venerdì 15 novembre 2019

CONTRO IL COLPO DI STATO MILITARE IN #BOLIVIA. RISPARMIATECI LE VOSTRE ‘CRITICHE’



Sarebbe difficile indicare un paese il cui presidente abbia più legittimità democratica di Evo Morales. Nessuno può seriamente contendere che egli abbia vinto a valanga la prima tornata delle elezioni presidenziali il 20 ottobre. Ha controllato il 47 per cento dei voti in un’elezione con un’affluenza dell’88 per cento, come aveva previsto la maggioranza dei sondaggi. Ciò raddoppia la percentuale dei voti idonei ricevuti generalmente dai presidenti statunitensi. Dirò più avanti qualcosa di più al riguardo, ma è cruciale notare che è stato eletto al suo presente mandato (che non scade fino a gennaio) con il 61 per cento dei voti in un’elezione con circa la stessa affluenza.
Le recenti “dimissioni” di Morales sono avvenute con il fucile puntato. E’ fuggito in Messico, il cui governo gli ha offerto asilo. L’esercito e la polizia non eletti lo hanno costretto ad andarsene. I generali hanno “suggerito” apertamente che si dimettesse e sia la polizia sia l’esercito hanno chiarito che non lo avrebbero difeso da avversari armati. La maggior parte dei membri democraticamente eletti del Congresso sono ora in clandestinità. Come in tutti i colpi di stato militari, la cosa è avvenuto con un blackout mediatico per aiutare le forze di polizia a reprimere brutalmente le proteste.
Se sostenete la democrazia, allora chiedete alle forze di polizia della Bolivia di consentire a Morales di tornare a completare il suo mandato. Chiedete loro di fare il loro lavoro, che consiste nel proteggere tutti i rappresentanti eletti e il diritto di tutti alla libertà di espressione e alla protesta pacifica. Questa è la loro funzione legittima. Dovreste anche chiedere al vostro governo di rifiutarsi di riconoscere qualsiasi “autorità” in Bolivia che ostacoli il ritorno di Morales e che cerchi di criminalizzare il suo movimento politico.
Indipendentemente da quanto un presidente sia popolare, ci sarà un segmento della popolazione che non lo ama e un segmento di duri disposto a linciare il presidente se la polizia e l’esercito glielo consentono. Se pensate che i presidenti statunitensi siano protetti da questo scenario da incubo perché hanno più legittimità di Morales allora non capite il vostro paese. Il fatto che persone di spicco tanto apparentemente diverse quali Trump, il comitato editoriale del New York Times e Human Rights Watch (con vari gradi di franchezza) abbiano contribuito ad appoggiare il colpo di stato in Bolivia è un’indicazione di quanto vuoto sia realmente il sostegno alla democrazia nella cultura politica statunitense. Alan McLeod ha segnalato su FAIR che i media occidentali hanno fatto la loro parte nell’appoggiare il colpo di stato rifiutandosi di chiamarlo quello che è. Qui c’è una petizione al New York Times con la richiesta di ritirare un editoriale che ha avallato il colpo di stato.
Ma Morales non ha fatto ‘mosse sbagliate’?
Nel 2016 Morales ha tentato di abolire i limiti di mandato mediante un referendum, ma l’ha perso per due punti percentuali. Un anno dopo la Corte Suprema eletta della Bolivia (che è letta con un mandato di sei anni) ha deciso che i limiti di mandato sono incostituzionali e perciò ha annullato i risultati del referendum. La decisione è stata discutibile, ma non scandalosa come sono state molte decisioni di Corti Supreme in tutto il mondo. Viene in mente la sentenza Citizen United. La sentenza della Corte Suprema che ha consegnato la presidenza degli Stati Uniti a George W. Bush nel 2000. La sentenza della Corte Suprema honduregna del 2009 che ha in effetti messo fuorilegge un sondaggio d’opinione non vincolante e in tal modo ha innescato un colpo di stato militare da cui l’Honduras deve ancora riprendersi.
Inoltre i boliviani in disaccordo con quella sentenza avevano molti modi democratici e costituzionali per cancellarla. Potevano votare una nuova Corte Suprema (i cittadini statunitensi non possono farlo) o semplicemente votare contro Morales e contro i suoi alleati al governo; cosa che non hanno fatto.
Principi a parte, è stato tatticamente stupido da parte di Morales candidarsi di nuovo? Forse, ma è più facile sollevare altre questioni tattiche che sono molto più importanti.
Perché ha consentito ai burocrati dell’OAS, che sono finanziati al 60 per cento dagli Stati Uniti, di aver un ruolo nel controllo dell’elezione? Un’analisi del Center for Economic and Policy Research (CEPR) ha mostrato che l’OAS non ha nessuna base per impugnare i risultati. Kevin Cashman ha approfondito il perché l’”audit preliminare” diffuso dall’OAS settimane dopo è stato analogamente privo di basi.
Non è la prima volta che i burocrati dell’OAS hanno impugnato un’elezione pulita con effetti devastanti, come ha segnalato Mark Weisbrot su Nation. Nel 2000 ha contribuito a screditare ingiustamente elezioni legislative ad Haiti. Ciò ha contribuito a giustificare pesanti sanzioni statunitensi cui ha fatto alla fine seguito un colpo di stato militare perpetrato dagli USA nel 2004. Da allora Haiti non ha mai avuto elezioni libere ed eque come quelli che aveva avuto nel 2000. Nel 2011 l’OAS ha colpito di nuovo e inescusabilmente cambiato i risultati elettorali a Haiti.
Perché Morales ha consentito loro di avvicinarsi all’elezione? Se non l’avesse fatto ciò avrebbe fornito motivi ai suoi nemici – con l’appoggio di Washington – di affermare che voleva manipolare l’elezione. Sanzioni statunitensi – che non hanno bisogno di pretesti credibili o di rispetto della legge internazionale – sarebbero probabilmente seguite. Può ben aver calcolato che la sua popolarità e i suoi risultati in carica sarebbero stati più che sufficienti per compensare la corruzione dell’OAS. In tal caso, si è sbagliato.
Perché non ha fatto meglio nel mettere sotto controllo l’esercito? Ovviamente avrebbe dovuto far meglio su quel fronte, ma merita di essere ricordato che tali mosse sono demonizzate nei media occidentali e dagli avversari locali. Ciò sarebbe stato particolarmente vero se avesse fatto usa della competenza cubana, ad esempio. E se avesse armato i suoi sostenitori in milizie? Stesso problema.
Il problema siamo noi
Citate un presidente democraticamente eletto rovesciato da un colpo di stato appoggiato dagli Stati Uniti che non abbia avuto qualche difetto o i cui avversari, anche se chiaramente una minoranza, non siano stati in grado di portare in piazza un mucchio di dimostranti. Quella lista potrebbe ovviamente non includere Goulart, Allende, Aristide, Arbenz, Chavez, Zelaya o chiunque non sia riuscito a camminare sull’acqua.
Uno sguardo onesto ai dilemma tattici di Morales mostra che la cultura politica degli Stati Uniti e dei loro alleati di vertice sono il grande problema che affronta ogni democrazia del Sud Globale. La Legittimità democratica fa molto poco per proteggervi quando gli USA e il loro apparato di propaganda vi prende di mira per distruggervi. Il colpo di stato contro Morales dovrebbe essere incredibilmente facile da contrastare senza riserve da parte di qualsiasi “progressista” e con contrastare io intendo pretendere che Morales completi il suo mandato. Le persone ansiose di sottolineare le loro “critiche” di Morales sono parte del problema.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
OriginaleCounterpunch
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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