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mercoledì 23 maggio 2012

BOYCOT BACARDI !! : Storia di pirateria,crimini e atti di terrorismo contro Cuba e non solo.


BOYCOT BACARDI!!!!

Compagni, associazioni, partiti di sinistra,..boicottiamo Bacardi, diffondete : “Tutti debbono sapere che quando bevono il rum Bacardi, stanno consumando il prodotto di un'organizzazione criminale"

 

Ecco sotto una documentazione di repertorio datata e recente, per comprendere le motivazioni sul perchè dobbiamo boicottare Bacardi.

 

Bacardi: Storia di pirateria e terrorismo

La storia del clan Bacardi è storia di successi economici perseguiti senza scrupoli e senza alcun interesse per le ricadute sull'economia nazionale del paese d'origine, Cuba, delle scelte imprenditoriali. Niente di particolarmente "atipico", quindi. Ma dal 1960 (nazionalizzazioni operate a Cuba dal nuovo Governo) comincia una storia molto più scandalosa: il fiancheggiamento, l'organizzazione, il finanziamento di gran parte del terrorismo che ha insanguinato Cuba, e non solo. Ecco, in estrema sintesi, la ingloriosa cronologia:


1°)  Aquisto, seguito in prima persona da pepin Bosch, di un vecchio B-26 che avrebbe dovuto bombardare le raffinerie di petrolio cubano(operazione fallita solo per uno scoop del New York Times) con il compito dichiarato di preparare un secondo sbarco a Cuba, Pepin Bosch promuove nel 1964 l'organizzazione della "Rappresentanza Cubana dell'esilio" (RECE) il cui capo militare designato era un ex ufficiale dell'esercito di Batista, uomo della CIA, nonché vice comandante della spedizione della Baia dei Porci. Come scrive l'insospettabile Alvaro Vargas Llosa nel libro "L'esilio indomabile", commissionatogli nel 1998 dalla FNCA (Fondazione Nazionale Cubano-americana, fondata nel 1981), la Bacardi finanziava la RECE con 10.000 dollari al mese e versava ad ognuno dei suoi sei dirigenti uno "stipendio" mensile di 600 dollari. Per largo tempo fu capo delle operazioni di aggressione della RECE Luis Posada Carriles, uno dei più sanguinari terroristi del mondo occidentale, recentemente arrestato a Panamà (novembre 2000), dove stava preparando un attentato a Fidel Castro.


2°) L'autorità che ispirava Pepìn Bosch, in quanto rappresentante della prestigiosa Bacardì, fu di grande aiuto nell'impresa di unificare i vari gruppuscoli controrivoluzionari: a partire da quest'unità d'azione "prese il via un movimento di infiltrazioni e attacchi armati all'Isola... Avevano barche, scafi rapidi di 25 piedi. .."

    3°) Un documento desecretato nel 1998 negli USA attesta che un complotto per assassinare Castro e Guevara (1964) coinvolgeva elementi della mafia statunitense ed era finanziato per una somma di 100.000 dollari da Pepìn Bosch, della Bacardì.

    4°) La RECE tentò di stabilire contatti con vari Governi latino americani, alla ricerca di legittimazione politica: dai militari golpisti in Brasile (1964) fino al Cile di Pinochet che venne decorato della Medaglia della Libertà da parte dell'Associazione dei Veterani della Baia dei Porci. Il dittatore ebbe modo di contraccambiare stabilendo particolari relazioni con alcuni dei terroristi cubani oltre che fornendo armi, copertura, addestramento, esplosivi. Fra i suoi beneficiati anche il noto terrorista Orlando Bosch, appartenente alla RECE, cui Pinochet affida il compito di consigliere della polizia politica cilena.

    5°)Ottobre 1976 -esplode un aereo della Cubana de Aviacion (73 morti), imbottito di dinamite da Orlando Bosch e Luis Posada Carriles (uomini della RECE), poi arrestati, processati e incarcerati dalla magistratura venezuelana.

    6°) 1981- nasce ufficialmente la FNCA, Fondazione Nazionale Cubano-Americana, dietro impulso dell'Amministrazione Reagan e ad opera di vari dirigenti e azionisti della Bacardì (insieme a emissari della CIA). La FNCA nasce per ripulire l'immagine dei controrivoIuzionari cubani dalla cattiva fama causata dall'attività terroristica e dalle relazioni con il traffico di droga: si costituisce infatti come associazione senza fini di lucro, esente da imposte, con motivazioni "scientifiche, educative e caritatevoli". Il suo primo presidente è un ex membro dell'organizzazione terrorista Abdala (Frank Calzon). Vari azionisti della Bacardì sono nel Consiglio direttivo della FNCA, dove esercitano un gran potere. Nessun'altro nucleo imprenditoriale o clan familiare ha mai avuto una rappresentanza così larga, costante e determinante all'interno di questa formazione dell'estrema destra. Dunque questi stessi azionisti sono fra i maggiori responsabili e complici delle attività legali e di quelle clandestine svolte dal 1981 in poi dalla FNCA. Tra gli altri ricordiamo Pepìn Bosch (già più volte citato), che anche dopo aver lasciato la presidenza della Bacardì (1976) ha continuato ad occupare il suo posto eminente nella FNCA fino alla morte (1994).

    7°) "Guerra sporca" contro il Governo sandinista del Nicaragua - la FNCA ha un ruolo determinante e orgogliosamente rivendicato: "la nostra attiva partecipazione nel conflitto centro-americano... riguarda tutta una gamma di attività.. ." (comunicato a pagamento su EI Miami Herald del 20.5.86).

    8°) Scandalo Iran-Contrasgate- è totalmente coinvolto Posada Carriles, il terrorista evaso dal carcere venezuelano dove scontava la pena per aver fatto esplodere un aereo cubano: per l'organizzazione della sua evasione si dovettero sborsare 28.600 dollari, raccolti dai dirigenti della FNCA. Ne EI Salvador dove teneva la sua base riceveva mensilmente denaro dalla FNCA, come dichiara in un'intervista egli stesso. Potevano gli azionisti della Bacardì, potentemente presenti nella direzione della stessa FNCA, ignorare che la loro organizzazione finanziava un evaso, noto terrorista?

    9°) Guerra civile in Angola- ritroviamo l'impegno della FNCA e di Bacardì in primo piano. Il ruolo assegnato loro dalla politica estera USA fu quello di collaborare al successo dell'immagine costruita a tavolino per la UNITA di Savimbi e di organizzare e sostenere economicamente i comitati di appoggio (centinaia di migliaia di dollari, in gran parte sborsati dal magnate della Bacardì, Pepìn Bosch). Anche qui, "I'autodenuncia" della FNCA, e degli azionisti Bacardì in essa militanti, è chiara: "i nostri legami con Savimbi e con I'UNITA, la sua visita negli USA e l'aiuto materiale che oggi sta ricevendo da questo Paese, dimostrano l'efficacia dell'attività svolta dalla FNCA per informare e educare in modo adeguato l'opinione pubblica statunitense" (annuncio pubblicato da EI Miami Herald del 20.5.1986)

    10°) 1991- la FNCA s'incontra con il Ministro degli Esteri della Russia, da cui ottiene l'impegno a ridurre le relazioni con Cuba. La riunione, ripresa ampiamente da stampa e televisioni, si conclude con brindisi, mentre troneggia in bella vista davanti alle telecamere una cassa di Bacardi. Un documento inviato a tutti i dirigenti della FNCA, in cui si traccia la linea d'azione a fronte dell'inevitabile, vicina caduta del Governo a Cuba, conclude con una perentoria dichiarazione: "Non tremeremo davanti a niente e nessuno, non lo desideriamo ma se deve scorrere il sangue, scorrerà.". Nel direttivo della FNCA si trovavano, fra gli altri, Jose Bacardì, Manuel Cutillas, Clara Maria Del Valle, tutti azionisti e dirigenti della Bacardì.

    11°) Al momento della crisi de "los balseros" (emigrazione di cubani senza visto d'ingresso verso la Florida, attirati da una legge USA che offre ai cubani,ed esclusivamente a loro, la residenza negli USA qualora riescano a toccarne il suolo in qualsiasi modo), Clinton accetta il colloquio con il Governo cubano. Per protesta la FNCA organizza uno "sciopero patriottico", rivendica tolleranza verso le azioni militari compiute contro Cuba e l'abbandono dell'impegno assunto con la ex URSS di non invadere l'Isola. Alla convocazione dello sciopero, l'assistente del presidente di Bacardì Imports (Rodolfo Ruiz) dichiara: "sosterremo qualsiasi azione risultasse necessaria". Migliaia di manifestanti vengono trasportati da Miami a Washington e anche la neo-costituita Bacardì-Martini collabora mettendo a disposizione alcuni autobus. Nasce l'organizzazione "Hermanos al rescate" con il caritatevole fine dichiarato di rilevare con speciali voli aerei le imbarcazioni di fortuna cubane nello stretto della Florida: il fondatore è il cubano-statunitense Jose Basulto, mercenario nell'invasione della Baia dei Porci, uomo della CIA e della Contras nicaraguense. Bacardì patrocina una grande raccolta di fondi in suo aiuto (vengono raccolti 72.937 dollari) cui aderisce tra gli altri anche la famosa cantante di salsa Gloria Estefan (figlia di una guardia del corpo di Batista) e suo marito, appartenenti entrambi al clan Bacardì.

    12°) 1992- il senatore Robert Torricelli, la cui campagna elettorale era stata finanziata dalla FNCA, sottoscrive la prima legge di inasprimento delle misure già vigenti di blocco a Cuba, legge che proibisce alle sussidiarie degli USA, in qualsiasi parte del mondo, di acquistare, vendere e investire a Cuba e che sarà fonte del primo serio contrasto fra Usa da un lato e Unione Europea più Canada dall'altro.

    13°) 1996- una seconda legge, che porta il nome dei senatori Helms e Burton, vecchie conoscenze della FNCA, delinea il processo "di transizione" verso la democrazia a Cuba, condizione per arrivare ad un accordo con il Governo cubano, cui non dovrebbero più partecipare né Fidel né Raul Castro, in quanto la legge lo PROIBISCE ( ! ! ) Prevede assurdamente il diritto per gli antichi proprietari a Cuba di terre, imprese e case, cittadini statunitensi o naturalizzati, di citare in giudizio qualsiasi imprenditore di qualsiasi paese che "traffichi" con queste proprietà. Come vedremo poi, la legge Helms-Burton pare fatta apposta per il clan Bacardì. ..e infatti nel Congresso USA il nomignolo affibbiatole era proprio "Progetto di Legge Bacardi".

    14°) Dal 1990 la FNCA crea una sezione paramilitare che riunisce diversi capetti e mercenari con lunga storia alle spalle di aggressioni a Cuba. Si susseguono attentati contro cabaret e hotel, avvelenamento di capi bovini, incendio di campi di canna da zucchero, sbarchi armati con assassinio di militari e pescatori incontrati casualmente. ..Vengono più volte bloccati carichi di esplosivo che si cercava d'introdurre nell'Isola.

    15°) 1997- la FNCA organizza e finanzia (attraverso il terrorista già sopra citato Posada Carriles) una serie di attentati a hotel e ristoranti della capitale cubana, con l'obbiettivo di stroncare l'industria del turismo e di conseguenza togliere all'economia dell'Isola una fonte di introito di valuta divenuta importante. Molti ordigni vengono scoperti e disattivati in tempo utile, ma fra le esplosioni comunque prodottesi, la più drammatica è quella in cui perde la vita un giovane turista italiano (Fabio Di Celmo) ed altri restano feriti. Il commento di Posada Carriles, riportato in un'intervista, fu che "l'italiano si trovava nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato". A quella data, lo ricordiamo, la Bacardì già aveva acquisito la Martini&Rossi, impresa italiana. L'assassinio di un italiano non fu però motivo in Italia, stranamente, di spiegazione e approfondimento degli obbiettivi del terrorismo, di denuncia degli autori e dei finanziatori di questa ondata di bombe e di tutti gli altri attentati compiuti e sventati negli anni precedenti. La FNCA rese pubblico un proclama in appoggio alla campagna di bombe del 1997: la firma apposta in calce era di Clara Maria Del Valle (figlia di un mercenario dello sbarco alla Baia dei Porci), vice-presidente della FNCA e azionista della Bacardì.
CUBA: la guerra occulta del Ron Bacardí

Prologo di JAMES PETRAS  Professore d'Etica Politica dell'Università di Binghamton - New York.
Questa è la storia delle strette relazioni esistenti tra i principali dirigenti e gli azionisti della società "Rum Bacardí", l'organizzazione d' estrema destra Fondazione Nazionale Cubano Americana -FNCA-, e l'Agenzia Centrale di Spionaggio (CIA). In questa storia troviamo una quantità di dettagli che spiegano come la Bacardí è servita da condotto per i fondi della CIA che erano destinati ai mercenari paramilitari in Nicaragua, in Angola e ai controrivoluzionari cubani. Questo lavoro è molto più di una successione di notizie su una compagnia multinazionale, che aziona in assoluta impunità contro popoli che lottano disperatamente per conquistare una vita migliore. Nel libro si pongono sul tavolo le questioni fondamentali sulle relazioni tra le multinazionali e le politiche imperialiste e l'utilizzo strumentale dello stato da parte di queste imprese private per servire il terrorismo diretto dallo Stato stesso. Lo studio di Hernando Calvo sostiene che le multinazionali non sono semplicemente entità economiche che operano per la propria espansione commerciale, ma divengono entità politiche utilizzate dallo Stato che così si garantisce attività illegali. La Bacardí dimostra che, assieme alla Fondazione cubano - americana, impone la propria influenza diretta sulla politica degli Stati Uniti verso Cuba e l 'autore chiede tra l'altro: com'è possibile che funzionari di imprese straniere non statunitensi - che agiscono per le proprie sante ideologie - possono fare politica alle spalle dei cittadini statunitensi e contro gli interessi di costoro? Perché la Bacardí realmente non è un'impresa statunitense, ma, nonostante ciò, controlla legislatori degli Stati Uniti, compra il voto dei candidati alla Casa Bianca, e consegna fondi per promuovere attività paramilitari che violano le leggi di questo paese. La Fondazione Nazionale Cubano - Americana e la Bacardí sono strettamente vincolate poiché, come rappresentanti chiave della multinazionale del rum, fanno parte della giunta amministrativa della FNCA. Le politiche Bacardí - FNCA sono un ostacolo centrale per qualsiasi genere d'avvicinamento tra gli Stati Uniti e Cuba. Il fatto che il Presidente della Camera del Commercio statunitense, che è la più importante associazione degli U.S.A. a questo livello, abbia richiesto che si ristabiliscano le relazioni economiche con Cuba, come una priorità indispensabile, ci dimostra che la Bacardí e la FNCA rappresentano in questa nazione interessi commerciali sempre più isolati. Quindi perché a Washington si seguono le politiche estremiste della coppia Bacardí - FNCA? Calvo Ospina ci offre la lettura di piste molto chiare che aiutano a scoprire perché un gruppo numericamente insignificante di esiliati cubani, concentrati nella città di Miami in Florida, può esercitare un'influenza così forte. Questi potenti estremisti di destra apportano il quindici per cento dei fondi per la campagna elettorale del Congresso. Un fatto ancora più importante: i terroristi cubani, che hanno vincoli con la FNCA e la Bacardí, hanno svolto un ruolo di prim'ordine nelle operazioni clandestine di guerra sporca nelle zone scelte da Washington per la loro importanza strategica. Washington non è disposta a rinnegare gli esiliati terroristi che hanno fondato e diretto i Contras, in Nicaragua, che hanno appoggiato i mercenari dell'UNITA in Angola, che hanno addestrato gli squadroni della morte in El Salvador o che hanno preparato la terribile polizia politica in Cile. Gli esiliati cubani, come i terroristi clandestini, hanno rappresentato e rappresentano una forza strategica. Mentre giorno dopo giorno aumenta il numero di imprese e di agricoltori statunitensi che esigono, gridando, che Washington tolga la barriera commerciale con Cuba, le amministrazioni statunitensi si sforzano di evitare di inimicarsi il figliolo prodigo, appartenente all'ala dell'estrema destra degli esiliati cubani. L'autore di questo libro sottolinea l'elemento ideologico terrorista della politica statunitense e il ruolo chiave che gli esiliati cubani e la Bacardí giocano nel praticarlo. Resta da vedere, in questo nuovo periodo di post - guerra fredda, un periodo nel quale si sta intensificando la battaglia economica, se Washington opterà per la Bacardí o per la Camera del Commercio degli Stati Uniti

Nel mondo esiste una campagna di boicottaggio del Rum “terrorista “ Bacardi
Compagni , amici di Cuba inglesi, spagnoli, belgi, colombiani,.. da tempo hanno dato il via ad un boicottaggio contro il rum Bacardi, definito come "il prodotto di un'organizzazione criminale".
Il colombiano Hernando Calvo Ospina - autore di un libro sull'impresa Bacardi, testo in vendita anche in Europa ed America Latina - ha reso noti i retroscena di un accordo esistente tra l'impresa Bacardi, la CIA statunitense ed i gruppi anticastristi di Miami. "Bacardi non è cubano né nordamericano, però maneggia le leggi statunitensi a proprio piacimento", così si è espresso uno dei componenti la delegazione colombiana durante un icontro Mondiale dell'Amicizia e Solidarietà con Cuba, che si svolse all'Avana.
Calvo Ospina riferì che prima del trionfo rivoluzionario cubano del 1° gennaio 1959, la Bacardi era registrata come impresa delle Bahamas e che dopo il crollo della dittatura del generale Fulgencio Batista a Cuba, l'impresa ha solo finto di appoggiare le forze ribelli. "Quando la potente borghesia si è resa conto trattarsi di qualcosa di serio, si è spaventata e da quel momento Bacardi ha iniziato a collaborare con la CIA, i gruppi terroristici di Miami e addirittura con Cosa Nostra". Calvo Ospina accennò all'esistenza di documenti statunitensi che proverebbero il finanziamento offerto da Bacardi a Cosa Nostra per l'eliminazione di Fidel Castro e del suo primo vicepresidente, Raul Castro.
Quegli stessi testi, ha commentato, comproverebbero l'acquisto di aerei da utilizzare per aggressioni a Cuba, così come la diretta collaborazione dell'impresa con la CIA, con lo scopo di creare organizzazioni anticubane negli Stati Uniti. Durante gli anni '60, la Bacardi avrebbe finanziato organizzazioni terroristiche e nella decade seguente si sarebbe concentrata sul lavoro politico, creando una lobby anticastrista in territorio statunitense, proseguì il delegato sudamericano.
Tre componenti del direttivo Bacardi avrebbero assunto incarichi di primo piano nella FNCA - Fondazione Nazionale Cubano-Americana, creata dal governo Reagan, ha ricordato e denunciato Calvo Ospina. Dopo aver accusato la Bacardi di essere responsabile dell'ascesa politica di Jorge Mas Canosa,ha aggiunto che la FNCA deve molto all'impresa del rum - la FNCA, non va dimenticato, deve la sua triste notorietà anche ad azioni contro il Nicaragua sandinista ed in Angola. Bacardi, che ha sostenuto finanziariamente, diretto e redatto la Legge Helms-Burton - concepita per inasprire il blocco imposto da Washington a L'Avana da cinquanta anni - oggi sarebbe impegnato nella ricerca di un maggior consenso nel tentativo di rendere ancora più pressante il controllo economico su Cuba, ha aggiunto Calvo Ospina.
Le parole del colombiano, che si sono spinte fino a denunciare l'origine del miele per la produzione del rum Bacardi, hanno finito con lo stimolare anche l'intervento del britannico Steve Wilson, che ha accusato l'impresa di sfruttare i lavoratori di Portorico, Messico e India. Il delegato britannico ha ricordato che la Bacardi ha anche cercato di intentare causa contro Cuba per l'utilizzo del conosciutissimo marchio mondiale Habana Club ed ha esortato agli oltre quattro mila partecipanti all'evento di Solidarietà ad unirsi alla campagna contro l'impresa del rum. "Vi chiedo di fare quanto nelle vostre possibilità per opporvi a Bacardi, uno dei principali ideatori della legge Helms-Burton ed in combutta con alcune organizzazioni terroristiche."Tutti debbono sapere che quando bevono il rum Bacardi, stanno consumando il prodotto di un'organizzazione criminale", ha concluso. Le critiche contro Bacardi hanno anche riguardato parte dei dibattiti della commissione che si interessava del blocco economico statunitense.

Pernod Ricard continuerà la lotta contro l’usurpazione del nome Havana Club 
Parigi, 5 ago 2011 (Prensa Latina) Il gruppo francese di bibite e liquori Pernod Ricard ha informato che continuerà la sua lotta per ostacolare l'usurpazione del nome del rum cubano Havana Club, da parte della firma Bacardì negli Stati Uniti. Dopo aver conosciuto la controversa decisione della Corte di Appello del terzo circuito degli Stati Uniti, Pernod Ricard Usa si è impegnata a continuare la sua battaglia per evitare lo sfruttamento indebito del nome Havana Club.
In un comunicato consegnato a Prensa Latina, il gigante francese, con un volume di commercio di sette mila 81 milioni di euro nel periodo 2009-2010, si è dispiaciuto che la Corte di Filadelfia non ascolti i sondaggi di opinione.
Interviste realizzate in differenti momenti hanno rivelato che i consumatori considerano un fiasco la commercializzazione di un rum negli Stati Uniti che non riunisce i modelli di qualità del vero Havana Club.
Ian FitzSimons, direttore Giuridico di Pernod Ricard, ha sottolineato che non condivide il giudizio emesso da questa Corte che tollera la circolazione di un rum con etichetta Havana senza vincolo alcuno con Cuba.
“Siamo determinati ad insistere nella disputa giudiziale per ottenere una competenza in condizioni reali di uguaglianza nel mercato statunitense, dove il marchio registrato Havana Club risale al 1976”, ha espresso FitzSimons.
La firma francese ha messo in risalto che da 15 anni, milioni di scatole dell'autentico rum cubano sono commercializzate fuori dagli Stati Uniti col nome Havana Club da una joint venture di Pernod Ricard e la Corporacion Cuba Ron.
Non possiamo vendere in territorio statunitense per colpa del bloqueo imposto all'isola su tutti i prodotti cubani, però si commercializza in più di 120 paesi nell'orbe.
L’Organo di Soluzione delle Differenze (OSD) dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) a Ginevra considera dal 2002 inaccettabile la Sezione 211 di Washington che protegge Bacardì nell'usurpazione della marca Havana Club.
Ig/
Difesa Havana Club :Dichiarazione del Ministero delle Relazioni Estere
Il 14 maggio del 2012, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha negato alla compagnia cubana Cubaexport la possibilità di difendere il suo diritto di rinnovare la registrazione della prestigiosa marca Havana Club, presso l’Ufficio delle Marche e dei Brevetti degli Stati Uniti (USPTO), per via dell’ostacolo posto dal rifiuto dell’Ufficio per il Controllo degli Attivi Stranieri (OFAC), appartenente al Dipartimento del Tesoro, di assegnare all’entità di commercio cubana la licenza che le avrebbe permesso di rinnovare la marca registrata in questo paese dal 1976 e sino al 2006.
Il rifiuto è stato stabilito per via della Sezione 211 della Legge Omnibus approvata dal Congresso degli Stati Uniti alla fine del 1998, che proibisce il riconoscimento e il rinnovo di marche associate alle proprietà nazionalizzate dal governo cubano, come risultato delle manovre della mafia anticubana di Miami e dei suoi alleati, dentro il Congresso, come retribuzione ai notevoli contributi finanziari che ricevono dalla compagnia Bacardí, la reale promotrice di queste azioni contro Cubaexport, indirizzate ad usurpare le marche ed i mercati del rum genuinamente e legittimamente cubano.
Dal 1995, Cubaexport, assieme alla compagnia francese Pernod Ricard, distributrice del rum Havana Club, difende il suo diritto di registrare la nota marca e questo ha trovato l’avallo nella decisione del Gruppo per le Soluzioni delle Differenze dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) che ha sentenziato contro gli Stati Uniti ed ha reclamato l’eliminazione della detta Sezione, considerata illegale.
Il Governo degli Stati Uniti è assolutamente responsabile di quanto è accaduto durante il processo giudiziario che ora è giunto al suo ingiusto finale. La OFAC aveva dichiarato che non avrebbe emesso la licenza reclamata dalla spuria Sezione 211 e che avrebbe permesso il rinnovo della marca Havana Club in questo paese, perchè il Dipartimento di Stato aveva ordinato di non farlo, perchè quello non corrispondeva alla politica degli Stati Uniti verso Cuba.
Questa azione costituisce una grave violazione degli impegni degli Stati Uniti in materia di proprietà industriale, che lo obbligano a proteggere le marche delle compagnie e delle istituzioni cubane. Questo litigio e altri processi in corso contro brevetti e marche cubane nelle corti nordamericane hanno posto in evidenza la complicità del governo degli Stati Uniti nella spoliazione dei diritti e delle marche cubane.
Il Ministero delle Relazioni Estere domanda al governo degli Statu Uniti di assegnare immediatamente la licenza che permette alla entità cubana Cubaexport di rinnovare la marca Havana Club.
Cuba ha rispettato invariabilmente, senza la minima discriminazione gli obblighi contratti in virtù degli strumenti giuridici internazionali riferiti alla Proprietà Industriale, e questo ha garantito che più di cinquemila marche e brevetti nordamericane si beneficino e continuino ad avere benefici per la loro registrazione nel nostro paese.
Se il governo degli Stati Uniti non agisce, sarà l’unico responsabile del furto della marca Havana Club al suo legittimo titolare, la compagnia Cubaexport, e di tutte le conseguenza che potranno derivare da questo fatto per la protezione reciproca delle Proprietà Industriali.

Bacardi e la divisione dei poteri
21.05.2012 - Iroel Sanchez (Pubblicato in CubAhora)

Uno dei paradigmi che suole venderci il "quarto potere" - come suole chiamarsi nel capitalismo l'influenza dei mass media - è proprio quello del funzionamento, nei paesi industrializzati, della cosiddetta separazione dei poteri tra l'esecutivo, legislativo e giudiziario.
Quanto successo il 14 maggio scorso con la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti - potere giudiziario - di negare alla società cubana Cubaexport la possibilità di difendere il suo diritto a rinnovare la registrazione del marchio di rum Havana Club, davanti all'Ufficio di Marche e Brevetti degli USA (USPTO) è un esempio di come - con metodi mafiosi - una potente impresa può imporre la propria volontà concertando decisioni dei famosi tre poteri in suo favore, contro l'interesse nazionale e il diritto internazionale.
Come risultato di pressioni esercitate da parlamentari dell'estrema destra di Miami, finanziati dalla società Bacardí, la principale beneficiaria della decisione della Corte Suprema, alla fine del 1998, il Congresso USA approvò, nella sezione 211 della Legge Omnibus di quell'anno, proibire il riconoscimento e il rinnovamento delle marche associati a proprietà nazionalizzate dal Governo cubano. Questa legge richiede una licenza da parte dell'Ufficio di Controllo degli Attivi Stranieri (OFAC) del Dipartimento del Tesoro per rinnovare le marche cubane in quel paese, qualcosa che nel caso dell' Havana Club si é verifico dal 1976 al 2006, ma che - come ha dichiarato l'OFAC dinnanzi alla Corte Suprema - non approvò perché il Dipartimento di Stato - parte del potere esecutivo - gli ordinò di non farlo con la motivazione che non corrispondeva alla politica degli Stati Uniti verso Cuba.
In termini di diritto internazionale, il Gruppo per le Soluzioni delle Differenze dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha condannato gli Stati Uniti e ha chiesto l'eliminazione della sezione 211 che ha considerato illegale. Per quanto riguarda l'interesse nazionale USA la decisione statunitense mette a repentaglio il riconoscimento di più di cinquemila brevetti e marchi USA a Cuba con "conseguenze negative che potrebbero derivare da questo fatto per la reciproca tutela della Proprietà Industriale", secondo quanto dichiarato dal Ministero degli Esteri cubano.
Bacardi è stata segnalata per gli stretti rapporti dei suoi dirigenti e azionisti con l'estremista di destra e terrorista Fondazione Nazionale Cubano Americana (FNCA), che gestisce l'agenda e le priorità dei legislatori cubano-americani nel Congresso USA. Presso la sede della FNCA Barack Obama ha fatto la sua principale dichiarazione sulla politica nei confronti di Cuba durante la sua campagna elettorale.
Il libro del giornalista colombiano Hernando Calvo Ospina "Bacardi: la guerra occulta" documenta i legami della Bacardi con la FNCA, la CIA e il terrorismo a Cuba, Nicaragua e Angola e un documentario basato su questo libro, realizzato da registi tedeschi, ha vinto il terzo premio in un importante Festival a New York. Un altro libro di Calvo Ospina, intitolato "Dissidenti o mercenari?" intervista vari dirigenti della FNCA e stabilisce i loro legami con il terrorismo e la politica USA verso Cuba.
La testimonianza di Calvo Ospina - che é collaboratore di prestigiose testate come Le Monde Diplomatique - di fronte alla stampa USA o i riferimenti alle sue ricerche avrebbe potuto essere utile perché il pubblico USA si consapevolizzasse di come funziona, negli USA, la separazione dei poteri. Ma questa informazione non solo é nascosta, ma in un'altra decisione esecutiva che viola il diritto internazionale, lo scorso 6 maggio l'autore di questa investigazione sulla FNCA e Bacardi gli è stato impedito, da parte di un funzionario diplomatico statunitense, salire su un volo, con destinazione Cuba, della società spagnola Air Europa nell'aeroporto di Madrid, sotto l'insolito pretesto che l'aereo USA avrebbe sorvolato, per qualche minuto, il territorio USA.
Temeva il governo degli Stati Uniti che al giornalista colombiano cadesse uno dei suoi libri sul suolo USA alla vigilia della decisione della Corte Suprema? Io credo di no, ma di certo c'è un corrotto macchinario di violenza, potere politico, soldi e controllo mediatico, il cui potere raggiunge persino la sacrosanta Corte Suprema degli Stati Uniti d'America, il Congresso USA e il Dipartimento di Stato. E benché il cosiddetto Quarto Potere non si accorga, è l'espressione del funzionamento di una mafia che, muovendo denaro e influenze mediatiche politiche, impone decisioni esecutive, legislative e giudiziarie alla società che si vanagloria della sua separazione dei poteri.
Bacardí y la división de poderes
Iroel Sánchez
Uno de los paradigmas que suele vendernos el “Cuarto poder” -como suele denominarse en el capitalismo a la influencia de los grandes medios de comunicación- es precisamente el del funcionamiento en los países industrializados de la llamada división de poderes entre el llamado ejecutivo, legislativo y judicial.
Lo ocurrido el pasado 14 de mayo con la decisión de la Corte Suprema de Estados Unidos -poder judicial- de denegar a la compañía cubana Cubaexport la posibilidad de defender su derecho de renovar el registro de la marca de ron Havana Club, ante la Oficina de Marcas y Patentes de los Estados Unidos (USPTO) es una muestra de cómo -con métodos mafiosos- una poderosa empresa puede imponer su voluntad concertando decisiones de los famosos tres poderes a su favor, en contra del interés nacional y el derecho internacional.
Como resultado del cabildeo de legisladores de la ultraderecha de Miami, financiados por la empresa Bacardí, principal beneficiaria de la decisión de la Corte Suprema, a fines de 1998, el Congreso de los Estados Unido aprobó en la sección 211 de la Ley Ómnibus de ese año prohibir el reconocimiento y renovación de marcas asociadas a propiedades nacionalizadas por el Gobierno cubano. Esta ley exige una licencia de la Oficina de Control de Activos Extranjeros (OFAC) del Departamento del Tesoro para renovar marcas cubanas en ese país, algo que en el caso de Havana Club ocurrió desde 1976 hasta 2006 pero que -como declaró la OFAC ante la Corte Suprema- dejó de aprobar porque el Departamento de Estado -parte del poder ejecutivo- le ordenó no hacerlo con el argumento de que no se correspondería con la política de EE.UU. hacia Cuba.
En términos de derecho internacional, el Panel de Solución de Diferencias de la Organización Mundial del Comercio (OMC) falló contra los Estados Unidos y reclamó la eliminación de la sección 211 que consideró ilegal. En cuanto al interés nacional norteamericano la decisión estadounidense pone en riesgo el reconocimiento de más de cinco mil marcas y patentes norteamericanas en Cuba con “consecuencias negativas que pudieran derivarse de este hecho para la protección recíproca de la Propiedad Industrial”, según declaró la cancillería cubana.
Bacardí ha sido señalada por las estrechas relaciones de sus ejecutivos y accionistas con la ultraderechista y terrorista Fundación Nacional Cubanoamericana (FNCA) que maneja la agenda y prioridades de los legisladores cubanoamericanos en el Congreso norteamericano. En la sede de la FNCA realizó Barack Obama su principal pronunciamiento sobre la política hacia Cuba durante su campaña electoral.
El libro del periodista colombiano Hernando Calvo Ospina Bacardí: la guerra oculta documenta los lazos de Bacardí con la FNCA, la CIA y el terrorismo en Cuba, Nicaragua y Angola y un documental basado en ese libro, realizado por cineastas alemanes, ganó el tercer premio en un importante Festival en New York. Otro libro de Calvo Ospina, titulado ¿Disidentes o mercenarios? entrevista a varios dirigentes de la FNCA y establece sus vínculos con el terrorismo y la política norteamericana hacia Cuba.
El testimonio de Calvo Ospina -quien es colaborador de prestigiosas publicaciones como Le Monde Diplomatique- ante la prensa norteamericana o la referencias a sus investigaciones pudieran haber sido útiles para que el público estadounidense se enterara de cómo funciona en su país la división de poderes. Pero esa información no sólo es ocultada, sino que en otra decisión ejecutiva, violatoria del derecho internacional, el pasado 6 de mayo al autor de esas investigaciones sobre la FNCA y Bacardí se le impidió por un funcionario diplomático de Estados Unidos abordar un vuelo con destino a Cuba de la empresa española Air Europa en el aeropuerto de Madrid, bajo el insólito pretexto de que el avión sobrevolaría por unos minutos territorio norteamericano.
¿Temería el gobierno estadounidense que al periodista colombiano se le cayera uno de sus libros sobre el suelo de EE.UU. en vísperas de la decisión de la Corte Suprema? No lo creo, pero lo cierto es que hay una corrupta maquinaria de violencia, poder político, dinero y control mediático, cuyo poder llega hasta la sacrosanta Corte Suprema de los Estados Unidos de América, el Congreso de ese país y el Departamento de Estado. Y aunque el llamado Cuarto poder no se entere, es la expresión del funcionamiento de una mafia que, moviendo dinero e influencias mediáticas y políticas, impone decisiones ejecutivas, legislativas y judiciales a la sociedad que se vanagloria de su división de poderes. (Publicado en CubAhora)

dossier da documenti tratti da :

giovedì 29 marzo 2012

Imperialismo culturale statunitense - Imperialismo cultural estadounidense - de James Petras


Imperialismo culturale statunitense
di James Petras
23/03/2012
Estratto dal giornale "Madres de la Plaza de Mayo" (Argentina)
"Stile di vita" della classe media nordamericana imposto come forma di imperialismo culturale dagli USA nel mondo
L'imperialismo culturale nordamericano ha due obiettivi principali, uno di carattere economico ed un altro politico: imbrigliare i mercati per le sue merci culturali e catturare conformando la coscienza popolare. L'esportazione di merci culturali è una delle fonti più importanti di accumulazione del capitale e di profitti globali per il capitalismo nordamericano e ha modificato le esportazioni di beni manufatti.
Nella sfera politica, l'imperialismo culturale svolge un ruolo importantissimo nel processo di dissociazione della popolazione dalle sue radici culturali e dalle sue tradizioni di solidarietà, sostituendole con "necessità" create dai mezzi di comunicazione che cambiano con ogni campagna pubblicitaria. L'effetto politico consiste nell'alienare ai popoli i legami con le loro comunità e classi tradizionali, atomizzare e separare gli individui fra loro. L'imperialismo culturale acutizza la segmentazione della classe operaia ed incoraggia la popolazione lavoratrice a pensare sé stessa come parte di una gerarchia, enfatizzando le piccole differenze di stili di vita con coloro che stanno sotto di lei più che le grandi disuguaglianze che li separano da chi sta sopra.
L'imperialismo non può essere compreso semplicemente come un sistema economico-militare di controllo e sfruttamento. La dominazione culturale è una dimensione integrale per qualunque sistema basato sullo sfruttamento mondiale. L'imperialismo culturale si può definire come invasione e dominazione sistematica della vita culturale delle classi popolari da parte delle classi che governano l'Occidente, con l'obiettivo di ri-orientare le scale di valori, le condotte, le istituzioni e le identità dei paesi oppressi per farli coincidere con gli interessi delle classi imperialiste. L'imperialismo culturale ha forme "tradizionali" e moderne. Nei secoli scorsi la chiesa, il sistema educativo e le autorità pubbliche, svolgevano un ruolo fondamentale, inculcando ai popoli nativi idee di sottomissione e lealtà, in nome di principi divini o assolutisti.
Mentre stavano ancora funzionando quei meccanismi "tradizionali" dell'imperialismo, le nuove mediazioni moderne, radicate nelle istituzioni contemporanee, sono diventate sempre più centrali per la dominazione imperialista: i mezzi di comunicazione, la pubblicità, i presentatori ed i personaggi del mondo dello spettacolo e vecchi intellettuali svolgono oggi questo ruolo principale.
Nel mondo contemporaneo, Hollywood, CNN e Disneyland sono molti più influenti che il Vaticano, la Bibbia o la retorica delle relazioni pubbliche dei politici.
Nuove caratteristiche del colonialismo culturale
Il colonialismo culturale convenzionale (CCC) si distingue dalle pratiche del passato per vari motivi:
1. Mira a catturare un grande pubblico e non solo la conversione delle élites
2. I mezzi di comunicazione di massa, in particolare la televisione, invadono la casa e funzionano da "dentro" e "dal basso" tanto quanto da "fuori" e "dall'alto". Il messaggio è doppiamente alienante: proietta uno stile di vita imperialista e un'atomizzata serie borghese di problemi e situazioni.
3. Il CCC è globale per la sua portata e l'omogeneità del suo impatto: la pretesa di universalità serve per mistificare i simboli, gli obiettivi e interessi del potere imperialista.
4. I mezzi di comunicazione di massa, come strumenti dell'imperialismo culturale, sono oggi "privati" solo nel senso formale: l'assenza di vincoli formali con lo Stato offre una copertura che legittima i media privati proiettando gli interessi dello Stato imperialista come "notizie" o "spettacoli".
5. L'imperialismo culturale nell'era della "democrazia" deve falsificare la realtà nel paese imperialista per giustificare l'aggressione, trasformando le vittime in aggressori e gli aggressori in vittime. A Panama, per esempio, lo Stato imperialista nordamericano e i mezzi di comunicazione di massa proiettarono l'immagine di quel paese come una minaccia del narcotraffico per la gioventù degli Stati Uniti, mentre lanciavano bombe sulle comunità della classe lavoratrice panamense.
6. Il controllo culturale assoluto è la contropartita della separazione totale tra la brutalità del capitalismo reale esistente e le illusorie promesse del mercato libero.
7. Al fine di paralizzare le risposte collettive, il colonialismo culturale cerca di distruggere le identità nazionali. Per rompere la solidarietà promuove il culto della "modernità" come conformità ai simboli esterni.
Mentre le armi imperialiste disarticolano la società civile e le banche saccheggiano l'economia, i mezzi di comunicazione imperialisti modellano gli individui con varie fantasie per fuggire dalla miseria quotidiana.
Mezzi di comunicazione di massa: propaganda e accumulazione di capitale
I mezzi di comunicazione di massa costituiscono una delle principali fonti di salute e potere del capitale nordamericano. Oggi, praticamente uno ogni cinque tra i nordamericani più ricchi trae ricchezza dagli utili nei mezzi di comunicazione, a discapito di altri settori industriali.
I mezzi di comunicazione si sono trasformati in una parte integrante del sistema nordamericano di controllo politico e sociale e in una delle principali fonti di super profitti. Man mano che aumentano i livelli di sfruttamento, disuguaglianza e povertà, i mezzi di comunicazione controllati dagli Stati Uniti agiscono per trasformare un pubblico critico in una massa passiva. Le celebrità dei media e dello spettacolo di massa sono diventati importanti ingredienti nella deviazione di potenziali inquietudini politiche.
Esiste una relazione diretta tra l'incremento del numero di apparecchi televisivi in America Latina, la riduzione dei redditi e la diminuzione delle lotte popolari. Tra il 1980 e il 1990, il numero di televisori per abitante in America è cresciuto del 40%, mentre la media reale dei redditi è scesa del 40% e una moltitudine di candidati politici neoliberali molto dipendenti dall'immagine televisiva, hanno conquistato la presidenza. L'incremento dell'invasione dei mezzi di comunicazione di massa tra le classi più povere, i crescenti investimenti e profitti delle corporazioni nordamericane nei mezzi di comunicazione e l'onnipresente saturazione di messaggi che offrono alla popolazione esperienze di consumo individuale e di avventure rappresentative delle classi medio-alte, definiscono l'attuale fase del colonialismo culturale. Mediante le immagini televisive si stabilisce una falsa intimità ed un vincolo immaginario tra gli individui fortunati che appaiono nei mezzi di comunicazione e gli impoveriti spettatori dei quartieri periferici. Questa relazione offre un canale attraverso il quale diffondere il metodo delle soluzioni individuali ai problemi privati. Il messaggio è chiaro: s'incolpano le vittime della propria povertà, riconducendo il successo allo sforzo individuale.
Imperialismo e politica del linguaggio
La strategia dell'imperialismo culturale consiste nel rendere insensibile il pubblico, per far accettare la massiccia mattanza compiuta dagli stati occidentali come un'attività di routine giornaliera. Per esempio, proponendo i massicci bombardamenti sull'Iraq in forma di videogiochi.
Ponendo enfasi nella modernità delle nuove tecnologie belliche, i mezzi di comunicazione glorificano il potere raggiunto dall'elite: la tecno-guerra dell'occidente. L'imperialismo culturale promuove attualmente reportage "informativi" nei quali le armi di distruzione di massa vengono presentate con attributi umani ("bombe intelligenti") mentre le vittime del Terzo Mondo sono "aggressori-terroristi" senza volto.
La manipolazione culturale mondiale si sostenta nella corruzione del linguaggio della politica. Una delle maggiori "innovazioni" recenti dell'imperialismo culturale è l'appropriazione del linguaggio della sinistra e il suo uso per razionalizzare pratiche e politiche profondamente reazionarie. Questa è una politica di "disinformazione" che ruba alla sinistra il linguaggio e i concetti utilizzati per attaccare la dominazione della classe capitalista.
Terrorismo culturale: la tirannia del liberalismo
Il terrorismo culturale è responsabile della liquidazione fisica degli artisti e delle attività culturali locali. Proietta nuove immagini di "mobilità" e "libertà di espressione", distruggendo gli antichi vincoli comunitari. Gli attacchi contro le restrizioni e i vincoli tradizionali costituiscono un meccanismo per il quale il mercato e lo Stato capitalista si trasformano nel centro essenziale del potere esclusivo.
In nome della "auto-espressione", l'imperialismo culturale opprime le popolazioni del Terzo Mondo che temono di essere considerate come "tradizionali", seducendole e manipolandole mediante false immagini di "modernità" senza classi. I popoli del Terzo Mondo ricevono divertimento, coazioni e stimoli per essere "moderni": si arrendono davanti al moderno rifiutando i propri confortevoli e tradizionali capi d'abbigliamento larghi, per rimpiazzarli con jeans stretti e scomodi.
La nordamericanizzazione e il mito della "cultura internazionale"
E' diventato di moda evocare termini come "globalizzazione" e "internazionalizzazione" per giustificare gli attacchi contro qualsiasi forma di solidarietà, comunità e/o valori sociali. Sotto il travestimento dell'"internazionalismo", Europa e Stati Uniti si sono trasformati negli esportatori dominanti di forme culturali più efficaci di depoliticizzazione e banalizzazione dell'esistenza quotidiana. Le immagini di mobilità individuale, di self-made person, l'enfasi nella "esistenza autocentrata" (prodotta e distribuita massicciamente dall'industria nordamericana dei mezzi di comunicazione) si sono trasformati in importanti strumenti di dominazione del Terzo Mondo.
I nuovi modelli culturali - predominio del privato sul pubblico, dell'individuale sul sociale, del sensazionalismo e della violenza sulle lotte quotidiane e le realtà sociali - contribuiscono ad inculcare con precisione valori egocentrici e a minare l'azione collettiva. Questa cultura delle immagini, delle esperienze transitorie, della conquista sessuale, agiscono contro la riflessione, il compromesso e i sentimenti condivisi di affetto e solidarietà. La nordamericanizzazione della cultura significa focalizzare l'attenzione popolare sulle celebrità, sul personalismo e sui pettegolezzi privati e non sulle profondità sociali, le questioni economiche sostanziali, nella condizione umana.
La cultura che glorifica il "provvisorio" riflette lo sradicamento del capitalismo nordamericano. Il suo potere di contrattare e licenziare, di muovere capitali senza considerazione alcuna per le comunità. Il mito della "libertà di movimento" riflette l'incapacità della popolazione di stabilire e consolidare le proprie radici comunitarie prima dei cambiamenti che esige il capitale. La cultura nordamericana glorifica le relazioni fugaci e impersonali come "libertà", quando in realtà quelle condizioni riflettono l'anomia e la subordinazione burocratica di una massa di individui al potere del capitale transnazionale.
La nuova tirannia culturale è attecchita nell'onnipresente, ripetitivo e semplice discorso del mercato, di una cultura omogeneizzata del consumo, in un sistema elettorale degradato. La nuova tirannia mediatica si orienta in parallelo alla gerarchizzazione statale e delle istituzioni economiche. Il segreto del successo dell'aggressione culturale nordamericana è la sua capacità di modellare fantasie per fuggire dalla miseria. Gli ingredienti essenziali del nuovo imperialismo culturale sono la fusione della commercialità-sessualità-conservatorismo, ognuno di questi presentati come espressioni idealizzate delle necessità private, un'autorealizzazione individuale.
Impatto dell'imperialismo culturale
La violenza statale negli anni '70 e inizio '80 produsse un danno psicologico e di sfiducia su larga scala e, rispetto alle iniziative radicali, un sentimento di impotenza davanti all'autorità stabilita, anche se questa stessa autorità era odiata. Il terrore portò la gente "verso il dentro", verso l'ambito privato. Il "terrorismo economico" susseguente la chiusura delle fabbriche, l'abolizione della protezione legale del lavoratore, l'incremento del lavoro temporaneo, la moltiplicazione delle imprese individuali molto mal pagate, aumentarono la frammentazione della classe lavoratrice e delle comunità urbane. In questo contesto di frammentazione, diffidenza e privatizzazione, il messaggio culturale dell'imperialismo trova terreno fertile per esplorare sensibilità di popolazioni vulnerabili, incoraggiando ed approfondendo sempre l'alienazione personale, le attività autocentrate e la competizione individuale per risorse sempre scarse.
L'imperialismo culturale e i valori che promuove hanno svolto un ruolo fondamentale nel prevenire la risposta collettiva degli individui sfruttati al peggioramento delle loro condizioni. La maggiore vittoria dell'imperialismo non è solo l'aver ottenuto profitti, bensì la conquista dello spazio interno della coscienza attraverso i mezzi di comunicazione di massa. La dove sia possibile un risorgimento della politica rivoluzionaria, questa dovrà cominciare con l'aprire un fronte di lotta non solo contro le condizioni di sfruttamento, ma anche contro la cultura che sottomette le sue vittime.
Limiti dell'imperialismo culturale
Contro le pressioni onniscienti del colonialismo culturale vi è un principio di realtà: l'esperienza personale della miseria e dello sfruttamento, realtà quotidiane che non potranno mai essere cambiate dagli evasivi mezzi di comunicazione. Nella coscienza delle popolazioni esiste una lotta costante tra il demonio dell'evasione individuale (coltivata dai media imperialisti) e la conoscenza intuitiva che l'azione collettiva e la responsabilità è l'unica risposta pratica.
La Coca Cola si trasforma in un cocktail esplosivo, la promessa di opulenza si trasforma in un affronto per quelli che perpetuamente rimangono relegati. L'impoverimento prolungato e l'estesa decadenza erodono l'incantesimo e l'attrattiva delle fantasie dei mass media.
Le false promesse dell'imperialismo culturale si trasformano in amare beffe.
In secondo luogo, le risorse dell'imperialismo culturale sono limitate dal perdurare di vincoli di collettivi. Lì dove perdurino i vincoli di classe, etnia, di sesso e dove sono forti le pratiche di azione collettiva, l'influenza dei mezzi di comunicazione di massa è limitata o respinta.
In terzo luogo, dal momento in cui esistono tradizioni e culture preesistenti, queste formano un "circolo chiuso" che integra pratiche sociali e culturali orientate verso il dentro e verso il basso, non verso l'alto e verso il fuori. Lì dove il lavoro, la comunità e la classe convergono con le tradizioni e le pratiche culturali collettive, l'imperialismo culturale retrocede e fa irruzione.
 l'imperialismo militarizzato.
La lotta culturale è radicata nei valori di autonomia, comunità e solidarietà, necessari per creare una coscienza favorevole alle trasformazioni sociali.
Ma soprattutto, la nuova visione deve ispirare la popolazione affinché desideri non solo di essere libera dalla dominazione, ma essere libera di creare una vita personale piena di senso, costituita da relazioni affettive non strumentali, che trascendano il lavoro quotidiano anche quando ispirino la gente a continuare a lottare. L'imperialismo culturale si alimenta delle novità, delle manipolazioni personali e transitorie, ma mai di una visione di autentici e profondi vincoli, basati sull'onestà personale, l'uguaglianza tra i sessi e la solidarietà sociale.

Extraído del periódico «Madres de la Plaza de Mayo» (Argentina)

 

Imperialismo cultural estadounidense
James Petras 23 marzo 2012
"Estilo de vida" de la clase media norteamericana, impuesto como forma de imperialismo cultural de EE.UU. en el mundo

El imperialismo cultural norteamericano tiene dos objetivos principales, uno de carácter económico y otro político: capturar mercados para sus mercancías culturales, y capturar y conformar la conciencia popular. La exportación de mercancías culturales es una de las fuentes más importantes de acumulación de capital y de beneficios mundiales para el capitalismo norteamericano y ha desplazado a las exportaciones de bienes manufacturados. En la esfera política, el imperialismo cultural desempeña un papel importantísimo en el proceso de disociar a la población de sus raíces culturales y de sus tradiciones de solidaridad, sustituyéndolas por «necesidades» creadas por los medios de comunicación, que cambian con cada campaña publicitaria. El efecto político consiste en alienar a los pueblos de sus vínculos con sus comunidades y clases tradicionales, atomizar y separar a los individuos de los demás. El imperialismo cultural agudiza la segmentación de la clase obrera y alienta a la población trabajadora a pensar en sí misma como parte de una jerarquía, haciendo hincapié en las pequeñas diferencias de estilo de vida con aquellos que están por debajo suyo, más que en las grandes desigualdades que les separan de quienes están por encima.
El imperialismo no puede ser entendido sencillamente como un sistema económico-militar de control y explotación. La dominación cultural es una dimensión integral para cualquier sistema basado en la explotación mundial.
El imperialismo cultural puede definirse como la penetración y dominación sistemáticas de la vida cultural de las clases populares por parte de las clases gobernantes de Occidente, con vistas a reorientar las escalas de valores, las conductas, instituciones e identidades de los pueblos oprimidos para hacerlos concordar con los intereses de las clases imperiales. El imperialismo cultural ha tomado formas «Tradicionales» y modernas. En siglos pasados, la Iglesia, el sistema educativo y las autoridades públicas desempeñaban un papel principal inculcando a los pueblos nativos las ideas de sumisión y lealtad en nombre de principios divinos o absolutistas. Mientras aún funcionaban esos mecanismos «tradicionales» de imperialismo, las nuevas mediaciones modernas, arraigadas en instituciones contemporáneas, se volvieron crecientemente centrales para la dominación imperialista: los medios de comunicación, la publicidad, los anunciantes y los personajes del mundo del espectáculo e intelectuales seculares desempeñan hoy en día el principal papel.
En el mundo contemporáneo, Hollywood, CNN y Disneylandia son muchos más influyentes que El Vaticano, la Biblia o la retórica de relaciones públicas de los políticos.
Nuevas características del colonialismo cultural
El colonialismo cultural convencional (CCC) se distingue de las prácticas del pasado en varios sentidos:
1. Se orienta a capturar audiencias masivas, y no sólo a la conversión de las élites.
2. Los medios de comunicación de masas, en particular la televisión, invaden el hogar y funcionan desde «dentro» y «por debajo» tanto como desde «fuera» y «por encima». El mensaje es doblemente alienante: proyecta un estilo de vida imperialista y una atomizada serie burguesa de problemas y situaciones.
3. El CCC es global por su alcance y la homogeneidad de su impacto: la pretensión de universalidad sirve para mistificar los símbolos, objetivos e intereses del poder imperial.
4. Los medios de comunicación masiva, como instrumentos del imperialismo cultural, son hoy «privados» sólo en el sentido formal: la ausencia de vínculos formales con el Estado brinda una cobertura legitimadora para los medios privados que proyectan los intereses del Estado imperial como «noticias» o «espectáculos».
5. El imperialismo cultural en la era de la «democracia» debe falsificar la realidad en el país imperial para justificar la agresión, convirtiendo a las víctimas en agresores y a los agresores en víctimas. Por ejemplo, en Panamá, el Estado imperial norteamericano y los medios de comunicación de masas proyectaron la imagen de aquel país como amenaza de narcotráfico para la juventud de Estados Unidos, mientras se arrojaban bombas sobre comunidades de la clase trabajadora panameña.
6. El control cultural absoluto es la contrapartida de la total separación entre la brutalidad del capitalismo real existente y las ilusorias promesas del mercado libre.
7. A fin de paralizar las respuestas colectivas, el colonialismo cultural busca destruir las identidades nacionales. Para quebrar la solidaridad promueve el culto de la «modernidad» como conformidad con símbolos externos.
Mientras las armas imperiales desarticulan la sociedad civil, y los bancos saquean la economía, los medios de comunicación imperiales modelan individuos con fantasías escapistas de la miseria cotidiana.
Medios de comunicación de masas: propaganda y acumulación de capital
Los medios de comunicación de masas constituyen una de las principales fuentes de salud y poder del capital norteamericano. Hoy, prácticamente uno de cada cinco de entre los norteamericanos más ricos obtienen su riqueza a través de sus intereses en medios de comunicación, desplazando a otros sectores industriales.
Los medios de comunicación se han convertido en una parte integral del sistema norteamericano de control político y social, y una de las principales fuentes de obtención de superbeneficios. A medida que aumentan los niveles de explotación, desigualdad y pobreza, los medios de comunicación controlados por Estados Unidos actúan para convertir a un público crítico en una masa pasiva. Las celebridades de los medios y del espectáculo de masas se han vuelto importantes ingredientes en la desviación de potenciales inquietudes políticas.
Existe una relación directa entre el incremento del número de aparatos de televisión en América Latina, la reducción de ingresos y la disminución de las luchas populares. Entre 1980 y 1990, el número de televisores por habitante en América se incrementó en un 40%, mientras que el promedio real de ingresos descendió en un 40%, y una multitud de candidatos políticos neoliberales muy dependientes de las imágenes de televisión conquistaron la presidencia. El incremento de la penetración de los medios de comunicación de masas entre los sectores más pobres, las crecientes inversiones y beneficios de las corporaciones norteamericanas en medios de comunicación, y la omnipresente saturación con mensajes que ofrecen a la población experiencias de consumo individual y de aventuras, representativas de las clases medias-altas, definen la actual fase de colonialismo cultural.
Mediante las imágenes televisivas se establece una falsa intimidad y una vinculación imaginaria entre los individuos afortunados que aparecen en los medios de comunicación y los empobrecidos espectadores de los barrios periféricos. Estos enlaces ofrecen un canal a través del cual se propaga el discurso de las soluciones individuales para problemas privados. El mensaje es claro: se culpa a las víctimas de su propia pobreza, haciendo recaer el éxito en los esfuerzo individuales.
Imperialismo y política del lenguaje
La estrategia del imperialismo cultural consiste en insensibilizar al público para aceptar las matanzas masivas realizadas por los estados occidentales como actividades de rutina diaria; por ejemplo, presentando los bombardeos masivos sobre Irak en forma de videojuegos. Al poner énfasis en la modernidad de las nuevas tecnologías bélicas los medios de comunicación glorifican el poder alcanzado por la élite: la tecno-guerra del Oeste. El imperialismo cultural promueve actualmente reportajes «informativos» en los cuales las armas de destrucción masivas se presentan con atributos humanos («bombas inteligentes») mientras que las víctimas del Tercer Mundo son «agresores-terroristas» sin rostro.
La manipulación cultural global se sustenta en la corrupción del lenguaje de la política. Una de las mayores «innovaciones» recientes del imperialismo cultural es la apropiación del lenguaje de la izquierda y su uso para racionalizar prácticas y políticas profundamente reaccionarias. Esta es una política de «desinformación» que roba a la izquierda el lenguaje y los conceptos que utiliza para atacar la dominación de la clase capitalista.
Terrorismo cultural: la tiranía del liberalismo
El terrorismo cultural es responsable de la liquidación física de los artistas y las actividades culturales locales. Proyecta nuevas imágenes de «movilidad» y «libertad de expresión», destruyendo los antiguos vínculos comunitarios. Los ataques contra las restricciones y obligaciones tradicionales constituyen un mecanismo por el cual el mercado y el Estado capitalista se convierten en el centro esencial de poder exclusivo.
En nombre de la «auto-expresión», el imperialismo cultural oprime a las poblaciones del Tercer Mundo que temen verse consideradas como «tradicionales», seduciéndolas y manipulándolas mediante falsas imágenes de «modernidad» sin clases. los pueblos del Tercer Mundo reciben entretenimiento, coacciones y estímulos para ser «modernos»: para rendirse ante lo moderno, para desechar sus confortables y tradicionales prendas holgadas y reemplazarlas por inconvenientes vaqueros ajustados.
La norteamericanización y el mito de la «cultura internacional»
Se ha puesto de moda evocar términos como «globalización» e «internacionalización» para justificar los ataques contra cualquiera de las formas de solidaridad, comunidad y/o valores sociales. Bajo el disfraz de «internacionalismo», Europa y Estados Unidos se han convertido en los exportadores dominantes de formas culturales más eficaces de despolitización y banalización de la existencia cotidiana. Las imágenes de movilidad individual, de self-made person, el énfasis en la «existencia autocentrada» (producido y distribuido masivamente por la industria norteamericana de medios de comunicación) se han convertido en importantes instrumentos de dominación del Tercer Mundo.
Las nuevas pautas culturales -predominio de lo privado sobre lo público, de lo individual sobre lo social, del sensacionalismo y la violencia sobre las luchas cotidianas y las realidades sociales- contribuyen a inculcar con precisión valores egocéntricos y a socavar la acción colectiva. Esta cultura de imágenes, de experiencias transitorias, de conquista sexual, actúan contra la reflexión, el compromiso y los sentimientos compartidos de afecto y solidaridad. La norteamericanización de la cultura significa focalizar la atención popular en celebridades, personalismo y chismorreos privados; y no en profundidades sociales, en cuestiones económicas sustanciales, en la condición humana.
La cultura que glorifica lo «provisional» refleja el desarraigo del capitalismo norteamericano; su poder de contratar y despedir, de mover capitales sin consideración alguna por las comunidades. El mito de la «libertad de movimiento» refleja la incapacidad de la población para establecer y consolidar sus raíces comunitarias antes las cambiantes exigencias del capital. La cultura norteamericana glorifica las relaciones fugaces e impersonales como «libertad» cuando en realidad esas condiciones reflejan la anomia y subordinación burocrática de una masa de individuos al poder del capital transnacional.
La nueva tiranía cultural está enraizada en el omnipresente, repetitivo y simple discurso del mercado, de una cultura homogeneizada del consumo, en un sistema electoral degradado. La nueva tiranía mediática se orienta en paralelo a la jerarquización estatal y de las instituciones económicas. El secreto del éxito de la penetración cultural norteamericana es su capacidad para modelar fantasías para escapar de la miseria. Los ingredientes esenciales del nuevo imperialismo cultural sin la fusión de la comercialidad-sexualidad-conservadurismo, cada uno de ellos presentado como expresiones idealizadas de las necesidades privadas, de una autorrealización individual.
Impacto del imperialismo cultural
La violencia estatal de las décadas de 1970 y comienzos de 1980 produjeron un daño psicológico y desconfianza a gran escala y, respecto a las iniciativas radicales, un sentimiento de impotencia ante las autoridades establecidas, aun cuando estas mismas autoridades puedan ser odiadas. El terror volcó a las gentes «hacia adentro», hacia ámbitos privados. El «terrorismo económico» subsecuente, el cierre de fábricas, la abolición de la protección legal del trabajador, el incremento del trabajo temporal, la multiplicación de las empresas individuales muy mal pagadas aumentaron la fragmentación de la clase trabajadora y de las comunidades urbanas. En este contexto de fragmentación, recelo y privatización, el mensaje cultural del imperialismo encuentra campos fértiles para explorar sensibilidades de poblaciones vulnerables, alentando y profundizando la alienación personal, las actividades autocentradas y la competición individual por recursos siempre escasos.
El imperialismo cultural y los valores que promueve han desempeñado un papel fundamental en prevenir que individuos explotados respondiesen colectivamente a sus condiciones cada vez más deterioradas. La mayor victoria del imperialismo no es sólo la obtención de beneficios materiales, sino su conquista del espacio interior de la conciencia a través de los medios de comunicación de masas. Allí donde sea posible un resurgimiento de la política revolucionaria, éste deberá empezar por abrir un frente de lucha no sólo contra las condiciones de explotación, sino también contra la cultura que somete a sus víctimas.
Límites del imperialismo cultural
Contra las presiones omniscientes del colonialismo cultural está el principio de realidad: la experiencia personal de miseria y explotación, las realidades cotidianas que nunca podrán cambiar los medios de comunicación escapistas. En la conciencia de las poblaciones existe una lucha constante entre el demonio del escapismo individual (cultivado por los medios imperialistas) y el conocimiento intuitivo de que la acción colectiva y la responsabilidad es la única respuesta práctica.
La Coca Cola se convierte en un cóctel molotov; la promesa de opulencia se convierte en una afrenta para aquellos que perpetuamente quedan relegados. El empobrecimiento prolongado y la extendida decadencia erosionan el encanto y el atractivo de las fantasías de los mass media.
Las falsas promesas del imperialismo cultural se convierten en objetos de amargas burlas.
En segundo término, los recursos del imperialismo cultural están limitados por los perdurables vínculos de colectivos. Allí donde perduren los vínculos de clase, etnia, de sexo, y donde son fuertes las prácticas de acción colectiva, la influencia de los medios de comunicación de masas es limitada o repelida.
En tercer lugar, desde el momento en que existen tradiciones y culturas preexistentes, estas forman un «círculo cerrado» que integra prácticas sociales y culturales orientadas hacia dentro y hacia abajo, no hacia arriba y hacia afuera. Allí donde el trabajo, la comunidad y la clase convergen con las tradiciones y prácticas culturales colectivas, el imperialismo cultural retrocede y penetra el imperialismo militarizado.
La lucha cultural está arraigada en valores de autonomía, comunidad y solidaridad, necesarios para crear una conciencia favorable a las transformaciones sociales.
Por encima de todo, la nueva visión debe inspirar a la población porque coincide con sus deseos no sólo de ser libre de la dominación, sino de ser libre para crear una vida personal plena de sentido, constituida por relaciones afectivas no instrumentales, que trasciendan el trabajo cotidiano incluso cuando inspiren a la gente a continuar luchando. El imperialismo cultural se alimenta de la novedad, de la manipulación personal y transitoria, pero nunca de una visión de auténticos vínculos profundos, basados en la honestidad personal, la igualdad entre sexos y la solidaridad social.
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