presente nelle abitazioni, nei ponti e nelle strade, in tutti i macchinari,

perfino nelle merci più "verdi" ed "ecologiche". Una merce che, nel bene e nel male, ha accompagnato il "progresso" non solo merceologico, ma anche scientifico, sociale, economico ed umano. Non a caso il rivoluzionario Josef Giugashvili aveva scelto, come nome di battaglia, Stalin, quello russo dell'acciaio

articolo tratto da www.resistenze.org. Tramite eddyburg.it


Giorgio Nebbia nato a Bologna nel 1926 ha svolto attività di ricerca nell'ambito della merceologia, con particolare riferimento all'analisi del ciclo delle merci. Si è poi occupato di risorse naturali , studiando la energia solare , la dissalazione delle acque e il problema dell'acqua, temi sui quali ha pubblicato numerosi contributi scientifici.
In campo politico, è sempre stato su posizioni di Sinistra, battendosi in particolare contro il rilancio del nucleare come energia pulita. È stato eletto alla Camera dei deputati per la IX Legislatura (1983 al 1987)[2] e, poi, al Senato per la X Legislatura della Repubblica Italiana (dal 1987 al 1992)[3]
nel gruppo della sinistra indipendente.


Video "1.9.9.3. Operai Fuori" realizzato in VHS  dal Centro di documentazione multimediale "Lev Tolstoj  Piombino" nel 1994 grazie al  finanziamento del CPA di Firenze  Sud .



foto AFO tratta da  http://www.controradio.it/

e foto di Paolo Francini durante lo sciopero della fame  per Pasqua


 



domenica 20 aprile 2014

ACCIAIERIE PIOMBINO : le ragioni di Paolo Francini in sciopero della fame contro la chiusura dell' altoforno Lucchini.



Subito dopo Pasqua l'altoforno verrà spento: questa storia lunga più di 100 anni si fermerà qui. Con essa si fermerà il futuro di migliaia di famiglie di questo territorio. Gli ammortizzatori sociali concessi serviranno solo a non far precipitare i lavoratori nella disperazione più nera. Ma non costituiranno certo il futuro a cui aggrapparsi, che è fatto solo di incognite e interrogativi.
L'unica cosa certa è che da oggi cambia la storia di Piombino e di un intero pezzo della Toscana.
Eppure, a detta dello stesso governo le Acciaierie di Piombino sono “Strategiche” per gli interessi del nostro Paese. Belle parole, ma intanto il Governo stesso decide di non intervenire per prolungare la vita dell'altoforno. In questo modo si condannano i lavoratori ad un salto nel vuoto senza nessuna sicurezza. La storia non può, non deve finire così. Occorre costringere il governo a farsi davvero carico della vicenda Lucchini, se necessario anche con la riaquisizione pubblica dello stabilimento. Lo Stato, cioè, deve tornare a fare lo Stato, creando occupazione e garantendo l'esistenza dei settori fondamentali come quello della siderurgia. Per questo, il giorno della fermata dell' AFO non potrà essere vissuto come un giorno qualsiasi, tutto il territorio dovrà essere mobilitato con iniziative clamorose. Lo stesso dovrà avvenire nei 20/30 giorni successivi, in cui l' AFO “caricato in bianco” potrà comunque essere messo in condizioni di ripartire.
Alcune settimane di iniziative intense e clamorose da parte dei sindacati, Lavoratori ,cittadini, per dire che la mano pubblica deve assicurare la vita dell'AFO e la sua prosecuzione fel futuro. Non dobbiamo, non possiamo arrenderci. Ho 54 anni, dal 1980 lavoro in quello stabilimento, adesso non me la sento di trascorrere il periodo di Pasqua a casa, tra “colombe” e “scampagnate”, come se nulla stesse accadendo. Ho deciso quindi di trascorrere questi giorni davanti alla portineria della Lucchini, dalle 8 del giorno di Pasqua fino alle 8 di martedi 22 aprile, in modo ininterrotto, facendo lo sciopero della fame. Questo come forma di protesta contro il Governo, ma anche per dire a me stesso, ai mie colleghi di lavoro e ai sindacati che non è giunto il momento di alzare bandiera bianca, ma quella della mobilitazione e della lotta. La nostra volontà deve essere più forte della decisione politica di uccidere le nostre speranze.

  PAOLO FRANCINI
Castagneto Carducci 19 /aprile 2014



Foto inserite da amministratore blog